Posts Tagged ‘letteratura francese’

:: Gli habituĆ© dei caffĆØ di Joris-Karl Huysmans (Bordeaux 2020) a cura di Giulietta Iannone

28 gennaio 2021

Ā« Alcune bevande presentano la particolaritĆ  di perdere sapore, gusto, ragion d’essere, se bevute altrove che nei caffĆØ. In casa propria o da un amico diventano apocrife, come volgari, quasi indecenti. Ā»

Joris-Karl HuysmansĀ nacque a Parigi nel 1848,Ā  l’anno della Terza Rivoluzione che terminò con la proclamazione della Seconda Repubblica, e passò alla storia come uno tra i padri del romanzo decadente europeo, grazie al suo capolavoro A Rebours (1884). Tra gli autori ottocenteschi forse altri nomi vi risulteranno più familiari come Balzac o Flaubert, che come sottolineano Paolo Bellomo e Luca Bondioli nella nota di traduzione introduttiva di Gli habituĆ© dei caffĆØ, edito da Bordeaux, per il gran studio che si ĆØ fatto dei loro testi hanno quasi perso quel fascino singolare ed esotico che al contrario Huysmans conserva interamente. Immergersi nella sua scrittura ti permette quasi di fare un viaggio nel tempo, in un mondo scomparso e misterioso, fatto di tradizioni, abitudini, modi di pensare ormai scoloriti come le immagini color seppia di qualche antico dagherrotipo. Gli habituĆ© dei caffĆØ raccoglie alcuni tableaux di Huysmans apparsi su quotidiani, riviste o altre pubblicazioni collettive tra il 1880 e il 1898: Les Habitus de CafĆ© (1889) Le Buffet des Gares (1898), Une Goguette (1880) e Le Point-du- Jour (1885).Ā  Un mondo scomparso, ma il mondo di Huysmans anche mentre lo raccontava con la sua penna caustica e schiva stava scomparendo. Per riportare in vita quel mondo morente Bellomo e Bondioli hanno fatto delle scelte privilegiando la comprensione e la semplicitĆ , molti modi di dire non diranno più nulla all’uomo di oggi, molte allusioni, rimandi, assonanze, per cui per evitare di riportare al lettore un testo criptico per iniziati hanno fatto un lavoro certosino di scavo come novelli archeologi alle prese con qualche antico mausoleo. Il risultato ĆØ brillante, limpido, scorrevole e pieno di fascino. Io soprattutto che amo Parigi e l’Ottocento con i suoi velluti, i suoi ori antichi, i suoi Vermut, i derivati dell’assenzio, i suoi caffĆØ, i suoi ritrovi musicali, i luoghi di passaggio come i ristoranti delle stazioni mi sono persa in queste pagine. Huysmans poi di quel mondo ne vede le luci e le ombre, e descrive tutto con naturalezza e disincanto. Riti mondani, piaceri a buon prezzo per le tasche di tutti, vizi e poche virtù. Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā 

Joris-Karl Huysmans ĆØ stato uno scrittore di madre francese e di padre olandese. ƈ noto per i romanzi naturalisti Marthe (1876) e Les soeurs Vatard (1879), e per la collaborazione al volume Les soirĆ©es de MĆ©dan (1880) col racconto Sac au dos. Narratore di sofisticate ambizioni, ha dipinto  le bassezze della vita e al contempo il raffinato estetismo decadente. Successiva ĆØ la svolta verso un satanismo che gli aprƬ la strada della conversione al cattolicesimo.

Source: inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Giulia dell’Ufficio Stampa Bordeaux.

:: Liberi junior – Mai visto un regalo cosƬ brutto! e Non sopporto le vacanze! di GĆ©rard Moncomble e FrĆ©dĆ©ric Pillot (Gallucci editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 novembre 2020

Oggi vi parlo di due libri illustrati per bambini, usciti questa estate per Gallucci editore: Mai visto un regalo così brutto! e Non sopporto le vacanze! della serie Ciao sono Frida Miao. Sono due piccoli albi con bellissime illustrazioni a colori (facili da copiare), io me ne sono innamorata subito. Se amate i gatti poi non dovete perderli. Appartengono alla collana prime letture con EasyReading Font (Dyslexia friendly) e sono simpatici e divertenti, la lettura ideale per chi appunto sta ancora imparando. Il testo è di Gérard Moncomble, i disegni di Frédéric Pillot. La traduzione dal francese di Marina Karam. Consigliati dai 7 anni in su.

Gérard Moncomble (1951) a nove anni batteva sulla macchina da scrivere con due dita e ancora oggi compone così i suoi testi. Vive in mezzo ai boschi, nel Sud-Ovest della Francia, con una gatta che ha ispirato le avventure di Frida.

Frédéric Pillot è un illustratore di libri e riviste per bambini e ragazzi molto conosciuto in Francia.

:: I superstiti del TĆ©lĆ©maque di Georges Simenon (Adelphi 2020) a cura di Nicola Vacca

10 luglio 2020

gsimenonGeorges Simenon ĆØ un genio che aveva in testa la grande letteratura, solo la sua mente poteva partorire il ciclo infinito dei romanzi duri.
Tra questi, I superstiti del TƩlƩmaque occupa un posto di rilievo.
Adesso Adelphi lo rimanda in libreria (traduzione di Simona Mambrini) e come sempre accade, noi tutti appassionati di Simenon, ci deliziamo con grande ammirazione.
Siamo nella provincia normanna. Pescatori, cittĆ  nebbiose, caffĆØ dove si consuma la vita.
Il capitano Pierre Canut viene accusato di un delitto, la vittima è Février, un marinaio che viene trovato sgozzato nella sua abitazione in cima a una scogliera a Fécamp.
Charles, il fratello gemello, sa che Pierre ĆØ innocente e farĆ  di tutto per scagionare la carne della sua carne.
I Canut sono vittime del tragico passato. La loro disgrazia ĆØ legata al naufragio del TĆ©lĆ©maque, dove il vecchio Canut perse la vita. Una nave inglese trovo il relitto con a bordo alcuni superstiti, tra questi c’era FĆ©vrier.
La vedova accuserƠ FƩvrier, che era uno dei sopravvissuti. La donna non si darƠ mai pace, fino alla pazzia. AccuserƠ FƩvrier , ritenendolo responsabile della morte del marito.
Simenon con la sua abilitƠ conduce il lettore nel labirinto intrigato di una storia che si tinge di giallo dove i misteri da svelare sono davvero numerosi e ogni personaggio porta con sƩ un piccolo frammento di veritƠ.
Un dramma psicologico con altissime tensioni narrative in cui troviamo tutta la volontĆ  di potenza del grande scrittore che ancora una volta con un ritmo incalzante ci porta senza un attimo di respiro nella storia che fino alla fine nasconde i suoi misteri.
Les RescapĆ©s du TĆ©lĆ©maque venne scritto in uno chalet a Igls (Tirolo, Austria), nel dicembre 1936, apparve a puntate su “Le Petit Parisien”, dal 25 giugno al 24 luglio 1937 e in volume nel 1938.
In Italia lo pubblicherĆ  Mondadori nel 1948 con il titolo I superstiti del Telemaco.

Ā«Mi ĆØ bastato chiudere le persiane e, seduto accanto a una grossa stufa di maiolica, scrivere I superstiti di TĆ©lĆ©maque. Subito mi hanno raggiunto in Tirolo l’odore delle aringhe, gli equipaggi di marinai normanni e quella cittĆ , placida o animata a seconda delle maree, costantemente annerita dalla pioggiaĀ».

CosƬ scrive Simenon nel prologo.
Due ragazzi infelici, segnati dalla morte del padre, una madre che perde la testa dal dolore, un omicidio che dilania le coscienze di un posto tranquillo.
Simenon è duro, molto duro in uno dei suoi tanti romanzi duri, il più riuscito, nel delineare la natura umana con tutte le sue atroci contraddizioni.
Un romanzo che ha una potenza fenomenale. Una storia partorita dalla mente lucida di quel grande genio della letteratura che si chiama Georges Simenon. Un narratore immenso che non finirĆ  mai di stupirci.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, ĆØ monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono āˆ’ per popolaritĆ  in tutto il mondo e per salda invenzione āˆ’ quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferƬ a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscƬ sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i MĆ©moires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenĆŖtre des Rouet, 1946; Trois chambres Ć  Manhattan, 1946; La neige Ć©tait sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed ĆØ stata tradotta in 55 lingue, ĆØ stata riunita nelle Oeuvres complĆØtes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’étais vieux, 1970; Lettre Ć  ma mĆØre, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictĆ©es, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli ƀ la recherche de l’homme nu (1976), ƀ la decouverte de la France (1976), ƀ la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, ĆØ stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: Libro inviato al recensore dall’Editore, ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa ā€œAdelphiā€.

Passeur di RaphaĆ«l Krafft (Keller 2020) A cura di Viviana Filippini

22 Maggio 2020

PasseurRaphaĆ«l Krafft ĆØ un autore di reportage radiofonici e appassionato di viaggi in bicicletta. Da queste sue esperienze lo scrittore prende spesso ispirazione per scrivere dei libri, l’ultimo dei quali arrivato in Italia, grazie a Keller editore, ĆØ ā€œPasseurā€. La vicenda narrata nel testo prende forma da quello che Krafft ha visto, vissuto e conosciuto nel 2015, nella zona al confine franco-italiano delle Alpi Marittime, tra Mentone e Ventimiglia. Qui l’autore si era recato per raccogliere il materiale necessario alla realizzazione di un servizio dedicato ai migranti. A coloro che sono bloccati alla frontiera tra Italia e Francia e che sono pronti a tutto (pure ad ingressi clandestini) pur di andare in Francia, fare richiesta di asilo politico e poi continuare il viaggio diretti in altri Paesi dell’Europa, per raggiungere parenti e amici che giĆ  in precedenza hanno vissuto esperienze simili. Quello che nota Krafft ĆØ la precarietĆ  delle condizioni di questi migranti abbandonati a loro stessi e in fuga da una vita a rischio nel loro paese di origine. In particolare l’autore incontra gente comune, viaggiatori, ex pompieri, insegnanti, politici e religiosi che intrecciano le loro esistenze con quelle di queste persone alla ricerca di un futuro migliore. Ciò che resta impresso nelle pagine dei Krafft ĆØ la diversitĆ  di trattamento che i migranti subiscono in Italia e poco oltre il confine, in Francia. In territorio italiano, dove c’è il Presidio per questa umanitĆ  in fuga, gli ospiti vengono trattati con maggiore attenzione e cura, mentre in Francia, lo scrittore nota una maggiore distanza verso questi migranti, spesso e volentieri abbandonati a loro stessi. Tra la massa di coloro che fuggono, ci sono Satellite e Adeel arrivati in Italia del Sudan. Krafft non esiterĆ  ad aiutarli facendo l’ascesa al Colle di Finestra, seguendo il sentiero che sale da San Giacomo di Entracque, in Italia, e scende nella valle VĆ©subie, in Francia. Un tragitto, come si scoprirĆ  durante la lettura, fatto da tantissime altre persone che – indipendentemente dal colore della pelle e dalla cultura- si sono mosse, nel presente e nel passato (tanti italiani e molti ebrei durante il Fascismo), alla ricerca di una speranza e di un futuro migliore. Il viaggio a piedi e con mezzi di fortuna sarĆ  per tutti i protagonisti di “Passeur” un’esperienza dal grande valore emotivo e simbolico, perchĆ© durante questo percorso il giornalista avrĆ  la possibilitĆ  di conoscere direttamente da Satellite e Adeel le loro storie di vita e le drammatiche sofferenze patite non solo nella terra di origine, ma anche nei campi di transizione (in Libia) dove chi ĆØ migrante ha un passaggio obbligato. ā€œPasseurā€ ĆØ un libro che narra pezzi di vita vera e vissuta e questo gli ha permesso di diventare anche reportage radiofonico premiato ai NYF’s International Radio Program Awards for The World’s Best Radio Programs nel 2017. Leggere ā€œPasseurā€ ĆØ addentrarsi nel libro di Krafft e compiere un viaggio nel quale sorgono tante domande, perchĆ© i temi considerati -la vita, la diversitĆ , la migrazione, l’amicizia, il bisogno di un vita degna e il riscatto sociale- sono valori e bisogni universali che vanno oltre i confini territoriali, culturali e temporali e che hanno al centro l’intera specie umana. Traduzione dal francese di Luisa Sarlo.

RaphaĆ«l Krafft ĆØ nato nel 1974Ā  e alterna reportage per stazioni radio pubbliche di lingua francese a lunghi viaggi in bicicletta (Nord e Sud America, Vicino Oriente, Francia) da cui trae documentari e libri. ƈ autore di ā€œCaptain Teacherā€ (Buchet Chastel, 2013), racconto sulla creazione di una stazione radio in una remota regione dell’Afghanistan. Passeur ĆØ diventato anche un reportage radiofonico dal titolo ā€œPasseur – Comment j’ai fait passer la frontiĆØre Ć  des rĆ©fugiĆ©sā€ trasmesso da France Culture.

Source: libro del recensore.

:: Ritorno a Birkenau di Ginette Kolinka e Marion Ruggieri (Ponte alla Grazie 2020) a cura di Giulietta Iannone

13 gennaio 2020

Ritorno a Birkenau di Ginette KolinkaGinette Kolinka, nata Cherkasky, ĆØ una degli ultimi sopravvissuti tra i pochi deportati che sopravvissero ai campi di concentramento nazisti. Oggi ha 95 anni, e la luciditĆ  e il brio di una donna che ha lavorato tutta la vita, aveva un banco di maglieria al mercato con il marito, e solo dopo essere rimasta vedova ha iniziato a parlare del suo passato. Un passato difficile: a soli 19 anni lasciò Parigi con il padre, un fratellino e un nipote diretta, pensava lei, verso un campo di lavoro tedesco in Polonia. Arrivò invece a Birkenau. L’idea che i campi di concentramento e sterminio fossero campi di lavoro era un’ idea diffusa, orchestrata attivamente dalla propaganda nazista che aveva creato anche campi fantoccio, con belle sale areate, biancheria pulita nei dormitori, e tutti i confort per portare in visita i delegati della Croce Rossa nei loro giri di ispezione. Ma Birkenau era un’altra cosa. E la giovane Ginette lo scoprƬ amaramente a sue spese e sulla sua pelle. Più grande di Auschwitz, (secondo una stima con una superficie pari a quella di 325 campi da calcio), era un immenso campo di sterminio dotato di efficienti camere a gas e forni crematori che trasformavano in cenere i corpi delle vittime. Se non l’avesse visto con i suoi occhi forse anche lei non ci avrebbe creduto. Era tutto troppo orribile per crederlo vero. Credere che l’odio e la malvagitĆ  umana fossero cosƬ reali e portassero l’uomo contro l’uomo, fino a queste derive di indicibile crudeltĆ . Ginette, con l’aiuto della giornalista francese Marion Ruggieri, ne ha voluto lasciare testimonianza scritta di questa esperienza nel libro Ritorno a Birkenau, caso letterario l’anno scorso in Francia, e ora dal 9 gennaio disponibile anche in Italia per Ponte alle Grazie, tradotto da Francesco Bruno. Un testo breve, meno di un centinaio di pagine, essenziale, brutale se vogliamo nella sua semplicitĆ  e autenticitĆ . La sporcizia, le botte, i maltrattamenti, le violenze gratuite subite, la mancanza di umanitĆ  dei carcerieri tutto ĆØ descritto ā€œsenza fronzoliā€ come ama dire Ginette. ƈ un testo doloroso, un breve excursus all’inferno, esorcizzato dal potere delle parole, dal potere catartico della memoria condivisa e tramandata alle nuove generazioni perchĆ© prendano coscienza di cosa ĆØ avvenuto, perchĆ© non si ripeta. Presto di testimoni diretti non ce ne saranno più, ma resteranno queste memorie scritte, e il ricordo dei giovani che hanno conosciuto Ginette e l’hanno ascoltata. ToccherĆ  a loro farsi carico di questo compito per tramandarlo a figli e nipoti. L’ascolto diretto di queste memorie ĆØ caratterizzato da un’assoluta mancanza di retorica, il dolore provato ĆØ stato troppo grande per poterselo permettere, e questa autenticitĆ  giunge incredibilmente forte e potente anche a chi legge questo libro. In un’epoca di revisionismi e negazionismi vari ĆØ essenziale accogliere opere come questa, capaci di infrangere le barriere della diffidenza e della indifferenza. Nel rispetto delle vittime, nel rispetto della veritĆ  storica, nel rispetto dei giovani che cercano sinceramente di capire, di conoscere, per costruirsi un modello etico su cui basare le loro vite. Ritorno a Birkenau ĆØ un testo evocativo e nella sua semplicitĆ  sconvolgente. Ha il potere di portare anche noi per qualche ora in qui luoghi di dolore, in compagnia di Ginette, Marceline Loridan-Ivens, Simone Veil, e tutte le sue compagne. La frase che forse mi ha scosso di più, ĆØ incredibilmente una frase semplice, dopo bisogna viverci con questi ricordi. Tanto vera per le vittime che per i carnefici. PerchĆ© se c’è una giustizia, esiste senz’altro nella memoria, e per questo ĆØ cosƬ preziosa. Termino questo mio commento al libro invitandovi a leggere anche l’intervista che Stefano Montefiori su Il Corriere della Sera ha fatto a Ginette, a questo link: qui.

Ginette Kolinka (Parigi, 1925), dopo la guerra, ha per molti anni tenuto un banco di articoli di maglieria al mercato di Aubervilliers insieme al marito. Dai primi anni Duemila si dedica a tramandare la memoria della Shoah.

Marion Ruggieri (1975) ĆØ giornalista e scrittrice.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio stampa Ponte alle Grazie.

 

Sfacelo di RenĆ© Barjavel (L’Orma editore 2019 ) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

df8d472e7219e9ecdeff10581e02b16a_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyL’Orma editore continua la sua proposta dei romanzi di fantascienza di Rene Barjavel, con Sfacelo, scritto dall’autore sotto i bombardamenti su Parigi nel 1942 e inquietante apologo distopico molto attuale ancora oggi.
Siamo nel 2052, in Francia, il progresso ha trionfato e tutte le attivitĆ  degli esseri umani dipendono dall’elettricitĆ , mentre il cibo viene ormai coltivato e prodotto in maniera completamente diversa, senza più per esempio l’utilizzo degli animali. Ma di colpo piomba una catastrofe, metafora della guerra che si stava abbattendo in quel momento sull’Europa intera, l’elettricitĆ  viene a mancare e scoppiano incendi che distruggono tutto quello che ĆØ stato costruito, mentre scoppiano epidemie che decimano la popolazione. Emergono quindi gli istinti peggiori e violenti degli esseri umani, tenuti a freno da decenni di progresso, mentre la lotta per la sopravvivenza diventa essenziale.
FranƧois sa che esiste un altro modo di vivere, fuori dalle cittĆ ,Ā  e per questo motivo guida un gruppo di sopravvissuti e sopravvissute verso una vita che sarĆ  contro il progresso e quanto di più inquietante ci possa essere, a ricordare come gli eccessi, in un senso o nell’altro, siano sempre sbagliati.
Se l’eccesso di tecnologia porta alla rovina nel momento in cui manca, la sua mancanza porta alla costruzione di una societĆ  reazionaria e oscurantista, e l’autore non sa dare una risposta definitiva, come se non sia possibile coniugare non dipendenza dalla tecnologia e progresso morale.
Gli appassionati troveranno nelle pagine di questo libro echi di storie più o meno recenti come Parigi nel XX secolo di Jules Verne, Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari, Cronache marziane di Ray Bradbury, Io sono leggenda di Richard Matheson, ma anche di serie TV come The Walking Dead e Black Mirror, film come Mad Max e Fuga da New York, e persino manga e anime come Ken il guerriero e The Legend of Mother Sarah. Del resto l’archetipo che tutto possa finire ĆØ presente nella narrativa speculativa di genere fantastico dai suoi albori, una sorta di paura oscura che forse non ĆØ nemmeno cosƬ lontana dalla realtĆ .
SfaceloĀ ĆØ quindi un classico da riscoprire, meno noto di altri romanzi di fantascienza dello stesso periodo ma non meno interessante, sia per i fan storici del genere sia per le giovani generazioni, che magari hanno scoperto la distopia grazie a titoli comeĀ Hunger GamesĀ oĀ The Handmaid’s Tale.

René Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna. È stato scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, tra cui Don Camillo. Con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Nelle classifiche dei migliori libri di fantascienza compaiono regolarmente i suoi Sfacelo e La notte dei tempi.

Provenienza:Ā omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

:: L’isola di Pasqua, Diario di un allievo ufficiale della Flore di Pierre Loti (Bordeaux Edizioni 2019) a cura di Giulietta Iannone

27 ottobre 2019

LotiConosco Pierre Loti per aver letto Gli ultimi giorni a Pechino: un avventuroso viaggio nella Cina dei Boxer e grande ĆØ la sua fama di viaggiatore e di narratore fedele dei suoi viaggi per cui sono stata molto felice di leggere L’isola di Pasqua, Diario di un allievo ufficiale della Flore, (Titolo originale: L’île de PĆ¢ques. Journal d’un aspirant de la Flore, 1899) appena edito da Bordeaux edizioni, tradotto da Paolo Bellomo.
Un volumetto molto sottile ma denso di quello spirito tutto ottocentesco che univa la sete d’avventura, all’esotica scoperta di terre sconosciute e perlopiù inaccessibili.
Pierre Loti nasce a Rochefort, in Francia, nel 1850. Ufficiale di marina, viaggiatore, scrittore di diari, lettere e memorie, come di romanzi, possiede il raro dono di provare vera empatia per la gente che incontra nei suoi viaggi, oltre a possedere uno spirito arguto e per certi versi irriverente.
Grande osservatore, registra ogni particolare, ogni sfumatura, tutto ciò che per molti altri possono essere inezie non degne di attenzione, Pierre Loti vede e ricorda, collega fatti, ed esprime giudizi, originali e anche spiritosi.
Le sue opere certo fanno parte di quella che si può definire letteratura coloniale, che si sviluppò tra Ottocento e Novecento, ma vista a suo modo, interpretata in modo originale e privo di molta enfasi retorica che caratterizzava il periodo.
Loti anzi non risparmia critiche e analisi anche severe di cosa il suo mondo ha portato in queste terre a volte devastate e distrutte dall’uomo occidentale.
E da qui il rimpianto e una certa malinconia che ĆØ sicuramente presente in L’isola di Pasqua, diario di viaggio, fortemente autobiografico, in cui ci parla forse della più misteriosa e remota isola della Polinesia Francese.
La spedizione partita da Valparaiso ha l’obbiettivo di raggiungere e cartografare le zone della Polinesia francese e di riportare in Europa uno dei famosi Moai, le enigmatiche statue dell’isola di Pasqua, come leggiamo nella nota dell’editore.
Loti si interroga, si pone domande anche scomode, fa riflessioni profonde e insolite, molto attuali anche oggi, epoca dei viaggi turistici e delle migrazioni di massa.
Pregevole per Bordeaux Edizioni questa riscoperta, segnalo ancheche questa traduzione si basa sulla pubblicazione avvenuta sulla Revues de Paris nel 1899, l’unica ad aver ricevuto l’avvallo diretto dell’autore. Buona lettura!

Pierre Loti (pseudonimo di Louis Ā­MarieĀ­J ulien Viaud, 1850Ā­1923) ĆØ stato uno scrittore e ufficiale della Marina francese. All’interno dell’AcadĆ©mie franƧaise ha fronteggiato il Naturalismo della scuola di Ɖmile Zola con una scrittura esotica e orientalista, ponendosi fra i maggiori scrittori di genere della sua epoca. I suoi numerosi viaggi in Africa, Asia, Medioriente, Europa e Oceania hanno ispirato l’intero universo della sua narrativa, che comprende romanzi, racconti e saggi incentrati sul viaggio e sulla conoscenza del diveso. Tra le ultime traduzioni italiane delle sue opere: Pellegrino in Terrasanta. Il deserto, Gerusalemme, la Galilea (Ibis 2008), Pescatore d’Islanda (Nutrimenti 2010) e Un pellegrino ad Angkor (O barra O 2012).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio stampa Bordeaux.

:: La veritĆ  su BĆ©bĆ© Donge di Georges Simenon (Gedi 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2019

SimenonIl nostro piccolo mondo di provincia.

La veritĆ  su BĆ©bĆ© Donge (La VĆ©ritĆ© sur BĆ©bĆ© Donge, 1941) ĆØ un breve romanzo scritto da Simenon negli anni ’40. Edito per la prima volta in Italia negli anni ’50 e ripubblicato da Adelphi nel 2001, tradotto da Marco Bevilacqua, ĆØ un romanzo senza Maigret, per intenderci.
Se vogliamo un dramma psicologico più che un autentico giallo investigativo, anche se l’investigazione c’è ma ĆØ fatta dalla vittima di un tentato omicidio, che tenta in tutti i modi di capire le ragioni che hanno spinto la moglie, la bella, elegante e diafana BĆ©bĆ© Donge, a mettere l’arsenico nel caffĆØ che gli serve un mattino nel giardino della loro bella casa di campagna.
Forse non uno dei libri più famosi di Simenon, ma sicuramente uno dei più autobiografici e profondi nello scavo psicologico delle ragioni dell’infedeltĆ , del tradimento e della solitudine profonda che ne deriva.
FranƧois Donge, il protagonista ĆØ un solido uomo d’affari, di successo, ben piantato, ama la vita, le donne, e le piccole comoditĆ , sposa BĆ©bĆ©, perchĆ© lo fa sentire a suo agio, parole sue, da sempre convinto che lei abbia sposato lui per sistemarsi, per non restare con la madre, e non essere da meno della sorella Jeanne, che sposa il fratello di FranƧois, Felix.
Sulle prime FranƧois ĆØ disorientato, non si spiega perchĆ© l’equilibrio raggiunto in dieci anni di matrimonio, con un figlio e un accordo che permetteva a lui di avere le sue frequenti storie con altre donna senza scenate, sia sfociato in tragedia. FranƧois ĆØ anzi convinto di dare tutto il necessario alla moglie, soldi, benessere, vestiti eleganti, rispettabilitĆ , tutto insomma quello che una donna desidera dal matrimonio, e invece BĆ©bĆ© ĆØ infelice, anzi disperata.
Il fatto che BĆ©bĆ© lo ami davvero giunge sul finale del libro come una folgorazione capace di fargli comprendere quanto il suo egoismo e la sua meschinitĆ  l’abbiano reso cieco e sordo alle esigenze della moglie, prima una ragazza poi una giovane donna di cui ignora molto, se non quasi tutto. BĆ©bĆ© Donge ĆØ un mistero, e proprio scoprire chi ĆØ davvero diventa la ragione prima del romanzo, come anche candidamente afferma il titolo del libro.
Il carattere di Bébé Donge viene disvelato pagina dopo pagina, e più François fa chiarezza e prende coscienza di sé e di lei, e più si accorge che ormai è tutto perduto, e solo allora si accorge di esserne finalmente innamorato e che è pronto ad aspettarla fin dopo che avrà scontato la condanna di cinque anni di lavori forzati, pur conscio di non sapere chi troverà allora.
Anatomia di un matrimonio, dramma intimo e privato, La verità su Bébé Donge è un ennesimo ritratto del piccolo e claustrofobico mondo di provincia che costituisce il fulcro della poetica simenoniana. La scrittura è come sempre molto rapida, essenziale, impressionista. Con pochi tratti, con cambi di luce, crea universi capaci di far vivere personaggi che acquistano consistenza e spessore.
Sembra di vederla BĆ©bĆ© Donge nei suoi vaporosi completi di alta sartoria sul verde pallido, muoversi come un’ombra svagata e nello stesso tempo molto nitida. Simenon si sofferma in ogni dettaglio, quasi arrivando a focalizzare i suoi pori come in un ritratto iperrealista, ed ĆØ quasi spietato nello scavare nell’intimo di questo dramma borghese, apparentemente quasi banale, superfluo.
Una donna tradita, un uomo grossolano, ma non cattivo, diventano i protagonisti di questo intreccio di vite denso di infelicitĆ , solitudine e incomunicabilitĆ , e Simenon ce lo racconta con la solita capacitĆ  di non dare giudizi, ma anzi di avere somma comprensione e compassione per i colpevoli, di qualsiasi crimine si siano macchiati.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, ĆØ monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono āˆ’ per popolaritĆ  in tutto il mondo e per salda invenzione āˆ’ quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferƬ a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscƬ sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i MĆ©moires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenĆŖtre des Rouet, 1946; Trois chambres Ć  Manhattan, 1946; La neige Ć©tait sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed ĆØ stata tradotta in 55 lingue, ĆØ stata riunita nelle Oeuvres complĆØtes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’étais vieux, 1970; Lettre Ć  ma mĆØre, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictĆ©es, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli ƀ la recherche de l’homme nu (1976), ƀ la decouverte de la France (1976), ƀ la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, ĆØ stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: libro del recensore, acquistato come supplemento de La Stampa.

:: E i figli dopo di loro di Nicolas Mathieu (Marsilio, 2019) a cura di Eva Dei

19 ottobre 2019

E i figli dopo di loroTutti costoro furono onorati dai contemporanei,
furono un vanto ai loro tempi.
Di loro alcuni lasciarono un nome,
che ancora ĆØ ricordato con lode.
Di altri non sussiste memoria;
svanirono come se non fossero esistiti;
furono come se non fossero mai stati,
loro e i loro figli dopo di essi.

A questa citazione biblica (Siracide 44, 7-9) si ispira Nicolas Mathieu per il titolo del suo nuovo libro, da poco pubblicato in Italia da Marsilio, ma giĆ  vincitore del Premio Goncourt 2018.
Le vite che mette nero su bianco l’autore sono proprio quelle che più facilmente si tende a dimenticare, uomini e donne qualunque alle prese con le miserie della vita. Anni Novanta, siamo nella Lorena, regione della Francia del nord-est, vicina al confine con il Lussemburgo; tutto si svolge a Heillange, cittadina immaginaria. Qui nell’arco di quattro estati un osservatore esterno ci racconta la vita di tre giovani: Anthony, Hacine e StĆ©phanie. Le loro vite si sfiorano e si intrecciano durante il tempo del racconto e il lettore li segue fino al momento della loro crescita, in quel passaggio che segna la fine dell’infanzia e l’inizio dell’etĆ  adulta. Dal 1992 al 1998 qualcosa si perde in quelle estati scandite dalle canzoni che danno il ritmo alle loro giornate: ĆØ la fine dell’ingenuitĆ  e l’inizio delle responsabilitĆ , lo scontro tra aspettative e realtĆ .
Anthony ha quattordici anni, una palpebra semichiusa che gli conferisce un’aria perennemente imbronciata e un padre alcolizzato; Hacine ha qualche anno in più, ĆØ di origine marocchina, vive con il padre in un appartamento delle case popolari, ma pur di non finire come lui, piegato e consumato dal lavoro in fabbrica per pochi franchi, si dedica a qualsiasi tipo di espediente, dallo spaccio al furto. Infine StĆ©phanie, Steph per tutti, lunghi capelli biondi fermati in una coda di cavallo e un’autentica ossessione per il bello e dannato della scuola, Simon Rotier. Tre ragazzi provenienti da famiglie diverse, alle prese con problematiche tipiche dell’adolescenza, ma anche con differenti disagi affettivi e sociali. Una cosa li accomuna: il desiderio di riscatto, di evadere da quella valle che gli imprigiona, di avere delle vite migliori di quelle dei loro genitori: più felici, più complete, più soddisfacenti. SƬ perchĆ© nonostante gli sforzi nessuno riesce a riscattarsi completamente: sembra che il loro status sia un marchio indelebile che grava sulle loro esistenze.
La stessa Heillange, un tempo florida per la presenza degli altiforni, sembra adesso ammantata da un velo di decadenza. Agli occhi dei ragazzi la cittĆ  si fa al tempo stesso culla e prigione. Heillange ĆØ il luogo in cui sono nati e cresciuti, ma nei loro sogni il futuro ĆØ altrove, in cittĆ  come Parigi, cittĆ  più grandi, ricche di prospettive e possibilitĆ . Ma imparare a cavarsela altrove non ĆØ cosƬ facile e scontato come nei sogni adolescenziali e spesso ogni strada imboccata dai ragazzi sembra riportare all’origine.

Steph pareva cercare qualcosa nel paesaggio. A furia di girare a piedi, in bici, in scooter, in autobus, in macchina, conosceva la valle a memoria. Tutti i ragazzi erano come lei. LƬ la vita era una questione di tragitti. Si andava a scuola, dagli amici, in cittĆ , in spiaggia, a farsi una canna dietro la piscina, a incontrare qualcuno ai giardinetti. Si tornava a casa, si usciva di nuovo, idem per gli adulti, il lavoro, la spesa la tata, la revisione da Midas, il cinema. Ogni desiderio induceva una distanza, ogni piacere richiedeva carburante. Alla lunga finivi per pensare come una mappa stradale. I ricordi erano necessariamente geografici. (…) Nella valle alcuni uomini si erano arricchiti e avevano costruito case imponenti che on ogni paesino irridevano l’attualitĆ . Bambini erano stati divorati dai lupi, dalle guerre, dalle manifatture; ora lƬ c’erano Anthony e StĆ©phanie, a constatare i danni. Sotto la pelle gli correva un brivido intatto. CosƬ come nella cittĆ  spenta continuava a dipanarsi una storia sotterranea che avrebbe finito per esigere prese di posizione, scelte, movimenti e lotte.

Licenziamenti, lavori faticosi e poco remunerativi: tutto porta a una lotta tra poveri, a una difficoltĆ  di integrazione sempre più inevitabile, a un’incapacitĆ  di riuscire che aumenta il divario tra genitori e figli. I primi non si accorgono delle reali conseguenze che le loro parole e azioni esercitano sui figli, mentre questi ultimi spesso perseguono desideri simili ai genitori anche se la volontĆ  di non seguirne l’esempio e le scelte li porta spesso a compiere decisioni affrettate e sbagliate.
Nicolas Mathieu ricostruisce uno spaccato realistico degli anni Novanta, quel decennio che ha segnato e dato vita a molte problematiche dei giorni nostri. Scegliendo di raccontare tre storie qualunque l’autore non si interessa tanto all’eccezionalitĆ  della trama: quello che ci racconta sono le lotte e i sacrifici della classe operaia e medio borghese, fino alla sua decadenza. Quello che ne rimane vive nella rabbia e nei desideri dei figli dopo di loro.

Nicolas Mathieu ĆØ nato a Ɖpinal, nella regione dei Vosgi, nel 1978 e oggi vive a Nancy. Ha esordito nel 2014 con il noir Aux animaux la guerre, da cui ĆØ stata tratta una serie tv. E i figli dopo di loro, suo secondo romanzo, accolto con entusiasmo da critica e pubblico, ha vinto nel 2018 numerosi riconoscimenti letterari, tra i quali il Prix Goncourt, ed ĆØ in corso di traduzione in venti paesi.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, che ringraziamo.

:: E le altre sere verrai? di Philippe Besson (Guanda, 2002) a cura di Eva Dei

27 agosto 2019

besson

Clicca sulla cover per l’acquisto

Notte fonda, le strade deserte di una cittĆ . In primo piano, all’angolo di una strada, un locale dalle ampie vetrate con un’insegna che recita ā€œPhilliesā€. All’interno si scorgono un barista e tre avventori: una donna con un vestito rosso e due uomini con completo e cappello. Ognuno di loro sembra assorto nei suoi pensieri, seduto a quel bancone, ma distante, imprigionato nella propria solitudine. Una scena sicuramente familiare, perchĆ© rievoca in tutto e per tutto il famoso quadro di Edward Hopper Night Hawks (1942, I nottambuli).
Ma se quelle persone dipinte sulla tela potessero parlarci o anche solo rivelarci alcuni dei loro pensieri, cosa ci racconterebbero? Philippe Besson ha provato a dar loro voce in E le altre sere verrai?, romanzo con cui ha vinto nel 2003 il Grand prix RTL-Lire. Affascinato dal quadro del pittore americano, Besson ne acquista una riproduzione e una sera, osservandolo, la storia di quella donna vestita di rosso e dei tre uomini che la circondano si impone alla sua attenzione.
Abbandoniamo gli anni ’40 e New York, per arrivare in epoca contemporanea nella baia di Cape Cod, dove il Phillies ĆØ uno dei tanti locali della costa. ƈ una domenica di settembre, come ogni sera da nove anni a questa parte, Ben sta lustrando il bancone del locale quando vede entrare Louise. La conosce dal suo primo giorno di lavoro, lei ĆØ una cliente abituale e tra loro c’è una conoscenza fatta di piccoli gesti, di chiacchiere insignificanti, di confidenze ricavate dai piccoli gesti.

ā€œNessuno dei due direbbe che sono amici, casomai conoscenti, si vogliono bene, ciascuno sa qualcosa della vita dell’altro, hanno reazioni e ricordi in comune.ā€

Louise indossa l’abito rosso, quello che riserva alle grandi occasioni. In effetti quella sera, sorseggiando il solito Martini bianco, Louise aspetta con ansia la chiamata del suo amante, Norman. Mentre lei ĆØ seduta al Phillies lui sta mettendo fine al matrimonio con la moglie. Un atto doloroso, ma necessario che li consentirĆ  di vivere liberamente la loro storia. Assorta in pensieri e fantasie, tutto si aspetterebbe tranne che a varcare la soglia, di lƬ a pochi minuti, sia Stephen Townsend. Un’ondata di ricordi la inebetisce e la terrorizza lasciandola senza parole davanti a quello che ĆØ stato il suo grande amore. Nonostante i cinque anni trascorsi, Stephen non ha perso il suo fascino, ma ĆØ a sua volta imbarazzato, forse un po’ a disagio. Cautamente i due si studiano, capiscono come muoversi, iniziano con frasi banali, convenevoli, ma non esitano a riservarsi qualche battuta amara. Se da un lato tutto sembra cambiato nelle loro vite, dall’altro riscoprono il piacere di abbandonarsi a una dolce nostalgia, fatta di atteggiamenti e abitudini familiari.
Spettatore di questo confronto Ben, e noi con lui. Ripercorriamo la storia dei protagonisti, presente e passato, seguendo l’andamento della narrazione, che vira con abilitĆ  dal discorso diretto al discorso indiretto libero. Questa tecnica, scelta da Besson, non solo ci restituisce dei personaggi familiari, quasi noti, ma ci cala perfettamente nella notte solitaria dipinta da Hopper.
Louise, Ben e Stephen abitano lo stesso luogo in quel momento ma interagiscono con delicatezza, senza invadere lo spazio dell’altro. Spazio abitato da ricordi e sensazioni troppo intime per essere esibite con ostentazione, ma presenti proprio perchĆ© meno evidenti. Privato e pubblico si mescolano nel gioco contraddittorio delle relazioni umane.

ā€œEcco cosa ĆØ capitato loro: più nessuno che li aspetti. Sono soli, come lo sono soltanto i vecchi. Hanno lo sguardo perso della solitudine. Hanno il fiato corto di chi ĆØ sfinito. Hanno i gesti rallentati dei più inermi. Si rifugiano in un bar improbabile, all’estremitĆ  di un continente. Sgranano la loro vita come altri le preghiere, avvolgendo rosari alle dita ossute. Sono giunti al termine di qualcosa, senza essere ancora in grado di discernere quel che potrebbe cominciare per loro. Si sono persi. In quello smarrimento che li unisce, alla fine potrebbero essere capaci di parlarsi chiaramente, e di aprirsi a una sorta di dolcezza.ā€

Philippe Besson ĆØ nato nel 1967 a Parigi, dove tuttora risiede. Guanda ha pubblicato i romanzi E le altre sere verrai?, Un amico di Marcel Proust, I giorni fragili di Arthur Rimbaud, Un ragazzo italiano, Come finisce un amore,Ā Non mentirmi e Un certo Paul Darrigrand.

Source: libro del recensore.

Disclosure:Ā questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Come la folgore sorge da Oriente. Un pellegrino russo si racconta di Alexandre Siniakov (Edizioni San Paolo 2019) a cura di Giulietta Iannone

5 luglio 2019

ComeLaFolgore_Sovraccoperta.indd

Clicca sulla cover per l’acquisto

Premio miglior libro di spiritualitĆ  2018 in Francia, Come la folgore sorge da Oriente. Un pellegrino russo si racconta (Comme l’eclair parte de l’Orient, 2017) di Alexandre Siniakov, tradotto dal francese da Carlo Travaglino, narra di un viaggio, metaforico e reale, tra Oriente e Occidente, compiuto da un giovane nato a Stavropol, odierna cittĆ  della Russia sud-occidentale, ai margini settentrionali del Caucaso, nel 1981 quando era ancora territorio sovietico. Il suo amore per l’Occidente, e la Francia principalmente, nacque sui libri, dove incontrò anche per la prima volta Cristo. Le limitazioni di un regime che non privilegiava la libertĆ  di movimento personale lo spinsero ad amare le lingue, prima l’inglese e il tedesco, appresi nella scuola sovietica che frequentò, poi il francese, in modo più autodidattico, viste come dono dello Spirito Santo e strumento di libertĆ , di comunione e di conoscenza.
Sin da piccolo voleva partire, lasciare il soffocante microcosmo del sovkhoz, azienda agricola imposta dalle autorità sovietiche a partire dal 1929, in seguito alla collettivizzazione delle terre e dei mezzi di produzione, e andare a Parigi, in Europa dove erano ambientati molti dei libri che amava. Poi la fede cristiana irruppe nella sua vita e si rafforzò in lui la vocazione di dedicarsi interamente a Cristo diventando suo consacrato. Sembra comunque che la Provvidenza non si sia dimenticata delle sue preghiere di bambino, e infatti proprio in Francia ha proseguito il suo percorso religioso diventando attualmente direttore di un seminario ortodosso nei dintorni di Parigi su incarico del patriarcato russo.
Non ĆØ tenero con il regime sovietico, non ĆØ vittima dello spirito nostalgico di molti russi che rimpiangono il passato, oggettivamente delusi dal presente problematico.
Cosa mi ha colpito di più di questo sacerdote ortodosso, ĆØ la grande indipendenza e autonomia intellettuale, retta da un carattere forte e determinato, insofferente di vincoli e costrizioni, ereditato dal suo sangue cosacco. Inoltre la sua visione unitaria del cristianesimo, di cui sopporta con malcelato disagio divisioni, e scontri teologici, ecclesiologici e dottrinali, dichiarandosi un ortodosso ā€œcattolicoā€, nel senso originario del termine. Forte del fatto che il cosmopolitismo cristiano non ĆØ rifiuto delle differenze, delle peculiaritĆ  culturali e linguistiche dei popoli.
ƈ affascinante insomma la sua visione del mondo, nella prospettiva del Vangelo, pur con tutte le differenze che ancora caratterizzano cattolicesimo e ortodossia. Da cattolici ĆØ perciò necessaria una fede matura per affrontare questo testo e non essere turbati da eventuali discrepanze intellettuali. Insomma le differenze sono ancora reali, sebbene attenuate da un certo spirito di tolleranza: dalla Dormizione di Maria, al matrimonio per i sacerdoti, al non riconoscere i sacramenti oltre a quelli all’interno della Chiese Ortodosse (tanto da necessitare un secondo Battesimo per Siniakov, precedentemente battezzato alla nascita secondo il rito dei Vecchi Credenti, cosa che per lungo tempo ha alimentato suoi dubbi e perplessitĆ , considerato che il Battesimo ĆØ proclamato come unico).
Senza peli sulla lingua Alexandre Siniakov ci accompagna nel suo personale percorso di crescita spirituale e lo fa senza evitare ingenuitĆ  da lui commesse nel passato come bruciare Il Maestro e Margherita, colto da un raptus da Santa Inquisizione, giudicandolo blasfemo. Ora se ne pente, comprendendo che quel gesto fu unicamente dettato da ignoranza, entusiasmo neofita ed eccessivo zelo riconoscendo al libro di Bulgakov il suo reale spirito di denuncia del regime sovietico, più che un attentato all’integritĆ  della fede cristiana.
Insomma ĆØ un testo spirituale ricco e autentico, non privo di asperitĆ , ma capace anche di voli poetici come quando ci descrive il cielo stellato della steppa, dove senza inquinamento luminoso sono visibili miriadi di stelle come ai tempi di Abramo, o di osservazioni molto personali quando ci esprime il suo metodo educativo, il suo amore per la natura e gli animali, o quando indica la necessitĆ  di abbandonare il nazionalismo religioso (fa accenno a Israele) in favore di una fratellanza universale che pone sullo stesso piano ogni uomo a qualsiasi paese, lingua, tradizione appartiene, tanto da citare gli Atti 11, 17,

ā€œSe Dio ha fatto a queste persone lo stesso dono di grazia che ha dato a noi che abbiamo creduto al Signore Gesù Cristo, chi ero io da poter impedire a Dio di agire?ā€.

Per raggiungere vette di saggezza quando per esempio puntualizza che più che criticare gli altri, la vera battaglia si compie all’interno di noi, lottando contro i nostri peccati e le nostre debolezze, e che il male non va cercato fuori, ma in ciò che ci impedisce di amare prima Dio, e poi il nostro prossimo.
Riportandoci al primo comandamento che già di per sé rende compiuta la Legge. Se ci limitassimo ad amare avremmo già di per sé ottenuto la pace, la completezza, la perfezione e la santità. Compreso questo ogni cammino di fede non può che portare alla salvezza per sé e per chi ci circonda, vedendo finalmente la verità luminosa in tutto il suo splendore.
Al netto delle sue connotazioni puramente spirituali, teologiche e correlate al sacro, Come la folgore sorge da Oriente ha la capacitĆ  di analizzare più nel profondo le relazioni tra Occidente e Oriente, entitĆ  più simili di quanto le apparenti divisioni sembrano comprovare, evidenziando infine quanto la spiritualitĆ  possa fungere da ponte tra due percorsi che non possono che tendere all’unitĆ , nel rispetto delle differenze e delle perfezioni individuali.

Alexandre Siniakov nato a Stavropol (Russia) nel 1981, Alexandre Siniakov ha studiato alla FacoltƠ di teologia domenicana a Tolosa, prima di proseguire gli studi a Parigi, Cambridge (Gran Bretagna) e Lovanio (Belgio). ƈ stato ordinato diacono nel 2003 e sacerdote nel 2004 a Vienna. Membro della rappresentanza della Chiesa ortodossa russa a Bruxelles, incaricato delle relazioni ecumeniche russe in Francia, dirige un seminario ortodosso nei dintorni di Parigi su incarico del patriarcato russo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Alessandro dell’Ufficio stampa Edizioni San Paolo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: I Maigret 6 di Georges Simenon (Adelphi, 1999-2002) a cura di Daniela Distefano

3 luglio 2019

I MAIGRET 6(1)ā€œSe quel piccolo commissario dalla testa grossa avesse conosciuto meglio Maigret, si sarebbe accorto del cambiamento che si era prodotto nel celebre collega durante gli ultimi minuti. Fino a qualche momento prima era un omone tarchiato, dall’aria un po’ svagata, che fumava senza convinzione la pipa guardandosi intorno con espressione annoiata. Ora appariva più concentrato. Perfino il passo era più pesante, e i gesti più lenti. Lucas, per esempio, che conosceva il suo capo meglio di chiunque altro, si sarebbe subito rallegrato del cambiamentoā€ – ā€œLe vacanze di Maigretā€

Composti tra il 1947 ed il 1949, i racconti ā€œLa furia di Maigretā€, ā€œMaigret a New Yorkā€, ā€œLe vacanze di Maigretā€, ā€œIl morto di Maigretā€, ā€œLa prima inchiesta di Maigretā€, formano un ascensore di sensazioni, come se Georges Simenon si sia proprio divertito a seguire le vicende – a volte irriverenti- del suo personaggio che tra un’indagine a rilento e un caso da rompicapo sgattaiola dal plot per allietarci nelle ore di canicola di questi giorni.
Ma andiamo con ordine, la prima storia rivela ā€œLa furia di Maigretā€ e vede un Maigret insolito, nelle vesti di neo-pensionato (l’ultimo racconto invece ci parla della prima inchiesta del celebre Commissario, quasi a costituire un cerchio che racchiude vicende, fatti, paure, intrighi e poi la flemma catartica consueta di Simenon). Da poco andato in pensione e ritiratosi a Meung-sur-Loire, dunque, Maigret riceve la visita di Bernadette Amorelle, una ricca signora ottuagenaria che lo convince a indagare sull’improvviso suicidio per annegamento di sua nipote Monita. L’inchiesta, seppur non ufficiale, si svolge a Orsenne, paese di invenzione di Simenon, dove vivono gli Amorelle, una ricca famiglia di imprenditori. Qui, oltre all’anziana signora, vivono le due figlie, una delle quali ĆØ sposata con Ernest, un vecchio compagno di scuola di Maigret.
Nel secondo racconto siamo con ā€œMaigret a New Yorkā€, in un concitato marasma americano che lascerĆ  indelebile nella nostra memoria situazioni al limite del grottesco (da rileggere il passo con l’incontro tra Maigret ed una veggente nonchĆ© cartomante ed ex funambola) e della sottocutanea, amara, ironia dello scrittore. Ecco il plot: Durante il suo primo anno di pensionamento a Meung-sur-Loire, l’ex-commissario Maigret riceve la visita del giovane Jean Maura, figlio di un ricco uomo d’affari, John Maura, di New York. Il giovane, con l’aiuto del suo avvocato, convince Maigret a partire in nave con lui alla volta di New York, dove egli crede che suo padre sia in pericolo. Al momento dell’arrivo però, Jean scompare. Maigret incontra un suo vecchio amico dell’FBI, l’ispettore Michael O’Brien, che aveva conosciuto a Parigi durante un’inchiesta, il quale gli dice che Maura, da giovane immigrato proveniente da Bayonne, aveva vissuto nel quartiere povero del Bronx con un amico violinista, Joseph Daumal. Il commissario non esita ad andarci in taxi per capire meglio il vissuto di questi strani individui.
Nel terzo racconto, ā€œLe vacanze di Maigretā€ ci regalano un noir dai toni più oscuri e sofferti. Maigret e la moglie sono in vacanza a Les Sables-d’Olonne, ma un attacco di appendicite costringe la signora Maigret a sottoporsi ad un intervento chirurgico urgente. Una sera, rientrando in albergo dopo aver fatto visita alla moglie in ospedale, Maigret si accorge di avere nella tasca della giacca un messaggio anonimo che lo prega di andare a visitare la paziente della stanza numero 15. La paziente muore il giorno successivo, dopo essere stata in coma per giorni a seguito, stando alle testimonianze raccolte, di un incidente d’auto. Maigret non può indagare formalmente, essendo in vacanza fuori dalla sua giurisdizione, tuttavia non può fare a meno di investigare sul caso e seguire le tracce che partono dal messaggio anonimo che gli ĆØ stato infilato in tasca a sua insaputa.
Il quarto racconto ha un titolo assai esplicativo: ā€œIl morto di Maigretā€. Un uomo chiama al Quai e chiede di poter parlare con il commissario Maigret. Sta telefonando da un bistrot e dice di essere seguito da qualcuno che vuole ucciderlo. L’uomo afferma che Maigret conosce sua moglie Nine, ma prima di finire la comunicazione riaggancia per poi richiamare da un altro bar. Richiama da diversi cafĆ©, fino a quando, tardi, le chiamate cessano. Quella stessa notte il suo cadavere viene ritrovato in place de la Concorde, con il volto tumefatto e irriconoscibile, accoltellato a morte. Qualcuno l’ha spinto fuori da un’auto. Viene pubblicata la sua foto sui giornali ma –perlomeno all’inizio – non vi ĆØ alcun indizio, nĆ© alcuna informazione sull’identitĆ  della vittima.
A concludere i Maigret 6, ā€œLa prima inchiesta di Maigretā€. Nella notte tra il 15 al 16 aprile 1913, Justin Minard, un giovane flautista, entra nel commissariato di quartiere di Saint-Georges nel IX arrondissement. Dice di avere udito un grido di donna e poi uno sparo provenire dall’interno di una villa in rue Chaptal. Maigret accompagna Minard alla villa per effettuare lui stesso un sopralluogo. Parte cosƬ il volo di Maigret nell’attivitĆ  che lo ha reso il Commissario più famoso al mondo. Un tragitto pieno di buche e tante felici intuizioni.
Queste cinque narrazioni confermano – ove ce ne fosse il bisogno – la ricercatezza nel dettaglio, la raffinatezza dello stile, non per forza ricercato, il profumo delle invenzioni di Simenon, la cui corda creatrice non ha conosciuto da vivo e da morto l’usura del tempo. Poco importa se ad essere osannato in tutto il pianeta ĆØ un protagonista affatto seducente, grande e grosso come un orso, semi-alcolizzato, che tratta la moglie come un robot che sorride sempre e non si ribella mai. Maigret ĆØ Maigret, ĆØ lo scrigno ideativo di Simenon che ha fatto il ā€œMiracolo di Canaā€: il suo ĆØ un vino che si ĆØ conservato buono fino alla fine, la sua ispirazione ĆØ eternamente attuale.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, ĆØ monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono āˆ’ per popolaritĆ  in tutto il mondo e per salda invenzione āˆ’ quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferƬ a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscƬ sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i MĆ©moires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenĆŖtre des Rouet, 1946; Trois chambres Ć  Manhattan, 1946; La neige Ć©tait sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed ĆØ stata tradotta in 55 lingue, ĆØ stata riunita nelle Oeuvres complĆØtes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’Ć©tais vieux, 1970; Lettre Ć  ma mĆØre, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictĆ©es, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli ƀ la recherche de l’homme nu (1976), ƀ la decouverte de la France (1976), ƀ la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, ĆØ stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: Libro inviato al recensore dall’Editore, ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa ā€œAdelphiā€.