Il nome di Bruno Vespa sulla copertina di uno dei numerosi libri pubblicati per il cinquantenario dell’Apollo 11 potrebbe suscitare qualche legittima perplessità. Tuttavia questo libro non va esaminato con un atteggiamento pregiudizialmente sfavorevole: in primo luogo perché non è privo di meriti e riserva qualche sorpresa anche a un lettore esperto della materia; e poi perché bisogna tenere conto del pubblico al quale è indirizzato. Un pubblico che non comprerebbe, per esempio, le recenti uscite di Piero Bianucci, Giovanni Caprara o Patrizia Caraveo: perché non conosce gli autori, o forse perché li ritiene “troppo difficili”.
In questo caso Bruno Vespa è una garanzia: una narrazione che non si sofferma su astrusi dettagli tecnici o su sofisticate analisi storico-politiche, ma si focalizza sui protagonisti dell’impresa – personaggi di per sé abbastanza eccezionali – e sulle reazioni dei testimoni dell’epoca, alcuni dei quali ben noti a tutti.
L’autore inizia rievocando l’allunaggio dell’Apollo 11 tramite i ricordi di Tito Stagno, che cita il suo memorabile battibecco in diretta con Ruggero Orlando, che era a Houston, sul momento dell’effettivo contatto con il suolo del modulo lunare Eagle.
(In realtà, riascoltando quel passaggio seguendo la trascrizione dei dialoghi, si nota che l’equivoco fu dovuto al fatto che Stagno interpretò le parole di Aldrin “Contact light” come segnale dell’avvenuto atterraggio, mentre in realtà si trattava del primo contatto di una delle sonde che si protendevano sotto i pattini del LEM. L’emozione e la concitazione di quello storico momento fecero il resto.)
Nei capitoli successivi Vespa delinea una breve storia della gara spaziale fra americani e sovietici, con gli inziali successi dei russi e l’improvvisa battuta d’arresto dovuta alla morte prematura di Sergei Korolev, il progettista del missile vettore R-7 (tuttora usato in una versione aggiornata per lanciare le Soyuz) il quale, come direttore dell’ufficio tecnico OKB-1, era in buoni rapporti con Nikita Krusciov ed era riuscito a coordinare le molte anime e le troppe personalità del programma spaziale sovietico. Vespa nota giustamente che la soffocante burocrazia sovietica e la rivalità fra i vari uffici tecnici finirono per ostacolare il programma comune, ma non mette in evidenza il fatto che, dopo la tragedia dell’Apollo 1 nel gennaio 1967, la NASA dovette stringere il controllo sui suoi fornitori applicando metodi quasi dittatoriali, poco diversi da quelli usati da Korolev.
Anche in questa parte il libro si concentra più sui personaggi, inclusi precursori come Tsiolkovskij e Goddard, che sulla storia e sugli aspetti tecnici, mantenendo un tono di inchiesta giornalistica che, se può risultare insoddisfacente per un esperto della materia, mi sembra più che adeguato al pubblico verso il quale il libro è indirizzato.
Vespa rende omaggio a Oriana Fallaci, attenta cronista dell’epoca, e include nel testo lunghe citazioni dai suoi libri e dalle sue interviste: si tratta di brani che talvolta, riletti con gli occhi di oggi, fanno una strana impressione. È evidente che Oriana, pur essendo una acuta osservatrice della realtà americana dell’epoca, quando parlava degli astronauti esprimeva quasi esclusivamente le sue idiosincrasie personali. Esemplare la disistima – reciproca, va detto – fra lei e Neil Armstrong, due personalità antitetiche che non potevano trovare un punto d’incontro. Chi volesse approfondire la conoscenza di un personaggio unico e straordinario come Armstrong dovrebbe leggere la biografia di James Hansen, First Man – Il Primo Uomo (Rizzoli), citata anche da Vespa. Ma questo libro lungo e complesso si colloca probabilmente oltre l’orizzonte del pubblico a cui l’autore tradizionalmente si rivolge.
Non mancano inesattezze e lacune, alcune delle quali scusabili vista l’oggettiva complessità della materia; voglio segnalare soltanto la svista più grave, che riguarda il programma lunare sovietico. Vespa ricorda, giustamente, il disastro della sonda Luna 15, che nei giorni dell’Apollo 11 fallì l’allunaggio. Per i russi fu una pubblica umiliazione, dato che la loro missione non era affatto segreta: avevano dovuto discutere con gli americani il piano di volo, per rassicurarli che non c’erano rischi di interferenze con l’Apollo. Vespa però scrive che dopo Luna 15 i russi abbandonarono completamente i loro programmi lunari; ma questo non è affatto vero, perché alcuni mesi dopo i sovietici colsero il successo mancato grazie alla sonda Luna 16, e Luna 17, nel 1970, ottenne un primato assoluto: il primo veicolo teleguidato sul suolo di un altro mondo – il Lunokhod 1 – che fu anche il primo veicolo di superficie sulla Luna, precedendo di quasi un anno la Lunar Rover dell’Apollo 15. I sovietici chiusero definitivamente il loro programma di esplorazione lunare solo nel 1976, con la sonda Luna 24.
L’ultimo capitolo del libro è un excursus sulla Luna nel mito, nell’arte e nella letteratura, da Luciano di Samosata a Jackson Pollock, passando per Ariosto, Leopardi, Beethoven, Verne, Pirandello, Calvino… Non è del tutto fuori posto rispetto alla narrazione precedente, ma a tratti sembra quasi un ripensamento, o un contentino per un lettore di formazione classica.
Nel complesso però questo libro di oltre 250 pagine regge piuttosto bene anche il giudizio di un lettore già esperto della materia. Se la notorietà dell’autore può attirare qualche nuovo appassionato e distoglierlo dalle sgangherate sirene dei complottisti e dei negazionisti che infestano i social network, lo sforzo dell’autore e di chi lo ha assistito in questa impresa non sarà stato vano.
Bruno Vespa (L’Aquila, 1944) ha cominciato il suo lavoro di giornalista a 16 anni. Laureatosi in Legge con una tesi sul diritto di cronaca, ha vinto il concorso per entrare in Rai classificandosi al primo posto. Dal 1990 al 1993 ha diretto il Tg1. Dal 1996, la sua trasmissione “Porta a porta” è il programma di politica, attualità e costume più seguito. Tra i premi più prestigiosi ha vinto il Bancarella (2004), per due volte il Saint-Vincent per la televisione (1979 e 2000) e nel 2011 quello alla carriera, anno in cui ha vinto il premio Estense per il giornalismo. Tra i suoi ultimi volumi pubblicati, ricordiamo: Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi, Vincitori e vinti, L’Italia spezzata, L’amore e il potere, Viaggio in un’Italia diversa, Donne di cuori, Il cuore e la spada, Questo amore, Il Palazzo e la piazza, Sale, zucchero e caffè, Italiani voltagabbana, Donne d’Italia, C’eravamo tanto amati, Soli al comando e Rivoluzione.
Source: pdf inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa RaiLibri.
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