Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Respiro dello sciamano di Giuseppe Battaglia (Manni 2018) a cura di Nicola Vacca

21 dicembre 2018

gbGiuseppe Battaglia è uno psicanalista prestato alla poesia. In questi anni ha pubblicato alcune raccolte dedicandosi con cura alle parole.
Battaglia è un poeta che ama prendersi cura di quello che scrive. A lui interessa fare una poesia senza maschere.
Quello che apprezzo molto della sua poesia è l’autentica vocazione al dire senza mai nascondersi.
In questi giorni è uscito per Manni editori Respiro dello sciamano. Questo è senza dubbio il libro della maturità.
Il poeta sotto l’ira dell’inchiostro rovente si presenta nudo davanti alle parole. Egli scava per trovare una profondità nella parola aspra che sta sulla radura spoglia del tempo.
La vita è un mistero, compito del poeta (che è allo stesso tempo sciamano e veggente) è attraversare tutte le sue architetture contorte, insinuarsi nelle crepe del suo quotidiano equilibrio precario senza mai chiedere ragione al tempo del suo scorrere.

«Conoscersi / è il viaggio del poeta / irrequieto / per nascita o / per destino incerto».

Battaglia dà voce alle visioni annegate, come un filosofo insonne va per le strada con le sue ferite.
Incollato alla propria coscienza dalle sue stesse parole, il poeta scrive per non tacere davanti a tutto il fango che sporca l’esistenza.
Giuseppe Battaglia è un poeta della consapevolezza.
Davanti alla miseria del nulla non arretra.
Il vuoto ogni giorno avanza e comanda.
Il poeta davanti all’orrore del vuoto è lucido, rinuncia a posizioni nichiliste e si mette a scrivere poesie davanti alle fiamme che si propagano minacciose.
Respiro dello sciamano è il libro di un poeta che non ha paura di bere il vino amaro del suo tempo in cui si affacciano i mostri della coscienza. Ogni suo verso ci fa sentire addosso i brividi di un freddo che ci appartiene.
Giuseppe Battaglia apre il cassetto delle parole. Quelle parole, che hanno la volontà di potenza dei chiodi, sono diventate le poesie di questo libro.
Lascerà un segno la poesia senza maschere di un poeta che ha deciso di non tacere e di lottare contro i minuti di una civiltà impazzita.

:: Noir all’improvviso di Cecilia Lavopa (I Buoni Cugini 2018) a cura di Giulietta Iannone

19 dicembre 2018
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15 racconti compongono l’antologia Noir all’improvviso di Cecilia Lavopa, edita da I Buoni Cugini, con prefazione di Marilù Oliva.
15 racconti noir che hanno la peculiarità di concentrare tutta la carica destabilizzante e perturbante nel finale, scelta stilistica singolare che denota una precisa consecutio narrativa non frutto di improvvisazione.
In un primo tempo conosciamo la realtà di tutti giorni, quasi prosaica, normale, tranquillizzante, anche se i germi di una sottile inquietudine in realtà vengono gettati, ma con parsimonia, sottopelle. Poi il finale ribalta tutto, la calma apparente, le prospettive, la placida quotidianità, e proprio all’improvviso entriamo nel cuore nero della vicenda.
Cecilia Lavopa ha una proprietà narrativa notevole, attenta ai dettagli, alle sfumature, con grande immedesimazione, quando parla di soldatini in miniatura lo fa come un collezionista, quando ci descrive i lati più crudi del mestiere di poliziotto lo fa senza perifrasi, quando delinea le psicologie dei personaggi, lo fa con pochi tratti ma essenziali, netti, taglienti.
L’ho ammirata molto per questo, e sono sincera, scrivendo anche io racconti ho apprezzato la competenza con cui tratta temi diversi con naturalezza mettendo a frutto la sua grande esperienza di lettrice di argomenti i più vari, senza parole superflue, (si sa l’arte del racconto si gioca tutta nella brevità, nella mancanza, nella sottrazione). E ogni racconto diventa come un iceberg (la lezione di Hemingway sembra risuoni sottotraccia), il sommerso è più profondo e reale del visibile.
Un’ altra caratteristica che mi ha colpito è l’utilizzo del dialetto, di più dialetti, con competenza e certosina attenzione, frasi e parole intarsiate nella narrazione in lingua italiana, che rendono la lingua viva, dinamica, duttile.
Insomma Cecilia Lavopa è brava, la sua autentica passione per il genere filtra dalle pagine lasciando a volte sensazioni di reale disagio quando tratta della follia, della malattia, della solitudine, delle perversioni, o della semplice sfortuna di un ragazzo che si fa un tatuaggio.
Il mondo è noir, c’è poco da dire, descriverlo dopo tutto è solo un esercizio realistico di osservazione, analisi e interpretazione come Luigi Bernardi anche lui appassionato del genere aveva bene sintetizzato.
Se conoscete più Cecilia come fondatrice di “Contorni di noir” e animatrice culturale, beh avrete una gradita sorpresa. Da segnalare i disegni di Michele Finelli. Buona lettura!

Cecilia Lavopa, milanese d’adozione e tedesca di nascita, lavora in una compagnia di assicurazioni ed è blogger per passione.
Moderatrice per quattro anni del forum di Qlibri, ha fondato “Contorni di noir”, sito nel quale scrive recensioni di romanzi noir, thriller e gialli e realizza interviste.
Ha intervistato dal vivo autori come Tess Gerritsen, Lee Child, Glenn Cooper, Joe R.Lansdale, Massimo Carlotto, Jonathan Coe.
Ho partecipata a BookCity Milano come presentatrice di autori come: Alan Altieri, Marco Malvaldi e Charlotte Link.
Ha co-presentato (insieme al curatore Riccardo Sedini) Lomellina in Giallo 2012.
Ha presentato al NebbiaGialla 2018 (curatore Paolo Roversi) autori nazionali e internazionali.
Appassionata di gatti, se poi sono neri ancora di più. Ama tanto viaggiare, soprattutto con la fantasia.
“Noir all’improvviso” è la sua prima antologia di racconti.
La trovate su http://www.contornidinoir.it

Source: pdf inviato dall’autrice.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La vedova Couderc di Georges Simenon (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca

18 dicembre 2018
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La vedova Couderc è un romanzo di Georges Simenon uscito nel 1942.
André Gide entusiasta lo accostò allo Straniero di Albert Camus aggiungendo che il romanzo di Simenon si spingeva «molto oltre, quasi inconsapevolmente».
Adesso Adelphi lo ripropone (traduzione di Edgardo Franzosini).
Un romanzo duro, anzi durissimo, in cui il grande scrittore belga scende nell’abisso dell’animo umano.
C’è una finezza straordinaria dell’indagine psicologica, una discesa meticolosa nell’abisso di due esistenze.
Con una scrittura limpida e sintetica Simenon racconta, senza mai rinunciare a un ritmo incessante, una storia in cui l’angoscia e il disagio non concedono alcuna via di scampo.
Jean è un giovane appena uscito dal carcere e vaga senza una meta. Su un autobus che scorrazza per la campagna francese incontra la vedova Couderc. Lui finisce per fare il garzone nella fattoria di questa donna. Trai due si stabilisce uno strano rapporto. Lei gli si concede sessualmente senza alcuna complicazione sentimentale.
Jean vive in simbiosi con il nuovo ambiente. La vedova Couderc è una donna sola, odiata dai suoi parenti con cui ingaggia una guerra. Tra questi c’è la giovane nipote di cui Jean si innamora.
Jean comincia a abituarsi alle regole di quel rozzo mondo rurale nel quale è capitato per caso. Simenon è grande nelle descrizioni di questa strana campagna francese dove il progresso non è arrivato e i rapporti umani sono duri e difficili.
La vedova Couderc (Tati nel romanzo) è possessiva, Jean non riesce a sottrarsi al fascino della nipote.
Simenon entra nei dettagli dello squallore di queste esistenze disagiate che non riusciranno a sottrarsi al loro destino.
Jean, lo straniero che improvvisamente si trova coinvolto in un microcosmo di passioni di famiglia perverso e depravato, sarà travolto dagli eventi fino a essere coinvolto in un finale tragico che sarà la sua condanna definitiva.
La vedova Couderc è uno dei capolavori di Georges Simenon. Un romanzo sociale dalle intense tinte noir, uno spaccato della condizione umana dove troviamo ancora una volta i suoi personaggi: uomini e donne che si portano dentro inconsapevolmente un male di vivere che li annienterà.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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:: Follia di Patrick McGrath (Gli Adelphi, 1998) a cura di Elisa Napoli

17 dicembre 2018

folliaHo deciso di acquistare Follia dopo aver letto diverse recensioni positive elogianti questo romanzo, definito dai più come un viaggio psicologico in grado di tenere inchiodato il lettore in un susseguirsi di suspense e morbosa curiosità. Inutile negarlo, siamo tutti dei voyeurs, ci piace curiosare nella vita degli altri soprattutto se annega nell’ossessione, nella disperazione e nella violenza. Io stessa ho proseguito la lettura per vedere come terminavano le vicende di Edgar e Stella, la protagonista indiscussa del romanzo, ma anche la regina delle vite di tutti gli attori coinvolti. Moglie, amante, amica e madre, Stella recita con chiunque un copione diverso: è, al contempo, una donna affranta ed infelice, voracemente appassionata, talvolta approssimativa e da una vita procrastinatrice. Tutto inizia quando questa figura camaleontica (e per nulla risolta, oserei dire) conosce Edgar Starck, un paziente in cura nel manicomio in cui lavora suo marito Max, un brillante psichiatra. Fin da subito compie una scelta che, per quanto cerchi di negare a se stessa, sarà indicativa della noia nella quale versa la sua vita domestica, ma soprattutto sentimentale.

<<…avrebbe dovuto sapere che l’inganno corrode l’integrità di un matrimonio, e tenerne conto, ma non lo fece. Scelse di non farlo, e da questa scelta di comodo seguì tutto il resto>>.

Profondamente diverso da suo marito, Edgar (un uxoricida che non solo ha ucciso e decapitato la moglie ma l’ha anche enucleata) conosce Stella ad un ballo che si svolge all’interno del manicomio e i due, sotto gli occhi di tutti, danzano e chiacchierano. Si rivedranno poco dopo nel giardino dei Raphael e, da lì in poi, intrecceranno una relazione morbosa e ossessionante che culminerà nella distruzione. Ciò che mi ha profondamente colpito è come tutti, psichiatri e non, desiderino in qualche modo possedere questa donna bellissima, ben lontani dalla consapevolezza che sotto il mantello sacrificale dimori invece un animale assetato e astuto. Edgar è il solo ad averlo intuito ma è anche l’unica persona in grado di farle davvero del male, visto il suo passato. E, se tutto inizia da un ballo, lì si conclude: con lo stesso identico abito usato un anno prima, Stella, sfida gli sguardi del mondo psichiatrico celando nel suo cuore il peso di una scelta che la renderà finalmente libera, e non più prigioniera.

Patrick McGrath è cresciuto in Inghilterra e vive tra Londra e New York. Di lui sono apparsi presso Adelphi Il morbo di Haggard (1999) e Grottesco (2000). Follia è stato pubblicato per la prima volta nel 1996.

Source Acquisto personale.

:: Il Golem, Gustav Meyrink (Skira 2018) a cura di Viviana Filippini

17 dicembre 2018

Meyrink Il Golem“Il golem” è un romanzo di Gustav Meyrink pubblicato a puntate su una rivista fra il 1913 e il 1914 e poi in volume nel 1915. Da poco Skira editore lo ha ripubblicato con “Vampiri”, per dare il via alla sua nuova collana Gotika, che indaga il mondo dell’Occulto attraverso una nuova edizione dei classici della letteratura internazionale. “Il Golem” è uno dei più noti esempi di letteratura espressionista degli anni Venti del ‘900. Quello scritto da Meyrink è però un golem nuovo, poiché nelle pagine del romanzo la creatura è un’entità sì presente ma non definita, anzi è una presenza sfuggente che agisce seminando panico e terrore. Il golem di Meyrink non è quindi il classico mostro in materia grezza obbediente e devoto e ben radicato nella cultura tradizionale ebraica, la sua creatura letteraria è in un certo senso l’incarnazione del male, della maniacalità e della depravazione umana. La storia ha al centro la figura di Athasius Pernath, un intagliatore di pietre preziose ebreo. Un giorno Pernath si trova nel duomo di Praga e davanti a lui gli si para un individuo con il quale scambia il proprio cappello. Questo gesto, che potrebbe sembrare semplice e banale, catapulterà l’intagliatore a rivivere in una sorta di surreale sogno-visione la sua vita all’interno dell’antico ghetto ebraico di Praga. Pernath non è l’unico a sperimentare questa strana situazione dove accadono eventi drammatici in serie. Con lui ci sono il vecchio rigattiere Aaron Wassertrum, il quale per come agisce e per come si esprime è la rappresentazione del male incarnato. A fargli da contraltare nella raffigurazione del genio del bene c’è, invece, la figura di Hillel, un impiegato al municipio ebraico. Accanto a loro ci sono Miriam, la figlia di Hillel e Charousek, uno studente di medicina con un carattere sfaccettato e da scoprire. Il tutto prende forma in una Praga del passato, una città un po’ cupa, oscura e misteriosa, nella quale oltre alla fede, alla cabala, permane attorno ad ogni persona e cosa un’inquietante sensazione di mistero e pericolo incombente. Con “Il golem” Meyrink attua una vera e propria analisi della psiche dei diversi personaggi che agiscono nella trama narrativa, tutti profondamente tormentati e afflitti da conflittualità interiori e, per questo, coinvolti in una doppia lotta, una con il mondo e l’altra con il proprio io. Leggendo “Il golem” di Meyrink si ha come la sensazione che ognuna delle creature letterarie incarni le ossessioni e le paure di un animo umano incapace di affrontare le proprie angosce e il golem che alleggia sempre attorno a loro senza essere visto in modo chiaro e netto ne è la metaforica rappresentazione. Traduzione Carlo Mainoldi.

Gustav Meyrink (1868-1932), pseudonimo di Gustav Meyer, era figlio illegittimo del baroneKarl von Varnbüler, ministro del Württemberg, e di Marie Mayer. Dopo un’iniziale carriera di banchiere, si dedicò alla letteratura, all’occultismo, all’esoterismo, alla magia e allo spiritismo. Il Golem (1915) è il suo romanzo più importante e di maggior successo.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie a Letizia Castiello e alla staff dell’ufficio stampa SKIRA.

:: Attualità in ordine alla scelta tra legalità ed illegalità, Vanni Spada (Autopubblicazione, 2018) a cura di Daniela Distefano

17 dicembre 2018

Legalità ed illegalitàNella Presentazione di questo agile opuscoletto – affidata ad Osvaldo Terranova (Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana) – sono racchiuse le linee guida per comprendere l’analisi e l’indagine critica svolte da Vanni Spada, “un volto non associabile ad alcun egoismo, interesse privato di partito o di corrente”. Oggetto della sua dissetarzione, l’attuale crisi economica ed etica che caldeggia riflessioni sulle antinomie tra legalità ed illegalità. Inoltre, il libretto sprona i giovani desiderosi di armonie sociali. I temi sono molti, tutti di scottante attualità: “reati nei rapporti con la pubblica amministrazione”; “delitti informatici e trattamento illecito di dati”; “delitti di criminalità organizzata”; ” reati di concussione e corruzione” etc.. L’autore si premura di far conoscere, anche in modo dettagliato, i settori economici in cui opera la criminalità: pizzerie, alberghi, ristoranti, commercio ed altro. Emerge la consepevolezza di una coesistenza di economia legale ed illegale, laddove è oltremodo auspicabile una prevalenza della legalità sull’illegalità, ma su basi democratiche per un rinnovamento morale, economico e culturale del tessuto sociale. Scendendo nei particolari, si esaminano i vari reati come quelli cosiddetti “spia”: l’autoriciclaggio, le false fatturazioni, i reati ambientali, l’estorsione e l’usura. Una realtà affiora in superficie: l’economia criminale presidia di norma attività semplici come mercati economici in cui è richiesta una bassa tecnologia e compretenze esecutive. Insomma, tutto quello che sfugge ai radar degli organi di controllo, e che si mimetizza acutamente nell’economia sana. Il metodo violento però non tarda ad materializzarsi. Per quanto riguarda il riciclaggio di denaro, è ormai noto che bar e pizzerie sono un’ottima base per accumulare denaro di origine illegale. I bar sono punti di ritrovo. Niente che abbia a che fare con la scoperta dell’acqua calda, però l’autore giustamente fa notare come “ gruppi criminali puntano ad ottenere dei vantaggi di sistema”. Quello che ne viene fuori è un girone infernale alimentato dalla corruzione e dalle regole di potere. Importante sottolineare che il crimine in economia è molto presente al Sud del nostro Paese. Il libro è prezioso anche per questo voler offrire su un vassoio di decreti, articoli e commi, la fotografia, o forse è meglio dire radiografia, delle nostre piaghe sociali, quelle che ci trasciniamo strutturalmente da decenni, e quelle dovute alla contingente marea recessiva.

Vanni Spada è Dottore Commercialista, Revisore Contabile, nonché docente di ruolo di Scienze Economico-Aziendali; da sempre studioso del dibattito sulla scelta tra legalità ed illegalità.

Source: Libro inviato dall’Autore. Ringraziamo Paola Liotta per l’affettuosa mediazione.

Super Ottant’anni del primo super eroe da Nembo Kid a Superman di Filippo Rossi (Runa edizioni, 2018) a cura di Elena Romanello

15 dicembre 2018

la-copertina-di-super-saggio-analitico-scritto-da-filippo-rossi-e-disegnata-dallautore-stesso-e-colorata-da-stefano-vimercati-maxw-327Ottant’anni fa veniva pubblicato negli Stati Uniti il numero d’esordio di Action Comics, che introduceva il primo super eroe dei fumetti americani: Superman.
A questa icona dell’immaginario contemporaneo, ancora amatissima oggi, lo studioso e cultore nerd Filippo Rossi dedica il saggio Super, Ottant’anni di Superman, il primo supereroe. Il dio, l’uomo e la meraviglia… Superman, Batman, Wonder Woman: la saga dei supereroi DC, uscito per la padovana Runa Editrice con la prefazione di Paolo Gulisano, altro esperto di cultura del fantastico.
Superman nacque per iniziativa dei due ebrei statunitensi Jerry Siegel e Joe Shuster, che vollero introdurre il tema dell’eroe che lotta per giustizia e libertà e che si nasconde dietro ad un’identità fittizia, quella del giornalista Clark Kent. Volando nei cieli di Metropolis Superman, l’alieno Kar-El del pianeta Krypton, riprende e modernizza l’archetipo classico dell’eroe, e in questi ottant’anni il suo percorso è continuato, grazie ai corsi e ricorsi e al ritorno di fiamma ottenuto grazie a cinema e serie TV.
Il libro non parla solo di Superman, cita anche le altre icone DC Comics, come Batman, Wonder Woman e Aquaman, un universo in continua crescita e che nei prossimi anni avranno nuove incarnazioni al cinema e non solo. Filippo Rossi porta il suo lettore nel mondo dei super eroi, presentando la DC Comics, come Superman e soci hanno reintepretato i miti antichi e ricordando per esempio le quattro ere espressive dell’universo in questione, da quella aurea degli anni Trenta a quella attuale, dove sono subentrati dubbi e nuove tematiche. Il personaggio Superman è seguito in tutti i suoi ottant’anni di vita, ricordando anche che in Italia fu pubblicato all’inizio con il titolo di Nembo Kid, con tutti i vari luoghi e le sue vicende, oltre che per la fondamentale importanza avuta dal cinema nella costruzione dell’universo DC, dai serial degli anni Quaranta alle pellicole di Christopher Nolan e Zach Snyder passando per il Superman del compianto Christopher Reeve anni Settanta e per il Batman di Tim Burton.
Zach Snyder è oggetto di uno studio approfondito, così come agli ultimi film, in particolare Dawn of justice, ma anche Suicide Squad, in cui gli eroi diventano i cattivi, Wonder Woman Justice League. Non mancano anche richiami alle varie serie TV, anch’esse iniziate negli anni Cinquanta e continuate fino ad oggi, con le ultime incarnazioni di SupergirlGotham Arrow.
Un libro interessante e importante per raccontare una vicenda che non è stata e non è solo robetta da ragazzini, ma un’icona che ha cresciuto e sorretto più generazioni e che continua a riflettere il mondo di oggi, la ricerca di giustizia, ma anche i suoi problemi.  Super è un libro per appassionati e cultori, ma anche per curiosi e per chiunque pensi che non esistono arti superiori alle altre, ma solo storie belle e appassionanti da raccontare in tanti modi.

Provenienza: omaggio della casa editrice che ringraziamo.

Filippo Rossi, detto “Jedifil”, è nato domenica 14 febbraio 1971 a Rovigo, alle 14.40, e vive a Trieste. Si occupa di telecomunicazioni digitali, fumetto, illustrazione, grafica e scrittura. È uno dei massimi esperti di Star Wars; ha pubblicato nell’ottobre 2017, presso Áncora Editrice (Milano), il volume La Forza sia con voi – Storia, simboli e significati della saga di Star Wars, scritto con l’esperto Paolo Gulisano. Oltre a essere ideatore e co-fondatore di Yavin 4 (il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza – http://www.yavinquattro.net) ha realizzato l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come miglior fanzine italiana di science fiction. Per Oscar Mondadori ha supervisionato la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Guerre Stellari e si occupa di tutti gli attuali romanzi ufficiali Star Wars (Lucasfilm). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.

:: Sulle tracce dei nostri antenati in Italia di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi e C’era una volta Homo… di Flavia Salomone (Edizioni Espera 2016 2017) a cura di Giulietta Iannone

14 dicembre 2018
Sulle tracce dei nostri antenati

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Oggi vi parlo di due agili volumetti complementari perfetti per avvicinare i vostri bambini e ragazzi all’archeologia e all’antropologia. La materia è complessa ma è stata semplificata utilizzando i più moderni sistemi didattici per veicolare i concetti in maniera chiara, completa ed esauriente. Il primo si intitola Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Cronache dal Lazio preistorico per piccoli antropologi itineranti. È stato scritto da Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi. È un volume di un’ ottantina di pagine, a colori, in carta lucida, con piacevoli illustrazioni di Giada Giannetti e di facile consultazione. Ci parla di un argomento affascinante la venuta dell’ uomo sulla terra, e di tutti i suoi progenitori partendo dagli ominidi che si differenziarono dagli scimpanzé in ere assai remote.
Il volume, suddiviso in tre parti di diverso colore, ha una peculiarità quella di rivolgersi ai bambini, solitamente esclusi dalle opere editoriali di divulgazione scientifica.
Nella prima parte evidenziata dal colore rosso si parla dell’evoluzione umana in Europa e in Italia, oltre a descriverci in modo puntuale e avvincente com’era il Lazio milioni di anni fa.
In blu vengono narrate le cronache delle scoperte che via via si sono fatte
Infine nell’appendice, in verde, possiamo trovare l’elenco di tutti i musei archeologici più importanti del Lazio con gli orari di apertura e le maggiori particolarità.
A tutti gli interrogativi, che via via si sono posti nello studio del percorso lungo e complesso dell’evoluzione, possiamo oggi dare risposte certe grazie allo studio dei fossili giunti fino a noi in modo avventuroso e utilizzabili come una vera e propria mappa su cui basare le nostre ricerche. L’uomo moderno come un investigatore collegando indizi e prove è stato in grado infatti di ricostruire il passato, in maniera attendibile, risalendo a tutte le specie umane e animali che vissero sulla terra milioni di anni fa e delineando in maniera sempre più precisa la conformazione del pianeta.
Lo studio è ancora in divenire e nuove scoperte potrebbero ribaltare anche del tutto le nostre attuali conoscenze.
Il testo è piuttosto regionalistico, (anche se c’è uno sguardo sull’evoluzione dell’uomo in Europa) ci parla principalmente del Lazio dei reperti qui rinvenuti, di come era morfologicamente in ere preistoriche.

Homo

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Il secondo volumetto dal titolo C’era una volta… Homo Da Homo naledi ad Argil fino ad Homo sapiens. Un lungo viaggio nel tempo alla scoperta delle nostre origini, integra il precedente ed è più focalizzato sull’evoluzione umana, e sui reperti ritrovati in tutto il pianeta, non solo nel Lazio, da Lucy, al bambino di Tuang, all’uomo di Pechino, fino alla mamma di Ostuni, la più antica del mondo.
Si parla ancora di “anello mancante” nell’evoluzione umana ovvero di un punto di congiunzioni tra gli animali e l’uomo? Oggi si preferisce pensare invece che a una “catena” evolutiva lineare, a modalità evolutive molto più complesse che si possono definire “a cespuglio” ovvero sistemi molto ramificati in cui specie diverse hanno anche convissuto per lungo tempo prima che alcune si estingussero.
L’evoluzione dell’uomo sebbene parte di un processo lentissimo di adattamento se vogliamo può essere fatta iniziare dal suo diventare bipede, ovvero camminare sue due zampe in posizione eretta, potendo così utilizzare gli arti superiori per afferrare oggetti, raccogliere bacche e frutti, costruire utensili per la caccia, e per le sue funzioni di tutti di giorni, fino alle sue attività artistiche come i disegni rupestri.
Poi la scoperta del fuoco fu basilare per sopravvivere durante i cambiamenti climatici anche repentini, fino all’uso del linguaggio per comunicare che differenziò l’ Homo Sapiens completamente da altre specie concorrenti.
Studiare il passato non è mai stato così divertente. Ora tocca a voi archeologi di domani.

Flavia Salomone vive e lavora a Roma. Biologa e antropologa fisica, dopo la laurea presso la Sapienza Università di Roma, per alcuni anni ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.), presso il laboratorio di antropologia della Sapienza e del Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini di Roma. Si occupa di divulgazione scientifica, anche attraverso le nuove tecnologie multimediali e dal 2014 propone attività educativo-didattiche presso le scuole elementari e le librerie specializzate per bambini. Autrice di varie pubblicazioni scientifiche, con Edizioni Espera ha pubblicato “C’era una volta… Homo”.

Luca Bellucci, naturalista e paleontologo, autore di varie pubblicazioni scientifiche, studia la sistematica dei grandi mammiferi plio-pleistocenici italiani. Si occupa anche di divulgazione scientifica con laboratori didattici. Progetta e realizza inoltre app, modelli e stampe 3D di fossili. Attualmente assegnista di ricerca presso il Polo museale Sapienza, è membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana.

Giorgio Manzi, Professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, dove è anche direttore del Museo di Antropologia G. Sergi e del Polo museale Sapienza. Le sue ricerche, documentate da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, principalmente riguardano argomenti di paleoantropologia e di biologia di popolazioni umane antiche. Come divulgatore, collabora con quotidiani, riviste, radio e TV; fra i libri più recenti, “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (Il Mulino, 2013) e “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (Il Mulino, 2017).

Source: libri inviati dall’editore. Ringraziamo Flavia dell’Ufficio stampa Edizioni Espera.

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:: L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi di Antonio Zoppetti (Franco Cesati Editore 2018) a cura di Giulietta Iannone

13 dicembre 2018
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Facciamo un gioco: prendete un quotidiano cartaceo o in rete, scegliete un articolo a caso ed evidenziate quanti anglicismi o pseudo anglicismi trovate.
Fatto?
Ora contateli e magari circolettateli con il pennarello giallo.
Quanti ce ne sono? Nessuno? Meno di cinque? Più di cinque? Conoscete di ogni termine il reale significato, anche di quei termini economici da cui dipendono le sorti della nostra vita? Conoscete parole italiane che li equivalgono?
Antonio Zoppetti, già autore di Diciamolo in italiano: l’abuso dell’inglese nel lessico dell’Italia e incolla (Hoepli 2017), deve aver fatto un gioco simile, e deve essersi spaventato. Certo sì usiamo parole straniere (non c’è niente di male in questo) se non c’è un’alternativa nella nostra lingua, ma se invece questa alternativa c’è, e pure con maggiori sfumature di significato, perché ostinarci a usare termini stranieri o pseudo tali (ammettiamolo certe parole sono davvero tremende: perché usare appetizer? quando c’è stuzzichino o antipasto) dei quali, forse, non ne conosciamo nemmeno appieno il significato?
E così il nostro simpatico Zoppetti, ormai paladino di questa crociata per la difesa della lingua italiana, ha fatto una specie di contro guida, di dizionario dei sinonimi (se scrivete per lavoro o per svago usateli, sono fantastici per arricchire lessico e precisione di termini) e l’ha intitolata L’Etichettario – Dizionario di alternative italiane a 1800 parole inglesi. Un testo divertente, di agile lettura e nello stesso tempo serio e completo, impaginato in maniera molto originale e ricco di aneddoti, curiosità, precisazioni linguistiche e culturali.
Se avete in mente di fare come regalo di Natale per un vostro figlio o nipote che studia al Liceo o all’Università, un regalo utile e non banale, beh con questo libro andate sul sicuro. Ha una copertina vivace e colorata ed anche un oggetto libro assai piacevole.
L’utilizzo di sinonimi arricchisce il nostro lessico e il nostro linguaggio, e più pensiamo bene, più parliamo bene, più scriviamo bene migliorando le nostre capacità intellettive e di interazione con gli altri.
L’appiattimento dell’utilizzo acritico di questi termini stranieri o finto stranieri coniati ad hoc può avere ripercussioni anche negative sulla comprensione del narrato, o sull’annacquamento di certi termini che invece hanno valenze molto gravi e serie.
Pensiamo solo al termine offshore, quando lo si usa c’è quasi un intento ironico, alla moda, neutro quando in realtà si parla di società con sedi in paradisi fiscali, che svolgono azioni fraudolente evadendo le tasse. Detto in italiano non vi dà maggiore senso della gravità del problema?
E prendiamo un altro termine come hacker, usato in italiano quasi sempre con valenze negative e dispregiative, quando può averne anche di positive nel senso di esperto informatico, mago del computer, quando l’etica e la filosofia hacker non prevede il danneggiamento, il furto di dati, lo sfruttamento personale per ottenere guadagni illeciti, in questo caso c’è il termine cracker a definire il vero pirata il ladro o criminale informatico.
Lascio a voi scoprire la grande ricchezza di questo testo, che vi consiglio di tenere sempre a portata di mano.

Antonio Zoppetti si occupa di lingua italiana come redattore, autore e insegnante. Nel 1993 ha curato il riversamento digitale del Devoto-Oli, il primo dizionario elettronico italiano. Nel 2004 ha vinto il Premio “Alberto Manzi” per la comunicazione educativa. Ha scritto vari libri di linguistica e alcuni manuali di italiano pubblicati da Hoepli.

Source: libro inviato dall’ editore. Si ringrazia l’ Ufficio Stampa Cesati.

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:: Paranoia di Shirley Jackson (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca

13 dicembre 2018
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Il mondo interiore di Shirley Jackson è stato sempre popolato dai fantasmi. La scrittrice americana, morta a soli quarantotto anni, è stata definita la maestra di Stephen King.
Tutti i suoi romanzi e i racconti contengono elementi psicotici e la sua scrittura fa venire i brividi.
Ma sono molti i registri con cui la Jackson si è cimentata. Leggendo Paranoia, recentemente pubblicato da Adelphi nella traduzione di Silvia Pareschi, si scoprirà che la scrittrice sa essere ironica, comica e dotata nella sua scrittura di una vena fertile di umorismo.
Paranoia è un libro davvero utile per conoscere da vicino la grande scrittrice americana.
È una raccolta di scritti che contiene racconti inediti o pubblicati su riviste, testi umoristici sulla storia della sua famiglia e una serie di articoli brillanti sul mestiere di scrivere.
Ironia, leggerezza, terrore e angoscia. In questo libro ci sono tutti gli elementi per conoscere a fondo Shirley Jackson.
Paronoia, a mio avviso, dovrebbe essere letto prima di avventurarsi nelle pagine dei suoi romanzi.
È lei stessa che conduce il lettore nel suo mondo, aprendo le porte a tutto quelle possibilità sospese tra il brivido e la follia che la sua scrittura, attraverso le storie che inventa, suggerisce.
L’incubo che vive Mr. Halloran Beresford nel racconto che dà il titolo al libro mette addosso i brividi. Tutto quello che accade al protagonista dopo una piacevole giornata d’ufficio ci porta ai confini di una realtà in cui l’inverosimile, l’assurdo, l’incubo e l’angoscia deflagrano dando vita a una trama che tiene i lettori legati alle pagine con un forte senso di inquietudine.

«Trovo molto difficile distinguere tra vita e finzione. Sono una scrittrice che, per una incredibile serie di coincidenze, si trova seduta alla macchina da scrivere per poche ore al giorno, visto che trascorro il resto del tempo a passare l’aspirapolvere sul tappeto del soggiorno, a portare i figli a scuola o a cercare qualcosa di nuovo da preparare per cena».

Così si presenta Shirley Jackson in Come scrivo, un articolo in cui la scrittrice sottolinea come le sue storie nascano dallo stretto rapporto tra la letteratura e la vita.
In queste pagine ci confida come le sue storie prima di scriverle se le racconta per tutto il giorno mentre è occupata dal quotidiano in quelle cose che non richiedono grandissima capacità immaginativa.
Paranoia è un libro sorprendente che ci rivela tutto il mondo di Shirley Jackson, una donna (e una scrittrice) talmente interessata alla realtà che ha bisogno di credere ai fantasmi.

Shirley Jackson nata nel 1916 a San Francisco,  è oggi riconosciuta come una delle autrici più incisive del gotico americano: Stephen King la cita tra i suoi maestri, Joyce Carol Oates è una grande ammiratrice. Jackson scrisse gran parte dei suoi racconti dell’orrore negli anni Cinquanta e Sessanta, ma in vita conobbe una certa notorietà solo per gli articoli di economia domestica e i ritratti di vita famigliare pubblicati su riviste femminili, oltre che come moglie del critico letterario Stanley Edgar Hyman, professore al Bennigton College. Morì nel 1965.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Il principe degli sciacalli di Rebecca Moro (Fanucci, 2018) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2018
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Fanucci editore torna ad arricchire la sezione fantasy con una voce italiana, Rebecca Moro, che esordisce con Il principe degli sciacalli, primo volume della saga dei Quadranti.
Se il buon giorno si vede dal mattino, come dicevano le nostre nonne, c’è da essere soddisfatti, perché finalmente si legge un qualcosa di interessante, intrigante, dark e crudo, decisamente fantasy e non una storiella che di fantastico ha poco per ragazzine in cerca di emozioni terra terra. Tra le righe ci sono echi di autori come ovviamente George R. R. Martin, di cui i fan aspettano con impazienza la conclusione della saga di Westeros, ma nell’attesa non disdegnano certo altre storie di passioni e lotte, cruente il giusto e con la costruzione di un mondo a tratti terribile ma che sa conquistare.
Un altro autore che viene in mente, leggendo queste pagine, è Terry Goodkind con la saga de La spada della verità, non per la somiglianza della vicenda, ma per le atmosfere simili, di un fantasy che non è certo favolette per ragazzini ma ricostruzione e elaborazione di un mondo immaginario ma con tante metafore storiche e non.
In pochi giorni e in una lunga notte di sangue la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invade il più forte dei Quadranti dell’Impero umano, in un macrocosmo dominato da varie stirpi di esseri. La famiglia del Mastro è stata travolta, nessuno degli storici alleati si è fatto vedere e i Ti-Jak, creature tra uomini e rettili hanno falciato la resistenza.
Il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni sono sopravvissuti ma il loro destino sembra essere peggiore della morte, perché Raven è destinato a diventare lo schiavo sessuale del Jekret, mentre le due ragazze dovranno andare in sposa a due principi dei Ti-Jak.
Un cambiamento improvviso e inumano, ma forse ci saranno sorprese per tutti e tre, e quelli che dovevano essere i mostri si riveleranno diversi e ci sarà una speranza di rinascita. Anche perché non è detto che gli invasori siano le vere bestie e il vero pericolo, che può arrivare da altri umani.
Una storia avvincente, con tra le righe tematiche come la diversità, il ruolo della donna, la guerra, l’omosessualità, non nuove al fantasy ma qui viste comunque in un’ottica interessante e innovativa, per una vicenda che non si esaurisce qui e continuerà.
Il principe degli sciacalli alla fine entra nell’abisso più profondo dell’animo umano, racconta il confronto presente dai tempi più antichi tra uomo e bestia, tra abissi di follia e voglia di eroismo. E’ d’obbligo a questo punto attendere i nuovi capitoli, magari sognando un adattamento cinematografico, e forse, date le tematiche, non ci starebbe male un Guillermo del Toro..

Rebecca Moro, pseudonimo di Silvia M. Moro, vive a Padova ed è mamma di 3 bimbi, avvocato, lettrice accanita, blogger. Adora tutto ciò che è sopra le righe e diffida dei sentimenti tiepidi, perché se non c’è la passione non c’è sapore. Con l’altro pseudonimo di S.M. May ha pubblicato i romanzi Nuvole (2013) per Triskell Edizioni e Addio è solo una parola (2015) per Youfeel Rizzoli. Come autrice self, inoltre, ha pubblicato, nel genere gay romance, la serie Lara Haralds – The Strange Matchmaker (Cambio gomme, Neve fresca, Ghiaccio salato, Doppio velo e Infinito Stupore); nel genere sci-fi la serie Oro (Il sangue non è acqua e Oro); il romanzo Secret Funding (2015), uscito anche in edizione inglese e in edizione tedesca per Dead Soft Verlag; e infine il legal thriller Gabbia per uccellini (2017).

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa Fanucci che ringraziamo.

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:: Nostra Signora dei Dolori – Le apparizioni della Madonna in Rwanda a Kibeho di Vincenzo Mercante (Edizioni Segno 2016) a cura di Daniela Distefano

11 dicembre 2018

NOSTRA SIGNORA DEI DOLORI - V. MercanteEra il 28 novembre del 1981, quando, in un fazzoletto di terra africana, la Madonna apparve ad alcune ragazze invitandole a pregare per la salvezza del mondo. Perché scelse di manifestarsi in questo paese martoriato? Nel 1980 Kibeho era una tipica cittadina della regione di Gikongoro, dove continuavano vivissime le influenze dei riti tribali. La prima apparizione ebbe come protagonista Alphonsine Mumureke, alunna di 16 anni, pia e mite. Sabato 28 novembre 1981 si trovava nel refettorio quando, mentre serviva a tavola le compagne, sentì una voce che la chiamava: “Figlia mia”. Sebbene intimorita, rispose: “Eccomi”, inginocchiandosi e facendo il segno della croce. Improvvisamente si ritrovò in un altro luogo pieno di luce e gradualmente vide uscire da una nuvola la figura di una donna bellissima, vestita di bianco con un velo candido che le cingeva la testa, mentre le mani erano giunte sul petto. Fattasi coraggio, Alphonsine chiese: “Chi sei?”. Ella rispose: “Sono la Madre del Verbo, ma tu cosa pensi della religione?”. “Io amo Dio e sua Madre che ci ha dato il Figlio che ci ha salvati”, replicò. “Se è così – continuò la bella Signora – vengo a rassicurarti perché ho ascoltato le tue preghiere. Vorrei però che le tue compagne avessero più fede, perché non credono abbastanza”. E la ragazza: “Madre del Salvatore, se veramente sei tu che vieni a dirci che nella nostra scuola la fede è poca, vuol dire che vieni ad aiutarci. Sono proprio contenta che tu sia apparsa a me”.
Il 28 novembre 1989 si verificò l’ultima apparizione con l’accorato messaggio:

Figli miei, il fatto che vi dico addio non significa che mi dimentichi dell’Africa e del mondo. Attraverso Alphonsine vi ho manifestato i miei desideri. Pregate, seguite il vangelo di mio Figlio e sarete felici nell’intimo della vostra anima. Vi benedico tutti come siete. La benedizione non la do solo a coloro che sono venuti qui a Kibeho ma al mondo intero. Le vostre dififcoltà presentatele come offerta, siano il vostro sacrificio quotidiano. Figli miei, non c’è sotto il cielo un luogo in cui si possa trovare riparo dalle disgrazie. Ciò che importa è saperle accettare ed offrirle per la conversione dei peccatori. Ditemi sempre tutti i vostri desideri, perché io vi amo, vi amo assai! E sono venuta perché vedevo che avevate bisogno del mio aiuto”.

Come è facile prevedere, dilagarono incredulità, dubbio e scetticismo tra le ragazze, le suore e i sacerdoti, in quanto non si era mai sentito che la Madonna conversasse per ore con una veggente. Ma il 12 gennaio 1982 un’altra alunna, Nathalie M., di 18 anni, ebbe il dono di una manifestazione celeste nel dormitorio del collegio e ricevette il seguente messaggio:

Figlia, sono triste! E ciò che mi affligge è che ho comunicato un messaggio e voi non l’avete accolto come desidero”.

In lunghi colloqui la Madonna educa Nathalie a intercedere per il mondo e a pregare.

Prega molto per il mondo, perché sta scomparendo la fede. Prega ininterrottamente . Mentre tu sei ancora su questa terra, devi contribuire alla salvezza di molti uomini togliendoli dal pericolo di dannarsi. Ti renderò animatrice di preghiera”.

Fu triste Nathalie quando la Santa Vergine Maria le rivelò che la sua vita sarebbe stata segnata dalla sofferenza. Amorevolmente la educò ad accettare il dolore con serenità, insegnandole che anche la sofferenza viene dalle mani di Dio con una finalità prestabilita, quasi sempre ignota alla ragione umana, perché la vita non è assurda è solo misteriosa. La Madonna apparve anche ad altre compagne, un dono di incalcolabile valore in un luogo oggetto di attività infernale (Terribile calamità, il genocidio tra Hutu e Tutsi. In Rwanda furono massacrate circa un milione di persone, perlopiù di etnia Tutsi. Ma atroce fu pure la persecuzione contro i cristiani). A ricordo delle apparizioni, a Kibeho, è stato eretto il Santuario di Nostra Signora dei Dolori visitato da milioni di persone.

Vincenzo Mercante vive ed opera a Trieste. Laureato in lettere moderne all’Università di Padova, già insegnante di materie letterarie nei licei scientifici statali, diplomato in Sacra Scrittura a Roma, ha frequentato corsi in psicologia, cinematografia e biblioteconomia conseguendone attestati di merito. In qualità poi di giornalista-pubblicista ed esperto di comunicazione massmediale collabora con vari settimanali, riviste di argomento storico-letterario e numerosi periodici. Fondatore del Centro Culturale David Maria Turoldo, organizza incontri musicali,  storici e letterari, sia di prosa che di poesia, nonché dibattiti cinematografici. Il 25 maggio 2008 Vincenzo Mercante ha ricevuto una Menzione Speciale da parte dell’Associazione Altamarea nell’ambito del Premio Letterario Internazionale  Trieste “Scritture di Frontiera dedicato ad Umberto Saba 2007”. Precedentemente, oltre ad una segnalazione nel Concorso Nazionale Ibiskos Città di Salò per la narrativa, il 28 aprile 2008 gli è stato assegnato il secondo premio internazionale di letteratura Portus Lunae città di La Spezia per il saggio sul popolo ebraico intitolato Il dolore bimillenario.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo la signora Miriam dell’Ufficio Stampa di “Edizioni Segno”.