Archive for the ‘Recensioni’ Category

La nemica di Brunella Schisa (Neri Pozza, 2018) a cura di Elena Romanello

7 gennaio 2019

arton148304Marcel de La Tache è un giovane giornalista di belle speranze nella Parigi del 1786 e un giorno, mentre si sta recando al lavoro, assiste nella piazza della Cour du Mai ad un atroce supplizio: una donna, giovane e bella, viene fustigata e marchiata con la V di voleuse, ladra. Marcel scopre che la condannata altri non è che Jeanne de La Motte Valois, nobildonna di oscure origini implicata nello scandalo della collana, che ha coinvolto anche la regina Maria Antonietta e il cardinale di Rohan con l’acquisto a rate di una costosissima collana, non fatto dalla sovrana ma portato avanti con l’inganno dalla contessa raggirando anche Rohan.
Il giovane inizia, usando le tecniche di quello che verrà chiamato giornalismo investigativo, a indagare sul caso, incontrando anche la donna, rinchiusa alla Salpetriere, per la quale arriverà a provare un’attrazione senza controllo, mentre è prossimo al matrimonio. Quando Jeanne riesce a fuggire in Inghilterra dove comincia a pubblicare le sue memorie, in cui racconta cose imbarazzanti sulla Regina e la corte, Marcel si troverà diviso tra la moglie, gli eventi che stanno trascinando la Francia nel baratro della Rivoluzione, i ricatti di spie della corte che conoscono i suoi legami con Jeanne e Jeanne stessa, che continuerà a visitare in esilio e ad essere affascinato da lei.
Non è la prima volta che l’immaginario si occupa dello scandalo della collana, fattaccio che esplose in una Francia indebitata e piena di malcontento nel 1785 e che secondo Goethe fu l’antefatto della Rivoluzione, trascinando la monarchia francese, e Maria Antonietta in particolare, nella vergogna, anche se poi anni dopo fu dimostrata l’innocenza e la buona fede della sovrana. Alessandro Dumas padre dedicò un romanzo al fatto, La collana della regina, non uno dei suoi migliori ma abbastanza avvincente e da tenere attaccati alle pagine, ci sono stati un paio di film non eccelsi ma decorativi e del caso della collana ha parlato anche il manga e anime di culto Versailles no Bara, noto in Italia come Lady Oscar, oltre che un ottimo saggio di Benedetta Craveri che è servito di ispirazione all’autrice.
Una storia quindi sempre affascinante, un inganno da romanzo poliziesco portato avanti da una donna troppo bella, una Milady truffatrice ma abbastanza ingenua, poi travolta dagli eventi che la portarono pare a suicidarsi: Brunella Schisa accoglie questa ipotesi, negli anni si parlò anche di omicidio, ma anche che Jeanne fosse ancora viva e vegeta e continuasse anni dopo a scrivere libelli contro Maria Antonietta.
Brunella Schisa sceglie di raccontare la storia dal punto di vista di un personaggio inventato ma ricalcato su molti giornalisti dell’epoca, a cominciare dal rivoluzionario Camille Desmoulins: Marcel si rende conto di vivere in tempi che stanno cambiando, vuole fare bene un lavoro che sarà sempre più fondamentale e finisce travolto da una storia intrigante ma molto più grande di lui e da una donna, un’anti eroina di sicuro fascino, dolente ma anche pericolosa.
La nemica è un libro per tutti gli amanti della storia della Rivoluzione francese e dei suoi protagonisti, ma anche una riflessione sull’importanza della verità, sul saper raccontare i fatti, sul non sapersi far imbrogliare da quello che è falso, sul potere della seduzione e della disperazione.

Brunella Schisa è nata a Napoli. Dopo aver lavorato come traduttrice, esordisce nella narrativa nel 2006 con il romanzo La donna in nero (Garzanti) che riceve numerosi riconoscimenti tra i quali il Premio Rapallo. Giornalista di Repubblica, ha curato per anni la rubrica dei libri sul Venerdì, con cui adesso collabora. Tra le sue opere Dopo ogni abbandono (Garzanti, 2009) e La scelta di Giulia (Mondadori, 2013).

Provenienza: libro del recensore.

:: La misura dell’uomo di Marco Malvaldi (Giunti 2018) a cura di Federica Belleri

7 gennaio 2019
la misura dell'uomo di marco malvaldi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Marco Malvaldi ci propone un romanzo particolare, ambientato nella Milano autunnale del 1493. Ludovico Il Moro ne è il Signore, anche se viene considerato un usurpatore e non è poi così amato. A Milano risiede pure Leonardo da Vinci, vegetariano, con la sua tunica rosa e il suo essere incompreso da molti. Fra i due un rapporto di lavoro, una statua equestre di proporzioni enormi.
Fra i due anche il cadavere di un uomo ritrovato avvolto in un sacco nel cortile delle Armi al Castello. Chi è e come è morto? Perché il suo corpo si trova proprio in quel luogo preciso?
La caratteristica principale di questo libro è l’ironia, mescolata a fatti storicamente provati e ad altri totalmente inventati. Molte le verosimiglianze. Simpatia unica suscita nel lettore la voce narrante, che alterna il linguaggio dell’epoca al nostro, contemporaneo. L’effetto è davvero piacevole. Simpatia suscitano anche le note dell’autore, che vi consiglio di leggere.
Non mancano, al romanzo, gli intrighi e le cospirazioni, i sogni infranti, il desiderio di acquisire informazioni ad ogni costo. La voglia di conquistare territori, senza avere alcuna capacità tattica. Non mancano le donne, mogli e amanti, irascibili e passionali. Non possono mancare i medici e gli astrologi, i consiglieri di palazzo.
Leonardo, uomo d’arte e di scienza. Bisognoso di fiducia e gran lavoratore. Un omaggio, questo di Malvaldi, a un genio. Un omaggio a Milano, città di commercio e di sfide economiche. Un punto fermo sui segreti e sugli errori che i personaggi cercano di nascondere come possono, anche a se stessi.
Assolutamente consigliato.
Buona lettura.

Fonte: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: “La città polifonica”, il saggio sull’antropologia della comunicazione urbana di Massimo Canevacci (Rogas, 2018) a cura di Irma Loredana Galgano

2 gennaio 2019

La città polifonicaDopo le edizioni brasiliane e la prima italiana, risalente al 1997, Massimo Canevacci decide di riproporre il suo saggio sull’antropologia della comunicazione urbana La città polifonica, che viene pubblicato a settembre 2018 da Rogas Edizioni.
Un testo a cui l’autore sembra essere particolarmente legato, sarà per il fatto che narra dell’indagine grazie alla quale ha «appreso a stare sul campo». Un campo davvero complesso, la metropoli di São Paolo, che ha stimolato al massimo il suo “stupore metodologico”. Un viaggio profondo nella megalopoli che ne ha scaturito un altro, più intimo e personale, alla ricerca di se stesso e delle proprie emozioni, sensazioni. Lo stupore di questi sentimenti provati ha consentito a Canevacci di trovare la giusta apertura verso la ricerca, la comprensione, l’indagine e l’analisi. Aprirsi verso l’ignoto ha rappresentato la svolta e la buona riuscita dell’indagine sul campo.
Uno spaesamento che provano tutti gli etnografi, maggiormente se alla prima esperienza sul campo, uno smarrimento che tale non è, piuttosto un passaggio per arrivare all’altro attraverso se stessi.
Polifonia, comunicazione e ubiquità sono le parole chiave per seguire e interpretare l’indagine sul campo dell’autore, condotta in una metropoli che oggi è certamente diversa, sul piano sociale e architettonico, rispetto al tempo della ricerca ma non al punto da inficiarne gli esiti. E proprio la permanente validità sembra avere spinto Canevacci alla ripubblicazione del testo, con qualche accorgimento e una nuova premessa introduttiva.
Nella prima parte del testo l’autore richiama i grandi antropologi, ne rammenta i lavori, le indagini e le riflessioni. E sembra farlo, più che per edurre il lettore alla comprensione, per ritrovare in questi i prodromi delle conclusioni cui egli stesso giunge.
E così l’antropologia interpretativa di Clifford Geertz, le notevoli opere di Claude Lévi-Strauss come anche la critica letteraria di Michail Bachtin si fondono alle riflessioni dello stesso Canevacci generando una sorta di voce corale, anch’essa polifonica come la città indagata dall’autore.
L’esotico e il comune, l’architettura e i suoni si mescolano nel resoconto di Canevacci esattamente come tutto ciò i suoi occhi hanno osservato e le sue orecchie ascoltato nel periodo trascorso a São Paolo.
Nella seconda parte ci si addentra sempre più nei meandri di questa enorme megalopoli come anche nelle riflessioni dell’autore. Un percorso dove l’occhio sembra farla da padrone. L’osservazione è fondamentale e prioritaria al punto che, per rendere meglio l’idea di quanto narrato, Canevacci inserisce nel testo numerose foto di angoli, installazioni, architetture, soggetti, persone, simboli e quant’altro può servire a definire i contorni di questa immensa capitale del consumismo, sociale prima ancora che economico e commerciale.
Un saggio antropologico, La città polifonica di Massimo Canevacci, senz’altro interessante, anche per chi non studia o non conosce le linee guida di un resoconto etnografico. Un saggio sull’antropologia della comunicazione urbana che dimostra il forte legame che unisce una metropoli, che può essere São Paolo come una qualsiasi altra capitale mondiale, a un remoto villaggio Bororo. Comunicazione che nell’era digitale diventa subito connessione. Trasformazione. Evoluzione. E tutto a una velocità che non smette di sorprendere, esattamente come lo studio antropologico ma non antropocentrico condotto anche da Canevacci in Terra Brasilis.

:: Fiabe Faroesi (Iperborea 2018) a cura di Viviana Filippini

2 gennaio 2019

fiabeContinua il viaggio nelle fiabe nordiche di Iperborea con la pubblicazione del volume “Fiabe Faroesi” provenienti dalle Isole Faroe, una provincia del regno della Danimarca. Quello che colpisce durante la lettura del volume tradotto da Luca Taglianetti, è la sensazione di compiere un vero e proprio viaggio nelle isole del Nord Atlantico, in un mondo dove i verdi paesaggi primordiali e le antiche tradizioni sono ancora vive. Nel libro sono raccolte le più antiche fiabe faroesi nelle quali ci sono personaggi intriganti, curiosi, piccoli eroi che compiono grandi gesti per cambiare il loro destino e quello di coloro che li circondano. In totale 28 fiabe dove compaiono orchi a sette teste che rapiscono principesse, seguiti da giganti che portano via le figlie a umili uomini. Non mancano poi orchesse che rapiscono bambini e i troll che si confrontano con i Senza-papà, ossia figli orfani. Poi, più ci si addentra nelle tradizioni di queste isole lontane si scoprono le avventure di Ceneraccio (“Ceneraccio” e “Ceneraccio e Rosso”) o Fanfarone: giovani, spesso e volentieri, sottovalutati da chi gli sta attorno e che avranno modo di riscattarsi. Non mancano nemmeno gli animali come protagonisti delle fiabe e li troviamo in “La volpe e l’orso” e “Il contadino, il bue, l’asino e il gallo”, per citarne due. Certo è che ogni storia letta trascina noi lettori nel mondo misterioso dell’arcipelago delle Faroe, nel quale temi atavici come il conflitto tra il bene e il male, il giovane che si riscatta, il bene che trionfa, e anche qualche sconfitta per chi non si comporta a modo, sono ammantante da un senso di suspence, di magia e di umorismo, capaci di conquistare il pubblico. Inoltre, nonostante un isolamento protettivo per tutelare la propria cultura faroese, ci sono alcune fiabe come “La strega che mise il ragazzo all’ingrasso ovvero La casa delle frittelle” e “La figlia di Cornacchia e la figlia di Tizio”, che ricordano molto le fiabe di “Hansel e Gretel” e di “Cenerentola”. Nella postfazione scritta da Taglianetti si scopre un po’ la storia di queste fiabe, tramandate per secoli solo attraverso il racconto orale, come passatempo nelle gelide sere invernali, quando ci si riuniva per stare in compagnia. Le narravano uomini se si trattava di leggende locali, mentre le donne avevano il compito di raccontare fiabe. Certo è che in queste storie, messe per iscritto per la prima volta nell’Ottocento, ci sono alcuni elementi fondamentali, come la finalità morale. Al loro interno c’è sempre un valore, un principio da comunicare al lettore (ora) o all’uditore (in passato), per suggerirgli come comportarsi per evitare i problemi. La cosa che stupisce è che la popolazione della Faroe, anche se appartenente al Regno della Danimarca, oltre alla lingua danese, ha sempre mantenuto vivo – lo fa ancora- l’uso della lingua autoctona -il faroese-, dimostrando di avere un forte legame con le proprie radici e tradizioni. Ciò che emerge da “Fiabe Faroesi” è il segno evidente di un popolo dotato di un forte amore per la propria identità e per la propria cultura, rimasta immune alle influenze provenienti dall’esterno. Illustrazioni di Lorenzo Fossati.

Source: grazie a Francesca Gerosa e all’ufficio stampa Iperborea.

:: Arma infero 1: Il maestro di forgia di Fabio Carta (Inspired Digital Publishing, 2015) a cura di Fabio Orrico

29 dicembre 2018

Arma inferoL’interessante libro di Fabio Carta ha forse il solo torto di chiudere con un finale decisamente aperto ma è un torto molto relativo, nel senso che appare tale solo a chi non ha dimestichezza con le saghe fantasy, quasi sempre declinate in trilogie se non in serie di volumi ancora più corposi (chi scrive, ahimé, appartiene alla categoria). A parte questo, ci troviamo di fronte a un perfetto meccanismo narrativo e spettacolare, ponderoso nella sostanza e austero nella forma.
Arma infero 1: Il maestro di forgia è il primo di tre volumi. Gli altri due si intitolano I cieli di Muareb e Il risveglio del Pagan. La polarità entro cui si muove il libro di Carta è data da un lato dalla fantascienza e dall’altra dall’heroic fantasy. Generi che non di rado si dimostrano complementari anche se forse non è così automatico che avvenga. Forse solo Ursula Le Guin e, in parte il Frank Herbert di Dune, si sono mossi con successo su questa strada e non è un caso che Fabio Carta indichi Herbert tra i suoi maestri riconosciuti.
La vicenda si svolge su Muareb, pianeta anticamente colonizzato dall’uomo e ora in rovina (come, d’altra parte, molte cose toccate dalle magnifiche sorti e progressive degli esseri umani). La storia è narrata in prima persona dall’anziano Karan che, in un panorama di macerie, rivive la sua giovinezza accanto al guerriero Lakon, la cui formazione umana e militare lo porterà, occupando il filone narrativo principale, a diventare maestro di forgia, cioè tecnocrate e guerriero. Un procedimento retorico che ricorda Conan il barbaro di John Milius, film che pur essendo tratto da uno dei padri nobili (ma anche tra i più scapestrati e originali) del fantasy e cioè Robert E. Howard, si riconnetteva con questo espediente retorico a Joseph Conrad e alle sue narrazioni coloniali. In fondo anche quello di Fabio Carta è un viaggio nel cuore di tenebra di una civiltà. Nel descrivere Muareb, i suoi eserciti e le sue guerre, la sua tecnologia insieme rudimentale e sosfisticatissima, spesso basata sulla fusione di umano e meccanico, è in fondo sempre del conflitto dell’uomo contro l’uomo che si parla. Posizione di accorato umanesimo che però non chiude gli occhi di fronte ai soprusi e alle brutture.
Arma infero 1: Il maestro di forgia è un libro torrenziale e stratificato dove l’azione e l’avventura non mancano. Ad appesantirlo, a tratti, c’è forse la necessità di descrivere compiutamente il mondo che Carta va via via tessendo sotto i nostri occhi. Mi chiedo se la stessa vividezza sarebbe stata possibile chiedendo un atto di fede al lettore relativamente alla possibilità di immaginare la realtà raccontata e lavorando in modo più spregiudicato sull’ellisse. In ogni caso, i pezzi di bravura disseminati nelle oltre seicento pagine, non sono pochi e la voce di Karan, mediata dal tempo perduto, è capace di far risuonare un epos oscuro e coinvolgente, carico di una disperazione saggia ma mai arresa.

:: Da grande di Jami Attenberg (Giuntina 2018) a cura di Giulietta Iannone

27 dicembre 2018
Da grande

Clicca sulla cover per l’acquisto

Titolo originale All Grown Up, Da grande di Jami Attenberg, tradotto per Giuntina da Viola Di Grado, ci porta nella Grande Mela a conoscere Andrea Bern quarantenne single, in analisi, ebrea, artista mancata, con un lavoro che non ama che comunque le dà una relativa indipendenza economica, una collezione di uomini sbagliati, una madre presente ma complicata, un fratello amatissimo con una figlia piccola malata dalla nascita, e il fantasma del padre musicista tossicodipendente morto di overdose.
Jami Attenberg ci parla di Andrea in prima persona (tranne il primo racconto L’appartamento in cui usa il tu) e ci racconta la sua vita utilizzando una tecnica frammentaria tra il flusso di coscienza, la parodia e il memoir, in un collage di racconti brevi, senza continuità temporale, mischiando passato e presente, con lei sempre protagonista e gli altri personaggi dalla migliore amica, alla madre, alla cognata, al fratello, ai suoi vari ex sullo sfondo un po’ defilati ma sempre necessari per la costruzione della sua identità.
Crescere, diventare grande, (perché tutti cresciamo) sembra per Andrea un’esperienza più complicata e difficile che per gli altri, che necessita più tempo, dilatando le consuete tappe di passaggio, rifiutando le convenzioni sociali, (presenti pure nella libera e emancipata New York), e se tutti diventano grandi conquistando un lavoro, sposandosi, mettendo al mondo dei figli, Andrea diventa grande non mettendo più al centro di tutto sé stessa, ma imparando ad amare e a perdere chi ama, come nel catartico e commovente finale, in cui troviamo un’ Andrea finalmente adulta e pronta ad affrontare il resto della sua vita.
Quasi ritratto generazionale, in molte si riconosceranno in Andrea Bern, Jami Attenberg ci porta a provare empatia per un personaggio in realtà ben poco amabile, un collage di difetti, di egoismo, di superficialità perlomeno sentimentale, un concentrato di incapacità: incapace di combattere per realizzare il suo vero io, incapace di mettere a frutto il suo talento artistico, incapace di perdonare la madre, ma soprattutto incapace di perdonare sé stessa.
Con la sua penna affilata, anche quando si concede attimi di tenerezza, Jami Attenberg costruisce un personaggio femminile incredibilmente realistico e sfaccettato, giocando molto con il doppio legame tra autore e personaggio, ovvero con l’illusione che l’autrice parli di sé quando ci parla di Andrea.
L’immedesimazione sembra quasi totale, per poi invece dare ad Andrea un’ identità tutta propria, unica se vogliamo. Tutto in un gioco di specchi altamente sofisticato che prende a piene mani dai sogni e le illusioni della sua generazione, apparentemente ribelle e ostile a vincoli e tradizioni, ma in realtà proiettata verso un’ effimera e fragile felicità, comune a tutte le generazioni.

Jami Attenberg (1971) è autrice di cinque romanzi. Laureata alla John Hopkins University, collabora con riviste e giornali tra cui il New York Times e Nerve. Dei Middlestein (Giuntina, 2014) Jonathan Franzen ha scritto: “I Middlestein mi hanno conquistato fin dalle prime pagine, e una volta giunto alle ultime ho ammirato la compassione di Jami Attenberg e la sua maestria nel saper raccontare una storia”.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Chiara di Casa Editrice Giuntina.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cosa l’amore può fare, Louisa May Alcott, (Einaudi Ragazzi, 2018) a cura di Viviana Filippini

26 dicembre 2018

s“A Natale sono tutti più buoni” così si dice e nel libro “Cosa l’amore può fare” di Louisa May Alcott edito da Einaudi Ragazzi, si trova conferma di quello che è diventato un dire comune. Protagoniste della storia due sorelline -Dolly e Grace- che vivono in condizioni economiche precarie. Sono orfane di padre, la madre lavora e loro due, con le loro manine bambine, hanno cucito tante camicie per racimolare qualche soldino e comprare cibo ai fratellini. Le ragazzine, nel loro lettino, prima di dormire, parlano delle loro preoccupazioni senza accorgersi che le pareti tra un appartamento e l’altro non sono poi così spesse. Le chiacchiere delle bambine vengono udite da Miss Kent, una vicina di casa che non esiterà a fare qualcosa per Dolly e Grace. Il libro della Alcott è una bella storia di Natale, dove la solidarietà e l’aiuto reciproco scorrono tra tutti i vicini di casa delle due bambine, i quali non esiteranno ad unire le loro forze per rendere speciale il Natale delle sorelle. Ogni persona che conosce Dolly e Grace compirà piccoli gesti solidali, facendo regali di Natale utili, dolci e squisiti e mettendo da parte le differenze sociali in nome della solidarietà verso il prossimo meno fortunato. Il libro della Alcott è sì una storia per bambini, ma è ideale anche per gli adulti per riscoprire nei nostri cuori i buoni sentimenti. In “Cosa l’amore può fare” Louisa May Alcott, nella nuova traduzione di Viviane Lamarque, con illustrazioni di Sara Not, ci invita riscoprire il valore del bene, a guardarci attorno per comprendere quali sono i veri sentimenti delle persone, per capire quali sono i loro bisogni ai quali, anche con piccoli gesti, provare a porre rimedio. Dai 7 anni.

Louisa May Alcott (1832-1888), scrittrice statunitense, era figlia del filosofo e pedagogista Amos Bronson Alcott, e allieva di H. D. Thoreau e di R. W. Emerson.
Per Einaudi è stato pubblicato il romanzo Piccole Donne (2011) e, in un unico volume, I quattro libri delle piccole donne (ultima edizione, ET Biblioteca 2017).

Source inviato dall’editore al recensore. Grazie a Anna De Giovanni dell’ufficio stampa.

:: L’amica del cuore di Sarah Pinborough (Piemme 2018) a cura di Federica Belleri

24 dicembre 2018

44Dopo il bestseller “Dietro i suoi occhi” torna l’autrice inglese Sarah Pinborough con un nuovo thriller magnetico. Torna con una storia di donne, di amore e dolore, verità e bugie. Donne protagoniste come Lisa che non ama apparire in foto e non ha un profilo social; Lisa che vuole proteggere sua figlia e desidera per lei un futuro bello e luminoso ma ha paura e si ritrova a controllarla ogni volta che può; fatica a lasciarla crescere, a permetterle di andarsene.
Donne come Ava, che ha appena compiuto sedici anni e ha bisogno di sentirsi come le amiche del gruppo delle “Stronzette”; Ava, che vuole essere indipendente da sua madre e scoprire il mondo, che adora i social ma non sa farne un uso corretto.
Donne come Marylin, amica fidata e sensibile, in grado di portare equilibrio dove non c’è; legata a Lisa anche dal punto di vista professionale e con una pazza voglia di vedere la sua migliore amica sorridere, una buona volta.
In questo thriller si entra fin dall’inizio senza possibilità di uscirne. Si viene catturati dalla forza e dalla debolezza delle protagoniste, si prova immediata empatia per ciò che rappresentano. Provano affetto e amore, ma allo stesso tempo ne sono terrorizzate perché hanno ricevuto in cambio solo schiaffi. Morali e materiali. Hanno voglia di fare l’amore, ma hanno paura del sesso. Faticano a dare il giusto valore a ciò che possiedono e si guardano spesso alle spalle…
La storia creata dall’autrice permette ai personaggi di parlare di sé, al presente e al passato. Fra delusioni e vittorie, sorrisi e lacrime.
L’amica del cuore trascina il lettore in una spirale di parole in bilico tra ciò che è vero e ciò che è folle, tra il passato e il presente. È una storia di rabbia e di difesa a causa di chi non rivela la propria identità. È la mancanza di una famiglia, che brucia nel petto più del fuoco. Perché la reputazione di una persona è importante e riuscire a mantenerla integra è uno stato mentale in grado di devastare l’anima. Perché gli occhi degli altri vedono soltanto ciò che è semplice e comodo. Perché credere a un articolo di giornale o a un servizio in tv è molto facile.
L’amica del cuore, storia di un mondo sommerso …
Splendido. Buona lettura.

Sarah Pinborough Dietro i suoi occhi è il suo primo thriller psicologico, in corso di pubblicazione in venticinque Paesi e rappresentato dagli stessi agenti di Paula Hawkins. Uscito in Inghilterra a inizio 2017, ha raggiunto immediatamente il primo posto assoluto della classifica del Sunday Times, e a seguire è stato un bestseller in America, diventando a tutti gli effetti il fenomeno letterario dell’anno e facendo della sua autrice la nuova maestra del thriller psicologico anglosassone. Sarah scrive molto anche per la tv ed è autrice di diversi, pluripremiati romanzi YA tra cui Thirteen Minutes – Tredici minuti, che diventerà una serie tv per Netflix. Vive a Londra.
Con Piemme ha pubblicato Dietro i suoi occhi (2017), L’amica del cuore (2018).

Fonte: acquisto personale.

Giappomania di Marco Reggiani con le illustrazioni di Sabrina Ferrero (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

24 dicembre 2018

image003Da molti anni ormai nel nostro Paese c’è un interesse in costante crescita per il Giappone, Paese lontano da noi geograficamente e linguisticamente, ma che esercita un sicuro fascino sia per i suoi aspetti più tradizionali, dalle arti marziali all’ikebana, sia per quelli più moderni, dai videogiochi ai manga.
Giappomania, libro illustrato su testi di Marco Reggiani si pone in maniera un po’ diversa rispetto ad altri studi in tema, presentando un viaggio in vari aspetti del Paese del Sol levante, con tavole colorate schematiche che raccontano un mondo, come futura guida per visitarlo ma anche come utile e colorato compendio per conoscerlo meglio.
Tra le pagine si viene trasportati nelle vie di Tokyo, si scoprono alcune regole fondamentali dell’etichetta giapponese, si parla di cibo, che ha altre specialità oltre il celeberrimo sushi, si scoprono le feste tradizionali giapponesi, tantissime e anche molto curiose perché derivano da varie tradizioni, ci si confronta con la lingua, complessa ma che attira sempre più studiosi, si parla delle varie arti tipiche e degli oggetti, antichi e modernissimi, dai kimono al kawai, dagli origami ai manga.
Non manca un itinerario in alcuni luoghi iconici dell’arcipelago, come il monte Fuji, la foresta di Ise, il lago Biwa, la città gioiello Kyoto, Nara con i suoi cervi, la caotica Osaka e la città martire Hiroshima, di modo da potersi già costruire un percorso per un futuro viaggio.
Giappomania, colorato e simpatico, è un libro per chiunque ami il Giappone, sia perché ci è stato sia perché sogna di andarsi, in qualunque modo abbia scoperto questo mondo fantastico, tanto lontano e tanto vicino a noi, ma è anche un libro per chi vuole sapere di più, in maniera divertente e originale, su un Paese che da decenni influenza il nostro immaginario, e che tra l’altro ama molto il nostro di Paese.
Un libro per un pubblico vario e curioso, per giovani e non solo, con tante suggestioni, scoperte e spunti su cui costruire o consolidare la propria passione.

Marco Reggiani, nato a Modena, si è laureato in Architettura e Ingegneria Edile all’Università di Bologna. Dopo aver ottenuto una scholarship dal MEXT (Ministero dell’Istruzione, della Scienza, dello Sport e della Cultura giapponese), nel 2014 è partito alla volta del Giappone dove ha conseguito un dottorato in Architettura all’Università di Tokyo (2018). Appassionato di luoghi e identità urbane, la sua attività didattica e di ricerca si concentra sull’analisi dello spazio urbano di Tokyo alla scoperta della mutevole e contraddittoria natura della capitale del Sol Levante.

Sabrina Ferrero, nata a Torino nel 1981, da dieci anni vive a Perugia. Lavora come graphic designer e illustratrice ed è autrice del blog Burabacio (in torinese “scarabocchio”). Ha illustrato e impaginato libri per bambini e ragazzi. Per Mondadori Electa ha illustrato La mia Milano, Conosciamoci meglio, Senza filtri e 100 racconti per bambini coraggiosi.

Provenienza: pdf inviato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Ora dimmi di te. Lettera a Matilda di Andrea Cammilleri (Bompiani, 2018) a cura di Daniela Distefano

24 dicembre 2018

ANDREA CAMMILLERI - Ora dimmi di teÈ Natale, e la fine dell’anno. Tempo di bilanci come quelli che fa in questo libro lo scrittore Andrea Camilleri. Rivolgendosi alla nipotina, il papà del commissario Montalbano traccia una parabola della propria esistenza, senza recriminazioni o troppi rimorsi.

Ma perché sento il bisogno impellente di scriverti? Rispondo alla mia stessa domanda con una certa amarezza: perché ho piena coscienza, per raggiunti limiti di età, che mi sarà negato il piacere di vederti maturare di giorno in giorno, di ascoltare i tuoi primi ragionamenti, di seguire la crescita del tuo cervello. Insomma, mi sarà impossibile parlare e dialogare con te. Allora queste mie righe vogliono essere una povera sostituzione di quel dialogo che mai avverrà tra di noi. Perciò, prima di tutto, credo sia necessario che io ti dica qualcosa di me”.

Tra gioie e dolori, buona parte della sua clessidra, che tutti abbiamo a disposizione in questo mondo, è trascorsa bypassando le dannazioni irrimediabili.

Non vorrei che ti facessi di me un’idea errata. Anche io ho commesso errori, anche io ho sbagliato, ma ho sbagliato, credimi, non sapendo di sbagliare. Certe volte ho avuto torto, però quando me ne sono reso conto, ho domandato scusa. Anche io, soprattutto nel periodo della giovinezza, ho detto delle menzogne. Menzogne, attenzione, non falsità. Poi ho smesso e ho detto sempre la verità, non per un fatto etico ma perché avevo potuto sperimentare che dire la verità era il modo più comodo per uscire da certe situazioni incresciose. La menzogna, per poterla sostenere nel tempo, comporta la necessità di dire altre menzogne e ci fa entrare così in un labirinto tortuoso che sembra non avere vie di uscita. La verità invece è come un punto fermo. Oltre non si può andare. Può produrre situazioni di rottura, può produrre la fine magari di un’amicizia o di un rapporto di lavoro ma comunque non può avere un seguito. La verità è sempre una”.

Forse il cammino è stato pieno di buche ma anche di salti stellari, ed è arrivato il successo a coronamento di una crescita interiore, non solo materiale.

Altra idea errata che tu potresti farti leggendo queste mie parole non è che l’età mi abbia reso alquanto pessimista. Non è così, io non patisco dell’ ”umore nero del tramonto” di cui scriveva Alfieri. Credo di non avere nessun rimpianto per il tempo passato, non ho mai detto la frase che è sulla bocca di molte persone di età avanzata, quella che comincia con “Ai miei tempi…”, anzi credo che la vecchiaia mi stia dando un certo ottimismo. Il fatto è che io credo nell’umanità, io ho fiducia nell’uomo”.

Cosa dire ai ragazzi del pianeta?

Ai molto giovani, che mi vengono a trovare in questi ultimi tempi domandando consigli, io rispondo che hanno un preciso dovere: quello di fare tabula rasa di noi. Noi oggi siamo dei morti che camminano. Morti nel senso che le nostre convinzioni appartengono a un tempo che non ha futuro, quindi “lasciate che i morti seppelliscano i morti. I giovani hanno in loro la capacità di far questa tabula rasa e di ridare alla politica la sua etica perduta. Sono certo che questa mia fiducia non sarà tradita”.

Questo volumetto ci spiega la strada che ha percorso un uomo dal destino speciale; ognuno tragga le conclusioni che più ritiene idonee, più giuste per imparare a cogliere i preziosi suggerimenti impliciti. Da vero affabulatore dei nostri giorni, Camilleri incanta con le sue storie, ed invita a riflettere con beffarda bonarietà, a sperare, a non abbandonarsi alla viltà delle sconfitte, anche queste sono pietre che consentono di attraversare il personale fiume della vita.

Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925. Padre del Commissario Montalbano e di innumerevoli altri personaggi e racconti, tradotto in tutto il mondo, dopo una vita dedicata al teatro è diventato il più amato scrittore italiano.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Bompiani”.

Il futuro è adesso, il grande libro della fantascienza di Carmine Treanni (Homo Scrivens, 2018) a cura di Elena Romanello

23 dicembre 2018

255_treanniLa fantascienza continua a piacere e ad affascinare, anche se negli anni è profondamente cambiata, raccontando nuove storie spesso metafora dell’attualità  e conquistando le nuove generazioni con eroi e vicende nuove, usando tutti i mezzi disponibili, da quelli più antichi come la parola scritta a quelli più moderni come il videogioco, per raccontare storie.
A questo genere che continua ad avere molto da dire e che si rinnova in continuazione è dedicato il bel saggio dell’esperto Carmine Treanni uscito per Homo Scrivens, Il futuro è adesso, il grande libro della fantascienza, con uno strillo in copertina che racconta che all’interno ci sono 500 schede di romanzi, film, fumetti, serie TV, cartoni animati, videogiochi, musica e siti Internet, dalle origini ad oggi.
Effettivamente è davvero interessante e gratificante immergersi in queste pagine, avvincenti e divertenti, organizzate per percorsi tematici e all’interno di ciascuno cronologici, per scoprire davvero l’evoluzione di vari universi che dall’Ottocento ad oggi hanno accompagnato le vite degli appassionati, con particolare enfasi a quello che è giunto dai Paesi anglosassoni e in tempi più recenti dal Giappone, due mondi emblematici ancora oggi per la costruzione di un universo fantastico. Come sempre succede con questo tipo di libri, si scoprono nuovi titoli, che siano romanzi, antologie, racconti, film, fumetti, e si dà ordine ad una passione iniziata magari da ragazzini e sempre in cerca di nuovi spunti.
Tra l’altro, quello che rende il lavoro di Carmine Treanni prezioso e unico è l’aver messo insieme per quello che riguarda la letteratura romanzi, antologie e singoli racconti, spesso dei veri gioielli, oltre che di aver parlato di programmi radio, di canzoni e album musicali e di videoclip: cose magari meno note, soprattutto al grande pubblico ma sulle quali si fanno davvero scoperte interessanti.
Un libro curioso e ampio, in cui ogni appassionato troverà i suoi eroi e ne scoprirà di nuovi, in un percorso che invita a fare nuove ricerche, perché la voglia di giungere dove nessuno è arrivato prima c’è sempre negli appassionati di fantascienza. Il futuro è adesso si rivolge a varie generazioni di appassionati, parlando di opere ormai entrate nell’immaginario, anche molto recenti come i vari cinecomic dei super eroi, sia di titoli da riscoprire, soprattutto in ambito letterario e cinematografico ed è al momento nel nostro Paese uno dei libri più completi, se non il più completo, sull’argomento.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Carmine Treanni è giornalista e saggista, studia storia e forme della cultura di massa: dalla letteratura di genere al fumetto, fino alla televisione.
È da oltre dieci anni il curatore della rivista online di fantascienza “Delos Science Fiction” e dal 2012 è il direttore editoriale della casa editrice Cento Autori.

Armada di Ernest Cline (De Agostini 2018) a cura di Elena Romanello

21 dicembre 2018

4e978cad-813f-43fc-85f5-8b72db0f19c1Dopo il grande successo di Ready Player One torna in libreria Ernest Cline con un nuovo romanzo in cui si omaggia la cultura geek e nerd, Armada, con toni simili a quelli del libro precedente, ma con alcune novità, a cominciare dall’ambientazione contemporanea e non in un futuro distopico, anche se poi eventi fantastici irrompono in un tran tran abbastanza monotono.
Zack ha diciotto anni, vive una vita senza storia con la mamma infermiera, dopo la morte del padre, suo coetaneo all’epoca, quando aveva pochi mesi in un tragico incidente sul lavoro, con tanto di compagni bulli ed ex fidanzatina che gli ha preferito un altro. Le sue più grandi passioni sono i videogiochi e la fantascienza, ereditate da questo padre adolescente che non ha mai davvero conosciuto ma di cui ha venerato la memoria.
Un giorno però viene buttato in mezzo ad una di quelle avventure che sogna da sempre quando scopre, insieme a molti altri suoi coetanei, che l’immaginario fantascientifico e in particolare il videogame Armada sono stati usati per preparare i giovani terrestri ad un’invasione aliena, che sta arrivando ad ondate, con conseguenze disastrose e che bisogna ovviamente fermare, come avviene nei migliori videogames, film e telefilm.
Zack si troverà quindi catapultato in un nuovo mondo, diventando lui stesso protagonista e scoprendo novità che potrebbero sconvolgere la sua vita, anche perché gli alieni sembrano tutto tranne che pacifici.
L’immaginario dei videogiochi e della fantascienza ha accompagnato ormai più generazioni ed è giusto che si cominci a rifletterci sopra, e con la saggistica e con la narrativa: Ernest Cline sceglie una strada di meta narrazione, raccontando storie fantastiche che attingono in pieno a varie icone del passato e del presente, che è divertente scovare, a cominciare da due serie di culto come The X-Files Spazio: 1999. Tutto per raccontare una storia sull’archetipo dell’invasione aliena, presente nel fantastico dai primordi, con Wells, ma che funziona sempre, tanto che l’immaginario continua a proporlo periodicamente, forse perché dietro si nascondono tante nostre paure e la metafora della nuova Storia e della nostra condizione.
Armada è un libro da regalare ai ragazzi, certo, tra l’altro il suo stile è molto moderno ed immediato, ma piacerà anche ai ragazzi di ieri, come già succedeva a Ready Player One che sono cresciuti con un universo di storie che oggi è diventato moda e tendenza.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Ernest Cline è uno scrittore bestseller di fama internazionale, sceneggiatore, padre, e geek a tempo pieno. È autore di Ready Player One e co-sceneggiatore dell’adattamento cinematografico diretto da Steven Spielberg. I suoi romanzi sono pubblicati in oltre 50 Paesi e sono rimasti per 100 settimane nella classifica dei libri più venduti sul New York Times. Vive a Austin, Texas, con la sua famiglia, una DeLorean in grado di viaggiare nel tempo e una sterminata collezione di videogiochi vintage.