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:: Da grande di Jami Attenberg (Giuntina 2018) a cura di Giulietta Iannone

27 dicembre 2018
Da grande

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Titolo originale All Grown Up, Da grande di Jami Attenberg, tradotto per Giuntina da Viola Di Grado, ci porta nella Grande Mela a conoscere Andrea Bern quarantenne single, in analisi, ebrea, artista mancata, con un lavoro che non ama che comunque le dà una relativa indipendenza economica, una collezione di uomini sbagliati, una madre presente ma complicata, un fratello amatissimo con una figlia piccola malata dalla nascita, e il fantasma del padre musicista tossicodipendente morto di overdose.
Jami Attenberg ci parla di Andrea in prima persona (tranne il primo racconto L’appartamento in cui usa il tu) e ci racconta la sua vita utilizzando una tecnica frammentaria tra il flusso di coscienza, la parodia e il memoir, in un collage di racconti brevi, senza continuità temporale, mischiando passato e presente, con lei sempre protagonista e gli altri personaggi dalla migliore amica, alla madre, alla cognata, al fratello, ai suoi vari ex sullo sfondo un po’ defilati ma sempre necessari per la costruzione della sua identità.
Crescere, diventare grande, (perché tutti cresciamo) sembra per Andrea un’esperienza più complicata e difficile che per gli altri, che necessita più tempo, dilatando le consuete tappe di passaggio, rifiutando le convenzioni sociali, (presenti pure nella libera e emancipata New York), e se tutti diventano grandi conquistando un lavoro, sposandosi, mettendo al mondo dei figli, Andrea diventa grande non mettendo più al centro di tutto sé stessa, ma imparando ad amare e a perdere chi ama, come nel catartico e commovente finale, in cui troviamo un’ Andrea finalmente adulta e pronta ad affrontare il resto della sua vita.
Quasi ritratto generazionale, in molte si riconosceranno in Andrea Bern, Jami Attenberg ci porta a provare empatia per un personaggio in realtà ben poco amabile, un collage di difetti, di egoismo, di superficialità perlomeno sentimentale, un concentrato di incapacità: incapace di combattere per realizzare il suo vero io, incapace di mettere a frutto il suo talento artistico, incapace di perdonare la madre, ma soprattutto incapace di perdonare sé stessa.
Con la sua penna affilata, anche quando si concede attimi di tenerezza, Jami Attenberg costruisce un personaggio femminile incredibilmente realistico e sfaccettato, giocando molto con il doppio legame tra autore e personaggio, ovvero con l’illusione che l’autrice parli di sé quando ci parla di Andrea.
L’immedesimazione sembra quasi totale, per poi invece dare ad Andrea un’ identità tutta propria, unica se vogliamo. Tutto in un gioco di specchi altamente sofisticato che prende a piene mani dai sogni e le illusioni della sua generazione, apparentemente ribelle e ostile a vincoli e tradizioni, ma in realtà proiettata verso un’ effimera e fragile felicità, comune a tutte le generazioni.

Jami Attenberg (1971) è autrice di cinque romanzi. Laureata alla John Hopkins University, collabora con riviste e giornali tra cui il New York Times e Nerve. Dei Middlestein (Giuntina, 2014) Jonathan Franzen ha scritto: “I Middlestein mi hanno conquistato fin dalle prime pagine, e una volta giunto alle ultime ho ammirato la compassione di Jami Attenberg e la sua maestria nel saper raccontare una storia”.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Chiara di Casa Editrice Giuntina.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.