Sotto il nazismo dissi pubblicamente, e lo dissi anche riguardo a Hitler nel ’39, quando nessuna potenza intervenne allora per ostacolare le sue mire espansionistiche: la giustizia ĆØ il fondamento dello Stato. Se la giustizia non viene ristabilita, allora il nostro popolo morirĆ per putrefazione interna. Oggi devo dire: se tra i popoli non viene rispettato il diritto, allora non verrĆ mai la pace e la giustizia tra i popoli.
Conoscevo Clemens August von Galen per l’opposizione al programma nazista anticristiano da tempo, ma non avevo mai letto una sua biografia per cui ho colto l’occasione di leggere Il vescovo che disse ānoā a Hitler. La vita e il pensiero di Clemens August von Galen di Guenter Beaugrand con interesse. E ho fatto alcune considerazioni tra le quali che quest’uomo dalla mascella volitiva, lo sguardo severo, serio e forse anche duro aveva davvero una grinta e un coraggio che l’accompagnò prima, durante e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Educato in una rigida famiglia nobile cattolica, Clemens August von Galen (Dinklage, 16 marzo 1878 ā Münster, 22 marzo 1946) fu un uomo dalla tempra d’acciaio che non ispirava molta simpatia ma che per il suo rigore morale e il suo non cedere a nessun compromesso va sicuramente rivaluato. Si oppose al nazismo quando non conveniva, quando senza protezioni con le sue omelie rischiava letteralmente la vita. Ma si oppose perchĆØ la vita ĆØ sacra, la vita di tutti ĆØ sacra anche quella degli improduttivi, dei disabili, degli anziani fragili, e da credente non poteva fare diversamente, i programmi di eugenetica nazista, erano, e sono tutt’ora, un barbaro crimine contro l’umanitĆ e contro Dio. Dovremmo rileggere le sue omelie (alcune nel libro riportate) e subito se ne percepisce la forza, l’autenticitĆ e l’attualitĆ . Non si parla spesso dell’opposizione al nazismo di matrice cattolica, un po’ perchĆØ ha agito spesso nell’ombra anche se c’ĆØ stata, diverso il caso di Clemens August von Galen che si ĆØ sempre esposto in pubblico dall’alto scranno nella sua chiesa. Andava per le spicce, era duro diretto e inflessibile, e forse si salvò perchĆØ non fu abbandonato dai suoi parrocchiani che gli fecero scudo e uniti si frapposero tra lui e la barbarie nazista. Hitler probabilmente lo sottovalutò, o fu cosƬ sicuro di vincere da posticipare a dopo la sua vittoria la resa dei conti con questo sacerdote, prima vescovo, poi cardinale sicuramente atipico e determinato. Papa Giovanni Paolo II lo dichiarò venerabile il 20 dicembreĀ 2003 e il 9 ottobreĀ 2005 fu beatificato daĀ papa Benedetto XVI. Ora questo libro ce l’avvicina e ce lo rende prezioso e inestimabile con la sua testimonianza di fede, di rigore morale, di adesione onesta al Vangelo. Papa Pio XII fu accusato di debolezza contro il nazismo, il leone di Muster al contrario non intraprese la strada diplomatica o conciliante, inchiodò tutti alle loro responabilitĆ a rischio della vita in un contesto storico difficile, confuso e doloroso. Ne consiglio la lettura per conoscere meglio un periodo storico ancora controverso le cui diramazioni arrivano fino ad oggi.
Günter Beaugrand (1927) ĆØ un giornalista, storico e biografo tedesco. Ha studiato con particolare interesse il drammatico periodo della terribile dittatura nazista e della difficile ricostruzione nel periodo post-bellico della sua patria. Oltre allāopera sulla figura del cardinale von Galen, ĆØ di grande pregio la sua opera dedicata al primo cancelliere della Germania liberata, Konrad Adenauer.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa San Paolo.
Paolo Gubinelli, nato a Macerata, vive e lavora ad Ancona come procuratore della repubblica contro la criminalitĆ organizzata, ĆØ autore di vari studi e per la Gaspari ha pubblicato āSparate dritto al cuore. La decimazione di Santa Maria la Longa e quella inglese a Etaplesā (2014); con G. Dalle Fusine e P. Snichelotto, Morire di Paura. āShell shock e le fucilazioni di San Vito di Leguzzano, la giustizia militare inglese e italiana a confrontoā (2017); āVite parallele. Il generale Graziani e Piero Calamandreiā (2020).
Source: richiesto dal recensore. Grazie allāUfficio stampa 1A.
Amalia de Sanctis oggi avrebbe 110 anni. Negli anni ’90 (dell’800) si era trasferita con i genitori a Roma dal paesino umbro di Parrano (Orvieto). Questo ricettario ĆØ un esempio dello spirito “spartano” che la guerra imponeva, dell’ingegno e dell’attenzione di Amalia all’impegno sociale, per quanto consentito negli anni ’40 ad una giovane donna di buona famiglia. Oggi sembra che un’altra “guerra”, più subdola e miserevole, sia di nuovo tra noi: la difficoltĆ di unire il pranzo con la cena. Questo libretto sarĆ utile a contrastarla risparmiando qualche centesimo e mangiando sano.
Ricordo che in passato l’economia domestica era una materia di studio a scuola, sono un po’ lontana dalle aule scolastiche per cui non so che ci sia ancora come disciplina, ma penso sarebbe utile recuperarla sia per maschi che per femmine come ĆØ ultile la lettura di questo breve libro curato da Leo Osslan De Sanctis che raccoglie le ricette di cucina della sua ava Amalia de Sanctis, spirito vivace e donna di casa oltre che di ingegno, figlia di Sante de Sanctis, illustre padre della psichiatria e psicologia d’Italia. Subito sono andata a cercare la ricetta delle polpette del tempo di guerra e la ricetta di Amalia (a dire il vero lei ne faceva alcune varianti) ĆØ molto simile a quella di mia nonna. Si sa in tempo di guerra il cibo scarseggia, bisogna fare miracoli con i pochi ingredienti disponibili ma sorpendetemente questa cucina semplice ĆØ altrettanto buona di altra molto più elaborata e costosa. Tante ricette dalle minestre, ai dolci, alle carni, utili anche oggi in cui l’economia in cucina sembra tornata di moda. Si sa risparmiare ĆØ utile, e le buone massaie di una volta, zie, nonne, suocere, mamme ancora oggi reggono l’economia delle famiglie. Forse non di tutte, ma di alcune sƬ ed ĆØ interessante come il concetto stesso di famiglia ruoti intorno a queste donne un po’ schive e defilate che si alzano presto, vanno nei mercati a scegliere la frutta, le verdure, le carni migliori, raccogliendo scorte per le famiglie allargate o monofamiliari che dir si voglia e preparano i pasti. Il costume ĆØ cambiato, la societĆ si ĆØ evoluta, non sempre migliorando, ma il buon gusto e la buona cucina fanno ancora da collante al benessere familiare. Lo stesso concetto di festa non può esulare da una tavola imbandita circondata da commensali. Recuperate questo libro con le sue preziose ricette di guerra, con le piccole malizie, con i trucchi e la voglia di recuperare le tradizioni di un tempo, che ha lasciato tracce nelle nostre radici familiari.
Leo Osslan de Sanctis, curatore del volume, ĆØ il pronipote di Amalia. Un giorno del 2005 curiosando nella ricca collezione di libri di cucina che gli aveva lasciato in ereditĆ la madre, sāimbatte in una busta misteriosa e polverosa; la apre e dentro vi trova il manoscritto di queste āRicette di Guerraā, autografo dellāautrice. La āzia Amaliaā a suo tempo lāaveva lasciato in ereditĆ alla madre di Leonardo. Insomma, ĆØ questa una raccolta di ricette che si tramanda di generazione in generazione quasi per una āforza interioreā, che ĆØ quella di non voler dimenticare -costi quel che costi- come vivevamo in tempi meno fortunati.
Cesare de Sanctis ĆØ l’autore del ricco capitolo che precede la raccolta di ricette. Chirurgo, pittore e scrittore, era nipote di Amalia de Sanctis, figlio del fratello di Amalia, Carlo. Il testo La zia Amalia ĆØ tratto dal libro Via Paisiello 15 (Artefatto, 1991), scritto quando Amalia de Sanctis era ancora in vita. Con FefĆØ Editore Cesare de Sanctis ha pubblicato anche: Volta la carta (2005), Fata Ghirò persona bella (2006), La scriminatura (2008).
Per correttezza segnalo che questo libro ĆØ stato scritto prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio dell’occupazione militare russa in Ucraina, epilogo e nuova fase di una guerra civile che insanguina queste martoriate terre ormai dal 2014 nelle sue provincie sud est. Le riflessioni comunque non inficiano lo spirito di questo libro: illustrare lo stato delle piccole comunitĆ cattoliche in Russia (ricordiamo che il cattolicesimo ĆØ minoritario in questo paese vasto e sconfinato che racchiude etnie e popolazioni di diversa lingua, religione e tradizioni in cui il cristianesimo ortodosso ĆØ maggioritario, sebbene continuino a coesistere pacificamente ateismo, ebraismo, islam e religioni neopagane). Essere una comunitĆ minoritaria comunque non ĆØ solo di svantaggio come racconta bene monsignor Paolo Pezzi, dal 21 settembre 2007 arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca che con Riccardo Maccioni, caporedattore di Avvenire, ha scritto La piccola Chiesa nella grande Russia – La mia vita, la mia missione, edito da Edizioni Ares.
Interessante volume di cui consiglio la lettura soprattutto per il suo valore di testimonianza nel difficile e drammatico periodo che stiamo vivendo in cui predomina un irrazionale odio per tutto quello che ĆØ russo (musica, arte, letteratura, poesia, scienza, tecnica, etc…), non distinguendo la storia e la cultura di questo immenso e straordinario paese con la sua attuale e contingente situazione politica di cui il popolo russo ne subirĆ le conseguenze, come tutti noi. Ma per capire la realtĆ , lontano dagli stereotipi, e dai preconcetti più diffusi, ĆØ utile leggere questa testimonianza, di un uomo che ha dedicato la sua vita alla missione di diffondere il messaggio di Cristo. Una parte ĆØ autobiografica, l’altra ĆØ sempre incentrata sulla sua espeirienza personale, ma ha un respiro più comunitario. Ricordiamoci sempre che la Russia dallo zarismo al Comunismo ha vissuto in regimi in cui il potere era fortemente accentrato, e la libertĆ personale molto ridotta. Dopo la caduta del Comunismo la Russia si ĆØ trovata ad affrontare un bivio e una crisi economica, morale e politica senza precedenti da cui si ĆØ risollevata grazie alle nuove libertĆ , anche religiose, di cui ha goduto. Insomma la religione ha avuto un ruolo importante nella costruzione del tessuto sociale della nuova Russia e per comprendere questo paradigma ĆØ utile approfondire queste tematiche. Inoltre credo tutti noi abbiamo a cuore gli interessi della pace e sicuramente questo libro consente di analizzare la realtĆ da un punto di vista privilegiato onde ognuno di noi possa fare le sue oppurtune considerazioni anche etiche e morali.
Il nostro viaggio in Russia grazie a monsignor Pezzi ci porta nel cuore di un paese perlopiù sconosciuto in Occidente. Pochi l’hanno visitato di persona, ancora meno l’hanno compreso. Ci sono sempre le eccezioni quanto mai utili in questo periodo storico di grandi transizioni, e cambiamenti. Il dialogo comunque resta l’unico strumento di appianamento delle divergenze, come ha ben capito Papa Francesco, curiosamente molto amato in Russia anche dai non cattolici, ma per dialogare serve consoscersi, e questo libro serve proprio a questo. Buona lettura!
Source: libro inviato dall’editore, grazie a Simona dell’Ufficio Stampa Ares.
Ć da poco uscito per Fanucci Il codice di Dean R. Koontz, nella traduzione di Annarita Guarnieri. Il romanzo (titolo originale: Elsewhere), ĆØ stato pubblicato per la prima volta nel 2020, ma nel frattempo Koontz ha scritto due romanzi, mentre altri due sono giĆ pronti per essere pubblicati. Autore di successo con allāattivo più di 120 titoli e oltre 450 milioni di copie vendute, Dean R. Koontz, ĆØ nato in Pennsylvania nel 1945, e attualmente vive in California. Ha scritto numerosi thriller, horror e romanzi di fantascienza (pubblicati da Urania ed Editrice Nord), e viene spesso accostato a Stephen King. Le analogie non si fermano al genere di romanzi che scrivono o al fatto di essere scrittori bestseller (anche se inaspettatamente King ha venduto e scritto meno di Koontz): entrambi sono stati insegnanti di inglese prima di dedicarsi alla scrittura e le loro opere sono state adattate per il grande schermo.
I mondi paralleli sono intesi da Koontz come linee temporali alternative, in cui il destino della Terra ha subito un corso differente da quello che conosciamo. Nel libro si cita Hugh Everett III, fisico dellāUniversitĆ di Princeton, noto per la sua āinterpretazione a molti mondiā della meccanica quantistica proposta nel 1957, secondo cui ogni evento della realtĆ produce infinite diramazioni dellāuniverso. La teoria del multiverso ĆØ stata anche lāoggetto dellāultimo articolo scientifico di Stephen Hawking, completato pochi giorni prima della sua morte e pubblicato nel 2018 sul Journal of High Energy Physics.
Dean Koontz ĆØ un maestro della suspense. Il codice ĆØ un romanzo che intrattiene senza particolari pretese o aspirazioni, e può contare su uno stile scorrevole e una narrazione serrata e avvincente. Difficile categorizzarlo in un solo genere: ĆØ anzitutto una storia basata su spunti speculativi come il multiverso e le infinite realtĆ alternative della Terra; ĆØ anche un thriller, per chi ama le storie avventurose, ricche di tensione e azione; ma nei mondi che Jeffy e Amity visitano sono presenti anche scorci di mondi distopici e orrifici a metĆ tra 1984 e Lāisola del dottor Moreau. Numerosi sono i riferimenti al fantasy disseminati in tutto il libro: da Tolkien a La principessa sposa di William Goldman.
Dean R. Koontz, classe 1945, ĆØ autore di thriller di successo e bestseller di fama internazionale. Nato e cresciuto in Pennsylvania, attualmente vive in California insieme a sua moglie e due cani. Per tanti anni ĆØ stato insegnante di inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo:Ā Jumbo-10. Il Rinnegato. Con più di 120 titoli allāattivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz ĆØ considerato uno dei maestri del genere thriller.
Source: inviato dallāeditore. Si ringrazia lāUfficio Stampa di Fanucci Editore.
Ć un viaggio indietro nel tempo quello che il lettore fa leggendo āLāamore al tempo dellāodio. Una storia sentimentale degli anni trentaā di Florian Illies, edito da Marsilio, anche se i fatti bellici di questi giorni fanno pensare a quello che sta accadendo in Ucraina. Quello fatto da Illies ĆØ un grande e lungo flashback, ma anche una esplorazione sentimentale nellāEuropa degli anni Trenta che fa compiere a chi legge un vero e proprio cammino nelle vite di tanti uomini e donne che popolarono quella societĆ del passato tra il 1929 e il 1939, allāinterno della quale, piano piano, si stavano radicando quelli che sarebbero diventati poi dei regimi totalitari. Ciò che stupisce del volume (384 pagine) ĆØ che, nonostante tutti gli ostacoli, gli imprevisti, i provvedimenti che cominciarono a limitare la libertĆ delle persone, i protagonisti di queste vicende umane amavano e continuarono a farlo sfidando ogni intoppo, mossi da quella forza -lāamore- in grado di vincere su tutto e tutti. Pagina dopo pagina, con piccoli frammenti, Illies ci racconta la Storia in un arco temporale di un decennio, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, attraverso pezzi di vite altrui, di personalitĆ che nella Storia poi ci sono rimaste per il ruolo sociale, lavorativo, artistico o politico che esercitavano, ma che qui ci vengono narrate, in modo biografico, nella loro dimensione più privata e intima, quella relativa allāamore. Tra i protagonisti troviamo Picasso che compare con le diverse mogli e amanti; poi Sartre completamente rapito dal corteggiamento a Simone de Beauvoir; Thomas Mann con tutta la sua casata (figlie e figlie compresi) alle prese con relazioni di amicizia e amore che scatenarono contrasti nella famiglia. E ancora DalƬ che si innamorò perdutamente di Gala, portandola via allāamico; Marlene Dietrich divisa tra la Germania e Hollywood alle prese con i suoi diversi amori e quello più grande per la figlia. Poi ci sono storie come gli amori complicati e non sempre corrisposti di Annemarie Schwarzenbach, appassionata di viaggi e di fotografia, o la storia di Gunta Stƶlzl prima e unica donna ad insegnare al Bauhaus, ma anche madre coraggiosa nellāallattare a scuola il figlio appena nato. Tra le tante personalitĆ vorrei ricordare anche lui, Francis Scott Fitzgerlad con la moglie Zelda e quel loro matrimonio cosƬ complicato, doloroso minato spesso dalla malattia della donna che fu per lāautore fonte di sofferenza emotiva e spunto dei suoi capolavori letterari. āLāamore al tempo dellāodioā di Florian Illies ĆØ una vera e propria mappatura del sentimento umano nella quale ci sono tanti amori, tanti tradimenti, tante relazioni (altro che il gossip di oggi) che finirono per incomprensioni, ma anche per il diffondersi delle leggi razziali, mentre altri iniziarono nonostante la catastrofe imminente, come a evidenziare un attaccamento alla vita e al domani, capace di affrontare ogni ostacolo del vivere. Traduzione Francesco Peri.
Florian Illies (1971) ĆØ storico dellāarte. Editorialista della Ā«Frankfurter Allgemeine ZeitungĀ», ha diretto le pagine culturali di Ā«Die ZeitĀ», ĆØ tra i fondatori della rivista Ā«MonopolĀ» ed ĆØ stato direttore editoriale della casa editrice Rowohlt. Autore di bestseller tradotti in tutto il mondo, per Marsilio sono usciti 1913. Lāanno prima della tempesta (2013, 2018 tascabile Ue), Lāinvenzione delle nuvole. Lettera dāamore sullāarte e la poesia (2018) e 1913. Unāaltra storia (2019).
Source: richiesto allāeditore. Grazie allāufficio stampa Marsilio.
Nel libro ‘Brigate Russe’ (Ledizioni, 213 pagine, 14,90 euro), ho approfondito tutti questi aspetti, raggruppati in quattro parti. La prima aiuta a collocare il fenomeno dal punto di vista storico e geopolitico. La seconda ĆØ dedicata alla cyberwar degli hacker. La terza ĆØ dedicata ai troll e a come vengono utilizzati i social per manipolare lāopinione pubblica e mettere in difficoltĆ gli avversari. La quarta, infine, ĆØ dedicata alla propaganda di Stato, più o meno esplicita. Un soft power che però, inteso nellāaccezione russa, mira a far ritagliare spazi di manovra sempre più alti. A dimostrazione di come sia sempre più importante riflettere su quello che si legge e saper fare selezione. La Russia ha inventato un nuovo modo di fare la guerra, ma altre nazioni, come la Cina, hanno iniziato a imitarla.
La disinformazione destabilizza il nemico. Il nostro cervello ragiona in base a un sistema binario 0,1; sì, no; vero, falso. Anche un decisore etico fa scelte errate se inquinate da premesse scorrette. Anche Gandhi aveva teorizzato questa forma di violenza non manifesta che se vogliamo è di premessa a molte forme di violenza poi conclamata.
L’informazione non ĆØ neutrale, causa decisioni che possono influenzare la vita di un individuo come il corso di una guerra.
Dall’arte della guerra di Sun Tzu si ĆØ cercato di teorizzare le tecniche migliori per sconfiggere il nemico sempre tenendo fermo il punto che chi sconfigge il nemico senza combattere fa la cosa migliore. Di teorici della disinformazione ce ne sono in ogni paese, stato, continente (non solo in Russia).
Le basi si studiano nei corsi di teoria politica o guerra psicologica. Marta Ottaviani ha indagato con il suo piglio critico sulle tecniche usate in Russia e l’ha fatto cercando di illustrare al vasto pubblico ancora a digiuno che anche con l’informazione (o meglio la disinformazione capace di inquinare il dibattito democratico) si combattono le guerre. In un agile volumetto discorsivo e spigliato sintetizza informazioni, dati, nomi, date, e giunge a conclusioni plausibili e non prive di acume.
La guerra cibernetica combattuta sui canali digitali a colpi di fake news, troll, hacker ha di brutto che poi può far cadere in errore anche chi la commette, da entrambi i lati della barricata, non distinguere più il vero dal falso, perdere la cognizione che ci sia differenza tra il vero e il falso è un errore campale che può far perdere prestigio, guerre, vite umane.
Che siate putiniani o antiputiani (magari favorevoli a Alexei Navalny) comprendere le ragioni del nemico, come pensa, come ragiona ĆØ essanziale partendo sempre dall’assunto etico che ĆØ sempre meglio non demonizzare il nemico ma considerarlo un compagno o fratello āoppositoreā come suggerisce giustamente Papa Francesco e chi prima di lui ha analizzato le dinamiche che regolano il vivere civile. Non inquinare il fiume in cui anche noi berremo ĆØ essenziale e delimita tutti i limiti di questa spietata guerra tecnologica di cui un po’ tutti siamo vittime consapevoli o inconsapevoli.
Il libro di Marta Ottaviani ha il pregio di dare concretezza ad assunti teorici e spiegare nei fatti questi meccansimi in azione. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, interconnesso, grazie ai satelliti, alle telecomunicazioni, a internet e alla volontĆ dei popoli di perseguire una convivenza pacifica, viviamo in una casa comune (o casa di vetro come hanno delineato alcuni teorici) in cui il bene di uno massimizza il bene dell’altro, il male di uno determina il male dell’altro.
Dove si sia spezzzato questo circolo virtuoso iniziato col 1989 e la caduta pacifica del comunismo sovietico non ĆØ dato sapere, la fine della storia non c’ĆØ stata, anzi siamo ricaduti negli stessi errori, nelle stesse dinamiche ostili da cui avevamo tentato di liberarci. Debolezza dell’Occidente? Malafede condivisa? E’ difficile giungere a una conclusione univoca. Comunque non abbiate paura del libro di Marta anche se dissentite in alcuni punti e in alcune conclusioni, ĆØ utile nella maniera in cui allena il vostro cervello a ragionare criticamente e a ponderare le dinamiche che regolano il nostro complesso mondo contemporaneo.
Marta Federica Ottaviani (Milano, 1976) si occupa di Turchia e di Russia per il quotidiano Avvenire, per cui ha seguito anche la crisi del debito in Grecia, e altre testate nazionali. Collabora con diversi think tank, fra cui Aspen Institute. Il suo ultimo libro Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia (Textus Edizioni) ha vinto il Premio Fiuggi Storia.
Tra il 1993 e il 1994 uscirono per Sperling & Kupfer i tre volumi della trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay: La strada dei re e La via del fuoco nella traduzione di Riccardo Valla e Il sentiero della notte nella traduzione di Linda De Angelis. Il 25 gennaio 2022 Mondadori ha ripubblicato i tre romanzi che compongono la trilogia di Fionavar nella collana Oscar Draghi, in un unico volume dal titolo Lāarazzo di Fionavar e dalla veste editoriale come sempre curata, arricchita dalle illustrazioni di Martin Springett. I titoli dei romanzi sono stati ritradotti in maniera più fedele allāoriginale: Lāalbero dellāestate (The Summer Tree), La fiamma errabonda (The Wandering Fire) e La strada più oscura (The Darkest Road). Guy Gavriel Kay, canadese, classe 1954, ĆØ un autore di romanzi fantasy, perlopiù di ambientazione storica (anche se per Fionavar si parla di high fantasy o più propriamente di portal fantasy, come vedremo), poco conosciuto in Italia ma molto apprezzato allāestero. Per chi ha letto Il Silmarillion (1977) di J.R.R. Tolkien, il nome di Guy Gavriel Kay dovrebbe suonare familiare. Infatti, alla fine della sua Premessa allāopera postuma del padre, Christopher Tolkien scrisse: Ā«Nellāopera, difficile e sempre discutibile, di sistemazione del testo, sono stato ampiamente assistito da Guy [Gavriel] Kay, che ha collaborato con me nel biennio 1974-75Ā».
Nella sua introduzione, il curatore Massimo Scorsone definisce Lāarazzo di Fionavar come il Ā«più smaltato epic fantasy di lewis-tolkieniane ascendenzeĀ» (p. 6), e infatti i precedenti letterari di questāopera sono proprio i due capisaldi del fantasy moderno: Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, con il suo impianto mitopoietico Ā«coerente e consistenteĀ», e le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, con i quattro fratelli Pevensie qui tramutati nei cinque studenti dellāUniversitĆ di Toronto che vengono trasportati su Fionavar. Se ne Il nipote del mago e ne Il leone, la strega e lāarmadio la vicenda prende le mosse nel Ā«mondo primarioĀ» (per usare una terminologia tolkieniana), trasferendosi poi in un Ā«mondo secondarioĀ», ne Lāarazzo di Fionavar non ĆØ il nostro mondo a ricoprire il ruolo di Ā«mondo primarioĀ», ma Fionavar stessa, più volte definita come Ā«il primo di tutti i mondiĀ» (p. 38), le cui vestigia sopravvivono nei nostri miti e nelle nostre leggende. Inoltre, Lāarazzo di Fionavar si inserisce nel solco della tradizione del portal o quest fantasy, un sottogenere del fantasy in cui il protagonista ĆØ trasportato in un altro mondo tramite un portale, non importa che si tratti della tana di un coniglio come in Alice nel paese delle meraviglie, di un armadio magico come nelle giĆ citate Cronache di Narnia o di un tornado come ne Il meraviglioso mago di Oz. Come altri esempi di portal fantasy si possono citare Coraline di Neil Gaiman, John Carter di Marte, primo volume del Ciclo di Barsoom, ma anche Le Cronache di Thomas Covenant di Stephen R. Donaldson, La Figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany e Le cronache di Ambra di Roger Zelazny.
Il primo volume che qui recensisco, Lāalbero dellāestate, ĆØ uscito in Canada nel 1984; mentre gli altri due seguirono due anni dopo. Negli anni ā80 spopolavano numerose riproposizioni del fantasy tolkieniano (un nome su tutti: Terry Brooks). Guy Gavriel Kay ha saputo dimostrare di poter dare vita una rielaborazione consapevole, originale e profonda di quel modello attingendo dalle stesse fonti e dagli stessi archetipi di Tolkien: mitologia norrena, materia celtica e leggende arturiane trovano posto in un affresco mitopoietico che affascina e cattura il lettore sin dalle prime pagine.
Per ammissione dello stesso Guy Gavriel Kay, Lāarazzo di Fionavar ĆØ la sua opera che più risente dellāinfluenza tolkieniana. Lo si può notare in molti aspetti, almeno nel primo volume: troviamo creature simili a elfi e orchi, un luogotenente dellāOscuro Signore Rakoth Maugrim (incatenato come il Melkor-Morgoth tolkieniano), un bosco magico simile a Fangorn. Per certi versi, anche la concezione del Male arroccato a Nord ā basti pensare a quanto scrisse Tolkien nella lettera 294 dellā8 febbraio 1967 ā, deriva direttamente da Il Silmarillion. Come si ĆØ visto, Guy Gavriel Kay ha collaborato per due anni con Christopher Tolkien proprio alla pubblicazione del magnum opus tolkieniano. CāĆØ persino un metallo, simile al mithril, Ā«che i nani consideravano il più prezioso dono della terra: lāargento di Eridu, dalle sfumature azzurreĀ» (p. 151). Ecco infine due passi in cui si possono confrontare le creature descritte da Guy Gavriel Kay con gli elfi di Tolkien:
Ā«Noi siamo estremamente longevi, e non moriamo di vecchiaia, ma ci uccidono il ferro, il fuoco, e i patimenti del cuore. La stanchezza di vivere, poi, ci spinge a fare vela verso il nostro canto, ma questa ĆØ una cosa diversa. [ā¦] A ovest cāĆØ un luogo che non ĆØ segnato su alcuna carta [ā¦], e noi andiamo laggiù, quando lasciamo Fionavar, a meno che Fionavar non ci uccida prima.Ā»
(p. 160)
Ā«Erano vecchi, saggi e bellissimi, e il loro spirito brillava nei loro occhi sotto forma di una fiamma multicolore, e la loro arte era un omaggio al Tessitore, di cui erano i figli più luminosi. Nella loro essenza era intessuta una celebrazione della vita, e nellāantica lingua il loro nome significava la luce che si oppone al buioĀ»
Come disse C.S. Lewis de Il Signore degli Anelli: «Qui ci sono cose meravigliose che feriscono come spade o bruciano come gelido acciaio. Ecco un libro che vi spezzerà il cuore».
Guy Gavriel Kay (Weyburn, Canada, 1954) trascorre gli anni della giovinezza a Winnipeg; dopo la laurea allāUniversity of Manitoba, nel 1974, si trasferisce a Oxford dove assiste Christopher Tolkien nella pubblicazione de Il Silmarillion (1977). Tra il 1981 e il 1989 lavora come sceneggiatore televisivo; il suo esordio letterario The Summer Tree, pubblicato nel 1984, primo romanzo della trilogia de Lāarazzo di Fionavar, completata nel 1986. Ha scritto in seguito romanzi fantasy come Tigana (1990; tr. it. Il paese delle due lune, 1992), Ysabel (World Fantasy Award 2008), Under Heaven (2010; tr. it. La rinascita di Shen Tai, 2012) e molti altri. Il suo ultimo romanzo ĆØ A Brightness Long Ago (2019). Nel 2014 Kay ĆØ divenuto membro dellāOrder of Canada per i suoi meriti letterari e nel 2021 ha tenuto una conferenza online per lāottava edizione delle Tolkien Lectures.
Source: inviato dallāeditore al recensore. Si ringrazia Alfonso Zarbo di Oscar Mondadori Vault.
Sembra un giallo āLāomino di Giovinazzoā di Aguinaldo Perrone, artista, studioso di cartellonismo, edito da Graphe.it. In realtĆ il libretto ĆØ un curioso saggio breve nel quale lāautore cerca di fare luce su un disegno ritrovato a Giovinazzo, in Puglia, dove lāartista Fortunato Depero passò nel 1926 (non a caso il sottotitolo ĆØ Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia). Tra le pagine del testo si cerca ci capire se effettivamente Depero, noto anche come lāartista più futurista dei futuristi, tra i padri del Secondo Futurismo e dellāaeropittura, passò effettivamente a Giovinazzo. Prove certe sembrano non esserci, ma qualche indizio sƬ. Tra i papabili elementi un disegno su cartoncino leggero dove ĆØ disegnato un omino in marcia. Partendo da questo disegno ritrovato durante i lavoro di ristrutturazione di un bar a Bari, Perrone veste i panni di detective dellāarte e svolge unāindagine sul campo per comprendere lāorigine del disegno, snocciolando poi tutte le ipotesi relative al possibile passaggio di Depero a Giovinazzo e alla realizzazione di questo schizzo a china. Tra le componenti che inducono lāautore a pensare che si tratti di un disegno di Fortunato Depero ci sono alcuni elementi grafici: un figura umana stilizzata che sta tra il manichino e il robot, una āfā segnata in modo rapido (potrebbe essere lāiniziale del nome dellāartista) o le forme geometriche come le spirali che richiamano alcuni elementi grafici utilizzati dallāartista nei propri lavori. Le pagine de āLāOmino di Giovinazzoā scorrono via veloci grazie ad una scrittura pulita, chiara, che fa viaggiare il lettore nella vita di un artista che nella sua carriera artistica fece anche lo scenografo, il costumista e il designer. Perciò se ādel doman non vāĆØ certezzaā, come scriveva Lorenzo de’ Medici nella āCanzona di Baccoā, composta nel 1490 in occasione del carnevale,Ā anche il dubbio sulla paternitĆ attribuita dellāOmino di Giovinazzo a Depero resta, ma Aguinaldo Perrone, attento esperto di cartellonistica, ha tutti gli elementi giusti per formulare la sua indagine sul quellāomino che, vi dovesse capitare mai di passarci, trovereteĀ stampato sui tovagliolini del Gran Bar Pugliese, magari messi al fianco di una bottiglietta di Campari Soda- anche lei futuristica- e in un secondo, non sarĆ cosƬ difficile riscontrare qualche evidente somiglianza tra lāomino e la bottiglietta di Depero. Il libro presenta una prefazione di Domenico Cammorata.
Paolina Baruchello storica di formazione e operatrice culturale, non ha mai smesso di amare i libri per ragazzi da quando ĆØ stata in grado di guardarne le illustrazioni e di leggerli. Il suo primo lavoro ĆØ stato fare la lettrice e poi la traduttrice dal francese per la Mondadori Ragazzi, per cui ha tradotto più di trenta titoli e curato introduzioni e adattamenti. Dopo viaggi per il mondo, reali e immaginari, e anni di lavoro per istituzioni culturali, ĆØ diventata autrice, pubblicando con Sinnos “Pioggia di Primavera”, graphic novel illustrata da Andrea Rivola (2015). Con Sinnos ha pubblicato anche lāalbo “Lo Sport non fa per te”, illustrato da Federico Appel (2018) e sempre insieme ad Andrea Rivola āLa prova dei Cinque Petaliā (2022).
Andrea Rivola ĆØ un illustratore dal tratto riconoscibilissimo, in grado di unire lāamore per la composizione geometrica con una lettura sempre intelligente e ironica dei testi che deve accompagnare (e a cui spesso aggiunge del suo). Oltre ad essere un illustratore raffinato, ĆØ anche produttore di due ottimi vini: un sangiovese corposo e convincente e un albana bianco pieno di profumi e spezie.
Source: inviato al recensore. Grazie allāufficio stampa Sinnos.
La forza dei classici per stimolare la lettura delle bambine e dei bambini. Un progetto di lettura facilitata per tutti con il carattere ad alta leggibilitĆ EasyReading, andata a capo regolata dal senso senza sillabazione, illustrazioni a colori e a doppia pagina, attivitĆ e giochi legati alla comprensione del testo.
Oggi vi parlo di tre libri per bambini dai 6 ai 7 anni in poi della collana Stelle Polari di Gallucci: La giara di Luigi Pirandello, Arsenio Lupin in crociera di Maurice Leblanc e La macchina del tempo di H.G. Wells. Sono grandi classici non solo semplificati ma ricchi di colorate illustrazioni capaci di attirare l’interesse dei bambini. Sono grandi storie che una volta grandi potranno leggere nelle edizioni originali. Ma giĆ adesso possono iniziare a conoscere. In questi giorni difficili spegnete la televisione e dategli un libro che gli tenga compagnia. Un libro con cui impratichirsi nella lettura, giocare, crescere. La collana Stelle Polari e ricca di questi piccoli capolavori a misura dei più piccoli.
Fulvia DeglāInnocenti vive a Milano dove lavora come giornalista di āFamiglia cristianaā. Ć autrice di oltre cento titoli per bambini e ragazzi, molti dei quali tradotti allāestero. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Bancarellino e il premio Andersen.
Giuseppe Ferrario nasce a Milano nel 1969. GiĆ da bambino si diverte cosƬ tanto a disegnare, che lo fa ancora oggi. Dopo lāAccademia di Belle Arti di Brera inizia a lavorare come scenografo per il parco di Gardaland, oltre che come illustratore e fumettista. Ha collaborato con Walt Disney, Warner Bros, Mtv, Image Comics; scrive e disegna fumetti per āIl Giornalinoā eha fondato Effigie, societĆ che si occupa di cartoni animati e grafica. Ha una moglie, quattro figli e un coniglio. Sogna di diventare il miglior alpinista del mondo.
Luca Poldelmengo ĆØ autore di vari romanzi gialli e noir. Ha inoltre firmato soggetti e sceneggiature per il cinema, a partire dal noir Cemento armato (2007). Padre di due bambini, con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito nella narrativa per ragazzi.
Piccola autobiografia di mio padre che ho preso assieme a Lāorologio di papĆ e altri ricordi di Daniel Vogelmann, edito da Giuntina, Firenze, ĆØ un brevissimo libro, una trentina di pagine, narrato in prima persona, che narra la vita del padre dell’autore, dalla sua nascita alla morte. E’ dedicato alle sue due nipotine Alma e Shira e ed ĆØ stato scritto non solo per loro. Schulim Vogelmann nacque in Polonia, nella Galizia orientale, allora impero austroungarico da Nahum Vogelmann e Sissel Pfeffer. Era il 28 aprile del 1903. Aveva un fratello di nome Mordechai (che divenne rabbino) e una sorella Miriam. Seguiamo la sua vita dalla Prima Guerra Mondiale, al soggiorno in Palestina all’arrivo a Firenze, dove trovò lavoro nella tipografia di Leo Samuel Olschki. Sposò la figlia del rabbino di Torino Dario Disegni, Anna, ed ebbe una figlia Sissel. Poi nel 1938 arrivarono in Italia le leggi razziali, e nel tentativo di fuggire in Svizzera, lui e la famiglia, sua moglie e sua figlia furono mandati ad Auschwitz. Anna e Sissel furono uccise il primo giorno (lo scoprƬ dopo la guerra dalla Croce Rossa) lui sopravvisse grazie alla lista di Schindler. Tornò a Firenze e comprò la tipografia nella quale aveva lavorato da giovane e iniziò per la famiglia Vogelmann la loro saga familiare come editori. Fatti scarni, raccontati con amore e tenerezza, che ci riportano a un periodo buio della nostra storia, le leggi razziali, la guerra, i campi di concentramento, il mondo alla rovescia in cui Schulim Vogelmann visse non perdendo mai la sua umanitĆ , trovò anzi il coraggio di risposarsi, avere nuovi figli, una famiglia e sopravvivere alle ceneri di un mondo per costruire il futuro. Mi ha colpito la citazione di una massima attribuita a Shemuel Hakatan: “quando cade il tuo nemico non ti rallegrare”, frase che gli tornò in mento sul treno per Auschwitz dove viaggiava insieme a un noto ebreo fascista. Velato di umorismo yiddish, ĆØ un libro che consiglio, fa bene al cuore.
Daniel Vogelmann, nato a Firenze nel 1948, esordisce negli anni ā70 come poeta, pubblicando alcuni volumi di liriche, tra cui Fondamentale (1972). Nel 1980 fonda la casa editrice La Giuntina, la cui prima pubblicazione nella collana Ā«Schulim VogelmannĀ», dedicata alla memoria del padre, fu La notte del premio Nobel Elie Wiesel (tradotta dallo stesso Vogelmann) a cui negli anni si sono aggiunti circa 1000 titoli sulla cultura ebraica. Tra le sue pubblicazioni Piccola autobiografia di mio padre, Le mie migliori barzellette ebraiche, Dalla parte di Giona (e del ricino), Lāorologio di papĆ e altri ricordi.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona ĆØ questa! In tutta lāInghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto cosƬ totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi cosƬ sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
Ā«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensavaā¦Ā»
Ā«Thrushcross Grange ĆØ roba mia, signoreĀ» māinterruppe, con un fremito. Ā«Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!Ā»
Quellāāentriā fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava āvaā al diavolo!ā. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare lāinvito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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