Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Il vescovo che disse ā€œnoā€ a Hitler. La vita e il pensiero di Clemens August von Galen di Guenter Beaugrand (San Paolo Edizioni 2021) a cura di Giulietta Iannone

18 aprile 2022

Sotto il nazismo dissi pubblicamente, e lo dissi anche riguardo a Hitler nel ’39, quando nessuna potenza intervenne allora per ostacolare le sue mire espansionistiche: la giustizia ĆØ il fondamento dello Stato. Se la giustizia non viene ristabilita, allora il nostro popolo morirĆ  per putrefazione interna. Oggi devo dire: se tra i popoli non viene rispettato il diritto, allora non verrĆ  mai la pace e la giustizia tra i popoli.

Conoscevo Clemens August von Galen per l’opposizione al programma nazista anticristiano da tempo, ma non avevo mai letto una sua biografia per cui ho colto l’occasione di leggere Il vescovo che disse ā€œnoā€ a Hitler. La vita e il pensiero di Clemens August von Galen di Guenter Beaugrand con interesse. E ho fatto alcune considerazioni tra le quali che quest’uomo dalla mascella volitiva, lo sguardo severo, serio e forse anche duro aveva davvero una grinta e un coraggio che l’accompagnò prima, durante e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Educato in una rigida famiglia nobile cattolica, Clemens August von Galen (Dinklage, 16 marzo 1878 – Münster, 22 marzo 1946) fu un uomo dalla tempra d’acciaio che non ispirava molta simpatia ma che per il suo rigore morale e il suo non cedere a nessun compromesso va sicuramente rivaluato. Si oppose al nazismo quando non conveniva, quando senza protezioni con le sue omelie rischiava letteralmente la vita. Ma si oppose perchĆØ la vita ĆØ sacra, la vita di tutti ĆØ sacra anche quella degli improduttivi, dei disabili, degli anziani fragili, e da credente non poteva fare diversamente, i programmi di eugenetica nazista, erano, e sono tutt’ora, un barbaro crimine contro l’umanitĆ  e contro Dio. Dovremmo rileggere le sue omelie (alcune nel libro riportate) e subito se ne percepisce la forza, l’autenticitĆ  e l’attualitĆ . Non si parla spesso dell’opposizione al nazismo di matrice cattolica, un po’ perchĆØ ha agito spesso nell’ombra anche se c’ĆØ stata, diverso il caso di Clemens August von Galen che si ĆØ sempre esposto in pubblico dall’alto scranno nella sua chiesa. Andava per le spicce, era duro diretto e inflessibile, e forse si salvò perchĆØ non fu abbandonato dai suoi parrocchiani che gli fecero scudo e uniti si frapposero tra lui e la barbarie nazista. Hitler probabilmente lo sottovalutò, o fu cosƬ sicuro di vincere da posticipare a dopo la sua vittoria la resa dei conti con questo sacerdote, prima vescovo, poi cardinale sicuramente atipico e determinato. Papa Giovanni Paolo II lo dichiarò venerabile il 20 dicembreĀ 2003 e il 9 ottobreĀ 2005 fu beatificato daĀ papa Benedetto XVI. Ora questo libro ce l’avvicina e ce lo rende prezioso e inestimabile con la sua testimonianza di fede, di rigore morale, di adesione onesta al Vangelo. Papa Pio XII fu accusato di debolezza contro il nazismo, il leone di Muster al contrario non intraprese la strada diplomatica o conciliante, inchiodò tutti alle loro responabilitĆ  a rischio della vita in un contesto storico difficile, confuso e doloroso. Ne consiglio la lettura per conoscere meglio un periodo storico ancora controverso le cui diramazioni arrivano fino ad oggi.

Günter Beaugrand (1927) ĆØ un giornalista, storico e biografo tedesco. Ha studiato con particolare interesse il drammatico periodo della terribile dittatura nazista e della difficile ricostruzione nel periodo post-bellico della sua patria. Oltre all’opera sulla figura del cardinale von Galen, ĆØ di grande pregio la sua opera dedicata al primo cancelliere della Germania liberata, Konrad Adenauer.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa San Paolo.

:: Povera patria. I processi agli ufficiali italiani nella prima guerra mondiale, Paolo Gubinelli (Gaspari editore 2022) A cura di Viviana Filippini

16 aprile 2022

ā€œPovera patriaā€, libro di Paolo Gubinelli, edito da Gaspari editore, ĆØ un importante tassello che va ad inserirsi nel grande mosaico letterario dedicato alla Prima guerra mondiale. Il testo ha come sottotitolo ā€œI processi agli ufficiali italiani nella prima guerra mondialeā€, proprio perchĆ© nelle sue pagine vengono riportati i fatti con protagonisti molti ufficiali portati a processo da altri e non sempre adeguatamente giudicati. Quello che si percepisce ĆØ la presenza di molte cause militari avviate, tante delle quali purtroppo non svolte in modo adeguato o attuate senza fare prima tutte le indagini del caso, per indagare le vere cause che portarono questi ufficiali di grado inferiore ad essere trascinati in tribunale da ufficiali di grado superiore. In altre pagine ci sono storie di denuncia compiute per fare conoscere i soprusi subiti, gli abusi di potere della autoritĆ  nei confronti dei loro sottoposti (soprattutto prima di Caporetto) molte volte mai accolte per essere valutate. Ā Tante sono le storie di vita al fronte narrate in questo libro, vicende che vedevano giovani soldati – a volte davvero dei ragazzini- spediti a combattere come carne da macello e quel loro ribellarsi più che essere annientato dal nemico, lo era dai loro superiori. In altri frangenti del libro ritroviamo proprio gli ufficiali incapaci di controllare il loro comportamento con scatti d’ira e di violenza fisica sui sottoposti che, magari, non volevano obbedire facendo lavori umili, come il prendere le marmitte per il pranzo o per la cena.Ā  Azioni e comportamenti certo sbagliati, frutto anche dell’esasperazione della vita di trincea e del senso di precarietĆ  incombente, presenti ogni singolo giorno della vita di questi uomini mandati al fronte a combattere quella che di certo non fu un guerra lampo. Ā Tra le tante storie una di quelle che mi ha colpito ĆØ quella di Edgardo Levy della 160° brigata Milano, imputato per abuso di autoritĆ . Lui riuscƬ a salvarsi dalla guerra del 1915-18, ma la sua famiglia di origini ebraiche venne invece travolta dalla seconda, con la deportazione nel campo di concentramento e la commuovente storia di Eva Maira e del violino di Auschwitz, oggi conservato al Museo Civico di Cremona. Oltre a queste vicende ce ne sono tante altre con militari ubriachi veri o presunti, altri che si prendevano a schiaffi e a pugni, tutti però accomunati dall’essere al fronte, in condizioni incerte e lontani dai loro affetti. ā€œPovera patriaā€ ĆØ un importante contributo alla storia della Prima guerra mondiale perchĆ© porta l’attenzione del lettore su aspetti poco noti della vita dei soldati al fronte, sugli effetti piscologici che essa ebbe su questi uomini in divisa, purtroppo non solo impegnati a combattere il nemico che stava nell’altra trincea, ma costretti a fare i conti anche con quello che spesso, suo malgrado, poteva stare al loro fianco o dentro loro stessi. Il libro contiene anche saggi di Paolo Pozzato e Paolo Gaspari.

Paolo Gubinelli, nato a Macerata, vive e lavora ad Ancona come procuratore della repubblica contro la criminalitĆ  organizzata, ĆØ autore di vari studi e per la Gaspari ha pubblicato ā€œSparate dritto al cuore. La decimazione di Santa Maria la Longa e quella inglese a Etaplesā€ (2014); con G. Dalle Fusine e P. Snichelotto, Morire di Paura. ā€œShell shock e le fucilazioni di San Vito di Leguzzano, la giustizia militare inglese e italiana a confrontoā€ (2017); ā€œVite parallele. Il generale Graziani e Piero Calamandreiā€ (2020).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’Ufficio stampa 1A.

:: Ricette di guerra – 1940/1944: per una cucina semplice semplice di Amalia de Sanctis, a cura di Leo Osslan De Sanctis, con un testo di Cesare de Sanctis (FefĆ© Editore, 2022) a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2022

Amalia de Sanctis oggi avrebbe 110 anni. Negli anni ’90 (dell’800) si era trasferita con i genitori a Roma dal paesino umbro di Parrano (Orvieto). Questo ricettario ĆØ un esempio dello spirito “spartano” che la guerra imponeva, dell’ingegno e dell’attenzione di Amalia all’impegno sociale, per quanto consentito negli anni ’40 ad una giovane donna di buona famiglia. Oggi sembra che un’altra “guerra”, più subdola e miserevole, sia di nuovo tra noi: la difficoltĆ  di unire il pranzo con la cena. Questo libretto sarĆ  utile a contrastarla risparmiando qualche centesimo e mangiando sano.

Ricordo che in passato l’economia domestica era una materia di studio a scuola, sono un po’ lontana dalle aule scolastiche per cui non so che ci sia ancora come disciplina, ma penso sarebbe utile recuperarla sia per maschi che per femmine come ĆØ ultile la lettura di questo breve libro curato da Leo Osslan De Sanctis che raccoglie le ricette di cucina della sua ava Amalia de Sanctis, spirito vivace e donna di casa oltre che di ingegno, figlia di Sante de Sanctis, illustre padre della psichiatria e psicologia d’Italia. Subito sono andata a cercare la ricetta delle polpette del tempo di guerra e la ricetta di Amalia (a dire il vero lei ne faceva alcune varianti) ĆØ molto simile a quella di mia nonna. Si sa in tempo di guerra il cibo scarseggia, bisogna fare miracoli con i pochi ingredienti disponibili ma sorpendetemente questa cucina semplice ĆØ altrettanto buona di altra molto più elaborata e costosa. Tante ricette dalle minestre, ai dolci, alle carni, utili anche oggi in cui l’economia in cucina sembra tornata di moda. Si sa risparmiare ĆØ utile, e le buone massaie di una volta, zie, nonne, suocere, mamme ancora oggi reggono l’economia delle famiglie. Forse non di tutte, ma di alcune sƬ ed ĆØ interessante come il concetto stesso di famiglia ruoti intorno a queste donne un po’ schive e defilate che si alzano presto, vanno nei mercati a scegliere la frutta, le verdure, le carni migliori, raccogliendo scorte per le famiglie allargate o monofamiliari che dir si voglia e preparano i pasti. Il costume ĆØ cambiato, la societĆ  si ĆØ evoluta, non sempre migliorando, ma il buon gusto e la buona cucina fanno ancora da collante al benessere familiare. Lo stesso concetto di festa non può esulare da una tavola imbandita circondata da commensali. Recuperate questo libro con le sue preziose ricette di guerra, con le piccole malizie, con i trucchi e la voglia di recuperare le tradizioni di un tempo, che ha lasciato tracce nelle nostre radici familiari.

Leo Osslan de Sanctis, curatore del volume, ĆØ il pronipote di Amalia. Un giorno del 2005 curiosando nella ricca collezione di libri di cucina che gli aveva lasciato in ereditĆ  la madre, s’imbatte in una busta misteriosa e polverosa; la apre e dentro vi trova il manoscritto di queste ā€œRicette di Guerraā€, autografo dell’autrice. La ā€œzia Amaliaā€ a suo tempo l’aveva lasciato in ereditĆ  alla madre di Leonardo. Insomma, ĆØ questa una raccolta di ricette che si tramanda di generazione in generazione quasi per una ā€œforza interioreā€, che ĆØ quella di non voler dimenticare -costi quel che costi- come vivevamo in tempi meno fortunati.

Cesare de Sanctis ĆØ l’autore del ricco capitolo che precede la raccolta di ricette. Chirurgo, pittore e scrittore, era nipote di Amalia de Sanctis, figlio del fratello di Amalia, Carlo. Il testo La zia Amalia ĆØ tratto dal libro Via Paisiello 15 (Artefatto, 1991), scritto quando Amalia de Sanctis era ancora in vita. Con FefĆØ Editore Cesare de Sanctis ha pubblicato anche: Volta la carta (2005), Fata Ghirò persona bella (2006), La scriminatura (2008).

:: La piccola Chiesa nella grande Russia – La mia vita la mia missione di monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, con Riccardo Maccioni (Edizioni Ares 2022) a cura di Giulietta Iannone

8 aprile 2022

Don Paolo ĆØ dal 2007 l’arcivescovo cattolico di Mosca. Una diocesi vastissima e composita che comprende al suo interno anche un caleidoscopio di nazionalitĆ , fra cui la comunitĆ  armena, quella coreana, quella vietnamita, e via dicendo. Dentro il perimetro della Russia, tutto ĆØ di più: più chilometri da percorrere, più lingue, più incroci di culture e vissuti. Più bellezza da condividere ma anche, a volte, più timore nel testimoniare ciò che si crede. PerchĆ© quando si ĆØ minoranza si ĆØ più fragili. Quando si ĆØ minoranza l’identitĆ  viene sollecitata ogni giorno e ogni giorno sei chiamato a verificarne la consistenza, che ĆØ Cristo stesso. Mediante questo libro mons. Pezzi, si racconta a Riccardo Maccioni, per la prima volta dal principio. Intrecciando in queste pagine al vissuto personale, umano e missionario, fatti e valutazioni sull’attualitĆ  e il futuro della Chiesa, della Russia e con esse, necessariamente, del mondo intero.

Per correttezza segnalo che questo libro ĆØ stato scritto prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio dell’occupazione militare russa in Ucraina, epilogo e nuova fase di una guerra civile che insanguina queste martoriate terre ormai dal 2014 nelle sue provincie sud est. Le riflessioni comunque non inficiano lo spirito di questo libro: illustrare lo stato delle piccole comunitĆ  cattoliche in Russia (ricordiamo che il cattolicesimo ĆØ minoritario in questo paese vasto e sconfinato che racchiude etnie e popolazioni di diversa lingua, religione e tradizioni in cui il cristianesimo ortodosso ĆØ maggioritario, sebbene continuino a coesistere pacificamente ateismo, ebraismo, islam e religioni neopagane). Essere una comunitĆ  minoritaria comunque non ĆØ solo di svantaggio come racconta bene monsignor Paolo Pezzi, dal 21 settembre 2007 arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca che con Riccardo Maccioni, caporedattore di Avvenire, ha scritto La piccola Chiesa nella grande RussiaLa mia vita, la mia missione, edito da Edizioni Ares.

Interessante volume di cui consiglio la lettura soprattutto per il suo valore di testimonianza nel difficile e drammatico periodo che stiamo vivendo in cui predomina un irrazionale odio per tutto quello che ĆØ russo (musica, arte, letteratura, poesia, scienza, tecnica, etc…), non distinguendo la storia e la cultura di questo immenso e straordinario paese con la sua attuale e contingente situazione politica di cui il popolo russo ne subirĆ  le conseguenze, come tutti noi. Ma per capire la realtĆ , lontano dagli stereotipi, e dai preconcetti più diffusi, ĆØ utile leggere questa testimonianza, di un uomo che ha dedicato la sua vita alla missione di diffondere il messaggio di Cristo. Una parte ĆØ autobiografica, l’altra ĆØ sempre incentrata sulla sua espeirienza personale, ma ha un respiro più comunitario. Ricordiamoci sempre che la Russia dallo zarismo al Comunismo ha vissuto in regimi in cui il potere era fortemente accentrato, e la libertĆ  personale molto ridotta. Dopo la caduta del Comunismo la Russia si ĆØ trovata ad affrontare un bivio e una crisi economica, morale e politica senza precedenti da cui si ĆØ risollevata grazie alle nuove libertĆ , anche religiose, di cui ha goduto. Insomma la religione ha avuto un ruolo importante nella costruzione del tessuto sociale della nuova Russia e per comprendere questo paradigma ĆØ utile approfondire queste tematiche. Inoltre credo tutti noi abbiamo a cuore gli interessi della pace e sicuramente questo libro consente di analizzare la realtĆ  da un punto di vista privilegiato onde ognuno di noi possa fare le sue oppurtune considerazioni anche etiche e morali.

Il nostro viaggio in Russia grazie a monsignor Pezzi ci porta nel cuore di un paese perlopiù sconosciuto in Occidente. Pochi l’hanno visitato di persona, ancora meno l’hanno compreso. Ci sono sempre le eccezioni quanto mai utili in questo periodo storico di grandi transizioni, e cambiamenti. Il dialogo comunque resta l’unico strumento di appianamento delle divergenze, come ha ben capito Papa Francesco, curiosamente molto amato in Russia anche dai non cattolici, ma per dialogare serve consoscersi, e questo libro serve proprio a questo. Buona lettura!

Source: libro inviato dall’editore, grazie a Simona dell’Ufficio Stampa Ares.

:: Il codice di Dean R. Koontz (Fanucci 2022) a cura di Emilio Patavini

5 aprile 2022

ƈ da poco uscito per Fanucci Il codice di Dean R. Koontz, nella traduzione di Annarita Guarnieri. Il romanzo (titolo originale: Elsewhere), ĆØ stato pubblicato per la prima volta nel 2020, ma nel frattempo Koontz ha scritto due romanzi, mentre altri due sono giĆ  pronti per essere pubblicati. Autore di successo con all’attivo più di 120 titoli e oltre 450 milioni di copie vendute, Dean R. Koontz, ĆØ nato in Pennsylvania nel 1945, e attualmente vive in California. Ha scritto numerosi thriller, horror e romanzi di fantascienza (pubblicati da Urania ed Editrice Nord), e viene spesso accostato a Stephen King. Le analogie non si fermano al genere di romanzi che scrivono o al fatto di essere scrittori bestseller (anche se inaspettatamente King ha venduto e scritto meno di Koontz): entrambi sono stati insegnanti di inglese prima di dedicarsi alla scrittura e le loro opere sono state adattate per il grande schermo.

Il codice, diciamolo, non parte da premesse particolarmente originali: un senzatetto, noto come Ed l’Inquietante, affida a Jeffy Coltrane una scatola apparentemente innocua, ricercata dagli agenti federali poichĆ© contiene nientemeno che la ā€œchiave di tuttoā€. Jeffy Coltrane vive in California, ed ĆØ l’unico a prendersi cura della figlia undicenne Amity da quando sua moglie Michelle ĆØ misteriosamente scomparsa sette anni prima. Ed gli raccomanda di nascondere la chiave di tutto e soprattutto di non usarla per nessuna ragione. Le cose si complicano quando Jeffy e Amity scoprono che la chiave di tutto dĆ  accesso a infiniti mondi paralleli, e qui iniziano le loro disavventure. Il what if alla base del libro ĆØ: ā€œCosa accadrebbe se i due avessero la possibilitĆ  di trovare un mondo parallelo in cui Michelle ĆØ ancora viva?ā€

I mondi paralleli sono intesi da Koontz come linee temporali alternative, in cui il destino della Terra ha subito un corso differente da quello che conosciamo. Nel libro si cita Hugh Everett III, fisico dell’UniversitĆ  di Princeton, noto per la sua ā€œinterpretazione a molti mondiā€ della meccanica quantistica proposta nel 1957, secondo cui ogni evento della realtĆ  produce infinite diramazioni dell’universo. La teoria del multiverso ĆØ stata anche l’oggetto dell’ultimo articolo scientifico di Stephen Hawking, completato pochi giorni prima della sua morte e pubblicato nel 2018 sul Journal of High Energy Physics.

Dean Koontz ĆØ un maestro della suspense. Il codice ĆØ un romanzo che intrattiene senza particolari pretese o aspirazioni, e può contare su uno stile scorrevole e una narrazione serrata e avvincente. Difficile categorizzarlo in un solo genere: ĆØ anzitutto una storia basata su spunti speculativi come il multiverso e le infinite realtĆ  alternative della Terra; ĆØ anche un thriller, per chi ama le storie avventurose, ricche di tensione e azione; ma nei mondi che Jeffy e Amity visitano sono presenti anche scorci di mondi distopici e orrifici a metĆ  tra 1984 e L’isola del dottor Moreau. Numerosi sono i riferimenti al fantasy disseminati in tutto il libro: da Tolkien a La principessa sposa di William Goldman.

Dean R. Koontz, classe 1945, ĆØ autore di thriller di successo e bestseller di fama internazionale. Nato e cresciuto in Pennsylvania, attualmente vive in California insieme a sua moglie e due cani. Per tanti anni ĆØ stato insegnante di inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo:Ā Jumbo-10. Il Rinnegato. Con più di 120 titoli all’attivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz ĆØ considerato uno dei maestri del genere thriller.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Fanucci Editore.

L’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trenta, Florian Illies (Marsilio 2022) A Cura di Viviana Filippini

31 marzo 2022

ƈ un viaggio indietro nel tempo quello che il lettore fa leggendo ā€œL’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trentaā€ di Florian Illies, edito da Marsilio, anche se i fatti bellici di questi giorni fanno pensare a quello che sta accadendo in Ucraina. Quello fatto da Illies ĆØ un grande e lungo flashback, ma anche una esplorazione sentimentale nell’Europa degli anni Trenta che fa compiere a chi legge un vero e proprio cammino nelle vite di tanti uomini e donne che popolarono quella societĆ  del passato tra il 1929 e il 1939, all’interno della quale, piano piano, si stavano radicando quelli che sarebbero diventati poi dei regimi totalitari. Ciò che stupisce del volume (384 pagine) ĆØ che, nonostante tutti gli ostacoli, gli imprevisti, i provvedimenti che cominciarono a limitare la libertĆ  delle persone, i protagonisti di queste vicende umane amavano e continuarono a farlo sfidando ogni intoppo, mossi da quella forza -l’amore- in grado di vincere su tutto e tutti. Pagina dopo pagina, con piccoli frammenti, Illies ci racconta la Storia in un arco temporale di un decennio, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, attraverso pezzi di vite altrui, di personalitĆ  che nella Storia poi ci sono rimaste per il ruolo sociale, lavorativo, artistico o politico che esercitavano, ma che qui ci vengono narrate, in modo biografico, nella loro dimensione più privata e intima, quella relativa all’amore. Tra i protagonisti troviamo Picasso che compare con le diverse mogli e amanti; poi Sartre completamente rapito dal corteggiamento a Simone de Beauvoir; Thomas Mann con tutta la sua casata (figlie e figlie compresi) alle prese con relazioni di amicizia e amore che scatenarono contrasti nella famiglia. E ancora DalƬ che si innamorò perdutamente di Gala, portandola via all’amico; Marlene Dietrich divisa tra la Germania e Hollywood alle prese con i suoi diversi amori e quello più grande per la figlia. Poi ci sono storie come gli amori complicati e non sempre corrisposti di Annemarie Schwarzenbach, appassionata di viaggi e di fotografia, o la storia di Gunta Stƶlzl prima e unica donna ad insegnare al Bauhaus, ma anche madre coraggiosa nell’allattare a scuola il figlio appena nato. Tra le tante personalitĆ  vorrei ricordare anche lui, Francis Scott Fitzgerlad con la moglie Zelda e quel loro matrimonio cosƬ complicato, doloroso minato spesso dalla malattia della donna che fu per l’autore fonte di sofferenza emotiva e spunto dei suoi capolavori letterari. ā€œL’amore al tempo dell’odioā€ di Florian Illies ĆØ una vera e propria mappatura del sentimento umano nella quale ci sono tanti amori, tanti tradimenti, tante relazioni (altro che il gossip di oggi) che finirono per incomprensioni, ma anche per il diffondersi delle leggi razziali, mentre altri iniziarono nonostante la catastrofe imminente, come a evidenziare un attaccamento alla vita e al domani, capace di affrontare ogni ostacolo del vivere. Traduzione Francesco Peri.

Florian Illies (1971) ĆØ storico dell’arte. Editorialista della Ā«Frankfurter Allgemeine ZeitungĀ», ha diretto le pagine culturali di Ā«Die ZeitĀ», ĆØ tra i fondatori della rivista Ā«MonopolĀ» ed ĆØ stato direttore editoriale della casa editrice Rowohlt. Autore di bestseller tradotti in tutto il mondo, per Marsilio sono usciti 1913. L’anno prima della tempesta (2013, 2018 tascabile Ue), L’invenzione delle nuvole. Lettera d’amore sull’arte e la poesia (2018) e 1913. Un’altra storia (2019).

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio.

:: Brigate russe di Marta Ottaviani (Ledizioni editore 2022) a cura di Giulietta Iannone

12 marzo 2022

Nel libro ‘Brigate Russe’ (Ledizioni, 213 pagine, 14,90 euro), ho approfondito tutti questi aspetti, raggruppati in quattro parti. La prima aiuta a collocare il fenomeno dal punto di vista storico e geopolitico. La seconda ĆØ dedicata alla cyberwar degli hacker. La terza ĆØ dedicata ai troll e a come vengono utilizzati i social per manipolare l’opinione pubblica e mettere in difficoltĆ  gli avversari. La quarta, infine, ĆØ dedicata alla propaganda di Stato, più o meno esplicita. Un soft power che però, inteso nell’accezione russa, mira a far ritagliare spazi di manovra sempre più alti. A dimostrazione di come sia sempre più importante riflettere su quello che si legge e saper fare selezione. La Russia ha inventato un nuovo modo di fare la guerra, ma altre nazioni, come la Cina, hanno iniziato a imitarla.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/pirati-in-rete-e-disinformazione-la-guerra-non-lineare-di-mosca

La disinformazione destabilizza il nemico. Il nostro cervello ragiona in base a un sistema binario 0,1; sì, no; vero, falso. Anche un decisore etico fa scelte errate se inquinate da premesse scorrette. Anche Gandhi aveva teorizzato questa forma di violenza non manifesta che se vogliamo è di premessa a molte forme di violenza poi conclamata.

L’informazione non ĆØ neutrale, causa decisioni che possono influenzare la vita di un individuo come il corso di una guerra.

Dall’arte della guerra di Sun Tzu si ĆØ cercato di teorizzare le tecniche migliori per sconfiggere il nemico sempre tenendo fermo il punto che chi sconfigge il nemico senza combattere fa la cosa migliore. Di teorici della disinformazione ce ne sono in ogni paese, stato, continente (non solo in Russia).

Le basi si studiano nei corsi di teoria politica o guerra psicologica. Marta Ottaviani ha indagato con il suo piglio critico sulle tecniche usate in Russia e l’ha fatto cercando di illustrare al vasto pubblico ancora a digiuno che anche con l’informazione (o meglio la disinformazione capace di inquinare il dibattito democratico) si combattono le guerre. In un agile volumetto discorsivo e spigliato sintetizza informazioni, dati, nomi, date, e giunge a conclusioni plausibili e non prive di acume.

La guerra cibernetica combattuta sui canali digitali a colpi di fake news, troll, hacker ha di brutto che poi può far cadere in errore anche chi la commette, da entrambi i lati della barricata, non distinguere più il vero dal falso, perdere la cognizione che ci sia differenza tra il vero e il falso è un errore campale che può far perdere prestigio, guerre, vite umane.

Che siate putiniani o antiputiani (magari favorevoli a Alexei Navalny) comprendere le ragioni del nemico, come pensa, come ragiona ĆØ essanziale partendo sempre dall’assunto etico che ĆØ sempre meglio non demonizzare il nemico ma considerarlo un compagno o fratello ā€œoppositoreā€ come suggerisce giustamente Papa Francesco e chi prima di lui ha analizzato le dinamiche che regolano il vivere civile. Non inquinare il fiume in cui anche noi berremo ĆØ essenziale e delimita tutti i limiti di questa spietata guerra tecnologica di cui un po’ tutti siamo vittime consapevoli o inconsapevoli.

Il libro di Marta Ottaviani ha il pregio di dare concretezza ad assunti teorici e spiegare nei fatti questi meccansimi in azione. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato, interconnesso, grazie ai satelliti, alle telecomunicazioni, a internet e alla volontĆ  dei popoli di perseguire una convivenza pacifica, viviamo in una casa comune (o casa di vetro come hanno delineato alcuni teorici) in cui il bene di uno massimizza il bene dell’altro, il male di uno determina il male dell’altro.

Dove si sia spezzzato questo circolo virtuoso iniziato col 1989 e la caduta pacifica del comunismo sovietico non ĆØ dato sapere, la fine della storia non c’ĆØ stata, anzi siamo ricaduti negli stessi errori, nelle stesse dinamiche ostili da cui avevamo tentato di liberarci. Debolezza dell’Occidente? Malafede condivisa? E’ difficile giungere a una conclusione univoca. Comunque non abbiate paura del libro di Marta anche se dissentite in alcuni punti e in alcune conclusioni, ĆØ utile nella maniera in cui allena il vostro cervello a ragionare criticamente e a ponderare le dinamiche che regolano il nostro complesso mondo contemporaneo.

Marta Federica Ottaviani (Milano, 1976) si occupa di Turchia e di Russia per il quotidiano Avvenire, per cui ha seguito anche la crisi del debito in Grecia, e altre testate nazionali. Collabora con diversi think tank, fra cui Aspen Institute. Il suo ultimo libro Il Reis, come Erdogan ha cambiato la Turchia (Textus Edizioni) ha vinto il Premio Fiuggi Storia.

Source: acquisto personale.

:: L’arazzo di Fionavar (Mondadori 2022) di Guy Gavriel Kay recensione a cura di Emilio Patavini

11 marzo 2022

Tra il 1993 e il 1994 uscirono per Sperling & Kupfer i tre volumi della trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay: La strada dei re e La via del fuoco nella traduzione di Riccardo Valla e Il sentiero della notte nella traduzione di Linda De Angelis. Il 25 gennaio 2022 Mondadori ha ripubblicato i tre romanzi che compongono la trilogia di Fionavar nella collana Oscar Draghi, in un unico volume dal titolo L’arazzo di Fionavar e dalla veste editoriale come sempre curata, arricchita dalle illustrazioni di Martin Springett. I titoli dei romanzi sono stati ritradotti in maniera più fedele all’originale: L’albero dell’estate (The Summer Tree), La fiamma errabonda (The Wandering Fire) e La strada più oscura (The Darkest Road). Guy Gavriel Kay, canadese, classe 1954, ĆØ un autore di romanzi fantasy, perlopiù di ambientazione storica (anche se per Fionavar si parla di high fantasy o più propriamente di portal fantasy, come vedremo), poco conosciuto in Italia ma molto apprezzato all’estero. Per chi ha letto Il Silmarillion (1977) di J.R.R. Tolkien, il nome di Guy Gavriel Kay dovrebbe suonare familiare. Infatti, alla fine della sua Premessa all’opera postuma del padre, Christopher Tolkien scrisse: Ā«Nell’opera, difficile e sempre discutibile, di sistemazione del testo, sono stato ampiamente assistito da Guy [Gavriel] Kay, che ha collaborato con me nel biennio 1974-75Ā».

Nella sua introduzione, il curatore Massimo Scorsone definisce L’arazzo di Fionavar come il Ā«più smaltato epic fantasy di lewis-tolkieniane ascendenzeĀ» (p. 6), e infatti i precedenti letterari di quest’opera sono proprio i due capisaldi del fantasy moderno: Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, con il suo impianto mitopoietico Ā«coerente e consistenteĀ», e le Cronache di Narnia di C.S. Lewis, con i quattro fratelli Pevensie qui tramutati nei cinque studenti dell’UniversitĆ  di Toronto che vengono trasportati su Fionavar. Se ne Il nipote del mago e ne Il leone, la strega e l’armadio la vicenda prende le mosse nel Ā«mondo primarioĀ» (per usare una terminologia tolkieniana), trasferendosi poi in un Ā«mondo secondarioĀ», ne L’arazzo di Fionavar non ĆØ il nostro mondo a ricoprire il ruolo di Ā«mondo primarioĀ», ma Fionavar stessa, più volte definita come Ā«il primo di tutti i mondiĀ» (p. 38), le cui vestigia sopravvivono nei nostri miti e nelle nostre leggende. Inoltre, L’arazzo di Fionavar si inserisce nel solco della tradizione del portal o quest fantasy, un sottogenere del fantasy in cui il protagonista ĆØ trasportato in un altro mondo tramite un portale, non importa che si tratti della tana di un coniglio come in Alice nel paese delle meraviglie, di un armadio magico come nelle giĆ  citate Cronache di Narnia o di un tornado come ne Il meraviglioso mago di Oz. Come altri esempi di portal fantasy si possono citare Coraline di Neil Gaiman, John Carter di Marte, primo volume del Ciclo di Barsoom, ma anche Le Cronache di Thomas Covenant di Stephen R. Donaldson, La Figlia del Re degli Elfi di Lord Dunsany e Le cronache di Ambra di Roger Zelazny.

Il primo volume che qui recensisco, L’albero dell’estate, ĆØ uscito in Canada nel 1984; mentre gli altri due seguirono due anni dopo. Negli anni ā€˜80 spopolavano numerose riproposizioni del fantasy tolkieniano (un nome su tutti: Terry Brooks). Guy Gavriel Kay ha saputo dimostrare di poter dare vita una rielaborazione consapevole, originale e profonda di quel modello attingendo dalle stesse fonti e dagli stessi archetipi di Tolkien: mitologia norrena, materia celtica e leggende arturiane trovano posto in un affresco mitopoietico che affascina e cattura il lettore sin dalle prime pagine.

Per ammissione dello stesso Guy Gavriel Kay, L’arazzo di Fionavar ĆØ la sua opera che più risente dell’influenza tolkieniana. Lo si può notare in molti aspetti, almeno nel primo volume: troviamo creature simili a elfi e orchi, un luogotenente dell’Oscuro Signore Rakoth Maugrim (incatenato come il Melkor-Morgoth tolkieniano), un bosco magico simile a Fangorn. Per certi versi, anche la concezione del Male arroccato a Nord – basti pensare a quanto scrisse Tolkien nella lettera 294 dell’8 febbraio 1967 –, deriva direttamente da Il Silmarillion. Come si ĆØ visto, Guy Gavriel Kay ha collaborato per due anni con Christopher Tolkien proprio alla pubblicazione del magnum opus tolkieniano. C’è persino un metallo, simile al mithril, Ā«che i nani consideravano il più prezioso dono della terra: l’argento di Eridu, dalle sfumature azzurreĀ» (p. 151). Ecco infine due passi in cui si possono confrontare le creature descritte da Guy Gavriel Kay con gli elfi di Tolkien:

Ā«Noi siamo estremamente longevi, e non moriamo di vecchiaia, ma ci uccidono il ferro, il fuoco, e i patimenti del cuore. La stanchezza di vivere, poi, ci spinge a fare vela verso il nostro canto, ma questa ĆØ una cosa diversa. […] A ovest c’è un luogo che non ĆØ segnato su alcuna carta […], e noi andiamo laggiù, quando lasciamo Fionavar, a meno che Fionavar non ci uccida prima.Ā»

(p. 160)

Ā«Erano vecchi, saggi e bellissimi, e il loro spirito brillava nei loro occhi sotto forma di una fiamma multicolore, e la loro arte era un omaggio al Tessitore, di cui erano i figli più luminosi. Nella loro essenza era intessuta una celebrazione della vita, e nell’antica lingua il loro nome significava la luce che si oppone al buioĀ»

(p. 161)

Come gli elfi di Tolkien, estremamente longevi ma non immuni da una morte violenta e dai Ā«patimenti del cuoreĀ», le creature di Guy Gavriel Kay lasciano la loro terra per fare vela verso occidente. Nella storia della letteratura, l’Occidente ĆØ da sempre associato alla sede delle Terre Immortali o delle Isole dei Beati: basti pensare ad Aman nell’universo di Tolkien, ad Avalon, l’isola dove Artù potrĆ  guarire le sue ferite, alle TĆ­r na nƓg, meta degli imrama degli eroi e dei monaci irlandesi, o ancora alle Isole Esperidi greche. Un’ulteriore conferma di come su Fionavar convergano miti, archetipi, riferimenti culturali e clichĆ© tipici del fantasy, visti da una prospettiva differente, evocati da un world-building ben costruito e da una prosa fresca ed elegante. Una storia a tratti lirica, a tratti epica, capace di trasmette forti emozioni.

Come disse C.S. Lewis de Il Signore degli Anelli: «Qui ci sono cose meravigliose che feriscono come spade o bruciano come gelido acciaio. Ecco un libro che vi spezzerà il cuore».

Guy Gavriel Kay (Weyburn, Canada, 1954) trascorre gli anni della giovinezza a Winnipeg; dopo la laurea all’University of Manitoba, nel 1974, si trasferisce a Oxford dove assiste Christopher Tolkien nella pubblicazione de Il Silmarillion (1977). Tra il 1981 e il 1989 lavora come sceneggiatore televisivo; il suo esordio letterario The Summer Tree, pubblicato nel 1984, primo romanzo della trilogia de L’arazzo di Fionavar, completata nel 1986. Ha scritto in seguito romanzi fantasy come Tigana (1990; tr. it. Il paese delle due lune, 1992), Ysabel (World Fantasy Award 2008), Under Heaven (2010; tr. it. La rinascita di Shen Tai, 2012) e molti altri. Il suo ultimo romanzo ĆØ A Brightness Long Ago (2019). Nel 2014 Kay ĆØ divenuto membro dell’Order of Canada per i suoi meriti letterari e nel 2021 ha tenuto una conferenza online per l’ottava edizione delle Tolkien Lectures.

Source: inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Alfonso Zarbo di Oscar Mondadori Vault.

L’Omino di Giovinazzo. Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia, Aguinaldo Perrone, (Graphe.it, 2022) A cura di Viviana Filippini

11 marzo 2022

Sembra un giallo ā€œL’omino di Giovinazzoā€ di Aguinaldo Perrone, artista, studioso di cartellonismo, edito da Graphe.it. In realtĆ  il libretto ĆØ un curioso saggio breve nel quale l’autore cerca di fare luce su un disegno ritrovato a Giovinazzo, in Puglia, dove l’artista Fortunato Depero passò nel 1926 (non a caso il sottotitolo ĆØ Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia). Tra le pagine del testo si cerca ci capire se effettivamente Depero, noto anche come l’artista più futurista dei futuristi, tra i padri del Secondo Futurismo e dell’aeropittura, passò effettivamente a Giovinazzo. Prove certe sembrano non esserci, ma qualche indizio sƬ. Tra i papabili elementi un disegno su cartoncino leggero dove ĆØ disegnato un omino in marcia. Partendo da questo disegno ritrovato durante i lavoro di ristrutturazione di un bar a Bari, Perrone veste i panni di detective dell’arte e svolge un’indagine sul campo per comprendere l’origine del disegno, snocciolando poi tutte le ipotesi relative al possibile passaggio di Depero a Giovinazzo e alla realizzazione di questo schizzo a china. Tra le componenti che inducono l’autore a pensare che si tratti di un disegno di Fortunato Depero ci sono alcuni elementi grafici: un figura umana stilizzata che sta tra il manichino e il robot, una ā€œfā€ segnata in modo rapido (potrebbe essere l’iniziale del nome dell’artista) o le forme geometriche come le spirali che richiamano alcuni elementi grafici utilizzati dall’artista nei propri lavori. Le pagine de ā€œL’Omino di Giovinazzoā€ scorrono via veloci grazie ad una scrittura pulita, chiara, che fa viaggiare il lettore nella vita di un artista che nella sua carriera artistica fece anche lo scenografo, il costumista e il designer. Perciò se ā€œdel doman non v’è certezzaā€, come scriveva Lorenzo de’ Medici nella ā€œCanzona di Baccoā€, composta nel 1490 in occasione del carnevale,Ā  anche il dubbio sulla paternitĆ  attribuita dell’Omino di Giovinazzo a Depero resta, ma Aguinaldo Perrone, attento esperto di cartellonistica, ha tutti gli elementi giusti per formulare la sua indagine sul quell’omino che, vi dovesse capitare mai di passarci, trovereteĀ  stampato sui tovagliolini del Gran Bar Pugliese, magari messi al fianco di una bottiglietta di Campari Soda- anche lei futuristica- e in un secondo, non sarĆ  cosƬ difficile riscontrare qualche evidente somiglianza tra l’omino e la bottiglietta di Depero. Il libro presenta una prefazione di Domenico Cammorata.

Aguinaldo Perrone (AguƬn), artista, studioso di cartellonismo. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero: Milano (Biennale Internazionale del libro d’artista), Berlino, Amsterdam, New York, passando dalla 54ma Biennale di Venezia – Padiglione Puglia. Come autore di libri d’arte e di saggi ha pubblicato:Ā AguƬn, disegni;Ā Chiedete la luna;Ā Il prodotto definitivamente superiore;Ā Depero 1926 passaggio dalle Puglie;Ā Catalogo Ragionato di Marchi Inutili e Manuale del Cartellonista Moderno;Ā Ditelo con cartellonismo;Ā Nell’ipotesi del cartellonismoĀ e, infine, ha curato la riedizione del libro di Arturo LancelottiĀ Storia aneddotica della rĆ©clameĀ (1912). Ha ricevuto premi e importanti riconoscimenti della sua ricerca storico-artistica, tra cui quelli di Steven Heller (suĀ Print Magazine) e di Fusako Yusaki (prefazione al libroĀ Ditelo con cartellonismo). Dal 2014 insegna Storia dell’illustrazione e della pubblicitĆ  presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Il suo sito ĆØĀ www.aguin.it.

Source: inviato dall’editore.

La prova dei cinque petali, Paolina Baruchello, (Sinnos 2022) A cura di Viviana Filippini

1 marzo 2022

Dopo “Pioggia di primavera”, ā€œLa prova dei cinque petaliā€ ĆØ il nuovo libro di parole e immagini realizzato da Paolina Baruchello e Andrea Rivola, edito da Sinnos. Baruchello e Rivola tornano con una storia dove il mondo del kung fu e la Cina del passato fanno da sfondo alle avventure dei due protagonisti Jin e Tian. I due giovani, una femmina e un maschio, sono alla ricerca di loro stessi, lei (Jin) si guadagna da vivere facendo il circo, mentre lui (Tian) non vuole deludere il padre e si sta preparando a superare la difficilissima prova dei Cinque petali del fiore di Prugno per entrare tra le guardie dell’imperatore, anche se il giovanotto non sembra del tutto convinto. SarĆ  proprio l’arte circense ad avvicinare questi ragazzi, perchĆ© Jin e Tian si assomigliano molto nel fisico, tutte e due amano il kung fu e l’arte circense. In realtĆ  Tian e Jin hanno anche la stessa forza di volontĆ  che mettono in quello che fanno e che gli permetterĆ  di andare oltre le barriere e gli ostacoli, superando le loro paure e le prove che la vita presenterĆ  loro. La storia della Baruchello non ĆØ solo una narrazione dove l’amicizia dimostra di essere un perno fondamentare per andare oltre quello che cerca di porre un limite alla libertĆ  dei protagonisti. La storia della Baruchello ĆØ una vicenda di prove da superare per diventare più consapevoli di sĆ©, per confrontarsi con il proprio passato e dare un senso a tanti dubbi e perplessitĆ  che attanagliano i protagonisti durante le vicissitudini che attraversano. Allo stesso tempo ā€œLa prova dei cinque petaliā€ ĆØ un libro dove c’è un confronto/scontro tra generazioni -quella dei figli con quella dei padri- con, da una parte, coloro che sono profondamente legati alla tradizione e al passato e dall’altra, i giovani che puntano a fare progressi cambiando le cose per trovare il loro posto nel mondo. Altro aspetto interessante ĆØ il fatto che Jin e Tian compiranno gesti e azioni che porteranno le tradizioni consolidate da tempo a rivedere i loro schemi strutturali e a rivalutare relazioni umane del passato che si credevano perse da tempo. ā€œLa prova dei cinque petaliā€ di Paolina Baruchello con i disegni di Andrea Rivola, ĆØ una graphic novell di formazione dove l’amicizia, la collaborazione, la fiducia reciproca e la necessita di comprendere il propri io spinge Tian e Jin a confrontarsi con il proprio passato e ad andare avanti oltre ogni ostacolo e pregiudizio. EtĆ  di lettura: da 10 anni.

Paolina Baruchello storica di formazione e operatrice culturale, non ha mai smesso di amare i libri per ragazzi da quando ĆØ stata in grado di guardarne le illustrazioni e di leggerli. Il suo primo lavoro ĆØ stato fare la lettrice e poi la traduttrice dal francese per la Mondadori Ragazzi, per cui ha tradotto più di trenta titoli e curato introduzioni e adattamenti. Dopo viaggi per il mondo, reali e immaginari, e anni di lavoro per istituzioni culturali, ĆØ diventata autrice, pubblicando con Sinnos “Pioggia di Primavera”, graphic novel illustrata da Andrea Rivola (2015). Con Sinnos ha pubblicato anche l’albo “Lo Sport non fa per te”, illustrato da Federico Appel (2018) e sempre insieme ad Andrea Rivola ā€œLa prova dei Cinque Petaliā€ (2022).

Andrea Rivola ĆØ un illustratore dal tratto riconoscibilissimo, in grado di unire l’amore per la composizione geometrica con una lettura sempre intelligente e ironica dei testi che deve accompagnare (e a cui spesso aggiunge del suo). Oltre ad essere un illustratore raffinato, ĆØ anche produttore di due ottimi vini: un sangiovese corposo e convincente e un albana bianco pieno di profumi e spezie.

Source: inviato al recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

:: La giara di Luigi Pirandello, Arsenio Lupin in crociera di Maurice Leblanc e La macchina del tempo di H.G. Wells a cura di Giulietta Iannone

28 febbraio 2022

La forza dei classici per stimolare la lettura delle bambine e dei bambini. Un progetto di lettura facilitata per tutti con il carattere ad alta leggibilitĆ  EasyReading, andata a capo regolata dal senso senza sillabazione, illustrazioni a colori e a doppia pagina, attivitĆ  e giochi legati alla comprensione del testo.

Oggi vi parlo di tre libri per bambini dai 6 ai 7 anni in poi della collana Stelle Polari di Gallucci: La giara di Luigi Pirandello, Arsenio Lupin in crociera di Maurice Leblanc e La macchina del tempo di H.G. Wells. Sono grandi classici non solo semplificati ma ricchi di colorate illustrazioni capaci di attirare l’interesse dei bambini. Sono grandi storie che una volta grandi potranno leggere nelle edizioni originali. Ma giĆ  adesso possono iniziare a conoscere. In questi giorni difficili spegnete la televisione e dategli un libro che gli tenga compagnia. Un libro con cui impratichirsi nella lettura, giocare, crescere. La collana Stelle Polari e ricca di questi piccoli capolavori a misura dei più piccoli.

Fulvia Degl’Innocenti vive a Milano dove lavora come giornalista di ā€œFamiglia cristianaā€. ƈ autrice di oltre cento titoli per bambini e ragazzi, molti dei quali tradotti all’estero. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Bancarellino e il premio Andersen.

Giuseppe Ferrario nasce a Milano nel 1969. GiĆ  da bambino si diverte cosƬ tanto a disegnare, che lo fa ancora oggi. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Brera inizia a lavorare come scenografo per il parco di Gardaland, oltre che come illustratore e fumettista. Ha collaborato con Walt Disney, Warner Bros, Mtv, Image Comics; scrive e disegna fumetti per ā€œIl Giornalinoā€ eha fondato Effigie, societĆ  che si occupa di cartoni animati e grafica. Ha una moglie, quattro figli e un coniglio. Sogna di diventare il miglior alpinista del mondo.

Luca Poldelmengo ĆØ autore di vari romanzi gialli e noir. Ha inoltre firmato soggetti e sceneggiature per il cinema, a partire dal noir Cemento armato (2007). Padre di due bambini, con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito nella narrativa per ragazzi.

Roberta Bordone ĆØ un’illustratrice, e il racconto per immagini la sua passione. Le piacciono i fumetti, il Giappone, BeyoncĆ©, il suo cane Febo e le patatine!

Source: libri inviati dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Gallucci editore.

:: Piccola autobiografia di mio padre di Daniel Vogelmann (Giuntina 2019) a cura di Giulietta Iannone

26 febbraio 2022

Piccola autobiografia di mio padre che ho preso assieme a L’orologio di papĆ  e altri ricordi di Daniel Vogelmann, edito da Giuntina, Firenze, ĆØ un brevissimo libro, una trentina di pagine, narrato in prima persona, che narra la vita del padre dell’autore, dalla sua nascita alla morte. E’ dedicato alle sue due nipotine Alma e Shira e ed ĆØ stato scritto non solo per loro. Schulim Vogelmann nacque in Polonia, nella Galizia orientale, allora impero austroungarico da Nahum Vogelmann e Sissel Pfeffer. Era il 28 aprile del 1903. Aveva un fratello di nome Mordechai (che divenne rabbino) e una sorella Miriam. Seguiamo la sua vita dalla Prima Guerra Mondiale, al soggiorno in Palestina all’arrivo a Firenze, dove trovò lavoro nella tipografia di Leo Samuel Olschki. Sposò la figlia del rabbino di Torino Dario Disegni, Anna, ed ebbe una figlia Sissel. Poi nel 1938 arrivarono in Italia le leggi razziali, e nel tentativo di fuggire in Svizzera, lui e la famiglia, sua moglie e sua figlia furono mandati ad Auschwitz. Anna e Sissel furono uccise il primo giorno (lo scoprƬ dopo la guerra dalla Croce Rossa) lui sopravvisse grazie alla lista di Schindler. Tornò a Firenze e comprò la tipografia nella quale aveva lavorato da giovane e iniziò per la famiglia Vogelmann la loro saga familiare come editori. Fatti scarni, raccontati con amore e tenerezza, che ci riportano a un periodo buio della nostra storia, le leggi razziali, la guerra, i campi di concentramento, il mondo alla rovescia in cui Schulim Vogelmann visse non perdendo mai la sua umanitĆ , trovò anzi il coraggio di risposarsi, avere nuovi figli, una famiglia e sopravvivere alle ceneri di un mondo per costruire il futuro. Mi ha colpito la citazione di una massima attribuita a Shemuel Hakatan: “quando cade il tuo nemico non ti rallegrare”, frase che gli tornò in mento sul treno per Auschwitz dove viaggiava insieme a un noto ebreo fascista. Velato di umorismo yiddish, ĆØ un libro che consiglio, fa bene al cuore.

Daniel Vogelmann, nato a Firenze nel 1948, esordisce negli anni ’70 come poeta, pubblicando alcuni volumi di liriche, tra cui Fondamentale (1972). Nel 1980 fonda la casa editrice La Giuntina, la cui prima pubblicazione nella collana Ā«Schulim VogelmannĀ», dedicata alla memoria del padre, fu La notte del premio Nobel Elie Wiesel (tradotta dallo stesso Vogelmann) a cui negli anni si sono aggiunti circa 1000 titoli sulla cultura ebraica. Tra le sue pubblicazioni Piccola autobiografia di mio padre, Le mie migliori barzellette ebraiche, Dalla parte di Giona (e del ricino), L’orologio di papĆ  e altri ricordi

Source: acquisto personale.