Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Un atomo di verità – Aldo Moro e la fine della politica in Italia di Marco Damilano (Feltrinelli 2018) a cura di Nicola Vacca

12 aprile 2018
Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia

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Ha ragione Marco Damilano. Il 16 marzo 1978 in via Fani è avvenuta la fine della politica.
Questa è la tesi che il direttore de l’Espresso sostiene nel suo libro Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia.
Non un saggio storico, neppure un romanzo, ma un viaggio nella memoria.
Sì, proprio così Damilano ama definire il suo libro.
Un viaggio che inizia con un ricordo personale nitido che lo riguarda.
L’autore racconta che quella mattina, venti minuti prima della strage brigatista in Via Fani, lui bambino passò con il pulmino che lo portava a scuola da quel luogo che avrebbe completamente cambiato la storia politica d’Italia.
«Quel giorno sono diventato grande», scrive Marco Damilano all’inizio del suo viaggio nella memoria di un romanzo della Nazione che proprio il 16 marzo 1978 ha visto i suoi ideali soccombere nel sangue.
Via Fani è stato il luogo del nostro destino e il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti.
Marco Damilano con una prosa ricca di suggestioni scrive un memoir, prestando attenzione alle carte personali di Aldo Moro finora rimaste inedite, non trascurando nulla di quel periodo drammatico.
Interessante nel libro l’approfondimento che Damilano dedica ai protagonisti della vita culturale che in quegli anni intervennero su Moro, primi fra tutti Pasolini e Sciascia.
Giorni tragici quelli del sequestro e del delitto di Aldo Moro. Uno dei periodi più bui della storia repubblicana che è stato fatale alla nostra Repubblica. Soprattutto ne ha decretato la morte attraverso la fine della politica e dei partiti.
Dopo la morte di Moro questo è molto altro è accaduto. Damilano lo scrive nel suo libro senza giri di parole:

« La fine della Repubblica dei partiti, rappresentativi della società in ogni sua piega, e l’emergere di leader, partiti e movimenti, forze che si proponevano di rappresentarsi da soli, seguendo “ il moto indipendente delle cose” che portava all’annullamento della politica».

La Repubblica ha cominciato la sua agonia il 16 marzo 1978 e poi il 9 maggio con l’assassinio da parte delle Brigate Rosse di Aldo Moro. E terminò il giorno del lancio delle monetine contro Bettino Craxi.
Ma l’agonia continua oggi che il narcisismo ha preso il sopravvento e quella che chiamano politica non coltiva più la speranza, ma la paura dei cittadini e la loro rabbia.
Marco Damilano è lucido nella sua analisi e fa bene a usare parole così dure.
È interessante leggere le motivazioni che hanno spinto il giornalista a scrivere questo libro, a intraprendere questo viaggio nella memoria individuale e collettiva.
Damilano, perso nelle lettere di Moro, nei ritagli stampa e nelle foto dell’epoca, vuole strappare Aldo Moro al caso Moro, restituirlo ai suoi pensieri di professore universitario, di uomo politico e soprattutto di persona, farlo uscire libero dalla prigione delle Brigate Rosse, dove lo hanno confinato i suoi nemici, ma anche chi nel suo nome ha giocato una partita di potere e chi lo ha dimenticato.
Il viaggio della memoria di Aldo Moro per capire anche dove la politica italiana si è bloccata definitivamente.
Ancora oggi Via Fani è uno scenario vuoto, ma è anche il luogo collettivo del nostro destino. A distanza di quaranta anni quello che manca è un atomo di verità.

«Muore ignominiosamente la Repubblica. / Ignominiosamente la spiano / i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti»

scrisse il grande poeta Mario Luzi nei versi tragici di Al fuoco della controversia nel 1978.
Il 16 marzo di quaranta anni fa è stato il giorno più lungo della Repubblica.
Marco Damilano nel suo (e nostro) viaggio nella memoria, oggi che la politica non è più orizzonte di senso ma narcisismo e nichilismo, invita noi tutti a non smettere di credere che la nostra Repubblica possa tornare a essere una democrazia adulta, ad avere fame di giustizia, sete di un atomo di verità, che come diceva Aldo Moro, è più resistente di milioni di voti.

Marco Damilano (Roma, 1968), giornalista, è il direttore del settimanale “l’Espresso”. Tra le sue ultime pubblicazioni: Eutanasia di un potere. Storia politica d’Italia da Tangentopoli alla Seconda Repubblica (Laterza, 2012); Chi ha sbagliato più forte. Le vittorie, le cadute, i duelli dall’Ulivo al Pd (Laterza, 2013); La Repubblica del selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi (Rizzoli, 2015); Processo al nuovo (Laterza, 2017). Ha curato Missione incompiuta. Intervista su politica e democrazia di Romano Prodi (Laterza, 2015) e partecipa alla trasmissione “Propaganda Live” su La7. Per Feltrinelli ha pubblicato Un atomo di verità. Il caso Moro e la fine della politica in Italia (2018).

Source: libro del recensore.

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:: Contro corrente di Alice Keller (Sinnos editore 2017) a cura di Viviana Filippini

11 aprile 2018
Contro corrente

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A volte abbiamo dei sogni, e non sempre è facile realizzarli, ne sa qualcosa Emily, protagonista di “Contro Corrente” libro di Alice Keller, illustrato da Veronica Truttero, edito da Sinnos. La storia è quella di Emily nata nel XX secolo e della sfida che deve affrontare per far accettare alla sua famiglia il suo voler nuotare. Il tutto nasce dalla venerazione che Emily ha per la cugina Gertrude, esperta nuotatrice. Non a caso, mentre le sue sorelle si dividono tra vestiti e trucchi, Emily fa il possibile per imparare a nuotare come fa la cugina. La protagonista dovrà affrontare la ritrosia e le paure della madre, che farà il possibile per impedirle di nuotare e dovrà sfidare anche i pregiudizi del tempo che consideravano un po’ fuori luogo vedere una donna nuotare libera nell’acqua. Ad un certo punto i genitori di Emily cominceranno a cambiare idea quando verranno a sapere delle imprese sportive delle nipote Gertrude: una campionessa di nuoto medagliata pronta attraversare tutta sola soletta la Manica. Questo entusiasmo per Gertrude sarà l’elemento vincente per Emily, che potrà continuare ad esercitarsi al nuoto fino ad imparare ad essere una brava nuotatrice, per attraversare il lago vicino a casa e far vedere a tutti quanto vale. Emily, protagonista di “Contro corrente” è un personaggio nato dalla fantasia di Alice Keller, perché effettivamente non si sa se Gertrude Ederle avesse una cuginetta di nome Emily con la passione per il nuoto. Emily è quindi una figura letteraria, ma è importante, in quanto attraverso lei, attraverso la sua voglia di imparare, il piccolo lettore può conoscere la tenacia e la voglia di mettersi in gioco della piccola protagonista e, allo stesso tempo, la figura vera e reale della Ederle. Gertrude Ederle nacque a New York nel 1905, partecipò alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e nel 1926 decide si attraversare la Manica, dopo averci provato nel 1925 ed essersi fermata per un malore. Gertrude riuscì nell’impresa e qui 14 ore e 34 minuti di nuoto per attraversare il canele tra Inghilterra e Francia rimase un record imbattuto fino al 1940. Questo mettersi in gioco e volercela fare a tutti i costi è quello che spinge Emily a voler imparare a nuotare e a non scoraggiarsi mai. “Contro corrente” di Alice Keller racconta, grazie anche alle immagini equilibrate e ed eleganti di Veronica Truttero, una storia tutta al femminile, nella quale una ragazzina prende a modello la cugina più grande non solo per l’amore per il nuoto, ma per far capire agli altri che la circondano che devono accettarla per come lei è e non per come vorrebbero che lei fosse. Un libro per raccontare la sfida ai pregiudizi, per valorizzare il coraggio e l’unicità del singolo e per sentirsi liberi di esistere.

Alice Keller nasce a Bologna nel 1988. Dopo un periodo trascorso tra il teatro e la musica, ha inizato a occuparsi di scrittura per bambini e ragazzi. È autrice di “Hai preso tutto?” (Sinnos 2015, ill. Veronica Truttero) e “Di becco in becco” (Sinnos 2016, ill. Veronica Truttero), “Nella pancia della balena” (Camelozampa 2017). Nel 2015 ha aperto, insieme a due socie, “Momo”, libreria per bambini e ragazzi a Ravenna.

Veronica Truttero ha fatto studi in Accademia di Belle Arti e artistici. Ha lavorato nel mondo dei costumi per il teatro e ha sempre desiderato diventare illustratrice. Tra i libri illustrati:“Hai preso tutto?” (Sinnos 2015, ill. Veronica Truttero) e “Di becco in becco” (Sinnos 2016, ill. Veronica Truttero)

Source: acquisto del recensore.

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:: Il Regno del male di Sandro Ristori (Newton Compton Editori 2018) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2018
Il regno del male

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Spesso ci si lamenta delle poche proposte di autori italiani nel genere fantasy, spesso si dice anche che forse non siamo così bravi a scrivere questo tipo di storie, ma si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, perché chi scrive fantastico c’è anche alle nostre latitudini, non copiando per forza modelli stranieri.
Come il primo libro di una nuova saga in tema scritta da Sandro Ristori, Il regno del male, che porta in un mondo in cui ci sono echi di Joe Abercrombie e Terry Goodkind, spietato e senza speranza, in preda a guerre, carestie, epidemie e pregiudizi che si traducono in discriminazioni, omicidi e altri comportamenti disumani.
Secondo un’antica leggenda, chi manifesta durante l’adolescenza una macchia particolare sulla pelle, visibile solo da un mago con una fiamma e chiamata il Segno, è maledetto e va esiliato, mentre sua madre va condannata ad un supplizio crudele in un lago vicino al villaggio, dove resta immersa finché non muore.
Questo è quello che capita ai due protagonisti, Kausi e Coral, due vite spensierate con qualche ombra fino al momento in cui scoprono di essere maledetti: devono lasciare il loro villaggio, valicare le Grandi Paludi, da dove nessuno è mai tornato e inoltrarsi in una terra di cui si parla solo nei miti e nelle leggende. Ma forse, lontani da un mondo che li ha traditi, potranno scoprire nuovi modi di vivere e persone simili a loro con cui ricominciare a relazionarsi, in un mondo che comunque si presenta senza speranza.
Infatti tutto il Regno in cui vivono anche i due ragazzi è in ginocchio: da ovest sta arrivando una terribile pestilenza che sta devastando interi territori uccidendone gli abitanti, il re è da sempre troppo debole per opporsi agli intrighi degli avidi duchi della sua corte, mentre i barbari premono sui confini del nord e a sud stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla fame e dalla guerra. E non ci sono solo queste vicende da raccontare, ma anche quella di Rakha, ragazza dotata di strani poteri, che in passato ha incrociato la strada dei due ragazzi esiliato e che ora ha nelle sue mani l’erede del duca di Courtenaray.
Una storia incalzante, raccontata al presente come una cronaca di guerra di oggi, dove l’elemento fantastico alla fine non è predominante, rispetto ad una metafora del mondo reale, tra discriminazioni verso il diverso, migrazioni, guerre, carestie. Un microcosmo cupo e senza speranza, molto più spietato a tratti di Westeros, ma alla fine simile a quello che sta accadendo qui, con una trama comunque appassionante di cui si spera di leggere presto i nuovi sviluppi.

Sandro Ristori è nato a Firenze nel 1982 e vive e lavora a Roma. Scrive, traduce, legge, impagina e immagina libri. Il Regno del male è il primo capitolo di una saga.

Source: inviato al recensore dalla casa editrice, si ringrazia Federica Cappelli dell’Ufficio stampa.

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:: Accerchiamento di Carl Frode Tiller (Stilo 2018) a cura di Federica Belleri

10 aprile 2018
Accerchiamento di Carl Frode Tiller

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Primo romanzo di una trilogia edita in Italia per Carl Frode Tiller. Scrittore, musicista e storico norvegese.
La perfetta traduzione, curata da Margherita Podestà Heir, ci porta nel 2006, nella periferia norvegese a contatto con diverse generazioni, costrette a confrontarsi. La causa di tutto è David, la cui foto appare su un quotidiano locale. Ha perso la memoria, si trova in isolamento e lo psicologo che lo segue consiglia di approcciarsi a lui attraverso racconti e lettere. Solo in questa maniera, a suo avviso, potrà recuperare un briciolo di sé. A mettersi in gioco saranno Jon, amico fin dal liceo, Arvid, patrigno di David e Silje, amica fidata.
Tre personalità diverse e speciali, che con lui hanno condiviso gioie e dolori. Hanno litigato e si sono ubriacati fino a perdere la ragione. Hanno discusso della morte, della felicità, dei gusti sessuali di ciascuno. Hanno mescolato emozioni assurde e riso fino alle lacrime per le peggiori banalità. Una vita trascorsa insieme a David alla ricerca di sé e dell’altro, con il desiderio di sicurezza e la voglia bruciante di trasgredire. Genitori e figli, razzismo e sorrisi di circostanza. Con la paura di non essere capiti o accettati. Anime fragili, al limite del patologico. Anime sfuggenti, a volte arroganti. Difficoltà a riconoscere il proprio corpo, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Il vuoto, lasciato dalla mancanza d’affetto. La solitudine, che provoca incubi terribili. La paura, di non essere mai adeguati …
Accerchiamento. Un intenso viaggio nella mente, nei sentimenti. Una scrittura tagliente, efficace. Una trama che non mostra cedimenti e non lascia spazio al respiro.
Accerchiamento. Un titolo. Una sensazione tangibile.
Buona lettura.

Carl Frode Tiller  (Norvegia, 1970) è scrittore, storico e musicista, considerato uno dei romanzieri norvegesi più importanti della sua generazione. Oltre ai romanzi, Tiller ha scritto diverse opere teatrali, racconti e brevi prose per varie riviste e giornali. Accerchiamento, pubblicato nel 2007 e primo volume di una trilogia, è il suo primo romanzo edito in Italia. Con questa opera ha vinto, nello stesso anno, il Norwegian Critics Prize for Literature e il Brage Prize, nel 2008 è stato nominato per il Nordic Council Literature Award e nel 2009 ha vinto l’EU Prize for Literature.

Margherita Podestà Heir è nata e cresciuta a Galliate (NO). Laureata in Lingue e Letterature  scandinave si è specializzata a Oslo dove dal 1994 insegna italiano. Dal 1998 si occupa di traduzione di testi letterari, gialli, saggi, film e opere teatrali, in particolare dal norvegese. Collabora con le più prestigiose case editrici italiane.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: Nonnasballo di Mirko Zullo (Cairo Editore 2018) a cura di Marcello Caccialanza

10 aprile 2018
Nonnasballo di Mirko Zullo

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Mirko Zullo con il suo romanzo “Nonnasballo” ha scritto a mio modesto parere uno dei romanzi più appassionati di questi ultimi tempi, un piccolo capolavoro di emozioni veramente sentite e vissute, capace di regalarti toccanti atmosfere e una storia veramente coinvolgente che ti prende e ti avvolge, senza mai abbandonarti o tradirti.
Protagonista indiscussa di questa vicenda è Michelle, timida fanciulla tanto semplice quanto disarmante per la sua stessa timidezza. Lei non ha mai avuto uno straccio di ragazzo ed è costretta a lavorare in una trattoria, sebbene abbia la voglia di studiare e di migliorarsi.
Ma ha una nonna davvero super che tutti la conoscono come “ la Milva”: una donna focosa, fumantina che adora in un modo spasmodico ballare. È stata proprio lei, questo vulcano di donna, a crescere Michelle, nel momento in cui il padre se ne è andato, fregandosene della figlia!
Ma la vita come dà così toglie! Ed un giorno tutto cambia e la prospettiva della medesima esistenza si ribalta in modo definitivo. Nonna Milva è colpita dall’ Alzheimer e sarà dunque Michelle a doversi prendere cura di questa nuova e strana bimba.

Mirko Zullo è nato a Verbania il 4 febbraio 1983.
Conseguito il diploma in Grafica Pubblicitaria, s’iscrive alla facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano. Coltiva l’amore per diverse forme artistiche, poesia in primis, dall’età di quindici anni.
Ispirato da poeti esistenziali quali Hemingway, Whitman, Ungaretti, ma in particolar modo dal circolo francese di Rimbaud, Prevert, Maupassant, Baudelaire, la sua poesia diviene vera, cruda, determinata ma malinconica, a tratti aspra seppur sempre sognatrice e speranzosa.
Oltre che scrittore, è giornalista e critico su settimanali e free press.
È collaboratore della rete televisiva VCO AZZURRA TV, per la quale ha curato e diretto rubriche dedicate al mondo giovanile (“NGTV”, acronimo di New Generation TV) e di videopoesia (“Verbamanent”).
È chitarrista della band “Lake Boulevard”.

Source: libro del recensore.

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:: I figli del male di Antonio Lanzetta (La Corte editore 2018) a cura di Elena Romanello

9 aprile 2018
I figli del male

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Torna Antonio Lanzetta, con il seguito del suo fortunatissimo thriller Il buio dentro, acclamato anche all’estero, I figli del male, godibile anche da solo ma collegato comunque al libro precedente, da cui riprende i personaggi principali e alcuni riferimenti.
Ritroviamo Damiano Valente, lo Sciacallo, uno scrittore provato da drammi passati e diventato famoso ricostruendo fatti di cronaca nera nei suoi libri, che viene svegliato in piena notte da una telefonata e si trova poco dopo sulla scena di un crimine atroce, un’auto su una spiaggia vicino a Castellaccio con dentro un uomo, con il vizio di andare continuamente a prostitute, con la gola tagliata dentro cui c’è un biglietto con due parole: Lui vede.
A questo omicidio ne seguirà un altro, con la stessa modalità e lo stesso messaggio, con come vittima un noto pedofilo in cerca di contatti on line, mentre Flavio, amico di Damiano, viene inghiottito nel buio mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora, una ragazza senza passato, incapace di comunicare con il mondo, reduce da orrori indicibili e il cui ricovero non è stato registrato.
Damiano aveva giurato a se stesso di non voler più essere coinvolto, ma nuovi e vecchi fatti lo travolgono di nuovo, perché quello che sta succedendo oggi è legato a fatti del lontano 1950, in un Sud ancora segnato dalla guerra e dal regime fascista, dove si delinearono alcuni destini, quello di Mimì, picciotto idealista, innamorato di Teresa, vittima di una società patriarcale, e soprattutto di suo fratello Tommaso, condannato all’apparenza ad una vita di servo di un padre padrone senza istruzione, che un giorno trova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume, scoprendo poi un nuovo mondo che gli aprirà una nuova vita ad un prezzo enorme, per se stesso e per gli altri con cui avrà a che fare.
Anche questa volta Antonio Lanzetta non delude, raccontando un oggi che affonda le radici delle sue colpe nel mondo di ieri, con vari piani narrativi che si intrecciano, indagini che si sovrappongono, ricerche della verità che fanno emergere realtà terribili, in una ricerca di giustizia che non sarà definitiva. Alicia Giménez Bartlett ha detto che il thriller oggi è il genere con cui si racconta meglio la società di oggi: vero, e Antonio Lanzetta lo dimostra in pieno, raccontando un Sud dove per una volta non si parla di mafia e camorra, metafora dell’Italia intera e dei troppi crimini, di sangue e anche magari politici, che si sono voluti tenere nascosti.
In attesa di una prossima indagine di Damiano non da solo che non dovrebbe mancare.

Antonio Lanzetta è nato a Salerno. Ha pubblicato con La Corte editore i due romanzi di fantascienza Warrior e Revolution, e poi ha scelto di cambiare genere, cimentandosi con il thriller con Il buio dentro, grazie al quale è stato invitato a eventi internazionali sul thriller, partecipa a trasmissioni in tema in Italia come opinionista ed è stato definito lo Stephen King italiano.
Ha anche scritto il romanzo Ulthemar La forgia della vita , vincitore del Premio Cittadella nel 2015, e il racconto thriller Nella pioggia, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica. Presente sui social, tiene un rapporto costante con i suoi lettori e lettrici che lo seguono alle varie presentazioni e eventi come un amico.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Pandamonio di Chris Owen, illustrazioni di Chris Nixon (Gallucci 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

9 aprile 2018
Pandamonio

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Pandemonio: s. m.
Rumore assordante, grande disordine e confusione, putiferio, per lo più in occasioni di liti, diverbi, reazioni o proteste troppo vivaci.

Pandamonio: s. m.
Grandissima baraonda, per lo più incontrollabile che di solito segue al risveglio improvviso di un panda placidamente addormentato“.

Queste due definizioni aprono Pandamonio, un curioso libro in formato rettangolare e con apertura orizzontale, edito da Gallucci. Il sole illumina la narrazione strutturata in divertenti versi in rima.

Eccoti allo zoo in una bella giornata,
Il luogo è ideale per una passeggiata.
Entra. Guardati attorno. C’è molto da scoprire.
Hai tutto il tempo e ti puoi divertire.
Son tanti gli animali che qui incontrerai…
…ma non svegliare il panda, se no sono guai”.

Il libro è organizzato in doppie pagine narrative in cui parole e immagini giocano tra loro, abbracciandosi e tenendosi per mano. Un colore pastello sempre diverso riempie lo sfondo di ogni doppia pagina e su di esso risaltano le illustrazioni di Chris Nixon, acquarelli felici e delicati che raffigurano splendidamente gli inquilini dello zoo. Del pandamonio che precede il possibile risveglio del panda partecipano proprio tutte le bestiole, da quelle più conosciute come gli ippopotami, gli orsi, le giraffe, gli scimpanzè, i serpenti e i canguri, a quelle meno note come le termiti, gli emù, gli yak e i tapiri. Dunque, questo libro rappresenta una spassosa occasione per conoscere nuovi animali e ritrovare gli amici già incontrati in altri libri, in film o visti nella realtà. Insieme alla mamma o al papà il bambino potrà divertirsi nell’esercizio di individuazione e di attenzione selettiva, cercando tra le immagini gli animali appena nominati nella rima e scoprendo il loro verso corrispettivo. Se in compagnia di amichetti o fratelli, il piccolo lettore potrà giocare a chi trova prima gli animali appena descritti, in entrambi i casi la lettura si trasforma in gioco e il gioco in lettura, senza più distinguerne i confini. In ogni doppia pagina viene ripetuto l’importante monito di non svegliare il protagonista, il panda che nonostante gli schiamazzi degli scimpanzé, le risa delle iene, il mugghiare degli yak, il gracidare delle rane, gli applausi dei pinguini e il tip- tap dei canguri, continua tranquillo a dormire.
Per scoprire se il baccano generato dagli animali dello zoo sveglierà l’amico panda bisognerà sfogliare tutte le pagine, fino a giungere proprio all’ultima. Cosa succederà? Qui non possiamo svelarlo ma intanto cliccate su questo link (https://www.youtube.com/watch?v=ZRlhyxUi2fc.) e date un’occhiata al video trailer creato dagli autori del libro!
Età di lettura: da 4 anni.
Traduzione di Paola Mazzarelli.

Autore: Chris Owen ha fatto lo strillone, il magazziniere, il giornalista radiofonico e il raccoglitore di mele. Ora è maestro elementare e vive a North Perth con la moglie, due piccole pesti, un paio di paguri, tre pesci rossi e una gran numero di girini.

Illustratore: Chris Nixon è illustratore e direttore creativo. Vive a Perth, in Australia. Nel corso del suo apprendistato artistico non ha mai maltrattato nessun animale, tranne nel periodo in cui faceva il pescivendolo.

Source: Libro consegnato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci.

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:: Il principe della città sommersa di Denis Thériault (Frassinelli 2018) a cura di Marcello Caccialanza

5 aprile 2018
Il principe della città sommersa

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Denis Thériault è il fortunato autore del romanzo Il principe della città sommersa, edito dalla Casa Editrice Frassinelli.
La toccante vicenda ha il suo naturale snodo nelle fredde ed inospitali terre del Golfo di San Lorenzo in Canada.
Protagonisti indiscussi di questa tenera storia sono due ragazzi messi a dura prova dagli eventi stessi di una vita crudele e perfida matrigna.
L’uno è rimasto orfano di entrambi i genitori; mentre l’altro ha vissuto praticamente da emarginato, perennemente in fuga dalla crudeltà e dalle brutture subite in casa e perfino nell’ambiente scolastico.
Ma un inaspettato raggio di sole tocca in modo assai benefico queste due anime smarrite che per volere di un caso a loro finalmente favorevole si incontreranno lungo la strada, creando in questo modo una sorta di amicizia salvifica per entrambi. Assieme troveranno la forza di vivere!

Denis Thériault è nato in Canada (Québec), dove vive ancora oggi, nel 1959.
Storia di un postino solitario è il suo secondo romanzo, e il primo pubblicato in Italia. Nel 2018 ha pubblicato in Italia Il principe della città sommersa.

Source: libro del recensore.

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:: Storia nera di un naso rosso di Alessandro Morbidelli (Todaro Editore 2017) a cura di Serena Bertogliatti

5 aprile 2018
Morbidelli_copertina

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La Milano letteraria – quella narrata, non quella che narra – sta, mi sembra, assumendo un ben preciso ruolo nelle rappresentazioni italiane degli ultimi anni. Cinica, arrivista, sentimentale di una malinconia solitaria tutta urbana, promette un anonimato duplice, dolceamaro, che accoglie tutti e nessuno. Sembra il luogo ideale per storie in cerca di un palcoscenico che sia anonimo abbastanza da risultare neutrale – anche se è poi proprio questo “anonimato” di sottofondo, tra cinici arrivismi e inossidabili speranze, a suggerire quale piega queste storie prenderanno.

Storia nera di un naso rosso (Todaro Editore, 2017) di Alessandro Morbidelli è tra queste.

Le storie, questa volta, girano attorno a un personaggio che porta il nome di “Angelo” e si troverà a vestire i panni di un Diavolo. O forse no. Forse Angelo non è altro che una molla necessaria a far scattare il meccanismo – i meccanismi – e questo romanzo parla in realtà di bambini – nati, morti, innocenti, crudeli, innocenti e crudeli, soprattutto innocenti e crudeli al contempo, versioni miniaturizzate degli Io narranti adulti di Storia nera di un naso rosso. E forse allora anche i bambini non sono che un mezzo per parlare d’altro. Sentimenti. Impulsi. Paura, speranza, invidia, senso di colpa. E, a libro chiuso, la vita appare un po’ come un gioco a carte in cui la fortuna ha un peso troppo preponderante rispetto al calcolo e al libero arbitrio. Sa di un determinismo illogico e spietato – ma, mentre gli ingranaggi macinano vite, rimane un lieve, remoto, barlume in cui riconosco lo sguardo di Morbidelli, la spietata serenità dello stile con cui l’ho conosciuto.

L’ho preso in giro insinuando avesse un’idiosincrasia nei confronti dell’alito cattivo: non ero ancora arrivata a metà libro e già tre volte questo dettaglio mi aveva reso un po’ (più) intollerabili alcuni dei personaggi. Ma sta qui il punto: nei dettagli. Che Morbidelli usa per connotare le scene, come filtri a queste sovrapposti che ne facciano vibrare i colori nella direzione dello stato d’animo dell’Io narrante. Un esempio, esemplare, di “Show, don’t tell”.

Ma, più che essere un trucchetto usato ad arte, è una caratteristica del suo stile, che fa sentire come se si stesse osservando il mondo – quello narrato ma anche quello reale, che riconosciamo con così poco scarto in quello narrato – con più profondità, cogliendo il fulcro, il significato, dei gesti più banali, dei tic più sdoganati e, per chiudere il cerchio, di come a volte si percepisca con disgusto l’odore personale di qualcuno quando non si sa più come convincersi a tollerare questa persona – o ciò che rappresenta.

E, a proposito di rappresentazioni, mi sono domandata più volte, da diverse angolazioni:

“Alcuni dei personaggi di questo romanzo sono più vicini a stereotipi che a persone in carne e ossa – o forse il romanzo è realistico nel senso che rappresenta anche quelle persone, realissime, che si sono auto-incastrate in maschere?”

Non lo so, e non è una domanda a cui la critica letteraria possa rispondere. Il mondo, forse, fra cent’anni, guardandoci con la necessaria distanza.

Intanto ho scaricato il dilemma su Morbidelli, chiedendogli se, secondo lui, un romanzo oggi ambientato a Milano, per essere realistico, debba essere amaro. “No, assolutamente.”, mi ha risposto. E, sapendo con quale candore sappia contrastare le fatalità che è così bravo a mettere in scena, un po’ mi sono sentita rassicurata. Forse, mi sono detta a romanzo ancora non concluso, arriverà la pacca sulla spalla, la voce che sussurra che nel cemento crescono fiori, che una forma di bellezza si fa scoprire solo dopo aver giocato a scacchi con l’orrore – ma no, non è successo, non con questo romanzo. Con Storia nera di un naso rosso trovare bellezza nell’umanità diventa una sfida. E questo va a favore di Morbidelli: bisogna essere molto abili con le mani per rendere ripugnanti i movimenti di una marionetta.

Il suo stile, laconico-pacato, è in questo romanzo più diluito, meno fitto, che nei racconti con cui l’ho conosciuto. Ciò agevola la scorrevolezza, rendendo più facile ricostruire il gioco d’incastri tra i personaggi (fin dove si può – poi rimangono buchi neri non colmabili da altro che dalle speculazioni di chi legge, tratto che aumenta la verosimiglianza del romanzo), di cause ed effetti – ma forse non mi sarebbe spiaciuto essere costretta, come a volte mi è successo con i suoi racconti, a soffermarmi per districare la trama dal contesto, il pensiero dall’azione, l’azione dal ricordo, il ricordo dalla speranza.

Tra le pillole che ho sottolineato durante la lettura, riporto:

– Oggi è oggi – gli dico, a due passi. – Ieri non esiste. Perché, se esistesse sarebbe la fine, vero?

E:

Dio, quando fallisce, è il respiro sofferente di un bambino.

Tra i pochi appunti presi, l’ipotesi che tutto il senso del romanzo sia riassunto in poche righe nella prima pagina:

Muovo le mani, affondo e sfioro. In un attimo la mia faccia bianca si anima di un’espressione intensa. Passo poi il rosso colante sulle labbra e sugli zigomi, mentre intorno agli occhi distribuisco il nero, denso come la pece. Mi giro appena e rido: un ghigno sproporzionato si rivela nella sua totale deformità di bocca e di trucco.
Quando faccio così, mi spavento sempre.
Figurarsi i bambini.
Dopo infilo la mano in tasca e cambia tutto.
In un attimo la porto al naso e, quando la tolgo, la pallina rossa che spicca sulla punta mi dà un’aria buffa e mi strappa un sorriso.

È come se tra i lati più neri di una persona e quelli più radiosi non vi fosse che un naso rosso.

E non si tratta, mi pare, tanto del modo in cui si viene visti dall’esterno – il fatto che Angelo divenga un Diavolo agli occhi degli altri personaggi è solo una conseguenza del suo cambiamento interiore, della sua “disfatta” nella guerra tra lui e il mondo – quanto del modo con cui a questo mondo si guarda. Il passo tra il sapervi riconoscere bellezza e il vederlo come il gioco di un muto Dio tritura-destini è breve quanto l’atto di mettersi e togliersi un naso rosso.

Perso quest’ultimo – e cosa esattamente rappresenti, questo naso rosso, questa capacità di scorgere bellezza anche nelle strade più grigie, sta a chi legge deciderlo – tutto diventa insensato orrore.

Alessandro Morbidelli, classe Settantotto, vive e lavora come libero professionista in una località collinare tra il mare e i monti delle Marche. Ha pubblicato il noir di ambientazione marchigiana Ogni cosa al posto giusto, ha curato antologie dedicate al mare ed è apparso su varie raccolte accanto a nomi quali Carlo Lucarelli, Valerio Evangelisti, Alan D. Altieri. Scrive per il sito http://www.sdiario.com di Barbara Garlaschelli ed è membro della Carboneria Letteraria.

Source: libro del recensore.

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:: Jazz, Rock, Venezia di Roberto Saporito (Castelvecchi 2018) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2018
JAZZ-ROCKVENEZIA

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E Venezia è la città giusta per questo scopo, per questo esperimento esistenziale: come sopravvivere alla misantropia, come viverci insieme felici e contenti o più semplicemente come rimanere vivi.

Controcanto a tre voci: Jazz, Rock, Venezia.
Due uomini, e una donna.
Tre artisti.
Due musicisti e un’ antiquaria fotografa sono i protagonisti del nuovo romanzo, breve, di Roberto Saporito, edito da Castelvecchi, che esce domani, in questa tarda primavera che sembra autunno.
Venezia è una città che si presta a fare da specchio alle identità di perfetti sconosciuti intrisi di solitudine e spleen. Il mondo contemporaneo sembra un vortice, con un aereo si vola da Los Angeles, a New York, a Roma. Ma solo Venezia sembra trattenere ancora qualcosa di antico e senza tempo, quell’aria rarefatta dove è possibile nascondersi, chiudersi in un rifugio che sa di prigione, come lo è per la protagonista che da anni e anni non lascia la laguna, e gioca con le sue armi: una macchina fotografica e modelli più o meno consapevoli.
Venezia come città specchio, riflesso di cosa l’arte con i suoi ori preziosi, i suoi stucchi, i suoi materiali di pregio, la sua immateriale bellezza può racchiudere. L’arte come salvezza, forse l’unica che ci resta in questo mondo in decomposizione.
E per Saporito l’arte è davvero molteplice. Comprende tutto dalla musica, Ascenseur pour l’échafaud di Miles Davis è la colonna sonora che ci accompagna in questo pellegrinaggio esistenziale, (da rivedere Ascensore per il patibolo, bel noir francese di Louis Malle), alla fotografia, alla letteratura, al cinema, alla pittura.
E della musica ha la cadenza questo romanzo fatto di voci che si completano, in un’ armonia ibrida e singolare.
Roberto Saporito è uno scrittore raffinato e colto, capace di far sentire raffinati e colti anche i lettori, se si prestano al suo gioco e lo seguono nei suoi peregrinare per una città che racchiudere il fascino del passato che non si estingue, non si perde.
Lessi un altro libro con Venezia come sfondo e un’ antiquaria come protagonista, e seppure con le stridenti peculiarità di ognuno di questi libri si notano voci non discordanti. Venezia sembra ispirare storie così, dove il tempo perde di senso, e l’eternità può durare un’ ora, un giorno.
Anche in Jazz, Rock, Venezia il tempo è dilatato, richiuso in se stesso. La gente può chiudersi in se stessa o incontrasi, conoscersi, scoprirsi simile.
Se la solitudine è la cifra distintiva della nostra contemporaneità, l’incontro sembra ancora possibile, anche se casuale, incidentale, non voluto. E i nostri tre personaggi si troveranno a vivere questa tensione, anomala, straniante. E con loro il lettore.

Roberto Saporito (Alba, 1962) Dopo gli studi in Giornalismo ha diretto una galleria di arte contemporanea. Fra i suoi romanzi: Il rumore della terra che gira (2010), Come un film francese (2015), Respira (2017). È inoltre autore di diversi racconti e tiene una rubrica sulla rivista letteraria «Satisfiction».

Source: pdf inviato in anteprima dall’autore.

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:: Se la notte ti cerca di Romano De Marco (Piemme 2018) a cura di Nicola Vacca

4 aprile 2018
Se la notte ti cerca

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Tutto ha inizio con un omicidio crudele, quello di Claudia Longo, una donna cinquantenne molto, ma molto ricca, che abita nel quartiere Parioli di Roma.
La Roma decadente e volgare sempre al centro degli squallidi compromessi del potere è uno dei personaggi principali di Se la notte ti cerca, il nuovo romanzo – thriller di Romano De Marco.
Anche in questo libro lo scrittore abruzzese non si limita a tessere una trama gialla. Nel costruire l’intrigo non lascia fuori la letteratura.
Se la notte ti cerca è un romanzo di grande spessore letterario che va oltre qualsiasi sfumatura di giallo.
Laura Damiani, 37 anni, commissario di polizia allergica alle regole e soprattutto testarda nel combattere l’arroganza di ogni forma di potere, Paolo Silveri, ispettore capo e fedelissimo braccio destro del commissario, Leo Fragassi, vice sovraintendente, 27 anni, originario di Vittorio Veneto.
Questa è la squadra che indaga sull’omicidio di Claudia Longo e che presto si troverà coinvolta in una storia allucinante.
Dietro l’omicidio si nascondono una serie di oscure connivenze e di giochi di potere che hanno a che fare con i compromessi più sporchi della cattiva politica che si sporca le mani con il più squallido affarismo.
Laura Damiani è determinata e nonostante i suoi superiori la ostacolino riesce a portare avanti un indagine che la porterà al Single, un club privato nel quartiere Eur, dove conoscerà anche il musicista Andy Lovato. Nella depravazione e nella corruzione delle notti romane il commissario intuisce che quel luogo è il cuore della sua indagine. Così si infiltra, lasciandoci coinvolgere in un incubo che metterà seriamente in pericolo la sua vita.
Lasciando per un attimo da parte le sfumature gialle della narrazione, Romano De Marco ci consegna tre personaggi straordinari ben caratterizzati che hanno in comune i loro lati oscuri. Ed è proprio in questa parte del romanzo che lo scrittore ci mette la letteratura.
Laura, Paolo e Leo hanno in comune il peso della solitudine con cui condividono la propria vita. Una solitudine che nel disincanto diventa insopportabile e che spesso ci costringe a mettere fuori la parte peggiore di noi stessi. Nella consapevolezza che la vita è altrove, la recita non smette di portare avanti il proprio copione.
Romano De Marco, mentre costruisce gli intrecci della storia gialla, è abile nel delineare i profili esistenziali dei suoi personaggi, anime morte nella disillusione dell’esistenza con tutto il peso delle loro ossessioni. Figure inquiete alle prese con una solitudine e una mancanza d’amore che assumono dimensioni insopportabili.
Sullo sfondo di una Roma che assomiglia sempre di più alla Capitale di un basso impero in decadenza, si svolgono le diverse narrazioni di questo romanzo in cui l’azione lascia spesso il passo alla riflessione introspettiva di alto livello, che solo i grandi scrittori sanno fare.
Se la notte ti cerca è un noir, è anche un thriller coinvolgente, soprattutto è un romanzo in cui c’è la grande letteratura, quella che non dimentica mai il suo tempo e tutti noi che ne facciamo parte.
Romano De Marco si conferma un scrittore di enorme talento che non inventa soltanto libri polizieschi ma che nelle infinite sfumature del giallo sa soprattutto fare i conti con quell’idea di letteratura tanto cara a Italo Calvino, quella capace di rappresentare la molteplicità delle relazioni, in atto e potenziali.
Se la notte ti cerca è un’opera di fantasia. Personaggi e situazioni sono invenzioni dell’autore.
Anche il personaggio del musicista Andy Lovato è il frutto della fantasia dell’autore. De Marco qui, però, si ispira alla carriera di Danny Losito, un bravissimo compositore che da un paese della provincia di Bari (Gioia Del Colle) ha scalato le classifiche internazionali con la sua musica.

Romano De Marco, classe 1965, è responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, ripubblicato in libreria nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 esce il suo Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012). Con Fanucci pubblica nel 2013 A casa del diavolo e con Feltrinelli Morte di Luna, Io la troverò e Città di polvere (gli ultimi due finalisti al Premio Scerbanenco-La Stampa nel 2014 e nel 2015). I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui “Linus” e il “Corriere della sera”, e i periodici del Giallo Mondadori. Vive tra l’Abruzzo, Modena e Milano.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore con dedica dell’autore. Si ringrazia l’ufficio stampa Piemme.

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:: La vita riflessa di Ernesto Aloia (Bompiani 2018) a cura di Ippolita Luzzo

4 aprile 2018
Aloia_Lavitariflessa

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Lo leggo e rifletto.
Rifletto su come le situazioni della vita possano portare sconvolgenti cambiamenti oppure nessun cambiamento. Il libro di Ernesto Aiola ci presenta fin da subito un uomo con una laurea in lettere che tenta di fare delle sue competenze un lavoro “eppure, ero costretto ad ammetterlo, la bibliotecaria coi baffi non aveva torto. Gli anni che erano seguiti non erano stati altro che una lunga, umiliante discesa nel maelstrom del bracciantato intellettuale, tra correzioni di bozze, penose traduzioni dall’inglese tecnico e commerciale, articoli sottopagati, stage non retribuiti e persino lettura e valutazione di testi per conto di una grande casa editrice milanese che mi pagava cinquantamila lire lorde a manoscritto, compresa una scheda riassuntiva ed escluse le spese di viaggio verso gli uffici di quel tempio della cultura in cui mi toccava ridiscutere scelte e giudizi davanti a stagisti poco più̀ che ventenni, più̀ ignoranti ma non meno pezzenti di me.”  e a volte bisogna ringraziare le situazioni sconfortanti se quella sofferenza fondatrice crea altro. Un altro lavoro. Il racconto ci presenta un ragazzino insieme ad un amico in un gioco con le pietre ed il lancio di una pietra colpisce una giovane contadina di passaggio. Fuggire via dalla responsabilità, sembra ci dicano le prime pagine.
Sconcerta già dall’inizio questa interessante lettura, profonda e diversa dall’usuale raccontare, sconcerta quel momento del lancio della pietra, fatto senza alcun motivo, e sconcerta, nel senso positivo, ogni altra riflessione, fatta in prima persona dal ragazzino di allora, ormai uomo. “Oltre una certa età̀, riflettei con amarezza, la maggior parte degli uomini riescono a vedersi solo se hanno bisogno l’uno dell’altro. Se non sei utile, il tuo corpo esiste in una fascia al di sotto dello spettro del visibile, la tua voce vibra su una frequenza muta: se gli porgi la mano la ignorano, se gli parli non ti sentono.”
Ogni storia è una monade, parafrasando la monade di Leibniz, e così qui i vari protagonisti stanno e non stanno in rapporto con gli eventi e con i successivi svolgimenti degli eventi “Io immagino un lago. Milioni di metri cubi, e c’è qualcosa dentro di noi, una diga che gli impedisce di travolgerci. Un diaframma della volontà̀. Solo che col tempo il lago diventa sempre più̀ grande e profondo, e oscuro. Così qualche volta la diga cede e tutta quell’acqua precipita, ci sommerge. Può̀ succedere, no?”
“Non saresti qui se non succedesse.”
Aggiunsi che, per quanto mi riguardava, quella diga era una pia illusione, per non parlare del diaframma della volontà̀. L’idea di un controllo consapevole, di tenere il passato al suo posto, la trovavo ridicola.”
Quel che viene dalla lettura è una riflessione sulla volontà, sul cosa vogliamo e cosa di quella volontà si riesca fare: Una vita, una amicizia, un amore, sono frutti di una volontà?
Non si sa. Ho trovato questa storia molto ben costruita, molto utile, una storia che evidenzia il falso, la finzione, non voluto, il falso come modo per sopravvivere. “Tutti fingono di credere che il matrimonio, i giorni insieme, finiscano per chiarire le cose. Ma non è così. Sono balle. A poco a poco l’unità, la stessa consistenza dei tuoi sentimenti diventa un’illusione.”
Sia nei nostri rapporti individuali, benché li crediamo veri, che nei social manovrati “In pratica riorientiamo la corrente di opinione negativa che i nostri clienti, per i motivi più̀ vari, hanno avuto la sfortuna di suscitare. Il primo passo, il lavoro sporco, è l’acquisto dei follower. Li prendiamo a pacchetti di duemila per venti euro. Ma questo lo fanno tutti, serve solo a far massa, a millantare credibilità̀ e influenza, e di solito prima o poi si viene scoperti. Noi cerchiamo di fare in modo che succeda poi, quando non gliene frega più̀ niente a nessuno.” Sembra di uscire da Ready player one, l’ultimo film di Spielberg, il gioco e il virtuale hanno ricadute in avvenimenti reali. Dunque la vita riflessa chiede a noi: Di cosa siamo responsabili? Riflettiamo.

Ernesto Aloia è nato a Belluno, il 5 dicembre 1965. Laureato in lettere, vive a Torino. Il suo primo racconto, dal titolo Nel cortile in un angolo d’ombra, è stato pubblicato nel 1995 su Maltese Narrazioni. Per minimum fax ha pubblicato nel 2003 Chi si ricorda di Peter Szoke?, e nel 2006 Sacra fame dell’oro. Il racconto La situazione è stato pubblicato in precedenza nella raccolta La qualità dell’aria. Storie di questo tempo (2004), a cura di Nicola Lagioia e Christian Raimo. Nel 2007 esce il suo primo romanzo, I compagni del fuoco (Rizzoli). Nel 2011 esce il suo secondo romanzo, Paesaggio con incendio (minimum fax). È stato redattore nella rivista letteraria Maltese Narrazioni, uscita dal 1989 al 2007, su cui ha anche pubblicato diversi racconti. Lavora come bibliotecario, occupandosi di catalogazione e reference, nella Biblioteca “Giovanni Tabacco” del Dipartimento di Storia dell’Università di Torino.

Source: pdf inviato al recensore dall’ editore. Si ringrazia l’ufficio stampa Bompiani.

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