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:: Qohelet e Gesù – Credere in altro modo di Ludwig Monti (Edizioni San Paolo 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

Il piccolo libretto di Qohelet, “scandaloso” gioiello biblico, sembra scardinare tutte le nostre certezze e consegnarci a un pessimismo disperante. Che legame ci può essere tra questo libro della Bibbia e Gesù?

A tale interrogativo vuole rispondere il presente volume. Partendo da un’intuizione fondamentale dei Padri della Chiesa – «il nostro Ecclesiaste è Cristo» –, l’autore ci propone una rinnovata lettura cristiana di Qohelet, intendendola più o meno così: l’uomo Gesù Cristo si è confrontato con le domande e i problemi lasciati aperti da Qohelet. Li ha affrontati, pensati, solo in parte risolti, anzi spesso li ha trasformati in nuove domande, ben sapendo che l’autore di questo libro si rivolgeva «a tutta la creazione e al mondo intero riguardo ad argomenti comuni a tutti».

Un particolare cammino di lettura di Qohelet poco battuto ma, come ben dimostra Ludwig Monti in questo volume, capace di aprire sentieri inediti di riflessione in vista di una lettura cristiana, dunque umana, di Qohelet. E, di conseguenza, dell’esistenza tout court, perché tra i libri biblici Qohelet è tra quelli più moderni, o forse eterni, nel tratteggiare il mestiere di vivere. 

Il Qohelet, o altresì noto come l’Ecclesiaste, (nella tradizione ebraica, uno dei cinque rotoli (meghillot) inclusi del Tanakh), è il più misterioso libro della Bibbia cristiana. Un testo breve se vogliamo, moderno per sensibilità e profondità, capace di scardinare molte certezze e portare alla luce le contraddizioni e le dissonanze che la vita porta con sé.

Ludwig Monti, biblista e monaco di Bose ha voluto nel suo saggio Qohelet e Gesù – Credere in altro modo, raccogliere i commenti su questo testo da Lutero a Girolamo, da Ravasi ad altri teologi e biblisti contemporanei, aggiungendoci anche sue personali intuizioni che spera siano di aiuto per la comprensione a chi si avvicina a questo testo che forse più di altri è stato vittima di fraintendimenti e interpretazioni discordanti.

Innanzitutto una precisazione è d’obbligo: non è un testo interpretabile esclusivamente spiritualmente, tutte le creature terrene sono create da Dio e perciò racchiudono quella bellezza e quella bontà che rende il creato emanazione stessa del divino.

La vita terrena, la gioia conviviale, l’amore per la propria donna, la felicità insita nei piccoli piaceri della vita sono realtà oggettive positive, non in contraddizione con i dettami morali. La vita racchiude in sé quelle ricchezze che la rendono un dono del creatore per le sue creature, e perciò vanno epurati tutti quei preconcetti negativi che hanno inquinato molte interpretazioni distorte di questo testo.

La vita è un soffio, eccetto… In questo eccetto sta racchiuso tutto il mistero e l’essenza di questo libro. Eccetto l’amore, eccetto la bellezza, eccetto la felicità, eccetto Dio. E ci svela che il grande segreto per condurre una vita giusta e seguire i comandamenti e le prescrizioni morali. Semplice, non c’è altro che dobbiamo conoscere, e come dice Gesù tutti i comandamenti sono concentrati in un’unica prescrizione: ama, ama Dio e il tuo prossimo come te stesso.

Sia Qohelet che Gesù sono stati a loro modo pietre di scandalo, per i contemporanei e per le generazioni seguenti. Hanno posto domande scomode, hanno dato risposte scomode, fuori da quella comfort zone dove amiamo rifugiarci per stare al sicuro, per crogiolarci nelle nostre false sicurezze.

Il testo di Ludwig Monti è invece prezioso proprio perché fa chiarezza su molti punti oscuri, confronta traduzioni e commentari, ed è sorprendente la preparazione di questo monaco, e la sua conoscenza dei testi e dei giusti significati delle parole antiche.

La lettura di Qohelet e Gesù – Credere in altro modo è  sicuramente complessa da affrontare e bisogna avere una certa disposizione d’animo tesa all’apprendimento alla conoscenza, ma lo sforzo è compensato da un arricchimento personale davvero notevole.

Ludwig Monti, nato a Forlì nel 1974, è monaco di Bose e biblista. Collabora, tra l’altro, alle riviste Parola, Spirito e Vita, Ricerche storico bibliche, Rivista Biblica, Rivista del Clero e Rivista Liturgica. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Una comunità alla fine della storia. Messia e messianismo a Qumran, Paideia, Brescia 2006; Le parole dure di Gesù, Qiqajon, Magnano 2012; I Salmi: preghiera e vita, Qiqajon, Magnano 2018; Gesù, uomo libero, Qiqajon, Magnano 2020; L’ infinito viaggiare. Abramo e Ulisse, EDB, Bologna 2020 (con B. Salvarani). Con Edizioni San Paolo ha pubblicato: Le domande di Gesù (2019), volume più volte ristampato.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa Gruppo San Paolo.

:: Ogni luogo un delitto di Flavio Troisi (Autori Riuniti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2021

Nel parcheggio stazionava una dozzina di vetture malridotte. In mezzo a quella ferraglia spiccava un massiccio autocarro militare Iveco verniciato di un arancio squillante, con abbondanti bozzi di ruggine. Una via di mezzo fra un’auto e un mezzo d’assalto.
«Il panzer?» Chiese Fabio, ricordando l’allusione di Raffa a tavola.
Costel gonfiò il petto. «Bello, eh?»
«Non sapevo che fossimo in guerra.»
«Siamo sempre in guerra.»
«Con chi?»
Costel scoppiò a ridere. «Come, con chi? Siamo rom, gagio! Rom! Contro la miseria!»

Due investigatori improbabili, lo scenario maestoso della Val di Susa, un senatore a vita eccentrico la cui morte è avvolta in una nuvola di mistero, una comunità rom che vive rispettando la natura, una misteriosa lapide con su scritto i nomi di partigiani uccisi, un presunto fantasma, un carico di refurtiva che nasconde un orrore indicibile, questi sono gli ingredienti del thriller d’esordio di Flavio Troisi, che in realtà dell’esordiente ha poco o nulla, dopo una lunga carriera di ghost writer ha imparato i segreti del mestiere se vogliamo, e grazie anche a un ampio parco di buone letture ha raggiunto una buona maturità compositiva, aggiungendosi di suo un certo talento innato per il bizzarro e l’insolito.

Ma andiamo con ordine: Fabio Castiglione, il protagonista, arriva in Val di Susa per aiutare un’amica e “socia” d’affari, per cui ristruttura case che poi la donna rivende a prezzi esorbitanti, Flaminia Giraudo, figlia unica del senatore a vita Vittorio Giraudo, ritiratosi nella valle per sfuggire i mali della vita moderna e improvvisamente morto. Flaminia vuole che ristrutturi la baita dove il vecchio viveva per rivenderla, e Fabio, la cui situazione è piuttosto precaria e vive al minuto più che alla giornata, accetta e arriva da Roma con le migliori intenzioni.

Ecco inizia così la nostra storia, dirvi troppo della trama sarebbe un crimine, per cui cercherò di essere criptica quanto l’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Insomma in poche righe abbiamo tutte le coordinate principali per seguire questo insolito thriller, molto americano negli sviluppi, se non fosse che invece della periferia e provincia americana ci ritroviamo nei boschi della Val di Susa, uno scenario quanto mai adatto a imbastire una storia che oltre al thriller prende derive horror e weird tipiche di una narrativa altra che non a caso ha fatto accostare Troisi a maestri come Joe R. Lansdale, Elmore Leonard e soprattutto Stephen King, che a mio avviso è la sua maggiore fonte di ispirazione per tutta la parte che sfiora con l’assurdo e l’irragionevole.

Ma noi sappiamo che la vita è assurda e irragionevole, sappiamo che la follia si nasconde negli anfratti più dimenticati e spinge a credere ai fantasmi, alle leggende, alla percezione di dimensioni altre o a poteri (non si sa quanto reali) come quello di percepire l’aura dei luoghi in cui si sono maturate sofferenze e dolori. Fabio infatti sente il dolore delle case, dei luoghi e questa sua capacità lo rende d’ufficio un investigatore sui generis, con una marcia in più. Come finisce a fare coppia con Costel e innamorarsi di Shermina e conoscere la comunità rom di San Michele, lo scoprirete leggendo il libro, probabilmente vi ho già detto troppo.

Flavio Troisi scrive bene, con ironia e divertito disincanto. Sporca il suo narrato di critica sociale, dalle venature ambientaliste, alla critica ai pregiudizi che inquinano ancora l’anima di molti contro i rom, chiamati zingari ovvero schiavi. E lo fa in modo naturale, affatto didascalico rendendo appieno l’assurdità del tutto. Resta un thriller per l’ossatura narrativa, ma la sua anima horror emerge dalle spruzzate di soprannaturale e dalle descrizioni quasi splatter di alcune scene che se turbano proprio la vostra sensibilità potete saltare. Noi non possiamo che augurare a Flavio Troisi altri libri e altre storie come queste da raccontare con la sua originalità e il suo talento.

Flavio Troisi, classe 1972, scrittore e ghost writer per diversi editori. A suo nome per Mondadori ha pubblicato: “Lascia tutto e seguiti” (2015), manuale per reiventarsi e ripartire in tempi travagliati, e il romanzo “L’altra linea della vita” con Roberta Cuttica (2017). Sempre per Mondadori ha curato il romanzo “Portami lassù” di Cristina Giordana (2018). Con l’ex presidente globale di Apple Marco Landi ha dato alle stampe “Business Humanum Est” (2018). Pubblica inoltre racconti e romanzi brevi in ebook che potete scaricare da Amazon e altri siti online. Cura un canale youtube dal titolo Broken Stories – Narrazioni avvincenti e immaginifiche e potete leggere qualcosa di suo anche sul suo sito La Fattoria dei Libri.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Autori Riuniti e l’autore.

:: Parlando di libri con Tcheky Karyo, a cura di Giulietta Iannone

1 aprile 2021

A chi devi il tuo amore per i libri?

Sono cresciuto in un contesto familiare nel quale i libri erano piuttosto rari. L’educazione di mio padre, però, traspariva attraverso certi modi di dire «Bisogna sapersene stare su una panchina con pane e formaggio» «Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage» che è come dire che nella vita bisogna sapersi accontentare o «Fare l’attore? Be’, meglio un uovo oggi…» « Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main» o ancora «Non è grazie ai libri che imparerai a vivere» « ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre à vivre » ai quali lui ricorreva spesso; con la sua inclinazione inconsapevolmente filosofica, comunque, mio padre ha finito per passarmi il gusto per la lettura e per la riflessione.

J’ai grandis dans un environnement familial ou les livres étaient plutôt rares à la maison. Mais mon père avait une façon de faire passer son éducation avec des phrases clés qu’il me ressortait souvent de manière insolite du genre « Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage. » ou « Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main » ou bien « ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre à vivre » et pourtant son talent de philosophe sans le savoir m’a donné le goût de la lecture et de la réflexion.

Che libri leggevi da ragazzo?

Ho scoperto presto che la letteratura ti permette di fare esperienze nuove. Il mio primo grande ricordo di lettore è legato a «L’Adolescente» di Dostoevskij. Ne riemersi sconvolto, affascinato dalla storia di Arkadi Makarovitch Dolgoruki. La scrittura di Dostoevskij, cupa e romanzesca ad un tempo, mi rinfrancò; avevo l’impressione di non essere più solo, l’adolescente ero io. In seguito mi sono appassionato a Emile Zola. Ho amato questo giornalsita-scrittore che in “Germinal” descriveva la vita quotidiana di una classe operaia con la quale m’identificavo. E poi Kafka, Pessoa, Cioran; autori che meritano di essere letti, quanta ironia traspare dai loro capolavori…

La lecture m’as appris que je pouvais aller voir là-bas si j’y suis. Mon premier grand souvenir de lecteur, c’est « l’Adolescent » de Dostoïevski. J’en ressors bouleversé, fasciné par l’histoire de Arkadi Makarovitch Dolgorouki. L’écriture de Dostoïevski à la fois sombre et romanesque me donnait des forces, j’avais l’impression de ne plus être seul, l’adolescent c’était moi. Ensuite, j’ai lu Emile Zola avec passion. J’ai aimé ce journaliste écrivain qui décrit dans Germinal, le quotidien des classes laborieuses auxquels je m’identifiais. Et puis Kafka, Pessoa, Cioran des auteurs qui gagnent à être lus à travers l’humour qu’ils laissent s’échapper de leurs œuvres gigantesques.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Michel Onfray è un intellettuale che scuote le coscienze senza indossare il guanto di velluto, è pragmatico, fattuale, dissacrante.  Mi trovo spesso d’accordo con il suo modo di interrogare il reale.  Bisogna rompere l’aura di sacralità degli oggetti, vagliarli, passarli al setaccio. Così come Michel Onfray, leggo anche Alain Finkielkraut. Sono entrambi degli intellettuali contemporanei e contestatari, che dissentendo ci rendono un buon servizio. Ho appena finito il libro di  Jean-Claude Carrière « La vallée du néant», che mi ha trascinato in una riflessione sulla morte gioiosa e piena di humour. Da poco, poi, ho finito «I ricordi mi vengono incontro» di Edgar Morin. Lui è un uomo la cui riflessione è stata davvero forgiata dall’impegno sul campo. Il mondo sensibile, la sensualità, il pragmatismo che lo accompagnano alla ricerca di soluzioni concrete per l’organizzazione di una società più giusta… E, in mezzo a tutti i suoi incontri e alle collaborazioni con intellettuali e pensatori, la sua vita amorosa così piccante e generosa. Mi sento bene con Edgar Morin come con un vecchio amico.

Michel Onfray est un intellectuel qui secoue les esprits sans prendre de gants, il est pragmatique, factuel, il désacralise. Je me sens souvent en accord avec sa façon de questionner le réel. Il faut arrêter de sanctuariser les choses, il faut les interpeller, les fouiller. En fait je lis Michel Onfray de la même manière que je lis Alain Finkielkraut ce sont des intellectuels vivants contradictoires, ils font du bien, ils ne sont pas consensuels. Je viens de lire le bouquin de Jean-Claude Carrière « La vallée du néant » qui m’a entrainé dans une réflexion joyeuse et pleine d’humour sur la mort. Je viens également de finir « Les souvenirs viennent à ma rencontre » d’Edgar Morin. Voilà un homme dont les engagements sur le terrain ont forgé la pensée. Le monde sensible, la sensualité, le pragmatisme accompagnent ce chercheur qui tente de trouver des solutions concrètes à l’organisation juste des sociétés. Sa vie amoureuse au milieu de toutes ses collaborations et ses rencontres avec des gens qui pensent le monde est croustillante et généreuse. Je me sens bien avec Edgar Morin.

Quali sono i tuoi libri del momento sul comodino?

«Cani di paglia» del filosofo John Nicholas Gray, il quale analizza i nostri tempi alla luce della storia, dando il benservito ai preconcetti e alle trappole nelle quali cadiamo.  E «Solo i bambini sanno amare», del cantante e attore Bruno Cali, che torna con tenerezza alla sua infanzia; che bello, l’istinto di questo bambino che non si lascia prendere, che non si lascia sconfiggere dai grandi nemici, il nulla e il vuoto. È un libro davvero commovente.

«Straw Dogs» du philosophe essayiste John Nicholas Gray qui lui aussi analyse notre époque au regard de l’Histoire et met un grand coup de pieds dans les idées reçues et les pièges dans lesquels on tombe. Et puis « Seuls les enfants savent aimer », écrit par le chanteur acteur Bruno Cali. Il revient avec tendresse sur son enfance ; comme il est beau l’instinct de cet enfant qui ne laisse pas le néant, le vide ennemi le saisir. J’ai trouvé son livre poignant.

Traduzione dal francese di Fabrizio Fulio Bragoni. Testo scritto per il blog, già apparso su Les Nouvelles Littéraires.

:: Una specie di scintilla di Elle McNicoll (Uovonero, 2021) a cura di Federica Belleri

1 aprile 2021

Esce oggi in Italia un libro speciale, come speciale è la sua autrice, Elle McNicoll. Scozzese trapiantata a Londra è una donna neurodivergente e questo esordio non può che rispecchiarla.”Una specie di scintilla” edito Uovonero. La storia di Addie, undicenne autistica, in perenne lotta contro la cosiddetta “normalità” dei suoi pari. Una ragazzina coraggiosa che non si perde d’animo nemmeno davanti alla sua insegnante che la isola ogni volta che può. Addie affronta una storia nella storia, che il lettore scoprirà man mano. Si batte con tutte le forze a disposizione perché la diversità diventi uguaglianza, si uniformi, si amalgami. Ci riuscirà?La bellezza di questo piccolo libro sta nella sincerità del linguaggio, nell’empatia immediata che si prova e nella spontaneità. Caratteristica tipica dello spettro autistico.Ricordando che il 2 aprile è la giornata internazionale della sensibilizzazione sull’autismo vi invito alla lettura  di questo libro.
Una specie di scintilla, già uscito in UK. Vincitore del Blue Peter Book Awards 2021. Nominato Carnegie Medal per il 2021. Long list Branford Boase Award 2021. Waterstones libro per ragazzi del mese Blackwell’s libro per ragazzi 2021. Libro della settimana per The Times. Libro della settimana per The Sunday Times.
La neurodiversità in un testo adatto a tutti. Aperto a tutti. Dove una ragazzina speciale trasmette positività. Buona lettura. Traduzione di Sante Bandirali.

Elle McNicoll è una scrittrice scozzese e neurodivergente che vive felicemente a Londra. Si è laureata in scrittura creativa e ha lavorato come libraia, barista, blogger e babysitter, il tutto mentre si divertiva a scrivere storie. Dopo aver completato la sua tesi di laurea sulla scarsa rappresentazione dei bambini neuro-divergenti, si è stancata della mancanza di inclusività nell’editoria e ha scritto lei stessa un libro.

Il suo primo romanzo, A Kind of Spark (Una specie di scintilla nell’edizione italiana di uovonero), è stato pubblicato nel giugno 2020 dalla pluri-premiata casa editrice indipendente Knights Of e ha come protagoniste due giovani donne apertamente autistiche. Dopo la pubblicazione, A Kind Of Spark è diventato in breve tempo il Blackwell’s Children’s Book of the Month e “libro per bambini della settimana” sia del Times che del Sunday Times. Il libro ha vinto il Blue Peter Book Awards 2021, a dicembre ha ottenuto il riconoscimento di Blackwell’s Children’s Book of the Year, è stato nominato per la Carnegie Medal e recentemente è entrato nella longlist del Branford Boase Award. Il secondo libro di Elle McNicoll, Show us who you are, uscirà in Inghilterra il 4 marzo 2021 e per uovonero nel 2022.

Fonte: omaggio al recensore della casa editrice. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: The Spank di Hanif Kureishi (Scalpendi Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

31 marzo 2021

Scalpendi editore non poteva inaugurare meglio la sua collana dedicata al Teatro, diretta da Federica Mazzocchi, che pubblicando The Spank di Hanif Kureishi, romanziere, drammaturgo, sceneggiatore anglo-pakistano di fama internazionale che molti conosceranno forse soprattutto per le brillanti sceneggiature di due magnifici film diretti da Stephen Frears: My Beautiful Laundrette e Sammy e Rosie vanno a letto, e che col tempo è diventato una delle voci più significative della sua generazione.

The Spank è un’opera, tradotta in italiano da Monica Capuani, che se vogliamo racchiude tutte le tematiche care all’autore e sprigiona un fascino di vita vissuta davvero rari. Tema centrale di questa piece è l’amicizia che lega due uomini, Vargas e Sonny, di mezza età, immigrati, di successo, giunti a quel punto della vita dove si iniziano a fare bilanci, e si ha la necessità, quasi dolorosa, di fare chiarezza sui propri sentimenti, sulle proprie scelte, sul senso da dare a una vita per certi versi anche subita, sulla ricerca dell’autenticità prima che dell’utile o del benessere materiale. La loro amicizia sembra indistruttibile, un rifugio, come lo stesso pub, The Spank appunto, dove passano ore e ore a confidarsi e a bere birra, quando un fatto inatteso (un amico vede l’altro in compagnia di un’amante) cambia le carte in tavola, e innesca una serie di eventi a cascata dalle conseguenze inattese.

Leggere il teatro è una sensazione incredibile, tanto quanto vederlo sulla scena recitato dagli attori, consente di immaginare mondi e atmosfere soprattutto quando è scritto da autori sensibili e anche divertenti come Hanif Kureishi che con levità e leggerezza parla dei temi più importanti della vita accompagnandoci con l’alchimia delle sue parole. Solo chi ha visto finire un’amicizia, visto tradita la fiducia che si ripone in un amico, apprezzerà e comprenderà le pieghe di questa commedia che lascia alla fine anche qualche graffio nell’anima, ma soprattutto la sensazione di avere compreso qualcosa di più sulla vita e su sé stessi.

Pagine di grande teatro dunque che ci accompagno in questo periodo di pandemie e di chiusure, in cui però non finisce la speranza. Se tutto andrà bene, accogliendo la volontà dell’autore, la prima mondiale della piece, con Valerio Binasco e Filippo Dini nei panni di Vargas e Sonny, avverrà al Carignano di Torino martedì 11 maggio e le repliche fino al 30 maggio. 

Hanif Kureishi è nato a Londra da padre pakistano e madre inglese. È romanziere, drammaturgo, sceneggiatore (e per una volta anche regista: “London Kills Me”, 1991). Ha scritto le sceneggiature per i film di Stephen Frears “My Beautiful Laundrette” (1985) e “Sammy e Rosie vanno a letto” (1987) e per “The Mother ”(2003), “Venus” (2006). L’autore ha scelto l’Italia per la prima assoluta di The Spank regia di Filippo Dini, con Valerio Binasco e Filippo Dini, Teatro Stabile di Torino.    

:: Viva i contanti Le banche li attaccano solo per guadagnarci: l’evasione non c’entra. Convengono e sono sicuri di Beppe Scienza (Ponte alle Grazie 2021)

31 marzo 2021

Libro di sicuro interesse per approfondire temi e aspetti che sfuggono magari ai più ma che vengono invece illustrati specificamente con tesi ed esempi per smontare anche paradossi ed equivoci della politica e dell’economia di tutti i giorni.

Se da un lato però il sistema bancario viene correttamente analizzato ed accusato di pensare ai propri interessi senza aver come obiettivo il benessere economico dei risparmiatori e l’organizzazione politica sembra proprio agevolare questi fini (in primis si può pensare al caso del cashback) alla stessa stregua non viene analizzata con la stessa severità invece l’utilizzo, il possesso e l’accumulo di contante, del quale giustamente vengono decantate le qualità positive (dalla sua utilità in quanto riserva di valore alla sua capacità di difesa da insidie nascoste ma sempre presenti quali fallimenti degli istituti di credito, imposte patrimoniali improvvise o cambio forzoso della valuta causa default di interi Paesi), ma con un po’ troppo permissivismo si sorvola sugli aspetti meno nobili (affermare ad esempio che la grossa evasione avviene con altri mezzi piuttosto che con il contante, non ne giustifica la sua promozione incondizionata, analogamente al fatto che anche se le grandi guerre vengono combattute con armi pesanti, si cerca  comunque di evitare ulteriori crimini con il ridimensionamento della circolazione delle armi tra i cittadini).

Analogamente l’invito alla diversificazione tramite il contante, dovrebbe essere maggiormente approfondita e tener in maggior considerazione anche gli aspetti post-mortem, in quanto l’accumulo e poi il conseguente lascito di ingenti somme di denaro liquido, potrebbero essere comunque fonte di scocciature per gli eredi che improvvisamente si trovassero possessori di ingenti somme di contante. Alla fine quindi un libro che può sicuramente essere utile ad aprire meglio gli occhi e ad andare oltre al mero ottimismo pubblicitario, ma che invita a fare delle riflessioni più profonde su come gestire i propri risparmi, utilizzando innanzitutto la propria testa, prima ancora di quella di sedicenti consulenti.

Beppe Scienza, insegna al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino e dal 1976 si occupa di risparmio e previdenza integrativa. È autore, fra l’altro, de Il risparmio tradito (2001) e La pensione tradita (2007). Giornalista pubblicista, ha scritto oltre seicento articoli su varie testate: la Repubblica, il Corriere della Sera, Libero, La Stampa, Milano Finanza, Oggi ecc. Numerosi interventi anche nel blog di Beppe Grillo. Dal 2014 collabora al Fatto Quotidiano. Mette in Rete informazioni sul risparmio e la previdenza integrativa su www.ilrisparmiotradito.it.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio Stampa Ponte alle Grazie.

:: Senza colpa di Charlotte Link (Corbaccio 2021) a cura di Giulietta Iannone

30 marzo 2021

Come spesso accade la chiave per risolvere il caso si trova nel passato, perché nessun crimine resta mai davvero impunito e molti segreti portano a conseguenze molto spesso imprevedibili, e soprattutto la vendetta forse è uno dei sentimenti più devastanti, è così è anche per questo libro nuova opera di Charlotte Link, la Regina del thriller tedesco che ama ambientare le sue storie in Gran Bretagna. Dopo L’inganno, e La palude, ecco Senza colpa, (Ohne Schuld, 2020), tradotto dal tedesco da Alessandra Pretelli, edito da Corbaccio nella collana Top Thriller, terza indagine dell’investigatrice inglese Kate Linville che lascia Scotland Yard per prendere servizio al commissariato di Scarborough nello Yorkshire per lavorare assieme a Caleb Hale, l’unico poliziotto che crede davvero nelle sue, pur nascoste, potenzialità. Mite, schiva, per nulla interessata a fare carriera, non ama le luci della ribalta, e lascia ai colleghi prendersi i meriti delle indagini che brillantemente risolve, e così quando gli ex colleghi di Scotland Yard come regalo di addio le regalano qualche giorno in un centro benessere vi si reca con il suo migliore amico in treno, e proprio durante il viaggio una donna viene minacciata da un uomo armato che la insegue per gli scompartimenti, Kate interviene e salva la donna a costo di una ferita di striscio. È l’inizio di un’indagine complessa e difficile che porterà a collegare il caso a quello di un’insegnante che ama fare giri in bici e una mattina viene sbalzata in aria a causa di un cavo teso sulla strada da uno sconosciuto, e anche qui viene esploso un colpo di pistola, che stranamente è la stessa con cui era stata accidentalmente ferita Kate sul treno. Apparentemente non c’è un legame tra le due donne aggredite, non si conoscono, hanno vite molto diverse ma Kate intuisce che la donna del treno non le sta dicendo tutto e inizia caparbiamente a indagare. Per non contare del fatto che Caleb Hale suo futuro diretto superiore viene sospeso dal servizio per essere risultato con un tasso alcolico sopra la media dopo un delicato tentativo di mediazione con un uomo disperato barricato in casa vacanze con la sua famiglia, la moglie e due figlie (che alla fine uccide), così Kate si trova ad avere per nuovo capo Robert Stewart. Chi conosce i libri di Charlotte Link sa già che i suoi punti di forza sono la grande fluidità narrativa e la capacità di fare appassionare ai personaggi che tratteggia con molti particolari e approfondendone il profilo psicologico, mai banale o scontato. La complessità della trama sembra davvero rispecchiare la vita reale, dove molto spesso coincidenze, incontri inaspettati, menzogne e paure costruiscono scenari di pura tensione. Kate Linville è un personaggio interessante, non brilla per simpatia ma ha lati e caratteristiche piuttosto realistiche e umane, e poi è caparbia e determinata nello scoprire la verità e diradare la nebbia di bugie e segreti che avvelenano la vita di quella comunità. Charlotte Link ama proporci fatti apparentemente slegati che poi confluiscono in un’unica trama ben concatenata e questo è forse il segreto della grande suspence che riesce a creare. Un ottimo thriller, come sempre, forse caratterizzato da una maggior lentezza e una più centrale attenzione psicologica, ma sempre di buon livello.

Charlotte Link, nata nel 1963, è una delle scrittrici tedesche contemporanee più affermate. Deve la sua fama soprattutto alla sua versatilità: conosciuta inizialmente per i romanzi a sfondo storico, ha avuto molto successo anche con i thriller psicologici, tanto che ogni suo nuovo libro occupa per mesi i primi posti delle classifiche tedesche. In Italia Corbaccio ha pubblicato «La casa delle sorelle», «La donna delle rose», «Alla fine del silenzio», «L’uomo che amava troppo»; «La doppia vita»; «L’ospite sconosciuto»; «Nemico senza volto»; la trilogia «Venti di tempesta», «Profumi perduti», «Una difficile eredità»; «L’isola»; «L’ultima traccia»; «Nobody»; «Quando l’amore non finisce»; «Il peccato dell’angelo»; «Oltre le apparenze»; «L’ultima volta che l’ho vista» e «Giochi d’ombra» (tutti anche in edizione TEA). 

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.     

:: Larry McMurtry (Archer City, 3 giugno 1936 – 25 marzo 2021)

26 marzo 2021

:: L’ora muta di Simone Cerlini (AlterEgo edizioni 2021) a cura di Fabio Orrico

26 marzo 2021

L’ora muta è il terzo romanzo di Simone Cerlini (i primi due sono Andreina delle frottole, uscito per Guaraldi nel 2004 e Il profilo dei lupi, Pubblicato da Giraldi nel 2008) e aggiorna l’idiosincrasia dell’autore reggiano per i temi della famiglia e del lutto. Ho usato il termine temi ma non è giusto nei confronti di Cerlini utilizzare in modo un po’ sbrigativo e forse banale simili occorrenze. Famiglia e lutto sono prima di tutto ossessioni oltre che campi d’indagine e sono tra loro strettamente correlate. La famiglia è il palcoscenico su cui si muovono le sue storie e il lutto è l’innesco che dà vita alla deflagrazione. Lutto inteso nel senso più ampio, dall’abbandono fisico fino all’agonia degli ideali, dallo spegnersi di un sistema valoriale fino all’avvicendarsi di generazioni ed epoche storiche. Rispetto ai suoi libri precedenti (e non vanno dimenticati i racconti di Segrete usciti per Prospettive nel 2011, perché, se non lo sapete, e se non lo sapete ve lo dico io, Cerlini è anche un maestro della forma breve) smarrimento generazionale e catastrofe esistenziale vengono proiettate su uno sfondo molto più ampio, se vogliamo quasi sociologico. Siamo a Reggio Emilia (non solo in realtà, ma diciamo che questa è la scena del delitto) e Giorgio Doveri, manager di successo, si trova drammaticamente coinvolto nei problemi finanziari dell’azienda per cui lavora, in maniera tale da dover ridefinire radicalmente la sua vita e i suoi affetti, primo fra tutti il rapporto con la figlia Camilla, vera protagonista del romanzo e in una certa misura vittima del retaggio paterno. È tramite lei che assistiamo al crollo di una prestigiosa azienda tessile, controfigura della Mariella Burani, ed è sempre lei a intercettare, come in una tragedia greca, una specie di madre vicaria, quella Moira che è un personaggio-chiave del libro (e, per inciso, nel mondo greco ricordato poco sopra c’era un’altra Moira professionista del tessile, solo che si occupava di destini e non di abiti).
Spesso il fascino di un romanzo è dato dall’abilità del suo autore di tacere particolari e dosare i segnali di crisi dei personaggi, mantenendoli in aristocratiche quanto irritanti zone d’ombra. L’ora muta procede in modo del tutto contrario. Ogni personaggio ci appare inserito nella sua luce, quasi sovraesposto, e ne vediamo pregi e difetti, ne capiamo le ragioni; con diabolica assertività Cerlini ci costringe a comprendere anche le pulsioni più sgradevoli. Riesce in questo delocalizzando la trama in forme e generi diversi. Se nei suoi primi due romanzi Fitzgerald alternava la prosa con il linguaggio teatrale, ecco che Cerlini a metà libro usa l’artificio della sceneggiatura per decodificare la scatola nera di Camilla, mentre le ragioni della sua madre biologica, Nimat, personaggio laterale e centrale, dirompente e dirimente, vengono affidate a un’intervista.
Con L’ora muta Cerlini alza il tiro della sue ambizioni e tende all’opera – mondo. Romanzo di formazione, romanzo d’amore, romanzo sul lavoro, spy story e sguardo fenomenologico, il tutto fuso in una struttura perfettamente scandita, mobile, capace, come già detto, di dare voce piena a ogni personaggio. L’accumulo di sottotrame è risolto con assoluta naturalezza, niente forzature ma un piacere di narrare contagioso che spinge chi legge a voltare pagina.
Alla fine di questa saga tragica che abbraccia due generazioni e che parte dal 1985 per arrivare ai giorni nostri, violando confini anche fisici e scavando e poi riempiendo nuovamente trincee tra gli uomini, resta forse la consapevolezza di come tutte le esistenze siano collegate e tra loro dipendenti. Una consapevolezza ben sintetizzata da Nimat nella sua parabola esistenziale e politica. Anche se non è la protagonista, Nimat è comunque la figura che riesce a dare la misura del talento entropico di Cerlini. Una donna portatrice della propria tragedia personale e nazionale (è palestinese) che impatta con le strutture della vita italiana, del suo stato e si pone come ideale cattiva coscienza, controcanto e specchio deformato del cammino compiuto da sua figlia Camilla. Ne L’ora muta c’è questa tensione continua a scoprire le contraddizioni e poi metterle l’una accanto all’altra, evidenziarle e tentare di farle convivere: l’amore paterno con la pratica del ricatto, la borghesia che crolla nel sottoproletariato si direbbe per pura incomprensione familiare. Camilla, che riassume nel suo DNA tradizione contadina e rampante yuppismo, entrambi calati nelle nuove e nevrotiche forme del nostro mondo del lavoro, ha il suo momento-chiave nella lunga tirata fatta all’amica Luisa contro il suo stile di vita alternativo. C’è, in quel dialogo acuminato, una comprensione profonda (comprensione piena dell’autore, parziale del personaggio) dell’enorme equivoco in cui, improvvisamente, ci siamo trovati a vivere. Un mondo di valori spazzato via apparentemente senza violenza. E invece la violenza c’è stata e c’è, eccome. L’ora muta mostra questa violenza che noi lettori possiamo sperimentare in ogni istante della nostra vita, semplicemente uscendo di casa. Il termometro è nei contratti di lavoro che firmiamo e nello spaesamento che proviamo se solo ci mettiamo a riflettere sulla nostra identità di lavoratori e cittadini. L’ora muta parla anche di questo perché, forse, non è solamente un romanzo ma anche un referto. Se vogliamo farci un’idea dell’Italia, è bene leggerlo.

Simone Cerlini nasce a Reggio Emilia, nel 1972. Scrive di letteratura e costume per Pangea.news. Ha collaborato con Il primo amore e Scrittinediti. Nel 2013 pubblica con Fabio Orrico la raccolta di saggi “L’indicibile nella narrativa contemporanea”. “La ragazza che ballava sui cornicioni” (Feltrinelli Zoom, 2015) è la sua ultima raccolta di racconti.

:: Happy birthday to me!

24 marzo 2021

E così oggi è il mio compleanno, compio 52 anni che non sono tantissimi ma neppure pochi. Ho molte rughe in più, uno sproposito di primi capelli bianchi e tanti libri ancora da leggere. Lo so è il secondo anno di pandemia, è tutto irreale, non possiamo festeggiare in giardino come gli anni scorsi essendo in zona rossa, onde evitare che le volanti della polizia arrivino a casa, (scherzo! è più che altro per senso di responsabilità) ma sarà un bel compleanno lo stesso. Io adoro i compleanni! sono giorni speciali, quasi magici. Andrò a comprare i pasticcini, non faremo una vera e propria torta, ma ho il vino, e forse apriremo anche lo spumante, rigorosamente d’Asti. Io sto bene, la mia famiglia sta bene e questo è l’importante. Per un giorno voglio essere felice!

Dunque, Happy birthday to me!

:: Il magnifici dodici del Premio Strega 2021

22 marzo 2021

Ecco i dodici finalisti che potranno partecipare alla semifinale del 10 giugno:

Donatella Di Pietrantonio Borgo Sud

Edith Bruck Il pane perduto

Teresa Ciabatti Sembrava bellezza

Emanuele Trevi Due vite

Andrea Bajani Il libro delle case

Maria Grazia Calandrone Splendi come vita

Giulia Caminito L’acqua del lago non è mai dolce

Lisa Ginzburg Cara Pace

Giulio Mozzi Le ripetizioni

Daniele Petruccioli La casa delle madri

Alice Urciuolo Adorazione

Roberto Venturini L’anno che a Roma fu due volte Natale

:: Review Party: Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio di Barbara Frale (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

22 marzo 2021

Firenze, 1482.

Il giovane Leonardo da Vinci si è già fatto un nome, come apprendista alla celebre bottega del Verrocchio. Ma insieme alla fama il talento gli ha portato anche molti nemici, tanto che la città non è più un luogo ospitale per lui. Così, quando Lorenzo il Magnifico, suo protettore, gli offre una possibilità di riscatto, Leonardo accetta senza remore.

Dovrà recarsi a Milano, dal duca Ludovico il Moro, alleato dei Medici. Ufficialmente sarà uno dei valenti artisti chiamati a dare lustro alla corte degli Sforza, e avrà l’occasione di creare capolavori che lo renderanno immortale. Ma quella che nasce come una nobile collaborazione finirà presto per trasformarsi in un insidioso legame, quando il nuovo mecenate di Leonardo si rivelerà il suo antagonista…

Tra storia e leggenda, una sfida pericolosa per un genio che non ha avuto pari.

Barbara Frale, l’autrice

È una storica del Medioevo, nota in tutto il mondo per le sue ricerche sui Templari. Autrice di varie monografie, ha partecipato a trasmissioni televisive e documentari storici. Ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Masters of Florence in onda sulla RAI ed è autrice, insieme a Franco Cardini, del saggio La Congiura. La Newton Compton ha pubblicato con successo I sotterranei di Notre-Dame, In nome dei Medici, Cospirazione Medici, La torre maledetta dei templari, Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio e il saggio I grandi imperi del Medioevo.

Francia, 1519. Troviamo un Leonardo anziano, al termine della sua vita, all’inizio del romanzo storico Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio di Barbara Frale. Sua Eminenza Cristoforo Numai, legato apostolico di papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici figlio di Lorenzo il Magnifico e il re di Francia Francesco I si recano al castello di Clos-Lucé, dove Leonardo si è rifugiato, per motivi opposti. Il Cardinale su incarico del Papa Leone X vuole da Leonardo un prezioso libro, dal contenuto eretico, condannato dalla Chiesa, che Leonardo custodisce in segreto, Sui principi di Origene nella versione originale non nella traduzione del monaco Rufino. Contenente, si presume, un trattato sulla Creazione, ma non la Genesi, bensì un testo apocrifo. Un’altra Bibbia, precedente e non scritta da Dio. Una conoscenza proibita agli uomini, la stessa che il Serpente rivelò ad Adamo, il segreto stesso della somma conoscenza che rende simili a Dio.

Francesco I dal canto suo vuole solo difendere Leonardo senza mettersi però in aperta opposizione del Papa di cui necessitava i favori per ambire al trono del sacro Romano Impero lasciato vacante dalla morte di Massimiliano I d’Asburgo. Leonardo nega di possedere quel libro, anche se minacciato di scomunica, pur tuttavia affermando di non essere un eretico, in cambio gli narrerà una storia e ascoltandola sapranno anche del libro che tanto interessa al Papa, e all’alba verrà svelata l’ultima verità, la più grande eredità che Leonardo lascia al mondo.

E così da quel momento la narrazione passa in prima persona e Leonardo ricorda di quando era giovane a Firenze in un momento di grave crisi creativa, quando non riusciva a terminare nessuna opera che iniziava, braccato dalla giustizia e Lorenzo il Magnifico stesso, suo mecenate e protettore per salvarlo da se stesso gli propone di andare a Milano alla corte di Ludovico il Moro, alleato dei Medici, apparentemente come artista, in realtà incaricato di una missione segreta, oltre ad acquistare De igne, del celebre Leon Battista Alberti, deve trovare un documento prezioso di inestimabile valore per Lorenzo.

Leonardo accetta e fa la conoscenza con Lisandro Dovara, un incontro capace di cambiare per sempre la sua vita… Per chi ama i libri una lettura appassionante, l’autrice è davvero brava a rendere tutto misterioso e nello stesso tempo avvincente. Che poi Leonardo oltre che genio ineguagliato versatile in ogni tipo di arte e scienza abbia anche vissuto una storia d’amore capace di dare un senso alla sua vita tra intrighi, macchinazioni dei potenti è una parte che ho apprezzato molto. Ve ne consiglio senz’altro la lettura, sia per le competenze storiche dell’autrice, che rende tutto credibile anche le parti volutamente inventate, che per la fluidità della narrazione. Buona lettura.