Per due punti distinti passa una sola retta. E due percorsi differenti hanno portato a incontrarsi lo scrittore Enrico Astolfi e il pittore, illustratore e street artist Aladin, l’uno figlio della periferia romana, dei centri di accoglienza per minori stranieri, l’altro figlio della primavera araba, fuggito dal suo paese (lo Yemen) quando la sua arte libera si opponeva troppo radicalmente alla dittatura in atto.
Per due punti distinti passa una sola retta e NO LINEA è il grido di battaglia, scritto sugli striscioni di una folla inerme e senza nome. Oltre alla linea, una zona militarizzata: scudi, elmetti, manganelli, armi. Provate a immaginare un terreno di scontro: megafoni, lacrimogeni, grida, minacce, intimidazioni. Questo lo scenario in cui si svolge la fiaba politica messa in scena dalle parole e dalle immagini di questi due eclettici artisti romani d’adozione.
La copertina a colori e la decina di tavole in bianco e nero accompagnano la narrazione serrata e senza sbavature di un racconto destrutturato dall’epilogo amaro e scontato. Abbiamo una società militarizzata, forse troppo, e lo spazio per la libertà, la fantasia, la creatività quasi annullato, cancellato. Un equilibrio di forze, sull’orlo dell’implosione, una metafora degli equilibri di forze in atto nelle società contemporanee.
E il senso di tutto questo si perde, anche se chi detiene il potere assicura che è in grado di dare spiegazioni, certezze. Ma a volte il potere si nutre di potere e per il potere combatte. Senza un altro motivo. Senza un’ altra giustificazione. E la ribellione, il no assumono un colore livido, sbiadito, all’orizzonte. Dopo tutto sappiamo tutti che il più forte vince, anche se non è così evidente dove la vera forza stia.
NO LINEA, no confini, se vogliamo un discorso di strettissima attualità, quando una massa oceanica di gente, che lascia il suo paese in guerra, o fugge semplicemente dalla fame ed alla povertà, si sposta verso l’Europa, che almeno per il momento accoglie, organizza, smista ma non ha usato ancora le armi. Una situazione esplosiva, frammentaria, di difficile soluzione. Una situazione con la quale è bene che prima o poi tutti si confrontino. Meglio prima.
Enrico Astolfi è nato a Magenta (MI) nel 1976; ferrarese di adozione, vive da 8 anni a Roma. Funambolo del precariato ha lavorato come fattorino, lavapiatti, attrezzista, manovale e operatore in un centro di accoglienza per minori stranieri. Ha pubblicato la raccolta di racconti Palude (Linea Bn, 2007, Ferrara) e il romanzo Casilina. Ultima fermata (Edizioni Pontesisto, 2013, Roma). Alcuni suoi racconti sono apparsi sul web e su antologie.
Aladin Hussein Al Baraduni è nato in Arabia Saudita nel 1979. Cresciuto nello Yemen, dal 2005 vive a Roma. Pittore, illustratore e street artist, ha realizzato numerosi murales di grandi dimensioni in spazi occupati e autogestiti in tutta Italia, oltre ad aver collaborato con riviste e produzioni culturali indipendenti.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’autore e l’ufficio stampa Lorusso editore.
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Ambientato a Torino, Scena del crimine di Rocco Ballacchino è una piacevole sorpresa nel panorama “giallistico” italiano, segno anche che l’autore quando parla di cinema e di “gente” di cinema è nel suo ambiente naturale.
Le ricordò il film del 72, “La prima notte di quiete”, rivisto in Tv la sera precedente, con un trasandato Delon in cappotto di cammello a passeggiare da solo lungo il porto di una struggente Rimini invernale. A parte la bellezza di Alain, di quel film avevo capito ben poco.
“Hai presente-dici- quando si fanno le scale? I piedi vanno l’uno dietro l’altro così come abbiamo imparato da bambini. Ma la gioia dei primi passi s’è persa. […] Le gambe ora vanno su in base ad abitudini acquisite. E la tensione, l’emozione, la felicità del passo sono andate perdute come anche la singolarità dell’andatura. Ci muoviamo credendo che il movimento delle gambe sia nostro, ma non è così, con noi fa quei gradini una piccola folla cui ci siamo adeguati, la sicurezza delle gambe è solo il risultato del nostro conformismo. O si cambia passo- concludi- ritrovando la gioia degli inizi o ci si condanna alla normalità più grigia.”
Chiù luntano me stai, chiù vicino te sento;
Per gli amanti della Grecia classica, cultori del bello scrivere, cadenzato da digressioni colte, periodi ampi e ariosi, termini greci che pian piano diventano familiari, abituali, parte della nostra cultura e del nostro patrimonio di conoscenze, Garzanti ha appena pubblicato, dopo le fatiche del torneo Ioscrittore, Morte all’Acropoli Le indagini di Apollofane del pordenonese Andrea Maggi.
La saga noir di Werner Hartenstein, ex agente segreto della DDR in trasferta a Torino, iniziata con il folgorante In perfetto orario, giunge al secondo episodio. Ad aprile, infatti, per Eris Edizioni uscirà Inverno rosso, romanzo che ho avuto modo di leggere nelle sue varie fasi di stesura. Doveva portare un altro titolo, che a dire il vero non mi piaceva, perciò approvo senz’altro la scelta del nuovo titolo che campeggia nella bellissima copertina disegnata da Marco Martz, che impreziosisce il libro anche di altre tavole, stilisticamente molto adatte ad esprimere lo spirito del testo.
Cigolii, passi affrettati nel buio, ombre, presenze inquietanti, delitti, misteri, di questo si nutre Il palazzo dalle cinque porte, romanzo che segna il passaggio da Segretissimo al Giallo Mondadori, di un autore versatile e non scontato come Stefano Di Marino.
























