Posts Tagged ‘letteratura italiana’

:: La notte della rabbia di Roberto Riccardi (Einaudi 2017) a cura di Federica Belleri

17 gennaio 2018
La notte della rabbia

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Roma, inizi degli anni ’70. Il professor Claudio Marcelli viene sequestrato. L’operazione viene subito rivendicata dalle Sap, Squadre d’Azione Proletaria. Il professore aveva da poco proposto una riforma della legge penale, ed era candidato come Ministro dell’Interno. Elemento scomodo per i terroristi. Moglie e figlia, presto informate, iniziano a vivere nell’incertezza e nella paura. Il colonnello dell’Arma Leone Ascoli è impegnato da tempo a combattere le Sap in ogni modo, la lotta al terrorismo per lui è al pari di una questione personale. Il sequestro del professore è un ricatto allo Stato, di questo ne è sicuro.
Si effettuano i primi rilievi, i giornalisti sono affamati di notizie e Roma continua a vivere come se nulla fosse accaduto. Il costo della vita è aumentato e la disoccupazione ha l’aspetto di una piaga infetta.
Ascoli è preoccupato e pensieroso. Riflette su come organizzare al meglio i suoi uomini, e ogni tanto si lascia manipolare da ricordi dolorosi e dal vuoto lasciato dalla moglie, scomparsa troppo presto. È un essere umano, come tanti. Ha un vissuto e un presente faticoso da portare avanti. Ha un codice personale relativo ai prigionieri che rispetta in modo scrupoloso: anche il peggior delinquente ha una dignità, e deve essere trattato bene. Il colonnello Ascoli è spesso taciturno. Lo sa bene l’appuntato Berardi suo fidato autista e amico singolare, in grado di strappargli sempre un sorriso. Alcuni illustri personaggi lo circondano in questa indagine. Tra questi spicca il giudice Tramontano, archivio storico umano con la maggior quantità di informazioni sulle bande criminali. Un amico stimato, dalla stazza imponente, amante della buona cucina. All’interno di quest’indagine compare la Stasi e l’Intelligence della Germania Occidentale. Il terrorismo ha radici particolari e troppe sono le persone interessate a spiare, prima di essere spiate. Tra amicizie vecchie e nuove Leone Ascoli osserva piccoli particolari, che possono fare la differenza. Protegge una testimone che ha bisogno di lui. Scopre le vere intenzioni delle Sap e precipita in un vortice che lo riporta indietro nel tempo. Non ha scelta, deve affrontare di nuovo un oscuro periodo.
I movimenti studenteschi avanzano. Si siglano accordi per non soccombere. E lentamente il cerchio si chiude attorno agli ideali politici offuscati dall’amore. Attorno ad un gruppo all’apparenza unito ma composto in realtà da individui egoisti ed insicuri. Una morsa di angoscia e di terrore si stringe attorno alle famiglie dei carabinieri, che vivono questa e mille altre indagini sulla propria pelle.
La notte della rabbia è un noir che definisce come il male sembri possedere l’essere umano, senza appartenere a un genere specifico o a un colore politico.
La notte della rabbia è un’erba infestante che si insinua e cresce a dismisura, alimentata dalla vita stessa.
La notte della rabbia costringe i protagonisti a guardarsi in faccia, con le armi puntate sui rispettivi volti.
La scrittura precisa e densa di avvenimenti porta il lettore a confrontarsi con i temibili Anni di Piombo. Il romanzo ha un ritmo equilibrato dalla prima all’ultima pagina, e scava nell’animo dei personaggi al punto giusto, senza invadere.
Ottima lettura.

Roberto Riccardi (Bari, 1966) è colonnello dei carabinieri. Ha esordito nel noir con Legame di sangue (Giallo Mondadori, 2009), cui hanno fatto seguito I condannati (Mondadori, 2012), Undercover (e/o, 2012), Venga pure la fine (e/o, 2013) e La firma del puparo (e/o, 2015). È anche autore di libri sulla Shoah: Sono stato un numero (Giuntina, 2009; premio Acqui Storia), La foto sulla spiaggia (Giuntina, 2012) e, insieme a Giulia Spizzichino, La farfalla impazzita (Giuntina, 2013). Per Einaudi ha pubblicato La notte della rabbia (2017).

Source: acquisto del recensore.

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:: Nell’ombra del faro – Luigi Schettini (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

17 gennaio 2018
Nell' ombra del faro

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Torna in libreria la prima indagine di Thomas Sermon, l’investigatore e coroner ideato da Luigi Schettini, poi autore di Qui giaccio e Arché, qui alle prese con la sua prima avventura, in giro per Europa e Nord Africa.
Tutto inizia nei pressi del faro di Plymouth, dove viene rirovato il corpo di una giovane donna incinta, all’apparenza senza problemi e con tanti progetti di vita non solo legati alla sua prossima maternità. La ragazza ha marchiata a fuoco sulla pelle una stella a cinque punte e vicino ha una filastrocca macabra che sembra presagire nuovi omicidi. Thomas Sermon, in crisi personale per la fine del suo matrimonio, si butta sulle tracce di un assassino senza volto, desideroso di portare avanti quella che sembra a prima vista una serie di morti accomunate solo da due fatti, quello di avvenire nei pressi di un faro e quello di riguardare persone prossime a diventare genitori.
Nella caccia di un colpevole inafferrabile e insospettabile, Thomas Sermon si muove dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Tunisia all’Egitto, fino alla Norvegia, cercando di mettere insieme i pezzi di un progetto criminale e di arrivare prima dell’assassino, seguendo anche piste non sempre giuste.
Per fortuna può contare sull’aiuto dell’amico dell’Interpol Bernie Peters, in un mondo dove emergeranno bugie e inganni, antichi patti disattesi e nuove speranze di vita stroncate.
Un romanzo di esordio che è giusto rileggere o leggere per scoprire gli inizi di Sermon, alle prese con un caso intricato che coinvolge un pezzo di mondo, a cui si aggiungono man mano dei pezzi che stravolgono le indagini e aprono nuove strade. Il tutto con al centro uno dei luoghi forse più iconici, i fari, sentinelle che esistono ancora oggi e che da secoli hanno intorno a loro un’aura di mistero.
Un libro scritto da un autore allora giovanissimo, poi maturato molto bene, da lui stesso definito imperfetto, ma non per questo meno interessante, testimone dell’interesse di Luigi Schettini per il genere del thriller a tutto campo, tra psicologia e azione.

Luigi Schettini nasce a Roma nel 1989. Oltre ad essere un valente giallista, nella vita è insegnante/coreografo hip-hop e attore. Grande cultore del cinema di Dario Argento e della letteratura horror e legal thriller di Stephen King e Patricia Cornwell, scrive storie da sempre e all’età di 17 anni dà vita al suo primo romanzo.
Pubblica I delitti del faro nel 2008 e Giallo Zafferano nel 2011.
Nel 2015 esce il suo terzo romanzo thriller, Qui Giaccio, per conto di Golem Edizioni, impreziosito dalla prefazione di Asia Argento, opera che ha superato le selezioni per il programma Rai Masterpiece, dal quale è stato poi escluso poiché si richiedeva che l’autore fosse inedito. Lo stesso thriller ha ottenuto il Premio Speciale Emotion della Città di Cattolica, una menzione speciale al Premio Letterario Giallo Garda e si è classificato al primo posto su 114 partecipanti al concorso “Un Libro Per Il Cinema”.
A Dicembre 2016 esce Archè, sempre per Golem Edizioni”, accompagnato da un’illustre prefazione di Daria Nicolodi.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: Con le migliori intenzioni di Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2018
Con le migliori intenzioni

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Torna per Golem edizioni il duetto di signore in giallo composto da Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi, con un nuovo thriller, Con le migliori intenzioni, ambientato sulle colline affacciate sul golfo di Lerici.
Un paradiso per molti, finché non viene trovato il corpo orrendamente martoriato di una bambina, grazie alla segnalazione di una sua amichetta che è riuscita a fuggire. Purtroppo il caso non rimane isolato, perché dopo pochi giorni una nuova bambina perde la vita nella stessa maniera, e la pista della vendetta privata del primo caso perde piede di fronte a quella di un maniaco, magari insospettabile e convinto di avere una missione da portare a termine.
Il capitano dei carabiniere Niccolò Zani, amato dalle signore del posto per la sua avvenenza, si trova quindi un nuovo, difficile caso da gestire, in un’esistenza non certo facile, perché deve già investigare sulla tratta di alcune ragazze dall’Africa costrette a prostituirsi e deve occuparsi anche del suo matrimonio ormai fallito, ma non chiuso, con una donna con gravi problemi mentali, proprio quando potrebbe aver trovato la persona giusta con cui rifarsi una vita nella pittrice Tullia.
Ancora una volta il thriller si dimostra come il genere migliore per raccontare la contemporaneità, anche di un luogo considerato idilliaco e lontano dai problemi della grande città come l’entroterra delle Cinque Terre: ma si sa che ormai gli orrori non risparmiano nessun posto.
Le due autrici creano un nuovo eroe in cerca di più verità e giustizie, contro chi da un lato sfrutta ragazze giunte da lontano e contro un giustiziere pazzo che porta avanti un progetto folle di redenzione di vittime innocenti legato a fatti della sua infanzia, ma anche in cerca di una nuova possibilità di vita dopo tanta sofferenza personale e professionale.
Un thriller scorrevole, che si legge in fretta, ma che comunque sa appassionare da un lato per la ricerca della soluzione di una serie di crimini e sa far riflettere sull’oggi e la contemporaneità.

Maria Antonietta Macciocu È nata a Sassari e vive a Torino. Laureata in Storia del Teatro,ha pubblicato il libro di poesie Amore che non tocca (Mediando, 2010) e Petalie, romanzo popolare sardo-piemontese (Mediando, 2011), scritto con Donatella Moreschi e presentato al Salone del libro di Torino per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia.

Donatella Moreschi È nata a Firenze e vive a Torino. Laureata in Lettere Classiche presso l’Università di Torino, ha lavorato per alcuni anni come redattrice per la casa editrice Stampatori e successivamente ha gestito come socia e proprietaria alcune librerie torinesi.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’Ufficio stampa.

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:: Veleno nelle gole di Simona Barba e Gisella Orsini (Riccardo Condò Editore 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

9 gennaio 2018
veleno nelle gole

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Anni ’70. Un incidente nello stabilimento industriale dove lavora come chimico e altri avvenimenti drammatici travolgono la vita di Lorenzo, che non riuscirà più a placare il suo bisogno di giustizia e di conoscenza. Una verità scomoda lo porterà a scontrarsi con la complicità silente di una cittadinanza, che di fronte al rischio della perdita del lavoro, sceglierà di rinunciare persino alla salute. Una lunga lotta contro un moondo avviato allo sviluppo a tutti i costi…

Un tuffo nel passato, un salto indietro nel tempo di quasi cinquant’anni per presentare al lettore uno spaccato dell’Italia in pieno boom economico, nel clou di quello che veniva indicato come un vero e proprio miracolo in un Paese da poco uscito devastato da ben due conflitti mondiali e in piena ripresa… almeno così si credeva. C’è sempre un prezzo da pagare, per tutto, e quello che simbolicamente hanno pagato i protagonisti della fiction nata dalla fantasia di Simona Barba e Gisella Orsini corrisponde a quello pagato realmente da tutti gli italiani.
Pubblicato nel 2016 con Riccardo Condò Editore, Veleno nelle gole è un libro che, se letto nella giusta prospettiva, fa letteralmente mancare il respiro in chi legge perché, se è vero che la storia è di pura fantasia, sappiamo anche che la realtà troppo spesso la supera questa fantasia. Purtroppo.
Veleno nelle gole è un testo breve con una scrittura lenta, cadenzata sui ritmi di piccole comunità, il cui tempo è scandito dalle sirene della fabbrica, dal suono delle campane, dal peso dei ricordi e dalle incertezze per il futuro. Un libro la cui storia è fiction, frutto della fantasia delle autrici, ma il cui nudo realismo è una cartina tornasole indirizzata verso chi ancora finge di non sapere, di non capire e tenta di nascondere la verità, come polvere sotto il tappeto, come rifiuti nei campi, lungo gli argini dei fiumi, sotto i piloni dei ponti che creano le lunghe vie di comunicazione che hanno finito per far diventare gli angoli del nostro Paese non solo e non tanto più vicini, quanto, solamente, più uguali, simili, soprattutto nel male.
Un libro breve, Veleno nelle gole di Simona Barba e Gisella Orsini, ben scritto e interessante, carico di significati e risvolti interessanti. Un libro da leggere.

Simona Barba: nata a Pescara, ha compiuto studi classici e successivamente conseguito la Laurea in Architettura presso l’Università degli studi di Firenze. Iscritta all’Ordine degli Architetti di Pescara, impegnata nel settore automotive. Autrice di numerosi racconti brevi.

Gisella Orsini: Nata a Ginevra, ha conseguito la Laurea in Filosofia presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti. Atleta professionista per l’atletica leggera. Ha partecipato a varie esperienze di laboratori teatrali e seguito corsi di sceneggiatura.

Source: pdf inviato dalle autrici al recensore.

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:: I Savoia di Claudia Bocca (Newton Compton 2002) a cura di Marcello Caccialanza

8 gennaio 2018
i savoia

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Quando si parla della Famiglia Savoia in Italia , a torto o a ragione, viene “ un mal di pancia generale” e anche in queste ultime settimane questo rito si è manifestato puntualmente in merito alla sepoltura di Vittorio Emanuele III e consorte.
Al di là di polemiche e recriminazioni di vario genere, ho trovato alquanto piacevole in questi interminabili giorni di festa rileggere il libro di Claudia Bocca: “I Savoia”, edito dalla Newton & Compton editori.
Un’opera davvero pregevole e ben concepita, perché in un solo volume di circa 330 pagine si ha una panoramica dei protagonisti che hanno avuto l’onere e l’onore di compiere la storia dei Savoia.
L’evoluzione di questo piccolo Stato, situato tra le montagne, è una sorta di favola “alla Cenerentola”; in quanto il medesimo ha ben saputo districarsi tra le grandi potenze europee, portando così a buon fine l’unificazione della stessa Italia. E l’autrice Claudia Bocca, con grande puntualità e dovizia di particolari e di pregevoli aneddoti, ce la racconta in modo accattivante!
Tutto dunque ha inizio nell’XI° secolo con Umberto Biancamano che, a detta dei più autorevoli storici, è stato il capostipite del casato.
Tra i personaggi più importanti e curiosi possiamo ricordare il Conte Verde e il Conte Rosso; il Duca antipapa Eugenio di Savoia Soisson; il grande Emanuele Filiberto, che è riuscito a cambiare in modo radicale il futuro della stessa dinastia; Carlo Emanuele I e il suo regno lungo ed assai difficile ed infine Vittorio Amedeo II, dalla personalità alquanto prorompente.
I Savoia sono stati fieri ed infaticabili combattenti, sempre presenti in tutti i conflitti scoppiati in Europa ed anche abili nel gestire le alleanze e le strategie di sopravvivenza politica, superando assedi ed invasioni, allargando così i confini del loro Stato.
Non meno importante è stato il ruolo delle tante nobili donne che hanno accompagnato, con accondiscendenza e senso del dovere, l’ascesa di questa celebre Famiglia regnante: dalla madre di Francesco I re di Francia a Maria Cristina, madama reale fino a giungere alle ultime sovrane d’Italia e alla tragica scomparsa della principessa Mafalda.
Questo testo rappresenta una straordinaria occasione per meglio comprendere, senza pregiudizi e prese di posizione antecedenti, una casata, che nel bene e nel male, ha fatto la storia del nostro Paese.

Claudia Bocca è nata a Torino nel 1961. Docente di ruolo in materie letterarie, è tutor di storia nell’ambito del Progetto Storia ‘900. Da anni si occupa di tematiche inerenti alla storia e alla lingua del territorio piemontese. Giornalista e saggista ha pubblicato articoli e numerosi saggi e ha prodotto pacchetti didattici su tematiche a carattere storico.
Ha collaborato alle “ Agende Ambiente” della Regione Piemonte ed ha pubblicato, tra l’altro, il Sentiero dei Franchi (1992); Grandi Battaglie del Piemonte (1993); La Via della Fede attraverso le Alpi (1994); Sulle tracce dei Salassi ( 1995); I Longobardi in Valle di Susa (1997); Saraceni nelle Alpi (1997), anche in collaborazione con altri autori.
Per la Newton & Compton ha scritto insieme con Massimo Centini Breve Storia del Piemonte (1995); Breve Storia di Torino (1997); Piemonte sabaudo (1997); Proverbi e modi di dire piemontesi (1998).

Source: libro del recensore.

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:: Donna di drago di Ornella Fiorentini (ChiPiùNeArt Edizioni Roma 2017) a cura di Viviana Filippini

5 gennaio 2018
donna drago

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Ornella Fiorentini ha un scrittura versatile che le permette di passare dai libri per bambini a quelli per adulti. L’ultimo uscito dalla sua penna è “Donna di drago”, pubblicato da ChiPiùNeArt Edizioni di Roma. Protagonista del nuovo scritto, Philip Blue Alberti. Chi è questo uomo del nome mezzo straniero e mezzo italiano? Philip è un avvocato di origine italoamericana che abita nella casa colonica ereditata dal padre, a Ravenna, un luogo per lui tranquillo dove cerca di tenere “buono” quel suo vissuto personale del passato che gli dà il tormento. L’uomo tenta questa impresa, lavorando sodo e giocando al suo sport preferito: il basket. Philip è solo e, a quanto sembra e nonostante l’amante bionda platino Diletta Drei, è pure scapolo, e poiché ai fornelli non è proprio un grande chef, il protagonista va a cena spesso (quasi sempre in realtà) in una trattoria non molto lontana da casa sua. Nel locale, tra una pietanza nostrana e l’altra, incontra Teodora. La donna è una cameriera ipovedente, attorno a lei aleggia una profonda aura di mistero che la rende un po’ inquietante ed enigmatica. A rendere la donna ancora più misteriosa c’è quella strana presenza che vive in lei dandole il tormento e creandole non pochi problemi. Nella cameriera alberga Elizabeth, o meglio il fantasma di una giovane strega arsa al rogo in Cornovaglia nel XVII secolo. L’avvocato ascolta le chiacchiere di Teodora, di come il fantasma del passato la assili ed usi il suo corpo come una sorta di contenitore per le sue comodità, ma tutto si complica quando una serie di tragici eventi, sembrerebbe messi in atto dalla misteriosa Ombra Nera, colpiranno il mondo dove vivono Alberti e la cameriera ipovedente. Ornella Fiorentini crea un intreccio nel quale si mescolano diversi generi letterari e, non a caso, tra le pagine convivono il noir, il romanzo fantasy, quello storico (non mancano i flashback), il fantasy e pure un po’ di velatura realistica. Tutto intrecciato alla perfezione in una storia nella quale il lettore, con i personaggi, si muove avanti e indietro nel tempo. Non a caso dalla contemporanea Ravenna, si passa al mondo dei cavalieri, dall’Italia di viene catapultati in Cornovaglia in un crescendo di suspense ed emozioni che spingono il lettore a cercare di sbrogliare la matassa nella quale Alberti è finito. “Donna di drago” di Ornella Fiorentini è una storia dove vita reale e dimensione fantastica si mescolano alla perfezione dando origine ad una narrazione nella quale i personaggi anche se appartenenti al mondo della fantasia, hanno aspetti comportamentali, paure, gioie e timori simili a quelli dei lettori.

Ornella Fiorentini è laureata in Arte al D.A.M.S. dell’Università di Bologna, vincitrice di numerosi premi letterari, ha pubblicato Fiabe contemporanee (1985), liriche in portoghese (1987) per Shogun Arte di Rio de Janeiro, “Il cuore a fette” (2004), “Cuore d’artista” (2006), “Teodora Degli Innocenti” (2007), “La bambola di Solange” (2009), “Le stelle di San Lorenzo” (2010), “Obiettivo Veronika” (2010), “Niklas e Kimkim” (2010), “Nena del Guadalquivir” (2010), “Si può morire per amore?” (2011), “Erba smeraldo” (2011), “Viola & Cannella” (2011), “La Principessa Virginia” (2011, tradotto in inglese e francese), A bocca chiusa (2011), Martino e il pettirosso (2012), “Sciamana” (2012), “Christine” (2013), “E perché dovrei pentirmi?” (2014), 2Dove si posano gli aironi2 (2015), “Agustin nella Terra del Fuoco” (2015), “Diamanti – Poesie di Resurrezione” (2015), “Matrioska” (2016), “Nello specchio di Alice – Il nonsense in epoca vittoriana” (2016), “Angelica e il Drago” (2017).

Source: inviato dall’autrice al recensore.

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:: Vita del glorioso Padre San Francesco di Paola: La prima biografia sull’Eremita scritta in Calabria di Anonimo Calabrese – Introduzione ed edizione critica a cura di Rocco Benevenuto (Rubbettino 2017) a cura di Daniela Distefano

4 gennaio 2018
SAN FRANCESCO DI PAOLA

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La fausta ricorrenza del VI centenario della nascita di S. Francesco di Paola (1416-2016) patrono principale di Corigliano Calabro e della Calabria, nonché della Gente di mare d’Italia, non poteva – si legge nella Presentazione di questo libro – passare inosservata e ha offerto lo spunto alla Divisione 12 Calabria Magna Grecia del Kiwanis Distretto Italia- San Marino per elaborare un progetto che consentisse di ricordare adeguatamente la figura del Santo Patrono e nello stesso tempo, offrire, soprattutto alle future generazioni una significativa testimonianza del ricco e, ancora, poco conosciuto patrimonio storico-culturale di cui è depositaria anche la città di Corigliano Calabro.

San Francesco di Paola è un Santo carico di 600 anni di vita ma di un’attualità inossidabile: ha impegnato la penna di scrittori, studiosi, ricercatori per le innumerevoli sfaccettature della sua personalità e il fascino della sua storia non smette di sorprenderci. Il suo modus operandi era miracoloso, la sua costanza nel recuperare anime inestirpabile. Accanto alle numerose guarigioni, alcune ottenute con la sola imposizione delle mani o con la preghiera, non mancano le vittoriose cruente lotte con gli spiriti malvagi che si sono impossessati dei corpi di alcuni individui rendendoli succubi del male.
Attento ai segni dei tempi, da Paterno presagisce l’invasione di Otranto da parte dei Turchi e la sua preghiera si fa particolarmente intensa perché la misericordia di Dio soccorra la sua patria. Egli mescolò il prodigioso con l’ordinario, la lievità con la mole umana più gravosa da sostenere. Un esempio è questo episodio che lo avrebbe visto protagonista invincibile:

Un uomo di San Lucido, Giovanni De Franco, andò a trovare il beato Francesco a Paola. Come arrivò in sua presenza disse: “Oh Giovannello vieni per carità, andiamo al fiume a prendere una pietra ciascuno per costruire la chiesa”. Giunti al fiume trovarono un masso che pesava più di un cantaro. A seguito di ciò il beato Francesco disse: “Oh Giovannello porta, per carità, questo masso alla chiesa”. Rispose: “Padre, questa non la possono portare cinque uomini, come posso portarla io?”. Disse:” Prendila, per carità, che ce la farai”. Ci fece sopra il segno della croce e la pose sulle spalle di Giovannello e la portò alla chiesa. Gli sembrava leggera come un pezzo di tavola.

Il curatore ha avviato un’indagine nelle principali biblioteche e archivi europei per ritrovare nuove fonti sull’Eremita. Da tale ricognizione sono venute alla luce altre biografie anonime sul Santo, tra cui quella edita in questo volume, ora conservata nella Biblioteca Universitaria di Barcellona, ma copiata nel 1560 nel convento dei Minimi a Corigliano Calabro. Oltre ad essere la più antica biografia scritta in italo-calabrese questa nuova fonte si rivela preziosa per i dati inediti che offre. Corredata da una versione italiana, che facilita la comprensione dei termini in vernacolo ormai desueti, grazie alla Vita dell’Anonimo calabrese si è potuto svelare l’inconsistenza di certe inveterate tradizioni agiografiche e riscoprire la perla di notizie utili per conoscere la società della Calabria sotto gli Aragonesi e approfondire la figura di un Santo che trasmetteva fede all’umanità più dolente della Terra.

Rocco Benvenuto è nato a Corigliano calabro e appartiene all’Ordine dei Frati Minimi, dirige la storica rivista “La Voce del Santuario” (fondata nel 1928). E’ autore di diversi studi e testi su S. Francesco di Paola e i Minimi, tra cui una biografia del Santo tradotta in francese, inglese, spagnolo e portoghese.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.

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:: Mi manca il Novecento – Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi a cura di Nicola Vacca

3 gennaio 2018

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi è uno di quei romanzi che difficilmente dimenticheremo.
Il suo autore ne parla come di un libro esistenziale, incentrato su una presa di coscienza individuale. Questo non toglie, sempre secondo Tabucchi, che sia anche un libro politico, la cui lettura è stata influenzata dal momento storico in cui è stato pubblicato.
Nel riprenderlo oggi tra le mani, ci rendiamo conto che le bellissime pagine di Tabucchi parlano anche ai nostri tempi difficili in cui assistiamo alla morte della politica, delle idee e di ogni cosa che ha a che fare con la coscienza.
Sostiene Pereira è un grande romanzo civile che racconto appunto la presa di coscienza e il risveglio nell’estate calda di Lisbona nel 1938 di Pereira, una persona mite che di professione fa il giornalista e dirige la pagina culturale di un quotidiano allineato al regime.
Le giornate di Pereira trascorrono tranquille tra i pomeriggi vuoti in redazione e le chiacchierate domestiche con il ritratto della moglie defunta.
Ma la sua esistenza cambia quando si imbatte in Monteiro Rossi, un giovane che Pereira stesso assume per redigere necrologi di scrittori famosi.
Inizia per il mite Pereira un periodo di forti conflitti interiori e l’amicizia con il giovane giornalista mette in discussione il suo modello di esistenza.
Il giovane è un oppositore del regime di Salazar e l’anziano giornalista si sente all’inizio turbato dalle sue idee. Quando poi sarà direttamente coinvolto da Monteiro Rossi in vicende che hanno a che fare con la lotta al dittatore portoghese, Pereira avrà un forte sussulto di coscienza e si mostrerà sensibile alle idee di libertà e democrazia, abbracciando alla fine la causa di coloro che vogliono riportare la libertà e la democrazia in Portogallo.
Tabucchi racconta il risveglio di coscienza di un uomo e di un giornalista che decide di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di lottare con la sua penna contro l’appiattimento delle coscienze imposto dalla dittatura.
Con Sostiene Pereira Antonio Tabucchi ci dice che è arrivato il tempo in cui dobbiamo chiedere anche alla letteratura di dire la verità.
Ancora oggi questo meraviglioso libro destinato a durare nel tempo urla al mondo, dilaniato dalla prepotenza, dalla violenza e dagli abusi, la sua drammatica attualità: oggi c’è bisogno di intellettuali, di scrittori e di uomini che abbiano il coraggio di offrire la propria «irresponsabilità» al potere o la propria «responsabilità a tutti», come giustamente scriveva Leonardo Sciascia.

Antonio Tabucchi – Scrittore italiano (Pisa 1943 – Lisbona 2012); prof. di letteratura portoghese nell’univ. di Siena. Nel suo primo romanzo Piazza d’Italia (1975), presentato come “favola popolare”, ha coniugato una scanzonata inventiva con un’appassionata ispirazione civile. Ha poi pubblicato volumi di racconti (Il gioco del rovescio, 1981; Piccoli equivoci senza importanza, 1985; L’angelo nero, 1991) e romanzi (Notturno indiano, 1984; Il filo dell’orizzonte, 1986; Requiem, scritto in portoghese, 1991, trad. it. 1992; Sostiene Pereira, 1994; La testa perduta di Damasceno Monteiro, 1997) nei quali è riuscito a condensare sempre meglio storia e fantasia in una sigla inconfondibile di nitore costruttivo e finezza intellettuale. Per il teatro ha scritto I dialoghi mancati (1988). Ha curato un’antologia dell’opera di F. Pessoa (Una sola moltitudine, 2 voll., 197984), autore al quale ha dedicato gran parte della propria attività di studioso. Tra le opere successive si ricordano: Gli zingari e il Rinascimento (1999); Si sta facendo sempre più tardi. Romanzo in forma di lettere (2001); Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori (2003); Tristano muore. Una vita (2004); Racconti (2005); L’oca al passo (2006); Il tempo invecchia in fretta (2009); Viaggi e altri viaggi (2010); Racconti con figure (2011). Postumi sono stati pubblicati: il volume Una giornata con Tabucchi (2012), che raccoglie tra gli altri i testi di D. Maraini, U. Riccarelli e P. Di Paolo in ricordo dello scrittore; entrambi nel 2013, Di tutto resta un poco. Letteratura e cinema, raccolta di scritti cui T. lavorava al momento della morte, e il romanzo inedito Per Isabel. Un mandala; L’automobile, la nostalgia e l’infinito (2015), raccolta delle conferenze tenute da T. a Parigi nel 1994 su aspetti fondamentali e inediti della poetica pessoana; l’inedito saggio breve La fine del mito (2016), scritto nel 2011 su ispirazione di un quadro della pittrice portoghese G. Morais. (Enciclopedia Treccani online).

Source: libro del recensore.

:: È stato breve il nostro lungo viaggio di Elena Mearini (Cairo editore 2017) a cura di Viviana Filippini

22 dicembre 2017
È stato breve il nostro lungo viaggio

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Cesare Forti è il protagonista di “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini, pubblicato da Cairo. Il protagonista, che ha il nome come gli imperatori romani, ha cinquant’anni e una vita perfetta, dove lui possiede tutto il meglio possibile che si possa immaginare. Non a caso, ha una moglie bella e affascinante (Margherita) e una figlia che i due adorano e coccolano (Maya). Non solo, perché Cesare, sempre a zonzo con la sua sfavillante Bentley, è un asso nel suo lavoro, e tutti lo adorano come se fosse una divinità alla quale dare massimo rispetto e devozione. Cesare è per tutti il ritratto della perfezione e dell’uomo che, come recitava una vecchia pubblicità, “non deve chiedere mai”. Peccato che sotto la superficie di inattaccabilità, della perfezione imposta per volontà altrui e non propria, Cesare Forti, non è così forte come tutti lo credono. A far crollare l’uomo tutto d’un pezzo ci penseranno una affasciante ragazza (Alma), che gli farà perdere completamente la testa trascinandolo in un gioco di bugie e sotterfugi che mai prima di quel momento fatidico, Cesare aveva sciorinato alla moglie. Accanto a lei arriveranno un ragazzo dall’assurdo ciuffo biondo, altri personaggi, e una morte inaspettata, seguita da un mirato ricatto. Tutto questo obbligherà Cesare a fare i conti con la realtà concreta dei fatti e con quel mondo dove lui ha sempre vissuto, ma al quale non ha mai sentito di appartenere per davvero. Il libro della Mearini, inserito nella cinquina dei finalisti dell’edizione 2017 del Premio Scerbanenco 2017, potrebbe sembrare un noir, però allo stesso tempo è un romanzo profondamente piscologico attraverso il quale la scrittrice ci racconta il processo di presa di coscienza di sé di un uomo – Cesare Forti- che solo in questa fase di cambiamenti comincerà a vedersi per come lui è davvero. Tolta la maschera delle regole imposte dal padre, il protagonista comprenderà di essere stato un figlio cresciuto senza la minima briciola di amore, messo in un mondo di bugie e falsità, utilizzate per creare agli occhi altrui l’immagine della famiglia perfetta. Cesare si renderà conto di essere insoddisfatto della vita che ha fatto, perché ha sempre agito per essere come lo volevano gli altri. Un vivere che lo ha portato ad essere un individuo non pienamente maturo, un marito traditore e un padre imperfetto. Dolore, sofferenza fisica ed emotiva, viaggio introspettivo e confronto con la morte –vera e simbolica- sono gli elementi presenti nel romanzo della Mearini e del processo di decostruzione del falso io al quale il protagonista si sottoporrà per comprendere davvero chi è e cosa vuole dalla vita. “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini è la storia di un uomo che solo da adulto avrà, perché saranno gli eventi della vita a permetterglielo e imporglielo, il coraggio di guardarsi e di analizzare il proprio vissuto per comprendere, non solo di aver agito sempre nel rispetto delle regole imposte da altri, ma di essere un individuo i cui reali bisogni come quello essere amato, guardato, ascoltato per ciò che era ed è, non sono mai stati presi in considerazione da nessuno.

Elena Mearini si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo Trecentosessanta gradi di rabbia, (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio Speciale UNICAM – Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editore) e firma due raccolte di poesie: “Dilemma di una bottiglia” (Forme Libere editore) e “Per silenzio e voce” (Marco Saya editore). Nel 2016 esce “Bianca da morire” (Cairo Editore).

Source: inviato al recensore. Grazie ad Anna Maria Riva, addetto stampa.

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:: Non ti faccio niente di Paola Barbato (Piemme 2017) a cura di Federica Belleri

22 dicembre 2017
non ti faccio niente

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Gli anni ’80-’90 sono stati sconvolti da misteriosi rapimenti di bambini, tra i sei e gli otto anni. Bambini presi, fatti giocare, divertire. Bambini con vestiti nuovi e un sorriso meraviglioso stampato in viso, quando venivano riportati a casa dopo tre giorni. Bambini trascurati dalle loro famiglie, quasi sempre soli, a giocare per strada. Alcuni avevano dei lividi sul corpo, altri erano sporchi. Lui li avvicinava, loro si fidavano. Lui li coccolava e li faceva sentire importanti, nessuna violenza subita. Lui voleva solo fare del bene.
Anno 2015. Il papà di Greta va a prenderla all’asilo, ma in quell’asilo la bimba non è mai entrata. Il suo corpicino pulito e ricomposto in maniera ordinata verrà ritrovato sulla scrivania d’ufficio del padre.
Chi è Greta, chi è il responsabile della sua morte?
Il thriller di Paola Barbato segue lo scorrere del tempo. Segue un’indagine dimenticata che forse sta tornando a galla con prepotenza. Qualcuno rapiva i bambini e lasciava sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Qualcuno rapisce i bambini, li uccide e lascia sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Perché?
Questa storia scatena angoscia e immediata empatia. Chi si preoccupava all’epoca dei bambini soli era questo rapitore mai identificato. Chi se ne preoccupa ora lo fa per un motivo diverso, o forse identico. È la stessa persona?
La vicenda vede coinvolte un’ispettrice e la sua vice, assorbite dai loro opposti caratteri, difficili da amalgamare, e un commissario in pensione che si era occupato dei casi precedenti. A loro si unisce un gruppo di bambini in un certo senso mai cresciuti, che ostacola le indagini e crea confusione, anche se con buone intenzioni. Nel frattempo spariscono altri bambini, e vengono assassinati. Non sembrano esserci collegamenti fra passato e presente, o forse sembrano essercene troppi. Cosa sta succedendo?
Non ti faccio niente è una storia lunga decenni, attraversata da paura e angoscia, dal desiderio di salvarsi scappando. È la condivisione di un’esperienza traumatica ma positiva, condivisa per poter accedere a un pass verso una vita migliore. È l’osservazione rassegnata del dolore di genitori che perdono i loro figli e che vengono catapultati nel loro passato personale. È la resa dei conti verso le proprie ossessioni e manie, verso il disagio e la solitudine. Perché non ci si può mai fidare di nessuno e si deve sempre rimanere sospesi nella paura.
Lettura assolutamente coinvolgente, ottima la scrittura e la trama. Non sono previsti sconti o bonus per il lettore che si avvicina a questa storia. Tutto è molto chiaro e diretto, anche la morte. Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Don Lorenzo Milani – L’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi (Edizioni San Paolo 2016) a cura di Daniela Distefano

21 dicembre 2017
DON LORENZO MILANI

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Il Natale che ci accingiamo a festeggiare con più o meno gioia non sarà ricco e opulento come negli anni d’oro della nostra età moderna, ma dovrebbe essere celebrato con uno sguardo al Cielo riflesso sul pianeta, assimilando il buono che il Creatore ha seminato nel cuore degli uomini. Questo libro è un regalo perfetto sotto l’albero, benefico per chi lo fa e per chi lo riceve. Grazie ad esso sappiamo che a volte la parabola di una vita si misura e comprende dal suo finale. Non solo – quindi – un libro di ricordi, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo Milani e un testimone, ma qualcosa di più profondo come se l’autore scrivesse nel linguaggio di Barbiana, questo piccolo mondo ormai scomparso, una montagna in cui sopravviveva un’Italia marginale e povera negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Barbiana è legata per sempre alla memoria di don Lorenzo, evocata anche sulla sua tomba, dove oltre al nome e cognome, la data di nascita e morte, è scritto: “Priore di Barbiana”.
Don Milani, un vero simbolo, un’icona, non un semplice educatore ma anche un pedagogista rivoluzionario, un attivista sociale (infatti il suo scritto più eclatante, “Lettera a una professoressa”, ha avuto una funzione molto importante nel ’68, un testo di denuncia delle disuguaglianze scolastiche). Don Milani accettò l’esilio all’età di trentuno anni perché cristiano che ha scelto i poveri e il Vangelo.
Egli veniva da una famiglia ricca e colta con i genitori di diversa formazione religiosa.
Però da giovanissimo percepì un turbamento interiore che lo portò a rifiutare il mondo privilegiato della sua famiglia per intraprendere un’altra strada, quella che gli consentì di camminare fra i poveri e gli ultimi.
Da dove traeva questa forza interna? Perché si prodigò così tanto da spremersi per educare ragazzi dal destino monco?
Egli intuiva una verità ineluttabile, cioè che la vera supremazia del forte sul debole sta nel possesso della cultura, per chi ne è dotato tutto è libera scelta, per gli altri solo cieca fatalità.
La sua morte ne sancì l’immortalità: egli sapeva che “Dio non toglie nulla, e, se toglie, è solo per far posto a qualcosa di più grande”.
Buon Natale.

Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali Don Lorenzo Milani organizza in canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004.
Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello.
Oggi è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Da sempre porta avanti la sua opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni.
Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato le “Lettere di don Lorenzo Milani Priore di Barbiana” (2007) e “Perché mi hai chiamato?” (2013).

Source: libro inviato al recensore dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

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:: Lune Nuove di Maria Beatrice Masella (Giraldi Editore 2017) a cura Valeria Gatti

20 dicembre 2017
lune nuove

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… Aveva bisogno di essere altrove per guardare il suo dentro dal fuori …

Un pomeriggio lento e uggioso di fine novembre mi fermai in libreria. Non avevo un’intenzione precisa, mi bastava riscaldare le mani e respirare un soffio di aria dolce. Mi trovai accanto a una signora alta e magra che, come me, vagava tra gli scaffali senza una particolare meta. A un tratto, si rivolse al libraio. «Mi piacerebbe leggere una bella storia di donne. Una di quelle trame nelle quali ti ci ritrovi, non so se mi spiego …» concluse sorridendo. Il libraio la guardò per un istante, sorrise e disse : « Signora sarebbe come cercare un ago in un pagliaio! Voi donne siete sempre le protagoniste assolute dei libri, anche in quelli di impronta maschile! Però venga, mi segua, le posso dare qualche indicazione.»
Leggere “Lune Nuove” di Maria Beatrice Masella, edito da Giraldi, mi ha riportato a quel pomeriggio.
Entrare nella vita di Costanza, nella sua casa affollata di adolescenti e bambini, di vicini di casa da accogliere, di ragazzi in preda a problemi troppo grandi per essere affrontati in solitudine, è stato come essere un ulteriore ospite. Lei è una donna completa, contemporanea, in affanno e in cerca della ricetta per sostenere il peso delle responsabilità che bussano alla sua porta con violenza. Una personalità forte, in continua evoluzione. Costanza è tutte noi, insomma, che ci sforziamo di non arrenderci, di trovare, sempre e comunque, il lato dolce della vita e quella forza che sappiamo di avere.
Lune Nuove” può essere definito un romanzo corale, in quanto, accanto alla voce di Costanza, si alzano i pensieri profondi e confusionari dei suoi figli, Arturo, Agata e Athena, le vicende di una donna di origini straniere, Jamila che accetta il suo ruolo di donna emigrata, e di Ottavia, la suocera di Costanza, la cui memoria si inceppa tra passato e presente.
La trama, all’apparenza semplice, è invece un susseguirsi di fatti inaspettati che arricchiscono una scrittura elaborata e profonda. I messaggi che giungono sono tutti di spessore : il mondo dell’adolescenza, con le sue infinite sfaccettature, la vita degli adulti, troppo spesso in salita, la semplicità dell’infanzia e i segreti dell’età senile. E poi, l’amore che nasce e che finisce e quello, forse ben più complicato, che resta in vita, nonostante tutto.
I personaggi e le loro vicende arricchite da dialoghi diretti strappano lacrime e sorrisi, e hanno la capacità di suscitare emozioni sopite ma eterne.

Maria Beatrice Masella è nata a Taranto e vive a Bologna dal 1975, dove attualmente lavora come insegnante e pedagogista. Ha pubblicato diversi racconti per l’infanzia e l’adolescenza con le case editrici Bacchilega Junior, Sinnos e Leone Verde. Tra le tante pubblicazioni per ragazzi e adulti ricordiamo i romanzi Compagni di futuro (Giraldi Editore 2006), ambientato a Bologna negli anni ’70, con prefazione di Margherita Hack; il romanzo per adolescenti Respiro (Sinnos editrice 2013, Libro del giorno a Fahrenheit il 16/07/2013), Mare di argilla (Edigrafema, 2014, Libro del giorno a Fahrenheit il 29/07/2014).

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

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