Posts Tagged ‘letteratura italiana’

:: Eravamo felici di Tiziana Iaquinta (Algra Editore 2018) a cura di Floriana Ciccaglioni

14 marzo 2018

Eravamo feliciLo scorso febbraio Algra Editore manda alle stampe il secondo romanzo della calabrese Tiziana Iaquinta “Eravamo felici”, il racconto che la piccola protagonista Caterina fa dei tre giorni successivi all’improvvisa e inaspettata morte del padre.
Grazie agli studi pioneristici condotti sul tema della pedagogia del dolore, per prima la studiosa mette nero su bianco il modo migliore per affrontare un’assenza irreversibile nella vita dell’uomo, quella della morte.
Passa quindi da una scrittura saggistica (usata nei lavori precedenti “La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità” edito da Aracne nel 2014 e in “Generazione tvb. Gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso” edito dal Mulino nel 2017) a quella romanzata (che il lettore ha già trovato in “Ciao Caterina. Lettera sulla soglia” edito da Armando nel 2011 e Pellegrini nel 2014).
Il libro racconta la morte attraverso lo sguardo di una bambina. Uno sguardo che si posa sui dettagli più semplici eppure invisibili agli occhi di un adulto. Attraversare la strada con la mano stretta dentro quella della mamma non la potrà proteggere dalle macchine che arrivano dal lato opposto della strada, quello da cui era solito proteggerla il papà; la notte rimane sveglia perché il papà, da un momento all’altro potrebbe tornare; se fosse stata avvisata della morte improvvisa che avrebbe -di lì a poco- sconvolto la sua vita, avrebbe pregato Gesù, perché Lui ascolta sempre i bambini.
Sebbene in alcuni momenti della scrittura la resa del punto di vista della bambina viene meglio realizzata dalla penna della scrittrice piuttosto che in altri (nei quali emergere la voce dell’adulto che sta dietro la realizzazione del romanzo), nel complesso l’operazione risulta riuscita.
Sul finire della narrazione si concentrano i momenti più belli del racconto, perché carichi di quel dolore sincero capace di tramutarsi in speranza per i giorni che verranno. Quella speranza che l’autrice vuole lasciare al suo lettore. A quest’altezza appare chiaro che, più che per le parole di Caterina, le lettere si posizionano una accanto all’altra per descrivere le aspettative che la scrittrice poggia sulle spalle della sua giovane protagonista.
Parole che risultano un inno alla potenza della scrittura, perché la vita è come un libro e la morte il vento che ne agita le pagine fino a chiuderlo. L’unico modo per fargli un <> è scrivere, disegnare, scarabocchiare le pagine. Scrivere diventa, quindi, il modo per esorcizzare il dolore provocato dalla morte. Scrivere diventa il centro della pedagogia del dolore.
Con l’appendice “Aver cura di chi resta. Pensieri a margine” l’autrice regala alcune di quelle nozioni tecniche che hanno abitato le pagine dei suoi saggi e che aiutano il lettore a meglio comprendere quelle dinamiche che Caterina vive durante il racconto.

Tiziana Iaquinta insegna Pedagogia generale e sociale all’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca è relativa alla metodologia dei laboratori e alla pedagogia del dolore. Tra i saggi più recenti: La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità (Aracne, 2014); Generazione TVB. Gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso (con A. Salvo, il Mulino, 2017). Tra le opere di narrativa, Ciao Caterina. Lettera sulla soglia (Armando 2011; Pellegrini, 2014).

Source: libro del recensore.

:: Invisibili di Vincenzo Soddu (Arkadia Editore 2018) a cura di Federica Belleri

14 marzo 2018
Invisibili

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Alessandro insegna a Cagliari. I giorni gli sembrano tutti uguali. Sua moglie ha chiesto e ottenuto divorzio e casa. Dorme poco e ha incubi frequenti. L’impatto con i suoi alunni è una continua lotta, fatica a comprenderli e ad entrare in sintonia con loro. Prova a preparare lezioni alternative, ma i suoi tentativi sono timidi e impacciati. È in grado di provare empatia? Riesce a dare la giusta importanza ai suoi ragazzi? Cosa sente davvero per la sua professione?
Si costringe a osservare meglio la sua classe e comprende di dover catturare i loro interessi. Nell’epoca dei social, del digitale a tutti i costi, Alessandro affronta il suo status di professore approcciando in modo diverso ogni singolo alunno. Ascolta le loro storie, le loro impressioni di adolescenti fragili. Cosa chiedono i giovani agli adulti?
Essere invisibili a volte è utile. Essere problematici può trasformarsi in una risorsa per gli altri. Perché spesso la responsabilità aiuta a crescere, e scontrarsi con la realtà è doveroso.
Invisibili è una pagina di registro scolastico, è la sensibilità di giovani che si nascondono dietro alle maniere forti. Due generazioni a confronto che in qualche modo si completano.
Insegnare e apprendere, un gioco di ruolo in una sorta di andata e ritorno. Per dare nutrimento a giovani meravigliosi ma complicati. Per risvegliare nei professori il desiderio di essere davvero parte della loro classe, senza pregiudizi o false aspettative. Uno spaccato di vita attuale e concreto. Una lettura molto interessante.
Ve lo consiglio.

Vincenzo Soddu, nato a Cagliari nel 1962, laureato in Lettere, nel 1987 inizia a lavorare nel mondo della scuola. Contemporaneamente si dedica a ciò che ama di più: scrivere. Spazia dai brevi saggi storici ai racconti della memoria. Nel 2011 ha pubblicato il saggio storico-narrativo “Una pergamena in sardo e latino”, in Templari, crociate, giudicati e ordini monastico-cavallereschi nella Sardegna medioevale, a cura di Massimo Rassu (Arkadia Editore). Dal 2012 gestisce il blog libriedintorniblog. Nel 2013 esordisce nella narrativa con La neve a Gaza (Caracò), libro incentrato sui difficili temi della guerra e dell’integrazione, romanzo che lo ha portato a lavorare a stretto contatto con le associazioni di volontariato. Nel 2015, per Cuec, ha pubblicato Un’isola da bere, sesto numero della Rivista “Mieleamaro”, un’avventura letteraria accompagnata dal profumo del vino, scritta insieme a Gianni Stocchino. Vive e lavora a Cagliari come insegnante in un Liceo.

Source: inviato dall’ editore al recensore.

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:: I bambini di Escher di Paolo Pedote (Todaro editore 2017) a cura di Viviana Filippini

13 marzo 2018
I bambini di Escher

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Il romanzo di Paolo Pedote – I bambini di Escher– pubblicato da Todaro editore è un giallo e allo stesso tempo un thriller mozzafiato. Già dalle prime pagine il lettore si troverà catapultato in una Milano torbida e violenta nella quale una serie di omicidi si susseguiranno uno dietro l’altro. Per compicciare incontriamo Alicia, una giovane che ha perso tutto giocando alle slot. La donna, alla quale hanno tolto pure l’ultima dose di droga, torna a casa, ma la sua esistenza subirà una battuta d’arresto quando la aggrediranno con l’acido. E sulla scena compare Nerone Crespi. Pedote sposta la narrazione su un giovane barista che vorrebbe fare carriera nel mondo dell’hip hop. Tutto per lui cambia quando portano cibo e bevande in un ufficio e gli tagliaeranno la gola. Ancora una volta compare Nerone Crespi. Chi è costui che aleggia sempre nei luoghi dove accadono tremendi assassini? Il presunto colpevole? Uno testimone? O, una persona qualunque che si trova sempre nei paraggi della scena del delitto? No Nerone Crespi, un emarginato, è un uomo che non ha memoria e che non riesce a ricordare il proprio passato. Nerone è in cura in una comunità e a seguirlo c’è una dottoressa che lo accudisce con tutte le attenzioni possibili e immaginabili. La vita di Nerone si incrocia con quella di Angela Delfino, soprannominata “La Sbirra”, una donna a capo della Squadra Mobile che però ha rassegnato le dimissioni, perché disgustata della giustizia e della propria funzione in Polizia. I due si incontrano dopo che Nerone rischia di finire investito dalla “Sbirra” stessa. Motivo: lo smemorato Nerone è sotto shock dopo essere stato spettatore di una scena impressionante. Lui ha visto un uomo nudo, completamente ricoperto di sangue, in corsa per le strade di Milano. Da sospettato a testimone, per Nerone, grazie anche all’empatia con Angela Delfino, ci sarà un cambiamento di ruolo, perché sì è vero che l’uomo ha dei vuoti di memoria spiazzanti ma, allo stesso, tempo ha un fine intuito che porterà alla luce realtà scioccanti per le indagini. “I bambini di Escher” è un giallo con venature piscologiche, perché Pedote ha creato una vasta gamma di personaggi delusi dalla vita o rifiutati dalla società, coinvolti in una scia di brutali omicidi all’apparenza inspiegabili. La narrazione di Pedote sembra una grande vetrina dove scorrono le tipologie umane più disadattate, quelle che hanno maggiore difficoltà a stare nelle società e che, se guardiamo la realtà vera del quotidiano, non sono così finte come vorremmo credere. Certo è che l’indagine compiuta dalla “Sbirra” con l’aiuto di Nerone porterà alla luce aspetti del genere umano del tutto impensabili. Sarà un cammino pieno di insidie e di scoperte che lasceranno segni indelebili in quei personaggi letterari che animano “I Bambini di Escher” di Paolo Pedote. Creature della finzione non troppo lontane da quello che i tanti fatti di cronaca nera ci raccontano ogni giorno, a dimostrazione di come il confine tra realtà e finzione sia molto più labile di quello che potremmo pensare.

Paolo Pedote (Milano 1966) ha collaborato con Radio Popolare, Radio Città Fujiko e diverse riviste. Tra le sue pubblicazioni: Storia dell’omofobia, prefazione di Gian Antonio Stella, Odoya; L’apocalisse secondo Pier Paolo Pasolini, Stampa Alternativa 2013. Questo è il suo primo romanzo giallo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: Comunità e società del consumo di Gianfrancesco Caputo (L’Argolibro editore 2017) a cura di Nicola Vacca

5 marzo 2018

Comunità e società del consumoIl disfacimento di una comunità valoriale ha portato la nostra società a un’involuzione che ha permesso l’affermazione di un’omologazione culturale e della globalizzazione.
Questa è la tesi di fondo di Comunità e società del consumo (L’Argolibro editore, largolibro@gmail.com, 3395876415) un pamphlet di Gianfrancesco Caputo.
L’autore muove una critica argomentata al consumismo e al liberismo economico che hanno condotto la società e l’uomo a essere schiavi dei bisogni.
Caputo ha le idee chiare quando sostiene che il sistema di connessione tra plus valore e bisogni indotti incrementa un antagonismo sociale intriso di competitività individualista che penalizza nei fatti la difesa dei diritti e mette in pericolo il sistema delle garanzie sociali.
L’affermazione del pensiero unico e dell’ideologia materialista e contrattualistica hanno instaurato un sistema di antagonismo sociale e economico e hanno svuotato del suo progetto esistenziale il concetto di umanità.
Non siamo più una comunità sociale e solidale.
Da comunitarista convinto, tutti i problemi morali del nostro tempo scaturiscono dal fatto che si assiste alla perdita del concetto di comunità.
Dal tramonto della comunità alla decadenza il passo è stato breve.

«La comunità, nella sua forma più alta, è un’associazione di persone unite dal comune accordo di norme etiche. Una comunità autentica, quindi può essere definita come un’associazione di persone unite dal senso della giustizia, nel rispetto di norme che trascendono gli interessi materiali e i cui scopi egoistici sono temperati dall’interesse per il bene comune».

Così Gianfrancesco Caputo inquadra il senso comunitario che si è smarrito e allo stesso tempo muove una critica severa alla nostra civiltà che ha smesso di pensare nel momento in cui ha anteposto gli interessi di pochi al bene comune.
Davanti alla disgregazione della comunità, l’autore propone le sue considerazioni inattuali rilanciando la riscoperta delle idee comunitarie che hanno nella tradizione l’asse portante della cultura.
Lo sviluppo culturale di una comunità, e quindi di una società, passa per la tradizione, ovverosia sulla capacità di creare simboli per tramandare conoscenza.
In una società in cui si è affermato il capitale finanziario e l’eccessivo consumismo ha creato solo bisogni, le tradizioni, che preservano le identità dei popoli, sono state assassinate perché ritenute un ostacolo ingombrante dal super mercato globale e mondiale.
Le posizioni critiche dell’autore sono chiare. Partendo da Aristotele, in questo libro si propone un ritorno alla polis e in maniera più ampia una riscoperta del pensiero comunitario, e dell’idea originaria di comunità, e un rilancio dei suoi valori necessari per rimettere al centro di tutto l’uomo.
Perché l’uomo comunitario, – sostiene Caputo nelle conclusioni – agganciato alla tradizione, è l’unico capace di battersi contro il Leviatano, l’insondabile mega macchina mercantile che riduce uomini e donne ad atomi sociali.

Gianfrancesco Caputo, nato a Brindisi nel 1966 , si interessa di problemi di lavoro e di prassi politica attraverso l’approfondimento e l’indagine di una prospettiva di analisi filosofica e sociologica.

Source: libro inviato dall’Ufficio stampa al recensore.

:: Q502 – 300 anni dopo il grande esodo di Sylvie Freddi (Stampa Alternativa 2018) a cura di Fabio Orrico

5 marzo 2018
Q502

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Tra i grandi generi popolari, la fantascienza è quello più di tutti capace di forzare i suoi confini per ibridarsi con altre forme e immaginari. Forse per questo, nel corso degli anni, ha tentato scrittori colti e inclini alla metafora come Orwell o Vonnegut, ma anche i nostri Calvino e Luce d’Eramo, quest’ultima autrice di quello spiazzante gioiello che è Partiranno. D’altra parte è proprio nelle pieghe della letteratura weird e tra gli scrittori più fieramente di genere, si pensi a gente come Heinlein e Sheckley, che troviamo formidabili intuizioni, così incisive e pregnanti da offrire, anche oggi, nutrimento a tantissima letteratura (ma anche a cinema e televisione). Tutto questo per dire che la fantascienza difficilmente esaurirà il suo capitale di innovazione, anche in un paese come il nostro in cui, nonostante tutto, il genere (qualunque genere), viene sempre guardato con una certa sufficienza.
Q502 di Sylvie Freddi è un noir calato in un decor fantascientifico in modo profondo e (in)credibile. Per come la vedo io a distinguere la fantascienza autentica dalla più corriva Space opera è la riflessione su un’idea di futuro che, necessariamente, si pone al centro della trama. Sylvie Freddi fa esattamente questo. Q502 mette in scena una società futura, una sorta di medioevo tecnocratico in cui tutto ciò che, a livello tecnologico, potrebbe migliorare la vita dell’uomo viene invece impiegato per innalzare confini e riaffermare antichi pregiudizi. Ecco quindi una nuova forma di collettività che, dopo la fuga dal pianeta terra (300 anni dopo il grande esodo, annuncia il sottotitolo del libro) reinstallatasi su Marte sembra voler confermare le più fosche distopie partorite dall’immaginazione umana.
Dylan, il protagonista della storia, è un detective incaricato di ritrovare Q502, una ragazza molto speciale che costituisce un vero e proprio legame, estremamente concreto, con il Mondo Originario cioè la Terra. Tutto il romanzo è percorso da questo anelito struggente verso il proprio pianeta, ormai perduto e rievocato ostinatamente. Il tema della memoria è d’altra parte centrale per Freddi che organizza gran parte della sua narrazione proprio attorno ad essa, alla possibilità di rubarla, contraffarla, risemantizzarla. In Q502 c’è questa grande intuizione, in fondo elementare ma anche esattissima, di identificare l’essere umano con il suo portato di ricordi e proprio da qui parte la guerra quotidiana in cui sono immersi i protagonisti del romanzo. Un romanzo che non esaurisce i motivi del suo fascino nel cotè distopico perché Q502 è un racconto decisamente mosso, adrenalinico, modernamente spezzato ed ellittico. Una storia cupa ma lucidissima capace di stendere le ombre del nostro presente sul peggior mondo immaginabile e abbastanza coraggiosa da indicare una possibile soluzione: stare dalla parte degli ultimi, sempre.

Sylvie Freddi, romana d’origine e torinese d’adozione, ha pubblicato il suo primo lavoro Caffè Paszkwosky nel 2016 per Stampa Alternativa, una intensa raccolta di venti racconti noir. Del 2018 è il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, edito ancora una volta da Stampa Alternativa, nella collana Eretica.

Source: copia inviata dall’editore al recensore. Ringraziamo Frank dell’ Ufficio stampa Il Tacquino.

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:: Follia Maggiore di Alessandro Robecchi (Sellerio 2018) a cura di Marcello Caccialanza

2 marzo 2018
Follia maggiore

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Follia Maggiore” è senza ombra di dubbio un piccolo gioiello di scrittura, pensato e concepito in modo alquanto accattivante dall’autore Alessandro Robecchi ed edito dalla Casa Editrice Sellerio.
Per la sua struttura ben definita e costruita rappresenta a ragione un buon romanzo poliziesco di genere da leggere e da gustare tutto d’un fiato.
Umberto Serrani, il protagonista indiscusso di questa storia, è un uomo attempato che ha fatto fortuna, arricchendosi con affari di dubbia moralità e per questo difficili da confessare.
Ma se lo stesso avesse la facoltà di poter tornare indietro, vorrebbe senza nessuna esitazione vivere in modo totalmente differente, perché si rende lui stesso conto che ciò che ha vissuto fino a quel momento non equivale ad altro che ad una vana e sterile impalpabilità. Niente della sua attuale vita infatti lo può rendere veramente fiero di sé stesso!
Il suo più grande rimpianto ha le sensuali sembianze di una donna a lui davvero tanto cara, il suo nome è Giulia. Giulia ha perso la vita in circostanze misteriose e questo evento è per il medesimo eroe di Robecchi fonte di grande e profondo disagio.
Così Serrani, in preda ad una indomabile disperazione, assolderà due improbabili “Sherlock Holmes”: Carlo Monterossi e Oscar Falcone, a loro l’ingrato e il difficile compito di dipanare l’intera matassa!

Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011).
Con questa casa editrice ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017) e Follia maggiore (2018).

Source: libro del recensore.

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:: Scoprirsi down. La storia di Alberto, raccontata da lui stesso di Alberto e Ezio Meroni (Edizioni San Paolo 2018)

27 febbraio 2018
Scoprirsi down_Cover

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Alberto è un ragazzo come tanti, nato a Desenzano del Garda nel 1994. Un ragazzo che ha deciso, assieme a suo padre Ezio, di farci un grande dono, raccontarci la sua vita. Dalla nascita (il suo era uno spermatozoo molto consapevole) ai giorni nostri, ormai adulto. Dal 2015 con un impiego, lavora infatti come cameriere e cuoco presso il ristorante Hortus di Cusano Milanino.
Una storia di successo la sua, nessun grande eclatante avvenimento, ma tanti piccoli tasselli di una vita che sì possiamo definire felice. Due genitori che l’hanno amato e cresciuto, dandogli la migliore educazione possibile, una grande passione lo sport, la pallavolo, la scuola, le uscite con gli amici, l’oratorio, ripeto una storia simile a quella di tanti e tanti ragazzi che vivono nel nostro paese.
Una storia che comunque andava raccontata, e Alberto con il suo stile limpido e tranquillo, venato anche da una sottile e divertita ironia, lo fa consegnando la sua vita a noi. Di solito chi scrive di sé, e traccia una propria autobiografia non avendo ancora raggiunto la vecchiaia, (Alberto ha ancora tutta la vita davanti), lo fa se è stato protagonista di eventi drammatici rapimenti, aggressioni, tragedie più o meno varie, Alberto invece ci vuole trasmettere la sua felicità di avere avuto il dono della vita, l’amore di una famiglia, di essere riuscito a superarare i piccoli e grandi ostacoli che ha trovato sul suo cammino. Una storia felice, di esempio anche per altri.
Leggendo questo libro si ha la netta sensazione di leggere la storia di un ragazzo normalissimo, comune, con le sue gioie e le sue tristezze, e se non fosse che proprio lui ci ricorda la particolarità con cui è nato, noi non ce ne accorgeremmo assolutamente.
Tutti i ragazzi hanno problemi a scuola, difficoltà con i compagni. Essere vittima di anche velate forme di bullismo è capitato più o meno a tutti. Tutti i ragazzi si possono sentire emarginati, derisi, non capiti, a volte vittime dell’ignoranza o della vera e propria cattiveria. Sono cose che capitano a tutti, anche a chi ha tutti i cromosomi giusti nelle proprie cellule.
E Alberto ne ha qualcuno in più. Ha gli occhi a mandorla, e alcune caratteristiche tipiche di chi ha la Sindrome di Down o Trisomia 21.
Ormai la scienza permette di individuare questa anomalia genetica prima della nascita, e si può scegliere di interrompere la gravidanza. I genitori di Alberto hanno rifiutato l’amniocentesi, e anche se l’avessero scoperto, entrambi credenti, non avrebbero escluso questa vita. Insomma gli hanno dato una possibilità, e Alberto ha fatto di tutto per giocarsela, per conquistare una vita indipendente e normale.
Scoprirsi down, libro narrato in prima persona, parla della sua vita e pone a noi alcune questioni morali che non sono mai semplici. Né per i genitori, né per i medici, né per chi dovrà vivere poi per tutta la sua vita con alcune limitazioni, che indubbiamente ci sono. Ma la Sindrome di Down non pregiudica la vita, non è come nascere senza un organo vitale.
Alberto ha lottato per la sua, e l’ha fatto con grande coraggio e forza.
Non è stato cresciuto come un “poverino”, da due genitori che con grande intelligenza hanno capito che dovevano trattarlo come un ragazzo normale, sgridarlo quando si comportava male, premiarlo per i suoi successi, senza pietismi o sensi di colpa.
Vivere con una disabilità non è facile, ma è proprio vivere che non è facile, e di esseri perfetti non ce ne sono. Poi ognuno compie le sue scelte, ma è interessante per una volta sentire la voce di un diretto interessato. Buona lettura.

Alberto Meroni è nato a Desenzano del Garda nel 1994 e vive a Cinisello Balsamo. Dopo aver conseguito l’attestato presso l’Istituto Alberghiero Olivetti di Monza, ha svolto un tirocinio lavorativo di due anni seguito dalla Cooperativa Sociale In-Presa di Carate Brianza. Dal luglio 2015 lavora come cameriere e cuoco presso il ristorante Hortus di Cusano Milanino, assunto con un contratto di formazione trasformatosi poi in un rapporto a tempo pieno e indeterminato. Oltre alla cucina ha un’altra grande passione: la pallavolo. Quando gli impegni glielo consentono, segue le partite del Vero Volley Monza con il gruppo degli ultras. Inoltre è assistant coach di una formazione giovanile della medesima società e gioca nella squadra Special Olympics, nata dalla collaborazione tra il Vero Volley e l’Associazione Tremolada. Il sogno nel cassetto? Aprire un ristorante tutto suo sul Lago di Garda.

Ezio Meroni è nato a Cinisello Balsamo nel 1954. Appassionato di storia locale, ha scritto diversi volumi sulla comunità e sulla parrocchiale di Sant’Ambrogio, sull’antica chiesetta di Sant’Eusebio, sul Movimento Cooperativo, sull’antifascismo e sulla Resistenza. Nel 2004 per San Paolo ha pubblicato Sentieri di Libertà e il racconto La Messa partigiana, inserito nella raccolta antologica Misteri di Natale. Successivamente ha dato alle stampe alcune biografie di importanti personaggi nella storia di Cinisello Balsamo. Nel 2011 è uscito il suo romanzo Angela. Una storia d’amore nella guerra partigiana, seguito tre anni dopo dalla ricerca biografica Vittorio Beretta Un segno per la città.

Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

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:: Cronaca di lei di Alessandro Mari (Feltrinelli 2017) a cura di Viviana Filippini

27 febbraio 2018
Cronaca di lei di Alessandro Mari

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Cronaca di lei” di Alessandro Mari è un libro che ti trascina nella sua trama dalla prima all’ultima pagina. I protagonisti sono una giovane donna che fa la modella e tanti altri lavoretti per guadagnare un po’ di soldi e Milo One way Montero, un pugile che è stato campione del mondo. Tra i due c’è un legame che dura da tempo, ed è fatto da un continuo tira e molla. Ad un certo punto però la coppia sembra ritrovarsi per dare forma a qualcosa di più stabile, solo che Milo è in crisi. Il romanzo di Mari ha un ritmo cinematografico dove gli eventi si inseguono uno dopo l’altro come se fossero i fotogrammi in rapida successione di un film. In questo scorrere di nomi, fatti cose ed eventi il personaggio più forte che emerge è, dal mio punto di vista, quello di Lei. La ragazza amata da Milo. La giovane ha un fisico esile, mingherlino, con segni incancellabili che fanno capire, senza troppo disvelare, le prove estenuati e stressanti alle quali la giovane donna è stata sottoposta nella vita. Lui – Milo- non solo ha perso lo smalto di campione mondiale, ma è pure stato sottoposto ad un intervento all’occhio e questi eventi non fanno niente altro che renderlo più fragile e simile alla lei che lo ama e lo accudisce. Tra la ragazza e Milo non ci sono molte parole, loro comunicano attraverso i loro copri, con l’olfatto, con il tatto e con gesti che servono al lettore a caprie quanta empatia ci sia tra questi due corpi e anime ferite dalla vita. La loro storia fatta di strappi esistenziali si potrebbe ricucire solo se riuscissero a vivere la loro relazione in santa pace e invece si innesta Irene, la sorella di Milo. La donna è ossessionata dai soldi e dal doverne fare sempre di più. Non a caso è lei che gestisce il patrimonio del fratello, ed è lei che farà tutto il possibile per far venire alla luce la biografia di Milo e farne soldi. Il compito di scrivere è affidato a Leo Ruffo, il giornalista scrittore che vive in una sorta di limbo perché lui, che è stato incaricato di scrivere la biografia di Montero, entra in contatto con tutta la famiglia del pugile e questa vicinanza farà sì scattare in lui il bisogno di raccontare, ma come farlo? Ruffo è in bilico tra l’essere obiettivo, distaccato e raccontare le cose come stanno davvero, e raccontarle come vorrebbero i suoi committenti. Un bel dilemma che metterà a dura prova il giornalista diventato per i Montero, ma soprattutto per Milo, una sorta di confidente e un testimone che conoscete tutto quello che accade al pugile, su e giù dal ring. Leggendo “Cronaca di lei” di Mari ci si trova davanti ad un’umanità messa a dura prova dalla vita, travolta dagli eventi contro i quali i protagonisti vorrebbero combattere come se fossero sul ring per vincere, ma non sempre le cose vanno come loro vorrebbero. Milo, Ruffo e Lei si trovano così segnati da marchi indelebili, da ammaccature esistenziali che mai andranno via e al lettore, che è lì con il libro in mano, viene come la voglia di saltare dentro alle pagine per stare a vicino a questi umani letterari. Le creature che animano “Cronaca di lei” di Alessandro Mari appassionano chi legge, perché dimostrano che in loro vive una fragilità che li rende umani e simili a noi lettori.

Alessandro Mari (1980) è narratore e traduttore. Con Troppo umana speranza (Feltrinelli, 2011), suo esordio narrativo, si è imposto all’attenzione di pubblico e critica vincendo il Premio Viareggio-Rèpaci. Ha poi pubblicato Gli alberi hanno il tuo nome (Feltrinelli, 2013), “L’anonima fine di Radice Quadrata” (Bompiani, 2015), “Cronaca di lei” (Feltrinelli, 2017) e la graphic novel “Randagi” (Rizzoli-Lizard, 2016). I suoi lavori sono tradotti in Europa e in Sudamerica. Ha inoltre firmato e condotto programmi di cultura per la televisione.

Source: acquisto del recensore.

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:: La cura dell’acqua salata di Antonella Ossorio (Neri Pozza 2018) a cura di Federica Belleri

26 febbraio 2018
La cura dell'acqua salata

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La seconda tragica guerra è finita e a Napoli ci sono gli americani. La famiglia Romeo è composta da argentieri da generazioni, ma dalla ricchezza è passata alla povertà. Vivono nella stessa casa ultracentenaria, con lo stesso portone che li ha sempre protetti da ladri e intrusi. Portone che oggi non ha quasi più nulla da tenere da conto. Lo sanno bene Caterina e Franco, i loro figli Spina e Enzo, lo zio Eugenio e il nonno Ferdinando. Sanno che in tavola c’è poco, e quel poco dev’essere spartito. Spina sta sbocciando nella prima giovinezza, Enzo ha solo otto anni ma ne osserva incuriosito la trasformazione. Franco trascina la sua gamba poliomielitica e Caterina si è irruvidita dagli eventi e dagli affetti mancati. Lo zio Eugenio scrive le sue memorie di guerra e il nonno vive nel suo mondo perduto.
La vera storia di questa famiglia inizia nel 1766, a causa di un prezioso oggetto, un ciondolo meraviglioso e unico, un sapo gallego. Un elemento decorativo bellissimo che spesso le donne in Galizia usavano indossare. Ma la storia dei Romeo è legata anche alla marusìa, all’inquietudine del mare, alla solitudine, all’ansia e all’angoscia. Da cosa è provocata?
Un sapo, splendido e luminoso, in grado di stravolgere la vita di chi lo possiede, tramandato per generazioni, da custodire con attenzione e gelosia. In grado di provocare allucinazioni e visioni, di far percepire profumi e odori mai sentiti, di far ritrovare nei volti di perfetti sconosciuti qualcosa di familiare.
Un sapo gallego, che provoca tristezza e strane sensazioni. Che conduce il sonno ristoratore verso incubi terribili. Un gioiello che pulsa, sembra avere vita. Che costringe ad abbandonare le certezze e a cedere alle superstizioni.
Porta forse sventura?
È solenne la sua presenza, non si può evitare di ammirarlo almeno una volta al giorno, o di portarlo sulla pelle, a costo di sentirsi bruciare le viscere. È malvagio e insolente, decide la sorte, esige rispetto.
La cura dell’acqua salata, in grado di alleviare la sofferenza e il dolore. Le lacrime, che sfogano lasciando sollievo a chi si è bagnato il viso. Il desiderio di fuggire, attraversando il mare. La marusìa che ritorna e porta tristezza. Le colpe da espiare e la curiosità di un bambino, depositario di una grossa responsabilità.
La cura dell’acqua salata, un cerchio che si chiude, un destino che si compie attraverso l’affetto, l’amore e la passione. Una famiglia, quella dei Romeo, dal sapore antico. Una Napoli speciale, raccontata attraverso i quartieri, la gente, le tradizioni e le credenze popolari e la paura di perdersi o commettere peccato.
E il mare, il vento, la potenza delle onde a fare da sfondo a questo romanzo. Tutto è reale e immaginario. Tutto è vero e verosimile.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Antonella Ossorio è autrice di libri di narrativa per bambini e ragazzi pubblicati da Einaudi, Rizzoli, Giunti, Electa e altre Case Editrici. Nel 2014 è uscito per i Coralli Einaudi il suo romanzo La mammana (Premio Società Lucchese dei Lettori 2015).

Source libro: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio Stampa Neri Pozza.

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:: Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché di Giulia Ciarapica (Franco Cesati Editore 2018)

22 febbraio 2018
scrivere di libri in rete

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È appena uscito in libreria Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché di Giulia Ciarapica ed è un po’ difficile che una book blogger (come io mi reputo infondo) non sia incuriosita e se lo lasci scappare. Giulia non posso definirla a tutti gli effetti un’ amica (non ci siamo mai incontrate di persona, ne abbiamo preso mai un caffè insieme) ma grazie al suo carattere estroverso e al suo sincero entusiasmo sembra davvero di conoscerla da sempre e perlomeno online, grazie ai social, si può facilmente chiacchierare con lei.
Innanzitutto non è una che se la tira, ha una parola gentile per tutti, e una grande pazienza quando si confronta anche con i commentatori un po’ critici se non ostili. E questo non può che renderla simpatica e familiare, nel grande mare del web. Tra le book blogger è una Blogstar, lei non lo ammetterà mai ma è così, forse non avrà milioni di follower ma ha creato il suo status grazie alla credibilità e alla competenza, e ditemi se è poco.
Sfatando il mito (che diciamolo ormai sta svanendo) che una book blogger sia una ragazzina con tanto tempo da perdere, anche un po’ sciocchina che scrive di libri senza competenza né passione. Giulia è una persona seria, e lo si capisce ancora di più leggendo il suo breve saggio di cui voglio parlarvi oggi.
Innanzitutto scrive bene, ha uno stile molto limpido, immediato e empatico. Non solo quando scrive recensioni, ma anche qui quando si confronta con un testo più complesso e articolato, che attenzione è molto diverso dai diversi manuali che ho letto ultimamente sul blogging, che alla fine ben che vada ti sembra solo abbiano ribadito l’ovvio.
Molti consigli che dispensa sono utili e pratici, e se seguiti aiutano davvero a migliorare il proprio stile di recensore o critico letterario 2.0 che dir si voglia. Si può anche non essere d’accordo su alcuni punti, instaurare un dibattito, confrontare i punti di vista e gli stili. C’è chi propende per la semplicità e l’immediatezza, chi scrive per lettori più preparati e smaliziati, ma le semplici regole che stila per le recensioni online (ma anche su giornale o rivista culturale, con ampi accenni) sono valide e funzionano. Ce lo dimostra il suo successo.
Io per esempio adoro le recensioni lunghe, complesse e articolate, e cosa mi fa andare a vanti a leggerle è lo stile del recensore, l’intelligenza che traspare dal suo scritto, la sua abilità nell’argomentare, nel concatenare le osservazioni, ma il web ha altre regole, scrivere su un blog ha un proprio codice, prevede delle specifiche competenze, e con diversi esempi molto puntuali e tanta pazienza ce le spiega, (come passare dal blocco di testo, a un testo velocemente comprensibile e fruibile per il lettore). La parte degli esempi l’ho per esempio molto apprezzata, e non usa solo sue recensioni, ma anche testi di altri blogger o giornalisti.
Ho apprezzato anche i titoli di critica letteraria che cita, (perché ricordiamolo il lavoro di blook blogger prevede competenze raggiungibili con lo studio e la lettura, naturalmente se lo si vuole fare seriamente e distinguersi). I classici di cui consiglia la lettura, testi formativi indispensabili per conquistare un proprio stile e una propria originalità.
Seppure breve, ha 144 pagine, tocca un po’ tutti gli ambiti, da come scegliere i libri da recensire, a come leggere un testo per svolgere poi un’ analisi critica, a come scrivere a tutti gli effetti una recensione e come revisionarla (tasto dolente che spesso e volentieri si salta anche per mancanza di tempo). Non disdegna consigli sull’uso dei social, indispensabili per far circolare in rete il proprio lavoro, come il consiglio di due testi SEO, più specialistici.
Capitolo a parte quello sulle video recensioni. Per blogger poco timidi, almeno.
E tanti i siti e i blog citati, dagli albori del book blogging perlomeno in Italia, a quelli più recenti.
Che dire ancora, correte in libreria!

Giulia Ciarapica, classe 1989, è un’appassionata bibliofila marchigiana. Oltre a gestire il suo blog (Chez Giulia), collabora con Il Messaggero e Il Foglio; da un anno cura la rubrica Food&Book su Huffington Post Italia, in cui abbina libri e ricette. Si occupa di libri e promozione culturale anche nelle scuole superiori di Primo e Secondo grado di molte città italiane, portando avanti il progetto “Surfing on books”.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia e Silvio dell’ Ufficio stampa Franco Cesati Editore.

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:: Bolle in libertà – Le tue personali ricette fai- da – te per la bellezza e la cura della casa. 50 cosmetici e detersivi eco e biologici di Elisa Nicoli (Altraeconomia Edizioni 2018)

21 febbraio 2018

Bolle in libertàIl dubbio che l’uso continuativo di detergenti chimici per la pulizia della casa possa procurare danni alla salute ce l’avevamo più o meno tutti. Per cui non stupisce che l’Università di Bergen in Norvegia abbia commissionato una ricerca, ora pubblicata su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, che monitora la capacità polmonare di un campione di persone che per lavoro o per necessità familiari si occupano di questo compito. Lo studio è durato 20 anni, e all’inizio della ricerca le persone coinvolte avevano circa 34 anni. Lo studio ha rilevato inoltre che: confrontando le donne che non si dedicavano alle pulizie con coloro che invece le facevano con regolarità, il volume espiratorio forzato a un secondo (Fev1), cioè la quantità di aria che si può espirare forzatamente in un secondo, risultava ridotto di 3,6 millilitri (ml)/anno più velocemente nelle donne che si dedicavano alle pulizie di casa e di 3,9 ml/anno più velocemente nelle addette alle pulizie. (fonte Ansa)

La lettura di questo articolo mi ha ricordato che volevo parlarvi di un libro di cui Altraeconomia Edizioni mi ha mandato il Comunicato stampa: Bolle in libertà” Ricette fai-da-te per la bellezza e la cura di casa. 50 cosmetici e detersivi eco e biologici alla portata di tutti. Il nuovo libro di Elisa Nicoli. Premetto che non ho potuto visionare l’intero volume, ma solo il PressKit con l’indice dell’opera e alcune ricette. Diciamo il volume è diviso in due parti, una dedicata alla cura della persona, con ricette specifiche, e una alla cura della casa con ricette basi per tutti i tipi di pulizia, dai panni, ai pavimenti, ai casi disperati: frigo, forno, scarichi intasati, muffa. In conclusione una bibliografia e web, siti e applicazioni, elenco dove trovare le materie prime e rivenditori.

L’uso di questi detergenti eco e biologici oltre al vantaggio per la salute personale, comporta anche un bene per le acque e il Pianeta, contribuendo a accrescere il nostro spirito ecologico.

Ecco un esempio di una ricetta. Buona lettura!

ricetta

Elisa Nicoli (Bolzano, 1980) è regista di documentari e scrittrice, oltre che appassionata di cammino e viaggio. Autrice di numerosi libri quali “L’erba del vicino” (Altreconomia), “100 cult in padella” (Altreconomia), “Questo libro è un abat jour” (Ponte alle Grazie-Altreconomia) e della guida “L’Italia selvaggia (Altreconomia), oltre che del grande successo “Pulizie creative”, da cui prende le mosse questo libro. Per Ediciclo ha scritto “Senza pesare sulla terra” (Ediciclo). Ha all’attivo 10 anni di esperienza reale in autoproduzione di cosmetici e detersivi. I suoi siti di riferimento sono elisanicoli.it e autoproduco.it

:: Primo venne Caino di Mariano Sabatini (Salani 2018) a cura di Micol Borzatta

21 febbraio 2018
Primo venne Caino

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Roma, luglio, giorni nostri.
Mentre Malinverno e la sua fidanza greca, Eimì, sono in vacanza a Santorini, il maggiore dei Carabinieri Walter Sgrò e la brigadiere Lucia Simoncini sono impegnati a indagare su una serie di omicidi in cui alle vittime viene staccato un pezzo di pelle in corrispondenza della presenza di un tatuaggio.
Le asportazioni vengono effettuate con una precisione chirurgica, tant’è che gli inquirenti gli appioppano il soprannome di Il tatuatore.
Chiesto l’aiuto del vicequestore Jacopo Guerci, Malinverno viene richiamato in città per poter gestire una diffusione mediatica della notizia per riuscire a mettere in difficoltà il serial killer.
Purtroppo però la morte del direttore de Il Globo e l’arrivo del nuovo direttore impediscono la pubblicazione dell’articolo.
Romanzo thriller molto ben strutturato, ma con uno stile linguistico troppo ricercato, che rallenta la capacità del lettore di immedesimarsi fin da subito, perché prima deve abituarsi alla ricercatezza delle parole.
Molto belle e ben riuscite invece le descrizioni, sia quelle relative ai paesaggi, che ci fanno vivere in prima persona i piccoli scorci romani e le atmosfere magiche della capitale, che quelle relative ai personaggi che sono tridimensionali e pieni di sfaccettature e sfumature.
Sfumature che portano ad affezionarsi in special modo di Leo Malinverno, alle sue problematiche personali e lavorative, la sua determinazione e le sue incertezze.
Un romanzo che conquista, anche se non proprio dalla prima pagina.

Mariano Sabatini nasce nel 1971, giornalista e scrittore per quotidiani, periodici e web.
Autore anche di programmi per Rai, TMC e altri network nazionali ha successivamente condotto rubriche in radio e tutt’oggi lavora nel settore come commentatore.
Con Salani ha pubblicato nel 2016 L’inganno dell’ippocastano.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Matteo dell’ Ufficio Stampa Salani.

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