questo luglio abbiamo dovuto affrontare una spesa imprevista per la riparazione del computer e per la connessione internet di cui disponevamo di una chiavetta obsoleta, se volete sostenerci lo potete fare con piccole donazioni,o acquistando i miei ebook, grazie!
Ringraziamo Alessandro per la sua piccola donazione!
“Gli Sgraffignoni vivono proprio nelle vicinanze! Basta che tu ti allontani un po’ più del solito, che attraversi il parco con le altalene, che oltrepassi il parcheggio con le auto arrugginite e il negozio di biciclette che ha chiuso l’estate scorsa. Lo hai fatto? Bene! Ora dovresti vedere la casa. È una normalissima casa azzurra, con la porta verde e una macchina tutta scassata fuori dal garage. La macchina non può entrare nel garage, perché il garage è pieno di cose che è meglio non far vedere alla gente”.
Simpatica, nuova e intrigante avventura con “La famiglia Sgraffignoni. Il furto di compleanno” nata dalla penna di Andersen Sparring con le illustrazioni di Per Gustavsson, pubblicata in Italia da Sinnos editore. La storia ha al centro la famiglia i cui nomi sono già tutto un programma. Chi sono? C’è Mariolo, il papà esperto scassinatore, Fia la mamma alta e esile, però abile nell’appropriarsi delle cose non sue, la figlia Ale (diminutivo di Criminale) anche lei furba e dalla mano veloce, l’insopportabile cane Sbirro, e poi lui: Fausto. Ecco, Fausto è l’unico diverso della sua famiglia, perché il ragazzino, a differenza di tutti gli altri componenti di casa sua non ruba, non prende le cose senza chiedere, anzi è gentile, garbato, onesto e non riesce a dire bugie! Mentre i suoi familiari sono alle prese con comportamenti che vanno ben oltre il rispetto della legge, Fausto vorrebbe tanto un lecca lecca gigante per il suo compleanno, ma lo vorrebbe in modo onesto. La sua famiglia si mette all’opera per accontentare il desiderio del piccolo, ed è pronta a farlo con un piano strategico per rubare un enorme lecca lecca esposto nella vetrina del negozio di dolci del paese, ma dovrà fare i contri con Paul Iziotto, un vicino di casa rispettoso della legge, di nome e di fatto, e grande amico segreto di Fausto. Il libro per bambini edito da Sinnos è davvero una mirabolante avventura dove l’oggetto del desiderio di Fausto diventa il centro di interesse e di ogni azione sia della famiglia, che vuole soddisfare il desiderio del proprio congiunto, che del poliziotto, che è grande amico del piccolo Fausto, un ragazzino ben diverso dalla sua squattrinata parentela. Grazie al ben costruito intreccio narrativo, alle illustrazioni di Per Gustavsson e alla morale nascosta tra le righe, il piccolo lettore è trascinato in un mondo nel quale gli Sgraffignoni compiono ripetute e anche gravi marachelle per ottenere quello che vogliono senza faticare, ma l’intervento di Paul Iziotto e il comportamento equilibrato di Fausto, costringeranno la strampalata famiglia del ragazzino a fare i conti con il proprio comportamento sbagliato e con chi rappresenta la legge. Traduzione di Samanta K. Milton Knowels.
Anders Sparring, nato nel 1969, è uno sceneggiatore, attore e scrittore di libri per bambini svedese. Nel 2020 pubblica i primi tre volumi della sua serie di libri per bambini, illustrati da Per Gustavsson con il quale mantiene la collaborazione da tempo.
Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.
Katitzi nella buca dei serpenti della scrittrice svedese per l’infanzia Katarina Taikon è il terzo episodio della saga ispirata alla storia personale dell’autrice di origini rom, che Iperoborea pubblica nella collana i Miniborei, tradotta da Samanta K. Milton Knowles. Katarina Taikon ha scritto ben 13 libri con protagonisti la piccola Katitzi e la sua vivace famiglia e Katitzi nella buca dei serpenti ci racconta parte della sua infanzia durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo in cui le truppe di Hitler minacciavano di invadere la Svezia mettendo a rischio ebrei e rom. Ma Katitzi è una bambina vispa e vivace affronta tutto con buffa allegria e fantasia, le difficoltà della vita come le limitazioni e i pregiudizi che le impediscono per esempio di frequentare la scuola svedese o anche solo di abitare in una casa con pareti e soffitto costringendola a vivere in un carrozzone itinerante in giro per la Svezia. Katitzi non si arrende e nonostante la povertà e il lavoro a cui sono soggetti anche i bambini riesce a fare anche amicizia con alcuni svedesi illuminati che vedono in lei semplicemente una bambina e non qualcuno che appartiene ad un’etnia da isolare e discriminare. Come finisce in una buca di serpenti? Ah, questo lo scorpirete leggendo il libro divertente, ironico, anche amaro per certi versi ma capace di illuminare dall’interno la vita e l’infanzia della protagonista che ha deciso di raccontarsi ai lettori bambini perchè convinta che se si vuole davevro cambiare le cose e combattere contro stereotipi e ingiustizie bisogna partire proprio da loro, a cui sarà affidato il mondo di domani. Un libro per ragazzi certo ma indicato anche agli adulti che rispettano e considerano il mondo dell’infanzia. Un classico della letteratura da poco riscoperto.
Katarina Taikon (1932-1995) è stata una scrittrice e attivista svedese con radici rom. Come molti altri rom della sua generazione, non ha frequentato la scuola e ha dovuto imparare a leggere e scrivere da adulta. Pubblicata tra il 1969 e 1980 e diventati anche una serie tv, i libri di Katitzi sono dei classici della letteratura per l’infanzia in Svezia al pari di molti libri di Astrid Lindgren ed è stata di recente riscoperta in tutta la Scandinavia. Nel 2019 Katitzi ha ricevuto il premio Orbil dell’Associazione librerie indipendenti per ragazzi e il premio Scelte di classe come miglior libro per ragazzi nel 2018.
Samanta K. Milton Knowles, laureata in Studi Interculturali con una tesi sulla traduzione cinese di Pippi Calzelunghe e in Scienze Linguistiche con una tesi dal titolo “Tradurre Astrid Lindgren”, lavora come traduttrice editoriale dallo svedese, dall’inglese e dal danese dal 2014. Oltre che con Camelozampa, collabora con case editrici come Iperborea, Salani, Fandango, Rizzoli, Beisler, Bohem Press, Feltrinelli, Marsilio e UTET. È responsabile del controllo della qualità delle traduzioni italiane delle opere di Astrid Lindgren per conto della società degli eredi della grande scrittrice svedese, la Astrid Lindgren AB. Da febbraio 2019 è uno dei membri della segreteria di StradeLab, associazione nazionale di traduttori editoriali affiliata al sindacato Strade SLC-CGIL. È rielaboratrice e curatrice della versione definitiva italiana di Pippi Calzelunghe, pubblicata da Salani nel 2020, in occasione del 75esimo anniversario della prima pubblicazione del romanzo.
Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca Gerosa dall’ufficio stampa.
La morte di Roberto Calasso decreta la fine di un mondo. Con lui se ne va definitivamente quel Novecento che già ci mancava da tempo. L’editore unico, lo scrittore immenso, l’intellettuale raffinato che con la sua (e la nostra) Adelphi, presidio di cultura alta e di libertà intellettuale, ci ha donato la possibilità di un mondo culturale autentico e onesto. Roberto Calasso sempre lontano e distante dal chiacchiericcio ciarliero delle polemiche culturali ha creduto nei libri unici e negli scrittori di vocazione. Al centro della sua politica editoriale sempre e comunque quella straordinaria qualità da non barattare mai con le tendenze perverse e dozzinali del mercato. In un editoria che fabbrica i libri seguendo le indagini di mercato, Calasso ha sempre pubblicato in Adelphi i libri che si devono leggere e non i libri che si vogliono leggere. Come editore ha lasciato un’impronta indelebile perché Roberto Calasso è l’ultimo editore puro rimasto in questo paese miserabile. Roberto Calasso di libri unici ne ha pubblicati molti con il suo modo singolare e originale di fare editoria. Attraverso una cura appassionata e ossessiva della veste di ogni volume, ha praticato la nobile arte dell’editoria non ignorando mai l’elegante criterio della forma: “la capacità di dare forma a una pluralità di libri come se essi fossero i capitoli di un unico libro”. È affascinante seguire Calasso nel racconto delle origini della Adelphi. Il cammino insieme a Bazlen e Foà, indispensabili e preziosi collaboratori che avevano il fiuto per la buona letteratura, nella costruzione delle collane che avrebbero ospitato anche libri che avevano rischiato di non diventare libri. Guardando, infatti, oggi il catalogo della casa editrice milanese ci accorgiamo che moltissimi autori sarebbero rimasti ignoti nella nostra lingua se qualche decennio fa un gruppo di intellettuali fosse rimasto sordo al “suono giusto”, espressione cara a Bazlen, requisito sufficiente per riconoscere un libro unico. Come non ricordare il viaggio meraviglioso negli autori della Mitteleuropa, da Karl Kraus a Joseph Roth. Oppure la scoperta di autori scomodi come Nicolás Gómez Dávila, considerato il Nietzsche colombiano, e l’intera opera del non conforme e estremo Cioran. Il mio primo libro Adelphi è stato Squartamento di Emil Cioran. Sono passati quarant’anni e la mia riconoscenza nei confronti di Roberto Calasso è infinita. Grazie per avermi fatto diventare un lettore forte. Grazie per avermi fatto scoprire scrittori che prima di tutto hanno a che fare con la letteratura. Grazie per aver pubblicato autori che l’oblio aveva condannato alla scomparsa. Grazie Roberto Calasso, editore puro, e grande scrittore per aver pubblicato i libri che si devono leggere. Grazie soprattutto per avermi regalato Emil Cioran, lo scrittore che mi ha cambiato la vita. Di fronte all’ibridazione universale della letteratura, Roberto Calasso è l’ultimo editore che in tempi difficili ha creduto in una civiltà letteraria, come quella del Novecento che tanto amato e ci ha fatto conoscere con Adelphi. Roberto Calasso ha lasciato la sua impronta con i libri unici che ha pubblicato e ha scritto. Questa unicità è la sua eredità e ci auguriamo non vada dilapidata.
“Fishke lo zoppo” è un romanzo scritto da Mendele Moicher Sfurim, pubblicato da Marietti 1820. La narrazione ha appunto per protagonista Fishke con la sua vita e quella della comunità ebraica con la quale lui si relaziona e vive. Fishke ha famiglia, o meglio è sposato con una donna cieca, ma è anche profondamente innamorato di una ragazza gobba. L’autore è bielorusso di origine ebraica – Sholem Ynkev Abramowitsch- che scelse come pseudonimo un nome che significa “Mendele il venditore di libri”, perché è quello che lui stesso voleva essere per la comunità ebraica, un venditore ambulante di libri che portava alla scoperta di storie di vita, tra le quali quella di Fishke lo zoppo. Quello presentato da Sfurim è un mondo composto dagli ebrei più poveri, da quelli che ogni singolo giorno della loro vita, più che vivere, cercano di sopravvivere. In ogni capitolo che compone il libro, comparso per la prima volta nel 1869, ci sono tante vite di ladri, accattoni, vagabondi, uomini miseri sul lastrico che si arrabattano come possono per avere un piccolo guadagno. Sono l’umanità più povera, quella che vive ai margini e che sta sempre lì con un occhio di riguardo per individuare quelle azioni che potrebbero essere, ma non è detto che lo siano, una fonte di guadagno economico. Poi arriva Fishke. Nel senso che di lui si parla, o meglio ne parlano Mendele e Alter, solo nel capitolo undicesimo. Il suo presentarsi al lettore ci pone immediatamente catapultati nella vita di un uomo che diviene nel corso della lettura la rappresentazione di un popolo intero. Perché dico questo? Perché è come se Fishke avesse in sé tutti – o almeno molti- degli aspetti esistenziali del popolo ebreo povero e minato nell’animo e nel corpo da ferite sempre aperte e molto dolorose. Altro aspetto interessante del viandante Fishke che viaggia viaggia fino ad arrivare a Odessa, è la sua incapacità di riuscire ad adattarsi e ad accettare il mondo attorno a lui. Un universo in cambiamento all’interno del quale è nato e cresciuto e dal quale il protagonista non riesce a sradicarsi, in quanto è profondamente legato ad esso. Mendele utilizza l’ironia per raccontare il comportamento dell’ebreo orientale Fishke come se volesse istruirlo e fargli capire che il cambiamento e la trasformazione in qualcosa di meglio, sono possibili. Lo stesso umorismo viene utilizzato anche per narrare l’amore che il giovanotto ha per la ragazza gobba, una relazione con effetto a sorpresa per i lettori. Nel complesso “Fishke lo zoppo” è un romanzo interessante, ironico, curioso perché l’autore fa un vero e proprio ritratto di un individuo e, allo stesso tempo, quello di un intero popolo povero che non è comunque in grado di cambiare la propria esistenza anche nel caso in cui si presentino possibilità di progresso e mutamento per il proprio vissuto.
Mendele Moicher Sfurim (1833-1917), pseudonimo di Sholem Yankev Abramowitsch, è il primo grande autore classico della letteratura ebraica jiddisch dell’Est europeo.
Source: richiesto all’ editore. Grazie all’ufficio stampa 1AComunicazione.
Dopo aver presentato in un cofanetto i cinque volumi della serie originale ufficiale, J-POP rilancia con un nuovo cofanetto con i tre volumi di Le rose di Versailles Encore di Riyoko Ikeda, contenente le storie extra che la mangaka giapponese ha dedicato al suo personaggio più celebre, noto da noi in occidente come Lady Oscar. Chi è appassionato di questo manga, trasposto anche in uno degli anime più popolari di sempre, anche tra i non otaku, sa benissimo che la conclusione della serie ufficiale è tale da non dare nessuna possibilità di un ulteriore seguito, con uno dei finali più tragici di sempre che, a distanza di anni, continua a spingere chi l’ha amato a scrivere fanfiction in cui cercare di dare una speranza ai due protagonisti, la bellissima Oscar, donna guerriera per antonomasia alla corte di Maria Antonietta, e il suo amato André. In realtà, Riyoko Ikeda è tornata varie volte in questo mondo, a parte con un seguito, Eroica, su Napoleone, in cui fa morire due dei sopravvissuti della saga precedente, ma anche con storie fuori serie, o parallele alla vita di Oscar o posteriori, in cui esplora nuove avventure o racconta retroscena di personaggi o che fine hanno poi fatto, completamente il mondo che ha creato. I tre volumi del cofanetto J-POP contengono storie che in parte negli anni sono uscite per vari editori, come il gioiellino gotico La contessa nera, un must per chi ama il genere, ma anche vari inediti mai arrivati, come la storia dedicata a Rosalie e a suo figlio esuli in Svezia, molto interessante e disegnata quasi nello stesso stile del manga originale. Gli appassionati di narrativa fantastica troveranno interessante e curioso il destino di uno dei comprimari della storia, in un omaggio di Riyoko Ikeda all’amica e collega Moto Hagio e alla sua saga vampiresca dei Poe. Un cofanetto imperdibile per tutte le appassionate e appassionati, con toni thriller, fantastici ma anche struggenti e drammatici come la serie originale, per chiudere il cerchio intorno ad una storia che ha cambiato davvero la vita a tanti, ispirando passioni e interessi, e non è un caso che nel 2008 Riyoko Ikeda sia stata insignita della Legion d’Onore dal presidente francese Nicolas Sarkozy per il contributo che ha dato alla conoscenza della cultura francese nel mondo. Del resto, ormai da tempo i personaggi dei manga e degli anime non vengono più considerati di serie B, ma veri e propri eroi dell’immaginario collettivo e patrimonio di tutti.
Riyoko Ikeda è nata nel 1947 ad Osaka: figlia di una donna aristocratica, discendente di una famiglia di samurai e di un uomo della media borghesia, reduce di guerra e fabbricante di biciclette, che si erano sposati contro il volere di tutti, ispirando quindi alla figlia l’interesse per gli amori tormentati. Dopo aver lasciato la facoltà di filosofia, dove era diventata un’attivista femminista e di sinistra, intraprende a fine anni Sessanta la carriera di fumettista, ispirandosi a Osamu Tezuka e alla cultura occidentale. Le rose di Versailles è il suo manga più famoso, è autrice di altre opere anche tradotte in italiano, tra cui Caro fratello, La finestra di Orfeo, Claudine e Elisabetta la regina che sposò la sua patria. Riyoko Ikeda è anche soprano, autrice di libri e opinionista. Ha visitato l’Italia a più riprese, in particolare nel 2010 per il festival Collisioni a Novello e al Romics e nel 2015 ad Etna Comics.
L’urban fantasy è quel sottogenere del fantasy in cui magia, stregoneria e creature sovraumane irrompono in un mondo analogo al nostro: negli anni ci sono stati diversi successi legati a queste storie, dalla saga di Twilight a Harry Potter, da True Blood ai romanzi di Neil Gaiman, senza dimenticare le prove di autori e autrici italiani come Luca Tarenzi. Rizzoli propone Bircàbia Orphin, primo possibile capitolo di una serie tutta italiana, scritta da Lara Berettieri, ed è curioso e simpatico trovare il mondo delle fate e della magia che emerge dalle strade della comunque magica Roma. Bircàbia ha sedici anni e tanta voglia di vivere e sperimentare, come è normale a quell’età e si è trasferita a Roma, a casa dell’eccentrica Diana, per studiare al Centro Studi d’Arte e diventare un’attrice di teatro, il suo sogno da sempre. Il Centro Studi d’Arte, una scuola umana e non Hogwards in salsa amatriciana, è un posto ricco di persone interessanti e stimolanti, come la migliore amica di Bircàbia, Lùnia, aspirante artista. La vita creativa della scuola è però solo un aspetto della vita delle due ragazze: infatti hanno una doppia identità, appartengono a stirpi magiche, in una Comunità Magica nascosta ma che influenza da sempre la vita del mondo. Tra viaggi sul bus 333 barrato verso un luogo visibile solo a chi ha i poteri, viaggi in dimore incantate, misteri da scoprire e maledizioni da superare, la vita di Bircàbia e Lùnia procede, finché non scoprono qualcosa di davvero unico, pericoloso e inquietante, su di loro, ma anche su una persona che credevano un semplice mortale, l’affascinante e talentuoso Rìon, compagno di classe di Bircàbia. Ci sono echi di Harry Potter e dei romanzi di Chris Colfer nelle pagine di un libro avvincente, sulla carta rivolto ad un pubblico di adolescenti, ma in realtà godibile anche in età diversa, anche solo per l’idea diversa di Roma che viene fuori e per i richiami alle professioni artistiche. Un nuovo mondo fantastico, tra realtà e fantasia, per raccontare come si cresce, come si scopre il mondo, come si diventa consapevoli di ciò che si è e di ciò che si vuole fare da grandi nella vita, con il filtro del fantastico. Tra l’altro, rispetto ad altri romanzi urban fantasy, la storia d’amore non è centrale, quello che emerge è un rapporto di grande amicizia tra due eroine che scoprono i problemi del loro mondo e di quello alternativo in cui si trovano a vivere. E anziché parlare degli affascinanti ma un po’ troppo inflazionati vampiri, la saga si incentra sulla magia e le creature incantate, più fiabesco come tema e meno frequentato malgrado il successo di Harry Potter. Una storia originale e frizzante, per costruire un nuovo mondo in cui è bello immergersi e in cui si spera di tornare presto.
Lara Berettieri ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Ha lavorato per diverse compagnie teatrali come regista e artista, tra cui la storica compagnia americana Bread and Puppet Theater. Nel 2001 ha fondato la compagnia teatrale Nouvelle Lune e nell’arco di un ventennio ha progettato e realizzato dieci spettacoli teatrali portati in tournée in tutta Italia e all’estero. Ha partecipato come artista a varie esposizioni d’arte e performance, e dal 2015 insegna Discipline plastiche al Liceo Artistico. Bircàbia Òrphin è il suo primo romanzo.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.
Le Edizioni NPE presentano la traduzione di un saggio intrigante e inquietante, Satana a Hollywood di Jesús Palacios Trigo, che racconta le relazioni pericolose con l’occulto del mondo del cinema a stelle e strisce di ieri e di oggi.
L’autore rivela infatti che con la crescita del mondo del cinema come economia e fatto sociale, si è sviluppata di pari passo una realtà sotterranea fatta di misticismo, scienze occulte, interesse per culti alternativi, che ha raccolto attori, registi, produttori, insieme a guru, stregoni e sette, all’interno dello show business. Satana ad Hollywood è scritto come un romanzo poliziesco, raccogliendo dati ed aneddoti per costruire il panorama di quello che non è solo un fenomeno di costume.
Tra teatri di posa, salotti, ville sfarzose, emergono molte storie parallele, alcune più note, come la tragica vicenda di Sharon Tate, vittima della setta di Charles Manson, altre meno famose, come il rapporto basato sul vudù tra Maila Nurmi, detta Vampira, e James Dean, il rapimento di David Bowie da parte di un gruppo di streghe per generare l’Anticristo, la militanza di John Travolta in Scientology, la morte misteriosa del primo Superman dello schermo George Reeves, l’interesse per il satanismo di Rose McGowan, interprete di Streghe ed ex fidanzata di Marilyn Manson. Satana a Hollywood mette insieme tutta una serie di storie e personaggi, per costruire un mondo suggestivo e non certo rassicurante, che potrebbe essere la trama di un film avvincente, ma che non verrà mai realizzato per ovvi motivi.
Jesús Palacios Trigo, giornalista e critico cinematografico, ha raccolto in questo libro un lungo e appassionato lavoro di ricerca, per cinefili, curiosi e amanti del paranormale.
“Alabama” è l’ultima pubblicazione di Alessandro Barbero, storico e professore di storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Barbero decide di lasciare in questo caso da parte il suo principale campo di ricerca, l’epoca medioevale, per scrivere un romanzo storico incentrato su un evento molto più vicino ai nostri giorni: la Guerra di secessione americana (1861-1865). Egli sceglie di narrare i fatti attraverso gli occhi e le parole di un anziano veterano di guerra, Dick Stanton, ex soldato dell’esercito sudista. Ad intervistare Stanton è una giovane studentessa appassionata di storia, intenzionata a scoprire la verità su quella guerra, in particolare sull’eccidio dei “negri” verificatosi in quelle circostanze. Stanton narra gli eventi alla ragazza in maniera non convenzionale, mettendo in secondo piano battaglie, generali… per raccontare una storia fatta di piccole cose, di razioni di lardo e piselli divorate in un attimo per la fame, di armi che si inceppavano, di libri prestati e così via. La realtà dei fatti ci viene presentata da Barbero attraverso una crudeltà a tratti agghiacciante, facendoci sentire sulla nostra pelle tutte le ferite che quel conflitto ha provocato. È un continuo rievocarsi di amici, episodi di vita quotidiana, che fanno percepire al lettore lo spirito e la miseria di chi vi era coinvolto in modo diretto. Al centro del racconto c’è naturalmente la questione razziale, tema tutt’oggi scottante negli Stati Uniti. Infatti, quasi tutto il discorso è incentrato su un singolo episodio di quella guerra, la battaglia di Chancellorsville (05/1863). In quello spiraglio di guerra si sprecarono incendi e distruzioni, e il tutto confluì in un brutale massacro di neri. Dalle parole di Stanton emerge come i contadini dell’esercito del Sud erano convinti della vittoria finale contro i nordisti, e il fatto che erano, magari anche in buona fede, realmente convinti del fatto che stavano combattendo per una giusta causa. Nella loro idea di libertà era giusto anche poter detenere schiavi neri per farli lavorare nelle campagne, e il governo non era autorizzato a limitare tutto ciò, proprio perché secondo loro questo era un loro diritto legittimo. Ma, nonostante ciò, si crea quasi una sorta di empatia tra lettore e sudisti, proprio perché nonostante questi ultimi lottassero per una causa sbagliata e persa, ci credevano veramente, ed erano convinti di trovarsi dalla parte giusta. Ad esempio, il vecchio soldato racconta dei numerosi stupri che venivano compiuti nei confronti delle schiave nere, per farle partorire figli da vendere successivamente come schiavi; Ma secondo Stanton la ragione era comunque della loro parte in quanto, da buoni padroni quali credevano di essere, gli davano da mangiare. Viene inoltre tirata in ballo la questione religiosa, in cui i sudisti trovavano un’ulteriore conferma del fatto che avevano ragione in quanto nella Bibbia è presente un gran numero di schiavi. In conclusione, Barbero analizza un argomento storico molto complicato raccontandolo in maniera originale e sofisticata; É presente una grande attenzione al dettaglio e alla cura del lessico, caratterizzato da un intreccio di discorso diretto e indiretto. Il protagonista racconta gli eventi in modo frenetico e quasi logorroico, coinvolgendo emotivamente il lettore che scorre una pagina dopo l’altra e arrivando alla fine del romanzo senza rendersene conto.
Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è professore ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Studioso di storia medievale e di storia militare, ha pubblicato fra l’altro libri su Carlo Magno, sulle invasioni barbariche, sulla battaglia di Waterloo, fino al recente Lepanto. La battaglia dei tre imperi (2010). È autore di diversi romanzi storici, tra cui: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Premio Strega 1996) e Gli occhi di Venezia (2011). Questa casa editrice ha pubblicato Federico il Grande (2007, 2017), Il divano di Istanbul (2011, 2015) e Alabama (2021).
Anita Landi è la protagonista di “Il passato non si cancella. Un caso per l’ispettore Anita Landi” di Domenico Wanderlingh, pubblicato da Astoria. Il libro è un giallo ambientato nella Milano contemporanea, dove la protagonista dovrà fare i conti con due omicidi- forse sono tre- che hanno colpito la città. Anita Landi si mette subito al lavoro per capire se quello di Luigi Cortesi e Greta Kampf è un omicidio-suicidio o qualcosa di diverso. Strano caso, la stessa sera della morte della coppia, in un’altra abitazione vicino al luogo del delitto viene ritrovato il cadavere della custode di un palazzo. La morte sembra essere stata causata da un tragico e fatale incidente domestico, ma sarà davvero così? L’ispettore Landi- ex atleta delle Fiamme Oro entrata nel corpo di polizia dopo un drammatico fatto che l’ha colpita nel personale- comincia a raccogliere informazioni e dettagli, ma da subito i colleghi iniziano a metterle i bastoni tra le ruote per escluderla da ogni cosa. Anzi, la spediscono a sistemare il caso della custode. Anita comincerà a sospettare che forse la donna non è morta per una semplice caduta in casa, ma per qualcosa d’altro. La giovane ispettrice non sarà sola in questa indagine poiché, inaspettatamente, troverà alleanza in Giacomo Valli, amministratore dei palazzi teatro dei fatti e nel suo coinquilino Francesco Gazzola, importante e stimato avvocato con la passione dei fornelli, in forte crisi d’identità. Dopo una iniziale ritrosia di Anita a fidarsi di Valli e Gazzola, i tre diventeranno un interessante e affiatato trio pronto a tutto per far luce sulla vera natura della morte della custode e per capire se essa ha qualche legame con lo strano omicidio-suicidio in via Malpighi. Anita Landi dovrà affrontare un’umanità variegata (broker ricchi e spietati, graziose anziani, necrofili, vicini di casa, giornalisti sciacalli, informatori della Polizia e agenti dei servizi segreti) che non sempre è quello che vuole far credere. Il romanzo di Wanderlingh ha una struttura dal ritmo incalzante, cinematografica, ricca di colpi di scena e imprevisti che spiazzano i protagonisti, ma anche lo stesso lettore. Interessante è la caratterizzazione dei personaggi. Anita è sì atletica, sportiva, dinamica e forte, ma dentro ha dei dolori profondi dovuti a un grave lutto che l’ha colpita da vicino e la cui dinamica non è mai stata ben definita. Questo shock personale influenza molto il suo modo di fare e anche di relazionarsi con le persone, tanto è vero che la ragazza è spesso sulla difensiva con chi non conosce, mentre la sua vita privata ed emotiva è un insieme di relazioni andate male e Anita cerca di capire il perché e il per come. Giacomo, l’amministratore dei condomini, è di una gentilezza che sembra quasi fuori tempo e luogo, in un mondo come quello di oggi dove ognuno pensa spesso solo a se stesso. Francesco Gazzola invece aveva tutto, ma qualcosa in lui si è come rotto e lo ha portato a spezzare qualsiasi tipo di relazione con il mondo esterno. “Il passato non si cancella” di Domenico Wanderlingh è un giallo ben costruito, dove ogni elemento narrativo è messo al punto giusto per creare una storia nella quale la suspense va in crescendo. Quello che è intrigante è anche la capacità di indagare l’animo e la psiche dei personaggi messa in atto da Wanderlingh, che ha creato personaggi umani con fragilità e tormenti che rendono Anita Landi e i suoi comprimari non molto diversi da noi lettori.
Domenico Wanderlingh lavora per una società di gestione del risparmio. Dopo aver autopubblicato due romanzi e un’antologia di racconti molto apprezzati sul web esordisce adesso in libreria con questa indagine poliziesca inedita.
Ci sono appuntamenti ormai irrinunciabili e attesi, ogni volta sempre di più, come quello con la saga di Marcello Simoni dedicata a Ignazio di Toledo, di cui esce in questa strana estate La profezia delle pagine perdute, nuovo capitolo della vicenda, formata ormai da linee narrative che si succedono da un libro all’altro e non da storie autoconclusive, con sempre uno o più misteri da risolvere. All’apparenza, però, senza anticipare troppo la trama (i famigerati spoiler tanto temuti dai fan delle serie televisive) Ignazio da Toledo è uscito di scena, è morto, nel crollo di un rudere su un’isola. Suo figlio Uberto racconta questo quando, nel luglio del 1232 quando arriva alla corte di Sicilia per riabbracciare la sua famiglia. Ma a Palermo troverà solo pericoli: sua madre è scomparsa, mentre sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo segreto, sotto la tutela di Michele Scoto, l’astrologo personale di Federico II, convinto che Ignazio da Toledo gli abbia sottratto e nascosto un libro misterioso e prezioso, la leggendaria Prophetia Merlini, dove si trovano gli elementi di una spiritualità arcana come quella dei druidi. In parallelo, una nave di pirati barbareschi ha trovato un uomo ferito e senza memoria, che si fa chiamare Al-Qalam: da quel poco che dice di sé si capisce che è una persona erudita, e la nave sta facendo una spedizione agli ordini di un crudele capitano, tra Africa settentrionale e Mar Rosso, per cercare un tesoro inestimabile, che lega Dio all’uomo, donato in tempi remoti da re Salomone alla regina di Saba, la leggendaria Arca dell’Alleanza. Sibilla, la moglie di Ignazio e la madre di Uberto, si trova invece alle prese con uno dei peggiori nemici di Ignazio, lo spietato frate domenicano Pedro González, mentre altrove Al-Qalam comincia a ricordarsi chi era e come tornare alla sua vita precedente. In questo nuovo libro Marcello Simoni costruisce un intreccio di nuovo appassionante, con alcuni punti di interesse particolarmente interessanti. La Prophetia Merlini diede vita ad un vero e proprio interesse occulto nei suoi riguardi, perché conteneva molti riferimenti, come ricorda il libro, alla spiritualità celtica. L’Arca dell’Alleanza è un oggetto mistico del mondo ebraico, diventata iconica in tempi moderni quando Indiana Jones ci ha raccontato la sua ricerca quarant’anni fa giusti. Alcuni storici hanno inoltre fatto notare che anche se la cultura pop ha parlato a più riprese dei Pirati dei Caraibi, le più audaci imprese dei predoni del mare furono fatte dai pirati barbareschi nel Mediterraneo e non solo, personaggi spesso dimenticati da libri, film, fumetti e serial tv, e che grazie a Marcello Simoni rivivono in queste pagine. Marcello Simoni conferma anche con La profezia delle pagine perdute la sua capacità di raccontare ed avvincere, oltre che di svelare lati poco noti del mondo medievale, non oscuro e buio, ma capace di contenere gli immaginari che sono giunti fino alla modernità.
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga. La profezia delle pagine perdute è l’attesissimo seguito della saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo, l’astuto mercante di libri, che ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici, vendendo oltre un milione e mezzo di copie.
Source: libro inviato dall’editore a scopo Review Party.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona è questa! In tutta l’Inghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto così totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensava…»
«Thrushcross Grange è roba mia, signore» m’interruppe, con un fremito. «Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!»
Quell’“entri” fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava “va’ al diavolo!”. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare l’invito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
Liberi di scrivere ora fa parte di una community in continua crescita di utenti Stripe impegnati nella rimozione del carbonio e nell'ampliamento delle tecnologie per combattere i cambiamenti climatici.