:: Ricette di guerra – 1940/1944: per una cucina semplice semplice di Amalia de Sanctis, a cura di Leo Osslan De Sanctis, con un testo di Cesare de Sanctis (Fefé Editore, 2022) a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2022 by

Amalia de Sanctis oggi avrebbe 110 anni. Negli anni ’90 (dell’800) si era trasferita con i genitori a Roma dal paesino umbro di Parrano (Orvieto). Questo ricettario è un esempio dello spirito “spartano” che la guerra imponeva, dell’ingegno e dell’attenzione di Amalia all’impegno sociale, per quanto consentito negli anni ’40 ad una giovane donna di buona famiglia. Oggi sembra che un’altra “guerra”, più subdola e miserevole, sia di nuovo tra noi: la difficoltà di unire il pranzo con la cena. Questo libretto sarà utile a contrastarla risparmiando qualche centesimo e mangiando sano.

Ricordo che in passato l’economia domestica era una materia di studio a scuola, sono un po’ lontana dalle aule scolastiche per cui non so che ci sia ancora come disciplina, ma penso sarebbe utile recuperarla sia per maschi che per femmine come è ultile la lettura di questo breve libro curato da Leo Osslan De Sanctis che raccoglie le ricette di cucina della sua ava Amalia de Sanctis, spirito vivace e donna di casa oltre che di ingegno, figlia di Sante de Sanctis, illustre padre della psichiatria e psicologia d’Italia. Subito sono andata a cercare la ricetta delle polpette del tempo di guerra e la ricetta di Amalia (a dire il vero lei ne faceva alcune varianti) è molto simile a quella di mia nonna. Si sa in tempo di guerra il cibo scarseggia, bisogna fare miracoli con i pochi ingredienti disponibili ma sorpendetemente questa cucina semplice è altrettanto buona di altra molto più elaborata e costosa. Tante ricette dalle minestre, ai dolci, alle carni, utili anche oggi in cui l’economia in cucina sembra tornata di moda. Si sa risparmiare è utile, e le buone massaie di una volta, zie, nonne, suocere, mamme ancora oggi reggono l’economia delle famiglie. Forse non di tutte, ma di alcune sì ed è interessante come il concetto stesso di famiglia ruoti intorno a queste donne un po’ schive e defilate che si alzano presto, vanno nei mercati a scegliere la frutta, le verdure, le carni migliori, raccogliendo scorte per le famiglie allargate o monofamiliari che dir si voglia e preparano i pasti. Il costume è cambiato, la società si è evoluta, non sempre migliorando, ma il buon gusto e la buona cucina fanno ancora da collante al benessere familiare. Lo stesso concetto di festa non può esulare da una tavola imbandita circondata da commensali. Recuperate questo libro con le sue preziose ricette di guerra, con le piccole malizie, con i trucchi e la voglia di recuperare le tradizioni di un tempo, che ha lasciato tracce nelle nostre radici familiari.

Leo Osslan de Sanctis, curatore del volume, è il pronipote di Amalia. Un giorno del 2005 curiosando nella ricca collezione di libri di cucina che gli aveva lasciato in eredità la madre, s’imbatte in una busta misteriosa e polverosa; la apre e dentro vi trova il manoscritto di queste “Ricette di Guerra”, autografo dell’autrice. La “zia Amalia” a suo tempo l’aveva lasciato in eredità alla madre di Leonardo. Insomma, è questa una raccolta di ricette che si tramanda di generazione in generazione quasi per una “forza interiore”, che è quella di non voler dimenticare -costi quel che costi- come vivevamo in tempi meno fortunati.

Cesare de Sanctis è l’autore del ricco capitolo che precede la raccolta di ricette. Chirurgo, pittore e scrittore, era nipote di Amalia de Sanctis, figlio del fratello di Amalia, Carlo. Il testo La zia Amalia è tratto dal libro Via Paisiello 15 (Artefatto, 1991), scritto quando Amalia de Sanctis era ancora in vita. Con Fefè Editore Cesare de Sanctis ha pubblicato anche: Volta la carta (2005), Fata Ghirò persona bella (2006), La scriminatura (2008).

:: La Straniera di Shanmei – una storia romantica e avventurosa nella Russia di primo Ottocento

15 aprile 2022 by

Russia, primi dell’Ottocento. Eva Kowalska, nobile contessa polacca, sebbene da alcuni anni sia giunta a San Pietroburgo e abbia sposato il principe russo Dubreskj, è da tutta l’alta società ancora conosciuta come la Straniera, epiteto che l’accompagna ovunque non essendo ancora stata accettata né dalla famiglia del marito e né dai loro amici. La sua solitudine peggiora quando il marito, avendo partecipato ai moti decabristi del dicembre 1825, viene mandato ai lavori forzati in Siberia. Per ottenere dallo Zar la grazia la coraggiosa principessa Dubreskaja è pronta a tutto, fino a chiedere l’aiuto al temuto capo della Terza Sezione della Cancelleria Imperiale, la terribile e oscura polizia politica fondata tre secoli prima da Ivan il terribile con il compito di scovare, sventare e soffocare i reati politici. Ma il destino ha in serbo una dura prova per la bellissima Eva: riuscirà a rimanere fedele all’amato marito e soprattutto a salvarlo, o cadrà nelle spire dell’affascinante e tenebroso Andrej Volkov capo della Terza Sezione della Cancelleria Imperiale?

Una storia romantica e avventurosa nella Russia di primo Ottocento.

Prologo:

Nel dicembre del 1825 a San Pietroburgo un gruppo di aristocratici e di ufficiali della guardia imperiale tentò di imporre, in un impero retto ancora da un regime feudale come la Grande Madre Russia, una costituzione liberale. Riunitisi nella piazza del Senato i decabristi vennero decimati dai cannoni del futuro zar Nicola I°.

Fu una strage senza precedenti; ai pochi sopravvissuti non toccò una sorte migliore. Vennero gettati feriti, e sanguinanti nelle buie e terribili celle della fortezza di San Pietro e Paolo per poi essere per la maggior parte giustiziati o deportati in Siberia. Per quest’ultimi si profilò un unico miraggio di salvezza: la grazia imperiale dello Zar, ma ben pochi la ottennero.

Conseguenza principale di questa rivolta fu la convinzione che si rafforzò nello Zar che per tutelare la sua sicurezza fosse necessario ripristinare la terribile e oscura polizia politica fondata tre secoli prima da Ivan il terribile con il compito di scovare, sventare e soffocare i reati politici.

Il compito fu assunto dalla Terza Sezione della Cancelleria Imperiale la quale, al di fuori e al di sopra della legge, nei confronti dei crimini politici aveva infatti assoluta libertà di movimento, doveva tutelare la sicurezza dello Stato, avendo a disposizione una vasta rete di informatori e parecchie migliaia di uomini che indossavano una tunica blu e dei guanti bianchi.

Le carceri e le camere di tortura tornarono ad essere una minaccia costante per ogni genere di persona: bastava infatti che si osasse fare dell’ironia contro lo Zar, per venire subito imprigionati. La Terza Sezione si distinse dalle precedenti per agire costantemente nell’ombra e nella segretezza. La gente spariva nella notte prelevata dalle loro abitazioni e poi veniva ritrovata sui cigli delle strade anche mesi dopo. Capo della sezione fu il generale Pavel Karaghin ma chi sorvegliava l’operato della Terza Sezione e riferiva direttamente allo Zar era un uomo che tutti in Russia avevano imparato a temere e odiare tanto da non avere nemmeno il coraggio di pronunciarne il nome.

:: Liberi di Scrivere Award dodicesima edizione – Le premiazioni

12 aprile 2022 by

:: XII Festival del Giallo di Pistoia 2022

8 aprile 2022 by

All’apertura di venerdì 8: Olimpia Abbate (Questore di Pistoia), Agnese Pini (Direttrice del quotidiano “La Nazione”), Gabriella Genisi, Antonella Mollica (giornalista del Corriere Fiorentino – Corriere della Sera) per “Le donne investigatrici nella realtà, nella letteratura e nelle fiction” in Sala Maggiore del Palazzo Comunale.

Sabato 9 aprile all’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio: Romano De Marco, Gabriella Genisi, François Morlupi, Fausto Vitaliano, Franco Forte, Enrico Pandiani, Piergiorgio Pulixi, Patrizia Rinaldi, Massimo Carlotto che tornerà la sera al Teatro Mauro Bolognini per “Musica&Noir” con la musica del “Silvia Benesperi Quartet”

Domenica 10 aprile: Barbara Baraldi, Andrea Mitresi, Fabrizio Silei, Fabiano Massimi, Barbara Perna, Gigi Paoli, Fabrizio Roncone e inoltre i fumettisti Claudio Nizzi, Andrea Corbetta, Roberto Leoni, Riccardo Innocenti, tutti all’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio.

:: La piccola Chiesa nella grande Russia – La mia vita la mia missione di monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, con Riccardo Maccioni (Edizioni Ares 2022) a cura di Giulietta Iannone

8 aprile 2022 by

Don Paolo è dal 2007 l’arcivescovo cattolico di Mosca. Una diocesi vastissima e composita che comprende al suo interno anche un caleidoscopio di nazionalità, fra cui la comunità armena, quella coreana, quella vietnamita, e via dicendo. Dentro il perimetro della Russia, tutto è di più: più chilometri da percorrere, più lingue, più incroci di culture e vissuti. Più bellezza da condividere ma anche, a volte, più timore nel testimoniare ciò che si crede. Perché quando si è minoranza si è più fragili. Quando si è minoranza l’identità viene sollecitata ogni giorno e ogni giorno sei chiamato a verificarne la consistenza, che è Cristo stesso. Mediante questo libro mons. Pezzi, si racconta a Riccardo Maccioni, per la prima volta dal principio. Intrecciando in queste pagine al vissuto personale, umano e missionario, fatti e valutazioni sull’attualità e il futuro della Chiesa, della Russia e con esse, necessariamente, del mondo intero.

Per correttezza segnalo che questo libro è stato scritto prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’inizio dell’occupazione militare russa in Ucraina, epilogo e nuova fase di una guerra civile che insanguina queste martoriate terre ormai dal 2014 nelle sue provincie sud est. Le riflessioni comunque non inficiano lo spirito di questo libro: illustrare lo stato delle piccole comunità cattoliche in Russia (ricordiamo che il cattolicesimo è minoritario in questo paese vasto e sconfinato che racchiude etnie e popolazioni di diversa lingua, religione e tradizioni in cui il cristianesimo ortodosso è maggioritario, sebbene continuino a coesistere pacificamente ateismo, ebraismo, islam e religioni neopagane). Essere una comunità minoritaria comunque non è solo di svantaggio come racconta bene monsignor Paolo Pezzi, dal 21 settembre 2007 arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca che con Riccardo Maccioni, caporedattore di Avvenire, ha scritto La piccola Chiesa nella grande RussiaLa mia vita, la mia missione, edito da Edizioni Ares.

Interessante volume di cui consiglio la lettura soprattutto per il suo valore di testimonianza nel difficile e drammatico periodo che stiamo vivendo in cui predomina un irrazionale odio per tutto quello che è russo (musica, arte, letteratura, poesia, scienza, tecnica, etc…), non distinguendo la storia e la cultura di questo immenso e straordinario paese con la sua attuale e contingente situazione politica di cui il popolo russo ne subirà le conseguenze, come tutti noi. Ma per capire la realtà, lontano dagli stereotipi, e dai preconcetti più diffusi, è utile leggere questa testimonianza, di un uomo che ha dedicato la sua vita alla missione di diffondere il messaggio di Cristo. Una parte è autobiografica, l’altra è sempre incentrata sulla sua espeirienza personale, ma ha un respiro più comunitario. Ricordiamoci sempre che la Russia dallo zarismo al Comunismo ha vissuto in regimi in cui il potere era fortemente accentrato, e la libertà personale molto ridotta. Dopo la caduta del Comunismo la Russia si è trovata ad affrontare un bivio e una crisi economica, morale e politica senza precedenti da cui si è risollevata grazie alle nuove libertà, anche religiose, di cui ha goduto. Insomma la religione ha avuto un ruolo importante nella costruzione del tessuto sociale della nuova Russia e per comprendere questo paradigma è utile approfondire queste tematiche. Inoltre credo tutti noi abbiamo a cuore gli interessi della pace e sicuramente questo libro consente di analizzare la realtà da un punto di vista privilegiato onde ognuno di noi possa fare le sue oppurtune considerazioni anche etiche e morali.

Il nostro viaggio in Russia grazie a monsignor Pezzi ci porta nel cuore di un paese perlopiù sconosciuto in Occidente. Pochi l’hanno visitato di persona, ancora meno l’hanno compreso. Ci sono sempre le eccezioni quanto mai utili in questo periodo storico di grandi transizioni, e cambiamenti. Il dialogo comunque resta l’unico strumento di appianamento delle divergenze, come ha ben capito Papa Francesco, curiosamente molto amato in Russia anche dai non cattolici, ma per dialogare serve consoscersi, e questo libro serve proprio a questo. Buona lettura!

Source: libro inviato dall’editore, grazie a Simona dell’Ufficio Stampa Ares.

:: Un’intervista con Marta Ottaviani a cura di Giulietta Iannone

7 aprile 2022 by

Da una guerra cibernetica combattuta su internet siamo passati a una guerra guerreggiata con prigionieri, feriti, morti. E’ il dramma di questi ultimi 43 giorni. Guerra che si continua a combattere anche sui mezzi di comunicazione. Come fa la gente, la gente comune, non addentro alle questioni, per distinguere vero dal falso? Cosa consigli di fare per depotenziare le fake news, e non cascare nelle trappole della “guerra” telematica?

La domanda è complessa. La prima cosa da fare è prendere coscienza del fatto che esiste una guerra cibernetica e che bisogna stare costantemente attenti. Sembra un dato banale, ma molti ancora lo ignorano. Il primo passo è selezionare le fonti. Qualcuno potrebbe chiedersi: ma come? Ci sono luoghi antichi, ma ancora in grado di costituire una buona base di partenza: le biblioteche. Unite a una ricerca sui motori su internet a testi ‘classici’ è il primo passo per porre le basi. I social possono dare il loro apporto, a patto di saper selezionare e fonti in maniera opportuna. Di certo: fenomeni complessi, richiedono studi/fruizione delle informazioni accurate. Mi rendo conto che sia difficile fare un lavoro del genere. Ma il primo passo per combattere la disinformazione è studiare.

La Russia è un paese meraviglioso, ha dato i natali a scienziati, poeti, musicisti, romanzieri tra i più importanti della storia mondiale, questa guerra sta minando anche nell’opinione pubblica occidentale la percezione che abbiamo del popolo russo, della sua umanità, della sua fede, della sua forza. Come ovvieresti a questo dramma nel dramma? 

Molto semplicemente. Un conto è la Russia, con la sua Storia, la sua cultura, i suoi drammi e le sue contraddizioni. Un conto è la Russia di Putin. A tratti, le due Russie hanno momenti in cui si incontrano. Ma è tutto funzionale a uno storytelling determinato. Non dobbiamo mai dimenticare che la storia della letteratura e della cultura russa è una storia di dissidenza, di coraggio, di avanguardia. Gli scrittori e gli artisti visuali russi ci hanno insegnato a guardare il mondo attorno a noi con profondità d’animo e crudezza. Molti di loro hanno avuto problemi enormi con il regime zarista prima e comunista poi. Non credo personalmente che potrebbero amare la Russia di Putin. 

Sei l’autrice di un interessante volume Brigate Russe – La guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker. Come è nata in te l’esigenza di scriverlo e come ti sei documentata?

Per fortuna, ho iniziato a pensare e a documentarmi per scrivere questo libro quando la guerra era ancora più che lontana, quasi due anni fa. Perché già così, posso dire di averci perso la salute. In sintesi, pensavo di dovermi occupare solo dei troll. E invece mi sono resa conto che c’era una trattazione ben più estesa da fare. Da qui ho iniziato a consultare per prima cosa le fonti dirette, ossia i documenti ufficiali che ho citato nella bibliografia in fondo al libro. Parallelamente ho studiato diversi testi di scienza militare, dedicati appositamente alla guerra non lineare russa. Per quanto riguarda la parte degli hacker e dei troll, un ruolo fondamentale è stato ricoperto dai paper universitari e dai resoconti di convegni internazionali dedicati al tema e organizzati dalle maggiori istituzioni e organizzazioni di tanti Paesi. Oltre al lavoro di tanti colleghi stranieri. 

Come ultima domanda, ti avevo promesso che te ne avrei fatte poche, ti chiederei un giudizio che forse esula dalle tue competenze ma ti coinvolge come essere umano. Pensi a una pace possibile? Pensi che giungeremo a una sorta di accordo che interrompa lo scontro armato violento? E cosa consiglieresti di fare se fossi al tavolo delle trattative, come donna, e come persona?

Rispondere a questa domanda è difficile. Non credo, purtroppo, che chi siede a quei tavoli possa ascoltare completamente solo quello che gli dice la sua coscienza. E al momento, a differenza dei giorni precedenti, vedo un incancrenimento del conflitto. Di fondo, entrambe le parti, quindi Putin e Zelensky, devono tornare a casa potendo dire di avere vinto, anche se questo non è vero. Perciò, se dovessi decidere io, punterei su un compromesso che vada bene a tutti, aspettando però di vedere la parte più aggressiva ricondotta a più miti consigli dalle sanzioni. Io sono una convinta sostenitrice della pace e penso che un mondo senza pace sia un mondo destinato a scomparire. Mi permetto di sottolineare una cosa. Qui c’è un Paese aggressore e un Paese (e un popolo) aggredito. La situazione storica di queste terre può essere complessa quanto si vuole. Ma non credo affatto che i torti e le ragioni in questa tragica circostanza debbano essere divisi in parti uguali. E, in ultimo, altre due considerazioni. La prima è che perché la pace sia pace, bisogna volerla tutti. Tradotto in termini pratici: basta tentativi di destabilizzazione dell’Occidente. In secondo luogo, molto importante: la guerra militare prima o poi finirà. E preghiamo tutti perché questo avvenga al più presto. La guerra non lineare continuerà all’infinito e quella, purtroppo, non abbiamo ancora capito come si combatte. Spero con il mio libro di aver dato un piccolo contributo.

7 aprile 2022

Alla scoperta de “L’officina delle anime rotte” (Liberilibri), con Anna Maria Tamburri A cura di Viviana Filippini

7 aprile 2022 by

 “L’officina delle anime rotte” è il nuovo libro di Anna Maria Tamburri edito da Liberilibri. La raccolta ha in sé un insieme di racconti davvero originali, nel senso che quando li si legge si ha la netta sensazione di entrare in contatto con un mondo altro, popolato da figure leggendarie, ataviche e misteriose. Una dimensione lontana ma, allo stesso tempo, vicina nella quale è possibile ritrovare poi pezzi del mondo dove si vive. Ne abbiamo parlato con l’autrice, ex insegnante alle scuole medie e superiori che ha scritto libri di poesie, fiabe e uno studio storico. Tra i suoi lavori: “Parola cantadora”; “I racconti di Nanna”; “S.Illuminato Confessore”. Un mistero dal passato. È autrice per Liberilibri dei versi che accompagnano le incisioni di Giuseppe Mainini in “Echi” (2006).

Come è nato “L’officina delle anime rotte”?

In due tempi con un intervallo di anni. Io scrivo si può dire da sempre. Purtroppo, per una mia attitudine allo stupore e alla curiosità, elaboro di continuo relazioni, echi, immagini, interessi che confluiscono in versi e storie che inizio, poi sospendo, come è accaduto a questi racconti. L’origine è in una splendida stretta valletta delle Dolomiti, in un’estate molto lontana. Qui è nata Aridela, ma qui è rimasta ancora vergine fino a circa tre anni fa, quando, come dono a un amico malato, grande lettore, ho scritto “Alzheimer”. Gli è molto piaciuto, l’ha fatto conoscere ad altri amici; così sono stata incoraggiata a riprendere vecchi spunti e render loro la dignità di storie. Uno sprone necessario, o perché, come ha sempre sostenuto il mio amico, sono pigra o, come sostengo io, essendo donna in una casa di maschi, dovevo ritagliarmi con unghie e denti lo spazio per scrivere e per realizzarmi. Pecco inoltre di un difetto gravissimo per una donna che ha qualcosa da dire: non riesco a stimarmi. Ma qui non siamo in analisi.

Come è stato per lei muoversi tra sogno e realtà, tra mondo onirico e dimensione concreta?

In fondo semplice. Piano piano nella mia vita, attraverso eventi apparentemente comuni, si sono venute a formare interferenze, connessioni tra i due mondi, il visibile e l’invisibile, che preferisco chiamare l’Altrove, come Carlo Ginzburg chiama l’aldilà, ma con una accezione più ampia del “il mondo dei morti”. Onirico non è la parola esatta, perché non è una mia elaborazione, ma esiste di per sé e a volte è fluito e fluisce spontaneamente nella mia quotidianità, attraverso umili segnali che riesco a cogliere al di là della mia volontà. Forse una parte di me è sempre rimasta nell’Altrove, ne ha nostalgia (come diceva Eliade); mi è facile quindi ripescarlo qua e là in questo mondo, che pure amo in tutta la sua bellezza, vitalità e sacralità. Dice Calasso che lo sprazzo, il lampo improvviso, appare l’unico modo che la verità ha di esprimersi, di lasciarsi intuire. Se sostituiamo “l’Altrove” alla “verità” (e forse sono la stessa cosa) e aggiungiamo un suono, uno sfiorare, un fugace apparire, anche un sogno siamo nel mio vissuto.

Quanto ha ripescato da antiche tradizioni e da racconti di un mondo atavico e lontano nel tempo?

Indubbiamente molto. Mitologia, religioni, antropologia e simili sono argomenti da sempre in primo piano nelle mie letture e nella mia ricerca di quel qualcosa che, come dicevo, fa parte della mia nostalgia. Soprattutto mi affascinano le testimonianze più arcaiche. Credo infatti che lì si trovino i germi della spiritualità (nostra e di tutte le creature), preservati come nell’ambra, e lì si debbano indirizzare le indagini moderne per riscoprire il primo contatto con chi ci ha creato. Leggo molto, nei limiti di un approccio autodidattico, anche di astrofisica, che oggi offre meravigliosi incontri col mistero dello spazio-tempo.

Molti dei racconti sono come ammantati da un’atmosfera grottesca, cupa, ma per i personaggi protagonisti, uomini e donne di diverse età, c’è la speranza di un riscatto o di una ritrovata serenità?

Premetto che sono credente e cerco di essere cristiana. La difficile semplicità dei Vangeli, così presente nelle parole di papa Francesco, è la via più santa e percorribile rivelata alla nostra umanità così fragile per corrispondere al richiamo divino della misericordia. Ma nel mondo ci sono state e ci sono altre vie per le quali ho il massimo rispetto e interesse. La mia crescita interiore è soprattutto verso la misericordia, ma non sono ancora capace di reprimere in certe occasioni un amaro sentimento di condanna, anche se ritengo che il giudizio degli uomini sul bene e sul male sia ancora “infantile” rispetto alle vicende degli universi. Nelle mie storie c’è in modi diversi la serenità di un ritrovare le connessioni con l’Altrove, che non è solo o affatto un luogo, ma uno stato d’animo, una dimensione che travalica la Storia e dalla quale ci arriva l’intuizione di un Continuum che ci assiste, ci perdona, ci ama. Tuttavia non a tutti concedo un riscatto senza condizioni e in tempo breve. Ad esempio, quando tratto della colpa contro l’innocenza e l’amore, che per me corrisponde al peccato contro lo Spirito del Vangelo (v. La città de la lepra, Buco di verme, La sirena). Questa colpa va rilavata fino all’ eliminazione di ogni scoria, fino a ridiventare “candidi come la neve o come le ali della colomba”. Un piccolo ulteriore esempio: la morte di bambini nelle guerre è contro natura; ma ancor più lo è farne dei martiri non per la pace ma per sentimenti di odio e di vendetta. Li si uccide due volte, come dico in questi versi:

                           Per tutti gli Handala del mondo

Quando arrivammo stanchi

trascinando

gli ultimi brandelli dei nostri corpi offesi

– ci seguivano, ratti di fogna,

  i vostri necrologi rancidi d’odio

  finché tra sangue e feci rotolarono

  dritti nell’inferno –

per la via della croce

poche stazioni senza bande festoni

o bandiere agitate:

la Luna ci soffiò gemiti di penombra

Venere chinò gli occhi accovacciata

sui corpi dei suoi cuccioli sventrati

e la Stella del Nord ci gelò in cuore

l’ultima rabbia l’ultimo dolore;

quando arrivammo

non c’erano né onori o paradisi

né tavole opulente

né musiche o carole;

solo il Vecchio la Vecchia

dallo sguardo tenero dolente,

la pietà degli antichi consolati,

una terra da sudare in pace

nuova

senza muri o confini.

E fummo santi

per la nostra innocenza violentata

per la vita strappata ad esaltare

l’infamia delle vostre bocche.

E voi foste dannati.

Quale è il racconto al quale è più affezionata e perché?

“Aridela”: perché è il primo racconto che allora avevo intitolato “La creatura d’acqua”; perché è un’immersione nel mitico, nell’épos sulle origini del male/bene e un omaggio alla natura, all’innocenza, alla sacralità femminile e alla speranza precristiana.  Sicuramente sarà il meno letto e capito per vari motivi.  

Racconti che sembrano provenire da mondi lontani, primordiali, ma quando di essi è nel nostro presente?

Oso dire che il nostro presente sta annacquando la Storia; come dice Calasso è un’epoca “né empia né devota”, io aggiungerei di grande viltà. Rare sono le voci veramente profetiche (non da gossip) e poco spazio gli è lasciato. Quindi sempre più difficili sono le piccole rivelazioni che ci mettono in contatto con l’invisibile e che possono guidarci a riconquistarci il futuro, a salvare la Terra. Nei miei racconti, a volte ispirati dal mio vissuto a volte rielaborazioni di atmosfere in cui mi sono immersa leggendo, sono queste rivelazioni il filo conduttore, una specie di cura, di riparazione per le anime che si sono infrante, isterilite. La Natura fin dai tempi primordiali ci chiama, ci chiamano i colori, i suoni, le luci e le ombre, gli odori, il miracolo di ogni vita, i ricordi, gli affetti, le tenerezze; ci chiama anche il dolore, ma quello pulito che non sa di violenza e ferocia. Noi rispondiamo con la guerra, con la devastazione del clima e le sue tremende conseguenze e soprattutto con l’indifferenza e la cattiva volontà. Siamo governati da folli, da asserviti, da incapaci e siamo stati noi ad eleggerli. Eppure non cesso di scrivere, pregare, sperare in un risveglio di anime coraggiose, sensibili, sante. Ha detto Bonhoeffer che un giorno Dio ci stupirà ed io, che ho imparato a vivere nello stupore e nell’affidamento, voglio crederci.

Cosa rappresenta per lei la scrittura?

Scrivo da sempre. Scrivere è qualcosa che mi urge dentro. In alcuni periodi difficili è stato un rifugio, un’autoterapia (per questo sono stata per moltissimi anni restia a pubblicare). Ma quando, dopo una lunga parentesi in cui mi sono immersa nel concreto quotidiano come mamma, insegnante, crocerossina, donna nelle varie sfaccettature, ho ripreso a scrivere, ho capito che era qualcosa di cui non potevo fare a meno, perché tutto intorno a me mandava messaggi, storie. Così, mentre si affinava la mia capacità di afferrarli, sempre più si faceva forte l’esigenza di scrivere per trasmettere come anche in una realtà angusta come è la città in cui vivo ci si possa aprire all’infinito; non per niente sono conterranea di Leopardi. Come ho accennato all’inizio ho tanti scritti incompleti che tali rimarranno data il poco tempo che ho davanti. Mi spiace per loro, sono un po’ le mie creature. Ma niente è per caso e niente senza senso.

:: Edizioni Dehoniane Bologna: verso il 60° anniversario

6 aprile 2022 by

L’uscita del nuovo libro dell’economista e saggista biblico Luigino Bruni Profezia è storia e una serie di proposte per il periodo pasquale sono i preparativi di EDB verso il 60° anniversario, con iniziative lanciate a partire dal prossimo Salone internazionale del libro, a Torino dal 19 al 23 maggio: il marchio del Centro Editoriale Dehoniano intende rilanciare il progetto editoriale e sventare l’annunciato fallimento dell’autunno scorso, che non ha interrotto l’attività grazie all’azione del curatore Riccardo Roveroni nominato dal Tribunale di Bologna per assicurare, con consulenze a livello nazionale, una nuova prospettiva alla storica sigla, ancora tra i leader del mercato librario religioso italiano.

In occasione del 60° è tra l’altro prevista una collana denominata “Gold” che ripropone nuove edizioni di successi EDB, dalla Bibbia di Gerusalemme in edizione illustrata al celebre commento di Gianfranco Ravasi del Cantico dei cantici, dall’interpretazione dei primi cinque libri della Bibbia di Jean-Louis Ska o della Lettera ai Romani di Romano Penna fino alla Storia della letteratura cristiana antica di Manlio Simonetti ed Emanuela Prinzivalli. Nel catalogo anche autori come Enzo Bianchi, Marc Augé, Zygmunt Bauman, Luigi Ciotti, Franco Ferrarotti, Primo Mazzolari, Nando Pagnoncelli, André Wénin. Tra le riviste edite, con oltre diecimila abbonati, si possono ricordare “Parola Spirito e Vita”, “Testimoni”, “Messa e preghiera quotidiana”. “Rivista biblica” e “Orientamenti pastorali”, tra le altre.

Le Edizioni Dehoniane Bologna sono nate come sviluppo dell’attività di un gruppo di padri dehoniani e di laici che si raccoglieva attorno alla rivista “Il Regno” e il primo libro fu pubblicato nell’autunno 1962 in concomitanza con l’apertura del Concilio Vaticano II, evento percepito fin dall’inizio come una «fucina» di idee, centro propulsore e fonte ispirante per un ripensamento profondo di tutti i settori della teologia, della Bibbia e della pratica ecclesiale. Nel corso dei decenni il catalogo EDB si è progressivamente arricchito di nuovi temi e ambiti di ricerca, dai problemi sociali a quelli etici, dalla catechesi alla strumentazione dei sussidi e ai testi di religione per la scuola, fino ad arrivare alle collane dedicate ai bambini e ragazzi e alleditoria elettronica. In ambito scolastico, ad esempio, le EDB sono state il primo editore di testi per l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica), a fine anni ’80, ad allegare al testo cartaceo un supporto digitale: un’idea che subito altri editori della scolastica hanno seguito, ritenendola una scelta innovativa e vincente, al passo con i tempi. La casa editrice e le varie testate di riviste e periodici pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano continuano anche oggi, a distanza ormai di sessant’anni, a qualificarsi per l’attenzione biblico-teologica e pastorale a livello specialistico e divulgativo. L’obiettivo è produrre ricerca e contemporaneamente renderla fruibile al grande pubblico.

EDB ha consolidato la posizione di mercato grazie a un long seller come La Bibbia di Gerusalemme e con collaborazioni e partnership a varie livelli, in qualità di casa editrice associata ad AIE-Associazione Italiana Editori e all’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani(UELCI), con distribuzione gestita da Messaggerie Libri e service editoriale affidato a Edimill.

Nell’ottobre scorso è stato annunciato del Centro Editoriale Dehoniano, proprietario anche della casa editrice Marietti 1820, il fallimento per carenze nella gestione, ma il Tribunale di Bologna ha acconsentito alla continuazione dell’attività in esercizio provvisorio per conservarne il valore e molto presto aprirà un bando per la ricerca di nuovi investitori e la vendita dell’azienda.

L’appuntamento per i lettori resta sempre sul sito https://www.dehoniane.it e, in presenza, al prossimo Salone del Libro al Lingotto di Torino.

Progetti per il futuro: rimettere in piedi l’orto

5 aprile 2022 by

Avatar di Davide Manastrategie evolutive

Stavo riordinando uno degli scaffali dei libri, qui in casa, stamani, e mi sono trovato a sfogliare Il Tuo Orto per Negati, che sarebbe poi la guida “for Dummies” su come impiantare e condurre un piccolo orto. Ne ho parlato con mio fratello ed abbiamo deciso che con l’autunno cominceremo le operazioni per impiantare un orto come si deve.

Avevamo un orticello da diporto, che avevo messo in piedi appena trasferito qui in Astigianistan, soprattutto per trovare qualcosa da fare quando era stato evidente che questo territorio era moribondo e non offriva assolutamente nulla. Speravo anche che occuparsi di un orticello potesse aiutare mio padre a sfuggire al campo gravitazionale della depressione. Sbagliavo.
Piantai prevalentemente erbe aromatiche e poi cipolle, aglio e insalata. Per un po’ riuscii a portarlo avanti, ma poi con i problemi di salute di mio padre divenne troppo impegnativo – c’era altro da fare, e…

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:: Il codice di Dean R. Koontz (Fanucci 2022) a cura di Emilio Patavini

5 aprile 2022 by

È da poco uscito per Fanucci Il codice di Dean R. Koontz, nella traduzione di Annarita Guarnieri. Il romanzo (titolo originale: Elsewhere), è stato pubblicato per la prima volta nel 2020, ma nel frattempo Koontz ha scritto due romanzi, mentre altri due sono già pronti per essere pubblicati. Autore di successo con all’attivo più di 120 titoli e oltre 450 milioni di copie vendute, Dean R. Koontz, è nato in Pennsylvania nel 1945, e attualmente vive in California. Ha scritto numerosi thriller, horror e romanzi di fantascienza (pubblicati da Urania ed Editrice Nord), e viene spesso accostato a Stephen King. Le analogie non si fermano al genere di romanzi che scrivono o al fatto di essere scrittori bestseller (anche se inaspettatamente King ha venduto e scritto meno di Koontz): entrambi sono stati insegnanti di inglese prima di dedicarsi alla scrittura e le loro opere sono state adattate per il grande schermo.

Il codice, diciamolo, non parte da premesse particolarmente originali: un senzatetto, noto come Ed l’Inquietante, affida a Jeffy Coltrane una scatola apparentemente innocua, ricercata dagli agenti federali poiché contiene nientemeno che la “chiave di tutto”. Jeffy Coltrane vive in California, ed è l’unico a prendersi cura della figlia undicenne Amity da quando sua moglie Michelle è misteriosamente scomparsa sette anni prima. Ed gli raccomanda di nascondere la chiave di tutto e soprattutto di non usarla per nessuna ragione. Le cose si complicano quando Jeffy e Amity scoprono che la chiave di tutto dà accesso a infiniti mondi paralleli, e qui iniziano le loro disavventure. Il what if alla base del libro è: “Cosa accadrebbe se i due avessero la possibilità di trovare un mondo parallelo in cui Michelle è ancora viva?”

I mondi paralleli sono intesi da Koontz come linee temporali alternative, in cui il destino della Terra ha subito un corso differente da quello che conosciamo. Nel libro si cita Hugh Everett III, fisico dell’Università di Princeton, noto per la sua “interpretazione a molti mondi” della meccanica quantistica proposta nel 1957, secondo cui ogni evento della realtà produce infinite diramazioni dell’universo. La teoria del multiverso è stata anche l’oggetto dell’ultimo articolo scientifico di Stephen Hawking, completato pochi giorni prima della sua morte e pubblicato nel 2018 sul Journal of High Energy Physics.

Dean Koontz è un maestro della suspense. Il codice è un romanzo che intrattiene senza particolari pretese o aspirazioni, e può contare su uno stile scorrevole e una narrazione serrata e avvincente. Difficile categorizzarlo in un solo genere: è anzitutto una storia basata su spunti speculativi come il multiverso e le infinite realtà alternative della Terra; è anche un thriller, per chi ama le storie avventurose, ricche di tensione e azione; ma nei mondi che Jeffy e Amity visitano sono presenti anche scorci di mondi distopici e orrifici a metà tra 1984 e L’isola del dottor Moreau. Numerosi sono i riferimenti al fantasy disseminati in tutto il libro: da Tolkien a La principessa sposa di William Goldman.

Dean R. Koontz, classe 1945, è autore di thriller di successo e bestseller di fama internazionale. Nato e cresciuto in Pennsylvania, attualmente vive in California insieme a sua moglie e due cani. Per tanti anni è stato insegnante di inglese in una scuola superiore, prima di dedicarsi alla scrittura pubblicando nel 1968 il suo primo romanzo: Jumbo-10. Il Rinnegato. Con più di 120 titoli all’attivo e oltre 500 milioni di copie vendute, Dean Koontz è considerato uno dei maestri del genere thriller.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa di Fanucci Editore.

L’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trenta, Florian Illies (Marsilio 2022) A Cura di Viviana Filippini

31 marzo 2022 by

È un viaggio indietro nel tempo quello che il lettore fa leggendo “L’amore al tempo dell’odio. Una storia sentimentale degli anni trenta” di Florian Illies, edito da Marsilio, anche se i fatti bellici di questi giorni fanno pensare a quello che sta accadendo in Ucraina. Quello fatto da Illies è un grande e lungo flashback, ma anche una esplorazione sentimentale nell’Europa degli anni Trenta che fa compiere a chi legge un vero e proprio cammino nelle vite di tanti uomini e donne che popolarono quella società del passato tra il 1929 e il 1939, all’interno della quale, piano piano, si stavano radicando quelli che sarebbero diventati poi dei regimi totalitari. Ciò che stupisce del volume (384 pagine) è che, nonostante tutti gli ostacoli, gli imprevisti, i provvedimenti che cominciarono a limitare la libertà delle persone, i protagonisti di queste vicende umane amavano e continuarono a farlo sfidando ogni intoppo, mossi da quella forza -l’amore- in grado di vincere su tutto e tutti. Pagina dopo pagina, con piccoli frammenti, Illies ci racconta la Storia in un arco temporale di un decennio, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, attraverso pezzi di vite altrui, di personalità che nella Storia poi ci sono rimaste per il ruolo sociale, lavorativo, artistico o politico che esercitavano, ma che qui ci vengono narrate, in modo biografico, nella loro dimensione più privata e intima, quella relativa all’amore. Tra i protagonisti troviamo Picasso che compare con le diverse mogli e amanti; poi Sartre completamente rapito dal corteggiamento a Simone de Beauvoir; Thomas Mann con tutta la sua casata (figlie e figlie compresi) alle prese con relazioni di amicizia e amore che scatenarono contrasti nella famiglia. E ancora Dalì che si innamorò perdutamente di Gala, portandola via all’amico; Marlene Dietrich divisa tra la Germania e Hollywood alle prese con i suoi diversi amori e quello più grande per la figlia. Poi ci sono storie come gli amori complicati e non sempre corrisposti di Annemarie Schwarzenbach, appassionata di viaggi e di fotografia, o la storia di Gunta Stölzl prima e unica donna ad insegnare al Bauhaus, ma anche madre coraggiosa nell’allattare a scuola il figlio appena nato. Tra le tante personalità vorrei ricordare anche lui, Francis Scott Fitzgerlad con la moglie Zelda e quel loro matrimonio così complicato, doloroso minato spesso dalla malattia della donna che fu per l’autore fonte di sofferenza emotiva e spunto dei suoi capolavori letterari. “L’amore al tempo dell’odio” di Florian Illies è una vera e propria mappatura del sentimento umano nella quale ci sono tanti amori, tanti tradimenti, tante relazioni (altro che il gossip di oggi) che finirono per incomprensioni, ma anche per il diffondersi delle leggi razziali, mentre altri iniziarono nonostante la catastrofe imminente, come a evidenziare un attaccamento alla vita e al domani, capace di affrontare ogni ostacolo del vivere. Traduzione Francesco Peri.

Florian Illies (1971) è storico dell’arte. Editorialista della «Frankfurter Allgemeine Zeitung», ha diretto le pagine culturali di «Die Zeit», è tra i fondatori della rivista «Monopol» ed è stato direttore editoriale della casa editrice Rowohlt. Autore di bestseller tradotti in tutto il mondo, per Marsilio sono usciti 1913. L’anno prima della tempesta (2013, 2018 tascabile Ue), L’invenzione delle nuvole. Lettera d’amore sull’arte e la poesia (2018) e 1913. Un’altra storia (2019).

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio.

:: Happy birthday to me!

24 marzo 2022 by

Cari lettori, cari amici e così sono arrivata a 53 anni, non l’avrei mai detto, me ne stupisco io per prima. Sono morti i miei nonni, sono morti i miei genitori, della famiglia originaria restiamo solo io e mio fratello. Più tutti gli zii e i cugini sparsi nel mondo con cui ho rapporti meno stretti. Oggi mi ero ripromessa di non festeggiare per il momento storico che stiamo vivendo ma sebbene non farò feste nè tanto meno ricevimenti, sento il vostro affetto e la vostra stima per il lavoro fatto in questi anni e questo mi rende molto felice. Grazie al coraggio di mio fratello che è andato in auto in Polonia prenderle ospitiamo due signore ucraine, madre e figlia, se volete darmi un aiuto concreto come regalo di compleanno potete fare una piccola donazione al blog, sono soldi che useremo per le nostre ospiti, o per altri amici in difficoltà, secondo le necessità. Credo sia tutto, grazie!