
“Questa è la storia di un’ossessione. Una caccia all’uomo, un viaggio alla scoperta di un mondo dal quale ci separano trecento anni. Un’indagine sulle orme di una persona la cui vita e la cuimorte, spazzate via dalla risacca degli eventi, non sembrano avere lasciato alcuna traccia. Nessuna fonte, nessun autore hanno serbato il benché minimo ricordo della sua esistenza: rimane solo lo strumento che le sue mani hanno creato, e che ora vibra nelle mie”.
Il punto di partenza del libro di Blom, “Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento” edito da Marsilio (collana I nodi), è un antico violino ritrovato (un po’ per caso) in un atelier di uno dei più grandi esperti del settore della liuteria. Uno strumento- a quanto sembra- prodotto in Italia, ma da un liutaio tedesco. Da cosa si deduce questo? Dal fatto che le forme del violino sono di chiara fattura teutonica, mentre il legno, la bombatura e la verniciatura sono del tutto italiani, anzi richiamano lo stile cremonese. Da questi indizi e dalla cittadina – solo in apparenza un luogo qualunque- di Füssen, in Algovia, ai piedi delle Alpi bavaresi, l’autore parte per una ricerca che lo porterà ad attraversare diverse località nella speranza di trovare maggiori informazioni su chi realizzò lo strumento a corde. Quello che traspare dalla lettura è la competenza di Blom nello svolgere un’indagine e ricerca storica che conduce i lettori a viaggiare attraverso il tempo, la storia (dalla Guerra dei Trent’anni si arriva ai giorni nostri) e i luoghi (dalla Baviera, ai Paesi Bassi, da Vienna a Parigi, fino a Venezia e Napoli) seguendo le rotte di uomini e merci in migrazione e in cerca di fortuna. Sì, perché leggendo le pagine dello scrittore nato ad Amburgo si scopre come molti liutai bavaresi (e non solo loro) cominciarono a spostarsi dai propri luoghi nativi per sopperire alla mancanza di lavoro, a causa di pestilenze, delle guerre, delle carestie o di catastrofi naturali che spingevano in passato le persone a migrare. Il lasciare la propria terra da parte di questi uomini è da vedere come un gesto necessario e, in un certo senso, obbligato per la sopravvivenza. Un partire per andare altrove in cerca di fortuna e di una nuova possibilità di vita e attività commerciale. Altro elemento centrale nella narrazione è la musica della quale Blom è un grande appassionato e con la quale ci racconta la trasformazione della composizione musicale avvenuta nel tempo, attraverso i grandi autori. Provate – se vi va- a leggere il libro dello storico giornalista ascoltando Mozart, Vivaldi e Beethoven (aggiiungerei anche Pachelbel) e vi renderete conto di come le note sì sono sette, ma è la creatività del compositore a fare di ogni brano un pezzo meravilgioso e unico. Altra particolarità del libro di Blom è che il suo viaggio mi ha ricordato un po’ il Grand Tour di Goethe, quel viaggiare alla scoperta delle bellezze d’Europa e d’Italia con l’aggiunta – in questo caso-, della ricerca dell’identità del liutaio per restituirlo alla Storia e farne memoria. Certo è che più ci si addentra in “Un viaggio italiano. Storia di una passione nell’Europa del Settecento” più si entra in contatto con usi, costumi, tradizioni e lavori artigianali (l’arte della liuteria) lontani ma, allo stesso tempo, ancora vicini, perché oggi chi realizza violini lo fa con la stessa passione, attenzione e dedizione del passato, mantenendo vivi insegnamenti, procedimenti e movimenti delle mani che si tramandano da secoli nel corpo, nella mente e nell’anima dei liutai. Traduzione Francesco Peri.
Philipp Blom (Amburgo, 1970) ha studiato filosofia, storia moderna e cultura ebraica a Vienna e a Oxford. Storico, giornalista, autore e traduttore, scrive per riviste e quotidiani europei e americani, tra cui il «Financial Times», «The Indipendent» e «The Guardian». I suoi libri, variegate e appassionanti ricostruzioni di storia culturale tra Europa e Stati Uniti, sono tradotti e recensiti in tutto il mondo, e gli sono valsi numerosi riconoscimenti. Per Marsilio ha pubblicato, nel 2018, Il primo inverno. La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700) e, nel 2019, La grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1938).
Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio editore.




L’Orma editore continua a proporre i romanzi di genere fantastico di René Barjavel, una delle voci più interessanti e intriganti al di fuori del mondo anglosassone, presentando questa volta La notte dei tempi, un libro assente da troppo tempo dalle librerie italiane dopo un’edizione nella Nord Oro di diversi anni fa.
essie Burton torna in libreria con una nuova storia al femminile, di ambientazione contemporanea, dove c’entrano però sempre l’arte e le professioni ad essa legate, con una riflessione questa volta sul mondo della scrittura.




























