:: Nives di Sacha Naspini (Edizioni E/O, 2020) a cura di Eva Dei

by

Dopo la morte del marito Anteo, Nives si ritrova sola nella sua casa a poggio Corbello. La figlia Laura è ripartita per la Francia con la sua famiglia una settimana dopo il funerale; a nulla sono valsi i tentativi di convincere la madre a seguirla e trasferirsi con loro. Nives è stata irremovibile: dopo una vita intera passata in quella tenuta con le proprie abitudini, curando gli animali, sradicarsi dà lì per andare in Linguadoca sarebbe come trasferirsi tra i marziani.
Nives però non considerato la solitudine con cui deve fare i conti ogni giorno, in quella casa isolata di campagna, dove i ritmi sono scanditi soltanto dalle incombenze da sbrigare; non avere nessuno con cui scambiare una parola o condividere un pensiero non è una rinuncia di poco conto. La giornata procede a rallentatore, fino ad arrivare alla sera, senza dubbio il momento peggiore.

“Che, non mi basto?” si diceva. Scoprirlo in tarda età era una mazzata che prendeva malvolentieri. Ogni mansione si appesantiva di quell’accento: il fatto non condiviso andava perso. Soprattutto le cose piccole, da nulla, come bere un bicchiere d’acqua. Neanche un cane che dicesse: “E quest’arsura?”, così per scambiare una parola. Sottointendendo: ti vedo, esisti. Non essere guardata da anima viva la faceva sentire un fantasma.

Dormire diventa impossibile, con il calare della notte l’angoscia l’assale, il senso di abbandono è troppo forte per riuscire a chiudere occhio. Dopo vari giorni passati tra scombussolamenti e nostalgie, Nives ricorda una storia che le era stata raccontata da bambina e che l’aveva sempre divertita. Sua madre Fiammetta, poco dopo il matrimonio, era stata costretta a vivere da sola, con il marito al fronte e i bombardamenti sulla città vicina che si avvertivano fino al paese. In preda alla paura e all’angoscia la madre di Nives catturò un grillo e lo chiuse in una scatoletta che teneva sul comodino. L’insetto diventò così il suo compagno di quel periodo: ci parlava e le faceva compagnia. L’idea era sicuramente bizzarra, ma se aveva funzionato una volta, perché non provarci una seconda. Spinta da questa riflessione Nives decide quindi di portare in casa la sua gallina preferita, Giacomina. L’esperimento funziona, Nives torna a dormire placidamente e continua quindi quella strana convivenza. Tutto si complica quando una sera Giacomina resta come ipnotizzata davanti alla televisione. Niente sembra riportare l’animale alla normalità, quindi Nives decide di chiamare il veterinario del paese, Loriano Bottai.
Con questa telefonata inizia veramente l’ultimo romanzo di Sacha Naspini, uscito il 2 settembre in libreria ed edito da Edizioni E/O. Forse è più giusto parlare di racconto breve per Nives, 132 pagine che scorrono veloci, trattandosi di una storia che si svolge all’interno di un’unica chiamata telefonica. Un dialogo fatto di botta e risposta la fa da padrone, lasciando solo ogni tanto spazio a qualche momento di riflessione.
La conversazione tra Nives e Loriano inizia in maniera grottesca, a tratti comica, con il veterinario reduce da troppi bicchierini e la donna all’altro capo del filo che cerca di spiegargli che la gallina che ha come coinquilina è rimasta imbambolata davanti alla pubblicità del detersivo Dash. In seguito i due si fanno trascinare dai ricordi di gioventù, anche se in realtà a guidare e dirigere la conversazione è sempre Nives. Lentamente la nostalgia lascia il posto a confessioni e rancore, portando a galla segreti tenuti nascosti per troppo tempo. Con la morte del marito sembra che Nives non abbia più remore a portare a termine una resa dei conti che probabilmente covava da tempo dentro di sé, tanto che viene da chiedersi da quanto tempo aspettasse l’occasione per avere una scusa futile per potersi confrontare con Loriano.

Nives si accorse che stava facendo una cosa fuori dalla grazia di Dio: stava perdonando. Le veniva così, spontaneo. Lo capiva: era una galera nuova, cui non era per niente abituata. Un po’ la pacificava; d’altro canto la sconquassava: lei, senza la rabbia, era nulla.

Sotto alcuni aspetti ritroviamo lo scrittore di Ciò che Dio unisce (Piano B, 2014): una storia breve, asciutta, in cui i protagonisti sono una coppia. Nel precedente romanzo i due erano indotti a un faccia a faccia da una situazione di prigionia fisica, in questo caso invece basterebbe interrompere la telefonata, abbassare il ricevitore per mettere fine alla conversazione, ma seppur Loriano minacci e pensi più volte di farlo, qualcosa sembra impedirglielo.
Se l’intuizione della chiamata telefonica sembra veramente interessante, forse in Nives, viene a mancare un po’ di mordente. La trama si ramifica in modo da offrire spazio ad approfondimenti che però l’autore decide di non cogliere. Ritroviamo invece la scrittura di Naspini e quel suo passare dall’ironico al grottesco e conturbante, che è diventato ormai sua firma stilistica.

Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. Collabora come editor e art director con diverse realtà editoriali. È autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo L’ingrato (2006), I sassi (2007), I Cariolanti (2009), Le nostre assenze (2012), Il gran diavolo (2014), Le Case del malcontento (2018) e Ossigeno (2019). È tradotto in vari Paesi. Scrive per il cinema.

Source: libro del recensore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: