Benvenuta Chiara, su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Iniziamo con le presentazioni. Sei giovanissima, parlaci di te, dei tuoi studi, della tua infanzia. Vivi davvero a Parigi?
Ciao cara, innanzitutto ti ringrazio per avermi ospitata, sono onorata. Ho 17 anni e frequento l’ultimo anno di liceo delle scienze umane. Ho scelto questo indirizzo poiché mi ha sempre affascinato studiare la mente umane e scoprire il perché di determinati comportamenti. Ammetto che io e la matematica non andiamo d’accordo, quindi son contenta che il mio indirizzo abbracci più discipline umanistiche e scientifiche! La mia infanzia è stata nella norma, credo. Ma posso dirti per certo che ero una bambina felice. All’asilo ho legato solo con un’amichetta e soffrivo quando non si presentava, non riuscivo proprio ad allargare la mia cerchia di conoscenze, ero timida. Alle elementari ero capitata in una bella classe. Poi sai, i bambini qualche volta possono essere cattivi, mi è capitato di essere presa in giro, ma ammetto che anche io non ho avuto comportamenti esemplari con le mie amichette di allora. Sono cose che ti segnano.
Non chiedermi come sia saltata fuori la storia di Parigi ahah. No, abito vicino Siracusa
Come è nato il tuo amore per i libri?
Ho sempre amato la lettura, merito anche di mio papà che è riuscito a trasmettermi questa sua grande passione. Scrivevo poesie, mi piaceva cimentarmi con l’interpretazione dei testi, a scuola e prendevo parte a qualsiasi recita. Credo non ci sia stato un momento esatto in cui mi sono approcciata alla lettura, ha sempre fatto parte di me. Però ricordo che, alle medie, la lettura di “Alice e i giorni della droga” mi ha fatto avvicinare a un tipo di lettura più profonda e impegnativa.
Come è nata l’idea di aprire un blog letterario? Da quanto sei online?
Sono online da un anno e devo dire che sono soddisfatta del traguardo raggiunto! Come ti ho confidato scrivo per diletto, ad Agosto 216 mi capita per caso, sulla sezione esplora di instagram, il romanzo di Ginevra Tomas. Per fartela breve le scrivo, scambiamo due chiacchiere sul suo libro e sulla mia storia. Compro il suo romanzo e lo divoro in nemmeno due giorni. Così le mando un e-mail, scrivendo brevemente quelle che erano le mie considerazioni. Lei si commuove e mi consiglia di aprire un blog. Io non ci avevo mai pensato prima di allora… nonostante sia molto tecnologica. Mi da i nomi di alcune bookstagram cosicché potessero darmi una mano e da lì è iniziato tutto!
Quali generi leggi principalmente?
Urban fantasy e Young Adults.
Come sono i tuoi rapporti con gli editori? Hai già avviato delle collaborazioni? Con quale editore ti piacerebbe collaborare?
Una collaborazione che mi piacerebbe avviare è quella con Piemme. Ho collaborato con Garzanti, Newton, Mondadori ragazzi, Kimerik, Salani, Abeditore. Ma soprattutto sono gli autori, emergenti e non, a spedirmi i loro romanzi.
Ti occupi di libri e ma hai anche una rubrica su make up e beauty. Sei una fashion blogger? O vorresti diventarlo?
La parola fashion blogger mi mette a disagio ahahah, ho aperto questa rubrica, devo ancora approfondire meglio questo mondo, aprire delle collaborazioni. Mi piace parlare di benessere e make-up, più che altro sono delle confidenze amicali le mie. Ma questa tua domanda mi ha fatto venire una voglia matta di approfondire meglio questa rubrica che, ultimamente, ho trascurato.
Leggi libri anche in lingua straniera?
Ho letto “A series of unfortunate events” purtroppo l’inglese lo studio solo a scuola, vorrei intraprendere dei corsi per perfezionarlo ancora di più ed essere in grado di cimentarmi in letture più complesse.
Quale è il libro più bello che hai letto, e quale è il tuo autore preferito?
Per ora il mio libro preferito è “Il ritratto di Dorian Grey” amo Oscar Wilde e penso che sia questo l’argomento che porterò alla maturità (se troverò argomenti sul Blog, sceglierò quello). Il discorso sull’estetismo e decadentismo mi affascina.
Hai rapporti di collaborazione con altre blogger? Che progetti ci sono?
Si, mi piace conoscere, anche se virtualmente, le mie “colleghe”. Al momento c’è in cantiere un progetto dedicato alla lettura per i bambini nelle scuola, una rubrica mensile sui preferiti e una video intervista a un autore Garzanti.
Ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti per il futuro, legati al blog ma non solo.
Dopo il liceo mi piacerebbe frequentare l’università di giornalismo ed editoria. Lavorare in una casa editrice sarebbe un sogno. Sono del parere che bisogna trovare un lavoro solido e sicuro, ma bisogna anche inseguire le proprie passioni, altrimenti quel lavoro diventerebbe una tortura. Amo scrivere, ho già abbozzato due storie. Il mio sogno più grande è pubblicarle e farmi conoscere, dimostrando che anche io valgo, dando una risposta a chi non ha creduto in me. Purtroppo, vedendo l’andazzo editoriale, è davvero difficile emergere. Ma ho questo sogno e voglio realizzarlo, quindi ce la metterò tutta. Infine vorrei ringraziarti per le tue domande, interessanti e anche personali e ti faccio un in bocca al lupo per il tuo splendido blog!
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Un esordio che merita attenzione quello che si frantuma in queste sette storie, tutte forti di un concentrato di meticolosità e stilosità.
“Abigail”, è un romanzo scritto da Magda Szabó, pubblicato in Italia da Edizioni Anfora di Milano. La storia è avvincente, nel senso che il libro della scrittrice ungherese può essere interpretato come un romanzo di formazione vissuto dall’adolescente Gina. La storia di svolge nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale. Gina, 15 anni, orfana di madre vive con il padre, un generale dell’esercito ungherese che, ad un certo punto, la obbliga a lasciare il paese d’origine e tutti gli affetti di Budapest per andare in una prestigiosa scuola. La meta è un collegio calvinista noto con il nome di Istituto di Educazione Femminile Matula. Per Gina inizia un periodo esistenziale assimilabile ad un incubo: il padre la lascia in questa scuola e centellina sempre più i loro contatti; Gina viene spogliata di ogni singola cosa (abiti compresi) che possa rappresentare un segno di legame con l’alta società di Budapest dalla quale proviene. La ragazza deve fare i conti con delle compagne di istituto che non riescono ad accettarla, perché lei non vuole stare ai loro giochi, tipo il fingersi fidanzate con un busto di una statua o, come tocca a lei, con il terrario. L’adolescente è costretta a vivere in una scuola dove vigono leggi e regole indiscutibili, tanto è vero che ogni tentativo di violarle viene smorzato sul nascere, come la sua vana fuga. Tutti emarginano Gina e sembra che agiscano per renderle la vita impossibile. Ad un certo punto la ragazza scopre una verità nascosta e decide che per il bene suo e di chi le sta attorno è meglio che lei segua le regole del Matula, affidando poi le proprie paure, timori e speranze ad Abigail. Un’amica? Un professore? No. Abigail è una statua nel giardino della scuola che, secondo le matuline, avrebbe poteri magici con un’identità sconosciuta per le ragazze. Abigail venne scritto negli anni Settanta dalla Szabó, la quale prese spunto dal suo vissuto personale di giovane donna (era nata il 5 ottobre del 1917) ai tempi del dilagante Nazismo. Nelle pagine del libro la creatura letteraria di Gina subisce un vero e proprio percorso di trasformazione, nel senso che all’inizio è una ragazzina un po’ viziata, abituata alle comodità e a fare come vuole. Per lei il Matula è una sorta di prigione, di negazione della libertà ma, solo con la scoperta della vera ragione per la quale il padre l’ha portata in quel collegio e le “dritte” di Abigail, Gina cambia, rendendosi conto che deve smetterla di fare la capricciosa, poiché ogni suo gesto immaturo potrebbe mettere a repentaglio lei e chi le sta attorno. Nel 2005, “Abigail”, ammesso al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria, ed è una storia nella quale accanto al conflitto tra una figlia che non comprende le decisioni del padre, si innestano temi importanti come la crescita, la presa di coscienza del proprio sé, l’importanza del valore della propria patria e la salvaguardia dell’integrità individuale. Traduzione Vera Gheno. Nella postfazione un saggio sulla genesi del libro della stessa Szabó.
A Stranimondi verrà presentata domani alle 15, 30 l’antologia a cura di Mauro Longo, in questo momento in viaggio da Tenerife per Milano, Zappa & spada – Spaghetti fantasy. Con Lorenzo Fantoni, Luca Mazza, Michele LaughingFist Gonnella, Jari Lanzoni, Federica Leonardi, Mala Spina, Davide Mana, Mauro Longo, Nerdheim, Diegozilla.
Cross è un Golden Retriever addestrato per l’assistenza ai non vedenti.
Leonardo Patrignani, autore tradotto in inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, serbo, turco, grazie alla saga Multiversum merita il prestigioso premio “Book of the Year” per due anni consecutivi, mentre nel 2015 gli viene attribuito il riconoscimento ‘’Best Book for Christmas’’. I suoi libri sono stati distribuiti in 24 Paesi. Durante il 3º Incontro Internazionale di Letteratura Fantastica, tenutosi presso l’Auditorio Borges della Biblioteca Nacional de Buenos Aires ha rappresentato magistralmente l’Italia. Leonardo Patrignani, in occasione, dell’uscita del suo ultimo capolavoro ‘’ Time deal’’ (DeAgostini) che come sostiene Licia Troisi è “Un romanzo che tiene incollati alla pagina” e come annuncia Glenn Cooper è ‘’ una lettura imperdibile’’ ha gentilmente risposto alle domande che seguono.

Joris – Karl Huysmans è conosciuto soprattutto per il romanzo «À rebours» (Controcorrente), considerato il manifesto e il vangelo del Decadentismo.
Con il romanzo Dieci prugne ai fascisti, vincitore della XV edizione del Premio Anima, edito da Elliot Edizioni nel 2016, Elvira Mujčić racconta la storia di una famiglia spezzata a metà, tra l’Italia e la Bosnia, tra la terra nella quale è emigrata e la terra di origine. Attraverso un tortuoso viaggio fatto di treni e corriere, sudore e puzza, sangue e cicatrici, litigi e risate, caffè e CocaCola, sputi in faccia e un branco di cani, tre fratelli, Candido, Zeligo e Lania partono dall’Italia. Dalla stessa Italia partono anche, dentro un carro funebre, la Madre, un giovane becchino precario e depresso e la salma della nonna Nana. Tutti arrivano in Bosnia per ricongiungersi con l’altra metà della famiglia, il nonno, gli zii e i cugini. Tutti lì per celebrare il funerale della nonna desiderosa di trascorrere l’eterno riposo nella sua Bosnia lasciata per troppo tempo. Tutti protagonisti di un entusiasmo stuporoso alla vista dello scintillio del carro funebre che si avvicina alla loro casa, perché la famiglia spezzata, lasciata a metà, adesso si ricompone. Il lettore più attento, capace di andare oltre i temi che emergono dalla narrazione quali l’importanza della Memoria nella Storia e la decisiva critica all’invasione fascista, si accorge di come, attraverso una semplicissima conta da uno a dieci che fa una Nana giovanissima quando porta le dieci prugne ai soldati invasori di una Bosnia degli anni quaranta del Novecento, lo scrittore intervenga sullo scorrere degli eventi narrati nel tempo. L’intero viaggio, l’intero romanzo risultano funzionali al finale lasciato in bocca a Nana che spiega al nipote come abbia imparato a contare. Con un’ironia sconvolgente, dalla portata tragicamente dolorosa, la scrittrice compone tra le pagine l’esegesi del lavoro di scrittura. Da qui nasce una particolarissima spiegazione di cosa voglia dire essere scrittore, oggi e sempre. Semplicemente invertendo il sette con il sei nella conta, il personaggio di Nana ride perché è stato capace di piegare lo scorrere del tempo sotto il lavorio delle sue stesse mani divenendo attore consapevole nella grande Storia. Una Storia che travolge l’essere umano rendendolo presenza inconsapevole nel mondo, incapace di decidere la propria presenza attraverso atti di scelta. Come la stessa guerra portata dagli italiani in Bosnia che accade senza accadere. Nel racconto di Nana c’è la guerra ma non succede nulla, se non i soldati che chiedono cibo e le famiglie che offrono quel poco che hanno, pane e frutta. Il personaggio, invece, è lo scrittore che, scrivendo, altro non fa che intervenire in prima persona sulla realtà, raccontandola. Realtà che altrimenti non esisterebbe, sebbene l’uomo ci viva dentro. In maniera acuta ed esemplare, attraverso l’utilizzo della potentissima arma dell’ironia, Mujčić regala pagine di notevole importanza per l’originalità con cui scrive della scrittura stessa.
Si discute spesso – o forse si discuteva spesso – di analfabetismo scientifico, un problema grave in un paese che legge poco come il nostro, e nel quale la cultura scientifica è stata troppo a lungo considerata “di serie B”.
Ognuno deve fare i conti con un proprio libro dell’inquietudine. Il prezzo da pagare è sempre salato.
























