:: Asini con le ali di Carlo Rizzi

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© 2017, Massimo Vassallo

Mi chiedono perché abbia deciso di scrivere un saggio sull’ateismo. La domanda sembra innocente, mossa da semplice curiosità, ma è impossibile non cogliervi il tono accusatorio. Il senso sotteso è, in realtà: come ti sei permesso di scrivere un saggio sull’ateismo? Chi credi di essere? La materia, si sa, va trattata con cautela. , il tuo parere, sufficientemente autorevole? Quale ateneo di manda? Di quale cattedra sei titolare?
Il consesso è il più vario… barbe fluenti, occhiali dalle montature severe… una pentola di fagioli che borboglia… Che fai, a questo punto? Potresti sciorinare credenziali, se ne avessi. Oppure, sconfinare nel surreale.
Beh, sapete, volevo dimostrare che gli asini volano.
Alcuni sbuffano. Uffa! Sempre con questi asini! Non se ne può più. Materia sanzionata, catalogata, archiviata…
Corro ai ripari e cambio strategia.
Anzi, no, volevo dimostrare che gli asini non volano.
Altra ovvietà, commentano: anche se meno ovvia di quanto non sembri a prima vista. Ma noi andiamo oltre le semplici apparenze, in nome di una verità superiore.
Tirano a indovinare, li sento: agitatore, millantatore, dilettante… Ancora una volta, bisogna correre ai ripari, prima di finire in croce.
Beh, sapete, Sant’Anselmo… ciglia s’aggrottano sotto le montature severe, barbe fluenti s’inchinano, toccano terra. Forse sono sulla buona strada… per non citare Sant’Agostino… lo citi, lo citi… insomma, si può provare che gli asini volano ontologicamente.
Tutto qui? Ma questo lo sapevamo già.
E se ci mettessimo anche un po’ di Cartesio e la sua visione dell’anima?
Ma, caro signore, puoi anche scomodare Scoto Eriugena e le sue quattro nature… l’importante è che non ci tiri in ballo il solito Pascal. Siamo stufi di vederlo usare, da chi è a corto d’argomenti, come stampella della fede.
E se si verificasse un caso di serendipity?
Li ho sopresi, ho catturato la loro attenzione: uno compie per secoli un percorso battuto, più annoso di quello di Santiago, e crede di conoscerne ogni pietra: poi un giorno, un segno mai notato prima… un’orma…
Tacciono. Tanto vale dar loro il colpo di grazia: e se centrasse la lana caprina?
Indicibile bailamme.
Vedete? Non se ne esce… E decido di concludere con le stesse parole che avrebbe usato un ebreo ucraino-russo-polacco poco prima che arrivassero i tedeschi a sterminarli tutti: inutile tirarmi il bordo della giacca… sono sordo, più sordo di Dio in persona!

Carlo Rizzi, esistenza irregolare, mestieri e attività apparentemente tra loro inconciliabili (calciatore e agente di commercio, redattore free-lance e direttore di cantieri all’estero, editor e funzionario immobiliare), accumula esperienze non ordinarie, che lo rendono un esempio tipico di scrittore non-accademico, che rifugge dal seguire regole dettate da altri o dalla tradizione. In altre parole, si appoggia a suo modo al genio dei giganti e lo piega alla propria sregolatezza.
Milano è la sua residenza abituale, ma compie excursus in varie parti del mondo, spesso le più pestifere e disagiate, per dare il suo modesto contributo alla costruzione di porti, dighe, ciminiere…
Come narratore, ha pubblicato Getsemani (2008) Solengo (2009), Racconti del giorno e della notte (2009) presso ExCogita Editore. Giuda, il sicario (2013) con Sassoscritto. Con Il mulino a vento (Gruppo Raffaello), una riduzione del Moby Dick ad uso delle scuole medie.

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