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:: Un’intervista con Tessa Bernardi a cura di Giulietta Iannone

18 gennaio 2018

Caravaggio enigmaCiao Tessa, benvenuta su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Menzione speciale per la migliore traduzione all’ ottava edizione del Liberi di Scrivere Award per la traduzione di Caravaggio enigma (Without Hope or Fear, 2017) Newton Compton. E’ risultato il libro più votato, e come tradizione siamo felici intervistare il traduttore e conoscere qualcosa in più sul vostro lavoro, ancora per molti abbastanza misterioso.
Naturalmente è un semplice riconoscimento di un blog, ma appunto è stato dato dai lettori quindi è significativo dell’apprezzamento che la tua traduzione ha suscitato, oltre al valore del libro. Parlaci dei tuoi studi. Come sei diventata traduttrice? Che lingue hai studiato? Hai svolto tirocini all’estero, o hai studiato prevalentemente sui libri?

Ho sempre vissuto a stretto contatto con due lingue diverse, fin da bambina. Mia madre è cresciuta in Australia, e quando ero piccola mi parlava sempre in inglese, mentre mio padre mi parlava in italiano. La scelta del percorso di studi è stata quindi scontata: dai libriccini per l’infanzia in inglese alle pietre miliari della letteratura alla facoltà di Lingue all’Università di Pisa, e poi la specializzazione in Traduzione letteraria. Ho studiato inglese e spagnolo, un po’ di tedesco e portoghese, e ultimamente sto accarezzando l’idea di avvicinarmi al francese e allo swahili (galeotto fu un viaggio a Zanzibar!). Non ho mai fatto tirocini all’estero né l’Erasmus, ma ho sempre viaggiato molto in paesi anglofoni e attualmente vivo a Londra.

Qualche ricordo dei tuoi anni da studentessa?

Ricordo le montagne di libri! Montagne, dico sul serio. Ho sempre amato leggere, è ovvio, ma quelle pile di carta stampata con ambientazioni settecentesche popolate da fanciulle più o meno virtuose sembravano non finire mai. Scherzi a parte, ricordo con grandissimo affetto i docenti che ci spronavano a crederci: volete diventare traduttori? Rimboccatevi le mani, traducete, sfornate cartelle per il piacere di farlo e per la volontà di imparare, nel tempo libero, nelle vostre stanzette in condivisione, al parco. E ricordo anche chi invece diceva il contrario. Spesso sono quei “Non ce la farete mai” a non farti demordere, no?

Quali autori hai tradotto? Quali sono le tue traduzioni più importanti?

Proprio qualche mese fa è uscito un romanzo di Dean Koontz, un autore che amo particolarmente, spesso associato a Stephen King e considerato uno dei maestri del thriller contemporaneo. Tra gli altri autori potrei menzionare Emily Elgar, un’esordiente con una scrittura delicata e molto evocativa, Jeff Johnson, di cui ho tradotto un noir veramente bello, e ovviamente Alex Connor, che mi ha accompagnata alla scoperta della biografia di Caravaggio.

E per quanto riguarda la lettura nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti, quali libri ami leggere semplicemente come lettrice?

Leggo di tutto, quando e se trovo il tempo e le energie mentali per farlo. Questo, purtroppo, è il rovescio della medaglia. Lavorando tutto il giorno con testi e parole, nel tempo libero preferisco fare una passeggiata e svuotare la mente. In vacanza, però, ho letto un bellissimo libro di Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, e tra i miei autori preferiti potrei citare Henry James, J.M. Coetzee e Ian McEwan.

Come lavorano i traduttori letterari? Come si fa a entrare in contatto con un editore? Con l’invio di un curriculum vitae, iscrivendosi in una banca dati per traduttori? O sono gli editori che ricercano attivamente i liberi professionisti? Chi si occupa della selezione? La concorrenza è molto forte?

I primi tempi sono stati durissimi. Decine e decine di mail, neanche uno straccio di risposta. Benissimo, cambiamo strategia. Fiere del libro. Tutte. A tappeto. Roma, Bologna, Torino. Conoscere gli editori, cosa pubblicano, cosa cercano, vedere e farsi vedere, farsi conoscere. Dopo la laurea ho seguito brevi corsi e seminari di traduzione letteraria dal taglio veramente pratico. Un trauma. Della serie: Fitzgerald come prima prova di traduzione. E lì capisci che di strada da fare ce n’è ancora tantissima. Ma ho avuto la fortuna di conoscere grandi traduttrici, che mi hanno aiutata e corretta senza pietà. Voglio fare qualche nome perché le stimo moltissimo: Giuseppina Oneto, Gina Maneri, Anna Rusconi. Grazie a uno di questi corsi ho tradotto il mio primo racconto, poi sono venute le altre case editrici, alle quali avevo mandato un curriculum abbastanza mirato, e le prime prove di traduzione, che hanno portato a collaborazioni durature. E sì, la concorrenza c’è, come in tutte le professioni, ma se sei bravo e hai voglia di crescere (quella non deve mai mancare) uno spazietto si trova.

Come organizzi il tuo lavoro? Programmi una scaletta, dividi il testo rientrando immagino entro una data di consegna concordata? Ti è mai capitato di sforare questi limiti?

In teoria, sì. In pratica… A volte (di rado, per fortuna) si può incappare in un vero e proprio blocco, dove anche la resa delle frasi più semplici diventa complicata, e tanti saluti alla scaletta, ma in genere tendo a farmi un’idea del numero di cartelle che dovrei tradurre quotidianamente (i fine settimana sono sacri, però!) in funzione della deadline, della complessità del testo, dell’affinità con lo stile dell’autore e via dicendo, e riesco ad attenermici senza grandi problemi.

Parliamo ora di Caravaggio enigma. Come sei venuta a conoscenza di questo libro, conoscevi già la sua autrice Alex Connor? Ti ha contattato direttamente l’editore, o sei stata scelta tramite un’agenzia di traduzione? Hai dovuto superare prove selettive?

Un libro al quale ho lavorato con enorme piacere. Non conoscevo l’autrice, ma, quando mi è stato proposto l’incarico da un’agenzia di traduzione con cui collaboro da tempo, mi sono documentata e sono subito rimasta colpita dalla passione della scrittrice per l’arte italiana.

Cosa ti è piaciuto di più di questo libro? Quale è stata la parte della traduzione più difficile?

È una perfetta via di mezzo tra la biografia storica e il thriller. Il personaggio di Caravaggio emerge con forza incredibile dalle pagine del libro. È un uomo cupo, tormentato, pieno di vizi e debolezze, ma è anche un genio assoluto che crede nella propria idea di arte e non accetta alcun compromesso. Ho fatto molte ricerche su di lui e sui personaggi storici descritti e menzionati nel romanzo, e posso assicurare che l’autrice non si è inventata niente, anzi! In fase di traduzione, ho dovuto prestare grande attenzione ai dettagli, come alla precisione dei dati storici e alle scelte lessicali, senza però tradire il ritmo serrato e adrenalinico che è tipico del thriller.

Tu avendolo tradotto conosci approfonditamente lo stile dell’autrice, puoi parlarcene? Puoi dirci secondo te quelli sono i suoi punti di forza che favoriscono tanto l’apprezzamento dei lettori?

Come in parte ho già anticipato, l’autrice ha dosato sapientemente gli elementi a sua disposizione. La figura di Caravaggio è di per sé un ottimo punto di partenza, tanto per il lascito artistico quanto per le travagliate vicende personali che lo hanno reso un personaggio davvero controverso. Alex Connor le ripercorre in chiave romanzata, con un ritmo avvincente e una buona dose di suspense che tiene incollati alle pagine: cosa succederà adesso? Caravaggio conduce una vita spregiudicata, combatte con chiunque incroci il suo cammino, non riesce mai a tenere la bocca chiusa. E le sue opere? Dipingeva con totale sprezzo dei canoni imposti dalla Chiesa, rischiava di perdere gli incarichi, sfidava costantemente la sorte. Caravaggio enigma è una biografia che non annoia mai, perché scava nella personalità del celebre pittore e offre un vivido spaccato della vita dell’epoca. Credo sia proprio questo il segreto dell’apprezzamento che ha riscosso.

Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

Ora come ora… sono appena rientrata dalle ferie! No, be’, sto lavorando alla traduzione di un bel thriller di un’autrice abbastanza famosa e ad alcune revisioni.

Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza, e auguri per il futuro.

Grazie a voi e ai lettori del blog!

:: Era il mio migliore amico – Gilly Macmillan (Newton Compton 2017) a cura di Elena Romanello

18 gennaio 2018
Era il mio migliore amico

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Una sera la città di Bristol viene sconvolta da un misterioso incidente: Noah Sadler, adolescente figlio di una ricca famiglia che da anni lotta contro un cancro che lo sta portando verso una morte prematura, cade in un canale e cade in coma irreversibile. Con lui c’era quello che tutti consideravano il suo migliore amico, Abdi Mahad, figlio di profughi somali ammesso in un’esclusiva scuola della città grazie a una borsa di studio: il ragazzo si chiude in un mutismo inspiegabile e non vuole raccontare quello che è successo né ai familiari né alla polizia, per poi sparire, mentre emergono particolari inquietanti dal passato suo e della sua famiglia, in una città in cui stanno prendendo sempre più piede i movimenti di estrema destra e xenofobi.
Gilly Macmillan compie un altro viaggio nell’animo umano, raccontando l’Inghilterra di oggi, partendo non dalla cosmopolita e tollerante Londra, ma da Bristol, una delle città in cui ha vinto in maniera più netta il sì alla Brexit, dove sono molto evidenti le contraddizioni del Regno Unito di oggi, tra paure del futuro, razzismi vecchi e nuovi, difficoltà di convivenza tra vecchie e nuove generazioni e tra vecchi e nuovi inglesi.
L’autrice parla del dramma dei profughi, di cui spesso si ignorano o si vogliono ignorare i percorsi tortuosi e violenti che hanno subìto prima di arrivare in un Paese, e in particolare dei figli di questi profughi, ragazzi e ragazze divisi tra due culture, che sognano l’integrazione ma che non vogliono perdere tutti i legami con un mondo a cui sentono di appartenere, e che spesso scoprono realtà sulle loro famiglie che possono distruggerli. Ragazzi e ragazze come Abdi, studente brillante ma che si sentiva oppresso dal possessivo Noah, che tramite lui si attaccava ad una vita che gli stava fuggendo di mano, e la sorella Sofia, che porta il velo ma studia per diventare ostetrica all’Università, con un progetto di vita che coniughi le sue radici musulmane con le idee di emancipazione della donna che sente sue.
Tra i vari fili narrativi, Gilly Macmillan ne tocca un altro molto importante, quello del lutto e dell’elaborazione del dolore, attraverso la storia dell’amicizia tra due ragazzi diversissimi all’apparenza ma con dietro entrambi una storia dolorosa, di emigrazione da un lato e di malattia dall’altro, che si sorreggono a vicenda prima di un distacco prevedibile ma tragico.
Un thriller quindi, interessante e intrigante, raccontato a più voci, dove molto non è come sembra, ma che parla anche dell’oggi, della realtà che si preferiscono ignorare, delle difficoltà dell’integrazione ma anche di quella, eterna, del crescere e trovare un posto nel mondo, sempre che uno ci riesca poi a diventare adulto.

Gilly Macmillan è cresciuta a Swindon e ha trascorso l’adolescenza nel Nord della California. Ha studiato Storia dell’arte alla Bristol University e poi al Courtauld Institute of Art di Londra. Ha lavorato al «Burlington Magazine» e alla Hayward Gallery prima di mettere su famiglia. Da allora vive a Bristol con il marito e i tre figli. Il suo romanzo d’esordio, 9 giorni, è stato un successo internazionale tradotto in 14 lingue. La Newton Compton ha pubblicato anche La ragazza perfetta e 9 giorni.

Liberi di scrivere intervista Gilly Macmillan: qui

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Antonella e Federica dell’ Ufficio stampa Newton Compton.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La notte della rabbia di Roberto Riccardi (Einaudi 2017) a cura di Federica Belleri

17 gennaio 2018
La notte della rabbia

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Roma, inizi degli anni ’70. Il professor Claudio Marcelli viene sequestrato. L’operazione viene subito rivendicata dalle Sap, Squadre d’Azione Proletaria. Il professore aveva da poco proposto una riforma della legge penale, ed era candidato come Ministro dell’Interno. Elemento scomodo per i terroristi. Moglie e figlia, presto informate, iniziano a vivere nell’incertezza e nella paura. Il colonnello dell’Arma Leone Ascoli è impegnato da tempo a combattere le Sap in ogni modo, la lotta al terrorismo per lui è al pari di una questione personale. Il sequestro del professore è un ricatto allo Stato, di questo ne è sicuro.
Si effettuano i primi rilievi, i giornalisti sono affamati di notizie e Roma continua a vivere come se nulla fosse accaduto. Il costo della vita è aumentato e la disoccupazione ha l’aspetto di una piaga infetta.
Ascoli è preoccupato e pensieroso. Riflette su come organizzare al meglio i suoi uomini, e ogni tanto si lascia manipolare da ricordi dolorosi e dal vuoto lasciato dalla moglie, scomparsa troppo presto. È un essere umano, come tanti. Ha un vissuto e un presente faticoso da portare avanti. Ha un codice personale relativo ai prigionieri che rispetta in modo scrupoloso: anche il peggior delinquente ha una dignità, e deve essere trattato bene. Il colonnello Ascoli è spesso taciturno. Lo sa bene l’appuntato Berardi suo fidato autista e amico singolare, in grado di strappargli sempre un sorriso. Alcuni illustri personaggi lo circondano in questa indagine. Tra questi spicca il giudice Tramontano, archivio storico umano con la maggior quantità di informazioni sulle bande criminali. Un amico stimato, dalla stazza imponente, amante della buona cucina. All’interno di quest’indagine compare la Stasi e l’Intelligence della Germania Occidentale. Il terrorismo ha radici particolari e troppe sono le persone interessate a spiare, prima di essere spiate. Tra amicizie vecchie e nuove Leone Ascoli osserva piccoli particolari, che possono fare la differenza. Protegge una testimone che ha bisogno di lui. Scopre le vere intenzioni delle Sap e precipita in un vortice che lo riporta indietro nel tempo. Non ha scelta, deve affrontare di nuovo un oscuro periodo.
I movimenti studenteschi avanzano. Si siglano accordi per non soccombere. E lentamente il cerchio si chiude attorno agli ideali politici offuscati dall’amore. Attorno ad un gruppo all’apparenza unito ma composto in realtà da individui egoisti ed insicuri. Una morsa di angoscia e di terrore si stringe attorno alle famiglie dei carabinieri, che vivono questa e mille altre indagini sulla propria pelle.
La notte della rabbia è un noir che definisce come il male sembri possedere l’essere umano, senza appartenere a un genere specifico o a un colore politico.
La notte della rabbia è un’erba infestante che si insinua e cresce a dismisura, alimentata dalla vita stessa.
La notte della rabbia costringe i protagonisti a guardarsi in faccia, con le armi puntate sui rispettivi volti.
La scrittura precisa e densa di avvenimenti porta il lettore a confrontarsi con i temibili Anni di Piombo. Il romanzo ha un ritmo equilibrato dalla prima all’ultima pagina, e scava nell’animo dei personaggi al punto giusto, senza invadere.
Ottima lettura.

Roberto Riccardi (Bari, 1966) è colonnello dei carabinieri. Ha esordito nel noir con Legame di sangue (Giallo Mondadori, 2009), cui hanno fatto seguito I condannati (Mondadori, 2012), Undercover (e/o, 2012), Venga pure la fine (e/o, 2013) e La firma del puparo (e/o, 2015). È anche autore di libri sulla Shoah: Sono stato un numero (Giuntina, 2009; premio Acqui Storia), La foto sulla spiaggia (Giuntina, 2012) e, insieme a Giulia Spizzichino, La farfalla impazzita (Giuntina, 2013). Per Einaudi ha pubblicato La notte della rabbia (2017).

Source: acquisto del recensore.

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:: Nell’ombra del faro – Luigi Schettini (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

17 gennaio 2018
Nell' ombra del faro

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Torna in libreria la prima indagine di Thomas Sermon, l’investigatore e coroner ideato da Luigi Schettini, poi autore di Qui giaccio e Arché, qui alle prese con la sua prima avventura, in giro per Europa e Nord Africa.
Tutto inizia nei pressi del faro di Plymouth, dove viene rirovato il corpo di una giovane donna incinta, all’apparenza senza problemi e con tanti progetti di vita non solo legati alla sua prossima maternità. La ragazza ha marchiata a fuoco sulla pelle una stella a cinque punte e vicino ha una filastrocca macabra che sembra presagire nuovi omicidi. Thomas Sermon, in crisi personale per la fine del suo matrimonio, si butta sulle tracce di un assassino senza volto, desideroso di portare avanti quella che sembra a prima vista una serie di morti accomunate solo da due fatti, quello di avvenire nei pressi di un faro e quello di riguardare persone prossime a diventare genitori.
Nella caccia di un colpevole inafferrabile e insospettabile, Thomas Sermon si muove dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Tunisia all’Egitto, fino alla Norvegia, cercando di mettere insieme i pezzi di un progetto criminale e di arrivare prima dell’assassino, seguendo anche piste non sempre giuste.
Per fortuna può contare sull’aiuto dell’amico dell’Interpol Bernie Peters, in un mondo dove emergeranno bugie e inganni, antichi patti disattesi e nuove speranze di vita stroncate.
Un romanzo di esordio che è giusto rileggere o leggere per scoprire gli inizi di Sermon, alle prese con un caso intricato che coinvolge un pezzo di mondo, a cui si aggiungono man mano dei pezzi che stravolgono le indagini e aprono nuove strade. Il tutto con al centro uno dei luoghi forse più iconici, i fari, sentinelle che esistono ancora oggi e che da secoli hanno intorno a loro un’aura di mistero.
Un libro scritto da un autore allora giovanissimo, poi maturato molto bene, da lui stesso definito imperfetto, ma non per questo meno interessante, testimone dell’interesse di Luigi Schettini per il genere del thriller a tutto campo, tra psicologia e azione.

Luigi Schettini nasce a Roma nel 1989. Oltre ad essere un valente giallista, nella vita è insegnante/coreografo hip-hop e attore. Grande cultore del cinema di Dario Argento e della letteratura horror e legal thriller di Stephen King e Patricia Cornwell, scrive storie da sempre e all’età di 17 anni dà vita al suo primo romanzo.
Pubblica I delitti del faro nel 2008 e Giallo Zafferano nel 2011.
Nel 2015 esce il suo terzo romanzo thriller, Qui Giaccio, per conto di Golem Edizioni, impreziosito dalla prefazione di Asia Argento, opera che ha superato le selezioni per il programma Rai Masterpiece, dal quale è stato poi escluso poiché si richiedeva che l’autore fosse inedito. Lo stesso thriller ha ottenuto il Premio Speciale Emotion della Città di Cattolica, una menzione speciale al Premio Letterario Giallo Garda e si è classificato al primo posto su 114 partecipanti al concorso “Un Libro Per Il Cinema”.
A Dicembre 2016 esce Archè, sempre per Golem Edizioni”, accompagnato da un’illustre prefazione di Daria Nicolodi.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: Mi manca il Novecento – Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli a cura di Nicola Vacca

17 gennaio 2018

altri libertiniÈ il 1980 quando esce Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli e una generazione scopre di avere un suo portavoce.
Tondelli è stato l’ultimo grande scrittore di fine Novecento, capace di rappresentare una generazione inquieta e Altri libertini è il libro che la rappresenta.
Lo scrittore emiliano con una lingua viva e sperimentale narra in sei storie – che lui stesso definisce un romanzo di racconti – le bizzarrie della sua gioventù e lo fa non nascondendo nulla del disagio e dell’inquietudine di quella generazione che è stata la protagonista del movimento del Settantasette.
Non ha paura di dare scandalo il giovane scrittore quando nelle storie che racconta usa senza inibizioni un linguaggio crudo e diretto che era quello dei suoi coetanei, che come lui hanno pagato caro, troppo caro, il prezzo per la ricerca di una loro autenticità.
Fu proprio per la scrittura carnale e violenta di Tondelli che Altri libertini fu sequestrato per oscenità. Per fortuna il libro poi fu ripubblicato e ottenne un enorme successo di pubblico.
Altri libertini è uno straordinario libro trasgressivo che interpreta dal vero il libertinaggio eversivo di una generazione che prende la distanza dalle convenzioni della società borghese.
È un libro che rivendica il rifiuto dei giovani di allora a conformarsi alla morale del proprio tempo.
Tondelli usa lo schietto parlato dei giovani dell’epoca e nelle sue storie, non si autocensura mai quando descrive la vita dei suoi coetanei tra marchette, droga, riunioni nei postoristoro della stazione dove si ingannava il tempo bruciando le proprie vite.
Recentemente Massimo Raffaeli su L’Espresso ha scritto:

«Se il Novecento è il secolo dell’invenzione della gioventù, Pier Vittorio Tondelli nella sua parabola breve e bruciante ne è stato in Italia uno dei testimoni terminali».

Altri libertini di questa testimonianza è il vertice più alto. È proprio in questo libro che Tondelli racconta e descrive il presente non da una prospettiva distaccata, ma vivendoci dentro e mettendoci le mani e il corpo. Lui stesso diventa quel presente al quale non cede e allo stesso tempo apre le porte a un futuro che non riuscirà a vedere.
La lingua nuova di Altri libertini è linfa vitale per la letteratura italiana di quegli anni.
La breve e bruciante parabola di Pier Vittorio Tondelli ha consegnato alla postmodernità l’ultimo grande scrittore del nostro Novecento con cui per molto tempo ancora dobbiamo fare i conti.

:: Liberi di scrivere Award ottava edizione: i vincitori

16 gennaio 2018

Vince l’ ottava edizione del Liberi di scrivere Award:

Il ragazzo ombra. Diario vittoriano Vol. 1 di Laura Costantini, ed. goWare

Il ragazzo ombra

Robert Stuart Moncliff è un romanziere e un ritrattista affermato. Nell’autunno del 1901 chiuso nel castello di famiglia, su una scogliera scozzese, rilegge il diario degli ultimi vent’anni.
Un’assenza pesa su di lui: la persona più importante della sua vita. Un tredicenne dagli incredibili occhi d’oro apparso come un’ombra, sotto la luna piena nell’aprile del 1881.
Nella lettura Robert rivive la gioia passata, unica cura per superare il giudizio della società vittoriana che ora lo condanna.
Il ragazzo ombra è il primo episodio della serie Diario vittoriano.

2° Classificato

Caravaggio enigma di Alex Connor – Newton Compton Editori – traduzione di Tessa Bernardi

3° Classificato

(a parimerito)

I bastardi dovranno morire – Emmanuel Grand – Neri Pozza – traduttore Alberto Folin

La natura della grazia, di William Kent Krueger- Neri Pozza – traduzione di Alessandro Zabini

Lois e Luke – Giro di Vite di Annemarie De Carlo (goWare 2017)

4° Classificato

Il Settimino di Fabrizio Borgio – Acheron Books

Menzione speciale per la migliore traduzione

Tessa Bernardi

per Caravaggio enigma di Alex Connor – Newton Compton Editori

Classifica generale della votazione: qui

:: Giovanni Paolo II – La biografia di Bernard Lecomte (Dalai Editore 2004) a cura di Marcello Caccialanza

15 gennaio 2018
Lecomte

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Bernard Lecomte nella sua autorevole biografia su Giovanni Paolo II presenta con grande puntualità di notizie e di aneddoti a vario titolo la figura di un uomo, che incarna – a pieno titolo – uno degli ultimi giganti della nostra epoca assai contraddittoria.
È stato senza ombra di dubbio un pontefice di grande spessore che ha giocato un ruolo fondamentale e determinante nella alquanto complicata definizione degli attuali equilibri politici internazionali e delle teorie morali e religiose.
Si è distinto in gioventù come poeta, giornalista e professore universitario; fino a quando per volere divino ha ricoperto l’onerosa carica di arcivescovo nella sua tanto amata Polonia, ancora vittima dei totalitarismi.
Con i suoi numerosi viaggi per il mondo ha sicuramente promosso un edificante e prolifico dialogo interreligioso mai sperimentato fino a quel momento, contribuendo in questo modo alla riconciliazione con il mondo ebraico.
Lacomte offre a noi lettori un lucido bilancio di venticinque anni di pontificato che ha saputo mettere in evidenza la contrapposizione tra l’audacia di certe iniziative e il rigido conservatorismo di cui lo stesso Wojtyla si è fatto carico e portavoce universale; ma è anche l’occasione più ghiotta per mostrare il ritratto intimistico di un uomo appassionato a tutte le differenti sfaccettature della vita.
Leggere questa biografia, per credenti o atei, diventa importante per ritrovare una sorta di serenità interiore che di certo non fa mai male; riscoprendo così la propria dignità e la propria responsabilità di esseri umani.

Bernard Lacomte, vaticanista e giornalista specializzato nei temi dell’Europa dell’Est, ha scritto su le Croix ed è stato inviato de l’Express.
Ha ricoperto anche la carica di capo redattore di Figaro Magazine, prima di dirigere per tre anni il settore comunicazione del Consiglio regionale di Borgogna.
Lacomte ha dedicato anni e anni di lavoro ad inchieste approfondite intorno alla figura di Giovanni Paolo II al fine di realizzare al di là dell’agiografia corrente, il ritratto emozionale di uno di personaggi più emblematici ed accattivanti della nostra epoca.
Tra i suoi ultimi lavori Paris n’ést pas la France uscito nell’anno 2005.

Source: libro del recensore.

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:: Mi manca il Novecento – Le storie ferraresi e italiane di Giorgio Bassani a cura di Nicola Vacca

15 gennaio 2018

Bassani

Giorgio Bassani è nato a Bologna il 4 marzo 1916 da una famiglia ebraica di Ferrara, città dove ha trascorso l’infanzia e la giovinezza e dove ha ambientato le sue storie.
A centodue anni dalla nascita Bassani con le sue meravigliose storie ferraresi resta uno dei più grandi scrittori italiani. Un autore fondamentale e imprescindibile.

«Con Bassani – scrive giustamente Bàrberi Squarotti – siamo al centro della narrativa (non solo italiana) di questi anni: la problematica ideologica –strutturale dello scrittore ferrarese è costituita infatti dalla possibilità di esprimere una società, una visione generale dei problemi storici e sociali con strumenti liberi dai modelli ottocenteschi, del grande realismo borghese, utilizzando tutte le ricerche, le sperimentazioni, le esperienze novecentesche, da James a Proust, da Joyce a Kafka».

All’origine della narrativa di Bassani non c’è una ricerca di strutture e di prospettive nuove, ma uno scandalo, un trauma tragico ( l’umiliazione razzista) che ha portato lo scrittore a una posizione di negazione radicale della società borghese.
Bassani attraverso la poesia e la prosa racconta il suo mondo in un volgere di anni intensi di avvenimenti che non possono non incidere nella sua formazione: la Resistenza, il carcere, la violenza della Storia che si era abbattuta sugli uomini e su una generazione.
Gia con le Cinque storie ferraresi (1956) emergono i temi centrali e più interessanti della narrativa di Bassani: la sua pietà, la sua religiosità laica, il suo ebraismo, il suo rapporto realtà – memoria tutto da leggere e interpretare in chiave esistenziale e storica.

«Non è uno scrittore artefice – scrive Geno Pampaloni – ma uno scrittore compagno, che non ha l’ambizione della scoperta ma solo quella di notificare la qualità degli eventi, il loro familiare segreto La sua prosa ha una grazia un po’ faccendiera nel senso domestico del rassettare, del dare un tocco più personale a un arredo quotidiano minacciato dall’abitudine».

Gli occhiali d’oro, Dietro la porta, Il giardino dei Finzi- Contini e tutto il magistrale Romanzo di Ferrara con i suoi personaggi simbolo rappresentano l’affresco in cui la memoria e la storia si incontrano. Qui Giorgio Bassani è il testimone narrante delle vicende disumane e della decadenza del suo tempo. Lo scrittore nella sua Ferrara dà voce allo straziato rimprovero dell’uomo, vittima del di un tempo feroce, contro una società e le sue convenzioni accomodanti che aprono la strada a un epilogo tragico.
La grandezza dello scrittore Giorgio Bassani risiede in questo straordinario rapporto intimo con la sua Ferrara: il rapporto Bassani –Ferrara è viscerale e in questo senso emergono contraddizioni e complicanze. Il rapporto dello scrittore con Ferrara nasconde numerose complicità.
Leggere la sua opera attraverso il fantasma di Ferrara è utile per comprendere un altro lato della personalità di Bassani. Così accanto all’autore del monumentale ed epico Romanzo di Ferrara, si scopre anche il volto di uno scrittore che sa diventare interprete del proprio tempo attraverso gli scritti legati all’analisi di problematiche letterarie, polemiche culturali e considerazioni che riguardano in modo specifico correnti di pensiero, opere e personaggi che hanno accompagnato il dibattito sul romanzo italiano, sulla sua fortuna e sui suoi limiti.

:: Il passeggero del Polarlys di Georges Simenon (Adelphi, 2016) a cura di Daniela Distefano

12 gennaio 2018
Il passeggero del Polarlys di Simenon

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Apparso a puntate sul quotidiano “L’Oeuvre”, nel 1930, con il titolo “Un delitto a bordo” e sotto lo pseudonimo di Georges Sim, “Il passeggero del Polarlys” fu il primo romanzo ad andare in libreria (nel giugno del 1932) con il vero nome dell’autore. E’ un racconto claustrofobico, impressione accentuata dal fatto che teatro di eventi cupi è una nave che lascia il porto di Amburgo per un viaggio che dovrà far tappa in Norvegia dove merci varie – macchinari, frutta, carne salata – verranno scambiate con altra mercanzia. A guidare il Polarlys è il capitano Petersen, figura centrale nel dispiegamento del plot. Altri personaggi chiave sono: un olandese di diciannove anni che si trova a svolgere le mansioni di terzo ufficiale e un vagabondo che deve sostituire il carbonaio malato. Tra i passeggeri, uno uomo si è fatto registrare ma scompare nel nulla; un altro passeggero è Bell Evjen, direttore di miniere; sulla nave anche un giovane rapato a zero, senza ciglia né sopracciglia, con un paio di occhiali dalle lenti spesse. E poi c’è lei,
Katia Storm, ambigua creatura luciferina:

La passeggera avanzava con disinvoltura. Si era messa in ghingheri come se avesse dovuto cenare a bordo di un transatlantico di lusso, e sembrava non indossare nulla sotto il vestito di seta. Una strana figurina, esile nervosa, dalle movenze sensuali, che faceva ricorso a tutti gli artifici della moda per mettersi in mostra”.

A viaggiare sul Polarlys pure un sovrintendente di polizia:

Che ci fosse qualcosa di anomalo era evidente, altrimenti un alto funzionario di polizia non si sarebbe dato la pena di correre dietro al Polarlys fino a Cuxhaven. Qualcosa di grave”.

E succede proprio l’irreparabile, il sovrintendente viene assassinato. Nessuno può scendere a terra, inizia la caccia all’autore del delitto efferato.

Petersen non si era mai sentito così insoddisfatto, così disorientato, eppure non avrebbe saputo dire perché. Gli sembrava di vivere uno di quegli incubi strani che talvolta si hanno dopo un’indigestione. Erriamo attoniti in un mondo avverso, sentiamo vagamente il desiderio di svegliarci, ma non ci riusciamo”.

Forse non è il romanzo più riuscito dello scrittore belga più famoso e letto al mondo però l’atmosfera agghiacciante, nebulosa, la musica a requiem che fa da sottofondo ai pensieri, il ritratto debordante dell’unico personaggio femminile sono indizi della futura maturità di Simenon; una esperienza letteraria costruita mattone dopo mattone fino a riempire tutte le caselle della sua immaginazione. Lo stile è prosciugato, il ritmo segue il riflusso di un mare livido, nero, profondo, dannato. Si divorano le pagine seguendo gli sviluppi dei personaggi che come uccelli in gabbia sono disperati e perdutamente ignari. Non si avverte paura, orrore, tensione esasperante, tutto procede come una discesa lenta, agli inferi, nel vuoto delle vite più lontane dalla Luce, c’è solo un piccolo bagliore, ma è il riflesso delle anime infuocate e alla deriva di una esistenza per loro senza Dio.

Georges Simenon – Liegi (Belgio), 13/2/1903 – Losanna (Svizzera), 1989 – è stato un romanziere di lingua francese e di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea.
Grande importanza ha poi all’interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret.
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database curato dall’UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre.
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim.
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all’età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo.
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell’arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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:: Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto di Fulvio Capezzuoli (Todaro Editore 2017) a cura di Viviana Filippini

12 gennaio 2018
il fantasma

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Milano. Ottobre 1948, tornano le avventure e le indagini, velate dal mistero, del commissario Gianfranco Maugeri, nato dalla penna di Fulvio Capezzuoli. “Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto” vedrà il già comandante partigiano durante la Resistenza, alla prese con un’indagine che per lui sarà un vero e proprio grattacapo. L’uomo, che ha una moglie –Giovanna- e un figlio- Giacomo- sarà contattato dall’amico vice questore che lo porterà a parlare con un’anziana signora, tal Susanna Bellingeri, residente in un bella palazzina in stile Liberty di via Ludovico Ariosto, zona Magenta, a Milano dove, secondo lei, ci sarebbero strane presenze nel solaio. La loro colpa: fare rumore. Maugeri non ha molta voglia di indagare sul paranormale, ma un sabato va ad ascoltare quella donna dai capelli scuri e dalla labbra carnose e, vista la preoccupazione di lei, decide di attivare qualche procedura di verifica e sorveglianza. Maugeri scopre anche che Susanna vive con la sorella Elisa, donna malata e inferma, a volte assistita da Franca, bella infermiera e, in altri casi, quando c’è, da Giovanni, il nipote architetto di trentacinque anni residente all’estero. Il giovanotto è figlio di Simone, il fratello delle due donne, morto suicida durante il conflitto mondiale. Maugeri passa il fine settimana per i fatti suoi, perché ritiene un po’ “esagerate” le preoccupazioni della signora, ma cambia idea quando, il lunedì, Enrico Bonavita, cameriere delle Bellingeri, trova la signora Susanna seduta in poltrona e morta. Sul posto, oltre al commissario, alle prese pure con l’influenza del figlio, c’è Marco Fulgenzi, il medico di famiglia il quale ammette che la morte della Bellingeri è un po’ improvvisa, perché Susanna non aveva particolari malattie e mentre i due parlano sentono un campanello suonare, ma da chi? L’aggeggio sarà ritrovato nel solaio della palazzina. Le impronte su di esso porteranno a tal Attilio Colombo, condannato a morte nel 1938 per uxoricidio. Il tutto si intriga ancora di più quando l’ispettore Valenti fa notare a Maugeri che Susanna non è morta per cause naturali. La donna è stata assassinata. A dimostrarlo una minuscola puntura al centro della nuca, più o meno all’altezza della parte finale del tronco encefalico. I due si gettano a capofitto nelle indagini e scopriranno che anche altre persone – tra cui la moglie del fucilato Colombo- anni prima, furono uccise con le stesse modalità. Il giallo di Capezzuoli evidenzia un intreccio ben costruito, dove il presente dell’immediato dopoguerra si intreccia con il passato bellico e con il presunto paranormale, perché il sospetto che nella storia aleggino dei fantasmi c’è, ed è forte. Maugeri ne “Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto” non si fermerà davanti a nulla, parlerà con persone, recupererà tracce e piano piano scoprirà delle realtà inquietanti che evidenziano quanto degenere possa essere il genere umano e come non sempre sia facile dimenticare i dolori e i torti del passato.

Fulvio Capezzuoli nasce a Milano, dove compie i suoi studi laureandosi in Scienze Economiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Esperto critico cinematografico collabora con la Fondazione Cineteca Italiana. Nel 2006 esce “L’estasi e il Tormento”, in collaborazione con la fotografa Tony Tamagni, un testo sui suoi quindici anni di esperienza come organizzatore di Cineforum e, nel 2008, “Locarno mon amour”, dove i suoi testi si alternano alle foto di Tony Tamagni, per raccontare una giornata tipo al festival cinematografico della città svizzera. “Gli anni del sole stanco” (editore Edimond), nato da ricerche storiche, effettuate proprio nel Sud Italia, è la sua prima opera di narrativa pubblicata, ed ha vinto nell’ottobre del 2008 il Premio Letterario Città di Castello. Esce nel 2010 “Al di là dell’oceano”, romanzo storico sulla Grecia del V secolo a.c., ambientato nella città di Paestum (a quei tempi chiamata Poseidonia), che narra tra l’altro la costruzione della famosa Tomba del Tuffatore. Questo è il quarto romanzo con protagonista il commissario Maugeri.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Todaro e Veronica.

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:: L’alba di Alwayr di Mariangela Cerrino (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

12 gennaio 2018
Mariangela Cerrino

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La Golem edizioni presenta un’incursione inedita di Mariangela Cerrino di nuovo nel genere fantastico, con L’alba di Alwayr, storia fantascientifica con forti venature fantasy. Si tratta del seguito de L’ultima terra oscura, vincitore del Premio Italia 1990, riproposto sempre da Golem in formato e-book: la vicenda è però godibile anche da sola e senza conoscere l’antefatto.
L’alba di Alwayr è ambientato in un pianeta in un futuro remoto o in un tempo alternativo, e racconta la storia di Bain lo Straniero, ormai adulto, giunto a Glysendia quando aveva solo dieci anni. Bain è stato considerato colui che portava la morte e per questo motivo è visto come un pericolo da Artes, la Macchina Guida che ha trasformato l’intero pianeta di Alwayr per obbedire agli ordini del suo nuovo simbionte, il Doma della stirpe dei Dolane.
Il Doma ha dato ad Alwayr la speranza di una vita migliore e Artes, che pure ha subito la situazione, scatena contro Reelve Bain una caccia per catturarlo e quel prezzo richiama gli Scorridori di ogni angolo del mondo.
Ma questo odio per un diverso risveglierà anche la curiosità e le paure di quelli che ancora vivono nelle zone meno controllate, perché Reelve Bain non porta solo la morte ma anche il desiderio di libertà da un sistema che sembra aver dato la felicità ma che in realtà ha distrutto prospettive e aspirazioni.
La letteratura di fantascienza ha da sempre speculato su possibili futuri e mondi, metaforici di tante nostre realtà e delle aspirazioni e contraddizioni dell’animo umano: L’alba di Alwayr si pone in questa strada, all’interno della produzione di una scrittrice che del fantastico ha raccontato varie sfumature, dal Medio Evo fiabesco ed eroico della quadrilogia dell’anno Mille alle origini di Roma attraverso il mondo magico degli Etruschi passando per l’epopea ecologista di Lisidranda.
L’autrice ha spaziato su altri generi, ma è sempre bello ritrovarla negli universi del fantastico, in un mondo come quello di Alwayr, dominato dalle macchine e dove forse la libertà anche di morire è l’ultima speranza per costruire nuovi orizzonti.

Mariangela Cerrino è nata a Torino, e abita nei suoi dintorni. Tra i suoi romanzi di fantascienza ricordiamo, fra gli altri, L’Ultima Terra Oscura (Nord, 1989) e Gli Eredi della Luce (Nord, 2001) poi riproposto come Cronache dell’Epoca Mu (Mondadori, 2008). Per quello che riguarda il fantasy, è autrice de Lisidranda (Armenia), della trilogia di romanzi sugli Etruschi (Longanesi 1991-1995) I Cieli Dimenticati, La Via degli Dei e La Porta sulla Notte e del Ciclo dell’anno Mille:Il Segno del Drago, Il Segreto dell’Alchimista, Il Custode dell’Arcobaleno e Il Calice Spezzato, uscita prima per Longanesi e poi per Susalibri. La Storia è tornata in una prospettiva più realistica nei suoi romanzi Il Margine dell’Alba, ambientato nella Francia e nel Piemonte del XVI secolo e incentrato sulle guerre di religione tra cattolici e valdesi (Alacran Edizioni, 2010), riproposto nel maggio 2017 da Golem Edizioni; Absedium (Rizzoli, 2012), che rievoca la guerra di Gallia dal punto di vista dei Celti. Nel 2015 ha fatto anche uscire il romanzo Il Ministero delle Ultime Ombre, per Timecrime Fanucci, un’escursione nella narrativa thriller.

Source: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: Con le migliori intenzioni di Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2018
Con le migliori intenzioni

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Torna per Golem edizioni il duetto di signore in giallo composto da Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi, con un nuovo thriller, Con le migliori intenzioni, ambientato sulle colline affacciate sul golfo di Lerici.
Un paradiso per molti, finché non viene trovato il corpo orrendamente martoriato di una bambina, grazie alla segnalazione di una sua amichetta che è riuscita a fuggire. Purtroppo il caso non rimane isolato, perché dopo pochi giorni una nuova bambina perde la vita nella stessa maniera, e la pista della vendetta privata del primo caso perde piede di fronte a quella di un maniaco, magari insospettabile e convinto di avere una missione da portare a termine.
Il capitano dei carabiniere Niccolò Zani, amato dalle signore del posto per la sua avvenenza, si trova quindi un nuovo, difficile caso da gestire, in un’esistenza non certo facile, perché deve già investigare sulla tratta di alcune ragazze dall’Africa costrette a prostituirsi e deve occuparsi anche del suo matrimonio ormai fallito, ma non chiuso, con una donna con gravi problemi mentali, proprio quando potrebbe aver trovato la persona giusta con cui rifarsi una vita nella pittrice Tullia.
Ancora una volta il thriller si dimostra come il genere migliore per raccontare la contemporaneità, anche di un luogo considerato idilliaco e lontano dai problemi della grande città come l’entroterra delle Cinque Terre: ma si sa che ormai gli orrori non risparmiano nessun posto.
Le due autrici creano un nuovo eroe in cerca di più verità e giustizie, contro chi da un lato sfrutta ragazze giunte da lontano e contro un giustiziere pazzo che porta avanti un progetto folle di redenzione di vittime innocenti legato a fatti della sua infanzia, ma anche in cerca di una nuova possibilità di vita dopo tanta sofferenza personale e professionale.
Un thriller scorrevole, che si legge in fretta, ma che comunque sa appassionare da un lato per la ricerca della soluzione di una serie di crimini e sa far riflettere sull’oggi e la contemporaneità.

Maria Antonietta Macciocu È nata a Sassari e vive a Torino. Laureata in Storia del Teatro,ha pubblicato il libro di poesie Amore che non tocca (Mediando, 2010) e Petalie, romanzo popolare sardo-piemontese (Mediando, 2011), scritto con Donatella Moreschi e presentato al Salone del libro di Torino per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia.

Donatella Moreschi È nata a Firenze e vive a Torino. Laureata in Lettere Classiche presso l’Università di Torino, ha lavorato per alcuni anni come redattrice per la casa editrice Stampatori e successivamente ha gestito come socia e proprietaria alcune librerie torinesi.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’Ufficio stampa.

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