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:: Un’intervista con Marco Scardigli a cura di Giulietta Iannone

18 aprile 2021

Benvenuto Marco su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Docente, storico, saggista, romanziere, chi è Marco Scardigli? Punti di forza e di debolezza.

Lasciamo da parte il docente che appartiene a periodi lontani. Storico lo sono quasi di natura: essere storico è un modo di vedere il mondo, una particolare attenzione verso i segni del tempo, tutto ciò che determina un divenire, un cambiamento. Scrivere saggi per me ha sempre significato accompagnare il lettore “dentro” un certo momento del passato, condividendo contenuti, ma anche emozioni e suggestioni. Il bello della Storia, in fondo, sono le storie individuali o delle comunità, le narrazioni, i personaggi. Il romanziere ci aggiunge la fantasia e una certa libertà di argomenti.

È essenzialmente uno storico che ha iniziato a scrivere anche narrativa, o viceversa?

Come ho detto prima, per me la Storia è stata soprattutto appassionarmi a storie individuali o collettive; la narrativa è la stessa cosa. Diciamo che l’aspetto dominante è la passione per la lettura e la scrittura, senza badare alla catagolazione.

Quali sono i libri che leggeva da ragazzo? Quali sono i classici che ha più amato?

Da ragazzo leggevo come un forsennato, di tutto. Verne, Salgari, Stevenson e tanta storia, ovviamente: Bedeschi, Montanelli e tutta Storia Illustrata, di cui compulsavo religiosamente ogni pagina. L’archeologia di Ceram e i romanzi storici di Mino Milani sono stati certamente un altro tassello importante della mia formazione. Poi fantascienza a vagonate: Asimov, tutto, e la folgorazione di Douglas Adams. Infine l’innamoramento per il fantasy, a partire dall’imprescindibile Signore degli anelli.

Poi crescendo quali sono diventati i suoi scrittori preferiti?

I grandi maestri sono due: Simenon e Guareschi, le due architravi della mia biblioteca e, a mio parere, i due massimi artigiani della scrittura; e poi l’amatissimo Aldo Buzzi. Attorno a loro una corte infinita di autori che ho letto con la matita in mano per prendere appunti: Gary, Grossman, Montanari, Lemaitre, Carrère, Cabré, Pennac, tanto per limitarmi agli ultimi anni. E poi ovviamente tonnellate di gialli.

Qualche anno fa aveva attirato la mia attenzione Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018, Premio Selezione Bancarella), può parlarci della serie a cui appartiene?

La serie è formata da tre romanzi (Celestina. Il mistero del volto dipinto; Evelyne. Il mistero della donna francese e Tina. Il mistero dei pirati di città) ambiantati nella Belle Epoque. Protagonisti sono un delegato di polizia, Marchini, una donna del popolo, Tina, e un ufficiale, Stoffel. Nel primo romanzo i tre si trovano coinvolti in uno stesso dramma: l’uccisione di una prostituta d’alto bordo, e i due uomini si innamorano di Tina. Nel secondo libro i protragonisti sono alle prese con una bellissima e misteriosa signora francese e nel terzo con dei delinquenti “moderni” (per chi viveva nel 1904). Insieme riescono a risolvere i casi, sopravvivere, crescere, trovare il loro posto nel mondo e perfino risolvere la questione di cuore.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al suo ultimo romanzo “Sibil”. Come è nato il progetto di scriverlo?

In tutta onestà non lo so e, guardandomi indietro adesso che il libro è uscito, non capisco dove io abbia trovato il coraggio di imbarcarmi in un’avventura simile, così lontana dagli argomenti che più sento miei e fuori dalla mia comfort zone. Forse è stata decisiva la voglia, a una certa età, di provare nuove sfide; forse il fatto che Sibil non sia stato partorito come un blocco unico, ma che si sia formato progressivamente, strato dopo strato.

Chi o cosa, un saggio, un articolo di giornale, un documentario, le ha ispirato il personaggio di Sibil, una delle protagoniste del romanzo?

Anche il personaggio di Sibil non è nato dalla mia testa tutta intero, maturo e armato, come una Minerva. All’origine probabilmente c’è la mia passione per il funzionamento del cervello, per come si forma il pensiero o la memoria e poi qualche suggestione verso l’intelligenza artificiale. Il seme remoto è forse la frase raccontata dal mio amico, lo scrittore Alessandro Barbaglia. In occasione della nascita del primo figlio, un suo conoscente, insegnante al MIT, gli aveva detto: «Lo sai che noi saremo gli ultimi uomini a morire interamente biologici e tuo figlio invece vivrà con parti tecnologiche…».

È un romanzo molto al femminile, perché questa scelta? Perché tutte donne nella task force della Guardia di finanza che segue l’indagine al centro del romanzo?

Anche questa è una cosa a cui non so dare una spiegazione. Pure negli altri gialli che ho scritto, i personaggi femminili sono predominanti e, forse, meglio riusciti dei loro colleghi maschi. Una spiegazione potrebbe essere che volendomi staccare dalla storia militare fatta per il 98% di maschi, mi sia venuto naturale porre al centro dei miei libri figure femminili.

Un thriller tecnologico in cui l’ “arma” segreta è una ragazzina, un essere umano con poteri straordinari. Un’arma non convenzionale nella lotta contro il crimine l’ho definita. Quanto incide il fattore umano nell’ipertecnologico mondo della investigazione finanziaria contemporanea?  È possibile che persone come Sibil esistano veramente e siano utilizzati realmente da governi, enti, istituzioni?

Domande da un milione. Diciamo che è inevitabile che l’intelligenza artificiale, destinata a entrare in tutti gli aspetti del vivere umano, avrà un ruolo anche nell’investigazione, finanziaria e non. Altrettanto credo che i modi per “aumentare” le capacità umane siano in fase avanzata di studio o, forse, già in sperimentazione. Io ho cercato di trovare una via “umana” al dilemma tra biologico e tecnologico, ma non so se sia una previsione o una speranza.

Come accennavo nella mia recensione dal suo romanzo partono molte riflessioni etiche e morali legate alla privacy, alla concentrazione di tanto potere in un’unica persona, alla violazione o superamento di leggi, confini e regolamenti che cesserebbero di avere importanza. Come viene gestita questa parte dalle sue protagoniste?

Già oggi, anzi da ieri, il mondo tecnologico supera, evita, infrange, scantona le normali leggi concepite per un mondo interamente biologico: basta pensare alle mille polemiche sul capitalismo della sorveglianza, sulla gestione dei big data e sulle intromissioni nella vita politica dei paesi. E sappiamo poco o nulla dell’uso dell’IA in finanza e nel militare. Certamente la gestione di questi temi è una delle grandi sfide del prossimo futuro e una di quelle più decisive, forse alla pari con il problema ambientale.

Come ultima domanda nel ringraziarla della sua disponibilità. Vorrei chiederle quali sono i suoi progetti per il futuro e se Sibil avrò un seguito.

Io a Sibil sono molto affezionato, le voglio davvero bene e mi piacerebbe vederla crescere. Diciamo che il suo destino è legato a quello del libro…

:: Che mito!: Ulisse e il gigante Polifemo e Il labirinto Il Minotauro e il filo di Arianna di Hélène Kérillis, disegni di Grégoire Vallancien (Gallucci 2021) a cura di Giulietta Iannone

17 aprile 2021

Gallucci editore pubblica in una simpatica collana che si chiama UAO (Universale d’Avventure e d’Osservazioni) Prime letture la serie Che Mito! per avvicinare i bambini alla mitologia greca e alla lettura.

E oggi vi parlo di due volumi di questa serie: Ulisse e il gigante Polifemo e Il labirinto, Il Minotauro e il filo di Arianna con testi di Hélène Kérillis e disegni di Grégoire Vallancien.

Sono due albi interamente a colori con illustrazioni spiritose e vivaci e testi con caratteri ad alta leggibilità.

Sono indicati per bambini dai 7 anni in su e si sa i bambini amano i mostri e le creature bizzarre, qui conosceranno il gigante Polifemo, un essere cattivissimo con un occhio solo al centro della fronte che ama sgranocchiare gli esseri umani e il Minotauro anche lui un gigante con il corpo di uomo e la testa di toro, sanguinario e cattivissimo pure lui, tanto da essere confinato in un labirinto a Creta. Ma si sa i cattivi non la fanno sempre franca per cui Ulisse e Teseo grazie alla propria astuzia, inventiva e coraggio l’avranno vinta.

Oltre a questi ci sono altri albi: Il tallone di Achille e Romolo e Remo sempre di Hélène Kérillis e Grégoire Vallancien. Traduzione dal francese a cura della Fondazione Unicampus San Pellegrino nell’ambito del corso “Tradurre la letteratura”.

Hélène Kérillis è appassionata della mitologia fin dall’infanzia e non ha mai smesso di studiarla. Ama anche l’arte e i viaggi, la lettura e la scrittura, che danno alla vita bellissimi colori.

Grégoire Vallancien adora disegnare e lo fa da quando era bambino. Gli piace moltissimo illustrare storie e soprattutto… leggerle ai suoi figli! È innamorato di Parigi e del Mediterraneo ed è un lettore vorace di gialli e di mitologia.

Source: albi inviati dall’editore. Ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

:: Un’intervista con Marilù Oliva a cura di Giulietta Iannone

17 aprile 2021

Benvenuta Marilù e grazie di avere accettato questa nuova intervista per Liberi di scrivere. Hai da poco pubblicato “Biancaneve nel Novecento” proposto da Maria Rosa Cutrufelli per l’edizione 2021 del Premio Strega, un romanzo molto particolare, anche doloroso se vogliamo, una storia doppiamente al femminile che unisce due generazioni di donne del Novecento. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Mi ha spinto il desiderio di raccontare due (che poi diventano tre) donne nel Novecento e seguirle nel loro cammino – costruito come una fiaba – fin da quando sono piccole o giovani. Lili è una vittima della storia, Bianca incarna le bambine che hanno subito qualche maltrattamento per colpa di uno o più adulti presi dai propri guai e feriti dal passato. Convinte entrambe che la Storia sia distaccata e in mano soltanto ai potenti, si illudono che scorra lontana, invece una ci si tuffa dentro per scelta volontaria, la studia, la scova, l’affronta; l’altra ne viene fagocitata, viene rinchiusa nel lager di Buchenwald e lì indotta a prostituirsi nel famigerato bordello.

Bianca e Lili sono le protagoniste, a capitoli alternati raccontano le loro vicende personali. Bianca è una bambina poi ragazza del presente, Lili è una anziana signora nata nel 1919 in Francia da una famiglia contadina. Non potrebbero essere più diverse ma in fondo hanno qualcosa di simile, non è vero?

Sì, hanno in comune, inizialmente il fatto di essere travolte dal dolore (anche se si tratta di esperienze molto diverse), poi di cercare entrambe la luce. Ma hanno in comune anche lo stesso rapporto con la Storia, quella grande di cui parlavo sopra, con la S maiuscola: dapprima di completo disinteresse diventa poi un legame più profondo. Il loro viaggio verso la consapevolezza si compirà quando entrambe capiranno che la Storia ci appartiene e, con ogni nostra scelta e comportamento, possiamo – seppur talvolta solo in minima parte – influenzarla.

Lili ha un passato molto doloroso, per avere ospitato nella casa di suo marito una famiglia ebrea fa l’esperienza dei campi di concentramento nazisti. Bene o male questi campi di prigionia e di sterminio hanno inciso nell’anima del Novecento. Ho letto che nulla di cosa racconti è inventato (a parte il personaggio di Lili che un po’ racchiude l’esperienze di tanti sopravvissuti), ti sei basata su libri, testimonianze, documentari. Come ti sei avvicinata a questo doloroso passato? Come hai affrontato le radici del male del Novecento?

È da anni che leggo libri, saggi, vedo audiovisivi e porto avanti progetti nelle mie classi sullo sterminio, molto attenta alle parole di Primo Levi, quando nella Shemà dice: “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore…”. Conservare la memoria tutela noi da un futuro pericoloso ed è un atto doveroso verso ciò che è stato. In questo senso, col mio romanzo, volevo dare un piccolissimo, infinitesimale contributo a ciò che gli ebrei chiamano Tiqqun ‘olam (in ebraico: תיקון עולם‎): un atto di riparazione nella speranza di un mondo migliore.

Nel tuo libro parli della tragica morte della principessa Mafalda di Savoia a Buchenwald, proprio Lili l’assiste nel Sonderbau, come ti sei documentata per questo episodio umanamente davvero terribile? un’atrocità nelle già tante atrocità, considerato che una volta ferita ne hanno causato scientemente la morte.

Ho letto diverse sue biografie e testi storici, tutti elencati nella Bibliografia finale. La sorte riservata a questa principessa che ogni giorno andava avanti retta solo dalla speranza di rivedere i suoi figli è molto triste, anche se a lei – almeno quando era in vita – in virtù del suo rango fu riservato un trattamento leggermente migliore rispetto a quello di molti altri prigionieri.

Dopo la morte della principessa a Lili viene fatta una proposta che cambierà per sempre la sua vita. Ce ne vuoi parlare?

Certo: viene proposto a Lili di prostituirsi nel Sonderbau, l’ “edificio speciale” che corrispondeva al bordello del campo di concentramento di Buchenwald. Ho scelto di raccontare questa realtà, rimasta tabù per anni, quando sono venuta a scoprire che Himmler, nel 1942, decise di istituire dei bordelli nei campi di concentramento nazisti, dove le ragazze venivano reclutate con l’inganno: si prometteva loro che dopo 6 mesi sarebbero state liberate, ma questa promessa non fu mai mantenuta. Anzi, spesso capitava che si ammalassero o venissero colpite da malattie veneree e finivano nella baracca degli esperimenti. Questa realtà, rimossa fin dopo la Liberazione perché ritenuta scomoda e inopportuna e divenuta solo più tardi oggetto di ricerca storica, ha attirato la mia attenzione sia perché riguardala storia delle donne nella Shoah, sia perché racconta l’inferno nell’inferno. Le ragazze costrette a prostituirsi finivano per essere vittime più volte: vittime del lager, degli aguzzini e dei prigionieri, dei pregiudizi, dei loro sensi di colpa. Il perdurare del disprezzo nei loro confronti anche nei decenni successivi è indicativo, le si considerava le sole responsabili del trattamento subito, come se davvero avessero avuto molta possibilità di scelta. E questo è uno dei motivi per cui si possono rinvenire così poche testimonianze dirette.

La prostituzione femminile (esisteva anche quella maschile) è un tema che non viene spesso affrontato. Un’ulteriore umiliazione e violenza in realtà dove la violenza e la sofferenza erano la norma. Tu hai avuto il coraggio di affrontare questo tema molto spesso dimenticato. Già i sopravvissuti si sentivano in colpa per essere sopravvissuti, le donne vittime di prostituzione, lo erano ancora di più. Come Lili metabolizza questo dolore?

Questo è un tema molto delicato, che io ho cercato di risolvere anche attraverso le testimonianze di altri ex-detenuti che non avevano certo potuto spazzare via con un colpo di spugna tutto ciò che era stato. Un’esperienza come l’internamento lascia ferite profonde e non sempre queste si rimarginano, basti soffermarsi sugli sguardi di alcuni testimoni. Il tempo guarisce tutto? Non lo so, nel mio romanzo il tempo forse potrebbe lenire, ma cosa resta nei nostri abissi più profondi? Ho provato a immaginare come avrebbe potuto affrontare una nuova vita una ragazza annichilita fin nel profondo che, contro ogni sua previsione, aveva però trovato nel lager qualcosa di prezioso.

Bianca è una bambina di quattro anni nel 1980. Molto più vicina alla tua generazione, ti è stato più facile costruire il suo personaggio?

Mi è stato più facile per quanto riguarda soprattutto le atmosfere dell’epoca, che conosco bene.

Hai una grande sensibilità soprattutto quando racconti l’infanzia e l’adolescenza, sicuramente il tuo lavoro di insegnante ti ha dato gli strumenti per indagare e comprendere meglio queste psiche ancora in formazione. Ma oltre a questo c’è proprio una tua sensibilità particolare che ti spinge a comprendere il mondo dell’infanzia. Sei stata una bambina amata e felice?

Non tornerei mai all’età dell’infanzia, sono stata una bimba abbastanza infelice e ho subito diverse perdite (in questo mi riconosco in Bianca), ma soprattutto non ho provato in pieno il senso di protezione che ogni bambino dovrebbe ricevere. Cercando una via di fuga, mi sono rifugiata nel mondo dei libri e questo forse ha acuito la mia predisposizione alla fantasia e all’ascolto dell’altro. Credo che derivi tutto da qui. Ogni volta che parlo di un bimbo che subisce una sopraffazione, sento la mia piccola voce indignata.

Tornando a Lili, il personaggio che mi ha più colpito per la sua forza, la sua determinazione e il suo non farsi sopraffare dalla violenza fisica e psicologica subita. Come supera sentimenti negativi come l’odio e la vendetta?

Attraverso la solidarietà. Seppure tutti noi non possiamo sfuggire alla nostra solitudine, dobbiamo anche ricordarci che, pur con tutta la nostra forza (quando c’è) da soli non combiniamo nulla. Se Lili non avesse incontrato persone come Sophie o come Elio, probabilmente non ce l’avrebbe fatta.

Il tuo libro ha anche valore di testimonianza, per avvicinare i ragazzi a queste pagine oscure del Novecento. Tu non calchi mai la mano, non cerchi l’effetto, anzi con mano lieve lasci trasparire anche tocchi poetici. Come è stato accolto il tuo romanzo nelle scuole?

Molto bene, riscontro nei ragazzi e nelle ragazze di oggi una grande sensibilità verso il tema. Spesso mi rivolgono delle domande così interessanti e ricche di spunti di riflessione che ci penso anche nei giorni successivi.

Ringraziandoti per la tua disponibilità, come ultima domanda vorrei chiederti quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Mi sto dedicando a un progetto nuovo, ma per scaramanzia non ne parlo. Anche se è solo un gioco, la mia parte miscredente non crede a queste cose! Grazie, Giulietta, per le tue belle domande.

:: La quarta parete di Giuseppe Perrone (L’Argolibro editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

16 aprile 2021

Una poesia evocativa, densa di significati, anche sofferti, colma i versi liberi della raccolta La quarta parete del medico-poeta tarantino Giuseppe Perrone. Raccolta divisa in cinque parti: La stanza vuota, Davanti al muro è impossibile capire, Passi perduti e altri inciampi, In compagnia della cenere, e l’ultima Accadono scene mute.

Una poesia chiaroscurale fatta di zone d’ombra illuminate da improvvisi lampi di luce. Il pessimismo che ne emerge non è assoluto, sebbene il dolore, la solitudine e la morte rendono difficile la costruzioni di mondi gioiosi e luminosi, ma la poesia che si scrive da sola, come afferma nel componimento che dà il titolo alla raccolta è quel di fronte che può essere confine o spazio aperto dinnanzi alla vita chiusa in quattro pareti. La poesia sgorga dunque spontanea quando il canale di questa percezione è aperto, autentico e sincero come in questo caso.

Versi densi di saggezza misteriosa, anche se come scrive Nietzsche, nella citazione in esergo, la saggezza può porre limiti alla conoscenza, ma il poeta la possiede, avendo visto il dolore e la morte in faccia come medico ed essere umano sensibile che ben conosce l’abisso della sofferenza che la vita dispensa a piene mani. Ma non si arrende.

Ho trovato molto toccante e vera Vigilia (senza giorno di festa) della quinta sezione, specialmente nei versi O furia di cielo e santi/ attenzione all’estasi dei salmi o nei versi O mani che si stringono per dirsi addio/ attenzione a non giurare “per sempre”. Versi essenziali, schietti, puri, capaci di toccare le più misteriose corde dell’anima che ci mettono in guardia dall’insidie dell’oggi nascoste in luoghi inattesi.

La poesia è come l’anima, che forse non si vede ma si fa sentire, se è autentica e in questi versi si ha schietta questa sensazione. È una poesia che ha un ritmo, una cadenza, una voce personale e intima molto particolare.

Ho amato molto questa raccolta, di un poeta giustamente premiato e apprezzato, che ho conosciuto grazie a Nicola Vacca che cura la collana Agorà, dove questa raccolta è inclusa. Se amate i poeti contemporanei, Perrone è nato nel 1959, sono certa certa che questa silloge saprà parlare anche a voi.

Permettetemi due notazioni finali: il componimento grafico in copertina è una fotografia di Rino Scarpa e la prefazione di Cosimo Argentina.

Giuseppe Perrone nasce il 1959 a Taranto, ove svolge attività di medico. Nel mese di ottobre 2013 pubblica, per Manni Editori, la prima raccolta di poesie dal titolo “ Tra i passi e le strade “. Nel 2014 ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Nazionale di Basilicata e Calabria; un primo posto per poesia inedita al Concorso di Poesia di Positano. Ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Internazionale Lilly Brogy di Firenze. Entra nella finale del Premio Letterario Nazionale Città di Castello ( PG ). Nel 2015 ottiene premio di merito per libro edito al Concorso Letterario Internazionale “ Vitruvio “ di Lecce. Ottiene premio speciale della giuria al Concorso Internazionale di Latina per poesia inedita; terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Internazionale “Il Convivio” di Castiglione di Sicilia ( CT ); terzo posto per poesia inedita al Premio Nazionale di Arti Letterarie Città di Torino. E’ presente in alcune antologie di poeti per la Casa Editrice Pagine.

Source: libro inviato dall’editore.

:: Un’intervista con Flavio Troisi a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2021

Hai un blog “La fattoria dei libri”, un canale Youtube “Broken Stories”, sei un apprezzato ghost writer, scrivi saggi, racconti e romanzi. Insomma ti tieni occupato. Parlaci dunque di te, dicci qualcosa di molto, molto personale.

Il blog è moribondo, perché non lo aggiorno affatto, mentre Broken Stories su YouTube mi tiene allegramente impegnato e si sta conquistando la sua fetta di pubblico interessato a tutto ciò che riguarda la narrativa ad alta tensione, dark, immaginifica raccontata onorando le opere e gli autori. Mi tengo occupato facendo ciò che amo e mi interessa e mi gratifica, che poi mi pare uno dei pochi modi sensati di stare al mondo. Sono un tizio che ama passare il tempo a casa, con la testa fra le nuvole, immerso nell’arte di raccontare storie. Prima di tutto come lettore e spettatore. Solo dopo come autore. Il mestiere di ghost writer è un bel modo di pagare le bollette. Una cosa molto personale? Non mi sono mai sposato e non ho figli, non mi sono mai legato a nessun credo religioso, ho una mentalità analitica e positivista.

La tua scrittura trasuda buone letture, parlaci dei tuoi scrittori preferiti e del tuo amore per l’horror.

Ho alle spalle studi classici e letterari, mi sono laureato studiando comunicazione, ma sono cresciuto come lettore e scrittore leggendo fantascienza, fantasy, horror, mistery, thriller. La letteratura è sempre stata per me un luogo di ristoro, di recupero dal sovraccarico di realtà imposto dalla vita. Forse per controbilanciare il mio stretto pragmatismo ho sempre sentito che l’immaginazione era la terapia che occorreva al mio spirito. E questa, oggi, vive soprattutto nelle narrazioni che usano il fantastico come materiale di impasto, come ingrediente. Il fantastico è di per sé la vera letteratura, come spiegava Borges, mentre il realismo non è che un passaggio temporaneo, un incidente di percorso nella storia della letteratura. Questo però non fa di me uno scrittore del fantastico, né tanto meno horror. Io scrivo e basta, usando ogni elemento possibile per rendere una storia più avvincente e rilevante.
Come lettore di vecchia data, amo però l’horror perché è semplicemente uno dei filoni letterari più ricchi di stimoli e di talenti, nonché uno dei pochi generi in grado di rispondere alla perdita di coordinate morali ed emotive della contemporaneità. Una contemporaneità fatta di smarrimento del senso, di prospettive ideali, depressione, soprattutto, di disagio mentale pervasivo, ovvero la piaga più diffusa e meno riconosciuta della contemporaneità consumistica. Le emozioni esplorate dalla letteratura weird e horror, come ha brillantemente illustrato il critico e filosofo Mark Fisher sono lo specchio di questo spaesamento, ma anche, per quanto mi riguarda, un rimedio. La depressione infatti non si esprime solo nella tristezza, ma soprattutto nella perdita di contatto con le proprie emozioni. I romanzi ad alta tensione bucano questa insensibilità ovattata e ci ricordano che abbiamo ferite dolenti di cui prenderci cura. Per farlo attingono alla nostra primitiva capacità di avvertire il pericolo. Ci dicono: smettila di fingere che sia tutto ok, qui c’è qualcosa che non va. Non è davvero poca cosa, ti pare? Certo, si può sempre decidere di continuare a dormire, a guardare altrove. L’elemento orrorifico di una buona narrazione è lì per risvegliare i nostri sensi annichiliti dalla depressione strisciante, endemica al nostro stile di vita iperconsumista.

Parliamo del tuo ultimo libro edito questa volta con il tuo nome, Ogni luogo un delitto, un thriller con venature horror, proprio splatter e un sentore di sovrannaturale. Ma tutto parte dalla mente umana che genera mostri e a volte può davvero essere misteriosa. Come è nata l’idea di scriverlo? Premetto che chi leggerà il libro troverà un anticipo sulla prima fonte di ispirazione.

Ogni luogo un delitto è un thriller con momenti ad alta tensione e momenti di confronto con il male, rappresentato da un assassino terribile. Di conseguenza suscita emozioni forti, come deve avvenire in un thriller. Ma è anche un romanzo di amicizia, amore, ed è costellato di momenti comici, che strappano più di una risata, mi dicono. Quindi, si spera, è un romanzo intenso. Non ci sono venature horror, per come le vedo, né splatter. È un errore pensare che quando scorre il sangue siamo nello splatter e quando la tensione ci attanaglia siamo nell’horror. No, siamo molto semplicemente nell’efficacia narrativa, secondo me. Nel mio romanzo ci sono venature sincere, per come la vedo. Il male è il male e spaventa, la violenza è violenza e atterrisce. Nel mondo reale si può perdere la vita per un pugno. Nel modo reale si ha paura. Ma se intendi dire che una scena o due ti hanno spaventato, allora ho fatto bene il mio lavoro, e sono contento. Non so quale sia la primaria fonte di ispirazione, onestamente. L’idea di scriverlo è nata dalla voglia di firmare un romanzo, dopo altri scritti come ghost writer, sempre con passione. Firmare un romanzo è un atto di narcisismo e io ho ceduto.

Direi di partire dall’inizio dall’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Che io trovo fulminante. Scuola americana, immagino?

Scuola di narrativa, più che altro. Tecnicamente è un flashforward, l’opposto del flashback, ma questo in particolare è un super flashforward, perché riassume tutto il libro facendo uno spoiler pazzesco, esattamente l’opposto di quello che si ritiene opportuno. Intorno a questo singolo incipit ho ragionato per una infinità di tempo. È il primo dopo il prologo ed è una dichiarazione di onestà verso il lettore. Gli sto dicendo: questa è la trama, questo è il tipo di libro che stai per leggere, ora che sai tutto, decidi se t’interessa, ma sappi che farò di tutto per sorprenderti, perché in realtà non sai ancora niente.

La cultura rom ti affascina? Perché questo popolo migrante secondo te è vittima di così tanti pregiudizi? Pensi che sia la loro grande libertà che spaventa i popoli stanziali?

I protagonisti del romanzo sono un romano e un rom, che coprono il ruolo di detective, anche se improvvisati e un po’ scalcagnati. I rom, questo popolo migrante per necessità, non per scelta, è un un po’ un mistero. Vive in una zona di ignoranza selettiva della nostra società. Di loro sappiamo poco o niente, e molti si sentono in diritto di pensarne tutto il male possibile con una sorta di automatismo culturale orribile. Verso di loro si esercita un razzismo strisciante, onnipresente, che non mi va giù, prima di tutto in me. Dei rom emarginati (ma non è detto che lo siano per forza, ci sono rom perfettamente integrati) spaventa la povertà, non la libertà. Infatti c’è poca libertà nella miseria. E forse ci spaventa anche il loro distintivo senso di appartenenza a una tradizione che non vuole farsi assorbire nel grande melting-pot indifferenziato, che è tanto utile in termini di marketing globalizzato ma non so quanto ci renda felici. Questa cultura mi affascina come tutte le culture, molto semplicemente ho deciso di cominciare a osservarla con attenzione e rispetto. La conoscenza è il primo passo verso l’empatia.

E veniamo alla domanda che volevo farti durante tutta la lettura del tuo libro: ma tu credi alle facoltà medianiche, al sovrannaturale? O è solo ottimo materiale per scrivere storie di paura, e indagare l’inconscio collettivo della nostra società?

Non credo nel sovrannaturale. Credo nel naturale, che è già abbastanza miracoloso di suo, e molto minacciato. Ma come giustamente osservi, può essere un ottimo strumento di sintesi per addentrarci nell’inconscio collettivo, nel sentire comune che altrimenti è più arduo esprimere, e forse pure meno interessante. Il sovrannaturale non esiste nella realtà fenomenica e sociale, esiste però nella dimensione psicologica e culturale, quindi non vedo come uno scrittore possa ignorarla o relegarla a sfizio escapista, un errore in cui quasi sempre scivola l’intellighenzia italiana.

La tua passione per King è manifesta: quale è il suo libro che ami di più?, e spiegane dettagliatamente i motivi.

Ho letto King da ragazzo, molto e con voracità appassionata, ma oggi la passione non c’è più. Solo grande ammirazione e gratitudine, soprattutto per le opere giovanili. Gli ho voluto bene, è stato un amico del mio cuore, ma si va avanti e non leggo più tutto quello che scrive, perché ho già dato quando eravamo in pochi ad apprezzarlo. Ma Stephen King ha scritto libri importanti. Fra quelli che ho amato alla follia c’è It e “Stagioni Diverse”, che ospita quattro romanzi brevi, tre dei quali sono capolavori. “Un ragazzo sveglio” è quello che più mi ha turbato e di solito non viene citato. Racconta del rapporto morboso fra un ex ufficiale nazista e un ragazzo “per bene” che scopre il suo passato e comincia a ricattarlo per farsi raccontare i dettagli più macabri relativi ai campi di sterminio. Il male poco alla volta corrompe il ragazzo. Una storia scioccante, vera, senza un alito di soprannaturale, di un King morboso, che andava a toccare i nervi scoperti, come in “Ossessione”, titolo originale “Rage.” Dove preconizzava le stragi scolastiche di ragazzi disagiati e armati pesantemente. Un romanzo che ha ritirato dal mercato, e posso capirlo, ma mi dispiace anche, perché quella storia aveva una rilevanza sociale autentica.

Ipotizziamo il futuro: il tuo libro viene tradotto in inglese, e King lo legge. Cosa ne penserebbe?

Non lo so. Che c’è suspence anche in Italia?

Fabio Castiglione e Costel una coppia di investigatori improbabili, vero che c’entra lo zampino di Lansdale? E poi volevo chiederti James Sallis lo conosci? L’hai mai letto?

Non conosco Sallis, mi spiace, ma apprezzo molto Joe R. Lansdale. I suoi detective improvvisati Hap & Leonard sono fra i buddies più riusciti nella tradizione appunto delle “buddy stories”, avventure che hanno per protagonisti due amici spesso antitetici su diversi piani, ma sempre affiatati,. In Hap & Leonard c’è in aggiunta il tema portante dell’antirazzismo, che nel mio romanzo è centrale. In ogni caso l’alchimia del rapporto amichevole e conflittuale nello stesso tempo è uno standard trasversale. Soprattutto al cinema funziona sempre, ma anche in TV. Da bambino guardavo sempre Starsky e Hutch, un telefilm classico di questo filone. Ha sempre funzionato accostare personaggi difformi, da Don Chisciotte e Sancho Panza in poi.

Infine ultima domanda, nel ringraziarti per la disponibilità vorrei chiederti i tuoi progetti per il futuro.

Sto lavorando a un nuovo thriller che mette al centro altre marginalità, che indaga zone d’ombra differenti, una storia nera, ma anche molto romantica a modo suo. E continuo a esplorare il mondo della narrativa a tinte dark sul mio canale Broken Stories, che vi invito a seguire, se vi va. Vi si fa cultura con divertimento.

:: Diario Culinario di una Mamma in Quarantena di Valeria Gatti (Edizioni Convalle 2021) a cura di Giulietta Iannone

11 aprile 2021

È un libro speciale Diario Culinario di una Mamma in Quarantena di Valeria Gatti, edito da Edizioni Convalle.

Sì ci sono gustose ricette ma non solo, Valeria ci racconta il suo percorso di donna, madre, figlia alle prese con le  piccole e grandi fatiche di questi tempi difficili, e lo fa con creatività e allegria.

Ci apre la sua cucina, che un po’ per tutti è il cuore della casa, confidandoci alcune ricette della sua tradizione familiare rielaborate con fantasia e immaginazione (per piacere ai più piccoli) e ci racconta come ha affrontato gli scorsi mesi di lockdown, a Varese, una delle zone della Lombardia più toccate dal virus.

A ogni piatto un nome buffo dagli antipasti, ai primi, ai secondi ai dolci, per non lasciare indietro pizze e focacce.

Si sa tenersi occupati in cucina ha aiutato molti a superare questi mesi, soprattutto quando i piatti cucinati vengono condivisi in famiglia, per la gioia di tutti, e se sono buoni ancora meglio.

Oltre che scrivere libri Valeria Gatti cura anche un blog: https://bood.food.blog/

:: Un’intervista con Andreas Gruber a cura di Giulietta Iannone

7 aprile 2021

Grazie Andreas per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Andreas Gruber? Punti di forza e di debolezza.

Nessun punto di forza, ma molti punti deboli. Mi piace mangiare cioccolatini mentre scrivo – e scrivo spesso -, amo i vecchi film, quindi sto collezionando DVD e non riesco a trovare il tempo poi per guardarli. E non posso mai dire “NO”, quando qualcuno mi chiede qualcosa.

Thank you Andreas for accepting my interview and welcome to Liberi di Scrivere. Tell us something about yourself. Who is Andreas Gruber? Strengths and weaknesses.

No strengths, but a lot of weaknesses. I like to eat chocolates during I write – and I write often –, I have a favor for old movies, so I am collecting DVDs and can´t find the time, to watch them. And I can´t say “NO”, when someone is asking me.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia. Eri un bambino curioso? Preferivi leggere libri o giocare in cortile con gli amici?

Ero figlio unico e avevo solo pochi amici. Quindi la maggior parte del tempo, soprattutto in inverno, lo passavo nella mia stanza a leggere libri. La maggior parte erano storie dell’orrore. Ma ho anche letto molti libri di saggistica, che compravo con la mia paghetta, principalmente di astronomia. Ero un bambino molto curioso, e lo sono ancora. Volevo sapere quanto era lontano l’universo, da quanto tempo esisteva, dove finisce e chi aveva creato tutto questo intorno a me. Nel frattempo, ho scoperto la risposta della maggior parte di queste domande, ma negli anni ’70 non c’era alcuna possibilità di ottenere una risposta a tutto questo. Successivamente ho studiato presso l’Università di Economia Aziendale di Vienna, mi sono laureato a 24 anni e ho lavorato per 22 anni come responsabile del controllo finanziario in diversi settori. Parallelamente al mio lavoro ho scritto racconti e romanzi e dal 2014 sono uno scrittore a tempo pieno.

Tell us something about your background, your studies, your childhood. Were you a curious child? Did you prefer to read books or play in the yard with friends?

I was a single child and had only a few friends. So most of the time, especially in winter, I was in my room, reading books. Most of them were horror stories. But I also read a lot of non-fiction books, which I bought with my pocket money, mostly about astronomy. I was a very curious child, and still am. I wanted to know, how far the universe was, how long it existed, where it ends and who created all this around me. Meanwhile, I found out most of these questions, but back in the 70s there was no chance to get an answer to all this. Later I studied at the University of Business Economics in Vienna, had a degree with 24 and worked for 22 years as a financial controller in different concerns. Parallel to my job I wrote short stories and novels, and since 2014 I am a full time writer.

Quando hai capito di voler diventare uno scrittore? Quando hai capito che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

In realtà a 7 anni. Avevo così tanta immaginazione e volevo scrivere storie per le altre persone. Ho scritto il mio primo libro a 9 anni, era un romanzo poliziesco, ma dopo 3 pagine tutti i personaggi del libro erano morti, si erano uccisi a vicenda e il romanzo era finito. In seguito ho imparato a tracciare una storia. Vent’anni fa, durante i miei lavori come responsabile del controllo finanziario, avevo già il progetto di vivere come scrittore a tempo pieno, ma è stata una lunga strada per raggiungere quell’obbiettivo. Nel frattempo sto lavorando al mio venticinquesimo libro, quindi ho fatto della mia passione il mio lavoro.

When did you realize you wanted to be a writer? When did you realize that the passion for writing was turning into a real job?

Actually with 7 years. I had so much imagination and I wanted to write stories for other people. I wrote my first book with 9 years, it was a crime novel, but after 3 pages all the figures in the book were dead, they had killed each other, and the novel was finished. Later I learned, how to plot a story. Twenty years ago, during my financial controlling jobs, I had already the plan, to live as a full time writer, but it was a long way to that point. Meanwhile I am working on my 25th book, so I had made my passion to my job.

Hai avuto un insegnante che ti ha ispirato in particolare?

Ho imparato molto presto che la scrittura è un prodotto artigianale, quindi ho frequentato diversi campus di scrittura creativa per scrittori principianti. La maggior parte di loro erano in Germania, quindi ho viaggiato dall’Austria alla Germania. Ho imparato molto da scrittori affermati come Andreas Eschbach. Parallelamente a questi campus ho letto anche molti libri di scrittura creativa – libri di saggistica su come scrivere un romanzo – e ho anche visitato gruppi di scrittura. Quindi penso che sia un duro lavoro imparare tutte quelle cose che riguardano la trama, la suspense, i personaggi, i dialoghi e così via. E sono convinto che l’apprendimento non finisce mai.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you?

I learned very early that writing is a handcraft, so I visited creative writing camps for newcomer writers. Most of them have been in Germany, so I travelled from Austria to Germany and booked a lot of that camps. I learned a lot from established writers like Andreas Eschbach. Parallel to these camps I read a lot of creative writing stuff – non-fiction books about how to write a novel – and I also visited writing groups. So I think, it´s hard work to learn all those things about plot, suspense, characters, dialogues and so on. And I am convinced, that the learning never ends.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo libro era una raccolta di 9 storie dell’orrore, intitolata “The 5fh Arch Angel”. Trovai un editore, che aveva una piccolissima casa editrice in Baviera chiamata “Medusenblut” (Sangue di Medusa). Ci siamo incontrati e gli ho dato i miei manoscritti. Dopo alcune settimane mi ha detto che voleva pubblicare le mie storie in una raccolta. Il mio primo libro! Era il 2000. E il libro è stato stampato in un’edizione di 200 esemplari. Di cui 100 li ho comprato io.

Tell us something about your debut. Your way to publishing.

My first book was a collection of 9 Horror Stories, called “The 5fh Arch Angel”. I found a publisher, who had a very little publishing house in Bavaria called “Medusenblut” (Blood of Medusa). We met, and I gave him my manuscripts. After some weeks he told me, that he wanted to publish my stories in one collection. My first book! This was in 2000. And the book has been printed in an edition of 200 exemplars. 100 I bought by myself.

Sei un autore sia di racconti che di romanzi. Spazi dall’horror, alla fantascienza, al thriller. Che tipo di libri preferisci scrivere, quale genere ti è più congeniale? O metti un pizzico di tutti questi generi in ogni libro?

Solo quando scrivo racconti, mischio questi generi, perché non c’è alcun problema nel creare crossover. Quando invece scrivo romanzi, sono o polizieschi o horror. Quale di questi generi mi piace di più? Non posso dirlo, li amo tutti: fantascienza, horror, poliziesco, commedia. Quello che sicuramente non mi piace sono le storie d’amore, oh, suvvia! Tutto il resto va bene. E passo tra questi generi, perché questo cambiamento e questa diversificazione fa bene a me e alla mia creatività. Mi ripetevo troppo spesso che avrei scritto polizieschi solo fino ai vent’anni, perché temevo che l’energia si sarebbe completamente esaurita. Quindi cambiando – cioè scrivendo racconti dell’orrore e poi romanzi polizieschi -, posso ricaricare le batterie e poi spenderle per il prossimo progetto.

You are an author of both short stories and novels. Spaces from horror, to science fiction, to thriller. Which kind of books do you prefer to write, which genre is more congenial to you? Or do you put a splash of all kinds in each book?

I only mix theses genres, when I am writing short stories, because there is no problem in creating crossover-stories. When I write novels, they are either crime or horror. Which of these genres I like most? I can´t tell, I love them all: Science Fiction, Horror, Crime, Comedy. What I definitely don´t like are love-stories, oh, come on! Everything else is fine. And I switch between theses genres, because this change and diversification does good to me and my creativity. Would I only write crime within twenty years, I would repeat myself too often und one day, the energy would be completely out. So in switching – writing horror short stories and then crime novels -, I can reload my batteries, and then I burn for the next project.

Cosa ti piace di più quando scrivi i tuoi libri?

Soprattutto mi piace creare personaggi folli, sviluppare trame piene di suspense, trovare luoghi emozionanti, creare dialoghi interessanti. Secondo me questa è la parte più creativa del mio lavoro, fare tutto il lavoro preliminare. Una volta che so come finirà il libro e ho sviluppato tutti i dettagli, allora comincio a scrivere. E questa fase di gestazione della nuova storia è il lavoro più emozionante.

What did you most enjoy about writing your books?

Most of all I like to create crazy characters, to develop suspenseful plots, to find thrilling locations, to create cool dialogues. In my opinion, this is the most creative part of the work, to do all the pre-work. When I once know, how the book will end and have developed all the details, I start to write. And this phase of generating the new story is the most exciting work.

Sei un autore austriaco di lingua tedesca. Pensi che la scuola europea di thriller sia diversa dalla scuola statunitense? Quali sono le caratteristiche che differenziano queste due scuole di scrittura?

Sì, secondo me c’è una grande differenza. Ma non penso esista una sorta di “scuola europea del thriller”. I thriller francesi, come quelli di Jean-Christophe Grangé, sono molto diversi da quelli degli scrittori scandinavi come Jo Nesboe o Stieg Larsson. Gli autori britannici scrivono in modo molto diverso dagli scrittori spagnoli o dagli scrittori italiani come Andrea Camillieri. E c’è anche differenza tra gli scrittori austriaci e quelli tedeschi. Penso che gli scrittori statunitensi siano molto brevi, veloci, arrivano subito ​​al punto, usano i dialoghi brevi, usano pochi monologhi interiori. Gli scrittori tedeschi e austriaci cercano di essere molto intellettuali a volte, il che non è sempre positivo per la storia che raccontano. Quindi penso che un misto di entrambi potrebbe essere un buon modo di scrivere romanzi: unire cioè la solidità dello stile americano e la profondità dello stile tedesco. Penso che gli scrittori britannici abbiano scoperto come gestire questa combinazione. Per esempio Shaun Hutson.

You are a German-speaking Austrian author. Do you think that the European school thriller genre differs from the American school one? What are the characteristics that differentiate these two schools of writing?

Yes, in my opinion there is a big difference. But I don´t think, that there is some kind of “European school of thriller”. Thrillers from France, like from Jean-Christophe Grangé are a lot different to those of the Scandinavian writers like Jo Nesboe or Stieg Larsson. British authors write a lot different than Spanish writers or italian writers like Andrea Camillieri. And there is even a difference between Austrian and German writers. I think that US-American writers are very quick, fast, come to the point, short dialogues, not many internal monologues. German and Austrian writers try to be very intellectual sometimes, which is not always good to the story, they tell.So I think a mixture of both could be a good way: The Fastness of American style and the deepness of German style. I think the British writers have found out, how to manage this combination. Shaun Hutson for example.

In Italia Longanesi pubblica due tuoi thriller: Fiaba di morte e Sentenza di morte. Leggeremo anche i tuoi racconti di fantascienza e horror? Ci sono piani per questo?

Questi sono il secondo e il terzo libro della serie del Profiler Maarten S. Sneijder. Spero che il primo romanzo di questa serie venga tradotto in Italia, perché questo è proprio l’inizio, dove Maarten S. Sneijders incontra la sua collega Sabine Nemez. Nel frattempo sto lavorando al sesto romanzo della serie, che uscirà a settembre 2021. Se una casa editrice italiana tradurrà una delle mie raccolte di racconti horror o di fantascienza, dipende dalle case editrici italiane. Finora non ho ricevuto alcuna offerta, ma sono pronto con più di cento storie. Andiamo, per favore chiedetemelo (sorride).

In Italy Longanesi publishes two of your thrillers: Fiaba di morte and Sentenza di morte. Will we also read your science fiction and horror stories? Are there any plans for this?

These are the second and third books of the series of Profiler Maarten S. Sneijder. I hope, that the first novel of this series will be translated in Italy, because this is the beginning, where Maarten S. Sneijders meets his colleague Sabine Nemez. Meanwhile I am working on novel no. 6, which comes out in September 2021. Wether an Italian publishing house will translate one of my Horror or Science-Fiction Short-Story-Collections, depends of the publishing houses in Italy. Up to now, I haven´t get an offer, but I am ready for this, with more than one hundred stories. Come on, please ask me.

Cosa stai leggendo in questo momento? Quali sono i tuoi autori preferiti?

Al momento sto leggendo un libro di saggistica sul cosmo, l’universo e il big bang. Dopodiché inizierò un voluminoso libro di saggistica sui 3000 anni di storia del Mar Mediterraneo. Amo il mare, le coste e il fascino di stare in spiaggia. E poi inizierò un grande progetto, leggendo i primi 40 libri della saga fantascientifica tedesca Perry Rhodan, che è stata scritta dal 1961. E poi, nel frattempo, devo finire la mia raccolta di fumetti di Dylan Dog. In Germania esistono circa 60 traduzioni e finora ne ho lette solo la metà. Quindi questi sono i piani per i prossimi anni.

What are you reading at the moment? What are your favorite authors?

At the moment I am reading a non-fiction book about cosmos, universe and big bang. After this I will start a thick non-fiction-book about the 3000 year old history of the Mediterranean Sea. I love the sea, the coasts and the flair of being at the beach. And then I will start a big project, reading the first 40 books of the German Sci-Fi-Saga Perry Rhodan, which has been written since 1961. And then, in between, I have to finish my Dylan Dog Comic Collection. In Germany there exists about 60 translations, and up to now I have only read the half of them. So this are the plans for the next years.

Chi ritieni abbia influenzato la tua scrittura?

Oh mio Dio, molte cose. Quasi tutto ciò che ho intorno. Ma soprattutto i romanzi thriller degli scrittori statunitensi Dennis Lehane e David Morrell, i film di Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, le serie TV come LOST e i temi riguardanti i serial killer, la vendetta e come creare l’omicidio perfetto. Un’altra fonte di ispirazione sono le ultime notizie in TV. Il problema è che mi interessano così tante cose e potrei scrivere senza smettere mai.

Who do you feel has influenced your writing?

Oh my god, a lot of things. Nearly everything, with which I am confronted with. But most of all, Thriller novels from US-writer Dennis Lehane and David Morrell, movies from Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, TV-series LOST and topics like serial killers, revenge and how to create the perfect murder. Also an inspiration are the breaking news on TV. The problem is, that I am interested in so many things, and I could write without any end.

Leggi le recensioni dei tuoi libri? Che effetto hanno su di te le critiche? Le prendi in considerazione?

Ebbene, questo dipende da come è stata fatta la critica. Non leggo le recensioni di una e due stelle su Amazon, perché alcune sono molto personali e aggressive. Questo mi deprimerebbe o mi farebbe arrabbiare, il che non fa bene al mio lavoro. Ma discuto i miei manoscritti con i miei 15 beta lettori, che sono anche miei amici e colleghi. Queste critiche sono ben fondate e alcune di queste discussioni richiedono circa cinque o sei ore. Ho anche ricevuto consigli dal mio editore, quindi siamo stati al telefono per alcune ore. E leggo le recensioni sulle riviste. A volte sono molto illuminanti, perché questi recensori spesso vedono cose che io non ho visto. E parlo al pubblico, dopo le presentazioni, e chiedo quanto sia piaciuto il romanzo o altrimenti perché non è piaciuto.

Do you read the reviews of your books? What effect do criticisms have on you? Do you take them into consideration?

Well, this depends on how the critic has been done. I do not read the one and two stars reviews on amazon, because some of them are very personal and aggressive. This would depress me or make me angry, which is not good for my work. But I discuss my manuscripts with 15 test-readers, which are friends and colleagues of mine. This critic is well-grounded and some of these discussions take about five or six hours. I also took advices from my editor, and so we have telephone calls about some hours. And I do read reviews in magazines. They are sometimes very enlightening, because these reviewers often see things, which I haven´t seen. And I speak to visitors, after a reading, how the liked the novel, and if not, why.

Nuovi progetti cinematografici dai tuoi libri?

Nel 2020 Constantin Film ha realizzato il secondo film della serie di Maarten S. Sneijder, che sarà trasmesso su SAT.1 in TV entro questa primavera.

Any new movie projects from your books?

In 2020 Constantin Film made the second movie of the Maarten S. Sneijder series, which will be published on SAT.1 in TV within this spring.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Sì, mi piace essere in tour, parlare ai fan dopo l’evento, scrivere nella mia stanza d’albergo sul mio portatile il capitolo del prossimo romanzo. Tutto questo è molto stimolante. Vedo nuovi luoghi, incontro persone e posso fare nuove esperienze. E poiché i miei fan sanno che sto cercando nuovi luoghi per i miei omicidi mentre sono in tour, mi raccontano tutto della loro città dopo una presentazione. Quindi ho molte idee su come nascondere i corpi dei morti nelle piccole città.

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

Yes, I like being on tour, speaking to fans after the event, writing in my hotel room on my laptop the chapter of the next novel. All this is very inspiring. I see new locations, meet people and I can collect new experiences. And since my fans know, that I am looking for new locations for my murders while I am on tour, they tell me everything about their city after a reading-event. So I get many ideas how to hide death bodies in small towns.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Sono stato in Italia due volte in tour, una a Roma e la seconda al festival di Gavoi in Sardegna. Wow, è stato molto interessante incontrare così tanti artisti diversi. Fino ad ora purtroppo non ho in progetto di tornare in Italia, ma spero che qualche libreria o qualche organizzatore di festival abbia l’idea di invitarmi. Come ho detto prima, sono pronto per partire (sorride di nuovo).

Will you come to Italy to present your novels?

I have been to Italy two times for promotion, once in Rome and the second time at the festival in Gavoi in Sardinia. Wow, this was very interesting, to meet so many different artists. Up to now I have unfortunately no plans to come to Italy again, but I hope, that some bookshop or festival organizer has the idea, to invite me. As I said before, I am ready for takeoff.

Infine, nel ringraziarti per la tua gentilezza e disponibilità, vorrei concludere questa intervista chiedendoti a cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Dopo aver finito il sesto romanzo della serie di Maarten S. Sneijder, rivedo un vecchio romanzo dell’orrore, che è andato fuori catalogo e sarà ripubblicato alla fine dell’anno. E poi devo scrivere tre racconti polizieschi per progetti antologici. Bene, e poi nel 2022? Forse un prossimo romanzo di Sneijder è in attesa…

Finally, in thanking you for your kindness, I would like to conclude this interview by asking you what you are working on now, and what are your plans for the future.

After finishing the 6th novel of the Maarten S. Sneijder series, I re-work an old horror novel, which is out of print and will be re-published at the end of the year. And then I have to write three crime short stories for anthology-projects. Well, and then in 2022? Maybe a next Sneijder novel is waiting …

:: Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva (Solferino 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

In attesa di quell’incantesimo, la nostalgia del secolo passato già si insinuava silente. Il Novecento ci respirava ancora addosso, lo sentivo dileguarsi sulle torri frastornate dal caos urbano dell’ultima notte, sugli aliti frammisti ai calici consumati, sulla scia degli autobus indefessi, in quella mano inedita che scaldava le mie dita, nella reclame di un cartellone pubblicitario per metà staccato da un muro. Abbiamo svoltato in una viuzza e lì abbiamo capito, senza dircelo, quale era il punto in cui fermarci, il giardinetto dietro l’abside di san Domenico, mentre la Storia scivolava giù dalle nostre gambe e un’altra epoca si sovrapponeva come carta velina.

Cosa unisce Lili, ingenua ragazza bretone nata nel 1919, andata sposa senza amore a Parigi poco prima dell’occupazione nazista della Francia e Bianca bimbetta bolognese quattrenne nel 1980, innamorata del suo papà, ferita dall’apparente freddezza con cui la madre la lascia crescere privandola di quella complicità e di quell’affetto di cui avrebbe tanto bisogno? Lo scoprirete durante la lettura, mentre le loro voci a capitoli alternati si fondono e si  intrecciano in Biancaneve nel Novecento (Solferino) libro davvero struggente e di una dolcezza dolorosa davvero rara che Marilù Oliva ha saputo scrivere mettendo molto di sé, se non nei fatti biografici oggettivi perlomeno in quel magma oscuro che orienta i moti dell’anima. Nelle note finali infatti la Oliva precisa che non è un testo autobiografico, seppure come ogni scrittore ha lasciato briciole di sé perlopiù nel personaggio di Bianca, perlomeno anagraficamente a lei più vicina. Marilù Oliva ha una grande sensibilità soprattutto quando tratta e delinea i bambini e i ragazzi e il suo lavoro di insegnante sicuramente le ha dato gli strumenti per indagare la loro psiche ancora in formazione e i vezzi più buffi che avvicina con rispetto, tenerezza e candore. Ma è soprattutto il personaggio di Lili che emerge potente come uno squarcio di luce nelle tenebre del Novecento che ha visto due Guerre Mondiali, i campi di concentramento, nella sua prima metà, il terrorismo, la droga diffusa tra i giovani, nella seconda metà. Lili e Bianca dunque si completano e si integrano e come in uno specchio riflettono una nell’altra quella visione femminile della storia che alla violenza e all’aggressività, al dolore aggiungono la potenza dei sentimenti, della dolcezza e della tenerezza. Lili soprattutto ha saputo sorprendermi con la sua forza, la sua determinazione, la sua volontà di non farsi sopraffare dalla violenza fisica e psicologica subita nel campo di concentramento di Buchenwald (la parte più drammatica della narrazione). Conoscevo la storia della principessa Mafalda di Savoia, non che fosse stata assistita da una ragazza che si prostituiva nel Sonderbau, che la Oliva ha sostituito con Lili. È raro leggere libri, o ascoltare testimonianze di queste vicende e sebbene abbia letto libri che testimoniano anche fenomeni di prostituzione maschile nei campi, l’impatto è sempre enorme quando li si affronta. Il libro dell’Oliva si fa quindi anche testimonianza e memoria, e la sua scrittura (non calca mai la mano, mai una parola di troppo) lo rende fruibile anche a un pubblico di lettori giovani e sensibili. La scrittura dell’Oliva poi è piacevole, curata, piena di rimandi e dettagli anche poetici, pur nascondendo una forza e ruvidezza che ne determinano la peculiarità. Buona lettura!

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Il suo libro più recente è L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino 2020). http://www.mariluoliva.net

Source: libro sia inviato dall’editore che acquistato. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Solferino.

:: Qohelet e Gesù – Credere in altro modo di Ludwig Monti (Edizioni San Paolo 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

Il piccolo libretto di Qohelet, “scandaloso” gioiello biblico, sembra scardinare tutte le nostre certezze e consegnarci a un pessimismo disperante. Che legame ci può essere tra questo libro della Bibbia e Gesù?

A tale interrogativo vuole rispondere il presente volume. Partendo da un’intuizione fondamentale dei Padri della Chiesa – «il nostro Ecclesiaste è Cristo» –, l’autore ci propone una rinnovata lettura cristiana di Qohelet, intendendola più o meno così: l’uomo Gesù Cristo si è confrontato con le domande e i problemi lasciati aperti da Qohelet. Li ha affrontati, pensati, solo in parte risolti, anzi spesso li ha trasformati in nuove domande, ben sapendo che l’autore di questo libro si rivolgeva «a tutta la creazione e al mondo intero riguardo ad argomenti comuni a tutti».

Un particolare cammino di lettura di Qohelet poco battuto ma, come ben dimostra Ludwig Monti in questo volume, capace di aprire sentieri inediti di riflessione in vista di una lettura cristiana, dunque umana, di Qohelet. E, di conseguenza, dell’esistenza tout court, perché tra i libri biblici Qohelet è tra quelli più moderni, o forse eterni, nel tratteggiare il mestiere di vivere. 

Il Qohelet, o altresì noto come l’Ecclesiaste, (nella tradizione ebraica, uno dei cinque rotoli (meghillot) inclusi del Tanakh), è il più misterioso libro della Bibbia cristiana. Un testo breve se vogliamo, moderno per sensibilità e profondità, capace di scardinare molte certezze e portare alla luce le contraddizioni e le dissonanze che la vita porta con sé.

Ludwig Monti, biblista e monaco di Bose ha voluto nel suo saggio Qohelet e Gesù – Credere in altro modo, raccogliere i commenti su questo testo da Lutero a Girolamo, da Ravasi ad altri teologi e biblisti contemporanei, aggiungendoci anche sue personali intuizioni che spera siano di aiuto per la comprensione a chi si avvicina a questo testo che forse più di altri è stato vittima di fraintendimenti e interpretazioni discordanti.

Innanzitutto una precisazione è d’obbligo: non è un testo interpretabile esclusivamente spiritualmente, tutte le creature terrene sono create da Dio e perciò racchiudono quella bellezza e quella bontà che rende il creato emanazione stessa del divino.

La vita terrena, la gioia conviviale, l’amore per la propria donna, la felicità insita nei piccoli piaceri della vita sono realtà oggettive positive, non in contraddizione con i dettami morali. La vita racchiude in sé quelle ricchezze che la rendono un dono del creatore per le sue creature, e perciò vanno epurati tutti quei preconcetti negativi che hanno inquinato molte interpretazioni distorte di questo testo.

La vita è un soffio, eccetto… In questo eccetto sta racchiuso tutto il mistero e l’essenza di questo libro. Eccetto l’amore, eccetto la bellezza, eccetto la felicità, eccetto Dio. E ci svela che il grande segreto per condurre una vita giusta e seguire i comandamenti e le prescrizioni morali. Semplice, non c’è altro che dobbiamo conoscere, e come dice Gesù tutti i comandamenti sono concentrati in un’unica prescrizione: ama, ama Dio e il tuo prossimo come te stesso.

Sia Qohelet che Gesù sono stati a loro modo pietre di scandalo, per i contemporanei e per le generazioni seguenti. Hanno posto domande scomode, hanno dato risposte scomode, fuori da quella comfort zone dove amiamo rifugiarci per stare al sicuro, per crogiolarci nelle nostre false sicurezze.

Il testo di Ludwig Monti è invece prezioso proprio perché fa chiarezza su molti punti oscuri, confronta traduzioni e commentari, ed è sorprendente la preparazione di questo monaco, e la sua conoscenza dei testi e dei giusti significati delle parole antiche.

La lettura di Qohelet e Gesù – Credere in altro modo è  sicuramente complessa da affrontare e bisogna avere una certa disposizione d’animo tesa all’apprendimento alla conoscenza, ma lo sforzo è compensato da un arricchimento personale davvero notevole.

Ludwig Monti, nato a Forlì nel 1974, è monaco di Bose e biblista. Collabora, tra l’altro, alle riviste Parola, Spirito e Vita, Ricerche storico bibliche, Rivista Biblica, Rivista del Clero e Rivista Liturgica. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Una comunità alla fine della storia. Messia e messianismo a Qumran, Paideia, Brescia 2006; Le parole dure di Gesù, Qiqajon, Magnano 2012; I Salmi: preghiera e vita, Qiqajon, Magnano 2018; Gesù, uomo libero, Qiqajon, Magnano 2020; L’ infinito viaggiare. Abramo e Ulisse, EDB, Bologna 2020 (con B. Salvarani). Con Edizioni San Paolo ha pubblicato: Le domande di Gesù (2019), volume più volte ristampato.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa Gruppo San Paolo.

:: Ogni luogo un delitto di Flavio Troisi (Autori Riuniti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2021

Nel parcheggio stazionava una dozzina di vetture malridotte. In mezzo a quella ferraglia spiccava un massiccio autocarro militare Iveco verniciato di un arancio squillante, con abbondanti bozzi di ruggine. Una via di mezzo fra un’auto e un mezzo d’assalto.
«Il panzer?» Chiese Fabio, ricordando l’allusione di Raffa a tavola.
Costel gonfiò il petto. «Bello, eh?»
«Non sapevo che fossimo in guerra.»
«Siamo sempre in guerra.»
«Con chi?»
Costel scoppiò a ridere. «Come, con chi? Siamo rom, gagio! Rom! Contro la miseria!»

Due investigatori improbabili, lo scenario maestoso della Val di Susa, un senatore a vita eccentrico la cui morte è avvolta in una nuvola di mistero, una comunità rom che vive rispettando la natura, una misteriosa lapide con su scritto i nomi di partigiani uccisi, un presunto fantasma, un carico di refurtiva che nasconde un orrore indicibile, questi sono gli ingredienti del thriller d’esordio di Flavio Troisi, che in realtà dell’esordiente ha poco o nulla, dopo una lunga carriera di ghost writer ha imparato i segreti del mestiere se vogliamo, e grazie anche a un ampio parco di buone letture ha raggiunto una buona maturità compositiva, aggiungendosi di suo un certo talento innato per il bizzarro e l’insolito.

Ma andiamo con ordine: Fabio Castiglione, il protagonista, arriva in Val di Susa per aiutare un’amica e “socia” d’affari, per cui ristruttura case che poi la donna rivende a prezzi esorbitanti, Flaminia Giraudo, figlia unica del senatore a vita Vittorio Giraudo, ritiratosi nella valle per sfuggire i mali della vita moderna e improvvisamente morto. Flaminia vuole che ristrutturi la baita dove il vecchio viveva per rivenderla, e Fabio, la cui situazione è piuttosto precaria e vive al minuto più che alla giornata, accetta e arriva da Roma con le migliori intenzioni.

Ecco inizia così la nostra storia, dirvi troppo della trama sarebbe un crimine, per cui cercherò di essere criptica quanto l’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Insomma in poche righe abbiamo tutte le coordinate principali per seguire questo insolito thriller, molto americano negli sviluppi, se non fosse che invece della periferia e provincia americana ci ritroviamo nei boschi della Val di Susa, uno scenario quanto mai adatto a imbastire una storia che oltre al thriller prende derive horror e weird tipiche di una narrativa altra che non a caso ha fatto accostare Troisi a maestri come Joe R. Lansdale, Elmore Leonard e soprattutto Stephen King, che a mio avviso è la sua maggiore fonte di ispirazione per tutta la parte che sfiora con l’assurdo e l’irragionevole.

Ma noi sappiamo che la vita è assurda e irragionevole, sappiamo che la follia si nasconde negli anfratti più dimenticati e spinge a credere ai fantasmi, alle leggende, alla percezione di dimensioni altre o a poteri (non si sa quanto reali) come quello di percepire l’aura dei luoghi in cui si sono maturate sofferenze e dolori. Fabio infatti sente il dolore delle case, dei luoghi e questa sua capacità lo rende d’ufficio un investigatore sui generis, con una marcia in più. Come finisce a fare coppia con Costel e innamorarsi di Shermina e conoscere la comunità rom di San Michele, lo scoprirete leggendo il libro, probabilmente vi ho già detto troppo.

Flavio Troisi scrive bene, con ironia e divertito disincanto. Sporca il suo narrato di critica sociale, dalle venature ambientaliste, alla critica ai pregiudizi che inquinano ancora l’anima di molti contro i rom, chiamati zingari ovvero schiavi. E lo fa in modo naturale, affatto didascalico rendendo appieno l’assurdità del tutto. Resta un thriller per l’ossatura narrativa, ma la sua anima horror emerge dalle spruzzate di soprannaturale e dalle descrizioni quasi splatter di alcune scene che se turbano proprio la vostra sensibilità potete saltare. Noi non possiamo che augurare a Flavio Troisi altri libri e altre storie come queste da raccontare con la sua originalità e il suo talento.

Flavio Troisi, classe 1972, scrittore e ghost writer per diversi editori. A suo nome per Mondadori ha pubblicato: “Lascia tutto e seguiti” (2015), manuale per reiventarsi e ripartire in tempi travagliati, e il romanzo “L’altra linea della vita” con Roberta Cuttica (2017). Sempre per Mondadori ha curato il romanzo “Portami lassù” di Cristina Giordana (2018). Con l’ex presidente globale di Apple Marco Landi ha dato alle stampe “Business Humanum Est” (2018). Pubblica inoltre racconti e romanzi brevi in ebook che potete scaricare da Amazon e altri siti online. Cura un canale youtube dal titolo Broken Stories – Narrazioni avvincenti e immaginifiche e potete leggere qualcosa di suo anche sul suo sito La Fattoria dei Libri.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Autori Riuniti e l’autore.

:: Parlando di libri con Tcheky Karyo, a cura di Giulietta Iannone

1 aprile 2021

A chi devi il tuo amore per i libri?

Sono cresciuto in un contesto familiare nel quale i libri erano piuttosto rari. L’educazione di mio padre, però, traspariva attraverso certi modi di dire «Bisogna sapersene stare su una panchina con pane e formaggio» «Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage» che è come dire che nella vita bisogna sapersi accontentare o «Fare l’attore? Be’, meglio un uovo oggi…» « Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main» o ancora «Non è grazie ai libri che imparerai a vivere» « ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre à vivre » ai quali lui ricorreva spesso; con la sua inclinazione inconsapevolmente filosofica, comunque, mio padre ha finito per passarmi il gusto per la lettura e per la riflessione.

J’ai grandis dans un environnement familial ou les livres étaient plutôt rares à la maison. Mais mon père avait une façon de faire passer son éducation avec des phrases clés qu’il me ressortait souvent de manière insolite du genre « Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage. » ou « Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main » ou bien « ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre à vivre » et pourtant son talent de philosophe sans le savoir m’a donné le goût de la lecture et de la réflexion.

Che libri leggevi da ragazzo?

Ho scoperto presto che la letteratura ti permette di fare esperienze nuove. Il mio primo grande ricordo di lettore è legato a «L’Adolescente» di Dostoevskij. Ne riemersi sconvolto, affascinato dalla storia di Arkadi Makarovitch Dolgoruki. La scrittura di Dostoevskij, cupa e romanzesca ad un tempo, mi rinfrancò; avevo l’impressione di non essere più solo, l’adolescente ero io. In seguito mi sono appassionato a Emile Zola. Ho amato questo giornalsita-scrittore che in “Germinal” descriveva la vita quotidiana di una classe operaia con la quale m’identificavo. E poi Kafka, Pessoa, Cioran; autori che meritano di essere letti, quanta ironia traspare dai loro capolavori…

La lecture m’as appris que je pouvais aller voir là-bas si j’y suis. Mon premier grand souvenir de lecteur, c’est « l’Adolescent » de Dostoïevski. J’en ressors bouleversé, fasciné par l’histoire de Arkadi Makarovitch Dolgorouki. L’écriture de Dostoïevski à la fois sombre et romanesque me donnait des forces, j’avais l’impression de ne plus être seul, l’adolescent c’était moi. Ensuite, j’ai lu Emile Zola avec passion. J’ai aimé ce journaliste écrivain qui décrit dans Germinal, le quotidien des classes laborieuses auxquels je m’identifiais. Et puis Kafka, Pessoa, Cioran des auteurs qui gagnent à être lus à travers l’humour qu’ils laissent s’échapper de leurs œuvres gigantesques.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Michel Onfray è un intellettuale che scuote le coscienze senza indossare il guanto di velluto, è pragmatico, fattuale, dissacrante.  Mi trovo spesso d’accordo con il suo modo di interrogare il reale.  Bisogna rompere l’aura di sacralità degli oggetti, vagliarli, passarli al setaccio. Così come Michel Onfray, leggo anche Alain Finkielkraut. Sono entrambi degli intellettuali contemporanei e contestatari, che dissentendo ci rendono un buon servizio. Ho appena finito il libro di  Jean-Claude Carrière « La vallée du néant», che mi ha trascinato in una riflessione sulla morte gioiosa e piena di humour. Da poco, poi, ho finito «I ricordi mi vengono incontro» di Edgar Morin. Lui è un uomo la cui riflessione è stata davvero forgiata dall’impegno sul campo. Il mondo sensibile, la sensualità, il pragmatismo che lo accompagnano alla ricerca di soluzioni concrete per l’organizzazione di una società più giusta… E, in mezzo a tutti i suoi incontri e alle collaborazioni con intellettuali e pensatori, la sua vita amorosa così piccante e generosa. Mi sento bene con Edgar Morin come con un vecchio amico.

Michel Onfray est un intellectuel qui secoue les esprits sans prendre de gants, il est pragmatique, factuel, il désacralise. Je me sens souvent en accord avec sa façon de questionner le réel. Il faut arrêter de sanctuariser les choses, il faut les interpeller, les fouiller. En fait je lis Michel Onfray de la même manière que je lis Alain Finkielkraut ce sont des intellectuels vivants contradictoires, ils font du bien, ils ne sont pas consensuels. Je viens de lire le bouquin de Jean-Claude Carrière « La vallée du néant » qui m’a entrainé dans une réflexion joyeuse et pleine d’humour sur la mort. Je viens également de finir « Les souvenirs viennent à ma rencontre » d’Edgar Morin. Voilà un homme dont les engagements sur le terrain ont forgé la pensée. Le monde sensible, la sensualité, le pragmatisme accompagnent ce chercheur qui tente de trouver des solutions concrètes à l’organisation juste des sociétés. Sa vie amoureuse au milieu de toutes ses collaborations et ses rencontres avec des gens qui pensent le monde est croustillante et généreuse. Je me sens bien avec Edgar Morin.

Quali sono i tuoi libri del momento sul comodino?

«Cani di paglia» del filosofo John Nicholas Gray, il quale analizza i nostri tempi alla luce della storia, dando il benservito ai preconcetti e alle trappole nelle quali cadiamo.  E «Solo i bambini sanno amare», del cantante e attore Bruno Cali, che torna con tenerezza alla sua infanzia; che bello, l’istinto di questo bambino che non si lascia prendere, che non si lascia sconfiggere dai grandi nemici, il nulla e il vuoto. È un libro davvero commovente.

«Straw Dogs» du philosophe essayiste John Nicholas Gray qui lui aussi analyse notre époque au regard de l’Histoire et met un grand coup de pieds dans les idées reçues et les pièges dans lesquels on tombe. Et puis « Seuls les enfants savent aimer », écrit par le chanteur acteur Bruno Cali. Il revient avec tendresse sur son enfance ; comme il est beau l’instinct de cet enfant qui ne laisse pas le néant, le vide ennemi le saisir. J’ai trouvé son livre poignant.

Traduzione dal francese di Fabrizio Fulio Bragoni. Testo scritto per il blog, già apparso su Les Nouvelles Littéraires.

:: The Spank di Hanif Kureishi (Scalpendi Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

31 marzo 2021

Scalpendi editore non poteva inaugurare meglio la sua collana dedicata al Teatro, diretta da Federica Mazzocchi, che pubblicando The Spank di Hanif Kureishi, romanziere, drammaturgo, sceneggiatore anglo-pakistano di fama internazionale che molti conosceranno forse soprattutto per le brillanti sceneggiature di due magnifici film diretti da Stephen Frears: My Beautiful Laundrette e Sammy e Rosie vanno a letto, e che col tempo è diventato una delle voci più significative della sua generazione.

The Spank è un’opera, tradotta in italiano da Monica Capuani, che se vogliamo racchiude tutte le tematiche care all’autore e sprigiona un fascino di vita vissuta davvero rari. Tema centrale di questa piece è l’amicizia che lega due uomini, Vargas e Sonny, di mezza età, immigrati, di successo, giunti a quel punto della vita dove si iniziano a fare bilanci, e si ha la necessità, quasi dolorosa, di fare chiarezza sui propri sentimenti, sulle proprie scelte, sul senso da dare a una vita per certi versi anche subita, sulla ricerca dell’autenticità prima che dell’utile o del benessere materiale. La loro amicizia sembra indistruttibile, un rifugio, come lo stesso pub, The Spank appunto, dove passano ore e ore a confidarsi e a bere birra, quando un fatto inatteso (un amico vede l’altro in compagnia di un’amante) cambia le carte in tavola, e innesca una serie di eventi a cascata dalle conseguenze inattese.

Leggere il teatro è una sensazione incredibile, tanto quanto vederlo sulla scena recitato dagli attori, consente di immaginare mondi e atmosfere soprattutto quando è scritto da autori sensibili e anche divertenti come Hanif Kureishi che con levità e leggerezza parla dei temi più importanti della vita accompagnandoci con l’alchimia delle sue parole. Solo chi ha visto finire un’amicizia, visto tradita la fiducia che si ripone in un amico, apprezzerà e comprenderà le pieghe di questa commedia che lascia alla fine anche qualche graffio nell’anima, ma soprattutto la sensazione di avere compreso qualcosa di più sulla vita e su sé stessi.

Pagine di grande teatro dunque che ci accompagno in questo periodo di pandemie e di chiusure, in cui però non finisce la speranza. Se tutto andrà bene, accogliendo la volontà dell’autore, la prima mondiale della piece, con Valerio Binasco e Filippo Dini nei panni di Vargas e Sonny, avverrà al Carignano di Torino martedì 11 maggio e le repliche fino al 30 maggio. 

Hanif Kureishi è nato a Londra da padre pakistano e madre inglese. È romanziere, drammaturgo, sceneggiatore (e per una volta anche regista: “London Kills Me”, 1991). Ha scritto le sceneggiature per i film di Stephen Frears “My Beautiful Laundrette” (1985) e “Sammy e Rosie vanno a letto” (1987) e per “The Mother ”(2003), “Venus” (2006). L’autore ha scelto l’Italia per la prima assoluta di The Spank regia di Filippo Dini, con Valerio Binasco e Filippo Dini, Teatro Stabile di Torino.