Una notte di Natale a New York (A Corpse for Christmas, 1951) di Henry Kane, traduzione di Giovanni Viganò, è il quarto romanzo della serie dedicata all’investigatore privato Peter Chambers, comprendente ben 28 romanzi e diversi racconti. Originariamente pubblicato in America nel 1951 da J. B. Lippincott, fu ristampato con il titolo The Deadly Doll nel 1959, poi come Homicide at Yuletide, da Signet nel 1966, e infine con il titolo originale da Lancer nel 1971. In Italia uscì nel dicembre 1953 con il titolo Un Mistero per Natale con il Giallo Mondadori. Laurence Block, amico di Kane, si lamentava anni fa che le sue opere fossero fuori stampa e ormai disponibili solo negli store online dell’usato, per cui è una bella notizia che la Polillo nella collana I Mastini ne abbia ripreso la pubblicazione – è già uscito nel 2011 Una rossa e quattro dentisti morti (Too French and Too Deadly, 1955) –. Negli anni 50 e 60 era sicuramente un autore famoso e considerato di prim’ ordine, grazie soprattutto alla serie dell’investigatore Chambers, ma non solo se consideriamo che scrisse qualcosa come una sessantina di romanzi per non contare i racconti sparsi nelle più prestigiose riviste di settore dell’epoca. Poi negli anni 70 il lento declino con romanzi erotici di suspense considerati semi pornografici, The Shack Job, The Glow Job, The Escort Job, e The Tail Job fino all’oblio e alla morte. Ho potuto trovare nella mia collana di gialli Mondadori Spara per primo, Peter Chambers!, Omicidio a tempo di jazz e Destinazione: obitorio, ma sono certa che se cerco bene, troverò anche gli altri. Sicuramente i primi della serie Peter Chambers, e Una notte di Natale a New York è uno di questi, sono ottimi harboiled anni 50, forse considerati minori, ma ben scritti e decisamente divertenti. L’ironia, lo spirito sagace e acuminato e il linguaggio brillante e fantasioso sono sicuramente le caratteristiche più personali e rilevanti, oltre naturalmente alle trame ben ideate e ad una spruzzata di indagine psicologica mai eccessivamente predominante sull’azione. In Una notte di Natale a New York il nostro detective Peter Chambers si trova catapultato in un caso quasi controvoglia. E’ la vigilia di Natale e un poliziotto dell’Omicidi suo amico, che sa quanto sempre abbia bisogno di soldi, gli telefona in uno dei suoi dopo sbornia e gli annuncia che una collega Gene Tiny, forse una delle prime investigatrici donne della storia dell’harboiled, ha bisogno del suo aiuto. Ex modella, affascinante, con un vero certificato da investigatrice sempre pronto da esibire ai vari scettici, Gene era impegnata in un caso quando sfortunatamente la polizia l’arresta per guida in stato d’ebbrezza. Non potendo portare avanti il suo caso fino all’udienza per il suo rilascio, incarica Chambers, pagandolo profumatamente, di mettersi in contatto il suo cliente un gangster di nome Barney Bernandino e con un tale Sheldon Talbot, un eccentrico scienziato che vive sotto falso nome e che tutti credevano morto in un incidente a Chicago. Chambers si reca da Talbot e questa volta lo trova morto sul serio e come se non bastasse trova la figlia di lui con una pistola in mano e in stato di shock. Naturalmente non è lei l’assassina, e Chambers per discolparla non può fare altro che lasciarsi coinvolgere in questo ginepraio che vede coinvolti alcuni gangster e un nutrito gruppo di vedove nere tutti allegramente uniti in una vicenda che ruota intorno ad antichi gioielli rubati. Il giorno di Natale, come nella più pura tradizione del mystery classico, tutti gli indagati saranno riuniti e Chambers smaschererà il colpevole, non esattamente un colpo di scena, ma la giusta conseguenza del concatenarsi degli indizi. Esce il 6 dicembre e io vi consiglio di non perderlo, si legge in un pomeriggio e se come me considerate il Natale uno dei periodi più tristi dell’anno, me lo terrei da parte da leggere per quella ricorrenza. Vi assicuro vi farà passare un Natale molto, ma molto divertente.
Henry Kane (1908-1988), nato a New York, svolse per alcuni anni la professione di avvocato prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. L’esordio avvenne nel 1947 con A Halo for Nobody (intitolato anche Martinis and Murder) nel quale fece la sua prima apparizione il suo personaggio per eccellenza, l’investigatore privato Peter Chambers che sarebbe comparso in ventotto romanzi e in alcuni racconti. La produzione di Kane fu molto copiosa, una sessantina di opere, alcune delle quali firmate con diversi pseudonimi (Anthony McCall, Kenneth R. McKay, Mario J. Sigola e Katharine Stapleton), e numerosissimi racconti pubblicati su vari periodici tra i quali Esquire, Redbook, Saturday Evening Post, Cosmopolitan. Grande appassionato ed esperto di jazz, nel 1962 diede alle stampe How to Write a Song, un volume di interviste a celebri protagonisti del mondo musicale come Duke Ellington, Hoagy Carmichael, Johnny Mercer, Dorothy Fields, Noël Coward. Per la televisione Kane scrisse la sceneggiatura di alcuni episodi di The Alfred Hitchcock Hour, mentre per il grande schermo curò la riduzione di due romanzi della serie dell’87° Distretto di Ed McBain.
L’ambientazione è nel Medioevo, nel 1188 per la precisione. Il luogo è un convento. Al centro dei questo thriller ad ambientazione medievale c’è una misteriosa pergamena con strani segni che tutti vogliono leggere e capire, però l’enigmatico documento è pericoloso, perché lascia dietro di sé un lunga scia di misteriose morti. Attenzione non c’è Guglielmo da Baskerville protagonista de Il nome della rosa – anche se la trama dal mio è punto di vista ricorda molto da vicino lo scritto di Eco-, ma una perspicace e coraggiosa donzella – Elysa da Bergheim- che indaga nel giallo storico La pergamena maledetta di Heike Koschyk. Tutto comincia un po’ per caso quando in una notte buia e tempestosa tal Fratello Adalbert ,dell’abbazia di Zweifalten, si presenta al monastero benedettino di Eibingen. Lui è stato un amico e confidente delle mistica Ildegarda fondatrice del monastero dove è appena giunto, ma il suo volto violato da un espressione di atroce terrore e l’agitazione perpetua, non fanno altro che incutere preoccupazione nelle suore che gli danno ricovero. L’uomo verrà ritrovato cadavere la mattina seguente con una misteriosa pergamena tra le mani e da quel momento in poi la pacifica vita di Eibingen non sarà più la stessa. La tranquillità del monastero fondato dalla mistica Ildegarda sarà scossa da inspiegabili incendi che distruggeranno la chiesa, e non solo, perché il male si insidierà sempre più tra le mura del luogo sacro, scatenando una rapida spirale di brutali omicidi, improvvisi suicidi ed episodi di avvelenamento ai danni delle monache del convento (ed ecco che ritorna Eco). Ad indagare sui fatti incomprensibili che tormentano il posto si presenta, sotto le mentite spoglie di novizia – della serie: “a volte è necessario dire qualche bugia a fin di bene”-, la giovane nobildonna Elysa da Begheim, accompagnata nel convento dal religioso Clemente. La pergamena maledetta è un coinvolgente thriller storico nel quale Elysa si fingerà quello che non è, il tutto per guadagnarsi la fiducia delle monache al fine di smascherare il colpevole dei brutali misfatti e magari riuscire pure a tradurre e comprendere il senso del misterioso alfabeto di Ildegarda. Intrighi di Stato, esponenti del mondo religioso che non sono esattamente l’esempio della santità, suore dalla fede incorruttibile sottoposte a dure prove fisiche – direi più adeguatamente torture – per testare la verità delle loro affermazioni e tanta suspense, caratterizzano il nuovo romanzo di Heike Koschyk. Il ritmo frenetico e la suspense sono un continuo crescendo che appassiona e spinge chi legge a voltare pagina per scoprire cosa accadrà ai diversi personaggi attivi sulla scena, ma soprattutto il lettore avrà modo di avvicinarsi ai misteriosi significati che si nascondono tra le parole della Lingua ignota di Ildegarda. Una buona lettura ideale per gli appassionati del genere per i neofiti, dove i diversi protagonisti – da Elysa, a Clemente, passando per le varie monache – dimostrano di essere figure sì letterarie, ma con una profonda sensibilità d’animo che evidenzia la loro fragilità e il sentirsi perennemente in bilico tra le passioni umane del cuore e quelle di fede. La pergamena maledetta è un giallo storico nel quale la realtà e la finzione si amalgamano con equilibro e dove non manca la giusta dose di intrighi, congiure, legami di sangue sconosciuti, colpi di scena sensazionalistici e realtà enigmatiche che tutti vorrebbero conoscere, ma che per il bene dell’umanità è meglio rimangano segrete.
“The scent and smoke and seat of a casino are nauseating at three in the morning. Then the soul-erosion produced by gambling- a compost of greed and fear and nervous tension – becomes unbearable and the sense awake and revolt, from it. James Bond suddenly knew that he was tired.” Casino Royale, Ian Fleming – pubblicato in Inghilterra per la prima volta in 4750 copie da Jonathan Cape.
Ha chiuso gli occhi, per un attimo ho sentito il suo dolore.”Verità o penitenza”ho intimato.
Il giorno del sacrificio (The Sixth Soul, 2013), traduzione di Paolo Scopacasa, portato in Italia da Editrice Nord in anteprima mondiale, libro di esordio di Mark Roberts, professore di scuola superiore per quasi trent’anni di Liverpool prima di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa, è decisamente un buon thriller tutto ritmo, suspense e inquietudine.
James Hadley Chase, scrittore britannico di hard boiled molto americani, è senz’altro un nome che non lascerà indifferenti i lettori appassionati del genere. Di libri il buon James ne ha scritti davvero tanti, quasi tutti pubblicati in Italia grazie al Giallo Mondadori, come The Flesh of the Orchid pubblicato per la prima volta in Italia con il titolo La carne dell’orchidea nel 1966 per I Neri Mondadori e ora riproposto dalla Polillo –The crime collection I Mastini- con il titolo Il sangue dell’orchidea, tradotto da Giovanni Viganò. E’ difficile che gli appassionati non l’abbiano già letto o visto nella trasposizione cinematografica di Patrice Chereau, con protagonista una luminosa Charlotte Rampling, ma a chi fosse sfuggito è un’occasione davvero da non perdere per recuperarlo in una traduzione riveduta e corretta.
Marc era convinto che ce l’avessi proprio con lui per l’imprecisato numero di tonnellate di veleni riversatosi nel fiume. Certo, lì per lì avevo avuto uno scatto. Come chiunque altro. Ma l’indomani mattina ero tornato al lavoro alla Camex- Largaud. Come qualunque abitante di Hénochville. Una piccola arrabbiatura che non esplodeva, anzi andava spegnendosi prima ancora di uscire di bocca. Quanto a me, se gli avevo dato”dell’assassino”era per ragioni vaghe, perse nei meandri dell’amicizia. Riguardo ai pesci morti, certo, lo ritenevo un assassino. Ma non meno di me o Thomas, non meno di un qualsiasi impiegato della Camex-Largaud, non meno del più piccolo negoziante della città. Tutto qui. Eravamo invischiati in questa situazione da talmente tanto tempo che preferivamo non pensarci.





























