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:: Recensione di La vendetta degli innocenti di Joseph Hansen (Elliot, 2013) a cura di Giulietta Iannone

2 settembre 2013

VENDETTA (LA)_Layout 1Forse il più politico dei romanzi hardboiled della Dave Brandstetter Mystery series di Joseph Hansen.
La vendetta degli innocenti (The Little Dog Laughed,1986), edito da Elliot nella collana Raggi Gialli, e tradotto da Luciano Lorenzin, ci catapulta verso la metà degli anni ’80, in pieno Irangate. Certo il nome di Oliver North da Hansen non viene fatto, ma un suo personaggio, il Colonnello Zorn, lo richiama in un certo senso alla mente e l’intera vicenda è un’aperta denuncia, con toni non certo estremistici come è nello stile pacato dell’autore, contro le attività più o meno occulte e legali che il governo americano svolse in Centroamerica, nella sua incessante guerra al comunismo.
Passati gli anni la vicenda ha naturalmente perso gran parte della sua carica sovversiva e di denuncia, Oliver North è ormai un bolso e pacato commentatore televisivo dedito a istituire borse di studio per i figli dei militari morti o invalidi e, probabilmente, le nuove generazioni neanche l’hanno sentito mai nominare, sta di fatto che quando uscì il romanzo era scottante attualità, difficile e scomoda. Quest’ incursione nella spy story, o meglio nella fantapolitica, forse non rappresenterà la vena più felice di Hansen, che dà il suo meglio nei ritratti di caratteri e di ambienti, tuttavia è per lo meno insolita e curiosa e arricchisce di sfumature e profondità un autore non scontato né prevedibile.
Ambientato come sempre nella California del Sud, La vendetta degli innocenti, ottavo episodio della serie, già uscito nel 1989 nella collana del Giallo Mondadori con il titolo Silenzio di piombo, vede Dave Brandstetter indagare, per conto di una compagnia di assicurazioni, sulla morte di Adam Streeter, famoso corrispondente estero, abituato a scrivere reportage per i maggiori giornali del paese sui fatti più scottanti e controversi accaduti nel mondo. In un primo momento la morte sembra un evidente caso di suicidio, ma alcuni particolari sembrano non convincere Brandstetter.
Innanzitutto una coppia di vasi di fiori in frantumi sembra suggerire la presenza di un intruso. La coppia di vicini della casa di fronte con un’ ottima vista sullo studio, sembra essere sparita nel nulla in fretta e furia e soprattutto mancano i fogli, i dischetti, e gli appunti su cui Streeter stava lavorando. A detta della figlia, che aveva anche trovato il cadavere, infatti suo padre stava indagando su alcuni avvenimenti scottanti legati a Los Inocentes, un paese immaginario del Centroamerica, molto simile al Nicaragua, in cui governativi, appoggiati segretamente dagli americani, e ribelli, tacciati di essere comunisti, si fronteggiano senza esclusioni di colpi.
Brandstetter ci mette poco a dimostrare, contro gli interessi della sua compagnia, (se fosse un suicidio la Banner Insurance Company non dovrebbe pagare la polizza sulla vita di Streeter), che è avvenuto un delitto, ma sfortunatamente la polizia arresta l’uomo sbagliato, Mike Underhill, un assistente di Streeter trovato con un’ ingente quantità di denaro, a suo dire in suo possesso per comprare un aereo necessario per gli spostamenti in Centroamerica (e Brandstetter sa che è la verità).
Poi un testimone sembra aver notato un mezzo militare davanti alla casa del presunto assassino e sebbene per la sua compagnia il caso sia chiuso Brandstetter decide di continuare una sua indagine personale in cerca della verità, aiutato dal suo compagno e stretto collaboratore Cecil Harris, tornato al suo vecchio lavoro di giornalista televisivo, che sembra aver assistito involontariamente ad un anomalo episodio accaduto nei suoi studi televisivi la notte della morte di Streeter.
Di presunti colpevoli ne troverà in abbondanza, a partire dall’avida ex moglie di Streeter, forse quella con il movente più evidente, dedita ad alcool, psicofarmaci e  amanti giovani, in lotta con l’ex marito per l’affidamento della figlia Chrissie, beneficiaria di un ingente patrimonio ereditato dalla nonna. Per arrivare a Fleur, giovane cambogiana, legata a Streeter da un rapporto di dipendenza e interesse, amante dello stesso testimone che Brandstetter credeva così fondamentale. Poi c’è sempre l’assistente a cui l’investigatore tende a credere, ora al sicuro nelle celle delle prigioni di stato. Chi può dirlo che non riservi sorprese? Per non parlare del Colonnello in pensione Zorn, legato alla sparizione dell’ ex ministro degli esteri di Los inocentes, il Generale Cortez-Ortiz, un uomo sanguinario e spietato conosciuto col soprannome di El Carnicero, il macellaio, con tutto l’interesse a far tacere Streeter sulle sue attività in Centroamerica.
Come sempre sarà l’interesse a guidare la mano dell’assassino e a Brandstetter non rimarrà che vedere la pista dei soldi dove porta.
La vendetta degli innocenti titolo enigmatico quanto l’originale The Little Dog Laughed, (che probabilmente rimanda al nome di qualche operazione sotto copertura), è come sempre un romanzo piacevolmente ben scritto, e tradotto, ricco di quella calda umanità che il protagonista, ormai invecchiato, (non ha più il fisico per fughe e inseguimenti), sa trasmettere. La sua relazione con Cecil Harris, personaggio che nel finale riserverà una piccola sorpresa, (oltre ad arrivare fortunosamente in tempo), procede placida e rilassata, cadenzata dal trantràn quotidiano, da gesti trattenuti d’affetto, da cene romantiche, e rassicuranti battibecchi coniugali.
Come sempre gli squarci sulla vita privata del protagonista e del suo compagno allentano la tensione drammatica e danno un senso di vita vissuta realistico e piacevole, alternati a descrizioni di ambienti e paesaggi vivide e efficaci che elevano a vera letteratura romanzi apparentemente solo commerciali e destinati ad un mercato di massa.
La bellezza dei romanzi di Hansen risiede infatti nella capacità di non essere unicamente destinati ad un pubblico settoriale di lettori, ma di conservare caratteristiche universali in cui cultura, tendenze sessuali o politiche, colore della pelle, generi non assumono la minima valenza. La caratterizzazione dei personaggi, non solo principali ma anche di contorno, è sempre onesta e accurata, capace di far restare nella mente personaggi che entrano in scena anche per sole poche pagine pensiamo a McGregor,  a Porfirio, o a Harry Gernsbach.
La parte puramente investigativa, con sullo sfondo il pigro sergente Jeff Leppard della polizia di Los Angeles, forse più interessato alla sua vita sentimentale che al caso, si basa principalmente sull’interrogazione di testimoni, conoscenti, familiari che Brandstetter incontra a volte casualmente, a volte con il preciso obbiettivo di raccogliere informazioni e isolare il movente di questo delitto che pian piano che si avanza nella lettura si rende sempre più evidente.
Alcune sottotrame si inseriscono discrete e delicate come il dolore del reverendo per la morte del figlio, o la modesta vita familiare della sorella di Porfirio, ottima cuoca di piatti messicani, capace di accendere un cero in chiesa sia per il fratello che per Brandstetter. Funambolico e caciarone il finale, ironicamente action, con Brandstetter che arranca, conscio di non avere più l’età per queste cose, salvato in extremis dall’arrivo di Cecil Harris con tutta la cavalleria.

Joseph Hansen Nato nel 1923, è stato un poeta e scrittore, conosciuto soprattutto grazie alla serie dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Condusse nel 1960 il programma radiofonico Homosexuality Today e, nel 1970, partecipò alla realizzazione del primo Gay Pride a Hollywood. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men (1991). Hansen morì per un attacco di cuore nel 2004 nella sua casa a Laguna Beach, California.

:: Recensione di Paura nella notte, di Joseph Hansen (Elliot, 2013) a cura di Giulietta Iannone

13 maggio 2013

hansenPaura nella notte (Nightwork, 1984), settimo romanzo hardboiled della serie Dave Brandstetter Mysteries di Joseph Hansen, di cui Elliot ha finora pubblicato Scomparso, Atto di morte e La ragazza del Sunset Strip, – tutti e tre recensiti sul nostro blog-, ci porta nei primi anni Ottanta, nella povera e violenta periferia di Los Angeles, dilaniata da sanguinose guerre tra bande giovanili, formate da neri e chicanos, per la divisione del territorio.
Piaga sociale che l’autore descrive con asprezza e precisione in tutto il suo potenziale destabilizzante di incertezza sociale e desolazione, non ignorando tuttavia coloro che si adoperarono per migliorare le condizioni di vita della popolazione, (è infatti descritto per esempio il picnic organizzato dal reverendo Luther Prentice e il suo tentativo di mettere pace e di offrire un pasto a gente che difficilmente mette d’accordo il pranzo con la cena).
Questa volta l’investigatore assicurativo della Pinnacle Assicurazioni Dave Brandstetter e il suo compagno Cecil Harris si trovano ad indagare sulla morte di un camionista, Paul Myers, morto in uno strano incidente, apparentemente andando fuori strada una notte a una curva del Torcido Canyon, (in realtà qualcuno ha messo un congegno esplosivo sotto il camion provocandone l’esplosione). Compito di Brandstetter è scoprire se la moglie Angela Myers è in qualche modo implicata in questa morte, essendo la beneficiaria di una cospicua assicurazione di centomila dollari sulla vita del marito, o se l’assicurato ha mentito, trasportando per esempio carichi pericolosi, condizioni che permetterebbero all’Assicurazione di non versare l’importo stabilito.
Per la polizia non c’è nemmeno bisogno di indagare, il tenente Salazar, della squadra omicidi, è convinto che l’unico ad avere una ragione per volere il camionista morto è un certo Silencio Ruiz, un teppista di strada, che Paul contribuì a far condannare testimoniando per una rapina e che in Tribunale gridò al mondo la usa intenzione di vendicarsi una volta uscito di prigione. Ma Brandstetter non è affatto convinto. Di persone con un movente ce n’è più d’una, come per esempio Bruce Kilgore amante della Myers, o una misteriosa “Duchessa” implicata sicuramente in un traffico illegale di rifiuti tossici. E perché De Witt Gifford, bizzarro ed eccentrico vecchietto, proprietario di una specie di castello con tanto di torrette, ha pagato la cauzione e l’avvocato di Silencio Ruiz? Brandstetter nella sua ricerca della verità dovrà fare i conti con tutte queste piste e alla fine si troverà a considerare che la natura umana è piuttosto prevedibile e mossa non sempre solo dalla sete di denaro.
Ecco in breve la trama di Paura nella notte, romanzo che conferma le abilità narrative di Hansen, capace di tratteggiare efficaci affreschi sociali, colorire la narrazione con dialoghi pieni di spirito e di intelligenza, parlare d’amore con tenerezza e sensibilità, anche solo descrivendo una carezza, come quella che Brandstetter da a Cecil. Nessuna sbavatura, nessuna parola superflua, nessuna esibizione sopra le righe che possa cadere nel grottesco anche quando da vita al personaggio di De Witt Gifford, e sarebbe bastato veramente poco a trasformarlo in una caricatura o in una macchietta.
Hansen ha una pacatezza e un senso della misura che gli consentono, con naturalezza ed eleganza, di approfondire l’analisi psicologica dei personaggi con pochi tratti, quasi in uno schizzo narrativo, che se si osserva con attenzione ha nell’essenzialità la sua dote maggiore. La trama investigativa è come al solito robusta e unisce sprazzi di slancio ambientalista ad una calibrata esposizione dei fatti.
I problemi sociali della periferia di Los Angeles –  disoccupazione, povertà, violenza, crimine più o meno organizzato- emergono sullo sfondo come riflesso di una società malata e ingiusta e proprio il senso di giustizia tormenta il protagonista. E’ più giusto scoprire la verità o essere mossi dalla compassione e dalla generosità?
Traduzione di Franco Salvatorelli. Illustrazione di copertina di Onze.

Joseph Hansen Nato nel 1923, è stato un poeta e scrittore, conosciuto soprattutto grazie alla serie dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Condusse nel 1960 il programma radiofonico Homosexuality Today e, nel 1970, partecipò alla realizzazione del primo Gay Pride a Hollywood. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men (1991). Hansen morì per un attacco di cuore nel 2004 nella sua casa a Laguna Beach, California.

:: La ragazza del Sunset Strip di Joseph Hansen (Elliot, 2012) a cura di Giulietta Iannone

7 dicembre 2012

ragazza sunset“Vuoi dire che sono stati loro a ucciderlo?” chiese Amanda sbigottita.
“Non loro, la loro rispettabilità. Sai che cos’è? No, sei troppo giovane, non puoi saperlo. Un tempo tutti tenevano in grandissimo conto la rispettabilità, oggi invece la parola è quasi priva di significato perché un concetto troppo lontano dalla realtà. Ormai se ne sono accorti quasi tutti: questa scoperta, che è già costata la vita a Gerald Dawson, adesso distruggerà anche quella di sua moglie e di suo figlio”.
“Il senso del decoro” azzardò Amanda.
“No, non decoro, ma rispettabilità”. Dave rimase un attimo ad osservare Delgado che toglieva dal fuoco le fette di bacon e buttava in padella le uova sbattute. “L’importante non è quello che sei, ma quello che i vicini pensano di te. Solo che adesso i vicini di casa non esistono più, e , anche quando esistono, non si occupano certo di te, ma dei fatti loro”.

La ragazza del Sunset Strip (Skinflick, 1979), traduzione dall’inglese di Maria Luisa Vesentini Ottolenghi, 5° romanzo della serie Dave Brandstetter Mysteries, fu pubblicato a New York da Holt Rinehart & Winston. In Italia arrivò pochi anni più tardi, nel 1981, grazie a Il Giallo Mondadori con lo stesso titolo scelto da Elliot edizioni che dopo Scomparso e Atto di morte ci porterà tutti i dodici romanzi dedicati da Joseph Hansen al suo più celebre investigatore assicurativo.
Joseph Hansen, a mio avviso uno tra i grandi maestri del genere hardboiled, scelse la California e prevalentemente Los Angeles come scenario per le sue storie che vedono come indiscusso protagonista Dave Brandstetter, investigatore privato dichiaratamente gay al servizio di una agenzia assicurativa, ricco quando basta da poter vivere senza lavorare, se solo lo volesse, o abitare in una mega villa di quelle che scintillano al sole di Los Angeles. Sobrio, sbarbato di fresco, educato, sempre con una camicia pulita, moralmente onesto, amante degli uomini sembra infrangere ad uno gli stereotipi che caratterizzano l’investigatore classico e proprio per questo con caparbia originalità si è conquistato un posto di assoluta unicità nel genere. Dave Brandstetter è indubbiamente una persona più che un personaggio, e questo poche volte avviene nella storia della letteratura. Joseph Hansen oltre che romanziere è soprattutto un poeta, la cui liricità mai sentimentale, mai sdolcinata, arricchisce le sue pagine “poliziesche” di una eleganza e di una bellezza evocativa e profonda.
La ragazza del Sunset Strip ci porta nel lato più buio e ben poco glamour della Los Angeles fine anni Settanta, fatto di droga, pornografia, prostituzione, motel di second’ordine pieni di piatti sporchi, cinematografi a luci rosse, set di film porno dove si girano pellicole senza valore per campagnoli senza il senso dell’umorismo, sexy shop e locali equivoci, un mondo in cui squallore e corruzione fanno da contraltare al lato rispettabile ed edificante, ai surfisti abbronzati e atletici che popolano le dorate spiagge affacciate sull’oceano, ai probi uomini e donne frequentatori delle innumerevoli chiese che popolano la città che a volte si trasformano in vigilantes contro il vizio e la depravazione. Ed è a quest’ultimo genere che appartiene Gerald Dawson, commerciante di materiale cinematografico, trovato ucciso con il collo spezzato davanti al portico di casa.
Accusato dell’omicidio Lon Tooker, proprietario di una libreria per adulti Keyhole, oggetto dei raid punitivi contro il vizio proprio di Dawson. Il dubbio che a commettere il delitto siano proprio i beneficiari della polizza assicurativa sottoscritta da Dawson chiama in causa Dave Brandstetter, che inizia ad indagare sentendo che niente è quello che dovrebbe essere. Gerald Dawson non è l’integerrimo paladino della probità e moralità, Lon Tooker non è un depravato violento, assetato di vendetta, moglie e figlio non sono così limpidi come sembrano arrivando a considerare la rispettabilità ben più importante della ingiustizia di vedere pagare un innocente per un delitto che non ha commesso.Poi anche grazie all’aiuto di Randy Van, un travestito che sembra aver fatto breccia nel cuore di Dave Brandstetter, a cui Hansen dedica una scena di grande tenerezza, le tracce portano verso una prostituta scomparsa Charleen Sims, probabile testimone del delitto, l’unica che sa veramente come le cose siano andate.
Forse il più violento dei romanzi dedicati a Dave Brandstetter letti da me finora e per i temi trattati decisamente il più amaro e crudo La ragazza del Sunset Strip conferma le doti narrative di Hansen, su tutte la capacità di ricreare l’atmosfera anni Settanta, la cura per i dettagli delle ambientazioni, la scrittura poetica e dolente, l’abilità di caratterizzare i personaggi da piccoli particolari non solo i principali come per esempio il vecchio guardiano che offre il caffè a Dave Brandstetter con le sue dita artritiche e i gesti lenti ma precisi, o il vecchio padre di Charleen Sims che fa il rappresentate Avon e mangia purè di patate in una casa povera e spoglia.
Tra scambi di persona, rapimenti, orge a base di sesso e droga, ricatti organizzati da soci di affari, la storia si dipana alternando brutali aggressioni a sprazzi di umorismo, caratterizzati da una vena di tristezza che fa arrivare il protagonista alla dolente consapevolezza che gli anni migliori sono alle sue spalle. Ormai Hansen si sta conquistando un posto tutto suo tra le mie letture preferite di sempre.

Joseph Hansen nacque in South Dakota nel 1923.  Poeta e scrittore, pubblicò circa 40 libri di vario genere e raggiunse la fama soprattutto grazie alla serie hardboiled dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men: The Last Dave Brandstetter Mystery (1991). Hansen morì nel 2004 per un attacco di cuore  nella sua casa a Laguna Beach, California.

:: Recensione di Atto di morte di Joseph Hansen (Elliot, 2012) a cura di Giulietta Iannone

3 ottobre 2012

Atto-di-morteAtto di morte (Death Claims, 1973), tradotto da Manuela Francescon, secondo volume della serie “The Dave Brandstetter Mysteries”, scritta a partire dal 1970 da Joseph Hansen, e composta da dodici romanzi, di cui abbiamo già potuto apprezzare Scomparso, pubblicato sempre da Elliot nei mesi scorsi, è sicuramente un poliziesco di stampo classico con al centro la figura dell’investigatore, questa volta assicurativo, nato sulla scia dell’hardboiled riveduto e corretto da Ross MacDonald.
Hansen sembra prediligere infatti le storie famigliari, il crimine commesso non da veri delinquenti, mafiosi, assassini seriali, ma da uomini normali mossi da invidie, gelosie, avidità, verità inconfessate. La California degli anni 70 con la sua luce accecante, la sua profonda solitudine, fa da sfondo a  tutto questo e riflette il buio e la tristezza dei paesaggi e degli interni, nascosta dall’apparente luccichio e sfarzo, nell’anima dei personaggi. Una salsedine corrosiva, intacca cose e persone, mentre il protagonista, Dave Brandstetter, si muove in cerca della sua verità.
L’indagine questa volta ruota intorno alla morte di John Oats, ritrovato annegato sulla sabbia bianchissima di Arena Blanca dalla sua compagna April Stannard, ex libraio, ferito nel copro e nell’anima, un uomo generoso. Una polizza di 20.000 dollari sembra essere alla base di questo presunto omicidio, troppo affrettatamente classificato incidente dalla polizia. Ma Dave Brandstetter non crede all’incidente, e né tanto meno al suicidio, ipotesi scartate anche da April, e si butta a capo fitto in un’ indagine dove tutti quelli che incontra sembrano nascondere doppie verità e grande dolore.
Il beneficiario doveva essere il figlio Peter, anche se John poco prima di morire aveva avviato le pratiche per cambiarlo, e questo sommato alla scomparsa del ragazzo sembra rendere evidente la sua colpevolezza. Oltre a Peter, attori cinematografici, ex soci, ex mogli, si susseguono come i personaggi di una tragedia in cui spesso uccidere è inevitabile, quanto respirare, in cui spesso la colpa non è così ovvia come potrebbe sembrare in un primo tempo.
Dave Brandstetter investigatore pacato e gentile, tormentato dai fantasmi di un antico amore, lo sa e con ostinata compostezza scava nelle vite di tutti coloro che avevano una buona ragione per uccidere, e naturalmente scopre il colpevole, anche se non può evitare che altri paghino il prezzo.
La capacità di Hansen di tratteggiare i personaggi, da uno sguardo, un modo di porsi, un tremore della mano, i dialoghi efficaci, le descrizioni accurate e poetiche dei paesaggi, delle case, dei colori, rendono questo libro affascinante e a tratti struggente. Davvero un piccolo gioiello da riscoprire.

Joseph Hansen nacque in South Dakota nel 1923.  Poeta e scrittore, pubblicò circa 40 libri di vario genere e raggiunse la fama soprattutto grazie alla serie hardboiled dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men: The Last Dave Brandstetter Mystery (1991). Hansen morì nel 2004 per un attacco di cuore  nella sua casa a Laguna Beach, California.

:: Recensione di Scomparso di Joseph Hansen (Elliot 2012) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2012

Gli sudavano le mani mentre guidava. Perchè? Sul suo volto apparve un sorriso amaro. Che senso aveva tanta cautela? Non aveva forse desiderato solo morire nelle ultima sei settimane? Serrò la bocca. Era finita. Adesso doveva adattarsi a vivere. Che altro poteva fare? Vivere e dimenticare, almeno finchè non fosse stato in grado di ripensarci senza soffrire. E prima o poi ci sarebbe riuscito. Ma certo. Lo dicevano tutti i libri. La summa dell’ umana saggezza. Nel frattempo, era di nuovo al lavoro.

Sembra banale iniziare una recensione dicendo che il libro che si è appena letto è bellissimo, già banale, mi perdoneranno quindi quelli che non lo farebbero mai, ma Scomparso di Joseph Hansen, edito da Elliot, titolo originale Fadeout, tradotto con sensibilità e limpidezza da Manuela Francescon, è davvero un libro bellissimo, dal ritmo perfetto, che apprezzeranno tutti gli amanti dell’ hardboiled con venature psicologiche e crepuscolari quanto lo può permettere l’impietoso sole della California, molto alla Ross Mcdonald per intenderci, e non solo.
Innanzitutto questo romanzo ha un’ impostazione classica, un buon equilibrio tra parti descrittive e caratterizzazione dei personaggi, dialoghi incisivi e sempre impeccabili, senza sbavature o parole superflue, poi è doveroso evidenziare che ha i suoi bei 40 anni, fu infatti pubblicato in America nel 1970 e ambientato qualche anno prima, e per finire ha un protagonista gay, cosa che se può sembrare normale oggi, negli anni in cui fu scritto, e pubblicato, non lo era affatto, anzi fervevano i primi tentativi di liberazione sessuale ed essere gay era ancora un marchio infamante capace di precludere carriere e ghettizzare nel vero senso della parla.
Hansen ci mise tanto a pubblicarlo, perché non voleva fare del suo libro un manifesto gay, voleva semplicemente pubblicare un libro le cui tendenze sessuali del protagonista fossero marginali e unicamente atte a evidenziare la sua psicologia, il suo carattere e la sua personalità.
Dave Brandstetter, protagonista di Scomparso, è infatti un investigatore assicurativo dell’agenzia del padre, vedovo del suo compagno Rod, appena morto di cancro all’intestino, e basta questo particolare a stendere un velo di malinconia e tristezza rendendo meno vivido il sole accecante della Los Angeles di fine anni 60.
Per sopravvivere al lutto si butta nel lavoro e il primo caso che deve affrontare riguarda la presunta morte di Fox Olson, stella del Fox Olson show, programma radiofonico della radio locale di Pima, amena cittadina persa in un canyon non lontano da Los Angeles. Presunta morte perché tutto quello che resta è l’auto, una Thunderbird bianca, precipitata da un ponte alla fine di una strada tutta tornanti, in una grigia giornata di pioggia.
Del corpo di Olson nessuna traccia e basta questo a mettere in allarme la compagnia assicurativa, che rischia di sborsare alla vedova l’assicurazione sulla vita di centocinquantamila dollari – un sacco di soldi – come dirà lo stesso Brandstetter all’affranta vedova, già pronta a farsi consolare tra le braccia di un aitante riccone del luogo.
Come nei migliori romanzi di Ross Mcdonald intrighi famigliari, soldi e potere si intrecciano portando a galla una storia terribile nella sua semplicità e dolorosa in cui i sentimenti sono i soli sconfitti, in cui i più sensibili pagano per tutti.
Il meccanismo dell’indagine è impeccabile, Brandstetter con umanità e comprensione si lascia coinvolgere in una storia in cui non c’è nessun vero colpevole, ma solo uomini e donne dolorosamente occupati a sopravvivere al male di vivere.
Scomparso è il primo romanzo di una serie di dodici episodi che la Elliot pubblicherà in Italia per la prima volta. Sono certa che se lo leggerete non potrete, come me, non aspettare il prossimo della serie previsto prima dell’estate.

Joseph Hansen nacque in South Dakota nel 1923.  Poeta e scrittore, pubblicò circa 40 libri di vario genere e raggiunse la fama soprattutto grazie alla serie hardboiled dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men: The Last Dave Brandstetter Mystery (1991). Hansen morì nel 2004 per un attacco di cuore  nella sua casa a Laguna Beach, California.