:: Un’intervista con Fabrizio Borgio a cura di Giulietta Iannone

4 febbraio 2023 by

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Fabrizio Borgio, autore del libro “Il pittore di langa (Fratelli Frilli Editori) terzo classificato alla tredicesima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Benvenuto Fabrizio e complimenti per il terzo posto, dopo due scrittrici uno scrittore. Sei un esponente del cosiddetto folk noir piemontese. Una connotazione così regionale e sociale è parte della tua poetica narrativa?

Grazie, é stata una bella sorpresa. Non so se possiedo una mia poetica narrativa, so per certo che sono il prodotto di una determinata cultura, circoscritta a una regione che ha ancora alcune caratteristiche specifiche. C’è sempre del Piemonte in ciò che scrivo, anche quando non ambiento nella mia regione, perciò penso che si possa affermare che la connotazione di cui parli sia una componente intrinseca del Borgio Fabrizio che scrive.

Usi il dialetto piemontese nei tuoi romanzi? Conosci questa vera e propria lingua o ti avvali di consulenti?

Sì, lo uso, lo parlo anche se non con la scioltezza da madre lingua dei miei nonni e lo scrivo con ampie licenze rispetto alle grammatiche ufficiali. Lo impasto spesso nei dialoghi, nella mia scrittura, anche se realizzare una lingua ibrida, come ha fatto Camilleri con il siciliano, oggi come oggi non ha senso visto che l’utenza che lo utilizza è sempre più rada. Ho un vocabolario e un testo di grammatica piemontese che mi supportano. Infine temo, e lo dico con la morte nel cuore, che il piemontese sia una lingua minoritaria (definizione UNESCO) destinata alla scomparsa esattamente come il panorama umano e culturale tipico di questa regione, le trasformazioni in atto lo portano a una morte naturale.

Proposte di traduzioni per l’estero?

Magari. Scherzi a parte, i romanzi della Frilli editrice sono già comparsi in edizioni estere, il mercato tedesco in particolare è interessato a storie di ambientazione provinciale italiana, chissà se un giorno…

Che accoglienza hai avuto dalla stampa?

Mediamente buona, certo sono un nome piccolo, non posso parlare di fama, al limite di conoscenza da parte di media locali.

Come è nato il suo amore per i libri e la scrittura?

Da piccolo, figlio di lettori e bambino timido e chiuso: una miscela ideale per costruire un lettore in erba appassionato. I libri erano la mia compagnia, i miei amici, i miei viaggi.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Tanti, talmente tanti che stilare un elenco sarebbe lungo e ingrato. Pescando a caso e senza citare i soliti noti nomino Tondelli, Høeg, Despentes, Pastor e Avoledo.

Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

Ho diversi progetti aperti, i principali consistono in una spy story ambientata in Bosnia, una novelization di un Gioco di Ruolo e un noir da proporre a un’editrice di audiobook.

Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza, e auguri per il futuro.

Ringrazio di cuore, incrociamo le dita e aggiungo l’augurio di risentirci presto.

Chiara Lossani ci racconta il suo “Salvador Dalì, la spiaggia azzurra”: un inno alla fantasia

4 febbraio 2023 by

Chiara Lossani autrice di libri per bambini e giovani lettori è in libreria con “Salvador Dalì, la spiaggia azzurra” edito da Arka. Nell’albo illustrato l’autrice racconta il grande genio artistico del pittore spagnolo e quel modo di rappresentare il mondo usando immagini fuori dai normali canoni arstistici. A portare il lettore bambino a spasso nel mondo di forme e colori di Dalì, una sua creatura: Babù, un ocelotto, un felino selvatico che l’artista teneva come compagnia (come quello della foto sopra con Dalì). Il libro è accompagnato dalle illustrazioni accurate in ogni dettaglio, realizzate da Michael Bardeggia. Abbiamo incontratro Chiara per farci raccontare un po’ di cose sul libro.

Come è nata l’idea del libro dedicato a Dalì? L’editore Arka mi ha chiesto di scrivere il testo per un albo illustrato e all’inizio confesso che ero un po’ spaventata. Dalì è un grande pittore ma non facile per i bambini, con immagini di forte impatto emotivo e con molti collegamenti alla cultura e all’arte che potevano essere di ardua comprensione per loro. Devo dire però che, mano a mano che approfondivo la sua biografia e lo studio delle sue opere, ne sono stata così attratta che ho cominciato a intravedere una possibile via. Ho apprezzato la sua abilità artistica, così come mi ha  conquistato il suo personaggio, volutamente esibizionista e stravagante. Le trovate per diffondere la sua immagine, il modo in cui si presentava in pubblico, mi hanno divertito e ho cercato di raccontarle abbinandole alla sua natura, al carattere, alla sua psicologia. 

Perché la  scelta di Babù, un protagonista dei suoi dipinti per guidare il lettore? Era molto importante trovare il modo per raccontare ai bambini questo grande pittore, e ho capito subito che gli animali potevano essere la strada. Dalì era stravagante anche nella scelta dell’animale da compagnia: è stato visto uscire di casa con al guinzaglio un formichiere, e sono molte le fotografie che lo ritraggono con un ocelot, cioè un leopardo nano: Babou, appunto, che nella storia chiamo Babù per semplificarlo. Ci dicono le sue biografie che Babou stava sempre con lui e con Gala, e dunque per me era il personaggio giusto per fare da tramite con i bambini e raccontare la sua vita e le sue opere. I bambini infatti lo amano molto e mi fanno tante domande su di lui.

Che valenza ha avuto secondo te il modo di fare arte di Dalì? Come dico nel libro, Dalì ebbe la capacità di dipingere in modo personale tutto ciò che costituisce l’invisibile fuori e dentro di noi, l’immaginario, il sogno, la fantasia, un mondo che i bambini conoscono bene e in cui sono immersi, anche se purtroppo oggi vengono inibiti nel rappresentarlo. Questo libro potrebbe essere l’occasione per liberarle la loro fantasia, per nutrirla.

I personaggi dei quadri dicono che “Dalì ci ha dipinti male”, perchè si sento sbagliati? Quanto non comprendono l’artista?  Nella storia che ho immaginato, gli animali si ribellano perchè Dalì non ha rispettato le regole della natura, li ha dipinti come non sono (elefanti che volano, tigri che nascono dalla bocca di un pesce, cavalli che diventano pietra…). E Babù spiega loro che  sono animali speciali, animali della fantasia e quindi appartengono ugualmente alla natura, perchè anche la mente fantastica è natura. E dunque devono essere orgogliosi di questo, perchè sono stati scelti per un compito importante: dipingere la fantasia.

Come avete lavorato con Michael Bardeggia per la creazione delle immagini? Michael ed io lavoriamo con molta sintonia, costruiamo insieme i nostri libri, confrontandoci continuamente. In questo libro abbiamo lavorato molto sul richiamo ai quadri, che infatti invitiamo i lettori a scoprire. nelle pagine.

In una società dove tutto è tecnologico e va veloce, dove non mancano instabilità e paure, il tuo libro può essere visto come un inno alla fantasia? “Salvador Dalì, la spiaggia azzurra” è assolutamente un inno alla fantasia, al mondo del sogno e dell’invisibile. La spiaggia azzurra dove si ritrovano Babù e gli altri animali è la spiaggia dell’immaginazione, dove tutto è possibile e dove l’unica regola è quella che non ci sono regole. Quando incontro i bambini chiedo loro di disegnare le loro paure,  di portare sulla carta i loro sogni, e dico loro che per Dalì, che da bambino aveva tante paure, era un modo per stare bene.

Se dovessi scegliere una colonna sonora da abbinare al tuo libro, cosa sceglieresti? Il Carnevale degli animali di Saint-Saens mi pare perfetto, e sarebbe bello leggere il nostro libro facendo ascoltare ai bambini come sottofondo questa musica magica e suadente, che sa accompagnare la fantasia.

:: Ricette per i bimbi buone per tutta la famiglia – Tante idee per il post svezzamento di Elisa De Filippi (Red Edizioni 2023) a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2023 by

Che cosa accade quando termina la fase dello svezzamento? Come capire che è finito il “periodo dei tagli sicuri”? Come continuare a nutrire correttamente un bambino? Mettere in tavola pasti equilibrati e che siano anche adatti a tutta la famiglia è un obiettivo facilmente raggiungibile, ma con le dovute accortezze nutrizionali. I bambini non sono adulti in miniatura e per questo è bene continuare a riservare loro le giuste attenzioni anche dal punto di vista alimentare per favorire una crescita sana. Questo libro nasce con l’obiettivo di aiutare i genitori ad affrontare il “post svezzamento” in maniera naturale e serena. Illustra come cambia l’alimentazione nei primi anni di vita del bambino e quali sono i nutrienti che non devono mancare nel suo piatto. Spiega come affrontare tante situazioni pratiche della vita di tutti i giorni, dalla prima colazione alla cena. Aiuta a superare i momenti difficili a tavola, come i rifiuti completi dei pasti o l'”odio” verso le verdure. Presenta oltre 100 semplici ricette, gustose e collaudate, che stuzzicheranno l’appetito di tutta la famiglia. Suggerisce come combinare le ricette proposte all’interno di menu settimanali adattabili a ogni esigenza.

Consigliato innanzitutto alle neomamme Ricette per i bimbi buone per tutta la famiglia, della biologa nutrizionista Elisa De Filippi, è in realtà un libro utile a chiunque voglia conoscere i segreti di un’alimentazione sana ed equlibrata, capace davvero di cambiare la vita in meglio non solo dei più piccoli ma anche di tutti i restanti componenti della famiglia. Che bisogna utilizzare in generale un consumo moderato di zuccheri, o evitare il più possibile le bibite zuccherate e gassate o gli acidi grassi insaturi tutti bene o male lo sappiamo, Elisa De Filippi ce ne spiega con certosina pazienza le motivazioni e i rischi senza allarmismi ma con competenza e pacatezza. Mangiare sano si può, apportare al nostro organismo, e a quello dei nostri bimbi, il giusto apporto di nutrienti è un’arte che si può imparare con fantasia e creatività, e questo libro è una vera e propria guida sicura di facile e divertente consultazione per riuscire nell’intento. Dalla colazione (quanti di noi prestano sufficiente attenzione al primo pasto della giornata assorbiti dalla fretta di correre in ufficio?) al pranzo, alla merenda, agli spuntini, alla cena, 100 sono le ricette utili per un’alimentazione varia e buona, gradevole sia alla vista, che al gusto, che soprattutto importante per la salute. In ogni ricetta in Il consiglio in più in una nuvoletta violetta un suggerimento, un segreto, un approfondimento a cui prestare maggiore attenzione per la nostra educazione alimentare. Si sa i bambini per crescere armoniosamente e bene hanno bisogno di un’alimentazione su misura, che non avvalli e giustifichi i capricci, ma nello stesso tempo che tenga conto delle ritrosie e dei timori. Un libro colorato può essere utile a far familiarizzare il nostro bambino con un alimento che percepisce estraneo e minaccioso. Nelle loro testoline i bimbi fanno i loro ragionamenti ed è bene comprenderli per potere fare il loro bene. Oltre che nutrizionista l’autrice e anche una mamma che mette la sua esperienza coi suoi bimbi al centro delle sue riflessioni e dei suoi consigli. Quindi non solo teoria ma sana pratica umanizzata dal grande amore per i suoi bambini. Consigli dettati anche dal buon senso, il rischio di soffocamento per i più piccoli fa sì di prestare maggiore attenzione ai cibi piccoli e non sminuzzati. O anche solo sottolinea l’importanza di offrire acqua al bambino dopo il digiuno notturno. Quanti bambini nervosi, iperattivi, incapaci di concentrarsi sono semplicemente vittime di una cattiva alimentazione, e questo libro, sempre affiancati dalla guida di un pediatra, è un utile manuale per far luce su un mondo per molti sconosciuto. Anche se i bambini non sono adulti in miniatura, gli adulti al contrario possono fare tesoro dei consigli utili per i più piccoli e migliorare il loro approccio con il cibo e l’alimentazione, che sappiamo tutti è strettamente legata alla nostra salute e al nostro benessere. Quante mamme vivono con ansia le varie fasi di crescita dei loro bambini, colpevolizzandosi se il bambino non mangia, o rifiuta le verdure, o non mangia la frutta e vuole solo merendine industriali e patatine fritte. Capire che sono cose comuni e condivise da molte mamme può essere un primo passo per rasserenarsi e agire costruttivamente di conesguenza.

ELISA DE FILIPPI, biologa nutrizionista, si è formata presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Nel corso degli anni si è specializzata in nutrizione materno-infantile, con particolare riguardo alla fascia della prima infanzia. Mamma di due bambini, racconta le ricette e i menu che prepara con loro e per loro sul suo blog e sul suo profilo Instagram @mammanutrizionistaincucina

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Davide dell’Ufficio Stampa.

:: Le mie stelle nere. Da Lucy a Barack Obama di Lilian Thuram (Add Torino 2014) a cura di Valerio Calzolaio

2 febbraio 2023 by

Pianeta. Da milioni di anni di tante specie e incarnati umani, da decine di migliaia meticcio. Provate a immaginare un bambino bianco che a scuola non abbia mai sentito parlare di scienziate e scienziati bianchi, di re e regine, di rivoluzionari e rivoluzionarie, di filosofe e filosofe, di artisti e artiste, scrittori e scrittrici con la pelle del suo colore. Pensate a un mondo in cui tutto ciò che è bello, profondo, fine, sensibile, originale, puro, buono, acuto e intelligente sia soltanto nero, e dove viva nero anche Dio. Immaginate il turbamento che si scatenerebbe dentro quel bambino, tanto più se è l’unico bianco in una classe di neri e a lezione sente spiegare che i suoi antenati erano schiavi e che i neri potevano essere razzisti. Poi invertite il colore, non bianco ma nero, e sperate che qualcuno abbia fornito lui una chiave per capire la Storia, per rintracciare grandi figure dell’umanità trascurate dai manuali. A quel punto potrebbe essere davvero utile elencare, studiare, comparare alcune di quelle stelle nere, persone che hanno molto combattuto e sofferto per alzare la testa. Eccone quarantacinque: alcune singoli individui dalla non sapiens Lucy (di incarnato scuro come gran parte dei sapiens per la maggior parte della nostra storia di specie) e dal saggio Esopo (VII-VI secolo a.C.) a Mandela, Diarra, Abu-Jamal, Shakur, Obama; alcune gruppi collettivi dai faraoni neri (Taharqa regnò dal 690 al 664 a.C.) ai cacciatori del Manden o ad alcuni “morti per la Francia” senza nazionalità francese nella guerra 1914-1918; passando per gli autori di testi e azioni che lo hanno formato, da Douglass a Garvey, da Césaire a Fanon, da Malcom X a Martin Luther King. Rifulgono di splendore.

Riprendiamo in mano il primo splendido libro del grande atleta francese Lilian Thuram (Guadalupa, 1972), uno dei più straordinari giocatori di calcio degli ultimi decenni (1991-2008), che, appena attaccate le scarpette al chiodo, ha promosso la fondazione Éducation contre le racisme, pour l’égalité, pubblicando quasi subito il suo efficace esordio narrativo no fiction (in Francia nel 2010): la storia di alcuni umani di incarnato scuro la cui conoscenza è imprescindibile per ogni altro umano, specie da questa parte del mondo. Non a caso, nella ricca appendice (oltre che bibliografia, indice dei nomi e brevi riflessioni di uno psichiatra infantile) c’è anche una mappa del pianeta apparentemente “al contrario”, che ha le sue proprie rimarchevoli ragioni geografiche, psicologiche e sociali: “in termini di rappresentazione non esistono scelte neutre. Quando il Sud la smetterà di vedersi in basso, cesseranno anche i pregiudizi”. Utile ribadire che esiste pure un razzismo maschile di altro “genere”. E, se davvero vogliamo cambiare la società e combattere ogni razzismo, non è sulla discriminazione al contrario né sullo spirito di appartenenza a una comunità che possiamo contare. Soltanto il cambiamento dei nostri immaginari può avvicinarci e far cadere le barriere culturali fra un “voi” e un “noi” determinato dal colore della pelle: è tutto il passato del mondo che dobbiamo recuperare, per capire meglio e preparare il futuro di altre generazioni. Ogni “stella” un disegno di Piergiorgio Mantini e un’articolata colta scheda non puramente biografica, mediamente una decina di pagine ciascuna. Ottima prefazione di Emanuela Audisio (“neri si diventa”), che fra l’altro introduce i giusti nessi con i muscoli intelligenti nello sport.

Lilian Thuram, nato in Guadalupa nel 1972, è stato un importante calciatore internazionale, campione del mondo nel 1998 e campione europeo nel 2000, oltre a molti altri riconoscimenti in altre squadre. In Italia ha giocato nel Parma e nella Juventus. Nel 2008 ha creato la Fondation Lilian Thuram, éducation contre le racisme. Il libro ha vinto il Premio Seligmann.

Source: libro del recensore.

:: Nicola Lagioia dirige LUCY: la nuova rivista multimediale di cultura, arti e attualità

1 febbraio 2023 by

Nasce Lucy una rivista digitale multimediale che si occupa di cultura, arti e attualità in senso più ampio con la direzione editoriale di Nicola Lagioia. Con sede a Milano Lucy sarà disponibile sul sito (lucysullacultura.com), sulle principali piattaforme social (Instagram e Facebook), su Youtube e Spotify.

Sebbene digitale avrà cadenza mensile e numeri monografii, e si ripromette di avere oltre a uno sguardo nazionale anche un respiro prettamente internazionale con contributi di diversi collaboratori italiani e esteri. Retribuiscono ogni forma di collaborazione come le riviste statunitensi, e ritenendo che la cultura debbe rimanere indipendente dopo un periodo di consultazione gratuita proporranno un abbonamento, sia alla rivista che alle loro attività, a costi anticipano ragionevoli.

Una rivista di addetti ai lavori rivolta ad addetti ai lavori? Forse, ma anche un polo in cui accentrare un discorso culturale più ampio e teso all’innovazione.

La voce Collabora con noi, invita a scrivergli e a proporre idee adatte alla rivista.

Il tema del primo monografico di Lucy sarà Quello che non so di te. Tra i molti contributi: Elisabetta Bianchi, Giulia Cavaliere, Mauro D’Alonzo e Andrea Piva, Annie Ernaux, Damon Galgut, Gipi, Telmo Pievani, Domenico Starnone, Giovanna Tinetti, Nadeesha Uyagonda e Serena Vitale

Il direttore Lagioia sarà protagonista di Fare un fuoco, il podcast di Lucy da lui scritto e condotto, che racconta come le storie accendono la nostra immaginazione. Ogni venerdì, a partire dal 3 febbraio, una nuova puntata su Spotify, Spreaker e Apple Podcasts.

Ricaviamo dal comunicato stampa gentilmente inviatomi da Maddalena Cazzaniga Responsabile comunicazione e relazioni esterne che una delle aspirazioni della rivista è creare comunità, un rapporto più diretto con le persone, per cui organizzeranno anche eventi in presenza.

Se vi capita dategli un’occhiata, il racconto dell’Ernaux è disponibile a questo link: https://lucysullacultura.com/le-parole-come-macchie/ schiacciando un tastino potete anche ascoltarlo.

:: Un’intervista con Patrizia Debicke a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2023 by

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Patrizia Debicke, autrice del libro “Il segreto del calice fiammingo”(Ali Ribelli Edizioni) seconda classificata alla tredicesima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Benvenuta Patrizia su Liberi di scrivere e grazie di cuore di aver accettato questa intervista. Innanzitutto complimenti per il suo secondo posto più che meritato al nostro Liberi di scrivere Award con il libro Il segreto del calice fiammingo. Davvero tanti lettori hanno votato per il tuo libro.

Tanti amici che ringrazio soprattutto perché sono stati abilissimi a giostrare sull’web.

Ho avuto il piacere di leggerlo ed è davvero un libro interessante, ricco di un profondo scavo storico, e soprattutto ben scritto. Ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea di scriverlo?

In realtà dal rivedere perfettamente restaurato dopo tanti anni il monumentale e magnifico polittico dell’Agnello mistico, opera di Jan van Eyck nella cattedrale di San Bavone a Gand, commissionato inizialmente dai coniugi Vjidi per la loro cappella funebre a Hubert van Eyck, fratello maggiore di Jan, e alla sua morte (il tutto era stata appena abbozzato) ripreso in mano, rivoluzionato e reso forse il suo massimo capolavoro da Jan van Eyck, emerito Maestro pittore di Philip le Bon, duca di Borgogna. Poi per fortuna di aver trovato dei pagamenti dell’epoca che mi indicavano che Jan van Eyck oltre che per dipingere veniva pagato e lautamente per speciali incarichi, molti basati sullo spionaggio . .. Avevo in mano abbastanza per cominciare…

Il romanzo ci racconta le congiure e gli intrighi nell’Europa del XV secolo, precisamente dal 1426 al 1446, con la Guerra del Cento anni che infuria contrapponendo Inghilterra e Francia, immagino ci hai messo anni per approfondire i tuoi studi e le tue ricerche storiche.

Visto poi che affrontavo con spavalderia un secolo molto importante, burrascoso e controverso della storia europea (Inghilterra , Francia, Borgogna, Fiandre, Paesi Bassi, Portogallo, Castiglia, Aragona, Regno di Napol, Stato della Chiesa, i vari stati e staterelli della penisola italica, Genova, Firenze, Venezia, Savoia, Ducato di Milano… ) per me tutto da approfondire , indubbiamente è stato il romanzo che ha richiesto più tempo e ricerche sia per ricostruire una corretta ambientazione, che per mettere insieme tutta la mole di dettagli e fatti storici avvenuti in quell’epoca da utilizzare come scenario. Dai tornei, alle cerimonie, dalle feroci battaglie navali ai complotti, ai repentini cambi di alleanze. Tregue cavallerescamente rispettate in mostruose guerre fratricide ecc. ecc. Anni sì!

Sullo sfondo il Calice, di agata corallina, impreziosito da incastonature d’oro e preziosi successive, dell’Ultima Cena di Nostro Signore Gesù, giunto fortunosamente nelle mani del re Alfonso di Aragona. Come hai seguito le sue tracce? Dove è conservato oggi? O è un oggetto puramente leggendario?


Detto il Santo Calice è stato usato da ben due pontefici. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, in occasione della loro visita pastorale. Lo splendido Calice di Valencia è composto da tre parti: la coppa superiore e il piatto inferiore in pietra e una parte centrale in metallo e pietre preziose. Secondo le prove svolte già molti anni fa dall’ archelogo Antonio Beltran e con l’aiuto di altri scienziati, la coppa superiore di agata è sicuramente risalente a un periodo tra un secolo prima di Cristo e un secolo dopo Cristo. Il piatto o coppa inferiore è invece di origine araba di circa tre secoli più giovane. La leggenda narra che la coppa superiore sia quella usata da Gesù Cristo nell’ultima cena e che, nel terzo secolo un diacono romano, il San Lorenzo della graticola, l’abbia portato con sé da Roma in Spagna a Huesca . Da Huesca poi per sfuggire all’invasione dei Mori, trovò rifugio sui Pirenei dove per secoli restò al sicuro nel monastero benedettino di San Juan de la Peña , fino a quando re Martino I convinse i monaci a donarglielo e in seguito come proprietà della corona di Aragona, fu portato a Valencia. Nel 1424 il re Alfonso V, il Magnanimo, spostò il reliquario nel Palazzo Reale ma dal 1437 fu affidato alla cattedrale di Valencia, dove è tuttora conservato e in esposizione.

Parlaci del tuo personaggio principale, Jan van Eyck , come è nato nella tua mente, come si è delineato per psicologia e carattere? Si discosta molto dal vero Jan van Eyck, come almeno ce lo tramandano i documenti?

Leggendo quanto si è scritto e detto di lui, della sua volontà e immane capacità lavorativa anche descritta nei documenti dell’epoca, diventava più facile creargli una personalità. Ho fatto del mio meglio.
Quindi penso che il mio Jan van Eyck non si discosti troppo da quello vero. Almeno non per quanto si sa della sua vita, della sua eccezionale duttilità come uomo e artista , della vita familiare e delle grandi e difficili imprese portate a termine agli ordini del suo committente. Naturalmente però per il resto ovverosia tante delle azzardate avventure che gli ho attribuito sono frutto della mia fantasia.

Sei considerata una delle autrici di romanzi e gialli storici più autorevoli nel panorama editoriale italiano. Ti aspettavi una carriera così felice quando hai iniziato a scrivere da “ragazza”?

Grazie le tue parole sono un vero balsamo per il mio cuore. Ma non so se la mia carriera possa considerarsi veramente felice. Diciamo che io sono molto felice di avere qualcuno che apprezza davvero il mio lavoro. Per me che ho cominciato a scrivere da “ragazza quasi sessantenne” non è stato poi così male.

Come è nato il suo amore per i libri e la scrittura?

Non è nato, c’è stato sempre. Che io ricordi ho cominciato a leggere piccolissima e non ho mai smesso. Poi ho provato a scrivere.

Infine, ringraziandoti della disponibilità, l’ultima domanda. Stai lavorando a un nuovo romanzo storico? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Intanto grazie a Liberi di scrivere per queste gradite domande molto stuzzicanti e per avermi concesso spazio e fiducia. Un nuovo romanzo? Ci sto provando. Sono a un bivio tra due soggetti che ho portato avanti a lungo ma ora a conti fatti non mi convincono davvero . Credo che dovrò cambiare strada. Troppe idee o forse troppo poco tempo a disposizione?

:: Un’intervista con Laura Costantini a cura di Giulietta Iannone

30 gennaio 2023 by

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Laura Costantini, autrice del libro “Il Varcaporta”(‎Dark Abyss Edizioni ) vincitore della tredicesima edizione del Liberi di Scrivere Award.

Benvenuta Laura su Liberi di scrivere, sei la vincitrice della tredicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e ha fatto conoscere in Italia e anche all’estero sempre libri interessanti. Mi è stato detto che alcuni editori stranieri lo seguono per cercare libri da pubblicare nel loro paese. Lo sapevi?

No, non ne ero a conoscenza, ma la notizia non può che riempirmi di entusiasmo. In primo luogo per l’attenzione tributata al blog che hai creato, e che nel tempo ha dimostrato competenza, qualità, trasparenza e grande attenzione alle “storie”. In seconda battuta perché… beh, sarebbe bellissimo se un editore straniero si interessasse al mio steampunk.

Cosa hai provato a vincere il nostro premio? Ricordo è un premio dei lettori, e sono loro gli unici a decidere il vincitore e sempre fino all’ultimo non si possono fare previsioni.

Ho avuto la gioia di essere premiata dal pubblico di Liberi di scrivere più volte e me ne sono sempre stupita. L’emozione e la trepidazione, fino alla mezzanotte dell’ultimo giorno di voto, sono sempre travolgenti. È la possibilità di toccare con mano la vicinanza dei lettori, la loro volontà di metterci la faccia e di dichiarare che hanno amato il libro. Non è una cosa scontata e quindi, quando accade, io sono piena di gratitudine.

Ci vuoi parlare de Il Varcaporta? Come è nata l’idea di scriverlo?

L’idea viene da molto lontano. Dai primi anni ’90 quando, reduce da un meraviglioso viaggio in Gran Bretagna e Scozia, sognai la piana di Stonehenge (che avevo visitato e amato alla follia) durante una misteriosa cerimonia del Solstizio d’estate. Il canto dei druidi finiva col richiamare qualcosa di enorme, un monolite cuneiforme, che si piantava nella terra, distruggendo in cerchio di pietre. Quell’immagine era talmente potente da restarmi nella mente per molto tempo e spingermi a farne l’incipit del romanzo, nonché l’evento centrale delle molte vicende a seguire. E, prima che tu me lo chieda, no. La sera prima del sogno non avevo mangiato peperoni né bevuto alcolici.

In che genere può essere classificato?

È uno steampunk, perché è ambientato in un’epoca vittoriana alternativa, ricca di macchinari e tecnologia anacronistica. Ha tocchi di fantasy e di fantascienza, perché ciò che i druidi hanno ottenuto con la cerimonia durante il Solstizio d’estate del 1887 è l’apertura, del tutto involontaria, di un varco dimensionale. Tradisce in parte l’estetica dello steampunk classico, perché treni, navi, turbine e macchine volanti sono alimentate non dal carbone e non dal vapore, ma da una misteriosa sostanza scaturita dopo l’impatto del monolite. Sostanza che, a tutti gli effetti, è un personaggio importantissimo nella storia.

Che accoglienza ha avuto il tuo libro dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

Lettrici e lettori lo stanno amando molto, anche quando si imbattono in personaggi controversi come la duchessa Astrea. Le recensioni sono per lo più favorevoli, quattro e cinque stelle. Quelle delle blogger sono argomentate e stanno svolgendo un importantissimo lavoro di promozione. “Il Varcaporta” è stato accolto con entusiasmo anche nelle collezioni di alcune biblioteche pubbliche e il prossimo 9 marzo, nell’ambito di una rassegna sul fantastico, avrò l’onore di parlarne nel circuito delle Biblioteche di Roma Capitale. Il tasto dolente è la stampa. Nonostante io sia una giornalista, trovare spazio nelle rubriche dedicate ai libri, sia in tv che sulla carta stampata, presuppone avere alle spalle una casa editrice molto forte e molto quotata. La Dark Abyss Edizioni è una realtà giovane che si sta facendo conoscere ora. Ma l’ho scelta – dicendo di no a CE più conosciute e accreditate – fidandomi del mio istinto.

Proposte di traduzioni all’estero?

Non ancora, ma ci stiamo lavorando.

E per quanto riguarda la lettura nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti, quali libri ami leggere semplicemente come lettrice?

Mi definisco una lettrice prima ancora che un’autrice. Leggere è una passione che mi accompagna fin dal momento in cui ho capito come decifrare le lettere che componevano le parole e le parole che componevano le frasi. Non ti farò nomi di grandi scrittori italiani o stranieri, perché ormai da anni mi faccio un dovere di sostenere la piccola editoria e quegli scrittori che, anche con decine di pubblicazioni alle spalle, continuano a essere definiti “in erba”, “aspiranti”, “emergenti”. Sono loro ad aver bisogno del passaparola. Quindi vediamo: amo leggere libri horror (quelli che adesso sui social non puoi neanche nominare), fantasy, storici, thriller, gotici. Le mie letture preferite sono: Lucia Guglielminetti che ha al suo attivo la saga del vampiro Raistan Van Hoeck più altri titoli sempre di genere oscuro; Federica Soprani, sopraffina autrice dalla scrittura che scolpisce, ricama, dipinge e, immancabilmente, squarcia anima e cuore; Rossana Porcu e Andrea D’Angelo che scrivono (non insieme) fantasy originalissimi e pieni di spunti di riflessione; Galatea Vaglio, divulgatrice storica che scrive romanzi sopraffini, come anche Barbara Frale, altra firma di storici da non perdere; Alessandro Girola, Michele Borgogni, Sveva Simeone, perché scrivono storie “disturbanti” con una fantasia pop meravigliosa. In questo momento sto leggendo “Mezzo giro di velluto” di Mirco Cogotti, una storia di realismo magico ambientata in Sardegna che mi rimanda molto alla Allende, senza aver nulla di invidiarle.

Infine, ringraziandoti della disponibilità, l’ultima domanda. Stai lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Come parte del duo scrittorio con Loredana Falcone, sì. Stiamo scrivendo una storia che è un sequel per un nostro romanzo storico uscito qualche anno fa. Inoltre abbiamo un giallo storico inedito ambientato a Torino nel 1900 cui stiamo cercando una casa. Da sola ho scritto una storia molto dark ambientata a Edimburgo nel 1881 e verso la fine di quest’anno ne sentirete parlare. Insomma, lavoro sempre a qualcosa di nuovo, perché scrivere è una passione cresciuta di pari passo a quella della lettura. Per questo sono io a ringraziare te, Liberi di scrivere e tutti i lettori che hanno voluto spendere un po’ del loro tempo per votare “Il Varcaporta”.

:: Sindrome cinese a Genova di Andrea Novelli (Fratelli Frilli 2022) a cura di Patrizia Debicke

28 gennaio 2023 by

Ancora un nuovo capitolo, il quinto addirittura, dedicato da Andrea Novelli a Michele Astengo l’uomo dal Borsalino, il cappello portato da tanti grandi attori cinematografici, in veste di investigatore privato a Genova. Un hard boiled a tinte noir con sempre protagonista l’investigatore sui generis che ricalca il modello Philip Marlowe in salsa hard boiled genovese, creato dall’autore in coppia con il compianto Gianpaolo Zarini.
Michele Astengo dopo una lunga carriera nelle forze dell’ordine, da anni ormai ha scelto un’altra strada meno impervia. Ex poliziotto, ex marito, si è riciclato a investigatore privato, gode del vantaggio di un ufficio di rappresentanza in un palazzo Doria Danovaro, ereditato alla morte di un munifico zio. Insomma un Palazzo avito che offre una sede di gran prestigio, dominata da fastosi stucchi d’epoca ma arredata con mobili stile Ikea. Poi, ah dimenticavo e facevo male, Astengo condivide l’ufficio con la bella Dalia, suo braccio destro e segretaria. Lei lo ama, vorrebbe scalfire la sua dura scorza, contare, essere per lui, magari lanciarsi in una relazione, ma lui bah??? Preferisce vegetare in una semivita orfana di grandi complicazioni. Vivacchiare pigramente insomma, sbarcando il lunario con incarichi su questioni di tradimento e di spionaggio industriale. Se possibile niente di molto impegnativo e pericoloso. Oltre a Delia, le sue uniche altre certezze sono il fido collaboratore, il mezzo uomo (non scherzo l’altezza parla) Corrado o l’implacabile divoratore di focaccia e gli appuntamenti con il suo amico Giuseppe Bazzano, ex collega della Polizia, a cui qualche volta chiede e dà aiuto.
Anche perché ogni tanto deve pure darsi da fare visto che gli anni aumentano e con gli anni anche i fili bianchi della barba, l’unica cosa che cala invece è il conto in banca. Ciò nondimeno con qualche lavoretto tanto per far cassa tutto potrebbe continuare ad andare avanti senza grosse sorprese ma la sua abulia verrà forzosamente scossa un giorno con l’improvvisa comparsa nel suo ufficio di un misterioso ragazzino cinese che parla solo la sua lingua e la successiva scoperta di un delitto nel palazzo di fronte. Conseguenze pratiche: Michele Astengo si troverà invischiato in una delicata questione internazionale che riguarda la comunità cinese della città. Tanto per cominciare scoprirà intanto che la vittima era il protagonista del tormentone che lo perseguitava da anni: lui il “cinese”, il dirimpettaio, il lavoratore indefesso della compagnia di navigazione che ogni giorno spiava attraverso la finestra del suo ufficio. Ma quella scoperta, in un certo senso si rivelerà liberatoria perché gli darà modo di sapere che quella spasmodica e per lui ossessionante operatività dipendeva, visto che gli orientali si assomigliano tutti, dal giornaliero ricambio di tre diversi impiegati a quella scrivania. Non era sempre lo stesso quindi e comunque ora proprio uno dei tre è morto, ucciso con un colpo di pistola. Ma e il ragazzino? Primo, come ha fatto ad arrivare dentro il suo ufficio? Volando oppure? E poi cosa diavolo sa e nasconde di quell’omicidio? Bisogna assolutamente, a parte il traduttore telefonico, trovare qualcuno in grado di parlarci. Intanto, pare cosa non semplice arrivare a capirne di più su una faccenda dai contorni minacciosamente oscuri, dove tutti le tracce prendono di mira gli smisurati interessi commerciali della Compagnia di Navigazione Wang, con miliardi di affari che riguardano il porto di Genova e non solo. Interessi da proteggere ad ogni costo.
Michele Astengo si troverà così a dover da solo, con per unico appoggio Bansky, Parson Russel Terrier, nuovo volto o meglio impertinente muso della storia di questa nuova indagine tutto meno che facile, soprattutto perché dalle informazioni raccolte dal fido Corrado, l’aiutante mezzo uomo, ci sono diverse zone oscure che lo costringono a confrontarsi con avversari diversi, addirittura ai massimi livelli dunque ancora più temibili e potenti, perché apparentemente intoccabili.
L’esperienza, il coraggio e l’intuito questa volta forse potrebbero non bastare: in questa nuova realtà fatta di moderni giochi economici che si nutrono di poteri e scambi e verte intorno a colossali potenziali interessi in gioco con Genova punto focale di attracco tra il mare e il nord Europa, destinata a trasformarsi nel porto decisivo di una recente e particolare Via della Seta dalla Repubblica Popolare Cinese, destinata a favorire i suoi collegamenti commerciali marittimi.
Una storia collegata all’indagine di Astengo che si lega alla grande comunità cinese di Genova ormai contagiata dalla Sindrome degli affari internazionali, che presenta ramificati contorni non quantificabili e porrà a dura prova la sua esperienza e la sua capacità di percezione e gli chiederà faccia tosta e sprezzo del pericolo per riuscire a scoprire la verità affrontando avversari influenti, e pericolosi. Astengo dovrà battersi con oscuri demoni che vorrebbero sminuire o peggio rendere impossibile la sua indagine. Per fortuna c ha ancora buoni rapporti di collaborazione, conditi dal rituale appuntamento per le trofie al pesto, con il vecchio collega Bozzano. Ha ancora un “Santo” in Paradiso, ehm nella polizia, e un Santo che per di più gode dell’ insostituibile aiuto della rossa e quasi fantascientifica, agente Salamandra.
Da citare la pungente e talvolta caustica ironia, che spesso affiora negli incontri scontri verbali tra Astengo e Corrado e azzeccate le caratteristiche psicologiche dei protagonisti compreso il terrier Banskya, al quale Novelli accollerà un vero e proprio ruolo di primo piano nella storia. Ancora la grande e maestosa Genova e i suoi tanti, infiniti pregi e segreti a fare da scenario . Bella, calda, affascinante ma che, se attaccata, sa e può difendersi alla sua maniera.

Andrea Novelli dopo aver studiato ingegneria e aver intrapreso una carriera professionale in multinazionali di settore, ha iniziato a dedicarsi alla narrativa. Scrittore, sceneggiatore e critico è autore di romanzi gialli e thriller di successo. Ha costituito per anni un collaudato sodalizio con Gianpaolo Zarini con cui ha pubblicato Soluzione finale, Per esclusione, Il paziente zero (Marsilio), Manticora (Feltrinelli), Blind spot (Ink Edizioni). Con Fratelli Frilli Editori è autore della serie gialla dedicata all’investigatore privato Michele Astengo. Ha pubblicato in Italia e Germania Gli insoliti casi del professor Augusto Salbertrand.

Source: libro del recensore.

:: Se esiste un perdono di Fabiano Massimi (Longanesi 2023) a cura di Patrizia Debicke

27 gennaio 2023 by

La storia quasi dimenticata dello Schindler britannico. Fabiano Massimi ci regala una straordinaria e documentatissima cronaca di quei giorni, ammantata dal leggendario incantato alone della presenza di una bambina, l‘eterea introvabile e imprendibile Bambina del sale. La chiamano la Bambina del Sale, perché tutte le sere, quando il buio dilaga in città, puoi incrociarla in un vicolo, avvolta in un mantello bianco, mentre vende una manciata di sale, merce inesistente da tempo in città, dentro dei sacchetti di tela azzurra. Un sacchetto per una moneta, si muove solo di notte e si dilegua prima dell’alba. Nessuno a Praga sa chi sia. Nessuno sa come fa a trovare quella preziosa merce… mentre un orco si mette sulle sue tracce.
Atmosfera e descrizioni da favola per le antiche e magiche ambientazioni dell’vecchia capitale imperiale dominata dal suo castello , dove le strade si intrecciano a misteriosi vicoli fatti per smarrirsi, e monasteri, e accoglienti rifugi in palazzi legati ad antichi Ordini Cavallereschi.
Quasi fosse una fatina dai capelli biondi e gli occhi azzurrissimi, Fabiano Massimi ha scelto lei a simbolo e filo conduttore della sua intrigante rivisitazione di una storia vera, di quello che fu un tragico episodio della disumana hitleriana follia e alla quale solo pochi coraggiosi e misconosciuti eroi britannici tentarono di dare un lieto fine con l’operazione Kinder transport.
Guida, capo ed eroe riconosciuto dell’organizzazione e della pianificazione della Kinder transport, che riusci a salvare in un anno ben 669 bambini ebrei, fu Nicholas Winton , battezzato protestante e nato in Inghilterra nel 1909 da una famiglia naturalizzata britannica ma di origine tedesca di religione ebraica. Finanziere di successo, Winton aveva lavorato per banche a Berlino e Parigi per entrare a far parte nel 1938, come operatore, nella Borsa di Londra.
Ma a settembre di quell’anno Hitler aveva invaso la regione cecoslovacca dei Sudeti.
Un amico, Martin Blake, che lavorava all’ambasciata inglese a Praga, lo convinse a raggiungerlo e lo coinvolse nell’assistenza ai profughi. Esisteva già in Cecoslovacchia un’organizzazione umanitaria molto attiva messa in piedi da una volontaria, Doreen Warriner Herrinton con l’aiuto di Trevor Chadwick e appoggi locali, per lo più patrioti antinazisti, che si occupava di favorire l’espatrio di ebrei e dissidenti, anche se il Regno Unito finora era stata l’unica nazione ad aprire le frontiere ai rifugiati.
Winton decise altrimenti e dirottò tutte le forze a sua disposizione a raccogliere dati a favore dei bambini e si installò in un albergo di Praga, già occupata dai nazisti poi, non facendosi illusioni sul futuro né sul continuo rischio di essere arrestato, portò avanti un progetto più ambizioso. Ottenuta l’approvazione dal Ministero degli Interni inglese, riuscì a trovare in patria famiglie che fossero disposte ad ospitare i bambini a rischio di sterminio in modo da consentir loro di salvarsi, espatriando in Inghilterra. Winton, credendo fermamente alla sua idea , tentò il miracolo: creare i presupposto con i necessari documenti e predisporre dei treni diretti nel Regno Unito per portare via e mettere in salvo quanti più bambini possibile. Tra i mille ostacoli burocratici e politici, e con per guida e appoggio logistico una giovane ceca Petra e il fattivo aiuto di un compatriota Trevor Chadwick, intendeva riuscire nel suo eroico intento. Infatti con il nazismo già incombente in Cecoslovacchia, serpeggiava il terrore , soprattutto fra gli ebrei del Ghetto. Restava pochissimo tempo , si doveva fuggire. E soprattutto provare a salvare i più deboli, compresi i bambini senza famiglia, come la sfuggente Bambina del Sale. Ma come? Anche perché la Bambina del Sale non concedeva confidenza, non dava fiducia, sembrava quasi voler coprire qualche segreto. Quale segreto?
Winton dovrà gioco forza, per motivi di lavoro, tornare a Londra, ma di là continuerà a dirigere le operazioni restando sveglio la notte, mentre il suo principale collaboratore a Praga, Trevor Chadwick, muovendosi come un giocoliere, si barcamenava tra mille insidie e seguendo le sue orme approntava le carte con le liste di bambini disposti a partire, con la certezza di una scelta senza ritorno e che, con ogni probabilità, li avrebbe divisi per sempre dalle loro famiglie.
L’atmosfera si faceva greve, la popolazione ceca era divisa. Nel paese si cominciava a respirare un’aria pesante, c’era anche chi parteggiava per l’occupante nazista. Bisogna muoversi con discrezione usando mille precauzioni. Si temeva che tra i collaboratori esterni potesse esserci una talpa. Uno dei loro cooperanti cecoslovacchi della prima ora da giorni risultava irreperibile . Cosa gli era successo? Anche l’ambasciata finirà con mettere in guardia Doreen Warriner, la sua posizione è a rischio, deve andarsene, lasciare subito il paese.
Nel marzo del 1939 Hitler invase il resto della Cecoslovacchia : ciò nondimeno nello stesso anno otto grandi gruppi di bambini (669 in totale, fra cui molti ebrei) riuscirono a partire da Praga.
I piccoli lasciarono la Cecoslovacchia su otto treni, intraprendendo un lungo viaggio per arrivare a imbarcarsi in Olanda su una nave diretta in Inghilterra e un altro viaggio era previsto il 1 settembre 1939. Ma purtroppo quell’ultimo treno non riuscì mai a partire da Praga, perché due giorni prima, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Germania aveva chiuso definitivamente le frontiere. Il treno e i 250 bambini che erano riusciti a salire a bordo, scomparvero. Si pensa che nessuno di loro sia sopravvissuto.
Durante la guerra Nicholas Winton combattè come ufficiale nella Royal Air Force.
In tempo di pace non parlò mai della sua grande impresa, neppure in famiglia. Ma nel 1988, ben cinquant’anni dopo il Kinder Transport, sua moglie Greta scopri in un baule le carte con tutti i nomi dei bambini salvati e i dati delle famiglie che li avevano accolti. Ne scrisse alla trasmissione Tht’s Life! della BBC che organizzò un primo incontro televisivo con Winton e poi un secondo raccogliendo tutti i bambini che sapevano di dovergli la loro salvezza. Da quel momento Nicholas Winton divenne un personaggio molto popolare, fu nominato baronetto dalla Regina e fu più volte candidato al Premio Nobel per la Pace.
Nel 2009 a Praga venne organizzato un viaggio in treno attraverso l’Europa per commemorare i Kindertransport. E priprio in quell’ occasione Winton ebbe a dichiarare : “La vera sfortuna è stata che nessun altro Paese abbia fatto altrettanto. Avevo provato a sensibilizzare gli americani, ma senza successo . Se l’avessero fatto…”.
In un’atmosfera straordinariamente ben ricostruita, dove dominano la reticenza, la paura, ma anche il coraggio e la volontà di riscatto, un eccellente ricostruzione romanzata di una storia. Se esiste un perdono racconta l’impresa di Nicholas Winton, Doreen Warriner e Trevor Chadwick, che ci misero la faccia e tutte le loro capacità, rischiando la vita per salvare dei bambini e dare loro un possibile futuro. Un bel romanzo che mischia passione a spy story, denso di pathos, coinvolgente e commovente, che narra l’impresa di sir Nicholas Winton, tornata alla luce più di trent’anni fa solo grazie alla toccante inchiesta della BBC, Fabiano Massimi ci accompagna in un appassionante viaggio a metà fra verità e finzione, restituendo, alla fine di quello che è il compendio una delle pagine più buie e tragiche del passato, la possibilità di perdono e un barlume di luce e di speranza.

Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, bibliotecario alla Biblioteca Delfini di Modena, da anni lavora come consulente per alcune tra le maggiori case editrici italiane. Tra le sue pubblicazioni: L’angelo di Monaco (Longanesi, 2020) e I demoni di Berlino (Longanesi, 2021).

Source: libro del recensore.

:: Come mio fratello di Uwe Timm (Sellerio Palermo 2023) a cura di Valerio Calzolaio

27 gennaio 2023 by

Sellerio Palermo (prima ed. it. Mondadori 2005)

2023 (orig. Am Beispiel meines Bruders, 2003)

Traduzione di Margherita Carbonaro (entrambe le edizioni, alcune modifiche qui)

Germania. Settembre 1943. Il piccolo Uwe entra in cucina dove sono padre, madre e sorella, gira gli occhi verso l’armadio bianco per le scope, da lì spuntano capelli biondi e d’improvviso viene meravigliosamente sollevato in aria da braccia possenti in uniforme, è il fratello Karl-Heinz, più grande di sedici anni. Uno dei primi ricordi della vita, uno degli ultimi del 19enne fratello, che poco dopo si arruola per combattere nelle Waffen-SS e muore nell’ottobre 1943 durante l’invasione nazista dell’Ucraina. Il grande scrittore tedesco Uwe Timm (Amburgo, 1940) scrisse una ventina d’anni fa (dopo la morte dei genitori) lo splendido racconto autobiografico “Come mio fratello”: emozioni personali e brandelli di vita sotto il nazismo, ma anche carte ufficiali, le lettere dal fronte, il breve diario complicato da decifrare. Si macchiò il fratello di atrocità su civili ed ebrei in Ucraina? Come nell’adolescenza l’autore fu educato alla memoria, al rimprovero, alla vergogna, all’espiazione?

:: Giornata della Memoria: due volumi

24 gennaio 2023 by

In occasione della Giornata della Memoria consigliamo due volumi, per conoscere e non dimenticare:

La “Rosa Bianca” (die Weiße Rose) fu un gruppo di studenti universitari che si oppose al regime nazista con pericolose azioni clandestine di controinformazione. Nel giugno 1942 i fratelli Hans e Sophie Scholl e i loro amici diffusero un primo volantino che incitava alla resistenza in nome della libertà, della giustizia e della pace in Europa.

Ne seguirono altri cinque, fino a quando, tra il 18 e il 22 febbraio 1943, gli Scholl e Christoph Probst furono arrestati e condannati alla ghigliottina. La Gestapo riuscì a prendere anche gli altri del gruppo (Graf, Huber, Schmorell), che subirono la stessa sorte. Gli studenti avevano tra i 21 e i 25 anni.

Scritto con stile avvincente e tensione narrativa, il libro alterna al racconto della vicenda la ricostruzione del profilo biografico dei protagonisti, le loro ragioni spirituali e politiche, il loro “itinerario sovversivo”. Testimoni del coraggio del dissenso, i giovani della “Rosa Bianca” sono un esempio forte e attuale dei valori civili di libertà e democrazia, per i quali si è disposti a giocarsi anche la vita.

LA ROSA BIANCA, Edizioni San Paolo 2023, pp. 331, euro 20,00

Duemila anni di storia attraversata da calunnie, massacri, espulsioni, bolle pontificie discriminatorie e ripetuti tentativi di cancellare il popolo ebraico. Dai primi secoli contrassegnati dall’antigiudaismo religioso si passa alla strage di ebrei della Prima crociata nel cuore dell’Europa e al periodo buio dell’Inquisizione, passando per l’istituzione del ghetto fino ad arrivare alla nascita dell’antisemitismo razziale, culminato nella Shoah. E oggi? La Dichiarazione conciliare Nostra Aetate ha condannato “gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”.

Dopo l’immane tragedia della Shoah sembrava che potessimo archiviare l’antisemitismo. Ma è stata un’illusione. Attacchi terroristici, aggressioni fisiche, minacce, vilipendio di cimiteri sono purtroppo gli esiti dell’azione di un mostro che pensavamo domato.

C’è qualcosa di oscuro che affonda le sue radici nell’accusa di deicidio. L’antigiudaismo è ancora oggi la linfa che nutre l’antisemitismo e l’antisionismo, vale a dire l’odio che minaccia l’esistenza stessa degli ebrei e di Israele?

Nelle pagine di questo libro si trovano le risposte a queste domande scomode.

CHI HA UCCISO GESù? Edizioni San Paolo 2022, pp. 271, euro 22,00

:: La presidente di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

22 gennaio 2023 by

Valencia e Madrid. Inverno 2020. Il direttore generale della Policía Nacional Juan Quesada Montilla, forte risoluto audace, chiama dalla capitale il dottor Badía, addetto stampa della potente Vita Castellá negli ultimi sei anni della sua presidenza, dimessosi lealmente appena il partito l’aveva messa da parte come uno straccio. Gli ingiunge di non parlare a nessuno di quanto accaduto. Badía stava accompagnando a Valencia la ex presidenta della Comunità Valenciana, dove lei doveva presentarsi sola davanti alla corte suprema, intuitivamente per rivelare brutte storie; quando la mattina era andato a svegliarla nel lussuoso albergo (dove avevano preso stanze separate, ovviamente come sempre, oltretutto lei lesbica, lui gay) aveva rinvenuto il cadavere; nessun’altro poi era potuto entrare nella camera. Quesada ribadisce che l’intera vicenda va considerata un segreto di stato e, angosciato, va a parlare col ministro dell’Interno, cui si era negato. Sa che è un omicidio (avvelenamento col cianuro), una cameriera le aveva portato il caffè lasciandolo sul vassoio. Non sanno chi è stato ma chiunque possa essere quasi certamente è dei “loro”, meglio non scoprirlo, esiste una schiera di scheletri in moltissimi armadi del partito. Devono riuscire a nascondere tutto: parlare d’infarto nella versione ufficiale, lasciare il caso lontano da Madrid, far svolgere le indagini a qualche incapace. Berta e Marta Miralles sono due sorelle giovanissime appena uscite dall’Accademia di Polizia, certo inesperte, probabilmente malleabili, in apparenza l’ideale. Invece no: acquisiscono fin da subito che devono far finta di non capire niente e di far poco per individuare davvero colpevoli e mandanti. Non tutto potrà essere svolto secondo le regole, certo, andranno corsi rischi di salute e professione, la scia di sangue potrebbe non terminare. Scopriamolo.

La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è famosa per la serie gialla che ha protagonista l’ormai quasi sessantenne ispettrice Petra Delicado (una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente), anche se ha scritto più di una decina di altri ottimi romanzi (1984-2015), saggi, racconti, articoli, sempre attenta al femminismo e ai diritti civili. Qui inaugura una nuova serie con due acute investigatrici alle primissime armi dopo infanzia e adolescenza nella campagna di Càlig coi genitori contadini (soprattutto l’aranceto), sulle colline del Maestrat in provincia di Castellón. Di loro l’autrice non fornisce mai una descrizione fisica (magre però), presentandole comunque come l’una caratterialmente l’opposta rispetto all’altra, pur accomunate da nomi brevi e poco tradizionali (scelti dalla madre), dai medesimi senso della giustizia e sogno della polizia, spesso necessariamente conviventi e ora relegate in un minuscolo ufficio. Berta è la maggiore, cauta disciplinata musona fumatrice lettrice; dopo la laurea ha avuto una forte delusione amorosa (con un medico di dieci anni più grande e già impegnato), dedicandosi così poi solo allo studio e al lavoro. Marta è operativa entusiasta svelta allegra salutista; le piace ballare e cerca spesso di divertirsi con i ragazzi palestrati e con l’ultima moda. Insomma, forse Berta ha la vocazione ma non il carattere del poliziotto, Marta viceversa. Ogni tanto tornano al paesino (il figlio minore Sebastià segue le orme paterne) ma sono molte concentrate sul caso della presidenta (da cui il titolo), in modo di generare movimenti che facciano affiorare indizi e individuare vaghe piste, che nascondono fra le pieghe delle note informative inviate al misogino e pensionando giudice, piene di descrizioni, dialoghi, omissioni, frottole (tanto lui non le leggerà fino alla soluzione finale). Il Partito Popolare fa una pessima giustificata corrotta figura. I personaggi spesso “finiscono per andare dove vanno tutti in Spagna, in ogni situazione: al bar” (come in Italia). Poco convincente all’inizio, il romanzo presto decolla, intrattenendoci con ironia e curiosità. L’agua de Valencia andrà provata (arance spremute, spumante, vodka); vino (Alicante), birra (gelata) whiskini (in emergenza) più abituali.

Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi con Petra Delicado. I romanzi della serie sono stati tutti pubblicati nella collana «La memoria» e alcuni poi riuniti nella collana «Galleria». Ha anche scritto numerose opere di narrativa non di genere, tra cui: Una stanza tutta per gli altri (2003, 2009, Premio Ostia Mare Roma 2004), Vita sentimentale di un camionista (2004, 2010), Segreta Penelope (2006), Giorni d’amore e inganno (2008, 2011), Dove nessuno ti troverà (2011, 2014), Exit (2012, 2019) e Uomini nudi (2016, Premio Planeta 2015). Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival.

Source: libro del recensore.