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:: La presidente di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

22 gennaio 2023

Valencia e Madrid. Inverno 2020. Il direttore generale della Policía Nacional Juan Quesada Montilla, forte risoluto audace, chiama dalla capitale il dottor Badía, addetto stampa della potente Vita Castellá negli ultimi sei anni della sua presidenza, dimessosi lealmente appena il partito l’aveva messa da parte come uno straccio. Gli ingiunge di non parlare a nessuno di quanto accaduto. Badía stava accompagnando a Valencia la ex presidenta della Comunità Valenciana, dove lei doveva presentarsi sola davanti alla corte suprema, intuitivamente per rivelare brutte storie; quando la mattina era andato a svegliarla nel lussuoso albergo (dove avevano preso stanze separate, ovviamente come sempre, oltretutto lei lesbica, lui gay) aveva rinvenuto il cadavere; nessun’altro poi era potuto entrare nella camera. Quesada ribadisce che l’intera vicenda va considerata un segreto di stato e, angosciato, va a parlare col ministro dell’Interno, cui si era negato. Sa che è un omicidio (avvelenamento col cianuro), una cameriera le aveva portato il caffè lasciandolo sul vassoio. Non sanno chi è stato ma chiunque possa essere quasi certamente è dei “loro”, meglio non scoprirlo, esiste una schiera di scheletri in moltissimi armadi del partito. Devono riuscire a nascondere tutto: parlare d’infarto nella versione ufficiale, lasciare il caso lontano da Madrid, far svolgere le indagini a qualche incapace. Berta e Marta Miralles sono due sorelle giovanissime appena uscite dall’Accademia di Polizia, certo inesperte, probabilmente malleabili, in apparenza l’ideale. Invece no: acquisiscono fin da subito che devono far finta di non capire niente e di far poco per individuare davvero colpevoli e mandanti. Non tutto potrà essere svolto secondo le regole, certo, andranno corsi rischi di salute e professione, la scia di sangue potrebbe non terminare. Scopriamolo.

La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è famosa per la serie gialla che ha protagonista l’ormai quasi sessantenne ispettrice Petra Delicado (una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente), anche se ha scritto più di una decina di altri ottimi romanzi (1984-2015), saggi, racconti, articoli, sempre attenta al femminismo e ai diritti civili. Qui inaugura una nuova serie con due acute investigatrici alle primissime armi dopo infanzia e adolescenza nella campagna di Càlig coi genitori contadini (soprattutto l’aranceto), sulle colline del Maestrat in provincia di Castellón. Di loro l’autrice non fornisce mai una descrizione fisica (magre però), presentandole comunque come l’una caratterialmente l’opposta rispetto all’altra, pur accomunate da nomi brevi e poco tradizionali (scelti dalla madre), dai medesimi senso della giustizia e sogno della polizia, spesso necessariamente conviventi e ora relegate in un minuscolo ufficio. Berta è la maggiore, cauta disciplinata musona fumatrice lettrice; dopo la laurea ha avuto una forte delusione amorosa (con un medico di dieci anni più grande e già impegnato), dedicandosi così poi solo allo studio e al lavoro. Marta è operativa entusiasta svelta allegra salutista; le piace ballare e cerca spesso di divertirsi con i ragazzi palestrati e con l’ultima moda. Insomma, forse Berta ha la vocazione ma non il carattere del poliziotto, Marta viceversa. Ogni tanto tornano al paesino (il figlio minore Sebastià segue le orme paterne) ma sono molte concentrate sul caso della presidenta (da cui il titolo), in modo di generare movimenti che facciano affiorare indizi e individuare vaghe piste, che nascondono fra le pieghe delle note informative inviate al misogino e pensionando giudice, piene di descrizioni, dialoghi, omissioni, frottole (tanto lui non le leggerà fino alla soluzione finale). Il Partito Popolare fa una pessima giustificata corrotta figura. I personaggi spesso “finiscono per andare dove vanno tutti in Spagna, in ogni situazione: al bar” (come in Italia). Poco convincente all’inizio, il romanzo presto decolla, intrattenendoci con ironia e curiosità. L’agua de Valencia andrà provata (arance spremute, spumante, vodka); vino (Alicante), birra (gelata) whiskini (in emergenza) più abituali.

Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi con Petra Delicado. I romanzi della serie sono stati tutti pubblicati nella collana «La memoria» e alcuni poi riuniti nella collana «Galleria». Ha anche scritto numerose opere di narrativa non di genere, tra cui: Una stanza tutta per gli altri (2003, 2009, Premio Ostia Mare Roma 2004), Vita sentimentale di un camionista (2004, 2010), Segreta Penelope (2006), Giorni d’amore e inganno (2008, 2011), Dove nessuno ti troverà (2011, 2014), Exit (2012, 2019) e Uomini nudi (2016, Premio Planeta 2015). Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival.

Source: libro del recensore.

:: Un’ intervista con Alicia Giménez-Bartlett, a cura di Elena Romanello

14 marzo 2017

ALICIAAlicia Giménez-Bartlett è una delle autrici spagnole più popolari e amate oggi, sia grazie ai gialli (novelas negras in lingua originale) di Petra Delicado che alle sue altre storie. Al Circolo dei lettori di Torino ha raccontato un po’ di cose sui suoi libri, se stessa e la vita in generale.

Il genere giallo è considerato appanaggio degli autori uomini. Come mai siete così poche donne a cimentarvi con esso?

Prima le donne non scrivevano, così come non facevano tante altre cose, c’è un ritardo nella presenza delle donne nell’arte, nella musica, nella cultura, socialmente e storicamente. Di solito, inoltre, si pensa che nelle storie poliziesche ci siano situazioni poco piacevoli, adatte solo agli uomini. Del resto le donne hanno fatto la rivoluzione del giallo, innanzitutto quelle angloamericane, poi sono venute quelle europee, e hanno conquistato questo genere in maniera più rapida che non il potere economico per esempio, in un processo prima difficile ma che poi diventa rapido.

La letteratura gialla o novelas negras si è allargata a macchia d’olio, con prima i romanzi inglesi, poi quelli italiani, poi il filone spagnolo, poi gli autori nordici e orientali e non è ancora finita. Come mai la letteratura gialla si è evoluta da genere di serie B a fenomeno culturale?

Penso che la letteratura debba raccontare la realtà, questo succede dal tempo del realismo ottocentesco, con autori come Hugo e Zola che hanno raccontato davvero cosa voleva dire essere operai allora. Oggi il genere che racconta meglio il mondo contemporaneo e i problemi della gente è il giallo, che parla anche di attualità e dei problemi di oggi.

Come mai voi giallisti spagnoli ambientate le vostre storie praticamente sempre a Barcellona e non per esempio a Madrid?

Barcellona è una città con una rigida struttura sociale a piramide, con una mentalità borghese, tradizionalista, moderna solo all’apparenza. Un delitto che avviene qui fa da risonanza forte, tenendo conto che è anche una città turistica, variegata, vivace. Madrid è molto più grande come città ma non ha tutte queste caratteristiche, che sono perfette per lo sfondo di un romanzo giallo.

Tu alterni romanzi gialli e romanzi di altro genere, di costume. Cosa ti spinge verso un genere rispetto che un altro, visto che alterni?

Io sono una Gemelli e per me è tutto doppio, ho avuto due mariti, due figli, due cani, due case e due modi diversi di scrivere. Petra Delicado è la mia parte umoristica, giocosa, mentre nei miei altri romanzi, come Uomini nudi, viene fuori il mio aspetto introspettivo e malinconico.

Anche i tuoi romanzi hanno sempre al centro una coppia, c’è chi ha scomodato Don Chisciotte…

Non riesco a dare duplicità ad un solo personaggio. E per me sono fondamentali anche i personaggi secondari, avete mai notato come un film non funziona quando per esempio i personaggi di contorno non sono ben delineati?

Hai mai provato a scrivere due libri in contemporanea come faceva per esempio Simenon con la serie di Maigret e gli altri suoi romanzi?

Sì, ma non ci sono riuscita. Era impossibile per me. Comunque io non amo particolarmente Simenon, lo trovo molto maschilista, i suoi personaggi femminili sono o mogli o prostitute, stereotipati e insopportabili.

Nella letteratura gialla trova spazio il cibo e il mangiare, anche Fermin Gàrzon adora mangiare…

Tutta questa presenza di cuochi in tv oggi mi sembra una gran cretinata, cucinare non mi pare una grande arte, e il considerarla tale mi pare una prova del momento di decadenza sociale che stiamo vivendo, dove si dà spazio a chi non ha idee diverse e nuove da proporre. Fermin ama mangiare, ma perché mangiare è una necessità. In ogni caso, nei Paesi nordici sono rimasti stravolti perché faccio bere troppo alcool ai miei personaggi in servizio, cosa per loro inconcepibile.

L’umorismo che c’è nei tuoi libri fa parte della cultura spagnola?

Certo, mi ispiro molto alle battute che sento fare dalla gente per strada. Come quel giornalaio con un cagnolino piccolo che ad una signora che gli chiedeva a cosa gli servisse ha risposto dicendo al cane Attaccala! O al bar ho visto un cliente che pagava tirando fuori tante monete e il barista che gli diceva Ma credi di essere in chiesa? O ancora quando ho chiesto al ristorante una tazza di brodo gallego e ho detto che resuscitava i morti tanto era buono e il mio vicino ha detto L’importante è che il morto non sia Franco!

Quanto hanno in comune Petra e Alicia?

Petra è più coraggiosa di me, si arrabbia più di me, è più pratica, non invecchia e non ha paura di offendere gli altri. Però mi sono ispirata a certe cose con i miei figli per alcune situazioni di Petra.

Quali sono i tuoi autori e autrici preferiti?

Leggo molto e adoro cercare novità e nuove voci. Mi piace il giallo, soprattutto quello mediterraneo, e tra gli italiani adoro Ammaniti, Camilleri, un maestro con cui condivido lo stesso editore, Lucarelli, Carlotto e Elena Ferrante.

Il tuo prossimo libro?

Sto lavorando ad una nuova storia di Petra, che dovrebbe essere pronta per l’estate e che molto probabilmente uscirà in Italia entro fine anno. Parlerò di un problema grave di oggi, quello della solitudine nelle grandi città, e il titolo sarà Mio caro assassino.