:: Un ‘intervista con Richard Godwin

16 marzo 2012 by

Salve Richard. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Richard Godwin? Punti di forza e di debolezza.

Scrivo narrativa crime e horror, poesie e anche narrativa letteraria. Ho iniziato la mia carriera scrivendo opere teatrali. Ho fatto il lettore di letteratura sia inglese che americana. Sono nato a Londra e ho girato il mondo sia per lavoro che per interesse culturale. Sono laborioso e determinato, ardente e passionale, leale con i miei amici e onesto, mi interessa la gente e mi piace il vino. È possibile scegliere tra questi quali siano i punti di forza e quelli di debolezza.

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono per metà croato e per metà inglese. Ho trascorso gran parte della mia infanzia in Croazia. Ho anche viaggiato molto quando studiavo. Parlo correntemente francese sin da adolescente quando passavo le mie estati in Francia. Ho studiato alla London University e vi ho lavorato come lettore.

Cosa ti ha spinto a diventare uno scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere crime?

Volevo scrivere sin da quando ero adolescente. Il lavoro a volte non me l’ ha permesso, ma di recente mi sono ritrovato in grado di prendere un anno sabbatico. Mi sono dato sei mesi per essere pubblicato ed avere successo. Ora sono nella fortunata posizione di scrivere a tempo pieno. Sono per lo più conosciuto per i miei romanzi horror e crime, ma scrivo anche poesie e narrativa letteraria. Mi piace la crime fiction perché è un modo per esplorare i meccanismi irrazionali che motivano le persone e anche la linea tra legge e ordine.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Dipendono dallo stile. Per me, un buon stile e una voce originale sono importanti, i personaggi forti sono sempre la linfa vitale di una grande storia, la struttura, il dialogo eccellente e la possibilità di far si che il lettore senta il tuo libro.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho iniziato come drammaturgo. La mia satira The Cure All, su un gruppo di truffatori che utilizzano la New Age per raggirare i loro avidi e venali clienti, è stata portata a teatro a Londra. Ho quindi scritto un sacco di storie e le ho pubblicate in una serie di riviste. Tutti ricevono rifiuti, perché molto dipende da una questione di gusto personale. Devi trovare il tuo pubblico. Poi il mio primo romanzo Apostle rising è stato pubblicato lo scorso anno in edizione tascabile da Black Jackal Books. Ha venduto molto bene e ho venduto i diritti esteri in Europa. Il mio secondo romanzo Mr. Glamour è uscito questo mese con Black Jackal Books.

Ci descrivi una tua tipica giornata dedicata alla scrittura?

Scrivo ogni giorno. Considero la scrittura un po’ come il tennis.

Cosa ti ha ispirato a scrivere i tuoi libri?

L’amore per la letteratura. Penso che la letteratura ci permetta di esplorare la condizione umana.

Ci sono scrittori che ti hanno particolarmente influenzato nello stile o nella struttura narrativa?

Elmore Leonard e Cormac McCarthy.

Dimmi un aggettivo per ognuno di questi scrittori: Paul David Brazill, (levigato) Tony Black, (conciso) Cornell Woolrich, (versatile) Jim Thompson, (estremo)Raymond Chandler, (classico) Dashiell Hammett, (brillante) John Maxwell Coetzee, (ottimo) Don DeLillo, (eccellente)David Foster Wallace, (fragile) Paul Auster, (ingegnoso) Kurt Vonnegut (divergente).

Ti piace la letteratura italiana? Quali sono i tuoi scrittori italiani preferiti?

Amo la letteratura italiana, l’Italia, gli italiani, il vino italiano, il calcio italiano, l’opera italiana, il clima italiano, e la lingua italiana. Alcuni dei miei preferiti sono: Dante, Leopardi, Moravia, Giuttari, Carlotto,Carofiglio. L’elenco potrebbe continuare, ma avrei dovuto invitarti a cena sorseggiando una bottiglia di vino.

Puoi dirci qualcosa sui tuoi libri?

Apostle Rising ha per protagonista un detective della polizia inglese che non riuscì a catturare un serial killer. Anni dopo un imitatore inizia a colpire ricreando le scene degli antichi omicidi e giocando con la vita del detective. La rivelazione dell’identità del killer è scioccante perché sovverte ogni previsione. Ecco un riassunto: L’ ispettore capo Frank Castle non ha catturato il Killer di Woodlands e questo quasi l’ha distrutto. Ora, anni dopo, aspramente criticato dalla stampa, e traumatizzato da incubi, si trova ad affrontare un killer copycat con la conoscenza approfondita dall’interno del caso originale. Lui e il suo partner DI Jacki Stone entrano in un labirinto mortale, e al suo centro si trova l’uomo che Castle credeva essere il responsabile delle prime uccisioni. L’indagine ha un effetto devastante sulla vita di Castle e Stone. Il killer crocifigge alcuni politici, alza sempre la posta in gioco scivolando attraverso le loro mani. Oscuri omicidi rituali hanno per vittime figure di alto profilo e il numero dei cadaveri è sempre in aumento. Castle si avvale di un brillante psicologo per aiutarlo a risolvere il caso, e comincia a scavare nella psiche del killer. Ma alcuni psicopatici sono più intelligenti di altri.
Il mio secondo romanzo Mr. Glamour è stato pubblicato questo mese. E’ ambientato nel mondo della moda, pieno di oggetti di design, belle donne che indossano abiti di Versace e di Gucci, incontrano i  loro amanti,  e c’è un killer in mezzo a loro. Ecco la sinossi: Qualcosa di oscuro sta offuscando lo sfarzo del mondo del glamour. DCI Jackson Flare e l’ispettore Mandy Steele stanno indagando su una serie di bizzarri omicidi di ricchi e famosi. Gente della tv, griffe famose, belle donne e uomini ricchi riempiono le pagine di questo oscuro racconto che vi terrà con il fiato sospeso fino al finale davvero imprevedibile. L’assassino in Mr. Glamour sa tutto sul design, lui sa cosa significa il brand. Lui sta invadendo e distruggendo la loro volontà. E la polizia è perplessa. L’ ispettore capo Flare e l’ispettore Steele cercano di catturare un killer che ha scavato dall’interno le loro teste. Mentre indagano mettono il piede in una sala degli specchi e si trovano di fronte ad un muro di segretezza. L’inchiesta guida Flare e Steele, che anche loro nascondono segreti, a far luce nelle tenebre. E il killer intanto guarda tutti.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

No. Penso che i critici stiano cercando di progettare la cultura.

A proposito del tuo stile. Nasce spontaneo naturalmente o è il frutto di varie riscritture?

Quando si trova la propria voce si trova il proprio stile.

Ritieni che il tuo stile sia cinematografico? Ci sono film che hanno influenzato il tuo stile o il tuo lavoro in genere?

Ho scritto un romanzo che penso sia cinematografico. Verrà pubblicato entro la fine dell’anno. Penso che Mr Glamour sarebbe facile adattarlo in un film.

Quando pubblicherai i tuoi libri in Italia? Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Spero che entrambi i miei romanzi siano tradotti in italiano. Il mio agente sta lavorando attivamente per questo. Sono stato anche avvicinato da un editore italiano che mi ha commissionato di scrivere un racconto Noir per il mercato italiano. E’ ambientato a Londra e spero di vederlo pubblicato quest’anno. Sarei lieto di venire in Italia per parlare con la gente dei miei libri.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Di Michael Connelly The Brass Verdict.

Qual è il tuo rapporto  con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Mi piace sentire i miei lettori, e a loro dopo tutto che mi rivolgo. Possono andare sul mio sito, dove è possibile vedere un trailer di 30 secondi di Apostle Rising e contattarmi tramite la pagina dei contatti. Una delle email più belle che ho ricevuto è quella di un soldato in guerra che ha letto il mio romanzo Apostle Rising e mi ha detto che l’ha aiutato a superare una battaglia.

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Sto scrivendo il racconto che ho citato per il mercato italiano e sto scrivendo il sequel di Apostle Rising. Grazie per essere una padrona di casa gentile e intelligente.

:: Lo strano caso di Thomas Jay

16 marzo 2012 by

Chi è quest’uomo?
Sembra una domanda curiosa e invece nasconde un piccolo giallo che sta animando un po’ i blog letterari in questi giorni. Tutto nasce da una mail che un po’ tutti abbiamo ricevuto inviata da una signora che si chiama Giovanna Galeassi ed è presidente del Comitato Free Thomas Jay. In questa mail è narrata la vicenda di uno scrittore italoamericano che attualmente dovrebbe scontare il carcere a vita per futili motivi. Un autore di culto di cui Fazi dovrebbe pubblicare in Italia le sue opere. Circola anche un video in cui il suo agente letterario Aaron Farrell, sua moglie, e una giovane scritrice italiana con bimbo in braccio, sostengono la campagna promossa per arrivare alla sua liberazione. E’ tutta una montatura? Thomas Jay non esiste? Il tizio con barba sale e pepe, la moglie sono attori pagati per interpretare una parte? Ci vorrebbe Lightman di Lie to me per capire se mentono. In rete è praticamente impossibile trovare tracce dei suoi libri. Molti blogger hanno condotto indagini, anche qualche giornale, telefonate all’ambasciata, controlli ad Arezzo tra i Lorenzini, vero nome, beh vero, diciamo così dello scrittore. Se fosse tutta una montatura a che pro? Essere presi in giro fa solo arrabbiare e non spinge a comprare libri, o sì? Qui ci vorrebbe Lucius Etruscus esperto di pseudobiblia. Sinceramente non so che dire. Andando controcorrente quasi mi auguro che Thomas Jay esista davvero, quasi quasi mi è anche simpatico, ma io non faccio testo ero convinta che anche Morgan Perdinka fosse reale, e mi son dovuta arrendere solo ascoltando la viva voce di Danilo Arona. Vediamo che succede, non che la nostra vita cambierà di molto ma è divertente vedere fino a che punto si spingono le nuove frontiere del viral marketing.

:: Recensione di Amnesia di Jean-Christophe Grangè a cura di Giulietta Iannone

16 marzo 2012 by

A poco a poco la situazione le diventava chiara: l’assassino non poteva essere un barbone o uno spacciatore e tanto meno l’uomo che aveva perso la memoria. Era un killer folle, freddo, razionale. Un essere dai nervi d’acciaio che si era preparato accuratamente in vista del sacrificio. Non era un macellaio né un allevatore e neppure un veterinario, lei ne era sicura. Aveva acquisito quell’abilità soltanto per allestire la sua messinscena.
Anais fremeva all’idea di affrontare un avversario simile, non sapeva se di paura o di eccitazione; probabilmente di entrambe. Era consapevole che nella maggior parte dei casi gli omicidi psicopatici venivano arrestati perché commettevano un errore o perché la polizia aveva un colpo di fortuna. Nel caso del killer, non poteva contare sul fatto che facesse errori; quanto alla fortuna…

Mathias Freire, psichiatra al centro ospedaliero specializzato Pierre-Janet di Bordeaux, e protagonista del nuovo romanzo edito in Italia da Garzanti di Jean-Christophe Grangè Amnesia, titolo originale Le passager tradotto dal francese da Doriana Comerlati, riceve una telefonata in piena notte sul suo cellulare del dottor Fillon, medico di guardia nel quartier Saint-Jean Belcier, che lo informa di un caso singolare avvenuto alla stazione Saint-Jean: verso mezzanotte i guardiani notturni si sono imbattuti in un uomo, un vagabondo nascosto in una cabina all’altezza del punto di ingrassaggio, sui binari. Uno sconosciuto, un uomo completamente privo di memoria, un colosso, alto almeno due metri, di centotrenta kili di peso con indosso un vero Stetson da texano e stivali da cowboy di lucertola. Quella stessa notte il capitano di polizia Anais Chatelet viene chiamata sul luogo di ritrovamento di un cadavere. Un giovane nudo, con diverse ferite. Una messinscena aberrante. Qualcosa che puzzava di follia e crudeltà lontano un miglio. Non una banale rissa finita male né un volgare furto di denaro. Roba seria. Il morto, rinvenuto in una fossa accanto ai binari della stazione di Saint-Jean, “ucciso” da un overdose di eroina, presenta un particolare aberrante: la sua testa non è quella di un uomo ma è inglobata nella testa di un toro. Subito le indagini portano ad un collegamento tra lo sconosciuto senza memoria e il delitto. I casi sono due: o lui è il principale sospettato, o ha assistito al delitto e per lo shock ha perso la memoria. Amnesia inizia così  presentando due personaggi Mathias Freire e Anais Chatelet, che si incontrano casualmente e ci accompagnano per le ben 750 pagine del romanzo facendoci affrontare un viaggio avventuroso e interessante nella psiche umana e nei segreti racchiusi nella memoria ancor più quando è ferita, frammentata, lacerata. Innanzitutto non fatevi spaventare dalla mole del libro, sarà per le frasi brevi, per lo stile incisivo e pulito di Grangè, ma si legge molto velocemente. Se amate i thriller, pieni di colpi di scena, dove nulla è come sembra, dove l’autore sa escogitare trame vertiginose praticamente impossibili da svelare prima che sia lui stesso a farlo, troverete pane per i vostri denti. Se avete amato L’impero dei lupi vi troverete a casa. Senza svelare troppo della trama labirintica e davvero complessa, comunque per sommi capi presente nel risvolto di copertina, sicuramente è un libro in cui un uomo si interroga su chi sia realmente, su quali siano davvero i suoi ricordi, angosciato dalla paura di poter essere un assassino freddo e spietato e minacciato da un reale pericolo del quale non riesce in nessun modo ad individuarne l’origine. Il personaggio di Anais Chatelet, tipica eroina alla Grangè, è sicuramente una coprotagonista riuscita e agguerrita che compete ad armi pari con Mathias Freire. Sin dai tempi di Fiumi di porpora, l’autore ama presentare donne forti, volitive, capaci di reggere il confronto con i personaggi maschili, quasi sempre più problematici pensiamo a Pierre Niemans di Fiumi di porpora appunto o Jean-Louis Schiffer de L’impero dei lupi. Grangè unisce il thriller psicologico al romanzo di azione puro e lo fa conservando il suo stile particolare e tipicamente francese alla Besson per intenderci e dato che ogni romanzo di Grangè ha il destino quasi segnato di diventare un film non ci vedrei male proprio Besson alla regia.

:: Intervista a Stefano Santarsiere a cura di Daniele Imperi

16 marzo 2012 by

Perché la scelta di un’ambientazione italiana per il thriller?

I thriller e i noir affascinano per la loro capacità di sondare gli aspetti più oscuri della psicologia umana e degli ambienti sociali. Uno scrittore che desideri cimentarsi con questi generi narrativi e voglia che la sua ambientazione non sia soltanto una specie di palcoscenico artefatto per i suoi personaggi, deve scrivere di luoghi familiari. Nel mio caso c’è forse un vantaggio in più: io provengo dalla Lucania, un contesto poco conosciuto e non molto presente nella narrativa italiana, che per di più si presta alle atmosfere intrise di spiritualità, folklore e mistero presenti nel romanzo.

Ti sei ispirato a qualche opera o autore in particolare per la scrittura del romanzo?

I modelli sono stati molti, per i contenuti, il ritmo, la costruzione delle scene. Ne cito uno solo – forse inaspettato – rispetto all’architettura complessiva del libro: ‘Il 42° parallelo’ di Dos Passos. Avevo in mente quel libro mentre sviluppavo i vari blocchi narrativi del romanzo, corrispondenti alle vicende dei singoli personaggi.

Qual è la stata la difficoltà maggiore nel creare un thriller?

Anche se estremamente stimolante, scrivere un thriller è abbastanza complesso, specie quando vi si stratificano elementi apparentemente eterogenei, come in ‘Ultimi quaranta secondi’. Una difficoltà è quella di individuare gli snodi narrativi più originali – tra i tanti possibili – e renderli credibili e perfettamente interdipendenti. Inoltre, in un romanzo dove la vicenda è narrata a più voci, era importante che i personaggi fungessero da cassa di risonanza dell’intera storia, ciascuno dal proprio punto di vista: alimentare questo meccanismo di riflessi e richiami tra le vicende personali è stata la sfida più grande.

Da dove è nata l’idea principale della storia e come si è evoluta nel corso della stesura del romanzo?

Ero affascinato dal culto delle Madonne nere. In qualche modo sono convinto – e forse è davvero così – che rappresentino il retaggio di un culto preesistente, più antico di quello cristiano. Volevo che questa idea fosse il nucleo di una storia dominata dall’inganno e dalla violenza, in cui si alludesse a una verità sconvolgente sull’origine umana. Nel corso della stesura l’idea si è dimostrata un ottimo motore narrativo, si evolveva intorno al concetto delle ritualità soppresse che tendono a riaffermarsi, dava energia al racconto – e lo trascinava inesorabilmente verso lo scontro finale.

Parlaci dei personaggi principali: come sono nati e come hai costruito le loro storie?

Sono nati tutti nella prima stesura, man mano che avevo bisogno di ‘personificare’ un sotto-tema o mi serviva aggiungere un elemento narrativo che solo uno specifico personaggio poteva offrire alla storia. Ad esempio, Belisario rappresenta lo sconcerto dell’uomo comune dinanzi agli accadimenti descritti, sensazione amplificata dai dubbi che lo attanagliano riguardo al figlio. Elena Mecca è portatrice di verità alternative e rappresenta il pregiudizio che esse a volte suscitano. Roberto è l’emblema di come il passato possa rivelarsi molto diverso da come lo ricordavamo, in pratica rappresenta la nostra paura di vivere una vita illusoria, ingannevole. Poi ho lavorato su ciascuno di essi, sulla fisiologia, il carattere, la storia personale…

Che parte ha avuto la documentazione per “Ultimi quaranta secondi della storia del mondo”?

Enorme. Ho lavorato molto sui meccanismi di proselitismo utilizzati dalla chiesa, sui contenuti delle bibbie apocrife, sulla diffusione e sul significato dei rituali pagani assimilati dal cattolicesimo. E’ stato importante per costruire uno sfondo credibile e per lo sviluppo della trama.

Come hai scelto il titolo del romanzo? Rappresenta la tua prima idea o è cambiato nel corso del tempo?

Non è stata la ‘prima scelta’. L’ho individuato alla fine della prima stesura, dopo aver letto un saggio. In pratica rimanda a una semplificazione della storia del pianeta in cui, immaginando che essa si svolga nell’arco di ventiquattro ore, l’homo sapiens occupa gli ultimi quaranta secondi.

Indagine poliziesca, racconto esoterico, libro di denuncia: come convivono nel tuo romanzo questi tre aspetti della letteratura?

Attraverso le vicende dei personaggi, che offrono una lettura a più livelli del testo. Un’altra sfida è stata proprio di rendere tutti questi livelli funzionali alla storia.

Che cosa ha di diverso questo thriller da quelli americani che siamo abituati a vedere nelle librerie e perché i lettori italiani dovrebbero leggerlo?

L’ambientazione, la profonda appartenenza a una cultura nostrana e a una spiritualità nella quale ci possiamo riconoscere, e che deriva dalla nostra sensazionale e ineguagliabile  storia. Ma la trama rimanda anche a misteri che trascendono il contesto provinciale, raccontando molto di più. Credo inoltre che lo stile del libro sia un po’ meno disadorno e impersonale di quello anglosassone.

Pensi che il tuo thriller rappresenti realmente un quadro del nostro paese o si discosta molto dalla realtà quotidiana?

Sì e no. Racconta una storia che è frutto di invenzione, benché in un’ambientazione reale, connotata da passioni, atteggiamenti, vizi ben precisi. Ma nel complesso descrive qualcosa di profondamente vero: la nostra paura per l’ignoto e la necessità di aggrapparci ai simboli per combatterla.

:: Altrisogni a Cartoomics 2012

16 marzo 2012 by

Questo weekend (venerdì 16, sabato 17 e domenica 18) a Milano presso FieraMilanoCity (zona Lotto/Amendola) si tiene CARTOOMICS 2012, appuntamento ormai imprescindibile per tutto quello che è fumetto ma anche fantastico in generale. Da alcuni anni ormai la fiera dedica ampio spazio alla letteratura di genere e ai fenomeni popolari più importanti tangenti all’avventura e al fantastico.In occasione di Cartoomics 2012, ALTRISOGNI e la casa editrice DBOOKS.IT hanno organizzato LE CHATROOM DI ALTRISOGNI. Due incontri / chiacchierate con diversi scrittori, blogger ed esperti su temi legati alla narrativa di genere horror, sci-fi e weird.Gli incontri si terranno presso lo spazio CerchioGiallo / Dbooks.it. In entrambe le giornate saranno realizzate inoltre brevi videointerviste con quegli autori, blogger ed editori che vorranno intervenire. Tali videointerviste verrebbero registrate con mezzi agili come iPhone o piccole videocamere, e inserite nella pagina Facebook, nei siti collegati ad Altrisogni e a dbooks.it e su Youtube, con la possibilità per chiunque di riprenderle e riutilizzarle.

Due pagine-evento su FB:

http://www.facebook.com/events/189197297860244/
http://www.facebook.com/events/268837793195311/

PROGRAMMA: ALTRISOGNI A CARTOOMICS

SABATO, 17 MARZO 2012

Sabato, 14.30

Chatroom Altrisogni – Altrisogni 5 e i racconti Nel buio:

La redazione di Altrisogni organizza una chiacchierata di gruppo sul numero in uscita di Altrisogni (il 5) e sull’antologia foto-letteraria Nel buio, di recente distribuzione.

Interverranno:

– Samuela Iaconis, copertinista di Altrisogni 5
– Yuri Abietti, vincitore del concorso letterario Nel buio
– Roberto Rossi e Mirko Dadich, autori dell’antologia Nel buio e di Altrisogni
– Laura Iuorio e Corrado Sobrero, autori di dbooks.it e di Altrisogni
– Massimiliano Monti e Gabriele Lattanzio, autori di Altrisogni.

Altri ospiti: autori e blogger di narrativa fantastica

Modera: la Redazione di Altrisogni

Durante la giornata: Voci e volti del Fantastico. Interviste  a scrittori, lettori, appassionati, artisti, esperti e opinion leader che animano il mondo della narrativa fantastica.

DOMENICA, 18 MARZO 2012

Domenica, 15.30
Chatroom Altrisogni – Narrativa apocalittica e scenari estremi:

La Redazione di Altrisogni incontra blogger, scrittori ed esperti per parlare della “Fine del mondo” nella narrativa fantastica italiana e straniera.

Interverranno:

– Emanuele Manco, curatore di FantasyMagazine.it
– Adriano Barone, autore dei romanzi Zentropia e Il ghigno di Arlecchino
– Yuri Abietti, vincitore del concorso letterario Nel buio
– Anna Giraldo, autrice dei romanzi 436 e Thunder + Lightning.

Altri ospiti: autori e blogger di narrativa fantastica

Modera: la Redazione di Altrisogni

Durante la giornata: Voci e volti del Fantastico. Interviste  a scrittori, lettori, appassionati, artisti esperti, e opinion leader che animano il mondo della narrativa fantastica.

Per maggiori informazioni:

dbooks.it Tel +39 02 36531809; Fax +39 02 87399133; www.dbooks.it Redazione Altrisogni  altrisogni@dbooks.it – Redazione dbooks.it  info@dbooks.it

:: Recensione di Fidel Castro – Biografia non autorizzata di Gordiano Lupi

15 marzo 2012 by

Per alcuni Cuba resta un sogno, una piccola isola comunista situata nel Mar dei Caraibi proprio di fronte al gigantesco colosso capitalista americano, un Davide straccione e sporco pronto a sfidare Golia con caparbietà, ostinazione e un pizzico di sana temerarietà a colpi di giustizia sociale, lavoro e istruzione per tutti, lotta al razzismo, solidarietà con i più deboli, spirito rivoluzionario indomito figlio di un socialismo utopistico e idealizzato che scalda il cuore di chi ancora crede che su questa terra si possa creare una società migliore, giusta, a misura d’uomo. Per alcuni Cuba resta un sogno, appunto. Parlare di Cuba senza esserci stati, senza averci vissuto ma da cubani, non come turisti viziati in uno dei numerosi resort per turisti, veri e propri Disneyland caraibici, non avrebbe senso a meno che non si decida di fidarsi dell’esperienza di chi ci è stato e descrive cosa ha visto, senza preconcetti, senza motivazioni occulte che non siano l’amore per la verità, l’obbiettività e il coraggio di dire anche cose scomode quando serve. La mia esperienza di Cuba è un’esperienza riflessa, mediata dalle voci dei cubani esuli, degli entusiasti occidentali che sognano un giorno di lasciare le comodità borghesi, la ricchezza corrotta del nostro decadente capitalistico inferno per rifugiarsi in quel piccolo Eldorado. A Cuba non ci sono mai stata, per cui non mi resta che fidarmi, delle voci degli altri, di chi la ama o la odia. E dire Cuba inevitabilmente significa parlare di Fidel Castro. Perché Fidel Castro è Cuba, volenti o nolenti a questo non si sfugge. Gordiano Lupi, un esperto di cose cubane, traduttore di scrittori come Alejandro Torreguitart Ruiz, curatore della versione italiana del blog di Yoani Sánchez, Generación Y, anima e icona simbolo del dissenso anticastrista, ha da pochi mesi pubblicato con le Edizioni A.Car una biografia non autorizzata di Fidel Castro, e devo dire che leggendola sono rimasta sorpresa, innanzitutto perché conosco il punto di vista fortemente critico sul regime in atto a Cuba del suo autore, conosco il suo spirito caustico e corrosivo da toscano verace che gli ha causato non pochi scontri dialettici nel corso degli anni, conosco le sue lotte instancabili a denunciare le condizioni degli oppositori in carcere, delle jineteras, mi aspettavo toni accesi, polemici, intransigenti, estremisti e invece ho trovato una grande sobrietà di linguaggio, una calma profonda, una obbiettività priva da ogni faziosità. Attacchi ce ne sono, impennate che non comparirebbero in una agiografia di regime pure, Gordiano Lupi non ama Fidel Castro ma compie uno sforzo insolito e raramente fatto da chi lo combatte, separa Fidel Castro uomo, da Fidel Castro politico o dittatore, che dir si voglia. Molto pacatamente, con ragionevolezza e senza intenti diffamatori o offensivi parla di tutto, dall’eccidio nascosto del 13 luglio 1994, a casi di corruzione, ma ciò che si evince  è essenzialmente la delusione di un uomo di sinistra verso una rivoluzione mancata che avrebbe potuto trasformarsi in un autentico paese socialista e invece è diventato un regime. Questa è l’unica vera condanna che si percepisce, i dittatori, sono dittatori, non c’è altro da aggiungere. Se mai Fidel Castro leggesse questo volumetto che potrebbe essere un pamphlet polemico ma non lo è, lontano dai riflettori, lontano dal ruolo istituzionale che ancora ricopre sebbene dal 2006 il fratello Raul l’abbia sostituito, non potrebbe che provare una certa amarezza certo, ma soprattutto considerare obbiettivamente i suoi errori, la sua mancata lungimiranza se vogliamo. Certo c’è anche da considerare che Cuba non è Haiti, e Fidel Castro non è Pinochet, niente desperacidos, squadroni della morte, oppositori seppelliti in mare. Yoani Sánchez pur con tutte le limitazioni che deve subire, è libera in casa sua di continuare la sua lotta neanche tanto silenziosa. Comunque il fatto che Castro è Cuba è una grande verità, il suo carisma, il suo ascendente hanno costruito il regime cubano che forse non sopravvivrà alla sua morte. Forse Castro di questo è consapevole, e forse lo sono anche i suoi oppositori, dopo non resterà che affidare alla storia il suo implacabile verdetto.

:: Le Prince Noir: un concorso per celebrare André Héléna

14 marzo 2012 by

Per celebrare André Héléna a quarant’anni dalla sua scomparsa, la casa editrice cagliaritana Aisara, che da anni si occupa di pubblicare in Italia le opere del maestro del noir francese,  ha indetto un concorso ideato e curato da Alessandro Greco che raccoglierà i racconti di 12 scrittori italiani impegnati a far rivivere lo spirito di Héléna. Ogni racconto liberamente ispirato ad uno dei 12 romanzi di Héléna pubblicati da Aisara andrà a far parte di una antologia con prefazione di Serge Quadruppani che sarà presentata a Novembre 2012 in anteprima assoluta.

Cinque titoli sono stati già assegnati:

Il gusto del sangue – Luigi Bernardi
I viaggiatori del venerdì – Sacha Naspini
Il buon Dio se ne frega – Gianluca Morozzi
Gli sbirri hanno sempre ragione – Mauro Marcialis
Massacro all’Anisette – Alessandro Greco

Titoli rimanenti sono:

Il ricettatore, Divieto di soggiorno, I clienti del Central Hotel, Vita dura per le canaglie, Il festival dei cadaveri, Il bacio della vedova, Viva la muerte!.

Per maggiori dettagli vi rimando al bando del concorso sul sito di Aisara: qui

Personalmente amo moltissimo Héléna e sicuramente parteciperò con un racconto ispirato a Divieto di soggiorno. Vi ricordo infine le recensioni dedicate al Prince Noir  da Liberi di scrivere:

Il bacio della vedova
Divieto di soggiorno
Il festival dei cadaveri
Vita dura per le canaglie
Massacro all’anisette

:: Recensione di Stoner di John Williams (Fazi 2012) a cura di Giulietta Iannone

14 marzo 2012 by

Stoner non aveva mai pensato a come potesse apparire agli occhi di un estraneo, o del mondo. Per un momento si immaginò dal di fuori: quel che vide in parte corrispondeva alle parole di Edith. Scorse una figura in volo tra i pettegolezzi di una sala fumatori e le pagine di un romanzo di appendice, un patetico individuo prossimo alla mezz’età, incompreso dalla moglie, che nella speranza di trovare l’energia di un tempo frequentava una ragazza più fresca di lui, scimmiottando goffamente la giovinezza che non poteva più avere. Un fatuo, chiassoso pagliaccio di cui il mondo rideva con imbarazzo, pietà e disgusto. Contemplò quella figura, più da vicino possibile, ma più la guardava, meno gli sembrava familiare. Non era se stesso che vedeva, e all’improvviso capì che non vedeva nessuno.  

Il destino dei libri è strano: possono passare inosservati pur essendo capolavori, possono vivere uno stato di eterna giovinezza ristampati in continuazione anno dopo anno con il successo dell’esordio, o possono venire stampati per poi essere per lungo tempo dimenticati e infine risorgere dalle proprie ceneri come un’araba fenice guadagnandosi l’attenzione e l’amore incondizionato del pubblico e della critica unita nell’osannarli in un susseguirsi quasi iperbolico di aggettivi che toccano tutte le sfumature possibili del meraviglioso. Quest’ultima sorte, forse la più insolita, è toccata a Stoner di John Edward Williams. Pubblicato per la prima volta nel 1965 dalla Viking Press, ne esistono ancora esemplari vintage in circolazione, dimenticato per lunghissimi anni e poi riscoperto nel giugno del 2006 dalla New York Review Books, Stoner merita senza dubbio un posto di rilievo tra i libri segnati da un destino bizzarro, libri che forse ignorati al tempo in cui furono scritti perché troppo innovativi, troppo “altri”, trovano la loro giusta collocazione in un futuro forse non migliore ma semplicemente adatto ad ospitarli. Data l’aura di eccezionalità che caratterizza questo libro, che ora la Fazi pubblica, con postfazione di Peter Cameron e traduzione di Stefano Tummolini, mi sembra doveroso spendere due parole sull’autore. John Edward Williams nacque il  29 Agosto del 1922, in Texas,  per la precisione a Clarksville, comunità rurale nel nord est del paese. Dopo esperienze varie nei giornali e nelle stazioni radio, e dopo un infelice tentativo al college,  si arruolò nel 1942 nell’Army Air Corps combattendo durante la guerra come sergente in India e Birmania. Proprio in questo periodo scrisse la prima bozza del suo primo romanzo Nothing But the Night che verrà poi pubblicato nel 1948. Iscritto all’Università di Denver,  si laureò alternando allo studio anche la sua attività di poeta. Nel 1950 si trasferì alla University of Missouri dove insegnò e ottenne un dottorato di ricerca. Nell’autunno del l955 Williams assunse la direzione del programma di scrittura creativa presso l’Università di Denver. Da questo momento in poi pubblicò diversi romanzi: Crossing Butcher nel 1960, poi Stoner nel 1965 e Augustus nel 1973 romanzo che gli valse il prestigioso National Book Award. Dopo il pensionamento nel 1985 si ritirò con la moglie a Fayetteville, Arkansas, dove morì il 3 marzo 1994 per insufficienza respiratoria, lasciando il suo quinto romanzo The Sleep of Reason incompiuto. Fatta un po’ di luce sull’autore passiamo al romanzo. William Stoner, Bill per gli amici,  protagonista, eroe, antieroe, ombra che passa nella vita senza voler disturbare e senza lasciare alcuna traccia, nasce nel 1891 “in una piccola fattoria al centro del Missouri, vicino a Booneville”. Il padre, un povero contadino sfiancato dal lavoro dei campi, con le mani che raccolgono nelle pieghe della pelle strie di terra che non andrà più via, decide di mandarlo alla facoltà di Agraria dell’Università di Columbia perché impari a far fruttare quella terra sempre più arida e sempre più improduttiva ogni anno che passa. Stoner accetta senza tanto entusiasmo ma durante un corso proforma di letteratura inglese capisce che è quello che vuole studiare e senza dire niente ai suoi genitori cambia corso di studi, si laurea e inizia a insegnare. La sua vita da questo momento inizia a scorrere lenta e costellata da un infinita serie di piccoli drammi e delusioni: i suoi genitori diventano per lui estranei, si sposa infelicemente, ha una figlia, la sua carriera, caratterizzata da un senso continuo di inadeguatezza, verrà ostacolata da un collega che non lo stima granché. Poi un amore per una studiosa nasce e finisce per paura dello scandalo riportandolo a vivere la sua solitaria condizione di reietto. Muore nel 1956 non superando mai il grado di ricercatore e “pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi serbarono di lui un ricordo nitido”.  Ecco in breve la trama di questo strano romanzo, probabilmente autobiografico, che scorre come un lungo fiume tranquillo nel quale solo ogni tanto qualche sasso rimbalza creando onde concentriche che subito si spengono. Non ci sono eventi rilevanti, è tutto un susseguirsi di piccoli avvenimenti senza importanza che accadono intorno al protagonista, essenzialmente malato di solitudine. Sua unica ambizione è “essere felice di tanto in tanto”, suo unico desiderio è essere lasciato tranquillo, in pace. La sua mitezza, la sua incapacità di difendersi e di lottare in un mondo freddo e spietato, acquistano quasi un valore simbolico, mitico, un’epicità che non ha nulla a che fare con il grande sogno americano. Una malinconia scura e grumosa avvolge le pagine e non si capisce se l’autore nutra amore o meno per il suo personaggio. Pur tuttavia ci si affeziona Stoner, lo si vorrebbe come amico, si prova un’intima comunanza, un’ universale fratellanza con quest’uomo fragile e ostinatamente buono. Infondo c’è qualcosa di Stoner in ognuno di noi.

:: Fantomas a Cartoomics

14 marzo 2012 by

In occasione della mostra

“Histoire de Fantômas”

dedicata al primo criminale mascherato della storia,in programma nell’ambito della 19ª edizione del Salone del fumetto milanese, in collaborazione con

ilCERCHIOGIALLO

e dbooks.it,

presenta un omaggio al personaggio di Fantômas:
La vendetta del Fantasma,
un romanzo firmato da Stefano Di Marino
scaricabile gratuitamente da tutti i visitatori del sito www.cartoomics.it
Per sapere come fare cliccate qui.

Per saperne di più sulla mostra cliccate qui.

:: Segnalazione di L’ultima eclissi di James Rollins

13 marzo 2012 by

Titolo originale: Deep Fathom
Categoria: Narrativa
Pagine: 450
Prezzo: € 19,60
Editore: Nord

In libreria:  15 marzo 2012

Okinawa, 25 luglio. Nessuno aveva mai creduto a suo padre. Invece adesso Karen Grace ha davanti a sé l’indiscutibile conferma delle sue teorie: due enormi piramidi di metallo, emerse dall’oceano in seguito a un violentissimo terremoto, e coperte di scritte in una lingua sconosciuta. Elettrizzata, Karen sfida il coprifuoco per recarsi a studiare quello straordinario reperto, ma un gruppo di uomini armati la sta aspettando…

Guam, 25 luglio. È un’emergenza nazionale quella che costringe Jack Kirkland, ex agente della US Navy, a rientrare in servizio: l’Air Force One è precipitato nel Pacifico, trascinando verso una morte orribile il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, quando giunge sul luogo dell’incidente, Jack non trova traccia né dei superstiti né delle scatole nere: c’è solo un gigantesco pilastro, coperto di scritte in un idioma incomprensibile, che ha attirato a sé i rottami dell’aereo, come se fosse un gigantesco magnete. Jack però capirà ben presto che svelare il mistero di quell’antica colonna è solo il primo passo per fermare la catena di catastrofi naturali che si è abbattuta sulla Terra e che rischia di sterminare l’intero genere umano.

James Rollins è stato per vari anni un apprezzato veterinario ma, a un certo punto della sua vita, ha deciso di anteporre al lavoro le sue tre grandi passioni: la speleologia, le immersioni subacquee e, soprattutto, la scrittura. Fin dal suo esordio, si è segnalato come una delle voci più nuove e convincenti nel campo del romanzo d’avventura; grazie a La mappa di pietra, L’ordine del sole nero, Il marchio di Giuda, La città sepolta, L’ultimo oracolo, La chiave dell’apocalisse e Il teschio sacro, ha raggiunto un meritatissimo successo di pubblico e di critica. Attualmente vive in California.

:: Recensione di Oltre le apparenze di Charlotte Link (Corbaccio, 2012) a cura di Giulietta Iannone

13 marzo 2012 by

Spiava tante di quelle persone…! S’imprimeva il modo in cui trascorrevano le loro giornate, le loro abitudini, si sforzava di esplorare a fondo le loro esistenze. Non sarebbe riuscito a spiegare  a nessuno cosa l’affascinasse tanto in quella attività: era come un vortice in cui sprofondare. Non era possibile smettere una volta che si fosse cominciato.  Un’altra vita accanto all’esistenza vera. Destini in cui era possibile sognare di intrufolarsi. Ruoli in cui calarsi. Conferiva in quel modo smalto e gioia alla vita di ogni giorno e, anche se qualcuno lo avesse giudicato pericoloso o comunque spostato – e intuiva che uno psicologo avrebbe trovato un mucchio di definizioni allarmanti per il suo hobby- quell’attività restava comunque per lui l’unica possibilità di sopportare la tristezza che lo circondava.

Oltre le apparenze “Der Beobachter” titolo originale che tradotto in italiano significa L’osservatore edito in Italia da Corbaccio e tradotto dal tedesco da Umberto Gandini nuovo romanzo di Charlotte Link è un thriller molto particolare che scava nelle paure più profonde che affliggono le donne. E’ cronaca recente, suffragata dalle statistiche, che molto spesso gli stalker si trasformano in assassini, quasi che la strada che porta a perseguitare, tormentare una donna porti anche inevitabilmente al delitto. E questo dubbio, è il nucleo centrale del romanzo che ci porta a chiederci sin dall’inizio se davvero Samson Segal, l’osservatore del titolo originale, è anche un assassino, colpevole delle barbare uccisioni di donne che si susseguono in una fredda Londra invernale. Samson è un osservatore abusivo delle vite degli altri. Una malattia lo divora, la curiosità di conoscere tutto quel che succede nel segreto della privacy delle donne che attirano il suo sguardo. Samson scruta, spia le donne, ne trascrive maniacalmente le vite, i movimenti, i tic, finchè la sua malata curiosità non si fissa su un’unica donna Gillian Ward, una donna di successo, realizzata sia nel lavoro che nella vita privata, sposata felicemente con Tom, con una figlia di dodici anni, una donna che suscita in lui un sentimento-surrogato molto simile all’amore. Ma le apparenze a volte ingannano, a volte la facciata perfetta che si mostra al mondo nasconde crepe, ragnatele, inganni e più Samson prende coscienza di questo, più la sua vita va in pezzi. Parallelamente una serie di omicidi si susseguono apparentemente senza connessioni, le vittime hanno solo la caratteristica comune di essere tutte donne sole, uccise in modo spietato e assurdamente crudele, dopo aver vissuto l’incubo di essere perseguitate e minacciate. Inquietante l’ascensore che perseguita Carla, che giunge fino al suo piano abitato solo da lei, senza che nessuno esca. Da particolari come questi la Link crea la sua ragnatela di tensione che imprigiona il lettore generando abilmente ansia, angoscia, terrore in un crescendo sempre più soffocante. L’abilità della Link è soprattutto evidente nella sua capacità di accostare la vita quotidiana dei personaggi, normale, quasi banale, descritta fin nei minimi dettagli consueti, la colazione la mattina, la preparazione dei muffins in linde cucine super attrezzate, il the con le amiche, all’orrore che nasce quando ci si ritrova vittime di persone profondamente disturbate e capaci di tutto. Altro tema fondamentale del libro su cui l’autrice gioca molto pur senza barare apertamente con il lettore è la infondatezza delle apparenze, niente è come sembra, tutto si trasforma, anche quando si arriva ad una certezza, poi inevitabilmente succede che si riveli infondata, fluttuante, alienante. L’autrice parte da paure reali, molto concrete e costruisce una trama fitta di autentica angoscia più psicologica, che generata dalla descrizione di efferatezze o violenze esibite. Oltre le apparenze è il primo libro della Link che leggo, ma sembra che in Germania sia molto amata e addirittura chiamata Lady bestseller e che anche in Italia si sia guadagnata una schiera di lettori affezionati. La sua produzione è piuttosto nutrita e spazia dai romanzi storici agli psicothriller molti dei quali editi da Corbaccio e riediti da Tea. L’uscita nelle librerie di Oltre le apparenze è prevista per il 15 marzo e grazie all’editore Corbaccio abbiamo provveduto a mandare alcune domande alla Link in visita in Italia dal 20 al 22 marzo per la pubblicazione del libro. Non mi resta che recuperare anche i suoi vecchi romanzi. Particolare che mi piace segnalare è la strepitosa copertina scelta da Corbaccio sui toni del bronzo, una delle più belle viste quest’anno.

:: A Cartoomics 2012 Marilyn Monroe: indagine non autorizzata

11 marzo 2012 by

Cartoomics e Ilcerchiogiallo

presentano

Marilyn Monroe: indagine non autorizzata

Se vuoi saperne di più l’appuntamento è per il 13 marzo alle 20.30 all’Arcobaleno Film Center in Viale Tunisia.
Dopo la presentazione della mostra, alle 21,30, seguirà la proiezione di A qualcuno piace caldo di Billy Wilder.

Intervengono:

Filippo Mazzarella direttore artistico di Cartoomics 2012

Andrea Carlo Cappi scrittore

Maurizio Porro critico del Corriere della Sera

Ingresso gratuito

Per informazioni: http://marilynitaly.blogspot.com/

In occasione di Cartoomics 2012, dal 16 al 18 marzo a Fieramilanocity, Ilcerchiogiallo ospita Marilyn Monroe: indagine non autorizzata. La mostra, a cura di Catia Lattanzi, Riccardo Mazzoni e Luca Temolo Dall’Igna, permette di scoprire come Marilyn è stata raccontata dai fumettisti italiani.