:: Recensione di L’età dei lupi – Maria Silvia Avanzato a cura di Riccardo Falcetta

by

Una scrittrice che sa cosa vuol dire scrivere e raccontare. Pare una tautologia tirata fuori a mo’ di slogan, ma è la constatazione di quando, pescando in un mare convulso e spigoloso di carta rilegata, resti accecato da un talento che brilla come un paradigma.

Se parli con Maria Silvia Avanzato, lei ti dirà che scrive di tutto: favole (“Ratafià per l’assassino”, Forme Libere, 2010, un registro che resta costante nella sua produzione), chick lit (“Granturco su foglia di The”, Arpanet, 2010, e un seriale, nel 2012, destinato al mercato tedesco), erotica (“CipriaVaniglia”, Damster, 2011, in duetto con Gaia Conventi), noir (premiatissimi, gli ultimi, da “Nero di Puglia” a “Lama e trama”). La verità è che qualsiasi cosa lei scriva, reca ben impressa una sigla fatta di scrittura personalissima e avvolgente, di trame e personaggi perfettamente delineati e tematiche di respiro universale. Non fa eccezione “L’Età dei Lupi” (Voras, 2011), racconto di un passaggio all’età adulta.

Si è Bologna, alla fine degli anni ’90: Anita, detta Lupo, è una ragazzina dotata e sensibile come poche. In quegli anni vive con Tamara, madre trentenne, frivola e insicura (“troppo giovane e annoiata per essere una madre”), e una nonna che, data la sua originalità (è lei a chiamarla Lupo “forse per via di quella storia di lupi omicidi che racconta la Zia Pina. Dice che io sono forte e se voglio mordo, come i lupi”) rappresenta per lei l’unico faro. Un padre Lupo non ce l’ha: lo crede “a Hollywood o magari soltanto a Cinecittà” fuggito non prima di aver sedotto (e ingravidato) la fragile Tamara, convincendola delle sue qualità di attrice.

Dall’ultimo anno di medie, nel bislacco regime confessionale del “Santa Eccetera Eccetera”, alla fine del primo superiore, nell’aperto scompiglio di una scuola pubblica, il cammino di Anita è così pieno di persone, storie ed eventi che sembra dover durare una vita intera; è quel viaggio che consente alla bambina di spingersi in là, alla scoperta della sua giovinezza. Le certezze dei giochi in casa dell’amica Nana e degli amori soltanto immaginati, il fragile ma rassicurante guscio di una famiglia di sole donne e l’austerità dell’istituto religioso, presto lasciano il campo allo scompiglio della scuola pubblica, agli incanti e le insidie dell’amicizia e dei primi amori reali (i più sofferti); a scioperi e fughe, da casa e da scuola, tra un brano delle Spice (colonna sonora del libro intero) e un pomeriggio in discoteca, tra compagnie audaci e ragazzetti insicuri. Fino ai primi segnali di una maturità a lungo bramata, che arrivano proprio quando Tamara decide di regalare a sua figlia l’invadente presenza di un altro padre.

Il confronto generazionale è solo uno degli aspetti più avvincenti di questo romanzo: memorabili restano gli incontri di Anita con vissuti e realtà limite, all’interno della scuola pubblica. Tra gli altri, il simpatico Pietro, il quale, costretto all’isolamento dalla malattia, parla come i personaggi dei crime movies visti e mandati a memoria:

 “Ma io posso morire bambina, io non lo so se va tutto bene… Magari fra un anno mi levo dalle balle e potete dare il mio banco a un altro. Ma intanto voglio bere brandy con gli amici, il giorno del mio compleanno… Dai andiamo di là e fammi vedere le tette! Almeno mi fai morire contento!”);

o la musulmana Latifa (“Se eri amico di Latifa o di Amina, loro ti scrivevano il tuo nome in arabo sul diario…”), che la condurrà in mondo straniante e incantato.

Latifa abitava in una zona che Bologna si era premurata di calciare il più lontano possibile, come se fosse stato un birillo indesiderato durante una partita di bowling. Quartiere Pilastro. Il Bronx…

Erano grandi palazzi con le finestre aperte in pieno dicembre (alcune, dubito avessero le imposte) e camminando fra quegli stabilimenti giganteschi si udiva un brusio concitato: erano le voci delle finestre, le preghiere dei musulmani miste al pianto dei bambini, al fischio delle caffettiere, alle notizie di calcio per radio, alle discussioni di marito e moglie…

Sbirciavi nella vita altrui e la vita altrui ti pioveva addosso, dall’alto, con echi, con fruscii.

Maria Silvia Avanzato non è nuova a narrazioni così intense. Ne “L’età dei lupi” racconta la bufera di una età meravigliosa e terribile come una montagna da scalare. Per chi scrive storie, il talento è saper raccontare, catturando con sguardo nitido, nel groviglio che avvolge il mondo, i tracciati della propria esperienza, e poi scriverne, descriverli in modo personale, sciorinando le parole adatte per restituire, nell’affabulazione, colori ed echi di una esperienza vigorosa e  condivisibile. Un compito non semplice, qui svolto con bravura e tenuta disarmanti.

Sciorinando un linguaggio della memoria e delle emozioni, questo libro reca un assunto fondamentale: ogni singolo tassello di quel piccolo e caotico puzzle di vita che è l’adolescenza è necessario poiché fonda, nell’esperienza e nella forza dei ricordi che saranno, tutta la precaria vivacità dell’età adulta.

“Non gli dico che quelle lacrime sono arrivate con la musica in punta di piedi e mi hanno fatto ripensare a mio nonno che giocava con me, che non cadevo, che mi prendeva sempre in tempo

E alle persone che ti danno un bacio e poi spariscono per sempre. lui non sa che la vecchia musica ha il potere di farti piangere in mezzo alla Romea, in una notte di pioggia, dopo una Sambuca e quattro schiamazzi”

“Dobbiamo proprio deciderci a far visita alle suore, a ritrovare anche gli altri, a guardarci indietro per bene, una volta per tutte”

Di vivere vale davvero la pena.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: