:: Intervista a Franco Forte a cura di Giulietta Iannone

17 gennaio 2012 by

Bentornato Franco su Liberi di scrivere. Oggi 17 gennaio esce il tuo nuovo romanzo, un thriller storico decisamente degno di attenzione intitolato Il segno dell’untore, la prima indagine del notaio criminale Niccolò Taverna. Ce ne vuoi parlare? Come è nato il soggetto? C’è qualche personaggio storico realmente esistito che ti ha ispirato?

Il segno dell’untore” è una sorta di compendio di tutto ciò che ho imparato scrivendo prima thriller (come “China Killer” e “La stretta del Pitone”) e poi romanzi storici (da “I Bastioni del coraggio” a “Carthago” e “Roma in fiamme”). Niccolò Taverna è l’equivalente del 1576 di un moderno commissario di polizia, e i notai criminali erano i magistrati che a quel tempo, a Milano, indagavano sui casi di omicidio, sui casi criminali e sulle ruberie, e lo facevano adottando tecniche investigative sorprendentemente moderne, per quanto i loro strumenti più efficaci per trovare i colpevoli fossero l’intuito, l’istinto e l’esperienza. Ma tutto ciò che i miei personaggi fanno è rigorosamente documentato, e quindi sorprenderà vedere quali tecniche investigative possedevano.
Fra i personaggi storici reali del libro ci sono figure di prima grandezza come l’arcivescovo Carlo Borromeo (che poi diventerà San Carlo), il Governatore del Ducato e molte altre figure di prima grandezza. Sono inventati i personaggi funzionali alla trama, anche se costruiti con la massima verosimiglianza, facendo riferimento ai lasciti storici. Per ciò che riguarda Niccolò… può darsi che sia esistito realmente. O forse no…

La ricostruzione storica è sicuramente la parte più impegnativa che richiede mesi, se non anni di preparazione, di studi di documenti, di confronti, di approfondimenti. Come ti sei documento? C’è qualche testo particolare o qualche documentario che ti ha aiutato a ricostruire la Milano della seconda metà del 1500?

Studio Milano, soprattutto del periodo medievale e del 1500, da quasi trent’anni, e quindi sarebbe impossibile citare tutte le fonti da cui ho attinto. Merita però un posto particolare, fra i testi che più mi hanno aiutato nelle ricerche, una enciclopedia Treccani del 1948 interamente dedicata a Milano, con un volume di più di 1000 pagine tutto improntato sul 1500. Una raccolta di copie di documenti originali dell’epoca di inestimabile valore, da cui ho recuperato una mole enorme di materiale per i miei romanzi.

Ricostruire la vita di un uomo del 1500 è sempre una sfida. In cosa Niccolò Taverna, il tuo protagonista, si differenzia dagli uomini d’oggi per credenze, superstizioni, mentalità?

Niccolò è un uomo perfettamente integrato nella sua epoca, con le sue paure, le sue superstizioni, le sue conoscenze limitate. Ma ha una mente scaltra, una capacità deduttiva che va oltre la media, e che gli consente di sfruttare il raziocinio per osservare il mondo oltre le cortine della superstizione e delle credenze popolari. E per un magistrato in un periodo come il 1500, questa capacità è l’equivalente di possedere un moderno laboratorio di analisi scientifiche… sempre a portata di mano.

La parte investigativa sicuramente costituisce la struttura portante del romanzo, grazie al tuo libro ci si immerge nelle tecniche investigative di un’ epoca estranea e sconcertante. Ma il fiuto, quel sesto senso che caratterizza i bravi investigatori sembra senza tempo. E’ stato difficile mantenere un livello di verosimiglianza e obbiettività così elevato?

Niccolò ha avuto un ottimo maestro: suo padre Amerigo, che gli ha lasciato un patrimonio di consigli e spiegazioni tecniche sul mestiere dell’investigazione criminale abbastanza ampio da aiutarlo e sostenerlo nei momenti di difficoltà. E poi non dimentichiamo che può contare anche sull’aiuto di due assistenti particolarmente capaci e le cui caratteristiche si integrano perfettamente con le sue peculiarità: Rinaldo e Tadino. Considerato tutto questo, non mi è stato troppo difficile lasciare campo libero a Niccolò, in modo che se la cavasse da solo nelle sue indagini. E devo dire che non mi ha deluso…

La peste del Manzoni del 1630 fu soprannominata calamitatis calamitatum per la sua particolare virulenza. Il tuo libro è ambientato qualche anno prima nel 1576, durante la peste di San Carlo, un periodo per alcuni versi ancora più oscuro e violento. Sempre caratterizzato dalla dominazione spagnola, dalla presenza dei monatti, dalla superstizione, dall’influenza della Santa Inquisizione. Perché hai scelto proprio questo periodo storico?

La peste di cui scrivo è stata, come numero di vittime, ancora più forte di quella citata dal Manzoni. E ha beneficiato della figura potente e illuminata di Carlo Borromeo, un uomo straordinario di cui si è scritto troppo poco, a mio avviso. Mi piaceva l’idea di raccontare anche questo scenario, e calare il mio Niccolò Taverna in una specie di girone infernale in cui doversi muovere con cautela per svolgere le sue indagini. Il tutto con la pressione dei superiori che non lo mollano un istante. Elementi ideali per dare ritmo a un thriller, non ti pare?

Il personaggio di San Carlo Borromeo come l’hai caratterizzato?

Anche in questo caso ho attinto alle fonti storiche, non ho inventato nulla. Le cose che faceva il Borromeo, eclatanti o meno (come annullare interi ordini ecclesiastici o aiutare gli appestati a rischio della propria vita), non sono mai state accentuate dal cardinale o dall’arcivescovado, perché il Borromeo preferiva i fatti ai proclami, e non ha mai esitato ad aiutare il popolo quando ne aveva bisogno. E’ grazie a lui, poi, se il Duomo di Milano riprese a ergersi verso il cielo, nonostante la crisi economica portata dalla peste. Quello che ho cercato di fare è ritrarre il personaggio senza enfasi, per renderlo proprio come i documenti (non ecclesiastici ma secolari) ce l’hanno tramandato.

Il segno dell’untore sarà il primo di una serie o un romanzo standalone? Ritroveremo ancora Niccolò Taverna?

Il romanzo finisce, ma ha un epilogo aggiuntivo che segna l’inizio di un nuovo, difficile caso per Niccolò Taverna. Ovvero il prossimo romanzo, che mi auguro possa diventare il secondo di una lunga serie, perché ho ancora tantissimo da dire sui notai criminali e sulle loro straordinarie tecniche investigative.

Un buon antagonista è spesso il segreto per un buon thriller. Come hai costruito il personaggio del temibile inquisitore Guaraldo Giussani, già presente ne I bastioni del coraggio ?

L’inquisizione spagnola, in quel periodo, comincia a perdere colpi, proprio grazie alla crescita di personaggi di prima grandezza come Carlo Borromeo e al desiderio del papato di accogliere nel Sant’Uffizio i tribunali ufficiali della Santa Inquisizione. Giussani è il personaggio che mi serviva per raccontare questo “scontro” tra poteri forti: l’inquisizione spagnola legata alla Corona di Spagna e l’arcivescovo di Milano, che agisce per conto del Papa. Un magnifico scontro, che mi ha dato la possibilità di dipingere un antagonista a tutto tondo, terribile ed estremamente coerente, come Guaraldo Giussani.

Parlaci dei personaggi femminili. La condizione femminile dell’epoca è trattata nel tuo romanzo?

I personaggi femminili sono sempre fondamentali, nei miei libri. E anche qui non lesino certo, in fatto di eroine capaci di assestare colpi notevoli ai maschietti che – come succede di solito – si prendono tutto il palcoscenico. In questo caso la giovane e suadente Isabella Landolfi è un peperino che dimostra di avere una grande intelligenza e uno spirito deduttivo che molto si avvicina a quello di Niccolò, e quindi riesce a fare breccia nel suo cuore prima di quanto lo stesso Niccolò ritenga sia possibile, dopo che ha perduto la moglie a causa della peste. Ma la relazione fra i due non sarà facile, te lo posso garantire. E già dal secondo romanzo della serie si capirà ciò che intendo…

Tutto si svolge il 12 agosto del 1576, con l’epilogo quindici giorni dopo. Non è una scelta un po’ azzardata?

La storia della doppia indagine di Niccolò Taverna parte e finisce lo stesso giorno, con un ritmo incalzante e senza soste. La città sta morendo, i superiori lo incalzano: Niccolò non può fermarsi, deve risolvere il caso di omicidio il prima possibile… e ce la fa. Poi, quindici giorni dopo, nel famoso epilogo… ecco che accade qualcos’altro che trascina nuovamente Niccolò sui percorsi tortuosi delle sue indagini criminali. Ma cosa succederà lo vedremo nel prossimo romanzo.

La qualità della scrittura, la ricostruzione storica fedele e accurata, l’attenzione per tutti particolari dall’editing all’impaginazione alla copertina ne fa un prodotto di qualità ad un prezzo leggermente inferiore rispetto ai precedenti volumi Omnibus. E’ un’ eccezione o rientra in una precisa scelta editoriale per avvicinare più gente alla lettura?

Mondadori vuole iniziare il nuovo anno dando un segnale chiaro ai lettori di un grosso mutamento che ci sarà per i rilegati Mondadori. Il mio romanzo è il primo di un nuovo corso studiato con intelligenza, che vuole coniugare un prezzo più aggressivo e abbordabile dal pubblico rispetto al passato (15 euro anziché i soliti 20 euro), senza però svalutare i titoli che saranno presentati, puntando quindi alla massima qualità possibile dei testi da pubblicare. Sono felice di essere un po’ l’apripista di questo nuovo corso, e mi auguro che il mio notaio criminale riesca a farsi apprezzare dal pubblico per continuare a proporre le sue indagini mozzafiato.

Per quanto riguarda il romanzo storico siamo abituati ad apprezzare principalmente gli autori stranieri. Ma ci sono molti scrittori italiani davvero meritevoli. Per chi ama il genere storico che autori italiani consiglieresti?

Siamo tanti, una pattuglia formidabile che sta riuscendo a imporsi anche all’estero. Mi basta citare Danila Comastri Montanari, Alfredo Colitto, Valerio Massimo Manfredi, Carlo Martigli, Alan D. Altieri, Giulio Leoni… e molti altri ancora.

A che romanzo stai lavorando? Puoi farci qualche anticipazione?

Alla seconda indagine di Niccolò Taverna. Che racconterò in un romanzo dal titolo (provvisorio, ovviamente) di “Deus Irae”.

Ora è davvero tutto, grazie per la tua disponibilità.   

Grazie a te!

Il sito è qui: www.ilsegnodelluntore.it

:: Segnalazione di Il segno dell’untore di Franco Forte

16 gennaio 2012 by

IL SEGNO DELL’UNTORE
La prima indagine del notaio criminale Niccolò Taverna

Il nuovo romanzo di Franco Forte, in libreria dal 17 gennaio

Il segno dell’untore
di Franco Forte
Collana Omnibus Mondadori
Pagine 358
Prezzo: 15 euro

Milano, anno del Signore 1576. Sono giorni oscuri quelli che sommergono la capitale del Ducato. La peste bubbonica è al suo culmine, il Lazzaretto Maggiore rigurgita di ammalati, i monatti stentano a raccogliere i morti. L’aria è un miasma opaco per il fumo dei roghi accesi ovunque.
In questo scenario spettrale il notaio criminale Niccolò Taverna viene chiamato a risolvere due casi: un furto sacrilego in Duomo e un brutale omicidio. Chi ha assassinato il Commissario Inquisitoriale Bernardino da Savona? E perché? E chi ha rubato il candelabro di Benvenuto Cellini dal Duomo?
La figura del notaio criminale che si muove nel suggestivo scenario della Milano del 1500, dominata dalla Corona di Spagna e minacciata dalle continue epidemie di peste, è alla base del romanzo “Il segno dell’untore” di Franco Forte (Mondadori, in libreria dal 17 gennaio 2012), che ha per protagonista il giovane magistrato Niccolò Taverna nella capitale del Ducato nel 1576.
Investigatore astuto, intelligente, grande osservatore di particolari che sfuggono a inquirenti e criminali, Niccolò Taverna si trova a dover risolvere difficili casi di omicidio in un clima di tensione tra il Governatore della città, il potere clericale, rappresentato dalla figura dell’arcivescovo Carlo Borromeo, e la Santa Inquisizione spagnola, che vede nell’arcigna figura di Guaraldo Giussani il suo nume tutelare.
Nel primo romanzo delle indagini di Niccolò Taverna, questo straordinario personaggio che sfrutta tecniche investigative a volte sorprendentemente moderne, per quanto perfettamente calate nel contesto storico in cui si muove (e ben documentate dall’autore) si muove in un mondo ricostruito alla perfezione, facendo compiere al lettore un vero e proprio salto all’indietro nel tempo di quasi 500 anni, in una Milano in cui, sullo sfondo del Duomo ancora in costruzione, delle colonne di fumo che si sollevavano dai fopponi, le fosse comuni in cui si bruciavano i morti di peste, dei conflitti di potere tra Stato e Chiesa, la criminalità dilaga incontrastata e stupri, furti e omicidi sono pratiche all’ordine del giorno.
Quella che Niccolò deve seguire è un’indagine incalzante, con lo spettro incombente della Santa Inquisizione che incombe ovunque, per risolvere un caso di omicidio che potrebbe dimostrarsi molto pericoloso. Lo stesso arcivescovo Carlo Borromeo pare implicato, così come le più alte cariche della Corona di Spagna e della Santa Sede. Per non parlare dell’ordine degli Umiliati, che il Borromeo ha cancellato e che già una volta ha cercato di uccidere l’arcivescovo di Milano.
Sfruttando le sue straordinarie capacità investigative e le tecniche d’indagine dell’epoca, il Notaio Criminale Niccolò Taverna cerca di venire a capo di questi due intricati casi, che rischiano di compromettere la sua carriera e la sua stessa incolumità. Pur sostenuto da un intuito eccezionale, è costretto a combattere contro troppi nemici, tutti troppo potenti: pericolosi assassini, la Santa Inquisizione, la peste, i cui artigli ghermiscono proprio chi Niccolò ha di più caro.
Per il più abile Notaio Criminale di Milano la sfida è aperta e la posta in gioco è alta: la propria carriera e la propria incolumità. Oltre all’amore per una fanciulla nei cui occhi ha l’impressione di annegare. Un thriller straordinario, che non concede soste al lettore, sostenuto da una rigorosa ricostruzione storica.

L’autore Franco Forte nasce a Milano nel 1962. Giornalista, traduttore, sceneggiatore, editor delle collane edicola Mondadori (Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo), ha pubblicato i romanzi Roma in fiamme, I bastioni del coraggio, Carthago, La Compagnia della Morte, Operazione Copernico, Il figlio del cielo, L’orda d’oro – da cui ha tratto per Mediaset uno sceneggiato tv su Gengis Khan –, tutti editi da Mondadori, e La stretta del Pitone e China killer (Mursia e Tropea). Per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato alle serie “RIS – Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia”. Direttore delle riviste Romance Magazine (www.romancemagazine.it) e Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it), ha pubblicato con Delos Books Il prontuario dello scrittore, un manuale di scrittura creativa per esordienti giunto alla settima edizione. Il suo sito è http://www.franco-forte.it.

:: Segnalazioni: Le prossime uscite Beat Edizioni

15 gennaio 2012 by

Quando cadono gli angeli Tracy Chevalier

Alla fine del primo mese di gennaio del Novecento, gli inglesi sono tutti vestiti di nero. La Regina Vittoria è morta e il XIX secolo, il secolo della gloria dell’Impero, se n’è andato con lei… Straordinario ritratto di un’epoca in cui le prime automoboli sostituiscono i cavalli e l’elettricità soppianta l’illuminazione a gas, Quando cadono gli angeli ci riporta ai sogni e alle disillusioni della breve e dorata stagione edoardiana attraverso le accorate vicende di due famiglie, i Coleman dell’inquieta Kitty e i Waterhouse dell’irreprensibile Albert, che, contro la stessa volontà dei protagonisti, sono ineluttabilmente destinate a incrociarsi. Con la sua scrittura “precisissima, sospesa, che lascia ammirati e sconcertati da tanta bravura” (L’Espresso), l’autrice della Ragazza con l’orecchino di perla ci svela le passioni, i sogni e le disillusioni di “un tempo a noi lontano e, insieme, vicinissimo” (The Times) nel passaggio da un secolo all’altro.

Tracy Chevalier è nata a Washington. Tra le sue opere nel catalogo BEAT: La ragazza con l’orecchino di perla e La Vergine azzurra; nel catalogo Neri Pozza: La dama e  l’unicorno, L’innocenza, Strane Creature.

 Le osservazioni  di Jane Harris

In un giorno del 1863, nella Terra del Diavolo, il pezzo di Scozia che unisce Glasgow a Edimburgo, Bessy entra a servizio in una magnifica casa. Lavare, cucinare, battere i tappeti e fare il tè, accendere i camini tutte le mattine, pulire la cucina e tenerla accesa, lucidare gli stivali e svuotare il pitale della padrona e del marito sono compiti faticosi, ma Bessy ora ha un tetto sulla testa e la pancia piena. Perché, però, Arabella, la padrona di casa, con gli occhi che le brillavano, le ha messo in mano un libretto con una copertina di cartone e le ha ingiunto di scriverci dentro tutte le sue osservazioni mattina e sera? E che cosa è successo veramente a Nora, la ragazza che era prima a servizio, morta in circostanze misteriose? Segreti e sospetti, verità nascoste e palpiti del cuore in un’opera che ha rivelato un nuovo grande talento del romanzo storico, Jane Harris, una scrittrice capace come pochi di narrare della forza inarrestabile delle passioni.

Jane Harris è nata a Belfast. Autrice di cortometraggi premiati nei maggiori concorsi cinematografici internazionali, nel 2000 ha vinto il Writer’s Award dell’Arts Council of England. Dopo Le osservazioni, il suo primo romanzo, ha pubblicato con Neri Pozza I Gillespie.

:: Dal 9 febbraio Revolver nuova collana della casa editrice BD

14 gennaio 2012 by

La casa editrice BD, una garanzia per chi ama il fumetto, lancerà a partire da febbraio una nuova collana dedicata alla crime fiction diretta da Matteo Strukul  Revolver, che sarà contraddistinta da trame ad alto tasso di adrenalina e dalle copertine d’artista firmate da Davide Furnò. Undici romanzi all’anno, per contrassegnare uno spazio letterario nuovo, fatto di qualità narrativa, agilità di lettura, ritmo sincopato e parossismo visivo.
I primi titoli, in uscita il 9 febbraio 2012, vedono protagonisti tre americani: di Victor Gischler, scrittore amato da Joe R. Lansdale, Don Winslow e più modestamente anche da me, Revolver porta in Italia “Sinfonia di piombo”, romanzo cinematografico rapido, iperviolento, pop, a cui non mancano profonde tracce di lirismo. “I fuochi del Nord” di Derek Nikitas, considerato l’erede di Joyce Carol Oates, è invece la storia mozzafiato della spirale di violenza che lega il destino di tre donne, tra realtà e allucinazioni. Victor Gischler, insieme a Anthony Neil Smith, è anche l’autore di “Salutami Satana”, un libro da leggere tutto d’un fiato scritto da due maestri del genere.
A metà marzo sarà la volta degli scozzesi: “Dietro le sbarre” di Allan Guthrie, uno dei re del tartan noir, racconta in uno stile tra Palahniuk e Irvine Welsh l’inferno quotidiano del carcere, mentre il protagonista de “L’impiccato” di Russel D. McLean, per la prima volta tradotto in Italia, indaga su una scomparsa dolorosa, in un mondo claustrofobico e con un’atmosfera da incubo.
A seguire, tra maggio e giugno e settembre ottobre, Revolver sarà in libreria con altri sei titoli nell’intento di tracciare la spina dorsale di una nuova grande letteratura pop.

:: Intervista a Macs Well (alias Massimo Di Gruso)

14 gennaio 2012 by

Buongiorno Macs, grazie per la partecipazione. E’ uscito da poche settimane “Constantin” (Momentum Edizioni), il tuo ultimo romanzo che sta avendo un grande successo. Ce ne vuoi parlare?

“Constantin” è la storia di un personaggio borderline (Constantin, appunto) la cui infanzia segnata da violenze e abusi l’ha spinto a crearsi un guscio protettivo costituito da una settimana ideale. In ogni giorno della sua settimana ideale Constantin reitera le stesse azioni con metodo  e rigore. Sono proprio queste routine a donargli la tanta desiderata tranquillità. Sono due le uniche persone con cui Constantin si relaziona nella sua settimana: Alice, una modella che posa per lui in pose bondage tutti i lunedì e la Dott.ssa Renoir, la psichiatra che lo segue al giovedì.
Un giorno accade che il suo lunedì, Alice, scompare. Questo avvenimento traumatico spingerà Constantin a combattere contro tutti e contro tutto pur di ritrovarla.

Dove nascono le atmosfere cupe e noir del libro?

L’inquadratura visiva che ho cercato di dare a “Constantin” è quella di una telecamera che resta accanto al personaggio in ogni istante del racconto. Pertanto l’ambiente che descrivo è in qualche modo quello che Constantin vede attraverso i suoi occhi. In vita sua Constantin non ha mai provato sentimenti come l’amore e l’amicizia, l’affetto e la passione. Nessuna di queste emozioni ha mai donato un tocco di colore alla sua esistenza.

Constantin lo vedi come un personaggio negativo, perdente, con una sua etica? Quali sono le particolarità che lo rendono così accattivante agli occhi del lettore?

Constantin non ha un’etica. E’ egoista, non conosce la compassione. E’ in grado di uccidere un vecchio inserviente pur di prenderne il posto. E’ capace di atti di assoluta violenza e brutalità come picchiare a sangue una prostituta che lo ha schernito.
Nel suo disordine ha cercato di imporsi dei paletti mentali, crearsi una recinzione in cui esiliarsi al di fuori di tutto e di tutti.
Solo la Dott.ssa Renoir pare riuscire ad avere con lui un rapporto umano, ma ciò non lo redime nè tanto meno lo giustifica. E’ sicuramente un perdente, perchè sebbene sia particolarmente intelligente e pieno di risorse, nella vita non è mai stato in grado di raggiungere la serenità che avrebbe desiderato.

Nel tuo precedente romanzo “Kebap in Okinawa” (Momentum Edizioni), sono presenti gustose suggestioni filmiche degli anni ’80. E’ voluto? Il libro vuole essere un tributo alla cultura di quegli anni? Puoi parlarcene?

In  “Kebap in Okinawa” il personaggio principale, lo Yankee, ha come unico “bagaglio” o scatola dei ricordi un paio di magliette di gruppi rock degli anni ’80. Le usa per rievocare i ricordi del suo passato, seppur mediocre e poco significativo.
Gli anni ’80 hanno sempre rappresentato nella sfera cinematografica e televisiva un decennio significativo per la cultura americana ed europea. Erano gli anni in cui venivano sponsorizzati i modelli del successo, dell’innovazione, del progresso, dell’affermazione, del divertimento, del lieto fine.
Un’illusione o una falsata percezione della realtà. Il protagonista ripensa a quel periodo con nostalgia, ora che è vecchio, cercando di mantenere l’eco di un’idea ormai scemata. Gli anni ’80 in “Kebap in Okinawa” rappresentano così le aspettative disilluse.

A settembre è uscito il tuo racconto “Giovedì”, all’interno dell’antologia “Cose bulgare. 13 scrittori raccontano la Bulgaria” (Linea BN Edizioni). Come mai hai scelto di partecipare al progetto? La Bulgaria ti affascina?

Non ho mai avuto un particolare interesse verso l’Est, lo ammetto. Ho colto l’occasione di questo progetto promosso dagli amici di Linea BN per ritagliarmi un momento per approfondire un argomento alquanto lacunoso.
Vivendo questo stato di inadeguatezza ho immaginato di vivere la storia di un adolescente con un sacco di problemi (dalla famiglia, al bullismo, dall’amore alla scuola) che si trova a dover affrontare il suo appuntamento col destino proprio ad un’interrogazione sulla Bulgaria. Così è nato “Giovedì”.

Quali sono i tuoi “cattivi maestri”?

Musicalmente Corey Taylor, controverso frontman degli Slipknot e successivamente degli Stone Sour, cinematograficamente abbiamo “Seven”, “Via da Las Vegas” e “Fight Club”. In letteratura Chuck Palahniuk ma solitamente almeno in questo ambito sono più per un genere narrativo alla Benni. Da ragazzo, e ancora oggi, ho amato invece le storie di “Sin City” di Frank Miller. “Constantin”, in un certo senso, è un tributo al suo stile.

Hai una giornata tipo di lavoro creativo?

Ho un brutto difetto, scrivo solo dopo che ho camminato per almeno mezz’ora con le cuffie e musica Alternative Rock o Nu Metal. Infatti solitamente scrivo di più in primavera ed estate. Cammino fino a quando un capitolo è “girato” e funziona nella mia mente. Lo devo visualizzare e mi deve convincere, poi tornato a casa lo scrivo di getto. Raramente poi ci rimetto le mani. Lo ammetto, questo modus operandi è un limite quasi da psicosi. Ma tant’è.

Oltre che prolifico scrittore sei anche responsabile di una casa editrice, Momentum Edizioni, che in poco tempo è riuscita a emergere e ritagliarsi un suo spazio nel panorama nazionale dell’editoria noir e hard boiled. Perché hai deciso di intraprendere questa strada?

Ho sempre desiderato creare qualcosa dal nulla. Il mio background professionale ha spaziato negli anni dall’ingegneria al webdesign, dall’economia al marketing. Da scrittore emergente ho analizzato per mesi il mercato editoriale senza mai inviare un manoscritto a nessuna casa editrice. Non ho mai incontrato una realtà editoriale in cui potermi rispecchiare per idee e immagine. Momentum (la spinta) nasce appunto dal desiderio di fare qualcosa di più, di diverso, e magari di migliore. Chiaramente con i limiti che la micro-editoria ha, ma con il vantaggio di poter essere una realtà indipendente e flessibile. Sfortunatamente Momentum è nata il mese successivo alla dichiarazione di Amazon US di raggiungimento del break-even fra vendite di ebook e cartacei… diciamo pure che non ho scelto il momento storico migliore.

Cosa stai leggendo attualmente?

Non leggo mai meno di 3 libri a rotazione, attualmente i tre titoli in progress sono: Libro acquistato : “Dannazione” di Palahniuk (Mondadori). Manoscritto inedito “Freewheelin” di Nico Di Lalla (a febbraio per Momentum). Libro ricevuto in regalo “Mia suocera beve” di Diego de Silva (Einaudi).

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Dopo il primo anno e mezzo di attività punterò editorialmente su 4/5 titoli per il 2012 sempre sul genere noir ma con un’apertura al genere comico-grottesco. Personalmente ho in cantiere un ciclo di racconti sul Black Circus di cui “Constantin” è stato il capostipite.

Grazie e buona giornata.

Grazie a voi.

Massimo Di Gruso (alias Macs Well) nasce nella capitale nel marzo del ’79, ma da sempre vive nella cerchia dei bastioni di Porta Romana, in quella che potremmo definire la downtown milanese.
Poliedrico ragazzo di larghe vedute nella vita quanto nelle idee, non si è mai precluso nessuna strada, rendendo così la sua vita un parcheggio di supermercato con troppe indicazioni e nessuna uscita.
Sebbene gli studi tecnici in materie pratiche quali l’economia e l’ingegneria, è sempre stato attratto dalla libera espressione in ambito creativo.
Nel 2002 collabora come produttore dell’album di inediti del gruppo punk-rock milanese 2000Malattie intitolato “Skiaccia”.
Disegnatore a tempo perso, raggiunge troppo velocemente la maturità artistica con l’opera omnia intitolata: “il Pollo”. Fusione del pensiero astratto della ricerca allegorica del concepimento creativo (concetto ancora poco chiaro all’autore stesso).
Dal settembre 2008 intrattiene i suoi amici più cari con racconti poco pretenziosi quanto rocamboleschi.

Pubblicazioni

Constantin (2011) – Momentum Edizioni
Giovedì (2011) – Racconto presente nella raccolta “Cose Bulgare” edito da LineaBN
Kebap in Okinawa (2010) – Momentum Edizioni
Il mistero del Gushi (2010) – Boopen

:: Segnalazione Il cameriere di Borges di Fabio Bussotti

13 gennaio 2012 by

“Una storia avvincente e avventurosa. Potrebbe essere un bel film, ricco di azione e umanità”. Liliana Cavani

In libreria dall’8 febbraio

La storia si snoda tra Italia e Argentina, intrecciando temi storici e politici in una trama avvincente, a metà tra thriller e spionaggio. Divertente, ricco e molto cinematografico, il romanzo ha interessato i registi Liliana Cavani e Marco Bechis ed è già destinato a diventare un film grazie a una coproduzione italo-argentina.
Chi è Evaristo Torriani? Perché il suo nome sembra rimbalzare per decenni tra Europa e Sudamerica nei contesti più diversi? Amico di Che Guevara, agente dei servizi segreti, ma anche cameriere personale del grande scrittore Jorge Luis Borges: è possibile che proprio quest’uomo, ormai anziano e con un altro nome, sia il vicino di casa del commissario Flavio Bertone? Fatto sta che è sparito e, poco dopo, sparisce anche la misteriosa busta che il vecchio aveva chiesto al commissario di custodire. Quando poi, viaggiando da Roma a Buenos Aires, Bertone scopre che i servizi segreti stanno ancora cercando Torriani, tutto si complica, perché in quella busta potrebbe esserci un documento molto compromettente: i nomi dei veri genitori degli orfani del regime di Videla. E se invece ci fosse un inedito di Borges?
“Bertone, in punta di piedi, tornò in camera. S’infilò le mutande. In salotto, prese la Beretta dal cassetto della scrivania. Tornò a guardare nello spioncino. Il tipo era ancora lì che cercava di entrare. O come ladro era una schiappa, oppure la serratura del signor Vincenzo era formidabile. Bertone vinse la paura che gli aveva raddoppiato i battiti cardiaci e spalancò la porta: «Mani in alto!”.

Fabio Bussotti è nato nel 1963 ed è uno degli autori e attori più poliedrici d’Italia. In teatro ha affi ancato, tra gli altri, David Haughton, Giorgio Albertazzi, Adolfo Celi, Ermanno Olmi, Vittorio e Alessandro Gassman. Per il cinema ha lavorato con Federico Fellini (L’intervista, 1987), Liliana Cavani (Francesco, 1989, per il quale ha vinto il Nastro D’Argento), Francesca Archibugi (Verso sera, 1990), Mario Monicelli (Come Quando Fuori Piove, 2000). Ha inoltre recitato in numerose fi ction televisive. Egli stesso drammaturgo, è autore di numerosi testi portati in scena dal 1991 a oggi. Come romanziere ha esordito nel 2008 con L’invidia di Velázquez (Sironi).

Fabio Bussotti
IL CAMERIERE DI BORGES
Collana Corsari, diretta da Antonio Paolacci
Pagine 304
Formato 14×21
Prezzo euro 16,00
Isbn 978-88-8372-569-2
Disponibile anche in ebook a euro 6,90 su www.bookrepublic.it

:: Appuntamenti Dylan Dog Horror Fest

12 gennaio 2012 by

13-14-15 gennaio 2012

Dylan Dog

Horror Fest

Una tre giorni di film, visite guidate e incontri chiude la grande avventura 

della mostra “Dylan Dog: 25 anni nel’Incubo”

Oltre 6000 visitatori!

WOW SPAZIO FUMETTO

Viale Campania 12 – Milano

Info: 02 49524744 – www.museowow.it

Ingresso alla mostra: intero 7,00 euro, ridotto 4,00 euro con visita guidata in omaggio

Proiezione film: 3 euro – Pacchetto speciale film + mostra: 10 euro

 

La mostra Dylan Dog: 25 anni nell’incubo si conclude, dopo avere totalizzato oltre 6000 visitatori, con una tre giorni dedicata al cinema horror, festeggiando tre mesi carichi di successi e omaggiando lo storico Dylan Dog Horror Fest.

Era il 1987 quando, presso l’ex cinema Ducale di Milano, si tenne la prima edizione del Dylan Dog Horror Fest, festival dedicato al cinema horror. Organizzato dal Citizen Kane’s Club, l’iniziativa riscosse grande successo e venne replicata fino al 1994. Al culmine della “dylandogmania” si superarono le 8000 presenze, fino a stipare all’inverosimile il Palatrussardi, dove nel frattempo si era spostata la manifestazione. Nel corso degli anni vennnero proiettati in anteprima italiana le ultime novità horror giunte da Oltreoceanocon sopiti del calibro di Robert Englund, Wes Craven e il nostro Dario Argento.

Per festeggiare la conclusione della mostra “Dylan Dog: 25 anni nell’incubo” WOW Spazio Fumetto organizza una tre giorni animata da una rassegna dedicata al cinema horror, con un grande classico del genere e l’ultimo esponente della saga horror più celebre degli ultimi anni, e una conferenza–incontro sull’originale Dylan Dog Horror Fest.

Si parte venerdì 13, ore 21.00, con la proiezione del film “Night of the Living Dead”, presentato in lingua originale con sottotitoli in italiano. Ispiratore di innumerevoli pellicole, fumetti e videogiochi e serie televisive, “Night of the Living Dead” (1968) segue le vicende di un gruppo di persone nascostesi in una casa, assaltata da un gruppo di morti viventi. Esordio cinematografico del regista George Romero, il film fu oggetto di polemiche al momento dell’uscita, ma si è affermato, nel corso degli anni, come un momento fondamentale del cinema horror, contribuendo a sedimentare la figura dello zombie nell’immaginario collettivo, aprendo la strada a innumerevoli pellicole, serie televisive, fumetti e videogiochi.

Sabato 14 gennaio, ore 16.00, è previsto un incontro con Stefano Marzorati, organizzatore della storica Horror Fest originale, e Giovanni Gualdoni, sceneggiatore e curatore della testa Dylan Dog, che ci parleranno dell’Indagatore dell’incubo, del suo 2012 e del suo rapporto con il cinema.

Stefano Marzorati, giornalista pubblicista, collabora con Sergio Bonelli Editore dal 1988. Ha organizzato quattro edizioni del Dylan Dog Horror Fest in veste di direttore artistico. Ha curato alcune edizioni dell’Almanacco della Paura di Dylan Dog e, in veste di sceneggiatore, ha scritto storie per Mister No, Zagor e Nathan Never. E’ autore di due libri di carattere musicale, “Dizionario dell’Horror Rock” (Sugarco, 1993) e “Autostrada per l’inferno” (Sperling & Kupfer, 1995). Attualmente si occupa dell’ufficio stampa e delle relazioni esterne di Sergio Bonelli Editore.

Giovanni Gualdoni dopo la Scuola d’Arte del Castello Sforzesco, fonda nel 2001 il Settemondi Studio, una cooperativa di autori che riunisce alcuni nuovi talenti del panorama fumettistico italiano. Pubblica in Francia e in Italia, dove, scrive un numero di “John Doe” e crea, insieme al disegnatore Stefano Turconi, la serie “Wondercity”. Approda in Bonelli nel 2006 come redattore e sceneggiatore di Dylan Dog. Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo per ragazzi, “Rumbler: il mistero del Qwid” , mentre nel gennaio 2010 sostituisce Mauro Marcheselli come curatore della testata “Dylan Dog”.

Domenica 15 gennaio, ore 16.00, si conclude il programma con la proiezione di “Saw 7 – Il capitolo finale”. Saw 7 porta a conclusione le vicende del perfido Jigsaw, creatore di trappole che mettono alla prova l’istinto di sopravvivenza delle sue vittime, e lo stomaco dello spettatore. Il film porta a termine la saga horror più longeva e influente degli ultimi anni. Uscito nelle sale in 3D, “Saw – il capitolo finale” è stato l’episodio di maggiore successo in Italia, con oltre 7 milioni di euro di incasso.

:: Segnalazione di Le regole del gioco di Riccardo Perissich

10 gennaio 2012 by

Un thriller tutto italiano che ha il respiro e la forza dei grandi thriller americani

Longanesi La Gaja Scienza- 400 pagine, 17.60 €

IN LIBRERIA 19 GENNAIO 2012

Chi ha ucciso Arkadij Orlov, un piccolo oligarca russo trasferitosi da tempo in Costa Azzurra? E perché? L’uomo era controllato dai servizi segreti del suo paese, ma anche da quelli francesi e italiani, e l’omicidio è avvenuto proprio sotto gli occhi di un agente italiano, che non è riuscito a vedere l’assassino… Si dipana da questo episodio un serratissimo thriller che ruota attorno a una misteriosa «Operazione Cinque Novembre» e che ha al centro un personaggio straordinario, il colonnello Valente dei servizi segreti italiani. Valente si troverà al centro di un terribile gioco delle parti, in cui ognuno ha un’agenda segreta da seguire e in cui distinguere il vero dal falso, gli amici dai nemici, è quasi impossibile. Un gioco che lo porterà sul punto di perdere tutto quello che ha e che ama: la sua donna, la reputazione, il lavoro, la vita…

L’autore Riccardo Perissich ha cominciato la sua carriera come giornalista e studioso di relazioni internazionali. In seguito ha lavorato per più di vent’anni a Bruxelles presso la Commissione Europea, dove è stato impegnato in vari negoziati internazionali, assumendo cariche decisionali ai massimi livelli e acquisendo una conoscenza magistrale dei meccanismo diplomatici. Tornato in Italia nel 1994, ha ricoperto incarichi direttivi in Pirelli, nel gruppo Telecom Italia e in Confindustria. Scrive regolarmente di problemi internazionali su giornali e riviste italiane e straniere. Le regole del gioco è il suo primo romanzo, un esordio nel campo della narrativa che non lascerà indifferenti.

:: Segnalazione di Non ti addormentare di SJ Watson

10 gennaio 2012 by

“Un debutto senza precedenti.”

The Indipendent

Ogni mattina Christine Lucas si sveglia in un letto di Londra accanto a un uomo che non riconosce. E ogni mattina quell’uomo le dice di essere suo marito, Ben. Ogni mattina Christine si sveglia e crede di avere poco più di vent’anni. Ma ne ha 47 e la verità è che la sua memoria è ferma a venticinque anni fa, quando un’auto l’ha investita lasciandole una forma di amnesia che azzera i suoi ricordi ogni 24 ore. Ogni giorno Christine mette a mente la sua storia, e ogni notte la scorda di nuovo. Come in un eterno ritorno, non sa chi è e deve ricominciare sempre da capo. Ma come facciamo a sapere chi siamo se non possiamo ricordare la nostra vita? Per riuscirci, Christine scrive un diario su suggerimento del dottor Nash, un neuropsichiatra che incontra di tanto in tanto… perché, però, su una pagina la donna ha scritto di suo pugno “non fidarti di Ben”?

Non ti addormentare, titolo originale Before I go to sleep – pubblicato in Inghilterra da Doubleday nella scorsa primavera e negli Stati Uniti per i tipi di HarperCollins a giugno 2011 -, è il sorprendente esordio letterario del britannico Steven Watson, scritto in prima stesura, per la gran parte, pensate un po’, quando Watson ancora frequentava la Faber Academy, la scuola di scrittura creativa della London Publishing House, alla quale si è iscritto a 40 anni, stanco del suo posto al Ministero della sanità. Un thriller psicologico scritto in prima persona con squisita maestria da un uomo che dà perfettamente voce al diario di una donna – questa la forma -, e che è già stato venduto in 38 paesi (dall’Europa all’Australia all’Asia, è da poco uscito in Cina) per oltre 30 lingue e, ad oggi, circa 800mila copie vendute. Una trama tesa e angosciante, “una lettura compulsiva”, parola di New York Times, che il produttore Ridley Scott ha già opzionato per farne un lungometraggio hollywoodiano, con attrici in lizza per interpretare Christine del calibro di Angelina Jolie, Charlize Teron, Kate Winslet, Cate Blanchett, Helen Hunt; regista, Rown Joffe. Al centro, la memoria, che è per i romanzieri di oggi, come scrive il Guardian in proposito, quello che la follia era per gli scrittori di epoca vittoriana. E non solo per i romanzieri se pensiamo a tutto un filone cinematografico che annovera pellicole come Memento o The Eternal Sunshine of the spotless mind. Non ti addormentare si incastra alla perfezione nella scia e la sua storia editoriale è di quelle straordinarie per uno scrittore che in precedenza aveva cominciato ben 20 libri, accantonandoli tutti dopo l’entusiasmo dell’inizio: ben 3 settimane nella Top Ten del Sunday Times in Uk, dove è andato in sold-out già in prevendita su Amazon ed è stato mandato in ristampa il giorno stesso dell’uscita. In Usa, ottavo posto nella classifica Best Books di Amazon e libro del mese di giugno, oltre che, a una settimana dall’uscita, subito nella Bestseller list del New York Times che lo ha anche inserito tra i suoi Summer’s Beach Book. Sempre in America ha avuto una straordinaria anteprima su NPR, National Public Radio, mentre in Inghilterra, BBC Radio 4 ne ha fatto una serie da cinque episodi di 30 minuti andati in onda alla fine di giugno. Anche in Francia, dove siamo già a quota 120mila copie vendute, Avant d’aller dormir (questo il titolo), ha avuto un impatto straordinario entrando subito in classifica e nelle pagine di Le Point, Elle, Glamour, Rolling Stone, Avantage, Le Nouvel Observateur. In Usa ne hanno parlato New York Times, Los Angeles Times, The Globe and Mail, Wall Street Journal, Boston Herald, Goodreads, Library Journal, Publishers Weekly. In UK tutti i maggiori, tra cui The Indipendent, The Guardian, The Financial Times, The Daily Mail, The Sunday Times. Ma perché non parlare dell’Australia? 15mila copie vendute in una settimana e 4° posto in classifica. E di Taiwan? Aggrappato al primo posto per dieci lunghe settimane. Nei Paesi Bassi, invece, Non ti addormentare, è stato nominato thriller of the year (insieme ad altri 6) addirittura dieci giorni prima della pubblicazione. E mentre in Germania, raggiunta la Top Ten, siamo a quota 100mila copie vendute, la prima prova letteraria di Watson è stata nominata finalista in ben tre categorie del britannico Galaxy National Book Award (miglior nuovo scrittore, miglior thriller, miglior audiolibro), quando ha già vinto il CWA Dagger, premio assegnato dalla Crime Writer Association inglese. Niente male per uno che si è seduto e ha scritto semplicemente la storia che aveva in testa, parola di Watson, e che voleva che fosse solo “una riflessione sulla memoria e sull’identità”.

S.J. Watson
Non ti addormentare
Titolo originale: Before I Go to Sleep
Pagine: 419 Prezzo: 19,00 €
Piemme

:: Intervista a Francesco Fioretti a cura di Elena Romanello

5 gennaio 2012 by

Il libro segreto di Dante, di Francesco Fioretti, dantista e studioso dell’opera del forse massimo poeta non solo della letteratura italiana, è da mesi uno dei più letti, coniugando erudizione letteraria e un intreccio appassionante.

Doveroso fare qualche domanda all’autore, sul libro e non solo.

Come è nata l’idea di scrivere un libro su Dante?

Studio Dante da tanti anni, una passione da sempre, e mi sono interrogato spesso su alcuni misteri della sua biografia. Ho cominciato a scrivere un romanzo quando diversi nodi sono venuti al pettine, cucendo insieme due o tre spunti che sono emersi negli ultimi anni di ricerche.

 Come mai Dante continua ad affascinare ancora oggi?

Perché la Commedia è un’opera immensa, racconta tutti gli stati possibili dell’anima umana, e li narra con un linguaggio efficacissimo di simboli, immagini, concetti che si stampano nella memoria e ti accompagnano sempre. Altissima poesia, e bisogna essere fatti di marmo per non avvertirne il fascino perpetuo.

Il Medio Evo è un’epoca che ha avuto critiche ma che da Il nome della rosa in poi è stata rivalutata: è una moda o c’è qualcosa dietro?

Non credo sia una moda, visto che Il nome della rosa risale ormai a trent’anni fa ed è difficile che una moda duri così a lungo. Ma il Medioevo per noi europei è un po’ come il far west per gli americani, il tempo delle origini, lo spazio leggendario dei primordi della civiltà, dove finiamo per proiettare, per così dire, i nostri miti dell’infanzia. È l’epoca che precede quella della legge, spazio narrativo ideale ove le contraddizioni sono più accentuate, i contrasti più forti, le passioni più marcate. Ecco, ad esempio: non riusciremmo nemmeno a immaginarci un uomo di quel tempo che morisse di noia…

Prossimi progetti?

Completare una trilogia sulla storia d’Italia, spostandomi più vicino nel tempo questa volta, ma sempre, come nel Libro segreto, raccontando l’arte e l’economia, ovvero indagando sulle nostre epoche di crisi, ma anche di creatività, mostrando luci e ombre della nostra civiltà millenaria, che ha conosciuto tanti momenti di difficoltà e tante “ripartenze”. È la mia personale risposta alla crisi.

Cosa pensa del thriller esoterico?

Quella sì, una moda, che peraltro denota un certo vuoto di valori e, nei casi peggiori, quando indulge troppo alle varie tesi del complotto cosmico, maschera male una certa tendenza al vittimismo e al bisogno, che si fa fortissimo in epoche di crisi,  di capri espiatori cui addossare l’intera responsabilità del male. Naturalmente, se il complotto è orchestrato in Vaticano, il libro poi vende anche moltissimo. Ciò non toglie che si possa anche scrivere un buon thriller esoterico, calibrando bene il valore metaforico della storia narrata, ovvero giocando su un doppio piano, riempiendo di senso l’esperienza esistenziale dei protagonisti più che puntando sugli effetti speciali.

Maestri e ispiratori?

Dante, Omero, Umberto Eco, Vonnegut, Guimaraes Rosa, Dostoevskij. Può bastare?

:: Recensione di Angulus Ridet – Dirce Scarpello a cura di Riccardo Falcetta

5 gennaio 2012 by

Un amore che finisce senza il coraggio di una separazione è come una morte senza funeraleerano passati due anni da quando lui era uscito dalla sua vita, era tempo di cercare nuovi equilibri, di capire che la vita continua”.

Mino osserva sua madre Lola. La guarda “con una punta di smarrimento coagulata in una calma apparente” mentre prepara la valigia. Abbandonata da Rocco, marito distratto e padre inadeguato, per molto tempo Lola Console si è sentita “incapace e inerme, come un insetto che ha perso la sua corazza”. Ma adesso ha deciso, a quarant’anni vuole ripartire dalle sue radici. Insieme madre e figlio abbandonano la Capitale e tornano nella pace campestre della provincia pugliese, ad Angulus Ridet. È lì, nella vecchia tenuta di famiglia che Lola è cresciuta ed è diventata donna, e lì ritorna a cercare la possibilità di una vita autentica. Vi ritrova Mimì, sua sorella – Lola e Mimì, “Bohéme e Cavalleria Rusticana” – col marito Bruno, unici rimasti, dalla morte dei genitori delle due donne, a preservare quell’eterno “angolo di quiete” che presto sognano di convertire in agriturismo.

In certi luoghi il passato non passa mai davvero. Vi sono luoghi nei quali il peso degli accadimenti è un humus in cui le radici non muoiono, spesso proliferano più salde e vive, minacciando come un’ombra che emerga dal profondo il gracile e lento terreno del presente. Vittima di un bizzarro incidente, ad Angulus Ridet, Lola, riscopre le presenze di un trascorso lontano e discordante, forse rimosso, forse mai conosciuto. Tornata alla vita che fu, Lola riscopre persino l’amore. Un avvocato facoltoso e tormentato, Gerardo Pinto, le offre un impiego e da quel momento diventa per Lola l’appiglio che nel tenero e disperato turbamento della clandestinità riaccenda una femminilità da tempo sopita. Ma la vita è un filo di seta intessuto sul baratro e proprio nella vertigine degli eventi la vita di Lola si spezza. Il suo sogno resta schiacciato dal peso del passato, nel deserto di una notte di neve che muta in incubo. E, ironia della sorte, la sua fine terribile diventa viatico di scampo per Violetta, cinquantenne, gelida donna d’affari “senza cuore” e senza passato – anche lei un nome e una storia che paiono scaturire da un libretto d’opera.

   Con la morte della vera protagonista il paziente ordito psicologico ed esistenziale del romanzo esplode: nella polifonia di sguardi e punti di vista dei tanti che gravitano intorno alla storia di Lola; l’intreccio prevarica il tempo, tracciando legami tra diverse generazioni, e lo spazio, attirando i destini di almeno quattro famiglie al nucleo della tragedia. Chi è Violetta, la donna che adesso porta il cuore di Lola? E che ruolo ha avuto Gerardo nella misteriosa morte della donna? Tutte le storie, i desideri e i segreti convergono, anni dopo, all’ombra di Angulus Ridet.

L’esordiente Dirce Scarpello, recupera il portato della celebre locuzione oraziana e ne ribalta il senso: da metafora di rifugio e serenità, la ridente tenuta dei Consolo diviene un crocevia di destini, lembo di una sorta di “anima mundi” tra le cui pietre è nascosto il segreto di un passato ineludibile. L’unico luogo deputato a una possibile agnizione e alla catarsi che legherà indissolubilmente il destino di tutti.

Particolare commistione tra romanzo psicologico e suggestioni mutuate dalla soap e dal thriller, “Angulus Ridet” è una storia intensa e corale sull’ineluttabilità dei legami (di sangue, affettivi, comunitari), sulla loro forza e necessità come unico tessuto connettivo di una realtà in perenne frantumazione. Scarpello ha, dalla sua, il piglio di una narrazione che procede soffusa e dolente, e un talento per lo scavo delle psicologie, il cui materiale diviene nelle sue mani impasto di un disegno complesso, di ampio respiro.

Nondimeno questo è un romanzo d’esordio e come tale soffre i problemi di tanti analoghi: all’intensità espressiva, alla buona tenuta della trama e a una ricchissima messe di immagini evocative, fa da contraltare un linguaggio, qualche volta, sovraccarico e la continua presenza di corsivi ridonda, rallentando la narrazione. Se sottoposto a un serio intervento di editing, “Angulus Ridet” sarebbe stato un libro migliore. Resta invece il dilemma di collane come Perrone Lab, le quali, anche nell’ambito di una certa editoria di prestigio, nascono morte, sfornando quantitativi impressionanti di volumi destinati all’indifferenza, in mancanza di una cura editoriale e di un supporto promozionale che faccia emergere i libri (e i loro autori). Perché? Interessante sarebbe riparlarne coi diretti interessati. Nel frattempo, le nuove e ancora inedite prove di Scarpello, mostrano una creatività in progress che potrebbe, in futuro, regalarle importanti soddisfazioni. Tra le righe di “Angulus Ridet”, oltre che una bella vicenda familiare troverete anche i prodromi di un valido talento in divenire.

Angulus Ridet – Dirce Scarpello, Perrone Lab, 2010, pp 240, € 15,00

:: Segnalazione Il cadavere di Varg Gyllander

4 gennaio 2012 by

In uscita il 26 gennaio

Sei mai stato sulla scena del crimine?

Sei pronto a conoscere la verità?

È l’alba di una giornata di primavera. La città di Stoccolma sta ancora dormendo, quando il corpo nudo e senza vita della  giovane Jenny Svensson viene ritrovato in una fontana. Appena arriva sul luogo del delitto, l’agente della Scientifica Ulf Holtz pensa subito a un incidente, magari un gioco finito male. Ma poco tempo dopo viene scoperto anche il cadavere del writer Peter Konstantino, freddato in modo simile alla ragazza, e Ulf capisce allora di essere caduto nella rete di un ingegnoso serial killer. Lui e Pia Levin, la collega che lo affianca nelle indagini, brancolano nel buio: chi si nasconde davvero dietro quegli orrendi delitti? Chi ha ucciso i due ragazzi, e perché? C’è un legame tra le vittime? Una scia di violenza e crimini rischia di insanguinare le strade di Stoccolma…
Grazie alla sua lunga esperienza sul campo come portavoce della polizia svedese, Varg Gyllander ci offre uno spaccato vivido e crudo dei metodi investigativi e dell’atmosfera che si respira sulla scena del crimine, creando un thriller unico nel suo genere.

Un successo internazionale tradotto in Germania, Danimarca e Olanda

«Abbiamo bisogno di un altro thriller? Sì, se a scriverlo è Varg Gyllander!»
Tove Hem & Trädgård

«Gyllander sa come si presenta davvero la scena del crimine e qual è il lavoro quotidiano della polizia. Si sente che è tutto reale e ben documentato, e ciò rende credibile il libro.»
Folkbladet

«Uno dei migliori thriller che abbia mai letto.»
Mariestads-Tidningen

«Un brillante debutto.»
Östgöta Correspondenten

«Una storia perfetta in ogni particolare.»
Information

L’autore: Varg Gyllander dopo un passato da ufficiale in Marina, lavora come ufficio stampa della polizia svedese. Il cadavere è il primo romanzo di una serie che ha per protagonisti gli agenti della Scientifica Ulf Holtz e Pia Levin. Per saperne di più, visitate il suo sito: www.varggyllander.se