:: Recensione di Red Hyding Hood di Giuseppe Isoni

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C’era una volta, ma tanto tempo fa, in un tempo imprecisato crudele e sanguinario una ragazzina vestita con una mantelletta con il cappuccio rosso che si trovò ad attraversare un bosco, oscuro e pericoloso come nella migliore tradizione, per andare a trovare la nonna malata. Incontrò un cacciatore, un lupo eccetera eccetera. Tra le fiabe cosiddette per l’infanzia Cappuccetto rosso occupa uno spazio di sicuro rilievo con le sue numerose varianti, le più celebri quelle trascritte da Charles Perrault e dai fratelli Grimm, ed è singolare notare invece quanto si presti a trasposizioni decisamente per adulti, sia per temi, linguaggio e contenuti. L’esordiente Giuseppe Isoni con un pizzico di ambizione  supportata da una buona dose di visionario talento, ci ha messo del suo e con Red Hyding Hood, Bevivino editore, ha voluto farne la sua versione horror con venature decisamente splatter, che farà la felicità di tutti coloro che sono appassionati di cinema, fumetti e rimandi letterari davvero distribuiti a pioggia nel testo con il malcelato obbiettivo di scrivere un testo fondamentale quasi un vademecum per i cultori del genere. Vi avviso è una lettura impegnativa, sono ben 1097 pagine o poco più, ma se non vi spaventa la sfida benvenuti nel mondo di Angela Hood e dei suoi amici in viaggio a bordo di una vecchia Dodge nera verso la città dove vive la nonna malata. A dimenticavo incontreranno anche il lupo non abbiate paura. Un inizio insomma nella più pura tradizione di trash horror made in USA che comunque riserva alcune sorprese, anzi colpi di scena a ripetizione in un susseguirsi di esplosioni che fanno correre le pagine non ostante la mole più che consistente. Ad essere sincera qualche taglio qua e là avrebbe reso tutto più efficace e più agile ma non si può non notare l’originalità e la competenza con cui l’autore tratta la materia. Poi se si considera che è un’ opera prima di un giovane autore milanese diplomato alla Scuola del Fumetto, che ci spinge a credere che il suo talento si poggi su solide basi e non sull’improvvisazione, non si può che apprezzare l’entusiasmo e il coraggio anche stilistico che dimostra avventurandosi anche in alcuni eccessi che forse un autore con più cose da perdere non avrebbe osato. Schizzi di sangue compresi.

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