Archivio dell'autore

:: Lucrezia Borgia, Giulia Farnese, Le donne più desiderate del Rinascimento, Bruna K. Midleton (Bonfirraro, 2017) a cura di Elena Romanello

5 Maggio 2017
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La siciliana Bonfirraro Editore propone un nuovo titolo, a metà strada tra romanzo storico e biografia: Lucrezia Borgia e Giulia Farnese, scritto dall’inglese Bruna K. Midleton che si misura con due icone del Rinascimento italiano, protagoniste da secoli di leggende e di un immaginario non sempre rassicurante.
Su Lucrezia Borgia e Giulia Farnese si è già scritto molto, da autori e autrici italiani e stranieri, a cominciare da Maria Bellonci che rivalutò la figlia di papa Alessandro VI su certe leggende da feuilleton che erano girate sul suo conto. Detto questo, in tempi che le ha riviste protagoniste in serial tv, è bene ricordarle anche sulla pagina scritta, per celebrare l’epopea di due donne bellissime e desiderate, spesso vittime di eventi più grandi di loro in una società a misura d’uomo in cui erano solo pedine, sullo sfondo della Roma dissoluta e fastosa del Cinquecento.
L’autrice ha scelto di raccontare l’amicizia che unì le due donne, una figlia di un Papa e l’altra sua amante con una grande differenza d’età, visto che era un’adolescente legata ad un anziano: la loro fu un’amicizia che durò tutta la vita e oltre la morte, raccontata in maniera documentata storicamente, senza licenze poetiche da romanzetto da quattro soldi, tra incesti, duelli, omicidi, legami di casata, contatti con artisti e letterati.
Il risultato è un libro interessante, da consigliare sia agli appassionati di biografie storiche, genere mai caduto in disuso ma oggi forse meno frequentato che in altri anni, sia a chi ama i romanzi storici verosimili. Lucrezia Borgia, dopo una giovinezza dissoluta segnata dal rapporto incestuoso con il padre e dicono anche con il fratello e due matrimoni finiti malissimo, alla base della sua leggenda oscura, si trasferì a Ferrara con il nuovo, amato consorte, dove rese la città uno scrigno di arte e cultura, grazie anche al suo rapporto con Pietro Bembo. Giulia Farnese diede nuovo vigore alla sua dinastia, che ha lasciato a Roma alcuni dei palazzi e delle collezioni d’arte più belli.
Un libro quindi per scoprire e riscoprire, da un punto di vista femminile, uno dei periodi più interessanti della Storia italiana, i cui echi, sotto forma di patrimonio artistico, sono giunti fino a noi e vivono in questo mondo così diverso ma dove esistono ancora ingiustizie e sopraffazione verso le donne. Interessante comunque come l’autrice non scelga la strada di farne delle facili eroine pseudo rosa, ma guardi Lucrezia e Giulia, bellissime come ci tramandano i loro ritratti, anche in una prospettiva femminista, con loro scarsamente usata se si pensa invece a figure come Caterina II e Elisabetta I.

Bruna K. Midleton è una scrittrice di origine inglese e italiana d’adozione. Vive nella zona di Bergamo, che adora ed ha già scritto i due romanzi Love in e Il veleno delle farfalle. Appassionata di Storia, per scrivere la storia di Lucrezia e Giulia si è a lungo documentata nelle biblioteche di mezza Italia, consultando anche materiale d’epoca.

Source: omaggio dell’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Le otto montagne, Paolo Cognetti (Einaudi Supercoralli, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

4 Maggio 2017
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(…) questa storia è uscita così com’è, non ho riscritto quasi niente, non ho fatto prove ed errori, non ho buttato pagine su pagine, non mi sono mai sentito in crisi per non sapere dove andare, e a metà del lavoro ho addirittura abbandonato i miei amati quaderni perché non servivano più, potevo scrivere direttamente in bella. È una sensazione magnifica quando succede così. La scrittura esce dalle mani e non hai che da seguire la storia fino alla fine.
(paolocognetti.blogspot.it)

Nel novembre 2016 esce nella collana Supercoralli di Einaudi “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, un libro destinato presto al successo, venduto in trenta paesi prima della pubblicazione, vincitore del Premio ITAS del Libro di montagna 2017 e oggi tra i candidati al premio Strega 2017. Molti lettori imparano a diffidare del caso letterario e dei libri tutto fumo e niente arrosto ma, rimanendo nella metafora, questa volta ogni pezzo (di pagina) è succulento.
Nel suo blog, Cognetti racconta l’episodio autobiografico che lo ha spinto a tradurre in parole i suoi ricordi, scrivendo una storia che è sempre stata viva dentro di lui e lo ha accompagnato in ogni passo. Protagonista è Pietro, figlio di due genitori amanti della montagna che si sono conosciuti e innamorati sotto le Tre cime di Lavaredo e che, sebbene in modo diverso, cercano di trasmettere la loro grande passione anche al figlio, portandolo ogni estate a Grana, in Val d’Aosta. Qui Pietro diventa amico di Bruno, un bambino che non ha mai messo piede in città e che, poco considerato dai genitori, sembra essere più che altro un figlio della montagna, un ragazzo selvatico.
Il libro attraversa un arco temporale che va dagli anni della fanciullezza di Pietro fino all’inizio della sua maturità, concentrandosi pochissimo sugli inverni passati a Milano e poi a Torino, preferendo le estati, quando la montagna diventa più accogliente. L’amicizia con Bruno e il complicato rapporto tra Pietro e suo padre sono il cuore di questo romanzo in cui i personaggi maschili, il loro modo di esprimere affetto e dolore, vengono messi sotto una lente di ingrandimento. Meno spazio è dedicato all’ universo femminile che, nonostante il ruolo secondario, appare però più forte e risoluto: il vento contrario non sposta le donne di questo libro, proprio come non muove le Alpi. Crescendo, Pietro cerca il suo posto nel mondo e lo trova sempre tra i monti ma questa volta quelli altissimi dell’Himalaya, in Nepal; nel frattempo, abituato al Grenon estivo, deve tornare a Grana e confrontarsi con l’inverno che dipinge tutto di bianco e dà sepoltura ai ricordi.
La prosa di Cognetti rifugge ridondanze, fronzoli e asianesimi, descrivendo la montagna con la purezza di chi l’ha vista e vissuta da sempre e che sa che la sua bellezza non ha bisogno di essere accresciuta perché la realtà, priva di sentimenti retorici, è più che sufficiente per raccontarla. Questo romanzo, ad onor del vero, è speciale. È uno di quei rarissimi libri che sono un dono. In queste pagine, della montagna Cognetti ci regala i panorami mozzafiato, l’aria pulita e il cielo terso, le arrampicate e i ghiacciai, i torrenti e le case di legno. Ci permette di conoscere l’anima della montagna che si traduce forse in un modo di accogliere la Vita, il bene che offre e il male che impone, con un’energia e una dignità estranee ai “topi di città”.

Certe notti mio padre non ne poteva più, si alzava dal letto, spalancava la finestra come se volesse insultare la città, intimarle il silenzio. 

Chiuso questo libro, vi alzerete anche voi di notte con il desiderio di scappare dalla città, cercando quella pace che vi manca e che “Le Otto montagne” era riuscito a darvi.

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Autore di documentari a carattere sociale, politico e documentario, ha esordito come scrittore nel 2004, pubblicando raccolte di racconti pluripremiate per Minimum Fax e Terre di mezzo editore.

Source: Libro in prestito in biblioteca.

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:: Le Siamesi, di Alessandro Berselli, (Elliot, 2017), a cura di Federica Belleri

3 Maggio 2017
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Milano. Ludovica è iscritta a Psicologia ma ha deciso di prendersi una pausa di riflessione. Suo padre è un avvocato brillante, famoso e affascinante. Si è risposato dopo il suicidio della moglie. Ha un fratello, Daniel, che le vuole un bene esagerato. La villa dove abitano è ultra moderna e arredata con stile. Il portafoglio è sempre pieno, ma il cuore no. Nessun affetto fra di loro, i genitori sono assenti e troppo impegnati a seguire la carriera. Ludovica ha il vuoto intorno e i soliti weekend nei locali chic in compagnia della gente che conta, cominciano ad annoiarla. Ludovica non mangia, il suo corpo non le piace, vorrebbe solo dissolversi e sparire. Probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno …
Per lei un incontro inaspettato con Laura, la sua amica d’infanzia, l’amica dalla quale non si sarebbe mai dovuta separare. Perché si appartenevano, perché erano uguali, come gemelle siamesi. Forse lo sono ancora …
Ritrovarsi porta alla luce un episodio terribile, che sembrava dimenticato. Rivedersi dá il via ad un gioco pericoloso, dove non mancano gli imprevisti. A questo punto far parte della casta aristocratica, credersi uniche e invincibili non basta più. Con freddezza lotterano fra il vero e il falso, fra realtà e immaginazione, rimanendo intrappolate in un’incertezza distruttiva.
Le Siamesi è un noir disturbante, che non permette di pensare a nulla, fino alla fine della lettura. Come il tratto in discesa sulle montagne russe, lanciati a tutta velocità. Perché questa storia fa precipitare nel vortice del male, lasciandoci sospesi nel vuoto. Nello stesso vuoto dei protagonisti. Senza scampo, in picchiata verso una giustizia distorta. Senza sosta, senza fiato. Ludovica e Laura, due amiche maledette che hanno sempre convinto gli altri a fare cose sbagliate, in un gioco fra sensi di colpa e responsabilità. Chi è arbitro in questa partita tra la vita e la morte? Chi è la vittima?
Alessandro Berselli ci presenta il disagio provocato dalla superficialità, dall’estremismo e dall’egoismo. Dove il desiderio di vestire i panni di qualcun’altro passa sopra a tutto. Dove si deve vincere per forza, e manipolare la volontà degli altri. Dove il denaro può lavare la coscienza …
Le Siamesi, noir claustrofobico, scritto in maniera cruda e precisa. Una vicenda oscura e malata. Dove l’amicizia non è assolutamente un sentimento pulito, vista nell’ottica dei protagonisti. Dove le ossessioni dominano e la facciata “per bene” nasconde una crudeltà indefinibile.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: omaggio dell’autore al recensore.

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:: Liberi junior – Le Olimpiadi del coraggio, Paola Capriolo, (Einaudi ragazzi, 2017), a cura di Viviana Filippini

2 Maggio 2017
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Le Olimpiadi di Città del Messico nel giorno del 16 ottobre 1968 sono passate alla storia per uno scatto fotografico diventato indimenticabile. Quell’evento fu così importante che Paola Capriolo ne ha fatto un libro per ragazzi intitolato Le Olimpiadi del coraggio, edito da Einaudi Ragazzi. Molti di noi avranno visto almeno una volta nella vita quella fotografia. Nell’immagine si vedono sul podio della vittoria dei duecento metri piani due uomini dalla pelle scura con il capo chino mentre stanno sollevando un pugno coperto da un guanto nero. Con loro un terzo atleta, dalla pelle chiara e i capelli biondi. Lui non alzava nessuno pugno, ma dal secondo gradino del podio guardava dritto davanti a sé. Paola Capriolo porta il piccolo lettore alla scoperta della vita dei tre sportivi diventati protagonisti assoluti di quelle olimpiadi. I due afroamericani (John Carlos e Tommie Smith) fecero quale gesto come forma di protesta per le discriminazioni che le persone come loro, avendo una pelle diversa da quella bianca, erano vittime di repentini atti di discriminazione. Quei pugni chiusi, rivestiti da un guanto nero e la scelta volontaria di salire scalzi sul podio rappresentarono, nell’ottobre del 1968, la volontà di smuovere e sensibilizzare gli animi delle persone al problema del razzismo. Il terzo atleta, l’australiano Peter Norman, non abbandonò i due compagni d’avventura, anzi il suo salire sul podio fu, in un certo senso, una condivisione del gesto messo in atto dai due velocisti americani. Le Olimpiadi del coraggio raccontano sì quel 16 ottobre ma, allo stesso tempo, si addentrano nelle vite dei tre uomini coraggiosi che dopo l’evento sportivo non ebbero vita facile. Per Carlos, Smith e Norman non fu facile continuare a fare sport a livello agonistico, così come non fu facile trovare un lavoro e sostenere le proprie famiglie le quali, purtroppo, si frantumarono per sempre. Tanti dolori e ostacoli, compresi infortuni che limitarono la pratica dello sport, che non riuscirono a fermare i protagonisti di questa storia, perché il trio di amici, anche se lontani tra loro, fece una corsa, non sportiva, ma di impegno civile per portare avanti la loro battaglia per aiutare chi, a causa del colore della pelle o perché ritenuto “diverso”, veniva discriminato. Carlos, Smith e Norman furono tre grandi eroi in lotta per il rispetto condiviso, anche se spesso si scontrarono con ostilità spesso più grandi di loro. Solo negli anni 2000 iniziò, grazie ad un progetto realizzato da alcuni studenti americani, un vero e proprio processo di rivalutazione del loro agire e quel gesto sul podio di Città del Messico, tanto incompreso nel 1968 e anche per molti anni di seguito, oggi è stato riconosciuto come segno importante di una battaglia per i diritti degli uomini. Le Olimpiadi del coraggio di Paola Capriolo è una storia vera nella quale l’amicizia, l’uguaglianza, la speranza del cambiamento e l’accettazione del prossimo diverso da sé, sono i valori fondamentali da condividere per coltivare il bene e il rispetto  dell’umanità. Età di lettura: da 10 anni.

Paola Capriolo è nata a Milano nel 1962. Il suo amore per la scrittura e per le storie spazia dai classici della letteratura tedesca, che traduce con maestria, ai miti della tradizione europea, che reinventa con sensibilità tutta moderna, fino alle fiabe, che racconta con grazia. Le sue opere sono tradotte in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti. Tra i suoi libri: La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), Il doppio regno (Bompiani, 1991), La spettatrice (Bompiani, 1995), Una di loro (Bompiani, 2001), Qualcosa nella notte (Mondadori, 2003) e Una luce nerissima (Mondadori, 2005). A lei sono dedicati vari saggi e monografie. Nel 2012 è uscito per Bompiani, Caino.
Da anni si dedica con passione alla narrativa per ragazzi, affrontando per i giovani lettori i temi più scottanti dell’attualità e della storia recente. Con le Edizioni EL ha pubblicato tra gli altri No (2010), Io come te (2011), L’ordine delle cose (2013) e Partigiano Rita (2016).

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie ad Anna De Giovanni.

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:: Il posto più pericoloso del mondo, Lindsey Lee Johnson, (Bompiani, 2017) a cura di Micol Borzatta

2 Maggio 2017
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Terza media. Tredici anni. Un’età difficile, non si è ancora adulti, ma nemmeno più dei bambini, anche se dal lato pratico le azioni e comportamenti sono ancora infantili.
Tutto ha inizio quando Tristan, un ragazzino un po’ diverso che viene lasciato da parte dai compagni, decide di scrivere una lettera d’amore a Calista.
Lei la trova nel suo armadietto e non sapendo come comportarsi si rivolge alla sua amica Abigail che le consiglia, e la obbliga, di consegnarla a Ryan, il ragazzo top della scuola e con il quale ogni tatno Cally pomicia.
La lettera viene postata su Facebook, dove Ryan, Nick, Dave, Damon, Emma e Abigail iniziano a commentare prendendo in giro e insultando Tristan. Seguiti subito a ruota dagli altri compagni. L’unica che non scrive è Cally.
Tristan, non sopportando più quegli attacchi di bullismo, decide, una mattina mentre va a scuola, di gettarsi dal Golden Gate Bridge.
Questo avvenimento colpisce molto i compagni di scuola in modi diversi, ma quella che rimarrà più traumatizzata sarà proprio Cally.
Altro romanzo che cavalca il tema del momento: suicidio a seguito di bullismo.
Questa volta, però, invece di vivere l’orrore della vittima e sondare gli avvenimenti dal suo punto di vista, viene descritto e studiato nei minimi particolari quello che avviene a chi sopravvive.
Infatti viviamo le vite del gruppo dei ragazzi che hanno bullizzato Tristan quattro anni dopo l’avvenimento. Conosciamo:
– Ryan: il figo e donnaiolo che nel suo intimo è completamente l’opposto ma nessuno lo sa,
– Damon: il vandalo criminale che finisce in prigione pur di mantenere l’immagine che gli hanno appiccicato addosso,
– Dave: il figlio modello e genio della scuola, che non potendo deludere nessuno arriva a comprare i risultati dei test,
– Nick: che deve mantenere l’immagine del festaiolo e menefreghista,
– Emma: vive solo per la danza, il suo corpo è solo uno strumento da usare e da sfruttare e distruggere nei week end in modo da farlo rigare dritto durante la settimana,
– Abigail: in continua carenza d’amore e d’affetto, insicura a causa del suo aspetto si brutta negli studi per primeggiare,
– Cally: l’unica che non è mai stata punita per quello che è successo a Tristan, e che quindi a differenza degli altri non ha una maschera cucita addosso da altri e si tortura da sola distruggendosi in tutti i modi possibili.
Una storia che esplora la natura umana in tutta la sua complessità, dimostrando come sia più facile vivere con una maschera addosso e recitando una parte affibbiataci piuttosto che dimostrare realmente chi siamo. Contemporaneamente però dimostra come il recitare parti a noi estranee possa solamente rovinarci la vita.
Con una narrazione scorrevole e lineare, un romanzo istruttivo e didattico che ci permette di interrogarci nel profondo.

Lindsey Lee Johnson si è specializzata in scrittura creativa alla University of Southern California, dove ha anche insegnato come pure al Clark College e alla Portland State University, e tiene corsi di scrittura per adolescenti. Vive a Los Angeles con suo marito, ma è nata e cresciuta nella Contea di Marin, in California, dove è ambientato Il posto più pericoloso del mondo, il suo romanzo d’esordio.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Frida dell’ Ufficio Stampa Bompiani.

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:: Gruppo di lettura – Il mio angelo ha le ali nere – Elliott Chaze

29 aprile 2017

1Quando Tim Sunblade fugge dal carcere l’unica cosa che possiede è un piano infallibile per una rapina che risolva tutti i suoi problemi. Ma per portare a termine il lavoro Tim ha bisogno di un’altra persona. Così quando incontra Virginia pensa di poterla condurre con sé sulla strada per Denver. Virginia sogna il lusso e una vita agiata. In poco tempo diventa molto più di una partner. Ma quello che Tim non può sospettare è che questo angelo dagli occhi di lavanda potrebbe nascondere ali scure…
Una storia esplosiva dove niente è quello che sembra, scritta in uno stile ricercato che non teme il confronto coi grandi del genere da James Cain a James Crumley. Uno di quei romanzi dove sai che tutto andrà a rotoli ma che non puoi smettere di leggere, aspettando solo di assistere al disastro.

Elliott Chaze (1915-1990) è nato a Mamou, Louisiana. Ha servito nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, esperienza che ha ispirato il suo primo romanzo, The Stainless Steel Kimono (1947). Tornato negli Stati Uniti si è stabilito nel Mississippi dove ha lavorato come giornalista, editorialista e redattore. Chaze ha scritto nove romanzi, oltre a numerosi articoli e racconti brevi per il Reader Digest, il New Yorker, Collier, e Cosmopolitan. È considerato, fra gli addetti ai lavori, un maestro del noir. Le sue opere, da tempo scomparse dalle librerie, stanno vivendo una nuova vita oggi, grazie a una recente riscoperta. Il mio angelo ha le ali nere sta per uscire sul grande schermo per la sceneggiatura di Barry Gifford.

Appuntamento oggi, sabato 29 aprile, dalle ore 18,00 alle 19,00 per discutere del libro qui nei commenti al post. Partecipate numerosi.

:: Sandro Pertini. L’autunno del centrismo e l’alternativa socialista. Scritti e discorsi: 1953-1958, curato da Stefano Caretti, con introduzione di Vittorio Emiliani, (Piero Lacaita Editore, 2016) a cura di Daniela Distefano.

29 aprile 2017
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Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990), è stato un politico, giornalista e partigiano italiano. Fu il settimo Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985, secondo socialista (dopo Giuseppe Saragat) e unico esponente del PSI a ricoprire la carica.

E’ così che viene presentato Sandro Pertini su Wikipedia. Ma davvero non occorrono presentazioni per una figura umana – come la sua – di forte impatto meteoritico per il nostro Paese.
Ero piccola e vedevo in televisione questo omino vestito di scuro, sorrideva e parlava con piglio autorevole, era il nonnino d’Italia. Con gli anni ho appreso che Sandro Pertini è stato sì Capo di Stato, ma anche una guida sicura verso la salvezza, un combattente per la giustizia sociale, un vanto per noi tutti che lo abbiamo amato per la coriacea tenacia, la sanguigna caparbietà, la serenità dello spirito.
In questa raccolta di Scritti e discorsi: 1953-1958, curati magistralmente dal prof. Caretti, emerge pure il pensiero di Sandro Pertini. La sua lungimiranza. Per fare un esempio, ecco cosa diceva sulle donne e sulla loro agognata libertà:

L’emancipazione della donna non è un atto di ribellione verso l’uomo(..). La donna raggiunge la sua vera emancipazione quando, trovandosi dinanzi ai problemi della vita, sente, prima ancora che il diritto, il dovere di cooperare con l’uomo alla loro giusta soluzione e quindi sente il dovere di gettarsi nella lotta.

Pertini, eroe della Resistenza, constatava poi amaramente:

Uomini che erano entrati in carcere con una giovinezza esuberante, ne uscirono quando la loro giovinezza se n’era andata con tutti i suoi sogni, quei sogni che gran parte di voi è riuscito a realizzare. Se io fossi entrato in carcere per un reato comune, commesso in un momento di smarrimento, vi assicuro che non avrei sopportato il carcere, l’avrei fatta finita subito, perché la galera è una cosa veramente schifosa, impone delle rinunce tremende. Soltanto chi ha fede può resistere in carcere.

Per non dimenticare la tragicità della guerra, il sacrificio, l’abnegazione di chi non volle capitolare dinanzi al Male, Pertini lanciava un monito:

Se il vento dell’oblio ha cancellato molte cose un segno tuttavia rimane: i nostri morti. (..) Antonio Gramsci ha sopportato la prigionia soffrendo in silenzio pene indicibili. E fu spento ma la sua luce si irradia ancora dagli scritti e soprattutto dalle lettere che ci ha lasciato.

La fede di Pertini era tutta fondata sull’edificio umano. Occorreva una più osservata Giustizia sociale:

gli operai e soltanto gli operai devono difendere le loro conquiste in un regime socialista, non già la polizia e tanto meno lo straniero.

Nel ricordare i Martiri delle Ardeatine, celebrati solennemente, il futuro Presidente della Repubblica denunciava però la involuzione della classe dirigente italiana, di cui una prova era costituita dalla collusione con le forze di destra sul piano parlamentare.
Non basta –diceva– accontentarsi della democrazia politica, bisogna arrivare alla democrazia economica e sociale, bisogna dare un contenuto economico e sociale alla nostra democrazia, immettendo le classi lavoratrici nella direzione dello Stato, affinché sia adempiuto il precetto costituzionale che vuole la Repubblica “fondata sul lavoro”.

Stefano Caretti è ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena. E’ autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sua l’edizione critica delle opere di Giacomo Matteotti in dodici volumi. E’ membro della giuria del Premio Di Vagno e del Premio Matteotti della Presidenza del Consiglio.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo il prof. Stefano Caretti per la gradita disponibilità.

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:: Un’ intervista con Fabio Novel, curatore editoriale della collana Delos Passport

29 aprile 2017

indexBenvenuto Fabio su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. Ti intervisto in veste di curatore della collana Delos Passport, quindi ti farò domande anche sulla tua veste di autore, ma meno specifiche. Dunque iniziamo, mi piacerebbe che presentassi ai nostri lettori questo tuo impegno editoriale. Raccontaci come è nata questa collana.

Ciao. Innanzitutto: grazie a Liberi di scrivere dell’ospitalità e ai “naviganti” che qui trovano felice approdo, per la loro curiosità e attenzione.
Quello di Delos Passport è un progetto che ho ideato e fortemente voluto. Si è concretizzato per la fiducia che mi ha dato Delos Digital.
Come nasce? Dalla passione per i viaggi, dall’attenzione per la geopolitica, dalla profonda convinzione sul valore reale e potenziale della diversità, benché con quel pragmatismo critico che stempera l’idealismo prendendo in considerazione le varie problematiche pertinenti, per tenerlo in allerta su tutte le sfumature della complessità del mondo e dell’essere umano. Aspetti che già erano emersi in alcuni miei lavori di narratore. E aspetti che, soprattutto, ritengo possano catturare l’attenzione forse non di un vasto pubblico, ma comunque di un numero potenzialmente significativo di lettori, quantomeno sul mercato digitale. Lettori che però vanno raggiunti e convinti. Intenti, impegno e qualità dei testi non bastato. Ci vuole visibilità. Quindi, opportunità come questa intervista sono davvero utili.
L’idea iniziale per la collana è scaturita mentre leggevo Internazionale, un settimanale che seguo da più di vent’anni. Attraverso la traduzione di articoli e approfondimenti della stampa dei vari paesi, e interventi dedicati di giornalisti, economi, scrittori e scienziati, aiuta a tenersi aggiornati su quanto accade nel mondo. Una pubblicazione che resta preziosa anche nei tempi di internet e Google. Nel fruire di queste “finestre” sull’attualità internazionale e sulle varie sfaccettature globali, locali e interconnesse, il mio animo di autore si è spesso detto “diavolo, qui si potrebbe costruire un bel racconto”. E in un paio di alcune occasioni l’ho anche fatto. Tuttavia, complice la mia personalità, la mia professionalità (sono un responsabile di funzione Formazione & Sviluppo) ed esperienze pregresse di curatela, in particolare di due volumi di spy fiction italiana per Mondadori, mi sentivo fortemente attratto dalla prospettiva di coordinare una collana AAVV di tale taglio.
Così, ho strutturato un progetto e mi sono fatto avanti con Delos. La sua impostazione editoriale digitale era l’ideale per ciò che avevo in mente: una collana di narrativa che portasse il lettore in giro per il mondo con uno certo spirito comune, emozionandolo sì, ma anche con un’alta attenzione alla qualità dell’ambientazione. I luoghi (non solo fisici – naturali e/o antropici – ma anche umani e/o culturali e/o sociali) diventano protagonisti al pari dei personaggi delle trame. Il tutto, attraverso versatilità di stili personali, di tematiche e declinazioni di genere.
Insomma: un “passaporto” fiction per le realtà che stanno oltre i nostri confini nazionali.

Apre la collana La prima pietra, un tuo racconto. Penso racchiuda tutte le caratteristiche principali che deve avere un racconto adatto a comparire in questa collana. Che linee guida daresti a un autore che volesse presentarti un suo racconto?

Per punti.
Le location sono rigorosamente estere. Ogni ebook ci porta in uno stato (o nazione) diverso. Eventuali scenari italiani possono entrare nel narrato, ma solo se aggregati e funzionali nella location primaria.
L’ambientazione deve essere tra i protagonisti. O perché racconta qualcosa di peculiare del luogo e/o dei fatti e/o delle genti di cui si racconta. O perché il narrato, pur se in fondo adattabile anche ad altri quadri, viene accuratamente coniugato al contesto proposto. Come scrivo in una mia nota esplicativa in Facebook, agli autori della collana viene data libertà di approcciare le varie ricostruzioni sceniche del mondo anche servendosi dei riferimenti più riconoscibili e noti, ma viene però assolutamente richiesto di evitare superficialità e luoghi comuni, ponendo invece attenzione alla cronaca, alle società, agli usi, ai fatti, alle persone, alla geopolitica, ecc. Con gli occhi, la mente e il cuore del viaggiatore e/o, in un certo senso, del reporter di qualità; o anche semplicemente di chi si sforza di capire, approfondire, empatizzare o talvolta condannare, ma sempre sforzandosi di evitare stereotipi consolidati e perniciosi manicheismi.
Il punto precedente ci porta al fatto che prediligerò per la collana racconti che, oltre ad appassionare il lettore, affrontino delle tematiche forti: storie perlopiù drammatiche, intellettivamente ed emozionalmente intense. Attenzione, però: il “prediligerò” non significa per niente l’esclusione di opere di approccio più leggero, prettamente ma intelligentemente evasive, o persino ironiche.
Per quanto concerne i generi narrativi, la collana sarebbe idealmente configurata come trasversale ai generi, ma per i primi tempi abbiamo deciso di focalizzarci su un contenitore un po’ meno eclettico, tuttavia ampio e versatile, aperto a misurate contaminazioni, capace di spaziare tra noir, cronaca, crime, giallo, spionaggio, bellico, thriller e parenti vari.
Lunghezza. Lo standard è tra 60.000 e 120.000 caratteri, spazi bianchi inclusi. Eccezionalmente, potranno trovare pubblicazione opere che arrivano a un limite minimo di 50.000. Per il limite superiore… be’, forse la collana potrebbe ospitare anche romanzi, in futuro. Un passo per volta, ad ogni modo.
Circa La prima pietra, sì: ha battezzato Delos Passport perché risponde a questi requisiti ed è uno dei possibili esempi di soggetto centrato. L’unico parametro di collana che il mio racconto non rispetta è quello della preferenza per testi che superino i 50.000 caratteri, salvo sporadiche e ragionevoli deroghe. L’eccezione, in questo caso, è coerente con la scelta di avere un numero di lancio a (come si usa dire: “soli!” 😉 ) 0,99 centesimi.

A che tipo di lettori ti immagini siano destinati questi racconti? Ti sei fatto un identikit, per quanto naturalmente ipotetico?

Direi che la tua domanda indaga soprattutto su quale potrebbe essere il lettore più fidelizzato, giusto?
Be’, sicuramente quanti amano o si sforzano di guardare anche oltre i confini del proprio cortile. Chi ama viaggiare, non necessariamente solo in modo sfidante e impegnativo, ma anche turistico, purché non con le logiche da villaggio turistico. Chi legge le notizie internazionali, oltre che la cronaca locale. Chi è curioso…
Insomma, la risposta sta già negli obiettivi principali di collana, dai. Se una/o ci si riconosce, Delos Passport fa decisamente per lei/lui.
Tuttavia, saranno storie molto differenti tra loro, quindi ognuna saprà accontentare (oltre ai dedicati e agli “onnivori” 😉 ) insiemi di palati diversi, a seconda della singola trama, autore e genere proposti.

Stai svolgendo anche un vero e proprio lavoro di scouting editoriale, alla ricerca di testi adatti. Come ti stai muovendo su questo piano? Hai già lettori, scout, persone di riferimento?

Non puoi partire con una collana senza un palinsesto iniziale affidabile e programmato. Quindi, una prima serie di autori l’ho reclutata in fase progettuale.
Ora la ricerca di scrittori interessati alla collana prosegue da parte mia, ma nel contempo sono iniziate ad arrivare candidature spontanee.
A marzo è stato anche avviato un contest per un racconto dal titolo Ucciso il 4 di luglio, con ambientazione necessariamente USA. In premio la pubblicazione nel numero 7 della collana, in distribuzione appunto il 4/7/2017. Scopo del contest è non solo trovare il racconto utile, ma fare scouting di possibili autori nuovi, o a me nuovi. Inoltre, qualche testo valido potrebbe comunque trovare successiva pubblicazione, con altro titolo.
Nel complesso, mi piacerebbe creare nel tempo un team di persone che credono nel progetto nel suo insieme, oltre che – ovviamente – nella propria opera.

È una collana prevalentemente digitale, giusto?

È una collana solo digitale, come del resto tutte le pubblicazioni Delos Digital.
Tant’è vero che i diritti per la pubblicazione in cartaceo restano comunque all’Autore.

Prima pubblicazione dunque “La prima pietra”. Ce ne vuoi parlare?

La prima pietra ha una sua storia alle spalle. Non nasce per questa collana, benché ne incarni in pieno lo spirito, come abbiamo visto prima. Tanto da sentirmi di proporlo come apripista.
Ha un tocco da reportage, come ha fatto notare un mio lettore affezionato, che ritengo mi preferisca su narrazioni meno mainstream e più di genere. Perché dietro alla storia umana, c’è lo scenario delle lotte indipendentiste tuareg, e di quanto siano state infiltrare da frange fondamentaliste. Ma si tratta decisamente di narrativa, e i punti di vista sono quelli dei protagonisti. Inoltre, penso/spero di avere intriso di emozione il racconto. Che è una storia d’amore, innanzi tutto. Senza smancerie. Con passione e dolore. E realismo. Perché se i protagonisti sono del tutto di fantascia, la mia storia ci conduce a un fatto realmente accaduto nella regione dell’Azawad, nel 2012.

Puoi anticiparci alcuni titoli che avete già selezionato per la pubblicazione?

Con piacere!
Sinora sono usciti, oltre a La prima pietra:
L’ustascia, le donne e Dio, un racconto lungo di Diego Zandel, un autore di lungo corso, il cui esordio per la libreria Mondadori risale al 1981. Diego ci propone un noir che parla della ex-Yugoslavia, di fanatismo nazionalista intrecciato a quello religioso, di violenza sulle donne, di legami di amicizia.
E Vendetta finlandese, di Lorenzo Davia, una storia a sfondo spionistico, ambientata prettamente a Helsinki. Presenta un protagonista che aspira alla serializzazione: Jyrki Linna, il Silenzioso, agente di punta dell’intelligence finlandese. Un tipo che parla poco persino per gli standard finnici, e odia la musica.
Seguirà, il 2 maggio, Sotto gli occhi di Pericle. L’autrice, Scilla Bonfiglioli, ci porta ad Atene, solo qualche anno fa, all’avvio del protocollo governativo Xenios Zeus contro l’immigrazione. Due amiche volontarie in una ONG, un brutale poliziotto, una piccola rifugiata e un misterioso e straniero sono i protagonisti principali di questo racconto, dove presente e mito s’incontrano.
Sempre a maggio, con Baba Jaga, Oriana Ramunno ci riporta al freddo Nord, nel 2011. Dopo un passaggio per la Piazza Rossa di Mosca, arriviamo tra i veleni nucleari di Murmansk, cimitero della Flotta del Nord dell’ex-URSS. Una giovane vuole la verità sulla misteriosa morte del padre. La verità, come al solito, non è mai pura. E viene sempre accompagnata.
A giugno, il Premio Tedeschi Andrea Franco ci accompagna invece in Romania, in quel di Brașov. Un racconto molto curato, oltre che nell’ambientazione, anche in quello delle relazione personali, anche più intime, tra individui di nazionalità diverse. “So dove sei” è un racconto che piacerà anche ai lettori della collana Segretissimo Mondadori.
Ai primi di luglio uscirà il racconto vincitore del contest Ucciso il 4 di luglio.
In seguito Delos Passport vi porterà nel Kurdistan, e in Azerbaijan, Spagna, Ungheria, Sudafrica, Danimarca, Bosnia, forse Somalia… Ci stiamo lavorando.
Per ora usciamo ogni tre settimana, ma se ci sarà riscontro, potremmo valutare di passare quattordicinali, con maggiori opportunità anche per gli autori che si riconoscono nel progetto, oltre che per i lettori.
Contiamo sul vostro interesse e sostegno 😉 🙂 .

Ringraziandoti della disponibilità, noi di Liberi ti facciamo un grande imbocca al lupo per il tuo progetto e come ultima cosa magari forniscici dei recapiti, dei riferimenti dove gli autori possano contattarti per proporti i loro lavori.

Innanzitutto, la pagina Facebook di Delos Passport:  (un “Mi piace” alla pagina è sempre gradito J ).
Qui, in Nota di FB, un’informale dichiarazione d’intenti.
Sempre in FB, trovate anche il sottoscritto, sia come individuo qui, che come autore qui.
La pagina web di Delos Passport è qui.
Per dubbi, domande ed eventuali proposte (soggetti possibili o racconti già finalizzati), abbiamo un account di posta specifico: passport@delosdigital.it.
Vi aspetto.
E non dimenticate che siete anche lettori, oltre che autori, eh? 😉
Grazie a tutti.
Un abbraccio.

:: Presentato il Salone del Libro 2017, a cura di Elena Romanello

28 aprile 2017

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Dal 18 al 22 maggio torna al Lingotto, dopo varie traversie ma anche molte conferme, il Salone del libro, giunto alla trentesima edizione, con come tema portante Oltre il confine. Tante le conferme e le novità, cosa non male per chi dava la manifestazione per spacciata meno di un anno fa.
In fiera ci saranno 424 stand, tra cui 390 case editrici con stand propri e 360 editori italiani e stranieri ospitati in spazi condivisi, a cui si aggiungono di ritorno dopo alcuni anni dieci tra case discografiche ed editori musicali, i dodici spazi regionali con la Toscana come regione ospite, e i tre stand internazionali di Cina, Romania e Marocco, oltre allo spazio sugli Stati Uniti, il Paese ospite.
Agli Stati Uniti è dedicata appunto la sezione Another side of America, per raccontare contraddizioni di un continente, con spazio per le librerie indipendenti e le voci di Richard Ford, Jonathan Lehem, Alan Friedman, Brian Turner, Bruce Sterling, Emily Witt, dell’autrice canadese Miriam Toews che dialogherà con Daria Bignardi e del prete messicano Alejandro Soladinde che parlerà della sua lotta contro i narcos con Lucia Capuzzi, Moni Ovadia e padre Alex Zanotelli. A questo va aggiunto un tributo al genere hard boiled e l’omaggio a Stephen King per il suo settantesimo anniversario.
Non mancheranno gli autori e autrici di culto, molto habitué del Salone da anni, come Daniel Pennac, Luis Sepulveda, Roberto Saviano, Annie Ernaux, Amitav Ghosh, Alicia Giménez Bartlett, Corrado Augias, Fabio Geda, Luciano Canfora, Paolo Giordano, Luciana Litizzetto, Dacia Maraini, Concita di Gregorio, Furio Colombo, Alessandro Baricco.
Spazio inoltre alle donne con il percorso di incontri Solo noi stesse, con ospiti quali la drammaturga Yasmine Reza, Lidia Ravera, Lella Costa, Elena Loewenthal, Farian Sabahi, Loredana Lipperini, Valeria Parrella, Monica Guerritore.
Sia al Salone che fuori città nell’ambito del Salone off, si terrà la rassegna Festa mobile, con letture di professionisti della cultura famosi dei loro libri preferiti, come Marcello Fois che leggerà Cuore di De Amicis, Bruno Gambarotta con Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, Eugenio Allegri con Il nome della rosa di Eco, e altri ancora, tra cui Alessandro Barbero, Alessandro Bergonzoni, Eraldo Affinati, Enzo Bianchi, coinvolgendo vari luoghi della cultura e non solo in giro per Torino.
Spazio anche alle commemorazioni e ai ricordi di persone e fatti speciali, come i trent’anni dalla morte di Primo Levi, i quaranta da quella di Roberto Rossellini, i cinquanta di Totò ma anche il centoventinquesimo compleanno di Tolkien, i cinquecento anni della Riforma luterana e il centenario dalla Rivoluzione d’Ottobre.
Non mancherà un tributo alle zone terremotate, con spazio a scrittori e editori di quei territori, e incontri in tema tra gli altri con Mario Tozzi, Vittorio Sgarbi, Melania Mazzucco.
Cibo e libri saranno al centro dello spazio Gastronomica, in collaborazione con Slow Food, con workshop, libreria internazionale, editori e la partecipazione di nomi come quelli di Oscar Farinetti, Philippe Daverio, Carlo Petrini.
E poi ancora il match tra Arte e letteratura, tra scritto e disegnato, dalla pittura al fumetto, con contributi di Alessandro Bergonzoni, Milo Manara, Zerocalcare, Leo Ortolani, Daniel Cuello, Igort, un focus su Hugo Pratt e uno sui trent’anni di Dylan Dog.
La già citata sezione sulla musica, a cui si affiancherà in giro per la città il festival Narrazioni Jazz, vedrà la presenza di molti musicisti di ieri e di oggi, come Levante, Fabio Concato, Pino Strabioli, i Dik Dik, Don Backy e un tributo a Gianmaria Testa.
Il Salone del libro di Torino è gemellato inoltre con settantun festival culturali di tutta Italia, che avranno il loro spazio per incontri e confronti: tra le realtà presenti, il Festival del Mondo antico di Rimini, il Festival della Comunicazione di Camogli, I Boreali di Milano, La Grande Invasione di Ivrea, Pordenonelegge, Scrittorincittà di Cuneo, Urbino e le città del libro, Women’s Fiction Festival di Matera, Cagliari Festivalscienza, Garfagnana in giallo, Luccautori, Tuttestorie di Cagliari.
Al Salone del libro saranno protagoniste anche le Biblioteche, con una piazza dei lettori aperta a tutti, e ci sarà il mercato dei diritti, con 370 operatori all’International Book Forum, e la nuova sezione Book to screen, per gli adattamenti sullo schermo, che occuperà in particolare il Museo Carpano di Eataly. Partecipano tra gli altri professionisti da Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Canada, Egitto, Giappone, Stati Uniti, con realtà produttive come Cattleya, Lucky Red, Fox, Mediaset, Rai Fiction, Studio Canal, HBO, Netflix.
Non manca il Bookstock Village, con libreria e fumetteria e spazio per parlare di libri con i giovani e giovanissimi, con ospiti, workshop e tanto altro, dove ci saranno il disegnatore Disney Federico Taddia, Syusy Blady, Patrizio Roversi, Piergiorgio Odifreddi, ma anche il progetto Nati per leggere, per i più piccoli, e Adotta uno scrittore, che ha coinvolto scuole superiori, un ospedale e quattro case circondariali.
Il programma completo e dettagliato, e del Salone del libro e di quello Off, è disponibile nel sito www.salonelibro.it

:: Review Party – Il giallo di villa Ravelli, Alessandra Carnevali (Newton Compton, 2017)

28 aprile 2017

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Torna il commissario Adalgisa Calligaris, nata dalla penna dell’ orvietana Alessandra Carnevali, già autrice de Uno strano caso per il commissario Calligaris, vincitore del premio “Il mio esordio”. Questa nuova indagine si intitola Il giallo di villa Ravelli, e in suo onore la Newton Compton ha organizzato questo Review Party, che vede coinvolti i blog Penna d’oro, Il Flauto di Pan, GrapheMania, il Libro Fatato, e il nostro Liberi di scrivere. Il romanzo compare nella collana Nuova Narrativa Newton – Giallo Italia, e viene stampato su carta prodotta con cellulose senza cloro gas provenienti da foresye controllate, nel rispetto delle normative ambientali vigenti. Siamo a Rivorosso Umbro, la temperatura è sotto lo zero e si appresta a cadere una forte nevicata, che avrebbe poi imbiancato la cittadina e le campagne limitrofe. La vita scorre tranquilla, finchè il commissario riceve una telefonata che l’avvisa che qualcuno è stato ucciso in una delle ville della zona. La morta si chiamava Silvia Ravelli, scrittrice solitaria, nipote di un importante imprenditore del luogo, una della Rivorosso bene, sorella di Antonia Ravelli, che ora sosta in commissariato in stato di shock. Subito sorge il dubbio se la donna si sia suicidata, con un colpo d’arma da fuoco, o l’abbiano uccisa. La postura, è seduta davanti al camino nel salotto della sua villa, farebbe pensare a un suicidio, ma manca l’arma, e questo mette in moto le indagini, capitanate dall’ intrepida Adalgisa Calligaris.  Il giallo di villa Ravelli è un giallo investigativo classico, la cui drammaticità è stemperata da simpatici tocchi di umorismo. C’è la piccola provincia italiana, con le sue luci e le sue molte ombre, un borgo tipico umbro, avvolto nella neve, una donna poliziotto coraggiosa e intuitiva, tutto uno scenario umano e sociale, tipico di questi luoghi quasi persi nel tempo, in cui però non tarda a infiltrarsi la malavita. Le indagini del commissario Adalgisa Calligaris devono subito far luce su uno scenario che sembra oscuro e imperscrutabile. In che misura centrano i dissapori tra le due sorelle, a cui alla morta uno zio diede il grosso dell’eredità, e soprattutto la scoperta, quasi per caso che la vittima era un’ accanita giocatrice d’azzardo orienta le indagini su nuove piste. Quando poi altre vittime si aggiungono, il commissario è costretto a fare i conti con un intrigo che vede coinvolti personaggi insospettabili. Tutto verrà svelato nell’ultimo capitolo, con la classica riunione risolutiva, alla Agatha Christie, in cui il commissario spiega come andarono le cose, inchiodando il colpevole alle sue responsabilità. Colpo di scena finale assicurato.

Alessandra Carnevali È nata a Orvieto ed è laureata in Lingue. Nel 1996 si diploma come autrice di testi presso il CET di Mogol. Ha partecipato, in veste di autrice, al Festival di Sanremo 2002 con il brano All’infinito eseguito da Andrea Febo. Scrive romanzi, racconti e poesie. Nel 2007 è la prima blogger ufficialmente accreditata al Festival di Sanremo. Dal 2005 al 2012 ha curato online il blog Festival, sulla musica italiana e Sanremo, per il network Blogosfere. Dal 2007 si occupa di promozione web per eventi e artisti emergenti. La Newton Compton ha pubblicato Uno strano caso per il commissario Calligaris, libro vincitore del Premio Ilmioesordio nel 2016 e Il giallo di Villa Ravelli.

:: L’importanza di indagare sul senso della vita ne “Il coltivatore di rose” di Antonino La Piana (Falco Editore, 2016), a cura di Irma Loredana Galgano

26 aprile 2017
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Esce con Falco Editore a maggio 2016 il romanzo di formazione di Antonino La Piana, Il segreto del coltivatore di rose. Un libro di poco oltre duecento pagine nel quale l’autore mette nero su bianco tutti i pensieri, le riflessioni, le argomentazioni e gli interrogativi che lo hanno accompagnato dalla giovinezza, trascorsa tra le aule della Facoltà di Filosofia all’età adulta, vissuta in vari paesi soprattutto dell’Africa. E ritornando in maniera fors’anche più acuta nel momento del suo rientro in Italia.
Il segreto del coltivatore di rose pur trattando di temi esistenziali, di religione e filosofia sembra ruotare interamente intorno alla figura del protagonista, che altri non è che lo stesso autore, e spesso la narrazione si perde nel dettagliato racconto di episodi ordinari e quotidiani che non riscontrano molto interesse in chi li legge. Come la rocambolesca rincorsa per non perdere la corsa del tram o l’iter della rottura del fidanzamento, o meglio di quando il protagonista è stato lasciato dalla fidanzata. Il lettore non riesce a ben comprendere il fine ultimo di queste prolungate narrazioni che a volte addirittura interrompono il racconto di altre vicende, in considerazione anche del fatto che esulano dal ragionamento che l’autore porta avanti nel suo libro e che trova la sua conclusione nell’ultimo capitolo.
Tutto questo va un po’ a inficiare il tono e il senso del libro, che a tratti risulta confusionario. Scritto come fosse la trascrizione simultanea dei pensieri e delle riflessioni dell’autore che spaziano e saltellano tra i vari argomenti. Maggiore ordine avrebbe potuto coincidere con un più alto gradimento e interesse in chi legge e, al contempo, avrebbe garantito più spazio alle valide conoscenze ed esperienze che La Piana dimostra di avere e aver fatto.
Interessante risulta il racconto dell’incontro-scontro tra le varie culture, lo stridente contrasto tra le futilità del vivere occidentale e il forte legame con la Terra che ancora conservano le etnie “primitive” che l’autore ha avuto modo di conoscere nei lunghi soggiorni nel continente africano. Traspare dagli aneddoti trascritti ne Il segreto del coltivatore di rose quella corrente che trascina tutti, chi più chi meno, nel vortice dei legami morbosi con gli oggetti solo in apparenza utili e necessari, nell’inutilità del pensiero rivolto solo alla materialità del ‘possedere’ senza la benché minima cura del proprio essere e del proprio pensiero. Un vortice che non lascia indenne neanche lo stesso autore. Accusa La Piana tutti coloro che scelgono di vivere «senza comprendere la ragione ultima per la quale si vive», che sono in buona sostanza il suo esatto contrario, tormentato invece dagli interrogativi esistenziali fin da giovanissimo. «Porsi delle domande, porsi le domande giuste e nel modo giusto, per tentare di cominciare a svelare, almeno in parte, il mistero nel quale siamo immersi», sembra essere il suo mantra.
Un libro particolare, Il segreto del coltivatore del rose di Antonino La Piana, che si ‘insinua’ nella mente di chi legge, nonostante i suoi limiti, e lo accompagna in riflessioni sul senso della vita e sulla vita stessa. Un libro con un finale dichiarato sensazionale dallo stesso protagonista. Il lettore potrebbe non concordare con le conclusioni cui giunge l’autore ma ne apprezza di certo l’entusiasmo. Un libro che nonostante tutto ha il suo perché. E questo, in un ragionamento sugli interrogativi esistenziali, potrebbe anche bastare.

Antonino La Piana: nato a Messina, ha vissuto molto all’estero, soprattutto in Africa. Ha sempre continuato a coltivare la sua passione per la Filosofia. La professione di Funzionario Diplomatico gli ha permesso di entrare in contatto con diverse culture, stimolando ulteriormente la curiosità sui grandi perché della vita.

Source: pdf inviato dall’autore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Falco editore”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Malatesta – Indagini di uno sbirro anarchico (Vol.8): Riti propiziatori di un uomo perbene – Lorenzo Mazzoni, (Koi Press, 2017)

25 aprile 2017
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Latitante Numero Uno. Sterminatore di poliziotti. Bisbigli nei caffè e nei giardinetti pubblici davanti al castello Estense. Autopattuglie in processione per le strade del centro.
Sguardi vigili e attenti dietro i finestrini. Delinquenti di poco conto e potenziali delinquenti a ridosso dei muri, assenti giustificati da ogni momento della vita sociale cittadina: l’ora dell’aperitivo non era mai stata cosi triste. Chi era il killer in bicicletta? Una domanda da un milione di euro. L’assassino neorealista, capace di far piombare il medioevo su Ferrara.

Torna Malatesta, lo sbirro anarchico, goloso di noodles Lucky Me! e tifoso della Spal, creatura di carta figlia della penna di Lorenzo Mazzoni e lo fa nel silenzio quasi generale della critica e finanche dei blog. Ho cercato recensioni online, anche solo qualche commento ed è strano notare come sia quasi completamente ignorato. Male, dico io, perché la scrittura di Mazzoni merita, unisce tocchi di ironia a una struttura tipicamente noir, con virate surrealiste che divertono e nello stesso tempo spingono alla riflessione.
La mosca, in pelliccia e sciarpa di lana, che ronza, molto chandlerianamente, non può che strappare un sorriso in un angusto ufficio di polizia, mentre a Ferrara si indaga sulla morte di quattro poliziotti. Un misterioso individuo a bordo di una bici li ha uccisi davanti a un pub. A Malatesta il compito di scoprire l’identità del killer e le sue oscure motivazioni.
La storia è concentrata in una novantina di pagine, forse più una novella che un romanzo, ma dense di sulfureo umorismo e non troppa velata critica sociale. La globalizzazione, il razzismo, (La DIGOS era impegnata a interrogare extracomunitari con qualche precedente penale, totalmente estranei ai fatti di quell’ultimo mese), l’anarchia si innestano in una struttura narrativa efficiente e funzionale a cosa l’autore vuole trasmettere, pur non cedendo alle regole dell’ intrattenimento.
Leggere Riti propiziatori di un uomo perbene insomma è un’ esperienza piacevole oltre che istruttiva. Il gioco metaletterario che unisce il killer a Stephen King, per esempio è uno degli inside joke, di cui Mazzoni si serve per i suoi funambolici paradossi, che lasciano nel lettore sempre un retrogusto amaro. Il gioco riesce proprio per l’analfabetismo, diciamo funzionale, della proprietaria dell’ Hotel Belvedere, nel quale non si vede un libro in giro.

― Esistono ancora gli scrittori? ― aveva chiesto lei, quando Stefano le aveva rivelato la sua professione.
― Ho venduto milioni di copie con il mio nome d’arte: Stephen King, lo avrà sentito nominare.
― E un nome straniero.
― Inglese, si. Ma io i libri li scrivo in italiano, quando compare la dicitura “traduzione di”, e una bugia. Il mio editore e un tipo in gamba: sa che non voglio essere scocciato e per tenere nascosta la mia vera identità fa stampare nei quarti di copertina la foto di questo tizio con gli occhiali. ― Stefano aveva prontamente tirato fuori dalla valigia una copia di It e l’aveva mostrata alla donna. ― E un brav’uomo, che si presta al gioco. E un bidello di una scuola primaria di Longobucco.

Ecco per dare un esempio del tipo ironia di cui parlavo prima che rende veloce la lettura e affatto pesante o noiosa. Dopo sprazzi sulla vita del killer, Mazzoni si concentra sull’ indagine di Malatesta, impegnato a far luce sul passato dei quattro poliziotti per vedere se c’è un elemento comune che li possa collegare alla ragione della loro esecuzione.
Capannoni industriali, cieli tersi, le vie di Ferrara, anche lo scenario urbano, si inserisce nella costruzione della trama, tesa come abbiamo visto allo svolgimento dell’indagine e a scoprire la vera natura del killer, tanto oscura a Malatesta, quanto al lettore.

Intorno a Ferrara tutti i campi erano luminosi, quasi fluorescenti. Migliaia di piante di girasole abbagliavano, con i loro fiori gialli, ogni spazio coltivato. Tra i capannoni di Salvi Frutta, dietro al Mercatone Uno, a fianco della strada che costeggiava la nuova caserma dei Vigili del Fuoco, si incuneavano in ogni spazio libero, fin sotto il cavalcavia e a ridosso del cantiere della metropolitana di superficie. Sullo sfondo i palazzoni a piu piani della prima periferia di via Ippolito Nievo e viale Krasnodar. La distesa infinita di giallo diventava ancora piu fluorescente e luminescente a contatto con le tinte pastello del cielo: un grigio spesso, quasi di piombo, strappato da qualche quadro iperrealista, un muro di fabbrica inglese della rivoluzione industriale stampato sull’etereo.

Finché sbuca una testimone a cui sembra di aver visto Brad Pitt. Lascio a voi scoprire come Malatesta arriverà al killer e che conclusione l’autore ha scelto per la storia. Buona lettura.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Ha abitato a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Romania, Bulgaria, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013), Quando le chitarre facevano l’amore (Edizioni Spartaco, 2015; Premio Liberi di Scrivere Award), Un tango per Victor (Edicola Ediciones, 2016). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Indagini di uno sbirro anarchico (2011), La Tremarella (2012), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014), Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate (2015). Il suo ultimo romanzo, Il muggito di Sarajevo (2016), è stato pubblicato da Edizioni Spartaco. È docente di scrittura creativa, reportage e fotografia, in Italia e all’estero, per Corsi Corsari e Mille Battute, e curatore del service editoriale ThinkABook. Collabora con Il Fatto Quotidiano. I suoi libri sono tradotti in spagnolo, romeno e inglese.

Source: pdf inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Koi Press”.

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