
LBP-Mayalen Gauthier
Benvenuta Annelise su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Prima di parlare di L’età dei sogni, tradotto in italiano da Ilaria Piperno per Gallucci e finalista della quinta edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi nella categoria +11, mi piacerebbe conoscere qualcosa di più su di te. Dove sei nata, che studi hai fatto, da quanto scrivi narrativa per ragazzi?
Ciao e grazie per questa intervista!
Sono nata a Villefranche sur Saône, vicino Lyon, nel 1979. Ho studiato marketing e comunicazione e ho lavorato in questo settore per una dozzina di anni, prima di lasciare tutto per dedicarmi soltanto alla letteratura. Era il 2011, mi stavo trasferendo a Tahiti (un ricordo bellissimo).
L’età dei sogni è un libro molto emozionante, ispirato a un fatto reale forse poco conosciuto all’esterno dei confini nordamericani. Ce ne vuoi parlare?
È vero, questo romanzo tratta un episodio molto importante per il Movimento per i diritti civili. Non conosco la situazione in Italia, ma in Francia la storia dei Nove di Little Rock è assai poco conosciuta. Quando la casa editrice Casterman ha pubblicato questo libro, nel 2013, si trattava dell’unica opera in francese dedicata a questo argomento. Sono molto felice di aver contribuito a far conoscere il percorso fatto da questi 9 ragazzi. Oggi c’è ancora molta strada da fare riguardo a queste problematiche (in relazione alle etnie, alla religione, al genere…)…e credo che scoprendo percorsi di questo tipo sia possibile fare passi avanti! Alcuni anni fa, una giovane lettrice mi ha confessato che, grazie a questo romanzo, aveva smesso di essere razzista, cosa in cui credeva fin da piccola, soltanto per imitare la sua famiglia. Quanto potere può avere la letteratura…e che grande regalo per l’autore.
Quando hai sentito parlare per la prima volta di questa vicenda? E quando hai deciso di trasformarla in un romanzo?
Non so quando ne ho sentito parlare per la prima volta. Il ricordo, comunque, non era così nitido in me, tanto da pensarci quando ho deciso di scrivere un romanzo ambientato negli Stati Uniti durante gli Anni Sessanta.
Mentre mi stavo documentando su questo periodo storico, ho incrociato una fotografia dei Nove di Little Rock ed è stata una sorta di elettroshock! Mi sono detta che quello era il tema di cui volevo impossessarmi.
Come ti sei documentata? Che tipo di ricerche hai fatto?
Ho usato tutte le fonti che avevo a disposizione, sia internet (video, archivi, blog…) sia libri (saggi, romanzi). Sono stati 5 mesi di intense ricerche! Non si è trattato soltanto di conoscere in modo approfondito la storia dei Nove di Little Rock, ma anche di arrivare a ricreare un’ambientazione, un’epoca. Penso che sia questa la cosa più difficile nel mio lavoro (scrivo soprattutto romanzi che si svolgono in ambientazioni o epoche diverse dalla nostra…per questo, ogni volta, è necessario un lavoro di ricerca).
Tutto inizia a cambiare nel maggio del 1954, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti rende incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole pubbliche. Ma la strada per l’integrazione è ancora lunga. Cosa ti ha colpito di più del coraggio e della perseveranza di questi giovani che vedevano nell’istruzione e nella scuola una via per la liberazione, e l’uguaglianza?
Quello che mi preoccupa e mi dispiace, è che oggi, al contrario, moltissimi giovani hanno perso interesse per la scuola e per l’istruzione (perlomeno in Francia) o non ne comprendono l’importanza. È un’opportunità così grande avere accesso a un’istruzione gratuita, laica, accessibile e uguale per tutti, indipendentemente dallo status sociale, l’etnia, il genere! E non è affatto così in tutte le parti del mondo.
La segregazione razziale non portò solo casi di ingiustizia, discriminazione e aggressioni verbali. Ma atti di brutalità inaudita, che anche se non in quel caso specifico portarono al linciaggio e alla morte delle vittime. Citi per esempio l’omicidio di Emmet Till, un adolescente nero assassinato nel 1955 in Mississippi, per avere guardato negli occhi una donna bianca. Ma la giustizia non interveniva in questi casi? Come giustificava queste inadempienze?
Su questo aspetto non vorrei si creasse confusione… ho scritto un romanzo sui Nove di Little Rock ma non sono né una storica né un’esperta dell’argomento, e non credo che la mia opinione possa avere una qualche legittimità in più rispetto a quella di chiunque altro. Per rispondere alla sua domanda, non so bene cosa dirle, sinceramente. Niente può giustificare un sistema di giustizia due livelli diversi. È un’atrocità.
Molly Costello, assieme a Grace Anderson protagonista de L’età dei sogni, è liberamente ispirata a Melba Pattillo, tra l’altro autrice di Warriors dont’ Cry. A Searing Memoir of the Battle to Integrate Little Rock’s Central High. Come hai dosato fantasia e realtà?
Ho scelto di ispirarmi alla storia di Melba Patillo, è vero. L’equilibrio tra finzione e realtà si è creato in modo abbastanza naturale, in realtà non mi sono fatta troppe domande. Credo di aver mantenuto i punti che mi erano apparsi i più importanti.
Naturalmente è una storia per ragazzi, dedicata a giovani lettori, tuttavia utilizzi un linguaggio e uno stile molto franco e diretto. Trasmetti insomma tutta la difficoltà che incontrarono i nove ragazzi di Little Rock e anche quella dei bianchi progressisti e contrari a queste discriminazioni. Pensi che la lettura del tuo libro possa essere utile anche ad aiutare ad affrontare fenomeni di bullismo anche non legato unicamente a questioni razziali?
Certamente, la riflessione e le emozioni suscitate dalla lettura di questo libro possono essere applicate ad altri contesti. Il rifiuto dell’altro, purtroppo, è dovunque. Ho un figlio che frequenta la scuola media, è un contesto incredibilmente violento, per non parlare delle problematiche etniche o sociali.
Del tuo libro mi ha colpito la scelta di alternare i capitoli dal punto di vista di Molly e di Grace. Mettendo a confronto le vite di due ragazze di quindici sedici anni accomunate dagli stessi sogni: andare bene a scuola, avere amici, avere un fidanzato. C’è un punto soprattutto in cui fai dire a Grace che per la prima volta ha pensato a Molly come a una coetanea ferita e non caratterizzandola per il colore della sua pelle. È un punto di svolta nella tua storia? Un atto di consapevolezza?
È possibile!
Grazie della tua disponibilità, mi piacerebbe chiudere questa intervista chiedendoti di parlare dei tuoi progetti futuri.
Non sono ancora abbastanza maturi da poterne parlare.
[Traduzione dell’intervista a cura di Ilaria Piperno.]
Ritengo questo romanzo davvero completo. Racchiude argomenti d’attualità come il bullismo e la prepotenza, il mondo dei giovani così difficile da comprendere, la diversità quando si appartiene a un altro popolo e si arranca per essere accettati, la disabilità che isola e incuriosisce allo stesso tempo, la storia del nostro paese che nessuno dovrebbe mai dimenticare.
Benvenuto Emanuele sulle pagine di Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Ha esordito l’anno scorso con libro bellissimo, me lo lasci dire, dal titolo L’Acqua Alta e i denti del lupo, un’ indagine investigativa sui generis, svolta comunque in modo serio e scientifico, con tutte le armi dello storico che cerca documenti in favore di una tesi tutta da dimostrare. Come è nata l’idea di dedicarsi alla stesura di questo libro?
Un aggiornamento per i molti amici di Ben Pastor che mi chiedono notizie delle sue prossime pubblicazioni in Italia.
Dopo tanta attesa sembra sia giunto finalmente il momento di Bernhard “Bernie” Gunther, investigatore nella Germania nazista, personaggio iconico del compianto scrittore scozzese Philip Kerr, morto a soli 62 anni nel 2018.
Massimo Carlotto torna in libreria con un romanzo completo, ricco e come sempre molto attuale. Una storia legata a personaggi speciali e al mestiere di vivere. Ma vivere cosa? Una vita diversa, forse. Una vita migliore, si spera. Una vita dove non vengano presi in giro, additati, costretti a mentire a se stessi e agli altri. Perché non è facile essere un porno attore che deve salutare per sempre la scena. Non è facile essere una donna etichettata come assassina e puttana. Non lo è sentirsi femmina nel corpo di un uomo. Non è semplice nascondersi dietro un’ora di sesso senza coinvolgere i sentimenti.
Come sempre la cosa che più affascina Donato Carrisi, come tutti i creatori di thriller spiccatamente psicologici, è la mente umana, i suoi misteri, i suoi abissi, la paura e l’inquietudine che sa contenere, e questa volta nel suo nuovo libro La casa delle voci, edito da Longanesi, non tradisce la sua vocazione di indagatore della psiche.
Il ruolo statunitense nel mondo è al centro dell’ultimo saggio di Luigi Bonanate dal titolo quanto mai evocativo Il destino americano (Nino Aragno Editore). Un testo singolare nella sfera delle Relazioni Internazionali che focalizza la sua attenzione nell’ambito circoscritto dell’analisi della politica estera in quanto tale di un unico soggetto, per quanto eccezionale come possono essere gli Stati Uniti d’America.
Un senso struggente di mancanza accompagna la lettura de L’acqua alta e i denti del lupo di Emanuele Termini, Exorma Edizioni. Un libro interessante sotto molteplici punti di vista, di piacevolissima lettura e nello stesso tempo concettualmente complesso e multiforme.
Durante queste vacanze natalizie ho letto un libro molto interessante dal titolo Il potere del Nunchi – L’arte coreana di convincere gli altri in modo efficace e amichevole. Il sottotitolo mi aveva un po’ spiazzato, ma chiarisco subito non è un manuale per persuadere gli altri a fare quello che volete, anzi lo spirito del libro è decisamente diverso. Euny Hong l’autrice ci apre le porte più segrete della sua cultura e ci insegna come stare bene con gli altri, e nello stesso tempo come fare stare bene le persone che ci circondano, siano amici, colleghi di lavoro, parenti, conoscenti occasionali. L’educazione coreana si basa su questi principi, e gli stessi genitori coreani più che le buone maniere insegnano ai figli, già da molto piccoli, come affinare questi super poteri basati sull’intuito, il buon senso, la fiducia, l’armoniosa ricerca di una vita comunitaria felice. Tanti sono i consigli, tutti incredibilmente semplici e alla portata di tutti, dall’importanza di saper tacere, alla capacità di connettersi con la mutevolezza delle relazioni umane. Ci insegna a fidarci delle prime impressioni, a non sottovalutare l’intuito, spesso oscurato dalla troppa razionalità. Ci insegna che quando entriamo in una sala piena di gente interagiamo con un ecosistema delicato e complesso, in continua evoluzione. E noi dobbiamo imparare a evolvere con lui, adattandoci ai mutamenti e rispettando le sensibilità e i sentimenti altrui. Sembrerà strano leggere che ferire qualcuno senza intenzione è più grave che farlo intenzionalmente, o ci metterà in imbarazzo scoprire che anche le migliori intenzioni non bastano a vivere in armonia con gli altri per perseguire il successo e la felicità. Ci insegna che correre in una direzione perché tutti gli altri lo fanno può salvarci la vita, come ci insegna che l’ignoranza non è una giustificazione, e bisogna conoscere le culture e le usanze delle comunità anche nuove in cui si ha l’occasione di vivere. Ci insegna che noi non siamo il centro del mondo, che non tutto ruota intorno a noi, ma siamo un piccolo granellino di sabbia nella spiaggia corallina dei rapporti umani. Imparare a scegliere il proprio partner, i propri amici, i propri dipendenti o soci in affari non sono cose da poco, anzi sono centrali nelle nostre vite. E questo libro ha il pregio di indicarci un percorso da seguire per migliorarci e migliorare i nostri rapporti con gli altri. Traduzione di Laura Miccoli.
























