Posts Tagged ‘letteratura italiana’

:: Qohelet e Gesù – Credere in altro modo di Ludwig Monti (Edizioni San Paolo 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

Il piccolo libretto di Qohelet, “scandaloso” gioiello biblico, sembra scardinare tutte le nostre certezze e consegnarci a un pessimismo disperante. Che legame ci può essere tra questo libro della Bibbia e Gesù?

A tale interrogativo vuole rispondere il presente volume. Partendo da un’intuizione fondamentale dei Padri della Chiesa – «il nostro Ecclesiaste è Cristo» –, l’autore ci propone una rinnovata lettura cristiana di Qohelet, intendendola più o meno così: l’uomo Gesù Cristo si è confrontato con le domande e i problemi lasciati aperti da Qohelet. Li ha affrontati, pensati, solo in parte risolti, anzi spesso li ha trasformati in nuove domande, ben sapendo che l’autore di questo libro si rivolgeva «a tutta la creazione e al mondo intero riguardo ad argomenti comuni a tutti».

Un particolare cammino di lettura di Qohelet poco battuto ma, come ben dimostra Ludwig Monti in questo volume, capace di aprire sentieri inediti di riflessione in vista di una lettura cristiana, dunque umana, di Qohelet. E, di conseguenza, dell’esistenza tout court, perché tra i libri biblici Qohelet è tra quelli più moderni, o forse eterni, nel tratteggiare il mestiere di vivere. 

Il Qohelet, o altresì noto come l’Ecclesiaste, (nella tradizione ebraica, uno dei cinque rotoli (meghillot) inclusi del Tanakh), è il più misterioso libro della Bibbia cristiana. Un testo breve se vogliamo, moderno per sensibilità e profondità, capace di scardinare molte certezze e portare alla luce le contraddizioni e le dissonanze che la vita porta con sé.

Ludwig Monti, biblista e monaco di Bose ha voluto nel suo saggio Qohelet e Gesù – Credere in altro modo, raccogliere i commenti su questo testo da Lutero a Girolamo, da Ravasi ad altri teologi e biblisti contemporanei, aggiungendoci anche sue personali intuizioni che spera siano di aiuto per la comprensione a chi si avvicina a questo testo che forse più di altri è stato vittima di fraintendimenti e interpretazioni discordanti.

Innanzitutto una precisazione è d’obbligo: non è un testo interpretabile esclusivamente spiritualmente, tutte le creature terrene sono create da Dio e perciò racchiudono quella bellezza e quella bontà che rende il creato emanazione stessa del divino.

La vita terrena, la gioia conviviale, l’amore per la propria donna, la felicità insita nei piccoli piaceri della vita sono realtà oggettive positive, non in contraddizione con i dettami morali. La vita racchiude in sé quelle ricchezze che la rendono un dono del creatore per le sue creature, e perciò vanno epurati tutti quei preconcetti negativi che hanno inquinato molte interpretazioni distorte di questo testo.

La vita è un soffio, eccetto… In questo eccetto sta racchiuso tutto il mistero e l’essenza di questo libro. Eccetto l’amore, eccetto la bellezza, eccetto la felicità, eccetto Dio. E ci svela che il grande segreto per condurre una vita giusta e seguire i comandamenti e le prescrizioni morali. Semplice, non c’è altro che dobbiamo conoscere, e come dice Gesù tutti i comandamenti sono concentrati in un’unica prescrizione: ama, ama Dio e il tuo prossimo come te stesso.

Sia Qohelet che Gesù sono stati a loro modo pietre di scandalo, per i contemporanei e per le generazioni seguenti. Hanno posto domande scomode, hanno dato risposte scomode, fuori da quella comfort zone dove amiamo rifugiarci per stare al sicuro, per crogiolarci nelle nostre false sicurezze.

Il testo di Ludwig Monti è invece prezioso proprio perché fa chiarezza su molti punti oscuri, confronta traduzioni e commentari, ed è sorprendente la preparazione di questo monaco, e la sua conoscenza dei testi e dei giusti significati delle parole antiche.

La lettura di Qohelet e Gesù – Credere in altro modo è  sicuramente complessa da affrontare e bisogna avere una certa disposizione d’animo tesa all’apprendimento alla conoscenza, ma lo sforzo è compensato da un arricchimento personale davvero notevole.

Ludwig Monti, nato a Forlì nel 1974, è monaco di Bose e biblista. Collabora, tra l’altro, alle riviste Parola, Spirito e Vita, Ricerche storico bibliche, Rivista Biblica, Rivista del Clero e Rivista Liturgica. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Una comunità alla fine della storia. Messia e messianismo a Qumran, Paideia, Brescia 2006; Le parole dure di Gesù, Qiqajon, Magnano 2012; I Salmi: preghiera e vita, Qiqajon, Magnano 2018; Gesù, uomo libero, Qiqajon, Magnano 2020; L’ infinito viaggiare. Abramo e Ulisse, EDB, Bologna 2020 (con B. Salvarani). Con Edizioni San Paolo ha pubblicato: Le domande di Gesù (2019), volume più volte ristampato.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa Gruppo San Paolo.

:: Ogni luogo un delitto di Flavio Troisi (Autori Riuniti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2021

Nel parcheggio stazionava una dozzina di vetture malridotte. In mezzo a quella ferraglia spiccava un massiccio autocarro militare Iveco verniciato di un arancio squillante, con abbondanti bozzi di ruggine. Una via di mezzo fra un’auto e un mezzo d’assalto.
«Il panzer?» Chiese Fabio, ricordando l’allusione di Raffa a tavola.
Costel gonfiò il petto. «Bello, eh?»
«Non sapevo che fossimo in guerra.»
«Siamo sempre in guerra.»
«Con chi?»
Costel scoppiò a ridere. «Come, con chi? Siamo rom, gagio! Rom! Contro la miseria!»

Due investigatori improbabili, lo scenario maestoso della Val di Susa, un senatore a vita eccentrico la cui morte è avvolta in una nuvola di mistero, una comunità rom che vive rispettando la natura, una misteriosa lapide con su scritto i nomi di partigiani uccisi, un presunto fantasma, un carico di refurtiva che nasconde un orrore indicibile, questi sono gli ingredienti del thriller d’esordio di Flavio Troisi, che in realtà dell’esordiente ha poco o nulla, dopo una lunga carriera di ghost writer ha imparato i segreti del mestiere se vogliamo, e grazie anche a un ampio parco di buone letture ha raggiunto una buona maturità compositiva, aggiungendosi di suo un certo talento innato per il bizzarro e l’insolito.

Ma andiamo con ordine: Fabio Castiglione, il protagonista, arriva in Val di Susa per aiutare un’amica e “socia” d’affari, per cui ristruttura case che poi la donna rivende a prezzi esorbitanti, Flaminia Giraudo, figlia unica del senatore a vita Vittorio Giraudo, ritiratosi nella valle per sfuggire i mali della vita moderna e improvvisamente morto. Flaminia vuole che ristrutturi la baita dove il vecchio viveva per rivenderla, e Fabio, la cui situazione è piuttosto precaria e vive al minuto più che alla giornata, accetta e arriva da Roma con le migliori intenzioni.

Ecco inizia così la nostra storia, dirvi troppo della trama sarebbe un crimine, per cui cercherò di essere criptica quanto l’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Insomma in poche righe abbiamo tutte le coordinate principali per seguire questo insolito thriller, molto americano negli sviluppi, se non fosse che invece della periferia e provincia americana ci ritroviamo nei boschi della Val di Susa, uno scenario quanto mai adatto a imbastire una storia che oltre al thriller prende derive horror e weird tipiche di una narrativa altra che non a caso ha fatto accostare Troisi a maestri come Joe R. Lansdale, Elmore Leonard e soprattutto Stephen King, che a mio avviso è la sua maggiore fonte di ispirazione per tutta la parte che sfiora con l’assurdo e l’irragionevole.

Ma noi sappiamo che la vita è assurda e irragionevole, sappiamo che la follia si nasconde negli anfratti più dimenticati e spinge a credere ai fantasmi, alle leggende, alla percezione di dimensioni altre o a poteri (non si sa quanto reali) come quello di percepire l’aura dei luoghi in cui si sono maturate sofferenze e dolori. Fabio infatti sente il dolore delle case, dei luoghi e questa sua capacità lo rende d’ufficio un investigatore sui generis, con una marcia in più. Come finisce a fare coppia con Costel e innamorarsi di Shermina e conoscere la comunità rom di San Michele, lo scoprirete leggendo il libro, probabilmente vi ho già detto troppo.

Flavio Troisi scrive bene, con ironia e divertito disincanto. Sporca il suo narrato di critica sociale, dalle venature ambientaliste, alla critica ai pregiudizi che inquinano ancora l’anima di molti contro i rom, chiamati zingari ovvero schiavi. E lo fa in modo naturale, affatto didascalico rendendo appieno l’assurdità del tutto. Resta un thriller per l’ossatura narrativa, ma la sua anima horror emerge dalle spruzzate di soprannaturale e dalle descrizioni quasi splatter di alcune scene che se turbano proprio la vostra sensibilità potete saltare. Noi non possiamo che augurare a Flavio Troisi altri libri e altre storie come queste da raccontare con la sua originalità e il suo talento.

Flavio Troisi, classe 1972, scrittore e ghost writer per diversi editori. A suo nome per Mondadori ha pubblicato: “Lascia tutto e seguiti” (2015), manuale per reiventarsi e ripartire in tempi travagliati, e il romanzo “L’altra linea della vita” con Roberta Cuttica (2017). Sempre per Mondadori ha curato il romanzo “Portami lassù” di Cristina Giordana (2018). Con l’ex presidente globale di Apple Marco Landi ha dato alle stampe “Business Humanum Est” (2018). Pubblica inoltre racconti e romanzi brevi in ebook che potete scaricare da Amazon e altri siti online. Cura un canale youtube dal titolo Broken Stories – Narrazioni avvincenti e immaginifiche e potete leggere qualcosa di suo anche sul suo sito La Fattoria dei Libri.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Autori Riuniti e l’autore.

:: L’ora muta di Simone Cerlini (AlterEgo edizioni 2021) a cura di Fabio Orrico

26 marzo 2021

L’ora muta è il terzo romanzo di Simone Cerlini (i primi due sono Andreina delle frottole, uscito per Guaraldi nel 2004 e Il profilo dei lupi, Pubblicato da Giraldi nel 2008) e aggiorna l’idiosincrasia dell’autore reggiano per i temi della famiglia e del lutto. Ho usato il termine temi ma non è giusto nei confronti di Cerlini utilizzare in modo un po’ sbrigativo e forse banale simili occorrenze. Famiglia e lutto sono prima di tutto ossessioni oltre che campi d’indagine e sono tra loro strettamente correlate. La famiglia è il palcoscenico su cui si muovono le sue storie e il lutto è l’innesco che dà vita alla deflagrazione. Lutto inteso nel senso più ampio, dall’abbandono fisico fino all’agonia degli ideali, dallo spegnersi di un sistema valoriale fino all’avvicendarsi di generazioni ed epoche storiche. Rispetto ai suoi libri precedenti (e non vanno dimenticati i racconti di Segrete usciti per Prospettive nel 2011, perché, se non lo sapete, e se non lo sapete ve lo dico io, Cerlini è anche un maestro della forma breve) smarrimento generazionale e catastrofe esistenziale vengono proiettate su uno sfondo molto più ampio, se vogliamo quasi sociologico. Siamo a Reggio Emilia (non solo in realtà, ma diciamo che questa è la scena del delitto) e Giorgio Doveri, manager di successo, si trova drammaticamente coinvolto nei problemi finanziari dell’azienda per cui lavora, in maniera tale da dover ridefinire radicalmente la sua vita e i suoi affetti, primo fra tutti il rapporto con la figlia Camilla, vera protagonista del romanzo e in una certa misura vittima del retaggio paterno. È tramite lei che assistiamo al crollo di una prestigiosa azienda tessile, controfigura della Mariella Burani, ed è sempre lei a intercettare, come in una tragedia greca, una specie di madre vicaria, quella Moira che è un personaggio-chiave del libro (e, per inciso, nel mondo greco ricordato poco sopra c’era un’altra Moira professionista del tessile, solo che si occupava di destini e non di abiti).
Spesso il fascino di un romanzo è dato dall’abilità del suo autore di tacere particolari e dosare i segnali di crisi dei personaggi, mantenendoli in aristocratiche quanto irritanti zone d’ombra. L’ora muta procede in modo del tutto contrario. Ogni personaggio ci appare inserito nella sua luce, quasi sovraesposto, e ne vediamo pregi e difetti, ne capiamo le ragioni; con diabolica assertività Cerlini ci costringe a comprendere anche le pulsioni più sgradevoli. Riesce in questo delocalizzando la trama in forme e generi diversi. Se nei suoi primi due romanzi Fitzgerald alternava la prosa con il linguaggio teatrale, ecco che Cerlini a metà libro usa l’artificio della sceneggiatura per decodificare la scatola nera di Camilla, mentre le ragioni della sua madre biologica, Nimat, personaggio laterale e centrale, dirompente e dirimente, vengono affidate a un’intervista.
Con L’ora muta Cerlini alza il tiro della sue ambizioni e tende all’opera – mondo. Romanzo di formazione, romanzo d’amore, romanzo sul lavoro, spy story e sguardo fenomenologico, il tutto fuso in una struttura perfettamente scandita, mobile, capace, come già detto, di dare voce piena a ogni personaggio. L’accumulo di sottotrame è risolto con assoluta naturalezza, niente forzature ma un piacere di narrare contagioso che spinge chi legge a voltare pagina.
Alla fine di questa saga tragica che abbraccia due generazioni e che parte dal 1985 per arrivare ai giorni nostri, violando confini anche fisici e scavando e poi riempiendo nuovamente trincee tra gli uomini, resta forse la consapevolezza di come tutte le esistenze siano collegate e tra loro dipendenti. Una consapevolezza ben sintetizzata da Nimat nella sua parabola esistenziale e politica. Anche se non è la protagonista, Nimat è comunque la figura che riesce a dare la misura del talento entropico di Cerlini. Una donna portatrice della propria tragedia personale e nazionale (è palestinese) che impatta con le strutture della vita italiana, del suo stato e si pone come ideale cattiva coscienza, controcanto e specchio deformato del cammino compiuto da sua figlia Camilla. Ne L’ora muta c’è questa tensione continua a scoprire le contraddizioni e poi metterle l’una accanto all’altra, evidenziarle e tentare di farle convivere: l’amore paterno con la pratica del ricatto, la borghesia che crolla nel sottoproletariato si direbbe per pura incomprensione familiare. Camilla, che riassume nel suo DNA tradizione contadina e rampante yuppismo, entrambi calati nelle nuove e nevrotiche forme del nostro mondo del lavoro, ha il suo momento-chiave nella lunga tirata fatta all’amica Luisa contro il suo stile di vita alternativo. C’è, in quel dialogo acuminato, una comprensione profonda (comprensione piena dell’autore, parziale del personaggio) dell’enorme equivoco in cui, improvvisamente, ci siamo trovati a vivere. Un mondo di valori spazzato via apparentemente senza violenza. E invece la violenza c’è stata e c’è, eccome. L’ora muta mostra questa violenza che noi lettori possiamo sperimentare in ogni istante della nostra vita, semplicemente uscendo di casa. Il termometro è nei contratti di lavoro che firmiamo e nello spaesamento che proviamo se solo ci mettiamo a riflettere sulla nostra identità di lavoratori e cittadini. L’ora muta parla anche di questo perché, forse, non è solamente un romanzo ma anche un referto. Se vogliamo farci un’idea dell’Italia, è bene leggerlo.

Simone Cerlini nasce a Reggio Emilia, nel 1972. Scrive di letteratura e costume per Pangea.news. Ha collaborato con Il primo amore e Scrittinediti. Nel 2013 pubblica con Fabio Orrico la raccolta di saggi “L’indicibile nella narrativa contemporanea”. “La ragazza che ballava sui cornicioni” (Feltrinelli Zoom, 2015) è la sua ultima raccolta di racconti.

:: Review Party: Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio di Barbara Frale (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

22 marzo 2021

Firenze, 1482.

Il giovane Leonardo da Vinci si è già fatto un nome, come apprendista alla celebre bottega del Verrocchio. Ma insieme alla fama il talento gli ha portato anche molti nemici, tanto che la città non è più un luogo ospitale per lui. Così, quando Lorenzo il Magnifico, suo protettore, gli offre una possibilità di riscatto, Leonardo accetta senza remore.

Dovrà recarsi a Milano, dal duca Ludovico il Moro, alleato dei Medici. Ufficialmente sarà uno dei valenti artisti chiamati a dare lustro alla corte degli Sforza, e avrà l’occasione di creare capolavori che lo renderanno immortale. Ma quella che nasce come una nobile collaborazione finirà presto per trasformarsi in un insidioso legame, quando il nuovo mecenate di Leonardo si rivelerà il suo antagonista…

Tra storia e leggenda, una sfida pericolosa per un genio che non ha avuto pari.

Barbara Frale, l’autrice

È una storica del Medioevo, nota in tutto il mondo per le sue ricerche sui Templari. Autrice di varie monografie, ha partecipato a trasmissioni televisive e documentari storici. Ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Masters of Florence in onda sulla RAI ed è autrice, insieme a Franco Cardini, del saggio La Congiura. La Newton Compton ha pubblicato con successo I sotterranei di Notre-Dame, In nome dei Medici, Cospirazione Medici, La torre maledetta dei templari, Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio e il saggio I grandi imperi del Medioevo.

Francia, 1519. Troviamo un Leonardo anziano, al termine della sua vita, all’inizio del romanzo storico Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio di Barbara Frale. Sua Eminenza Cristoforo Numai, legato apostolico di papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici figlio di Lorenzo il Magnifico e il re di Francia Francesco I si recano al castello di Clos-Lucé, dove Leonardo si è rifugiato, per motivi opposti. Il Cardinale su incarico del Papa Leone X vuole da Leonardo un prezioso libro, dal contenuto eretico, condannato dalla Chiesa, che Leonardo custodisce in segreto, Sui principi di Origene nella versione originale non nella traduzione del monaco Rufino. Contenente, si presume, un trattato sulla Creazione, ma non la Genesi, bensì un testo apocrifo. Un’altra Bibbia, precedente e non scritta da Dio. Una conoscenza proibita agli uomini, la stessa che il Serpente rivelò ad Adamo, il segreto stesso della somma conoscenza che rende simili a Dio.

Francesco I dal canto suo vuole solo difendere Leonardo senza mettersi però in aperta opposizione del Papa di cui necessitava i favori per ambire al trono del sacro Romano Impero lasciato vacante dalla morte di Massimiliano I d’Asburgo. Leonardo nega di possedere quel libro, anche se minacciato di scomunica, pur tuttavia affermando di non essere un eretico, in cambio gli narrerà una storia e ascoltandola sapranno anche del libro che tanto interessa al Papa, e all’alba verrà svelata l’ultima verità, la più grande eredità che Leonardo lascia al mondo.

E così da quel momento la narrazione passa in prima persona e Leonardo ricorda di quando era giovane a Firenze in un momento di grave crisi creativa, quando non riusciva a terminare nessuna opera che iniziava, braccato dalla giustizia e Lorenzo il Magnifico stesso, suo mecenate e protettore per salvarlo da se stesso gli propone di andare a Milano alla corte di Ludovico il Moro, alleato dei Medici, apparentemente come artista, in realtà incaricato di una missione segreta, oltre ad acquistare De igne, del celebre Leon Battista Alberti, deve trovare un documento prezioso di inestimabile valore per Lorenzo.

Leonardo accetta e fa la conoscenza con Lisandro Dovara, un incontro capace di cambiare per sempre la sua vita… Per chi ama i libri una lettura appassionante, l’autrice è davvero brava a rendere tutto misterioso e nello stesso tempo avvincente. Che poi Leonardo oltre che genio ineguagliato versatile in ogni tipo di arte e scienza abbia anche vissuto una storia d’amore capace di dare un senso alla sua vita tra intrighi, macchinazioni dei potenti è una parte che ho apprezzato molto. Ve ne consiglio senz’altro la lettura, sia per le competenze storiche dell’autrice, che rende tutto credibile anche le parti volutamente inventate, che per la fluidità della narrazione. Buona lettura.

:: Giulietta e Federico di Federica Iacobelli, illustrazioni di Puck Koper (Camelozampa, 2019) a cura di Giulietta Iannone

11 marzo 2021

Nella luce del tramonto avvistò Giulietta che cantava tra i ruderi di un tempo passato, “Dove sei stata?” le domandò,”Molto lontano e molto vicino”.

Giulia Masina nacque a San Giorgio di Piano, Bologna, nel 1921, esattamente 100 anni fa, una bella occasione per riscoprire l’albo illustrato Giulietta e Federico edito da Camelozampa nel 2019, con testi di Federica Iacobelli e disegni, coloratissimi e naïves, di Puck Koper. Copertina cartonata, 48 pagine, l’albo è un simpatico omaggio a una coppia di artisti, innamorati nella vita, che hanno fatto la storia del cinema, non solo italiano. Con i suoi cinque premi Oscar, quattro al miglior film straniero e uno alla carriera, Federico Fellini si è guadagnato un posto di primo piano nella storia dell’arte tutta. Forse non tutti sanno come si conobbero Federico e Giulietta (questo era il nome con cui Federico chiamava affettuosamente sua moglie) né sanno chi fossero Cico e Pallina, questo albo aiuta a scoprirlo, come aiuta ad entrare nel mondo fantastico e meraviglioso che caratterizzò l’arte di questi artisti così straordinari. Prima di fare cinema Federico Fellini si occupò di teatro e radio e infatti era l’autore di una fortunata serie di piccoli radiogrammi intitolata Le avventure di Cico e Pallina, in cui Giulietta Masina era la voce di Pallina. Così si conobbero, si innamorarono e non si lasciarono più fino alla morte. Dopo la morte di Federico Giulietta aspettò cinque mesi e lo seguì nel riposo eterno. Questo albo ci aiuta a entrare nel loro mondo, allegro, colorato, fatto di schizzi e disegni, suoni, e immagini in movimento in cui emerge la gioia di vivere, di amare e creare. Tante le citazioni e rimandi all’immaginario felliniano, tratte da film indimenticabili in cui Giulietta fu protagonsita come La strada, Le notti di Cabiria, Giulietta degli spiriti, e infine Ginger e Fred. Giulietta e Federico si fregia inoltre del prestigioso logo Fellini 100, in occasione delle Celebrazioni per il centenario di Federico Fellini.

Federica Iacobelli lavora come scrittrice, sceneggiatrice e drammaturga. Insegna sceneggiatura all’ISIA Urbino e scrittura e drammaturgia in corsi di alta formazione e universitari. Ha scritto racconti, romanzi, testi teatrali, script per film documentari, film d’animazione e programmi tv. Ha pubblicato tra gli altri Uno studio tutto per sé (Motta Junior, Premio Pippi scrittrici per ragazzi 2008), Mister P (illustrato da Chiara Carrer, Topipittori), La città è una nave (Topipittori).

Puck Koper è un’illustratrice di Rotterdam. Si è laureata in Illustrazione alla Kooning Academy di Rotterdam per poi conseguire un master in Children’s Book illustration alla Cambridge School of Art. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’AOI World Illustration Awards, il Nami Concours ed è tra i finalisti ai Golden Pinwheel Illustrations awards assegnati dalla International Children’s Book Fair di Shanghai. Ha inoltre ottenuto il prestigioso Dutch Fiep Westendorp Foundation Award.

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: Creature di caldo sangue e nervi. La scrittura di Raymond Carver di Antonio Spadaro (Ares Edizioni, 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 marzo 2021

Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, teologo gesuita e saggista scrisse Carver: un’acuta sensazione di attesa ormai vent’anni fa nel 2001, a 34 anni. Lo scorso ottobre il volume è tornato in libreria, per le edizioni Ares, ampliato e aggiornato con una meditata premessa, con il titolo Creature di caldo sangue e nervi. La scrittura di Raymond Carver e si può dire che l’autore abbia sperimentato con mano quanto Carver abbia operato nella sua vita, l’abbia plasmata, positivamente si potrebbe aggiungere. Il saggio monografico sulla vita e le opere di Carver, nella collana Profili, per quanto breve tocca i punti salienti discussi sia dalla critica americana, sia dalle personalissime riflessioni che Spadaro modella sulla sua propria vita. Temi come se Carver fosse principalmente un poeta o un narratore, o quanto Gordon Lish modificò (e per alcuni snaturò) i suoi testi, etc… passano sullo sfondo, sebbene vengano toccati, dando invece spazio a riflessioni più intime, come la totale mancanza di ideologia delle pagine di Carver, l’importanza della vulnerabilità dell’essere umano, il trovare nella vita la sola e unica fonte di ispirazione, l’origine e la sequenza esatta della sua arte: storie, immagini, parole, punteggiatura. Spadaro non decostruisce la lingua carveriana, per trovare i suoi segreti nascosti e la sua grandezza letteraria, ma fa qualcosa di più alto e profondo, ne cerca il senso ultimo, quel senso che fa trovare la santità nella vita ordinaria e quotidiana. Gli eroi di Carver sono persone comuni, fragili, problematiche, ma non per questo meno nobili o degne di stima o di considerazione. E proprio perché sono veri, autentici, questi eroi sono degni di essere osservati con tenerezza e commozione. Perché chiunque affronta la vita, il dolore, la morte di per sé è eroico. Punto centrale di tutto questo studio è la riflessione di quanto per Carver la scrittura sia diventata a tutti gli effetti col tempo un co-strumento di redenzione, dalla sua vita “dannata” dall’alcool e dal disordine. Redenta soprattutto grazie all’amore di una donna, Tess Gallagher, ma anche dalla scrittura e qui amore e scrittura si fondono dando un senso al tutto, perché non è forse vero che quando Carver si interroga sul cosa voleva ottenere dalla vita, l’unica risposta sensata da darsi resta “Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra”.         

Antonio Spadaro (Messina, 1966), gesuita, teologo e saggista italiano, è direttore della rivista «La Civiltà Cattolica». Il 10 dicembre 2011 papa Benedetto XVI lo nomina consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e il 29 dicembre consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Nel gennaio 2012 ha ricevuto a Caserta il prestigioso premio Le Buone Notizie – Civitas Casertana, uno dei più importanti premi di giornalismo italiani.
È autore, tra gli altri, di  Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea (2009), Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete (2011), Il disegno di papa Francesco. Il volto futuro della Chiesa (2013), Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato (2013), La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro (2013), Oltre il muro. Dialogo tra un mussulmano, un rabbino e un cristiano (2014, con Omar Abboud e Abraham Skorka) e Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani (nel quale intervista papa Francesco, 2017).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Simona Mirata dell’Ufficio Stampa Edizioni Ares.

:: Memorie dal sottobosco. Un coleottero dei funghi (Exorma Edizioni, 2021) di Tommaso Lisa, a cura di Natalina Saporito

15 febbraio 2021

Ad un occhio furtivo e poco attento, Memorie dal sottobosco di Tommaso Lisa, Éxòrma editore, potrebbe sembrare il manifesto di una contemplazione irrazionale verso il Diaperis boleti, un insetto appartenente alla famiglia dei Tenebrionidi dell’ordine dei Coleotteri. E in vero l’autore, dottore di ricerca in Lettere, entomologo per passione, con perizia e dovizia di particolari, ci restituisce non solo la carta di identità di questo esemplare (e altri dello stesso ordine) che trova domicilio nei funghi ma il suo intero ciclo di vita. Tuttavia l’opera è molto di più. In primis è un viaggio nel tempo, nel nostro e in quello dell’autore. Lisa ci racconta come nasce l’amore, allo sguardo dei più, insolito per questo insetto (il quale potrebbe, da qui a non molto, essere protagonista della dieta alimentare del mondo), consegnandoci frammenti di vita personale delle sue esperienze di figlio e padre. Memorie dal sottobosco però è anche un viaggio nello spazio, uno spazio chiuso come quello domestico e aperto come i luoghi delle colline fiorentine, in cui Lisa ci porta, facendoci sentire gli odori di un ecosistema a cui, nell’epoca del consumismo, siamo poco inclini, e in Ontario, attraverso la navigazione virtuale su Google maps, una realtà fissa e spopolata che sembra fatta solo per l’autore. Indossando lenti graduate però l’opera risulta l’espressione di un’esperienza più profonda, che dal microscopico trasfigura nel macroscopico, dal soggettivo all’oggettivo, facendoci cogliere la legge sottesa al mondo degli esseri viventi del nostro buon Charles Darwin e, con essa, la nostra vulnerabilità dinnanzi ad una pandemia, al riscaldamento globale, ad un’eclissi e qualsiasi altro fenomeno naturale di cui l’uomo può o no esserne la causa ma di sicuro parte integrante, natura stessa, come l’autore sottolinea. Non è necessario essere esperti di Entomologia o di Scienze naturali in generale per leggere e comprendere appieno il/i significato/i profondo/i di Memorie dal sottobosco, il linguaggio è chiaro, limpido, scorrevole e la straordinarietà di quest’opera è che, pur non essendo un manuale di Entomologia, si presta tanto anche alla consultazione e allo studio, fornendo risposte di carattere scientifico e non solo ma soprattutto instillando molteplici domande e curiosità.

Tommaso Lisa: è nato nel 1977 a Firenze, dove vive e lavora. Appassionato entomologo, nel 2001 ha pubblicato per l’associazione francese “r.a.r.e.” il catalogo ragionato sui Cicindelidi della regione del Mediterraneo. È dottore di ricerca in Lettere. I suoi studi di estetica si sono concentrati sulla “poetica dell’oggetto” del filosofo Luciano Anceschi, nella poesia italiana nella seconda metà del Novecento, da Montale alla nuova avanguardia. Ha scritto libri di critica letteraria su Edoardo Sanguineti e Valerio Magrelli.

Source: libro del recensore.

:: I passi di mia madre – La ricerca di un amore mancato di Elena Mearini (Morellini Editore 2021) a cura di Natalina Saporito

6 febbraio 2021

“Ci sono giorni in cui mi alzo dal letto e incomincio a fare le cose senza una ragione, mi muovo solo per ricordarmi che esisto oppure per dimenticarmene, non l’ho ancora capito”.

Queste sono le parole d’esordio della protagonista dell’ultimo romanzo della scrittrice milanese Elena Mearini, I passi di mia madre, edito da Morellini, alla quale Mearini, con arte magistrale, presta la sua penna per raccontare di sé e della ricerca di un Amore mancato, quell’amore che ha stipato i suoi quarant’anni nel corpo di una dodicenne.

Agata, questo il suo nome, è un editor milanese, vive e legge tante vite ma attorno alla sua orbitano quella di suo padre e, in un rapporto di luci e ombre, quelle di Marco e Samuele.

Indossa le scarpe della mancanza – Agata – ci cammina dentro da una vita e l’angoscia di questo vuoto che la spinge alla ricerca non si evince tanto dal ritmo narrativo quanto dalla sua struttura itinerante nel tempo e nello spazio. Agata racconta la sua storia in un’altalena fatta di passato e presente, andate e ritorni, fermate e partenze e alla sua intreccia quella di Lucia, la madre, di cui immagina l’esistenza in quasi trent’anni di assenza, partendo da Dio. Così i dodici capitoli di questo romanzo diventano tappe delle stazioni di Cristo per giungere alla resurrezione eterna.

Voglio che tu senta la mia voce. Ti voglio bene, mamma” con queste parole Agata giunge alla fine del suo calvario, porge il segno della pace al mondo e la resa dei conti a sé; smette di sentirsi donna nel corpo di un’adolescente e impara ad amare coloro che si svelano nella presenza e chissà forse a viversi in una nuova dimensione.  

Con questo romanzo Elena Mearini, ancora una volta, come in molti lavori precedenti, affonda la sua penna in storie famigliari fatte più di mancanze che di carne. Ancora una volta ci avvicina al mondo femminile così com’è stato con Vera, in 360° di rabbia, Serena, in Undicesimo comandamento, e Bianca, in Bianca da Morire. E ancora una volta, attraverso uno stile narrativo – fatto di metafore, similitudini, analessi, simbolismi e di un tono accorato ma con ritmo meno serrato – Mearini ci consegna vite imperfette, “siamo il risultato di più errori, viviamo per correggerci”, incastrate perfettamente nella trama dei suoi romanzi.

Elena Mearini: si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo, 360° di rabbia (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Mancini-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio speciale Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia Mancini-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editori) e firma due raccolte di poesia: Dilemma di una bottiglia (Forme Libere editore) e Per silenzio e voce (Marco Saya editore). Nel 2016 esce Bianca da morire (Cairo editore), selezionato al premio Campiello e, sempre per Cairo editore, pubblica anche È stato breve il nostro lungo viaggio, selezionato per lo Strega nel 2018 e finalista nella cinquina per lo Scerbanenco. Nel 2019 ha pubblicato per Perrone editore Felice all’infinito e curato l’antologia: Tra uomini e Dei, storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport per Morellini editori ed è presente in diverse antologie di narrativa, tra cui Lettere alla madre e Lettere al padre, Morellini editore.

Source: libro del recensore.

:: Il covo di Lambrate di Gino Marchitelli (Fratelli Frilli Editori 2018) a cura di Paola Rambaldi

30 gennaio 2021

La ragazza gli stava di fronte impettita con il mento sollevato. Lo osservava con uno sguardo nel quale parevano ardere davvero le fiamme di un braciere. Alle richieste del caporale l’interprete le chiese il nome.
“Picchi u vuliti sapiri?” rispose lei fiera.
“Il qui presente soldato Roger Miller della 1° Divisione di fanteria canadese vorrebbe conoscere il suo nome.”
“Nun ciù vogliu diri a stù straneru” insiste lei.
“Non ve lo dice” rimarcò l’interprete.
“Dille che la prego di dirmelo.”
“Senti Miller abbiamo troppe cose da fare” rispose spazientito Laurent “non possiamo prendere tempo dietro a queste idiozie.”
Roger non gli diede retta, afferrò delicatamente una mano della donna e si portò l’altra al petto.
“My name is Roger Miller.”
“Ma chi sta dicennu? No capisciu.”
“Ha detto che si chiama Roger Miller e che vorrebbe conoscere il tuo nome” spiegò il conterraneo della ragazza. A quel punto lei si voltò sorridendo verso il canadese. “Ah, capii, dicci chi mi chiamu Cuncetta Lauria, Cuncittina…”
E i loro occhi si scambiarono una impossibile promessa.”

Dicembre 2010 – fuori Lambrate. Scenario spettrale. Strutture dimesse. Non passa nessuno. Anche le prostitute si tengono alla larga. Il capo banda è cauto, il suo amico ha commesso troppi sbagli e non è più affidabile e per lui non sarà un problema eliminarlo. C’è una brutta storia che non deve venire a galla.

Concetta è anziana e la figlia Stella incarica il professor Palermo di cercare notizie del canadese Roger Miller, il padre che Stella non ha mai conosciuto.
Concetta l’ha incontrato nel luglio del 1943 quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia per liberare l’Italia. Fu amore a prima vista. Un amore che dura pochi giorni, perché Roger viene subito mandato al fronte. Concetta fa appena in tempo a dargli una catenina col crocefisso in bronzo. Promettono di scriversi e di rivedersi, ma lei riceve una sola lettera e una foto. E quella che spedisce lei non arriverà mai. Roger, catturato dai tedeschi, risulterà disperso e non saprà mai di essere diventato padre.
Dopo nove mesi nasce Stella. Così chiamata perché concepita in una notte stellata. In paese nessuno si scandalizza di una figlia senza padre, sono molti i bambini nati dopo la Liberazione.
Intanto Sara, figlia di Stella, si offre di aiutare il professor Palermo nelle ricerche di Roger. Gliel’ha presentato sua madre. La nonna ha parlato di Roger Miller solo dopo molti anni. Sara e il professore si innamorano. Lei è sposata con figli ma ogni momento è buono per stare insieme. A casa racconta di certi corsi di aggiornamento e il marito non ha sospetti. Poi il professore ha trovato informazioni importanti per sua nonna su un sito che raccoglie documenti sui campi d’internamento fascisti nelle campagne milanesi, dove i prigionieri venivano segregati e impiegati come schiavi.
Purtroppo, quando Palermo si reca sul posto per fare domande viene aggredito, e la stessa sorte tocca al suo assistente. E questo sarà solo l’inizio per una nuova complicata indagine del commissario Lorenzi.

Gino, militante nella CGIL e in Democrazia Proletaria ha partecipato alle lotte dei lavoratori delle piattaforme petrolifere e alla stesura di un dossier parlamentare di denuncia che ha contribuito allo scoppio dello scandalo ENI negli anni ‘80. Vice presidente dell’ANPI di S. Giuliano Milanese. Iscritto all’Associazione Libera è componente del direttivo che unisce artisti, musicisti, cantanti e narratori per la difesa della memoria della Resistenza e contro le Mafie nel sud di Milano.
Marchitelli è un guerriero che non molla mai e ne Il covo di Lambrate imparerete ad amarlo.

Luigi Pietro Romano Marchitelli detto Gino, ha lavorato per molti anni sulle piattaforme petrolifere della Saipem come tecnico elettronico. È cantautore, autore di libri di testimonianze e di noir come: Morte nel trullo, Qvimera, Il barbiere zoppo, Il pittore, Milano non ha memoria, Sangue nel Redefossi, Il segreto di Piazza Napoli, L’assenza, Panico a Milano, Una storia di tutti – le stragi in Italia e Campi fascisti.

Source: libro del recensore.

:: Non salvarmi di Livia Sambrotta (SEM 2021) a cura di Federica Belleri

30 gennaio 2021

Non salvarmi, perché non ho speranza. Non salvarmi, perché ho troppa paura. Non salvarmi, perché non so amare. Non salvarmi, perché sono invincibile… Torna in libreria Livia Sambrotta con un romanzo completo, intenso, psicologico. Ci conduce nel mondo del cinema e all’interno di famiglie potenti che trascurano i propri figli. La conseguenza è la crescita di ragazzi viziati ma non amati. Dipendenti da droghe o sesso ma soli in modo definitivo. Belli ma contenitori vuoti da usare a piacere. In Arizona forse una soluzione si può trovare.  Un ranch, ippoterapia e duro lavoro. Giovani trasportati nel nulla e nel deserto bollente dai propri genitori benestanti,  ghettizzati e impegnati dall’alba al tramonto per poi crollare a letto sfiniti. Ma è davvero tutto così facile? Io l’ho scoperto durante la lettura, che mi ha coinvolta emotivamente. Ho scoperto le ossessioni, la profonda solitudine, l’innamoramento. Ho vissuto la morte, il dramma dell’abbandono, l’egoismo malato e respingente di chi non tollera errori. Ho sentito il peso sopportato da madri rassegnate e il perbenismo di padri che negano l’evidenza di azioni orribili. Ho supportato i sogni e i desideri di questi giovani, la loro voglia di rinascere e di avere una seconda possibilità. Non salvarmi è un romanzo di molte verità o forse di una sola. Di speranza. È un racconto di trappole psicologiche, di ricatti e dubbi. È una storia da immaginare sul grande schermo, dove il backstage e la produzione non sono ciò che sembrano. Da leggere, da interiorizzare. Assolutamente consigliato.

Livia Sambrotta, laureata in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo spettacolo, dopo aver lavorato come redattrice per i magazine di promozione cinematografica 35mm e Primissima, nel 2015 pubblica il primo romanzo noir Amazing Grace (Tragopano Edizioni) e diverse short stories. Nel 2017 vince con un suo racconto il premio letterario Torinoir Memonoir 2017 del gruppo letterario fondato dall’autore Enrico Pandiani. Dal 2015 ha condotto diversi seminari di scrittura creativa a Milano.
Nel 2017 ha pubblicato il romanzo noir Tango Down (Edizioni Pendragon). Il romanzo è stato selezionato tra i finalisti al Festival Giallo al Centro Rieti e ha ricevuto il Premio Menzione Speciale al Festival Garfagnana in Giallo. Attualmente lavora a Milano per la company internazionale UCI Cinemas come Film Promotion Coordinator Southern Europe.

Fonte: omaggio dell’autrice.

:: Mailèn – Una verità nascosta di Lorenzo Marotta (Vertigo Edizioni, 2016) a cura di Giulietta Iannone

16 gennaio 2021

Sempre nei momenti di crisi, economica, politica, e sociale, le derive autoritarie fanno capolino come l’unica strada percorribile, pur senza riflettere su cosa realmente comportino, e quanto sia irreversibile il passo che porta alla soppressione della libertà, alla limitazione se non all’annientamento dei diritti umani, e alla violenza che tutto questo stato di cose determina. Ce lo ricorda Lorenzo Marotta, scrittore e critico siciliano, con il suo romanzo Mailèn – Una verità nascosta edito nel 2016 con Vertigo Edizioni, nella collana Approdi. Protagonista è uno scrittore italiano, un gentiluomo all’antica molto sensibile al fascino femminile, che si reca in viaggio a Buenos Aires, la più europea delle città sudamericane. Qui incontra una donna misteriosa che gli affida una storia da narrare. Una storia che affonda le sue origini nel passato più buio dell’Argentina, quella dittatura militare che ha insanguinato il paese dal 1976 al 1981. Storia recente, ma che forse molti non conoscono, caratterizzata da una sistematica e violenta soppressione dei dissidenti. La violenza inaudita che fu esercitata in quei anni da quel regime rimanda ad altri tipi di dittatura, e non è un caso che molti nazisti trovarono rifugio proprio in questo paese sudamericano e si può dire importarono, oltre che i loro capitali, anche le loro tecniche di tortura. L’Olocauso argentino, se mi permettete il termine forse improprio, non vide all’opera forni crematori per la dissoluzione dei corpi delle vittime, ma l’oceano diventò la loro tomba. I voli della morte portarono i tanti desaparecidos a scomparire per sempre nel mare, cancellando tracce e ricordi. Ed è la memoria di questi fatti che Marotta ci tramanda nel suo libro dedicato a un argentino illustre, Jorge Mario Bergoglio, che visse in prima persona gli effetti di quella barbarie. Marotta con stile poetico ci narra quindi una storia dolorosa ma necessaria, capace di suscitare commozione, ed empatia per i tanti fratelli argentini che soffrirono e morirono in quegli anni. E per tanti che sopravvissero e dovettero venire a patti con quella memoria, come i figli nati durante quei periodi di detenzione, sottratti ai genitori naturali e dati da crescere ad altri genitori legati in qualche modo al regime Videla, che una volta grandi fanno di tutto per fare luce sulle loro origini. Tanti drammi, tante vite spezzate, tante vite che si trovano ad avere a che fare con il perdono. Per cui ve ne consiglio la lettura, nella speranza che facciate tesoro dell’esperienza di chi visse quei fatti (sebbene i fatti trattati siano di fantasia, si ispirano a fatti documentati e reali) e si augura solo che non si ripetano.

Lorenzo Marotta vive e lavora ad Acireale. Collabora a quotidiani e riviste con studi e articoli. Ha pubblicato opere di narrativa e di poesia: Le ali del Vento, Vertigo 2012 Roma. Prove di poesia, Prova d’Autore 2013 Catania. Le ombre del male, Zona Contemporanea 2013 Arezzo. Il sogno di Chiara, Vertigo 2014 Roma. Notturni di luce, Algra 2014 Catania.

Source: libro inviato dall’autore.        

:: L’estate non è una stagione felice – Shanmei

21 dicembre 2020

Jake Gardner viveva a Chicago negli anni Trenta, aveva moglie, figlie e una vita relativamente tranquilla come tenente della Omicidi. Finché un giorno, al lago, moglie e figlie muoiono in un incidente e Jake si ritrova a desiderare di morire. Abbandona la polizia, va in guerra, torna illeso e si trasferisce a Los Angeles dove vive di espedienti, per lo più facendo l’investigatore privato, sono gli anni Cinquanta. L’attività si avvia facilmente, Jake non ha più bisogno di cercare clienti per strada, ormai conosce ogni canale della città, legale e illegale. Ma trascura un dettaglio, Jake: la capacità di Los Angeles di risucchiarlo in un vortice di morti, traffici, favori e conoscenze inaspettate capaci di trascinarlo oltre il dolore, in una spirale di emozioni che credeva perdute e che lo lasciano solo, e svuotato.

Storia cupa, tra il melò e il noir, che ha per protagonista un investigatore privato reduce dalla Seconda Guerra Mondiale, che si trova per le mani un caso che cambierà per sempre la sua vita. Il suo padrone di casa, un italo-americano gestore di ristoranti e con vari intrallazzi con la criminalità locale, gli chiede di incontrare un boss della malavita losangelina che cerca una donna. Il protagonista accetta e si mette sulle tracce di Grace una donna bellissima e misteriosa segnata da un passato tragico… di cui inevitabilmente si innamorerà.

E da questo mille peripezie e inghippi in una Los Angeles crepuscolare. Chandler, il Grande Gatsby di Fitzgerald, Ellroy, Chinatown di Polanski, tanti sono gli spunti narrativi e cinematografici da cui trae ispirazione questo pastiche letterario, a metà tra l’ hardboiled, nella più pura tradizione pulp, e il romanzo vintage ambientato nell’America negli anni ’50.

Uno scenario nerissimo e violento in cui si muovono personaggi sconfitti con una personale e tragica idea del “Sogno Americano”.

Copertina originale di Niccolò Pizzorno.

Data di pubblicazione il 24 dicembre sia versione digitale che cartacea a questo link.

Lunghezza stampa: 356 pagine.