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:: Un’intervista con Maria Masella a cura di Giulietta Iannone

21 dicembre 2020

Benvenuta Maria su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora sei nata a Genova nel 1948, sei laureata in Matematica, hai insegnato per molti anni al liceo scientifico, e nonostante i successi letterari hai continuato a lavorare fino alla pensione. Vuoi aggiungere altro?

MM: Alcuni dettagli possono aiutare a capire alcune mie scelte. Amo Genova e proprio nella mia cittĆ  ambiento la maggior parte delle mie storie. Sono appassionata di Storia e di arti figurative.

Hai esordito pubblicando racconti di spionaggio nella collana Segretissimo di Mondadori, una scelta insolita per una donna. Come ĆØ nato in te l’interesse per questo genere di letteratura?

MM: Mio padre era un gran lettore di Segretissimo e lo leggevo anch’io. Scrivevo da tanti anni, ma non avevo mai avuto il coraggio di inviare qualcosa a un editore. Avevo letto il bando per racconti spy, 1986. Ho scritto un racconto ambientato negli anni di piombo. ƈ piaciuto a Laura Grimaldi e me ne ha chiesti altri.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

MM: Laura Grimaldi e Marco Frilli.

Poi hai spaziato dal giallo al fantasy, al romance di ambientazione storica. Sei un talento poliedrico, cosa insolita in Italia dove quasi tutti gli scrittori sono settoriali. Cosa ti ha spinto a variare spesso genere, la curiositĆ ?

MM: Nella domanda c’è un ā€œerroreā€: l’avverbio ā€œpoiā€. Ancora prima di cominciare a pubblicare, scrivevo storie collocabili in generi diversi e continuo a portare avanti più di un genere. CuriositĆ ? Forse, ma soprattutto la voglia di raccontare una storia che può ā€œnascere gialla o noirā€ oppure ā€œromanticaā€. O non etichettabile. Comunque, sono curiosa. Alcune delle storie che scrivo non sono nate pensando a una possibile pubblicazione, ma soltanto per me. Un esempio che ĆØ anche risposta a questa domanda: ho scritto, soltanto per me, tre racconti, tutti ambientati in un bar con gli stessi personaggi e l’ho virata in spy, in noir, in romance.

Armando d’Amaro ti ha definito la scrittrice più significativa dell’intero panorama italiano. Sei comunque la decana delle scrittrici italiane che si sono dedicate al giallo e al noir. Pensi ci sia posto in Italia per donne che scrivano noir? E quali sono attualmente le più significative?

MM: Grazie, Armando! La maggior parte dei lettori sono lettrici e leggono di tutto! PerchĆ© non dovrebbe esserci posto? Il vero problema sono alcuni ā€œcriticiā€: se un uomo inserisce nei suoi noir alcuni riferimenti alle vicende sentimentali dei protagonisti, allora l’autore ĆØ attento alla psicologia dei personaggi che descrive a tutto tondo. Cosa succede, spesso, se ĆØ una donna ad affrontare nel medesimo modo una storia? Sempre trovi un ā€œcriticoā€ che lamenta l’eccesso di sentimentalismo. Le colleghe più significative? Non posso rispondere: non le ho lette tutte, rischierei di non citare la più significativa. Ma la realtĆ  vera ĆØ che quando leggo un romanzo che l’autore sia donna o uomo mi importa meno di niente.

Celebre ĆØ la tua serie dedicata Commissario Antonio Mariani, giunta al 23° episodio con l’ultimo Mariani e le ferite del passato. Come ĆØ nato questo personaggio? Immaginavi che sarebbe stato cosƬ longevo?

MM: Il personaggio ĆØ nato per caso. Avevo giĆ  scritto un giallo, abbastanza classico, Per sapere la veritĆ , ambientato nel mondo dei matematici di professione perchĆ© mi sentivo più sicura fra ā€œgente che conoscevoā€. L’avevo pubblicato con un piccolo editore e avevo scoperto che scrivere un romanzo giallo non era impresa impossibile. Aveva avuto anche apprezzamenti… E mi ĆØ venuta in mente una storia con un assassino che volesse essere trovato, ma troppo tardi. ƈ nato Antonio Mariani. Doveva essere un romanzo solo, ma poi sono diventati tanti. Ho provato a ucciderlo almeno tre volte, ma ci sono state proteste. SƬ, Antonio piace. PerchĆ©? PerchĆ© ĆØ un uomo normale.

Hai pubblicato per le maggiori case editrici italiane da Mondadori, a Rizzoli, da Corbaccio a Leggereditore Fanucci. Poi sei passata dalle major a una casa editrice emergente dal talento artigianale e familiare come Fratelli Frilli editore, perchƩ questa scelta? Ti dƠ maggiore libertƠ creativa, ti investe di meno stress?

MM: Come nella domanda 4, anche in questa c’è un ā€œpoiā€ di troppo. Ho lavorato con più d’uno in contemporanea. Ricordo un anno in cui ho pubblicato con Corbaccio, Mondadori e Frilli. Come ho scovato Fratelli Frilli Editori? Avevo letto un trafiletto su un quotidiano in cui segnalavano che questa nuova Casa Editrice aveva appena pubblicato un giallo ambientato a Genova. Ho controllato dove fosse la sede. Perfetta! A metĆ  strada fra casa mia e lo stabilimento balneare. Ho stampato il Mariani, quello che sarebbe diventato Morte a domicilio, e l’ho portato a Marco Frilli. Gli ĆØ piaciuto ed ĆØ diventato il numero 6 della collana noir. Ormai sono l’autore che scrive per loro da più tempo. PerchĆ© continuo? Oltre gli ovvi vincoli contrattuali, ĆØ la facilitĆ  nei contatti. Prendere il cellulare e poter parlare con l’editore ĆØ rassicurante. Meno stress? Certo! Il vero problema ĆØ un altro: alcuni ā€œcriticiā€ leggono e recensiscono e segnalano per i ā€œpremi importantiā€ soltanto romanzi pubblicati da una rosa di Case Editrici, diciamo sempre le stesse. Se non pubblichi con una di quelle… Concludete voi.

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?

MM: Una premessa: se a qualcuno interessa durante questa primavera ho registrato una ventina di video in cui parlo di scrittura. Sono sul mio profilo fb e sul mio sito http://www.mariamasella.it . Ora rispondo alla domanda. Mi viene un’idea, che spesso ĆØ un frammento, una sensazione. Mariani e le ferite del passato ĆØ nato camminando sotto i portici di Nizza Monferrato. E comincio a scrivere. La prima stesura ĆØ d’istinto, trovo il colpevole quando supero la metĆ . Lascio riposare e poi riprendo, sistemo indizi, tolgo i superflui, sposto pezzi. Insomma, riscrivo. Da matematica, quella Maria Masella che avevo tenuta sottochiave durante la prima fase. Scaramanzie? Un romanzo lo comincio di lunedƬ. Quando scrivo il primo capitolo, indosso il cappello verde acquistato con la vendita del mio primo racconto.

Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

MM: Sono una gran rilettrice. Sarò antiquata, ma vado pazza per i classici: Tolstoj e Steinbeck, Fenoglio e Bƶll, Morante e Faulkner. Leggo libri di Storia e vado pazza per i libri d’arte e di archeologia. Leggo poesie e testi teatrali. E ho un grave problema: quando scrivo noir, non posso leggere noir. Mi confonde. Attualmente sto rileggendo Assalonne! Assalonne! di Faulkner, con grande piacere. Subito dopo mi rileggerò Foto di gruppo con signora di Bƶll oppure Una questione privata di Fenoglio. Di solito si consiglia agli aspiranti scrittori di leggere molto, personalmente consiglio di rileggere. Arrivi a un punto in cui conosci tanto la storia narrata da poter affrontare il problema essenziale per uno scrittore: come ha lavorato l’autore? Quali strumenti ha usato? Non per copiare, ma per imparare.

Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?

MM: In parte ho già risposto. Il luogo è parte integrante della storia. E alcuni personaggi hanno senso soltanto lì e in quel momento. Spesso sottolineo che nel ciclo Mariani ci sono due protagonisti: Antonio e Genova.

Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalitĆ , contenuti, coraggio?

MM: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere e spiego i motivi: se ne citi uno, gli altri si sentono trascurati. È inutile spiegare che non li hai ancora letti. Il secondo motivo è ancora più imbarazzante: mi è capitato di citare un collega fra gli esordienti interessanti, ha protestato dicendo che era al secondo romanzo e quindi era uno scrittore affermato, non un esordiente.

Grazie della tua disponibilitĆ , come ultima domanda ti chiederei cosa stai scrivendo attualmente, e in generale quali sono i tuoi progetti per il futuro.

MM: Ho appena finita la prima stesura del quarto romanzo noir Maritano, sempre per Frilli. All’inizio del 2021 mi esce il solito romance Mondadori. E dovrebbe uscire un romanzo non di genere, uscita rimandata a causa del covid. Voglio rivedere un noir che ho scritto quest’estate. E, appena avrò voglia, scriverò il romance per Mondadori (2022). Ho una vaga idea di raccogliere il materiale usato per i video sulla scrittura, perchĆ© non farlo diventare un testo?

:: L’ultima notte di Maria di Nazaret di Natale Benazzi (San Paolo Edizioni, 2020) a cura di Giulietta Iannone

20 dicembre 2020

ƈ possibile dire qualcosa di nuovo su Maria di Nazaret, gettare nuova luce sulla sua vita terrena? Ci prova Natale Benazzi grazie alla consultazione di numerosi testi apocrifici non accolti dal canone ufficiale della Chiesa non tanto perchĆ© non filologicamente corretti, ma perchĆ© giudicati non essenziali. Natale Benazzi invece non si fa scoraggiare e li consulta arricchendo di particolari inediti una narrazione giĆ  abbondante. La figura di Maria ne acquista in profonditĆ  e si fa più vicina anche all’uomo di oggi, grazie a una maggiore attenzione per i particolari più minimi della vita quotidiana. Maria resta un mistero, una figura un po’ defilata nella storia della salvezza, pur considerando che ĆØ grazie al suo sƬ, che noi dobbiamo tutto. Senza il suo sƬ, la sua adesione ai progetti divini, dato in anticipo senza conoscerli, non avremmo avuto l’incarnazione, la rivelazione, la salvezza stessa. E pensare che Dio abbia dato cosƬ tanto peso alla volontĆ  di una donna, nell’antichitĆ  il genere femminile era ancora più marginale di oggi, rende tutto ancora più straordinario. Si può dire che Maria fu la prima femminista della storia, per certi versi, la prima donna che con pudore, mitezza ma fede incrollabile impose la sua visione del mondo, riuscƬ a fare accettare al suo sposo il mistero dell’incarnazione, e per Giuseppe crederle divenne centrale e quasi un altro sƬ umano sulla storia della Liberazione umana dalla schiavitù della morte. Il libro di Benazzi ci parla dell’ultimo giorno sulla terra di Maria e di come ripercorra a ritroso tutta la sua vita narrandola a un gruppo ristretto di amici. Appassionante come un libro di avventura, L’ultima notte di Maria di Nazaret ci accompagna nei misteri della grazia non nascondendo tutte le difficoltĆ  umane che questa donna ha affrontato assieme al suo sposo terreno. Il momento culminante della sua vita sicuramente ĆØ stato il momento in cui ha visto morire suo figlio in croce, per una madre la sofferenza peggiore che si possa immaginare, e in questo libro traspare anche questa consapevolezza, e il superamento del dolore tramite la certezza che tutto avveniva per un bene più grande. Buona lettura!Ā Ā 

Natale Benazzi lavora da anni nell’editoria. Responsabile del settore di spiritualitĆ  presso le Edizioni San Paolo, ĆØ scrittore e saggista. Tra le sue pubblicazioni più significative spiccano alcune ricostruzioni storiche dal tono rigoroso e narrativo, che contano anche varie traduzioni all’estero. Tra i suoi volumi ricordiamo: Il libro nero dell’inquisizione (Piemme, 1998), Il caso del monastero indemoniato (Piemme, 2000), Il Terzo Cantico (San Paolo, 2012), Storia della Chiesa in 100 vite (Newton&Compton, 2016), Maria Maddalena. Storia di un vero amore e di una straordinaria confusione (San Paolo, 2019).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandro dell’Ufficio stampa San Paolo.

:: Quando avevo un amante di Amalia Guglielminetti (Papero Editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

10 dicembre 2020

Amalia Gulglielminetti fu amante di Guido Gozzano. Per breve tempo, la loro fu più che altro un’amicizia spirituale, un riconoscersi spiriti affini, Guido era giĆ  malato, un futuro di vita borghese era lontano dalle loro aspettative, anche le più ardite. Si conobbero nel 1907 grazie a un libro Le vergini folli, il primo successo poetico di Amalia, Guido si innamorò follemente di lei leggendolo e fece di tutto perchĆ© ottenesse buone recensioni, in un’Italia culturale asfittica e maschilista, dove una donna che scriveva era guardata come un fenomeno strano, al massimo come una bizzarria. Guido morirĆ  circa dieci anni dopo a Torino il 9 agosto del 1916, di tisi. Questo breve amore sembra il motivo per cui ci ricordiamo ancora di lei, Pitigrilli un altro suo amore, famosissimo all’epoca, ormai ĆØ caduto nell’oblio, mentre le poesie di Guido Gozzano sono ancora lette e commentate. ƈ avvilente che una donna di talento come Amalia sia ricordata solo perchĆ© fu l’amante di, e non per le sue opere, per cosa scrisse, per come visse. E scrisse molto, opere di poesia, di saggistica, teatro, fiabe per bambini, articoli e una vasta raccolta epistolare. Tutte opere tra i capolavori dimenticati dell’editoria italiana. Cadute nell’oblio. Papero Editore ha una collana apposita ā€œSorelle d’Italiaā€ dedicata ai capolavori delle scrittrici italiane del Novecento che gli editori industriali non ristampano più, nella convinzione che non venderanno abbastanza. E cosƬ quest’anno si ĆØ potuto dare alle stampe Quando avevo un amante, una raccolta di racconti pubblicata per la prima volta nel 1923 dall’editore Sonzogno, e ristampata nel 1933 da Mondadori, che valse alla sua autrice addirittura una condanna per oltraggio al pudore. Merita di essere riscoperta, anche come testimonianza di un’epoca passata e abbastanza sconosciuta. Sono 15 racconti, tutti soffusi da una sulfurea ironia che potremmo definire moderna. Amalia Gulglielminetti era una signora della borghesia bene torinese, aveva ricevuto un’educazione tradizionale, non era bellissima ma era sofisticata, elegante, intelligente, spiritosa, anticonformista, conosceva i salotti di Torino, gli stabilimenti balneari della Liguria, le case in montagna, le terme, i grandi alberghi, tutto il corollario della ricchezza borghese e ne vedeva il vuoto. I suoi racconti parlano di questo, di matrimoni senza amore, di ragazze sciocche e vanesie, di uomini senza anima e sostanza. L’amore ĆØ il vero assente, tranne che per brevi tratti, soprattutto ĆØ riservato ai più giovani, poi la vita borghese corrompe e anche l’amore scompare. Le donne tradiscono i mariti, frutto di matrimoni puramente di convenienza si direbbe e cercano in vari amanti quella lieve brezza per sentirsi vivi. Impalabili come carta velina questi racconti ci parlano di un’Italia che fu e lo fanno con leggerezza e spregiudicatezza, anche con un venato elegante erotismo, forse di maniera ma spiazzante per l’epoca e spiazzante forse ancora oggi.

Amalia Guglieminetti (Torino, 1888- 1941) esordƬ con la raccolta d’ispirazione carducciana Voci di giovinezza (Roux e viarengo, 1903) ma fu con i sonetti di Le vergini folli (SocietĆ  Tip. Ed. Nazionale, 1907) che mostrò una voce letteraria propria e un temperamento poco incline ai compromessi. Leggendola si innamorò di lei Guido Gozzano, con cui ebbe una relazione. Alla composizione di versi si affiancò quella di novelle. Ne nacquero vari volumi, da I volti dell’amore (Treves, 1913) a Tipi bizarri (Mondadori, 1931), passando anche per Quando avevo un amante (Sonzogno 1923). ancora: fu autrice di fiabe, da La reginetta Chiomadoro (Mondadori, 1921) a La carriera dei pupazzi (Sonzogno, 1925), di teatro, con commedie come Nei e cicisbei (1920), e di romanzi come La rivincita del maschio (Lattes, 1923). Ricordata troppo spesso per il breve amore con Gozzano e per quello burrascoso per Pitigrilli, con cui finƬ addirittura in tribunale, la Guglieminetti fu soprattutto una scrittrice piena di intelligenza e di talento.

Source: acquisto personale.

:: Un’intervista con Armando d’Amaro a cura di Giulietta Iannone

30 novembre 2020

G.I. Benvenuto Armando su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Parleremo de I luoghi del noir, quarta antologia dedicata alla memoria di Marco Frilli, e non solo. Innanzitutto presentati ai nostri lettori.

A.d.A. Innanzitutto, prima di tediare i lettori con le mie risposte, un grazie a te Giulietta e a Liberi di scrivere per l’ospitalitĆ . Sono nato a Genova nel 1956 e, dopo studi classici e laurea in giurisprudenza, ho praticato attivitĆ  forense e accademica. Da molti anni però mi dedico esclusivamente alla scrittura noir, che mi ha portato alla Frilli prima come autore (ho dieci romanzi all’attivo, con due personaggi diversi) e quindi anche come collaboratore, sia nella selezione di manoscritti che giungono alla Casa Editrice per essere valutati, che quale curatore di antologie (con ā€˜I luoghi del noir’ sono alla sesta). Adesso vivo con mia moglie, un cane e due gatti – i nostri figli sono ormai grandi – a Calice Ligure.

G.I. Parlaci di Marco, un ricordo che hai di lui particolarmente vivido nella tua memoria?

A.d.A. Tra me e Marco, dopo il nostro primo incontro, era nata prima una stima reciproca, quindi una grande amicizia che custodisco ancora oggi, gelosamente. Abbiamo lavorato spalla a spalla, per anni, tra problemi e grandi soddisfazioni. Il suo sorriso, la sua voce roca, i suoi suggerimenti sia di lavoro che di vita: tutto questo di lui vive in me, inalterato.

G.I. I ā€˜luoghi del noir’ raccoglie quarantanove racconti brevi di cinquantatrĆ© autori (alcuni scrivono a ā€˜quattro mani’) noti e meno noti al grande pubblico, legati a una casa editrice vera e propria fucina di talenti, si può dire che Marco Frilli e ora suo figlio abbiano preso molto sul serio il ruolo di talent scout?

A.d.A. La nascita dei Tascabili Noir iniziò quasi spontaneamente, e non solo la Liguria si dimostrò subito ricca di buoni talenti – basti pensare a Bruno Morchio e al suo Bacci Pagano – ma l’accoglienza da parte dei lettori ai primi romanzi pubblicati fu entusiasta. Inevitabile quindi andare, di pari passo all’allargarsi della distribuzione (che ora copre il territorio nazionale, dalle Alpi alla Sicilia), alla ricerca di nuovi scrittori che rimpinguassero il catalogo. Molti di questi autori sono rimasti fedeli alle copertine giallo pantone, altri sono stati attratti da ā€˜grandi’ editori, che non facendo più scouting ā€˜guardano’ – dimostrazione del buon lavoro svolto – al nostro catalogo, ma ormai ci sono anche nomi importanti del noir italiano che bussano per transitare, appunto dai ā€˜grandi’, ai tipi Frilli

G.I. Che criteri hai usato per selezionare questi racconti?

A.d.A. Più che ai racconti ho pensato a chi invitare a partecipare: autori di sicuro talento, Frilli e non solo, più qualche esordiente che, inviando un romanzo inedito, ha dimostrato di saperci fare. Nessuno di loro mi ha deluso, e la risposta dei lettori sembra darmene conferma.

G.I. Ho letto con curiositĆ  il tuo racconto dell’antologia, con un finale quasi aperto, quasi enigmatico, perchĆ© questa scelta?

A.d.A. Il mio testo inserito nell’antologia non ĆØ un giallo, ma certo noir nella parte iniziale, che descrive le terribili esperienze dei fanti in trincea. Poi diviene inevitabilmente intimista, e credo che, leggendolo, si comprenda il legame che mi univa a Marco Frilli, che ne ĆØ protagonista insieme al ā€˜mio’ – non ancora commissario – Francesco Boccadoro. Tutto sommato il finale, come hai rilevato, ĆØ aperto: sƬ, alla speranza.

G.I. Credo sia doveroso citare Gianpaolo Zarini, un amico prima che scrittore prematuramente scomparso. Cosa caratterizzava il suo modo di scrivere in coppia con Andrea Novelli?

A.d.A. Gianpaolo era non solo un autore a tutto tondo e di grande talento, ma una persona seria, garbata, pacatamente ironica e di grande intelligenza. Lui e Andrea hanno costruito un sodalizio, lastricato da una produzione letteraria vasta e variegata, contraddistinto da una capacitĆ  di raccontare, molto bene, storie. Gianpaolo aveva dichiarato, tempo fa, che i suoi pregi e i suoi difetti erano gli stessi: precisione e organizzazione; anche queste sue caratteristiche aveva portato in dono al ā€˜duo’.

G.I. Il ricavato, va segnalato, sarĆ  devoluto alla Gigi Ghirotti Onlus, di cosa si occupa questa associazione?

A.d.A. La Gigi Ghirotti si occupa con amore e grande competenza di assistere persone colpite da malattie inguaribili, accompagnandole nel cammino verso una morte dignitosa: sia Marco Frilli che sua moglie Nora vi sono dovuti ricorrere. Per l’Associazione, solo parzialmente finanziata da convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, sono indispensabili le donazioni private e i ricavati dalle raccolte fondi.

G.I. E a proposito del racconto breve, pensi che abbia ancora posto nel panorama letterario italiano?

A.d.A. L’interesse del lettore italiano verso i racconti ha avuto alti e bassi, ma bisogna sottolineare che, talvolta, la qualitĆ  delle storie brevi ha raggiunto e raggiunge alte vette qualitative. Ritengo che la decisione della Frilli di proporre un’antologia, ormai attesissima, con cadenza annuale, sia tra l’altro una soluzione ā€˜antica’ a due esigenze del pubblico moderno: conoscere nuovi autori e leggere un’opera concisa ma compiuta anche negli scorci di tempo.

G.I. La forte caratterizzazione geografica ĆØ il tratto distintivo dei noir Frilli. Cosa fortemente voluta da Marco Frilli. Come ĆØ nata questa idea di noir?

A.d.A. Noi tutti siamo figli del noir mediterraneo, che Massimo Carlotto ha definito come una necessitĆ  nata dal ā€œsenso di appartenenza che molti autori hanno sentito verso la propria terra, portandoli quindi a raccontarne gli aspetti meno piacevoliā€. Marco Frilli volle ancor più accentuarne le caratteristiche, chiedendo ai suoi autori di narrare non soltanto crimini, ma paesaggi, storia, societĆ , tradizioni, aspetti sconosciuti, leggende e finanche cibi e vini legati al loro territorio di nascita o elezione.

G.I. C’è ancora spazio per il noir nel panorama letterario italiano? I lettori secondo te amano questo genere di narrativa?

A.d.A. Basta dare un’occhiata alle classifiche dei libri più venduti per rendersi conto di quanto i lettori lo gradiscano: tra i bestseller campeggia sempre almeno il titolo di un romanzo noir italiano. PerchĆ©? Questo genere di narrativa rispecchia, attraverso ā€˜penne’ certo diverse, la sfaccettata realtĆ  del nostro Paese, attento – come si diceva prima – a tutto ciò che accade sul territorio. A riprova di quanto dico: talvolta giungono in Casa Editrice ottimi romanzi, e si suggerisce all’autore di virarli in ā€˜noir’ perchĆ© possano essere pubblicati e avere successo.

G.I. E le donne nel noir, quali pensi siano le più significative, anche esordienti?

A.d.A. Non posso che nominare la punta di diamante della Frilli, Maria Masella, che un giornalista ha definito avere ā€œun grande bagaglio letterario alle spalle ed un raggiante futuro davantiā€: io la ritengo la scrittrice più significativa dell’intero panorama italiano. Non faccio nomi di brave esordienti…non voglio scatenare gelosie!

G.I. Grazie della disponibilitĆ , come ultima domanda vorrei dare spazio ai tuoi lavori. Stai scrivendo attualmente un nuovo libro?

A.d.A. SƬ, mi sto dedicando al quarto ā€˜episodio’ – ambientato nel 1941, che vede sempre protagonisti il commissario Boccadoro e la sua famiglia – frutto (come i precedenti) non solo della mia fantasia ma di quanto effettivamente accadeva, a tutti i livelli, nell’Italia fascista. Antonia Del Sambro mi ha voluto cosƬ benevolmente commentare: ā€œā€¦Tra metafore letterarie e squarci di vita familiare che ricordano Italo Svevo, Armando d’Amaro coglie alla perfezione l’humus della societĆ  italiana del Ventennioā€¦ā€.

:: Killer elite -Professione assassino di Stefano Di Marino (Segretissimo Mondadori, 2020) a cura di Giulietta Iannone

29 novembre 2020

Un nuovo cavaliere oscuro emerge nella Legione di Segretissimo.
L’Aquila, la misteriosa organizzazione segreta che controlla con il crimine mondiale con l’efficienza di una multinazionale, ĆØ in allarme. Qualcuno ha tradito, rubando un documento che potrebbe cambiare gli equilibri della malavita internazionale.
Solo un uomo può risolvere il problema.
Max Costello, aka l’Eliminatore, altresƬ noto con l’oscuro alias di Mezzanotte. Abile killer, spietato e infallibile, Max ĆØ l’unico in grado di muoversi a proprio agio in questo feroce universo di intrighi, omicidi e vendette personali.
Questo conflitto privo di regole catapulta l’Eliminatore da Goa a Malindi, da Sorrento ad Atene, fino a raggiungere l’apice a San Pietroburgo, dove la Piccola Madre, famigerata boss della malavita russa, sfida l’Aquila a un duello senza esclusione di colpi.
Ma non ci sono solo due contendenti in questa partita. Patrizia Manni, tenace poliziotta milanese sulle sue tracce di un suo ā€œlavorettoā€, a sua volta marca stretto il killer dell’Aquila, decisa a catturarlo a ogni costo.
E cosƬ l’Eliminatore rischia di trasformarsi da cacciatore in preda.

Stefano Di Marino firma con il suo nome il primo episodio di una nuova serie action, e cosƬ dopo il Professionista e Montecristo facciamo la consocenza di Max Costello, alias Mezzanotte, killer professionsita al servizio di una fantomatica organizzazione segreta denominata Aquila che controlla con pugno di ferro il crimine mondiale. Segretissimo ha regole di ingaggio molto severe e Di Marino ormai negli anni le ha fatte proprie, aggiungendoci tocchi personali che caratterizzano il suo stile di narratore di razza perfettamente padrone dei tempi, del ritmo dell’azione e delle regole narrative del crime. Innanzitutto l’attenzione al dettaglio, la cura nel descrivere le scene di azione con taglio cinematografico, e una caratterizzazione psicologica precisa dei personaggi che non ne fa semplici sagome di cartone. Pure nel solco della narrativa popolare di evasione e intrattenimento inserisce sprazzi di umanitĆ  o rovelli personali pure nei personaggi più apparentemente refrattari a ogni sentimento. Questa volta ha scelto di focalizzare la sua attenzione su un killer professionista, un uomo che ha fatto della morte il suo mestiere, e che per potere restare in vita deve attivare tutte le sue capacitĆ  di sopravvivenza, tra cui l’intuito, le capacitĆ  tecniche, quelle fisiche e un tocco di fantasia per uscire indenne nei momenti più pericolosi. Per chi cerca il realismo a tutti i costi Di Marino ha il dono di rendere tutto verosimile, credibile, realistico, seppure parli di temi che implicano una gran dose di improvvisazione e faccia tosta. RealtĆ  e fantasia quindi si sovrappongono dando la sensazione al lettore di essere nel centro dell’azione e di viaggiare sempre in prima classe dall’India all’Africa, dall’Italia alla Russia mentre se ne sta comodamente al sicuro in poltrona. Esotismo, un tocco di erotismo, tante scene d’azione, un po’ di introspezione sono senz’altro i fattori che hanno permesso un successo duraturo consolidatosi nel tempo. Forse non ĆØ una lettura prettamente femminile, le ragazze amano più il romance con venature romantiche (ma molte lettrici potrebbero contraddirmi) tuttavia ritengo che sia un fenomeno che meriti un’analisi seria, e non vada ghettizzato come mera lettertura da edicola. Il pulp ha una nobile storia e ha formato l’immaginario di intere generazioni, nelle sue varie facce dalla spystory, all’action thriller, al noir, chiavi privilegiate per analizzare il presente, il mondo reale non edulcorato da patine troppo scintillanti. Il mondo lĆ  fuori ĆØ buio e feroce, sembra dirci Di Marino, ĆØ fatto di sopraffazione e di violenza, e sebbene noi esseri civilizzati ci limitaimo a quella verbale (che può fare altrettanto male), altri usano armi, ricatti, e ogni forma di abuso per sopravvivere e davvero il crimine ĆØ per loro pane quotidiano. La letteratura, questo tipo di letteratura perlomeno, ha il ruolo sociale di aprire gli occhi su questa realtĆ , sul mondo in cui realmente viviamo.

Stefano Di Marino, tra i più prolifici narratori italiani, attivo per le collane Mondadori ā€œSegretissimoā€ e ā€œGialloā€, da anni si dedica alla narrativa scrivendo romanzi e racconti di spy-story, gialli, avventurosi e horror.
Per Fabbri ha curato Il cinema del Kung Fu e Il cinema Horror. Per la Gazzetta dello Sport le collane Il cinema del Kung Fu (diversa dalla precedente) e Gli indistruttibili – Il cinema d’azione degli ultimi vent’anni.
Tra i suoi libri sul cinema Tutte dentro – Il cinema della segregazione femminile (Bloodbuster Edizioni), Bruce e Brandon Lee (Sperling & Kupfer), Dragons Forever – Il cinema marziale (Alacran), Italian Giallo – Il thrilling italiano tra cinema, fumetti e cineromanzi (Cordero Editore) e Eroi nell’ombra – Il cinema delle spie raccontato come un romanzo (Dbooks.it).
Per Odoya ha giĆ  pubblicato Guida al cinema di spionaggio (2018).

Source: acquisto personale.

:: Processo a Shanghai di Qiu Xiaolong (Marsilio 2020) a cura di Giulietta Iannone

27 novembre 2020

La Cina ĆØ uno stato di diritto? Interessante questione, più complessa di quanto possa sembrare. Ricordo che ai tempi dell’UniversitĆ , mi iscrissi a Scienze Politiche indirizzo internazionale, quando dovetti scegliere le materie del mio piano di studio decisi di inserire ā€œSistemi giuridici comparatiā€ che non era nel nostro piano ufficiale ma di Giurisprudenza, cosƬ andai a sostenere l’esame nel Palazzetto Aldo Moro qui a Torino e passai con Gianmaria Ajani, che negli anni divenne anche rettore dell’Ateneo torinese, non ricordo se lui o un assistente mi fece proprio una domanda sul sistema giuridico cinese, non so se per mettermi in difficoltĆ  o altro, e io ricordo ancora che risposi correttamente forse stupendoli un po’ che un’incosciente studentessa proveniente da Scienze politiche fosse preparata su quei temi cosƬ specifici e fumosi. Non ricordo tutto nel dettaglio, sono passati più di vent’anni, ma ricordo due punti: il concetto negativo di conflitto e quello positivo di appianamento delle divergenze nella cultura cinese, e il fatto che se la giurisprudenza statunitense si basa sui precedenti e sulle sentenze emesse dai giudici nel passato, il sistema giuridico cinese ĆØ invece molto più fluttuante. C’è un film molto bello di Zhang Yimou, La storia di Qiu Ju, con un’intensa Gong Li, che vi consiglio di vedere se amate l’argomento. CosƬ quando ho letto che questo tema sarebbe stato affrontato nell’ultimo romanzo di Qiu Xiaolong, sono rimasta molto incuriosita. Processo a Shanghai (Inspector Chen and Judge Dee, 2020) ĆØ il 12° romanzo della serie Chen Cao, edito da Marsilio e tradotto dall’inglese da Fabio Zucchella, e come al solito dalla sua lettura non sono rimasta delusa. Ormai Qiu Xiaolong ĆØ una sicurezza e ogni suo libro una piccola gemma per chi ama l’Oriente e la cultura cinese. Dunque non solo un giallo, un’indagine poliziesca, ma un piccolo trattato di sociologia, poesia, storia e psicologia sociale. Un fluttuare tra antico e moderno, in un mondo sempre più mutevole e in continua evoluzione sebbene all’apparenza come sulla superficie di un lago tutto sembri immobile. C’è molta amarezza, molto disincanto e nello stesso tempo un flebile filo di speranza che i mali che affliggono il Drago dormiente possano essere un giorno superati. Ma torniamo alla storia, Chen Cao non ĆØ più l’ispettore capo della polizia di Shanghai, ha dovuto lasciare il suo incarico a Yu il suo vecchio assistente per fare ā€œcarrieraā€ e diventare Direttore dell’Ufficio del Sistema Giudiziario, per di più in licenza per un periodo di convalescenza che non si sa bene per quanto si protrarrĆ . A lenire questo periodo di incertezza l’efficiente e simpatica Jin, sua segretaria e preziosa collaboratrice e la lettura di Poeti e assassini del sinologo olandese van Gulik sulle gesta del Giudice Dee, uno Sherlock Holmes cinese della dinastia Tang. Poi Vecchio Cacciatore lo coinvolge nelle indagini sulla morte di Qing, assistente della Dama Repubblicana, una donna bellissima e dal passato discutibile che offre in casa sua pranzi sontuosi per ospiti super selezionati e influenti. E proprio queste sue frequentazioni saranno causa della sua rovina. Ma Chen Cao si chiede se ĆØ davvero colpevole del delitto, se davvero ha ucciso Qing per futili motivi (la ragazza voleva lasciarla per aprire a sua volta un ristorante). La sua indagine certo in incognito ha bisogno di una più seria copertura cosƬ si ingegna mobilitando le sue conoscenze e ideando un progetto di scrittura su una nuova novella sul giudice Dee, che gli permetta un parallelismo tra i sistemi giuridici antichi e quelli moderni, in cui la giustizia sembra in una posizione di sudditanza rispetto agli interessi del Partito Unico che governa il paese socialista con caratteristiche cinesi. Il linguaggio ĆØ poetico, una festa tra allusioni, rimandi e vere e proprie poesie che impreziosiscono il testo, come le struggenti poesie in appendice della celebre poetessa Xuanji.Ā Buona lettura!

Xiaolong Qiu, scrittore e traduttore, ĆØ nato a Shanghai e dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove insegna letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Oltre alle inchieste dell’ispettore Chen, pubblicate in trenta paesi, giĆ  adattate per una popolare serie radiofonica della Bbc e presto anche per una serie televisiva, di Qiu Marsilio ha pubblicato i due romanzi che raccontano le storie del Vicolo della Polvere Rossa e una raccolta di poesie dedicate a Chen Cao. www.qiuxiaolong.com/

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Chiara dell’Ufficio stampa Marsilio.    

:: Un’intervista con Antonella Ferrari a cura di Giulietta Iannone

16 novembre 2020

Abbiamo il piacere di ospitare oggi sulle pagine di Liberi di scrivere Antonella Ferrari, autrice di ā€œAdelaideā€ il suo nuovo romanzo storico, pubblicato da Castelvecchi, ambientato nella Chieti di fine Ottocento. Ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Benvenuta Antonella, e grazie di essere qui per parlare del tuo nuovo libro, Adelaide, una storia d’amore, o di amori, un romanzo storico, perlomeno con uno sfondo storico preciso. Ma prima mi piacerebbe che ci parlassi un po’ di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

Grazie a voi dell’opportunitĆ  che mi offrite, sono laureata in Giurisprudenza, ho avuto diverse e variegate esperienze lavorative frutto di passioni temporanee, poi mi sono dedicata interamente alla scrittura, e spero che diventi la mia vera e unica professione.

Come ĆØ nato il tuo amore per i libri? Cosa ti ha spinta a diventare una scrittrice?

Anche mio nonno, mio padre e mio zio nel loro piccolo scrivevano, quindi ĆØ stato naturale accostarmi a questa passione di famiglia.

Leggi altri scrittori contemporanei? Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzata?

Divoro ogni romanzo contemporaneo o classico, adoro leggere, ĆØ parte di me. Mi ispirano Balzac, Jane Austen, Andrea De Carlo e Sandor MĆ rai.

Parliamo di Adelaide,  come ĆØ nata l’idea di scriverlo? Qual ĆØ stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Adelaide nasce dai racconti sentiti nella mia cittĆ  di origine Chieti e anche in casa si discorreva molto sulle vicende dei Mayo.

Adelaide ĆØ la protagonista, una donna moderna si può dire, indipendente, forte, un personaggio femminile sfaccettato. Un po’ ti somiglia?

Molto, anch’io non sono sposata e non sento la necessitĆ  di un uomo a cui appoggiarmi. Per il resto mi ĆØ piaciuto plasmare un’eroina avanti di due secoli, senza paura e intraprendente.

Parlaci degli altri personaggi.

Ci sono storie nelle storie, due suore che si uniscono alle lotte carbonare animate Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā Ā dalla fede, Cesare e Manfredi, uomini di una bellezza travolgente, Isabella, moglie Ā Ā Ā Ā di Manfredi bellissimo esempio di resilienza, e Ninetta, il deus ex machina che risolve i problemi.

La famiglia Mayo ĆØ un’istituzione nella cittĆ  di Chieti, parlaci della storia di questa nobile famiglia abruzzese.

I Mayo sono una stirpe antica, ho ricostruito l’albero genealogico che parte dalla fine del 1600. Di sangue nobile, nel 1825 acquistano il palazzo di 5000 mq sul corso di Chieti, oggi Fondazione/Museo che tiene vivo e presente il loro ricordo.

Su che documenti hai studiato e raccolto notizie? ƈ stato difficile il lavoro di documentazione?

Sono stata diverse volte all’Archivio di Stato di Chieti, ĆØ stato divertente sfogliare le pergamene impolverate con la storia della cittĆ , e anche presso la Biblioteca Provinciale e a Palazzo de’ Mayo. Sulla storia della famiglia ho trovato pochi riscontri, cosƬ ho sbrigliato la fantasia e creato i miei personaggi.

Ti piacerebbe se il tuo romanzo diventasse un film, o una serie tv? Ci sono progetti reali in merito?

Magari! È ancora presto per simili progetti, il libro è uscito da poco, ma se finisse nelle mani di un regista o sceneggiatore interessato sarebbe il top.

E all’estero, c’è interesse per una storia di amore e di rivolte politiche sullo sfondo della provincia abruzzese di due secoli fa?

Lo spero, diamo un po’ di tempo a Adelaide per farsi conoscere, se la storia piace, funziona anche sulla luna, credo.

Parteciperai a qualche presentazione anche in streaming o Festival letterario dove potremo ascoltarti di persona?

Al momento ho registrato un paio di interviste in streaming o via radio, appena torneranno tempi migliori, girerò come una trottola ovunque.

Nel ringraziarti per la tua disponibilitĆ  come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti per il futuro? Stai scrivendo un nuovo libro?

Grazie  ancora a Liberi di Scrivere per l’intervista. Ho giĆ  pronto un romanzo ambientato in Sardegna, mio luogo del cuore, dal titolo L’Isuledda. Anche qui storie d’amore e avventure a cavallo dei secoli.

:: Lena e il Moro di Nicoletta Sipos (Edizioni Ares 2020) a cura di Giulietta Iannone

12 novembre 2020

La felice penna di Nicoletta Sipos ci porta tra le montagne, sotto una nevicata storica e ci narra una Vigilia di Natale molto diversa da quella che i nostri protagonisti avrebbero mai immaginato. Ma chi sono? Innanzitutto c’ĆØ Lena, ex professoressa in pensione, vedova, viso screziato di rughe, naso affilato, penetranti occhi azzurri e una vaga somiglianza con l’attrice Maggie Smith, la mitica nonna della teleserie Downton Abbey. Poi c’ĆØ il Moro, Gerardo Moro, Gerry per gli amici, ventidue anni compiuti a settembre, altezza un metro e ottantaquattro per settanta chili,[…]sconcertanti occhi grigi a illuminare il viso circondato da lunghi capelli bruni. Il destino, (Manzoni direbbe la Provvidenza) li fa incontrare la notte più magica dell’anno, e da quell’incontro nasce un’amicizia che cambierĆ  per sempre le loro vite. Con garbata ironia, e una spruzzata di sano e divertito ottimismo Nicoletta Sipos ci racconta una favola di Natale adatta a piccoli e grandi lettori, ancora capaci di sognare e di credere nella bontĆ  (anche se a volte molto nascosta) del prossimo. Non tutto fila liscio fin da subito, perchĆØ nasca quest’amicizia ha bisogno di tempo, perchĆØ la fiducia ĆØ un bene prezioso e si fa fatica ad accordarla su due piedi a uno sconosciuto, ma col passare delle ore Lena e il Moro imparano a conoscersi ed ad apprezzarsi in una notte degli equivoci che porterĆ  poi solo cose buone, finanche l’amore per due coppie che si formeranno sotto gli occhi divertiti dei lettori. Una storia lieve, delicata, di sentimenti, tessuti come lievi tele di ragno, un piccolo spicchio di felicitĆ  in questo periodo tanto buio che ci troviamo a vivere. L’ho letto in due giorni, e mi ha tenuto compagnia allietandomi questi giorni feroci. Ho imparato ad apprezzare il Moro, e la sua saggezza nata dalle massime di Lao Tze e Confucio, e soprattutto Lena, una nonna che un po’ tutti noi abbiamo sognato di avere. E il colonnello Marini, e Martina, e financo Cesare e Marco che finiranno imbavagliati in cantina. Ma non vi dico altro, lascio a voi il piacere di leggere questa storia, un regalo ideale da mettere sotto l’albero, per una persona speciale. Buona lettura!

Nicoletta Sipos ha scritto per quotidiani (Ā«Il GiornoĀ» e Ā«AvvenireĀ»), settimanali (Ā«GenteĀ» e Ā«ChiĀ») e mensili (Ā«Studi CattoliciĀ») e parla ancora di libri su Ā«ChiĀ» e sul blog http://www.nicolettasipos.it come alibi per poter leggere e intervistare scrittori straordinari. Ha un debole dichiarato per le storie vere: un caso di violenza domestica ne Il buio oltre la porta (Sperling&Kupfer), ma soprattutto la Shoah ne La promessa del tramonto (Garzanti) e ne La ragazza con il cappotto rosso (Piemme). Ha curato con  Elena Mora tutte le antologie benefiche del collettivo Ā«Donne di parolaĀ» da Cuori di pietra a Mariti. ƈ sposata con l’uomo più paziente del mondo, ha quattro figli amatissimi, felicemente accasati, e sei quasi sempre adorabili nipoti.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Simona Mirata per la sorpresa.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Luisa Gasbarri

10 novembre 2020

Ecco il resoconto del dodicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 9 novembre sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Siamo consapevoli del momento particolare che stiamo vivendo, per alcuni di noi davvero drammatico, la situazione ĆØ difficile per tutti, voglio comunque cogliere l’occasione per portare avanti una certa “normalitĆ ” e fare passare qualche ora serena a discutere di libri. Ringrazio perciò ancora di più oggi tutti voi di partecipare a questo incontro.

Benvenuta Luisa Gasbarri, saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

ƈ una domanda ben impegnativa per rispondere qui. Diciamo che i miei studi linguistici, letterari, le mie letture, la scrittura, la storia delle donne e la docenza hanno un comune denominatore: la passione.

Come ĆØ nata in te la vocazione di narratrice e raccontaci se c’è stato un momento in cui hai iniziato a ā€œsentirtiā€ davvero una scrittrice?

Mi sono sempre sentita un po’ diversa nel mio approccio al mondo. Dovevo scrivere il primo libro giĆ  a sei anni, dice mia madre. 😃 La mia visione delle cose passa attraverso le parole. Ovvero devo ricrearle attraverso le parole per sentirle mie davvero.

Hai scritto manuali, sulla tua terra l’Abruzzo, e hai esordito nel romanzo con ā€œL’istinto innaturaleā€ per Todaro, a cura di Tecla Dozio. Raccontaci come ĆØ andata, come sono stati i tuoi esordi?

Molto difficili. Anche ora ĆØ difficile. Purtroppo in Italia si ĆØ molto abitudinari. Si tende a favorire una produzione letteraria abbastanza standard. Io sono un po’ una outsider, devo faticare molto a convincere… Dopo che mi hanno letta le cose cambiano in genere, ma che fatica si fa per arrivare a farsi leggere!

ā€œIl male degli angeliā€, pubblicato a luglio 2020 da Baldini e Castoldi, ĆØ il tuo nuovo romanzo, un thriller molto particolare con venature esoteriche. Ce ne vuoi parlare. Di cosa parla più nel dettaglio?

‘Il male degli angeli’ ĆØ un libro ‘forte’, non perchĆ© l’abbia scritto io, ma per ciò che racconta. Un episodio della seconda guerra mondiale su cui nessun libro si sofferma perchĆ© le sue implicazioni costringerebbero a riscrivere la Storia degli ultimi anni come quella antichissima. E l’essere umano non tollera di abbandonare le proprie certezze… I servizi segreti americani fanno tuttavia oggi trapelare molte informazioni più che in passato. Forse perchĆ© la nostra stessa Storia va incontro a una svolta…

Passato e presente si intrecciano e si alternano di capitolo in capitolo, perchƩ questa scelta narrativa?

Io non racconto mai i fatti in modo unilaterale. Ci sono sempre prospettive, per esempio maschile/femminile, l’oggi/lo ieri, e punti di vista diversi che si affiancano. E la veritĆ  sul presente, benchĆ© difficile da formulare, ĆØ in sĆ© ancestrale alla fine.

Il personaggio di Sara Wolner, protagonista del romanzo, ĆØ un bel personaggio femminile molto sfaccettato. Come ĆØ nato nella tua mente? Ti sei ispirata a qualcuno di veramente esistito?

SƬ, lei ĆØ molto vivace, ribelle, insofferente, come me in fondo, e come moltissime donne immagino. Ha una cultura familiare oppressiva alle spalle, ma più per la schiacciante personalitĆ  della madre che per l’ortodossia ebraica della tradizione di famiglia. ƈ forte ma fragile poichĆ© ha una pelle incline alle scorticature, per usare una metafora. ƈ una donna riservata ma che tanto vorrebbe liberare la sua personalitĆ , tenuta a freno anche dalla formazione militare. Insomma mi sono ispirata a un modello di donna che sembra uscito da un certo modo di essere delle donne oggi piuttosto che da un romanzo.

La componente esoterica, le facoltĆ  medianiche, gli eventi inspiegabili come hai deciso di tratteggiarli nel tuo romanzo? Che non utilizziamo tutte le facoltĆ  del nostro cervello ĆØ un dato scientifico, l’intuizione, la meditazione, la preghiera, altre tecniche spirituali aiutano a potenziare queste facoltĆ , cosa ne pensi?

Un sapere antico e la scienza possono incontrarsi. Oggi sappiamo che il Vril non ĆØ propriamente un mito nostalgico ma gli studi delle energie, dei flussi individuali, sono ancora agli albori. Posso rimandare alle analisi più recenti di questo fenomeno citando per esempio i lavori in ambito diagnostico cui sta collaborando Daniele Gulla’.

La società del Vril per quanto oscura è veramente esistita, tu ipotizzi che sia giunta fino a noi. È tutta fiction o ci può essere del vero?

Non ipotizzo. ƈ cosƬ. Della Vril antica si possono dare tante letture. Chi ipotizza fosse una associazione sindacale, chi una costola della Thule, chi una Loggia luminosa tra le tante… Che esista oggi non possiamo escluderlo affatto. Le trasformazioni storiche a volte camuffano, ma non sempre abbastanza.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? ƈ fatta per modificare, in bene, il presente?

Spero che in generale tutte le nostre vite ambiscano a modificare in bene il presente šŸ˜„ Ogni scrittura ĆØ politica. PerchĆ© ĆØ un atto comunicativo, estroflesso. E la letteratura ha nella sua natura il gene della contestazione. La letteratura ĆØ rabbia, voglia di cambiamento, denuncia delle storture, ambiguitĆ  eretta a rivisitazione del mondo. ƈ sfida. Conflitto. Il buonismo non le ĆØ mai appartenuto. NĆ© l’innocenza.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale ĆØ il libro sul tuo comodino?

Sono una lettrice onnivora. Mi hanno limitato i miei occhi un po’ disobbedienti negli ultimi mesi ma leggere alimenta l’immaginazione. Uno scrittore ĆØ in primo luogo qualcuno che si innamora della letteratura e della parola attraverso la lettura. Ora sto leggendo un testo piuttosto impegnativo. “Le strutture antropologiche dell’immaginario” di Durand. Mi piace ritornare alle radici per esplorare l’essere umano.

Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?

La Le Guin resta la mia preferita. Ha fatto del femminismo arte pura, precorrendo i tempi. Peccato oggi sia cosƬ poco citata, anche se ha fan trasversali! La fantascienza in Italia ha sempre faticato a imporsi. Che oggi ci sia una maggiore visibilitĆ  del genere ĆØ un notevole traguardo, ma l’influenza straniera, anche televisiva, ha fatto la differenza.

Bene, l’ora ĆØ volata ringrazio tutti, Luisa per prima, ĆØ faticoso ma anche divertente questo fuoco di fila. Penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un’ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Il mio progetto ĆØ pubblicare i romanzi, coraggiosi come questo, che forse finora non avevano ancora individuato lo spiraglio, il mood giusto. Ma siamo in una epoca di incredibile, anche violento cambiamento. E l’immaginario sta attraversando una rivoluzione in cui magari anche il mio percorso riuscira’ a trovare una sua dimensione pubblica più espansa. Perlomeno me lo auguro!

Le domande dei lettori

Michele Di Marco

Ho guardato il profilo di Luisa su IBS e su qualche pagina via Google, e ho scoperto che con il suo primo romanzo ha inventato il genere “noir shocking”: di cosa si tratta?

Il noir ĆØ incrociato col rosa shocking. PerchĆ© ĆØ una forma di thriller che mette in primo piano la violenza gender e ne analizza le sfaccettature nell’immaginario.

Nel senso che ĆØ un noir meno “sociale” ma più attento al “lato oscuro” interno alle personalitĆ  e all’osservazione che ne fanno i protagonisti (o forse “le protagoniste”)?

Michele Di Marco grazie per la bella domanda. In effetti mi dilungherei in merito se fossi dal vivo. PerchĆ© il lato oscuro e il ‘sociale’ si mescolano in una prospettiva di analisi sulla violenza gender in particolare. ƈ un modo di scrivere che si interroga sul sĆ© quanto sulle deformazioni cui il mondo conduce spesso quel medesimo sĆ©.

Altra curiositĆ : il breve profilo sul sito di Baldini e Castoldi riporta che hai scritto “manuali alternativi”: parliamo sempre di scrittura e letteratura? E in che senso “alternativi”?

Manuali alternativi ĆØ una specifica categoria utilizzata dalla Newton Compton per cui ho pubblicato due volumi nella collana 101.

Se capisco bene (ed ĆØ un “se” molto grande, non conosco ancora i tuoi scritti), cerchi dei legami non convenzionali tra il presente e il passato, attivati da episodi o personaggi poco conosciuti: dunque non si tratta di fiction, corretto?
Anche se poi scegli la forma narrativa come veicolo: perché è più attraente di un testo di pura ricerca, o permette di introdurre quei legami a un pubblico meno specialistico?

Il nazismo esoterico è di per sé un tema oscuro, per non dire ostico, come ti sei documentata?

Posso rispondere a entrambe le domande. Mi sono documentata per anni ma documentarsi su qualcosa di occulto come l’esoterismo o di delicato come il nazismo trova degli enormi ostacoli. I documenti non sono esibiti, la maggioranza sono distrutti e la leggenda obnubila la ricerca della veritĆ  coi suoi aloni deformanti. La fiction permette allora di partire da ciò che di quelle fonti rimane per condurre un discorso più coraggioso, ciò che lo storico, per le sue remore di studioso, non potrebbe affrontare a cuore leggero. Io volevo favorire non l’erudizione ma la curiositĆ . Vorrei che i lettori si incuriosissero, si facessero domande e magari anche attraverso la mia bibliografia oltre che tramite la storia in sĆ©, provassero a continuare la ricerca per conto proprio.

Ottavia Capparuccini

Dove stai dirigendo la tua attenzione attualmente? Ci sono tematiche che ti interessano in modo particolare? Grazie

La mia attenzione si rivolge sempre al meno noto, all’inesplorato. E il femminile ĆØ uno di tali ambiti. Il mistero del femminile ĆØ uno dei meno esplorati della Storia, ma anche il più affascinante. Comprenderlo significa però essere disposti a una grande sfida: modificare la propria visione del mondo.

:: Review Party: Il traditore di Roma di Simon Scarrow (Newton Compton 2020) a cura di Giulietta Iannone

10 novembre 2020

56 d.C. Il tribuno Catone e il centurione Macrone, veterani dell’esercito roĀ­mano, sono di stanza sul confine orientale, consapevoli che ogni loro mossa ĆØ costantemente monitorata dalle spie del pericoloso e misteĀ­rioso Impero parto. Ma la minaccia esterna potrebbe non essere nulla rispetto a quella interna.
Tra i ranghi della legione si nasconĀ­de un traditore. Roma non mostra alcuna pietĆ  verso coloro che tradiĀ­scono i commilitoni e l’Impero, ma prima di poter punire il colpevole, bisogna trovarlo. Catone e Macrone cominciano cosƬ una corsa contro il tempo per scoĀ­prire la veritĆ , mentre i potenti neĀ­mici oltre il confine non aspettano altro che poter sfruttare qualunque debolezza per annientare la legioĀ­ne. Il traditore dev’essere trovato, o per l’Impero sarĆ  la fine.

Per gli appassionati del genere sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma, Simon Scarrow ĆØ una garanzia. Lo scrittore britannico, nato in Nigeria, ĆØ infatti uno degli scrittori più letti e prolifici. La serie dedicata al tribuno Catone e al centurione Macrone, veterani dell’esercito roĀ­mano, prosegue con Il traditore di Roma (Traitors of Rome) tradotto da Andrea Russo. Cosa colpisce dello stile di Scarrow? Innanzitutto la preparazione tecnica quando si tratta di descrivere le azioni più puramente militari, il linguaggio colorito dei soldati di Roma, un venato interesse per la caratterizzazione psicologica dei personaggi, e una certa inventiva che sa rendere appassionanti mere avventure guerresche. La scrittura poi ĆØ piana e rende la lettura agevole e interessante. Se siete curiosi di sapere come vivevano i soldati di Roma al tempo di Nerone, quali erano le loro aspirazioni (oltre al mero desiderio di salvare la pelle durante i combattimenti) non avete che da leggere i libri di Scarrow ĆØ molto attento a descrivere le cicatrici che martoriavano i loro corpi e le loro anime.

In questa avventura Catone e Macrone sono a Tarso, grande e prosperosa cittĆ  della Cilicia (odierna Turchia) ai confini dell’impero romano. Il regno dei Parti, oltre l’Eufrate ĆØ pronto alla guerra ma l’esercito del generale Corbulone non ĆØ pronto, e cosƬ Catone viene mandato in missione per prendere tempo o ancora meglio per siglare un trattato di pace con Vologese. Di questo piccolo contingente fa parte anche Flaminio, un veterano ridotto in schiavitù appena comprato da Catone, e il greco Apollonio, intrigante e aggiornatissimo sui fatti recenti, di cui Catone non sa se fidarsi e considerarlo un alleato o un nemico. E’ proprio Apollonio a insinuare il dubbio che ci sia un traditore, una spia dei Parti all’interno dell’esercito romano. Macrone restato a Tarso, fresco sposo della procace Petronilla, si trova mandato in missione per riportare l’ordine sulle montagne. Ma il tempo stringe, trovare il traditore si trasforma in una questione di vita o di morte. Appassionante come un’indagine poliziesca questa nuova avventura di Catone e Macrone ci condurrĆ  nel cuore di un impero che nel bene o nel male ha segnato le sorti del mondo antico. Se vi piacciono i romanzi storici ambientati nell’Antica Roma, da non perdere. Se non conoscete Scarrow vi consiglio di rimediare, la sua bibliografia anche in italiano ĆØ ricca.

Simon Scarrow ĆØ nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi si ĆØ stabilito in Inghilterra. Per anni si ĆØ diviso tra la scrittura, sua vera e irrinunciabile passione, e l’insegnamento. ƈ un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, ĆØ stato per mesi ai primi posti nelle classifiche inglesi. Scarrow ĆØ autore delle serie Le aquile dell’impero, Roma arena saga, I conquistatori e Revolution saga. Ha firmato anche i romanzi L’ultimo testimone (con Lee Francis), Eroi in battaglia e La flotta degli invincibili (con T.J. Andrews). Le sue opere hanno venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo.

:: Liberi junior – Mai visto un regalo cosƬ brutto! e Non sopporto le vacanze! di GĆ©rard Moncomble e FrĆ©dĆ©ric Pillot (Gallucci editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 novembre 2020

Oggi vi parlo di due libri illustrati per bambini, usciti questa estate per Gallucci editore: Mai visto un regalo così brutto! e Non sopporto le vacanze! della serie Ciao sono Frida Miao. Sono due piccoli albi con bellissime illustrazioni a colori (facili da copiare), io me ne sono innamorata subito. Se amate i gatti poi non dovete perderli. Appartengono alla collana prime letture con EasyReading Font (Dyslexia friendly) e sono simpatici e divertenti, la lettura ideale per chi appunto sta ancora imparando. Il testo è di Gérard Moncomble, i disegni di Frédéric Pillot. La traduzione dal francese di Marina Karam. Consigliati dai 7 anni in su.

Gérard Moncomble (1951) a nove anni batteva sulla macchina da scrivere con due dita e ancora oggi compone così i suoi testi. Vive in mezzo ai boschi, nel Sud-Ovest della Francia, con una gatta che ha ispirato le avventure di Frida.

Frédéric Pillot è un illustratore di libri e riviste per bambini e ragazzi molto conosciuto in Francia.

:: Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 novembre 2020

E cosƬ la saga del commissario Ricciardi ĆØ giunta al termine, Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi chiude un ciclo che ha segnato davvero il panorama letterario italiano di questi anni. Forse un po’ più opaco dei precedenti, anche se conserva lo spirito che ha animato la serie, Il pianto dell’alba come tutti gli addii (forse ci saranno ancora dei racconti con Ricciardi protagonista, ma prendete l’informazione con le pinze) lascia un velo di malinconia e un senso di perdita, anche se ricordiamolo l’intera saga ha componenti noir che giustificano il tragico e inatteso finale, che non anticipo ma rattristerĆ  sicuramente molti lettori. ƈ un finale inatteso, io avevo immaginato tutto ma non questo, tuttavia riflettendo non da lettore ma da scrittore ĆØ l’unico finale credibile, adatto all’economia della storia. La trama poliziesca di quest’ultimo episodio ĆØ forse un po’ debole, l’intuizione di Modo un po’ repentina (non sarĆ  Ricciardi ad averla) pur tuttavia si colloca nel filone del noir storico. De Giovanni ha avuto il pregio di arricchire con un linguaggio letterario e poetico un genere di solito caratterizzato da una lingua scarna, essenziale, veloce. In tutta sinceritĆ  credo che non sia il personaggio ad avere stancato l’autore, ma più che altro il periodo storico che sarebbe succeduto, cosƬ drammatico da mettere da parte le storie minime di cui de Giovanni si occupa. Le fasi più drammatiche del fascismo, la guerra, la fine di un’epoca non erano più uno scenario adatto a un barone all’antica che vede i morti. Ricciardi poi ammettiamolo era un personaggio invadente se non ingombrante, intendo per uno scrittore, anche faticoso psicologicamente da gestire. Ora l’autore ĆØ più orientato a scrivere storie contemporanee, e ben venga, la parentesi che si ĆØ chiusa però non sarĆ  dimenticata, e bene o male potremo rileggere i passati episodi anche fra vent’anni, senza che perdano di freschezza. Arrivederci Ricciardi speriamo di rincontrarti.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto e Nozze, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato Troppo freddo per Settembre (2020). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua cittĆ , di cui ĆØ visceralmente tifoso, de Giovanni ĆØ anche autore di opere teatrali.

Source: acquisto del recensore.