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:: Un’intervista con Armando d’Amaro a cura di Giulietta Iannone

30 novembre 2020

G.I. Benvenuto Armando su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Parleremo de I luoghi del noir, quarta antologia dedicata alla memoria di Marco Frilli, e non solo. Innanzitutto presentati ai nostri lettori.

A.d.A. Innanzitutto, prima di tediare i lettori con le mie risposte, un grazie a te Giulietta e a Liberi di scrivere per l’ospitalità. Sono nato a Genova nel 1956 e, dopo studi classici e laurea in giurisprudenza, ho praticato attività forense e accademica. Da molti anni però mi dedico esclusivamente alla scrittura noir, che mi ha portato alla Frilli prima come autore (ho dieci romanzi all’attivo, con due personaggi diversi) e quindi anche come collaboratore, sia nella selezione di manoscritti che giungono alla Casa Editrice per essere valutati, che quale curatore di antologie (con ‘I luoghi del noir’ sono alla sesta). Adesso vivo con mia moglie, un cane e due gatti – i nostri figli sono ormai grandi – a Calice Ligure.

G.I. Parlaci di Marco, un ricordo che hai di lui particolarmente vivido nella tua memoria?

A.d.A. Tra me e Marco, dopo il nostro primo incontro, era nata prima una stima reciproca, quindi una grande amicizia che custodisco ancora oggi, gelosamente. Abbiamo lavorato spalla a spalla, per anni, tra problemi e grandi soddisfazioni. Il suo sorriso, la sua voce roca, i suoi suggerimenti sia di lavoro che di vita: tutto questo di lui vive in me, inalterato.

G.I. I ‘luoghi del noir’ raccoglie quarantanove racconti brevi di cinquantatré autori (alcuni scrivono a ‘quattro mani’) noti e meno noti al grande pubblico, legati a una casa editrice vera e propria fucina di talenti, si può dire che Marco Frilli e ora suo figlio abbiano preso molto sul serio il ruolo di talent scout?

A.d.A. La nascita dei Tascabili Noir iniziò quasi spontaneamente, e non solo la Liguria si dimostrò subito ricca di buoni talenti – basti pensare a Bruno Morchio e al suo Bacci Pagano – ma l’accoglienza da parte dei lettori ai primi romanzi pubblicati fu entusiasta. Inevitabile quindi andare, di pari passo all’allargarsi della distribuzione (che ora copre il territorio nazionale, dalle Alpi alla Sicilia), alla ricerca di nuovi scrittori che rimpinguassero il catalogo. Molti di questi autori sono rimasti fedeli alle copertine giallo pantone, altri sono stati attratti da ‘grandi’ editori, che non facendo più scouting ‘guardano’ – dimostrazione del buon lavoro svolto – al nostro catalogo, ma ormai ci sono anche nomi importanti del noir italiano che bussano per transitare, appunto dai ‘grandi’, ai tipi Frilli

G.I. Che criteri hai usato per selezionare questi racconti?

A.d.A. Più che ai racconti ho pensato a chi invitare a partecipare: autori di sicuro talento, Frilli e non solo, più qualche esordiente che, inviando un romanzo inedito, ha dimostrato di saperci fare. Nessuno di loro mi ha deluso, e la risposta dei lettori sembra darmene conferma.

G.I. Ho letto con curiosità il tuo racconto dell’antologia, con un finale quasi aperto, quasi enigmatico, perché questa scelta?

A.d.A. Il mio testo inserito nell’antologia non è un giallo, ma certo noir nella parte iniziale, che descrive le terribili esperienze dei fanti in trincea. Poi diviene inevitabilmente intimista, e credo che, leggendolo, si comprenda il legame che mi univa a Marco Frilli, che ne è protagonista insieme al ‘mio’ – non ancora commissario – Francesco Boccadoro. Tutto sommato il finale, come hai rilevato, è aperto: sì, alla speranza.

G.I. Credo sia doveroso citare Gianpaolo Zarini, un amico prima che scrittore prematuramente scomparso. Cosa caratterizzava il suo modo di scrivere in coppia con Andrea Novelli?

A.d.A. Gianpaolo era non solo un autore a tutto tondo e di grande talento, ma una persona seria, garbata, pacatamente ironica e di grande intelligenza. Lui e Andrea hanno costruito un sodalizio, lastricato da una produzione letteraria vasta e variegata, contraddistinto da una capacità di raccontare, molto bene, storie. Gianpaolo aveva dichiarato, tempo fa, che i suoi pregi e i suoi difetti erano gli stessi: precisione e organizzazione; anche queste sue caratteristiche aveva portato in dono al ‘duo’.

G.I. Il ricavato, va segnalato, sarà devoluto alla Gigi Ghirotti Onlus, di cosa si occupa questa associazione?

A.d.A. La Gigi Ghirotti si occupa con amore e grande competenza di assistere persone colpite da malattie inguaribili, accompagnandole nel cammino verso una morte dignitosa: sia Marco Frilli che sua moglie Nora vi sono dovuti ricorrere. Per l’Associazione, solo parzialmente finanziata da convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, sono indispensabili le donazioni private e i ricavati dalle raccolte fondi.

G.I. E a proposito del racconto breve, pensi che abbia ancora posto nel panorama letterario italiano?

A.d.A. L’interesse del lettore italiano verso i racconti ha avuto alti e bassi, ma bisogna sottolineare che, talvolta, la qualità delle storie brevi ha raggiunto e raggiunge alte vette qualitative. Ritengo che la decisione della Frilli di proporre un’antologia, ormai attesissima, con cadenza annuale, sia tra l’altro una soluzione ‘antica’ a due esigenze del pubblico moderno: conoscere nuovi autori e leggere un’opera concisa ma compiuta anche negli scorci di tempo.

G.I. La forte caratterizzazione geografica è il tratto distintivo dei noir Frilli. Cosa fortemente voluta da Marco Frilli. Come è nata questa idea di noir?

A.d.A. Noi tutti siamo figli del noir mediterraneo, che Massimo Carlotto ha definito come una necessità nata dal “senso di appartenenza che molti autori hanno sentito verso la propria terra, portandoli quindi a raccontarne gli aspetti meno piacevoli”. Marco Frilli volle ancor più accentuarne le caratteristiche, chiedendo ai suoi autori di narrare non soltanto crimini, ma paesaggi, storia, società, tradizioni, aspetti sconosciuti, leggende e finanche cibi e vini legati al loro territorio di nascita o elezione.

G.I. C’è ancora spazio per il noir nel panorama letterario italiano? I lettori secondo te amano questo genere di narrativa?

A.d.A. Basta dare un’occhiata alle classifiche dei libri più venduti per rendersi conto di quanto i lettori lo gradiscano: tra i bestseller campeggia sempre almeno il titolo di un romanzo noir italiano. Perché? Questo genere di narrativa rispecchia, attraverso ‘penne’ certo diverse, la sfaccettata realtà del nostro Paese, attento – come si diceva prima – a tutto ciò che accade sul territorio. A riprova di quanto dico: talvolta giungono in Casa Editrice ottimi romanzi, e si suggerisce all’autore di virarli in ‘noir’ perché possano essere pubblicati e avere successo.

G.I. E le donne nel noir, quali pensi siano le più significative, anche esordienti?

A.d.A. Non posso che nominare la punta di diamante della Frilli, Maria Masella, che un giornalista ha definito avere “un grande bagaglio letterario alle spalle ed un raggiante futuro davanti”: io la ritengo la scrittrice più significativa dell’intero panorama italiano. Non faccio nomi di brave esordienti…non voglio scatenare gelosie!

G.I. Grazie della disponibilità, come ultima domanda vorrei dare spazio ai tuoi lavori. Stai scrivendo attualmente un nuovo libro?

A.d.A. Sì, mi sto dedicando al quarto ‘episodio’ – ambientato nel 1941, che vede sempre protagonisti il commissario Boccadoro e la sua famiglia – frutto (come i precedenti) non solo della mia fantasia ma di quanto effettivamente accadeva, a tutti i livelli, nell’Italia fascista. Antonia Del Sambro mi ha voluto così benevolmente commentare: “…Tra metafore letterarie e squarci di vita familiare che ricordano Italo Svevo, Armando d’Amaro coglie alla perfezione l’humus della società italiana del Ventennio…”.

:: Intervista ad Armando d’Amaro per “La mesata” (Fratelli Frilli Editori, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

7 ottobre 2016

unnamedCon La mesata si giunge al quinto capitolo delle indagini del maresciallo Corradi, ma questa volta più che un avanzare nel tempo la storia è un ritorno al passato. Perché ha ritenuto fosse il momento per Corradi di affrontare i suoi ‘fantasmi’?

Gli scrittori di ‘gialli’ – anche se credo che i miei romanzi siano più giustamente definibili noir mediterranei – quando creano un personaggio ‘seriale’ si trovano davanti a un bivio: è meglio tratteggiare un protagonista che manterrà caratteristiche immutate o che subirà, nel tempo, trasformazioni? Io ho imboccato quest’ultima strada, giudicandola più realisticamente vicina alla vita, perché Corradi, come tutti noi, è uomo normale, non un essere dotato da straordinariamente improbabili ‘cellule grigie’. E, come spesso succede, giunto vicino ai ‘cinquanta’ più o meno consapevolmente fa un bilancio della sua vita, tormentata da un fatto commesso in gioventù che lo aveva portato a una scelta (l’arruolamento nella Legione Straniera) che avrebbe portato dolore ai familiari e segnato lui, che ancor oggi soffre di incubi ricorrenti. Ne La mesata incontra una donna che in qualche modo lo ‘spiazza’ nelle sue (poche e insicure) certezze, spingendolo a una riconciliazione con se stesso prima ancora che con gli altri.

La vicenda si svolge sempre nella sua Liguria ma ora ha voluto che i suoi lettori focalizzassero su un problema per molti ritenuto ancora solo meridionale. Perché ha scelto di centrare l’attenzione sulla radicalizzazione della criminalità organizzata al Nord?

La radicalizzazione della malavita organizzata al Nord – purtroppo – è un problema annoso. Molti rappresentanti di Cosa Nostra, Camorra, Ndrangheta e Sacra Corona Unita, non processabili ma ritenuti comunque soggetti pericolosi, furono inviati in ‘soggiorno obbligato’ nelle regioni settentrionali fin dal lontano (anche perché, purtroppo, il mio anno di nascita) 1956. Negli anni a seguire gli uomini dei clan, ‘trapiantati’ per legge su nuovi territori, approfittarono della situazione ricreandovi strutture criminali in stretto contatto con quelle d’origine e in collusione con la politica locale. Conoscendo le realtà delle organizzazioni campane e volendo riportare Corradi a Calice Ligure (già ambientazione per uno dei miei titoli di maggior successo, La Controbanda, ora acquisito dal gruppo R’E e disponibile in Italia Noir dal 26 dicembre), quale trovata migliore che farlo tornare quale agente distaccato della DIA ?

A margine del testo è inserito un monologo teatrale drammatico, Atlassib, che porta sempre la sua firma. Cosa voleva comunicare ai lettori?

Sono molto affezionato a questo testo: sentirlo recitare, anche se uscito dalla mia ‘penna’, mi suscita sempre emozione. Scrivendo do sfogo alle mie sensazioni e ai miei pensieri, ma non solo: credo che uno scrittore debba svolgere una – seppur piccola – funzione di pubblica utilità. Allora, nel rilasciare – filtrato dalle parole – il bagaglio di vita che mi porto dietro e quanto di nuovo via via si aggiunge, ho ritenuto giusto affrontare anche la situazione che, purtroppo, coinvolge drammaticamente molte donne, quella della loro sottomissione – con la violenza – a quello che dovrebbe essere il loro compagno di vita… Con questo monologo che racconta un (tentato) passo verso la libertà da parte di una ‘condannata’ al silenzio ho voluto sollecitare la sensibilità di chi non vuole né vedere né affrontare questa vera e propria piaga sociale.

La sua casa editrice, dove lei svolge il doppio ruolo di autore ed editor, pubblica in prevalenza gialli e noir. È una scelta legata più agli interessi di titolare e collaboratori o alle richieste di pubblico?

Lettore e scrittore – egualmente curiosi ed affascinati dalla natura e della condizione umana – amano molto questo genere, e non da poco; se ci pensa molti dei più grandi testi, fin dal passato remoto, lo hanno affrontato: nelle tragedie di Sofocle si trattano crimini, così come in moltissimi drammi shakespeariani… e Delitto e castigo di Dostoevskij non ne è forse un perfetto esempio? Il pubblico vuole tentare di capire i più reconditi risvolti della nostra natura, e noi cerchiamo di fornire spiegazioni – non rassicuranti – ma plausibili al perché ci comportiamo in un certo modo. Ma non solo: il noir permette di spaziare in generi letterari diversi (dalla tragedia alla commedia, con tinte dal pulp al rosa), di ambientare i fatti in un territorio che il lettore ben conosce e ancora studiare il crimine da tre differenti punti di vista, quello di chi lo commette, quello della vittima e quello dell’investigatore.

I suoi libri si caratterizzano per l’intreccio fitto, il ritmo serrato e il coup de théâtre finale. Sono queste le caratteristiche che un buon noir deve avere?

Il noir, come ogni altro genere letterario, deve intanto presentare una scrittura pulita e uno svolgimento scorrevole ad accompagnare una trama sensata e coinvolgente, che prenda il lettore fin dalle prime pagine. Ma questo genere, in particolare, consente – descrivendo luoghi, persone e situazioni – di offrire ‘spaccati’ della società. Il noir di fatto si distingue dal giallo classico per questa componente, oltre a quella di non offrire necessariamente al lettore un finale ‘consolatorio’ (ammetto: per La mesata ho fatto un’eccezione): il ‘caso’ viene risolto ma senza riportare una calma assoluta… anzi, i problemi sociali poco edificanti – individuati durante le indagini – restano e talvolta il colpevole non viene assicurato alla giustizia, come nel mio primo romanzo, Delitto ai Parchi. Qualcuno, secondo me esattamente, ha paragonato questo genere al verismo (si pensi al Ciclo dei vinti di Verga o a The Grapes of Wrath di Steinbeck), in quanto crudamente fedele rappresentazione degli aspetti oscuri della cosiddetta ‘società civile’. Ecco, credo sia il realismo lo sfondo giusto – ove si muovono personaggi che, agendo e dialogando ‘buchino’ la carta – le caratteristiche che si richiedono a un buon noir, ‘condito’ se si vuole (io lo faccio spesso) da notizie storiche… ma attenzione a non scrivere inesattezze, perché il lettore, pur generoso, se tradito non perdona!

Cosa accadrà al maresciallo Corradi ora che ha fatto i conti col passato?

Bella domanda, me la pongo spesso anch’io.

Armando d’Amaro: Nato a Genova, vive a Calice Ligure. Ha praticato attività forense e accademica per poi dedicarsi alla scrittura e alla critica d’arte moderna. È autore di numerosi libri e racconti. Diversi suoi testi, scritti per artisti, sono stati anche tradotti in inglese e russo. Il drammatico Atlassib rappresentato con successo a teatro.