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:: Processo a Shanghai di Qiu Xiaolong (Marsilio 2020) a cura di Giulietta Iannone

27 novembre 2020

La Cina è uno stato di diritto? Interessante questione, più complessa di quanto possa sembrare. Ricordo che ai tempi dell’Università, mi iscrissi a Scienze Politiche indirizzo internazionale, quando dovetti scegliere le materie del mio piano di studio decisi di inserire “Sistemi giuridici comparati” che non era nel nostro piano ufficiale ma di Giurisprudenza, così andai a sostenere l’esame nel Palazzetto Aldo Moro qui a Torino e passai con Gianmaria Ajani, che negli anni divenne anche rettore dell’Ateneo torinese, non ricordo se lui o un assistente mi fece proprio una domanda sul sistema giuridico cinese, non so se per mettermi in difficoltà o altro, e io ricordo ancora che risposi correttamente forse stupendoli un po’ che un’incosciente studentessa proveniente da Scienze politiche fosse preparata su quei temi così specifici e fumosi. Non ricordo tutto nel dettaglio, sono passati più di vent’anni, ma ricordo due punti: il concetto negativo di conflitto e quello positivo di appianamento delle divergenze nella cultura cinese, e il fatto che se la giurisprudenza statunitense si basa sui precedenti e sulle sentenze emesse dai giudici nel passato, il sistema giuridico cinese è invece molto più fluttuante. C’è un film molto bello di Zhang Yimou, La storia di Qiu Ju, con un’intensa Gong Li, che vi consiglio di vedere se amate l’argomento. Così quando ho letto che questo tema sarebbe stato affrontato nell’ultimo romanzo di Qiu Xiaolong, sono rimasta molto incuriosita. Processo a Shanghai (Inspector Chen and Judge Dee, 2020) è il 12° romanzo della serie Chen Cao, edito da Marsilio e tradotto dall’inglese da Fabio Zucchella, e come al solito dalla sua lettura non sono rimasta delusa. Ormai Qiu Xiaolong è una sicurezza e ogni suo libro una piccola gemma per chi ama l’Oriente e la cultura cinese. Dunque non solo un giallo, un’indagine poliziesca, ma un piccolo trattato di sociologia, poesia, storia e psicologia sociale. Un fluttuare tra antico e moderno, in un mondo sempre più mutevole e in continua evoluzione sebbene all’apparenza come sulla superficie di un lago tutto sembri immobile. C’è molta amarezza, molto disincanto e nello stesso tempo un flebile filo di speranza che i mali che affliggono il Drago dormiente possano essere un giorno superati. Ma torniamo alla storia, Chen Cao non è più l’ispettore capo della polizia di Shanghai, ha dovuto lasciare il suo incarico a Yu il suo vecchio assistente per fare “carriera” e diventare Direttore dell’Ufficio del Sistema Giudiziario, per di più in licenza per un periodo di convalescenza che non si sa bene per quanto si protrarrà. A lenire questo periodo di incertezza l’efficiente e simpatica Jin, sua segretaria e preziosa collaboratrice e la lettura di Poeti e assassini del sinologo olandese van Gulik sulle gesta del Giudice Dee, uno Sherlock Holmes cinese della dinastia Tang. Poi Vecchio Cacciatore lo coinvolge nelle indagini sulla morte di Qing, assistente della Dama Repubblicana, una donna bellissima e dal passato discutibile che offre in casa sua pranzi sontuosi per ospiti super selezionati e influenti. E proprio queste sue frequentazioni saranno causa della sua rovina. Ma Chen Cao si chiede se è davvero colpevole del delitto, se davvero ha ucciso Qing per futili motivi (la ragazza voleva lasciarla per aprire a sua volta un ristorante). La sua indagine certo in incognito ha bisogno di una più seria copertura così si ingegna mobilitando le sue conoscenze e ideando un progetto di scrittura su una nuova novella sul giudice Dee, che gli permetta un parallelismo tra i sistemi giuridici antichi e quelli moderni, in cui la giustizia sembra in una posizione di sudditanza rispetto agli interessi del Partito Unico che governa il paese socialista con caratteristiche cinesi. Il linguaggio è poetico, una festa tra allusioni, rimandi e vere e proprie poesie che impreziosiscono il testo, come le struggenti poesie in appendice della celebre poetessa Xuanji. Buona lettura!

Xiaolong Qiu, scrittore e traduttore, è nato a Shanghai e dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove insegna letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Oltre alle inchieste dell’ispettore Chen, pubblicate in trenta paesi, già adattate per una popolare serie radiofonica della Bbc e presto anche per una serie televisiva, di Qiu Marsilio ha pubblicato i due romanzi che raccontano le storie del Vicolo della Polvere Rossa e una raccolta di poesie dedicate a Chen Cao. www.qiuxiaolong.com/

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Chiara dell’Ufficio stampa Marsilio.