:: Il cadavere del Canal Grande di Enrico Vanzina, (HarperCollins 2022) di Patrizia Debicke

27 febbraio 2023 by

Dopo avere raccontato Roma e Milano, Enrico Vanzina chiude con una zampata da leone par suo la sua trilogia noir dedicata alle città italiane, tornando indietro nel tempo nel 1700, a Venezia in laguna e arrivando a coinvolgere addirittura il mitico Giacomo Casanova.
Vanzina scrive ma si diverte e si vede. Gioca con i modelli del Settecento, si lascia contagiare dal primo Dumas e dalla crudele malizia di Laclos , senza tuttavia dimenticare Goldoni e le Memorie di Casanova , poi arricchisce persino la sua trama con una carambolesca fuga dal sapore di spaghetti western alla Kill Bill 2 di Tarantino.
Insomma Il cadavere del Canal Grande è un singolare e provocante romanzo storico, intrigante, sanguinario quanto gli piace (un bel po’ direi), denso di colpi di scena, dotato uno stuzzicante congegno narrativo giallo e popolato da memorabili personaggi, dominati dalla locandiera Ginevra Trevisan, fascinosa protagonista femminile…
Jean de Briac, giovane venticinquenne alto biondo e bello, di nobili origini bretoni, aveva un sogno, diventare un pittore. Ma suo padre, squattrinato aristocratico di campagna, molto più interessato a fare rendere i suoi terreni e alla salute delle mucche che alla vocazione artistica della progenie, non ci sentiva da quell’orecchio.
Ragion per cui il giovanotto saltato in sella a un robusto cavallone della paterna scuderia, dopo un lungo e periglioso a viaggio era riuscito ad arrivare a Venezia. Là con la benevola lettera di intercessione del cugino, Mathieu de Briac, monsignore a Würzburg, dove il maestro Giambattista Tiepolo aveva affrescato la residenza del principe vescovo Karl Philipp von Greiffenclau, era stato preso a bottega, entrando a far parte del gruppetto di volenterosi allievi del grande pittore veneziano. Tiepolo, uomo di buon cuore, mosso forse da ammirazione o pietà per quel ragazzo che per un sogno era scappato dalle comodità di casa, l’aveva messo due mesi prima a mischiar colori, mentre lui stava lavorando all’affresco dell’Incoronazione di Maria Immacolata nella chiesa della Pietà. Nonostante i pochi spiccioli in tasca garantiti dalla paterna grettezza, che gli consentivano appena di alloggiare in una stanzuccia in una locanda vicino al Ponte di Rialto e di riempirsi la pancia in bettole malfamate, Jean de Briac finora si era sentito appagato dalla sua vita veneziana. Ma una sera, dopo cena ormai diretto a piedi al suo giaciglio, con la luna che si rifletteva nelle acque del Canal Grande, mentre camminava scansando l’eterogenea folla notturna che animava le calli, verrà travolto da una dama che correva all’impazzata tra la gente. Pur scaraventato a terra riuscirà ad afferrare la gonna della bellissima ed esotica sconosciuta sollecitando scuse. Ma l’immediato rapido, vivace e successivo scambio verbale, si chiuderà con il passaggio di un sacchetto di velluto, da parte della bellezza alla sbalordito giovanotto, unito alla preghiera di consegnarlo prima possibile alla signora Ginevra, padrona della locanda Alle due spade.
La curiosità, par logico, che spingerà il giovanotto ad aprirlo gli consentirà di scoprire che contiene uno splendido smeraldo di straordinarie dimensioni. L’ora tarda tuttavia gli suggerirà di rimandare all’indomani la consegna richiesta. Però, ripresa la sua strada, passati pochi minuti dopo aver imboccato il Ponte di Rialto, verrà raggiunto da un vociare e affacciandosi alla balustra, vedrà in acqua una gondola dalla quale un robusto barcaiolo stava tirando su il corpo di una donna annegata, riconoscerà dagli abiti indossati dalla ragazza che gli ha appena consegnato lo smeraldo e riuscirà a sentire il gondoliere gridare sconvolto: «Maria Vergine, le hanno tagliato la gola».
Ma la storia veneziana di Vanzina non si limiterà a far da teatro a un unico delitto.
Dopo una lunga notte insonne o quasi, passata rigirandosi tra le coltri del suo letto, Jean de Briac si recherà alla locanda Alle due spade. Là incontrerà e conoscerà, anche carnalmente, Ginevra Trevisan, la fascinosa, sensuale femme fatale e, cavallerescamente finirà da lei compromesso in un diabolico e misterioso intrigo, destinato a coinvolgere sbirri, signori e non, alti prelati, e persino artisti come Tiepolo, addirittura alcuni tra i potenti d’ Europa e con loro l’intrigante e famosissimo, forse il più celebre veneziano tra tutti: il cavalier Giacomo Casanova.
A ben vedere tutta la trama gravita intorno al misterioso smeraldo del sacchetto, e non spoileremo certo dicendovi cosa sarà della misteriosa e fulgente pietra dal valore incalcolabile .
Ciò nondimeno il fulcro portante della storia è lei e resterà solo lei, la seducente locandiera Ginevra Trevisan. Lei che, avvalendosi del suo irresistibile fascino saprà condurre doppi, triplici e quadruplici giochi, manovrando abilmente con il sesso e confrontandosi senza scrupoli con uomini influenti, unanimemente riveriti ma sempre da lei ridotti a succubi delle sue grazie. Con il sesso, usato come utile strumento per raggiungere il potere, e quel sesso a cui nessuno dimostra di saper resistere. Succede anche al giorno d’oggi? Che dire? Certo è che niente cambia su questa terra e certamente non certe fragilità della natura umana.
Con per scenario la Venezia di Carlo Goldoni, quella per intendersi con le sue magiche calli, con le acque torbide dei canali solcate dalle nere gondole, con la folla chiassosa che popola le sue giornate e con le brutte soprese di certi movimentati scorci notturni. Un’irrinunciabile Venezia che anche stavolta riesce a ritagliarsi un ruolo da protagonista. Una città da sempre senza tempo e fuori dal tempo, a fare da cornice a una storia ambientata nel secondo Settecento. Una storia che si dilata e scivola via lontano, veloce come cavalli e carrozze che percorrono avanti e indietro la campagna veneta (portandosi a Mestre e poi nel vicentino fino a raggiungere il trevigiano per un funambolico succedersi di avventurosi colpi di scena).
Un libro che ancora una volta ci dimostra le capacità e l’eclettico e straordinario talento del narrare di Enrico Vanzina.

Enrico Vanzina è figlio del grande regista Steno, uno dei fondatori della commedia italiana. Nel 1976 ha iniziato a scrivere sceneggiature e da allora ha collaborato con i maggiori esponenti del nostro cinema. Nel corso degli ultimi quarant’anni ha firmato, insieme al fratello Carlo, alcuni dei più grandi successi al botteghino italiano. Ha realizzato anche moltissime fiction televisive. Ma il cinema e la tv non sono la sua unica occupazione. Ha collaborato con il Corriere della Sera e scrive come editorialista su Il Messaggero. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i recenti La sera a Roma (Mondadori, 2018) e, con HarperCollins, Mio fratello Carlo (2019), Una giornata di nebbia a Milano (2021), Diario diurno (2022). Ha vinto, in tutti questi ambiti, numerosi premi tra cui il Nastro d’argento, la Grolla d’oro, il Premio De Sica, il Premio Biagio Agnes, il Premio Flaiano e il Premio Casinò di Sanremo – Antonio Semeria.

Source: libro del recensore.

:: Il vangelo della forza di Robert D’Harcourt (Edizioni San Paolo 2022) a cura di Giulietta Iannone

27 febbraio 2023 by

L’hitlerismo si nutre di disperazione, sembra questo l’humus in cui è sorto, in cui hanno germogliato i suoi gangli mefitici. A questa conclusione è giunto, come premessa, Robert D’Harcourt, intellettuale cattolico e germanista, autore di un libro profetico uscito nel 1936 in Francia dal titolo Il vangelo della forza (L’Evangile de la force, 1936) ora ripubblicato da San Paolo edizioni con la prefazione di Valerio De Cesaris e tradotto da Luigi Albani.

Disperazione in cui sono da ricercare le origini di questa psicosi sorta nel primo dopo guerra, sulle ceneri appunto della Prima Guerra Mondiale. Se gli adulti hanno aderito al nazismo per opportunismo, i giovani, catturati nella gioventù hitleriana, hanno aderito per fede. Una fede distorta, manipolata, ben lontana dalla fede autentica, una fede che ha sostuito con la svastica la croce di Cristo. Tuttavia hanno aderito con entusiasmo e purezza di intenti. E in questa generosità di animo sta il dramma che ha amplificato l’orrore.

Quando un regime indottrina i suoi giovani nel culto della terra e del sangue, per farne dei soldati perfetti che combattano per la rigenerazione del paese non si può che assistere a questa disgregazione etica e morale conseguenza diretta di questo dramma.

Facile arrivare di conseguenza alla soppressione degli improduttivi che ostacolano la crescita economica di un paese votato al progresso e all’autoaffermazione. E così si può capire l’eugenetica così lontana da ogni riflessione umana, quello che ci è di intralcio lo si elimina, i vecchi, i malati, gli ebrei, gli stranieri tutti coloro che non incarnano lo spirito della razza. In questo caso la ariana, la pura razza tedesca .

O la violenza contro gli oppositori come evidenzia il capitolo ottavo intitolato La guerra di logoramento contro la gioventù cattolica. Ma chiunque si opponeva diventava automaticamente un nemico da abbattere e distruggere.

Robert D’Harcourt, come sentinella avvisò del pericolo, e della gravità delle conseguenze ideologiche di quel regime che si stava consolidando ai confini del suo paese. Pagò a caro prezzo la sua se vogliamo definirla preveggenza, due dei suoi figli furono deportati a Buchenwald e la sua opera fu censurata costringendolo a continuare ad operare nella clandestinità.

Due sono le rilfessioni profonde a cui l’autore arriva: una nel non identificare la Germania, ovvero il popolo tedesco, con il nazismo, l’altra nel non demonizzare i giovani che vi hanno aderito, ma i loro maestri che li hanno indottrinati sfruttando il loro entusiasmo e la loro ricerca di un leader che gli prospettasse un futuro luminoso ben lontano dall’oscuro presente in cui vivevano.

ROBERT D’HARCOURT (1881-1965) gravemente ferito durante la Prima guerra mondiale, dove perse l’uso del braccio destro, iniziò a insegnare lingua e letteratura tedesca nel 1920 presso l’Istituto Cattolico di Parigi. Nel 1936, a seguito di più di una visita nella Germania di Hitler, lanciò l’allarme a proposito della vera natura di quel regime nel libro Il vangelo della forza. Il 28 settembre 1940 l’opera fu censurata dall’occupante, come altri due suoi libri. Si unì alla Resistenza attraverso numerosi articoli clandestini, dando l’esempio ai suoi figli: due di loro furono deportati a Buchenwald. Al loro rilascio, presentò la sua candidatura all’Accademia di Francia, dove fu eletto nel febbraio 1946. Fino alla sua morte si adoperò per ricostruire i legami tra la sua patria e la Germania, Paese tanto caro al suo cuore, che non aveva mai confuso con il nazismo.

VALERIO DE CESARIS è Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, dove insegna Storia contemporanea nel Dipartimento di Scienze umane e sociali. Si occupa prevalentemente di storia politica e religiosa, con particolare attenzione alla storia d’Italia, i rapporti tra cattolici ed ebrei, l’antisemitismo e il razzismo, i fenomeni migratori, la storia della Chiesa cattolica. Per Edizioni San Paolo ha pubblicato Seduzione fascista (2020) e La battaglia per le coscienze (2022), due libri dedicati alla ricostruzione del rapporto tra la Chiesa cattolica italiana e il regime fascista.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Gabriele Ufficio stampa San Paolo edizioni.

:: Isole carcere. Geografia e storia di Valerio Calzolaio (Edizioni Gruppo Abele 2022) a cura di Giulietta Iannone

23 febbraio 2023 by

“Un’isola non è, per natura, una prigione.”

L’isolamento insulare e la detenzione sono un binomio che fin dall’antichità, pensiamo all’Antica Grecia, ha trovato stretti legami e ripercussioni sul vivere civile e sociale. Allontanare dal consorzio umano determinati soggetti rei di gravi crimini, o perlomeno, anche se innocenti, accusati di averli commessi, è diventata un’aggravante dell’eventuale punizione, un inacidirsi coercitivo di una pena non volta al recupero del condannato, ma al suo allontanamento, anche dalla vista, dal contesto civile, quando non si vuole giungere a una vera e propria condanna a morte. Una crudeltà in più, insomma, che rende più difficile la fuga certo, ma anche solo, tramite l’isolamento più assoluto, rende più doloroso e crudele il castigo a volte inferto a oppositori politici, persone sgradite, o semplicemente scomode. Nel saggio Isole carcere. Geografia e storia Valerio Calzolaio analizza, con un approccio multidisciplinare, questa materia di per sé complessa e sottostimata. Forse non tutti sanno che esistono isole carcere ancora attive anche attualmente, insomma non è una vestigia delle barbarie del passato, anche in Italia. Le riflessioni sulle ripercussioni psicologiche e sociali dell’isolamento detentivo diventano occasione di riflessioni sul sistema detentivo stesso, e sulla sua utilità, oltre alla scarsa volontà politica di trovare pene sostitutive più costruttive per la società e l’individuo. Il saggio si compone di tre parti: la prima dal titolo Un doppio isolamento con riflessioni sugli aspetti storici, biologici e socioculturali del fenomeno. La seconda parte è composta da una serie di schede che descrivono alcune isole carcere, forse le più famose, da Alcatraz, all’Asinara, dall’Isola d’If, all’Isola del Diavolo, a Lampedusa. Infine nella terza parte c’è un tentativo, per quanto sperimentale, di classificazione globale di tutte le isole carcere esistenti nel mondo. Tra l’altro il lavoro non è solo il frutto di consultazioni di dati, tabelle, archivi, saggi scientifici, ma anche analizza le ripercussioni sull’immaginario: quanti libri, film, poesie hanno per tema la detenzione su un’isola, pensiamo al film Papillon, o al romanzo Il Conte di Montecristo, in cui il personaggio letterario di Edmond Dantes, dopo una prigionia di 15 anni, fu l’unico a poter scappare dall’Isola d’If, grazie alla fantasia di Dumas. Ricco l’apparato bibliografico e di approfondimento che rende il lavoro utile anche a coloro che vogliono intraprendere uno studio serio e articolato sulla materia.

Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato dal 1992 al 2006 e sottosegretario al Ministero dell’ambiente tra il 1996 e il 2001. Tra le varie pubblicazioni è autore di Ecoprofughi (Nda 2010), Da Moro a Berlinguer (con Carlo Latini, Ediesse, 2016), La specie meticcia (People, 2019), Libertà di migrare (con Telmo Pievani, Einaudi, 2016).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Christian Ufficio Stampa Edizioni Gruppo Abele.

:: Donne di carta di Natascia Tonelli, dal 1 marzo in libreria

23 febbraio 2023 by

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, le San Paolo Edizioni vanno in libreria con un volume nuovo, diverso… al femminile. Donne di carta racconta di nove protagoniste dei grandi capolavori della letteratura italiana, dalla santa alla strega, alla Beatrice di Dante, e da loro un nuovo spazio per offrire nuova dignità e nuova voce alle eroine silenziose dei grandi classici.

Le donne di carta della letteratura italiana: grandi personaggi femminili che rivendicano una considerazione diversa, meno stereotipata e meno rassegnata alle formule definitorie a uso scolastico. Beatrice, tradizionalmente vista quale rappresentazione allegorica della grazia divina, o della teologia, in questo nuovo ritratto rivela consistenza caratteriale e intellettuale e una straordinaria personalità: «grazie a una donna, Dante ottiene il permesso di soggiorno in una società anti-patriarcale». Francesca da Rimini, che la critica ci dipinge quale ingenua cultrice di romanzi d’amore, si impone invece come una donna straordinariamente colta, che dialoga alla pari col più grande dei poeti latini, Virgilio, a cui rende ripetuti omaggi letterari, e con Dante, citandone e adottandone i maestri. E poi Laura, carnalmente desiderata da un Petrarca ben più amante di quel che si creda; Fiammetta, che prende in mano la penna per raccontare lei stessa il suo triste romanzo d’amore; Lucrezia, che nella Mandragola conferisce una ben diversa sostanza a quel suo nome tanto impegnativo, sinonimo della più alta virtù muliebre; la sapida Nencia, versione rustica, scaltra e rotondetta delle innamorate eteree; Angelica, costretta alla fuga perenne dalla violenza maschile, bruta – e legittimata – anche nei più gloriosi paladini; Clorinda, fin dalla nascita vittima di successivi, ripetuti mancati riconoscimenti – identitario, di genere, di razza, di religione… –, destino tragico di inappartenenza che la condurrà alla morte; per concludere con la complessa, e in verità irredimibile, straordinariamente moderna figura della strega Armida.

Natascia Tonelli, insegna letteratura italiana all’Università degli Studi di Siena. Ha scritto di Cavalcanti, Dante, Petrarca, Boccaccio e di poesia contemporanea. Fa parte del Comitato Nazionale per le celebrazioni del settecentenario dantesco e del Comitato scientifico dell’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio. Condirige le riviste Per leggere e Studi Petrarcheschi. Fra i suoi libri: Fisiologia della passione. Poesia d’amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio (Firenze 2015); Per queste orme. Saggi sul Canzoniere (Pisa 2016); Leggere il Canzoniere (Bologna 2017). È autrice, con Simone Giusti, del corso per il triennio delle scuole superiori L’onesta brigata (Loescher 2021). È ora in corso di stampa Scrittrici del Medioevo. Un’antologia. Con scritti di: Romana Brovia, Marika Incandela, Giulia La Rosa, Francesca Latini, Tommaso Lombardi, Federico Sanguineti.

:: La missione della tigre azzurra di Shanmei disponibile su Amazon

21 febbraio 2023 by

Dopo un combattimento Xi Xun, valente esperta di arti marziali, si rifugia in una grotta per riprendersi. Non deve arrendersi sebbene le ferite siano gravi, ha una missione da compiere da cui dipende la salvezza di un impero… C’è un’eroina, un nemico che diventa poi il suo principale alleato, viaggi, avventura, in un wuxia classico senza magia.

Disponibile a questo link qui

:: Emergenza umanitaria in Ucraina: grazie del tuo aiuto

21 febbraio 2023 by

A un anno dall’operazione militare russa in Ucraina il bilancio umano delle vittime è devastante: morti, feriti, orfani, gente senza casa, senza acqua, senza cibo. I grandi della terra fanno saggi discorsi attribuendosi tutte le ragioni e ai nemici tutti i torti, e intanto la popolazione soffre. So cari lettori di chiedervi tanto, l’emergenza sisma in Turchia e Siria già ci ha spinto a grandi sacrifici, ma facciamo ancora un piccolo sforzo. Tutto quello che raccoglierò da oggi fino a Pasqua con le donazioni per Liberi di scrivere sarà donato a sua volta ad associazioni che si occupano di soccorrere i più fragili, i bambini, i malati, gli anziani in quel bellissmo e amato paese.

Grazie a tutti della vostra generosità.

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Abbiamo raccolto: 3,47 Euro.

::Ottocento, Cristiano Caracci, (Gaspari editore 2022) A cura di Viviana Filippini

21 febbraio 2023 by

“Ottocento” è il romanzo di Cristiano Caracci, edito da Gaspari Editore. Il titolo fa da subito capire al lettore l’epoca di ambientazione e non a caso la narrazione si sviluppa nel XIX secolo, tra la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna, la fine della Repubblica di Venezia e il successivo riequilibrarsi del mondo europeo. In realtà, nel romanzo, accanto alle vicende che si svolgono nelle grandi città europee è presente anche un’altra località, un microcosmo sito lì nel nord est dell’Italia, Ajello del Friuli, nella bassa pianura friulana, dove si trovano alcuni dei protagonisti. Qui vive Lorenzo Natali che sperimenterà da vicino la trasformazione dell’epoca nella quale si trova. Natali non è un personaggio reale, è una creatura letteraria nata dalla penna di Caracci, e lui vive a Ragusa di Dalmazia (Dubrovnik per intenderci), la conosce in ogni suo aspetto e se il tempo passa per lui, il protagonista vedrà trasformarsi un po’ alla volta la località dove abita. Natali noterà anche cambiare le persone che vivono in quel posto, perché ci sono coloro che arrivano, ma anche tanti che si imbarcano sulle navi e vanno verso un mondo nuovo e sconosciuto, lontano lontano, nella speranza del cambiamento: l’America. Accanto a questo protagonista nato dalla fantasia, l’autore mette anche altri personaggi che si alternano nello sviluppo dell’intreccio narrativo. Ci si imbatte, per esempio, nel mestri di contà che tiene aggiornato chi legge sulle caratteristiche, eventi e accadimenti che succedono e si susseguono a Ajello e nelle zone limitrofe. Poi ci sono gli esponenti della famiglia ragusea dei de Bona che narrano le loro vicissitudini di vita sempre più di frequente intrecciati ai grandi fatti che hanno cambiato la Storia. Non a caso, la famiglia dei de Bona è realmente esistita, ed è stata presente la Congresso di Vienna, al lavoro per la ricostituzione della Repubblica di Ragusa abolita da Napoleone nel 1808. Non solo, perché ad un certo punto ci si imbatte anche in Andrea (Francesco) Altesti, pure lui è un personaggio realmente esistito (Caracci gli ha dedicato un romanzo nel 2020 dal titolo “Altesti il raguseo”) nato a Ragusa di Dalmazia. In “Ottocento” riecheggiano un po’ le sue avventure e impegni lavorativi in Russia (a San Pietroburgo), dove prestava servizio all’intendenza della zarina Caterina e che, una volta tornato in Italia, si rimboccò le maniche per fondarela Compagnia assicurativa delle Generali. Questi accostamenti tra verità e fantasia, creano una perfetta amalgama tra elementi della realtà e della finzione, sentimenti, azioni diplomatiche, amicizie e contrasti, i quali convivono in perfetto equilibrio in “Ottocento”, un libro nel quale il tempo narrativo trasporta il lettore a stretto contatto con la Storia, usi e costumi di un passato lontano, ma non troppo. “Ottocento” di Cristiano Caracci, è quindi un grande affresco storico di una parte d’Italia (Friuli e circostante territorio), composto da eventi e personaggi che, a modo loro, con le loro storie quotidiane hanno contribuito al farsi e trasformarsi della Storia.

Cristiano Caracci, (1948) è avvocato in Udine. Ha pubblicato diverse opere storiche e storico-narrative riguardanti la Repubblica marinara di Ragusa, l’Adriatico e il Mediterraneo orientale, tra cui “La luce di Ragusa”, “Il tramonto di Ragusa”, “L’Adriatico insanguinato” e “Il capitano della torre di Galata”. Per la Gaspari ha pubblicato “Altesti il raguseo” (2020).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A.

:: Domande e risposte su San Francesco, un’intervista a P. Gianluigi Pasquale

21 febbraio 2023 by

Perché Francesco d’Assisi continua  ad affascinare l’uomo del nostro tempo?

L’uomo e la donna contemporanei, quelli del XXI secolo, sono attratti da quei messaggi che godono di credibilità e da quelle persone che riescano a vivere la propria esistenza in modo essenziale, frugale e trasparente, cominciando dal rapporto con il creato. Non vi è dubbio che Francesco d’Assisi sia riuscito a espletare proprio questa modalità nel suo relazionarsi a Dio, al fratello e alle creature. Per questo, pur essendo vissuto nel XIII secolo, gode di un’inaudita attualità.

Francesco pensava che nel cuore dell’uomo esiste un «desiderio di fraternità»: visione all’opposto dell’ homo homini lupus.
Quel desiderio è presente nel cuore dell’uomo di oggi? Non prevalgono, invece, chiusura, polarizzazione e ostilità?

Nell’Etica a Nicomaco, già Aristotele (384-322 a.C.) scriveva che se nel mondo ci fossero soltanto relazioni di amicizia, non sarebbero più necessari i rapporti di giustizia. L’avvento del cristianesimo – occorso dopo Aristotele – ha inserito nell’intelligenza e nel cuore dell’uomo il valore della fraternità, perché rivelato dalla Bibbia, che supera quello di amicizia, saturandone il desiderio. In breve: un fratello o una sorella, anche «spirituali» valgono più di un amico. Da profondo conoscitore e lettore della Sacra Scrittura, Francesco aveva scorto questa fondamentale differenza, scoprendo che la fraternità è più che un desiderio: può essere una realtà. Il «desiderio», quindi, è connaturale all’uomo creato a immagine di Dio Amore. E necessita di essere superato. Ciò non toglie il triste fatto che oggi, dal XIX secolo in poi, l’uomo viva inabissato nell’età della tecnica. Si tratta di quel «fantasma» che, sorto per aiutare l’uomo – per esempio a muoversi tecnicamente con i veicoli – si serve adesso dell’uomo, e non lo serve più. Come tale, la tecnica imprigiona l’uomo dentro una solitudine, la quale è un perfetto generatore di ansia e di paura del futuro, perché trancia ogni relazione di fraternità, anche di natura sociale, portando addirittura l’uomo a rendersi ostile al proprio simile. I «social network» appaiono oggi la parabola, mandata a iperbole, di questa situazione che rasenta l’ossimoro. Francesco d’Assisi, se oggi potesse ancora parlare e scrivere – non va mai dimenticato che ha scritto molto, soprattutto Lettere – ci direbbe, invece, di uscire, così: avvicinando corporalmente l’altro e, nel mentre, fare di tutto per percepirlo come «l’altro-per-me»: appunto un fratello o una sorella. In realtà, oggi la Chiesa e le fraternità francescane attraggono se riescono a far trasparire proprio questo «ambiente»: star bene con l’altro, a cominciare da Dio, essendo una pura illusione la scelta forzata della solitudine.

Cosa ci insegna Francesco nell’incontro con il Sultano a Damietta, di cui ricorre nel 2019 l’Ottavo centenario?

Senza dubbio ci insegna il «metodo del dialogo», quello che ho cercato di evidenziare durante i tre anni di ricerche impiegati per scrivere questo libro su San Francesco. La risposta alla domanda che nessuno pone. Risulterà interessante venire a sapere dalle Fonti Francescane come il Poverello si addestrò all’arte del dialogo apprendendola dall’incontro con i ladroni a Montecasale (AR) e dall’ammansire il lupo di Gubbio, eventi, infatti, che occorrono prima dell’incontro con il Sultano Al-Malik al-Kāmil a Damietta, otto secoli fa nel 1219. Sintetizzandolo, in questo nuovo libro – per me il quarto dedicato a San Francesco – ho tentato di dimostrare che il metodo del dialogo da lui indicato consta di sei momenti: a) ritirarsi dapprima in preghiera con quella che ho chiamato la «svolta contemplativa»; b) essere presenti tra i credenti delle altre religioni, motivo per il quale il Poverello tentò per ben tre volte di recarsi tra i Saraceni; c) il terzo modo è l’esercizio della mansuetudine, quale capacità di essere «sottomessi» a Dio riconoscendosi creature alla pari di tutti gli altri uomini e donne; d) il quarto momento consiste, quando la circostanza lo permetta, nel prendere l’iniziativa per parlare all’interlocutore di «Gesù Cristo»; e) il successivo, nel saper vivere «in mezzo a» chi non crede nello stesso Dio; f) l’ultimo sta nel riporre fiducia negli altri, che si incontrano, l’esatto opposto del percepirli come «ostili». È ovvio a tutti che questa appaia un’impresa improba: non lo sarà, se si comincia, almeno, con la prima tappa: la preghiera rivolta a Dio con cuore puro (Sal 51,12).

Un Papa di nome Francesco, e che si ispira al Santo, contribuisce oggi a far amare ancor di più la figura dell’ Assisiate? E se è così:  perché sembra esserci, nella Chiesa (non fuori da essa), una fronda piuttosto rumorosa verso il pontefice?

Mario Jorge Bergoglio si ispira certamente a San Francesco. E non soltanto perché è stato il primo Papa della storia ad averne assunto il nome. Soprattutto per l’attuazione di un programma di riforma che trova le proprie radici e motivazioni dai Documenti del Concilio Vaticano II, finora non ancora sufficientemente approfonditi nel rinnovamento pastorale inteso da essi per la Chiesa. Non mi pare, poi, che vi sia quel tipo di fronda di cui si parla. La Chiesa – è bene ricordalo – rimane, innanzitutto, la Sposa immacolata dell’Agello (Ap 19,8), e qualsiasi vescovo di Roma, in questo caso il Papa, è il principio visibile di unità della Chiesa (Lumen gentium 25): chi vede questo Papa vede la Chiesa nella sua unità. Anche a motivo del mio attuale servizio presso la Santa Sede, nella Pontificia Università Lateranense, vorrei, invece, testimoniare circa la «moltitudine silenziosa» (Ap 7,9) che lavora «sub Petro» e «cum Petro»: intendo qui, con Francesco Papa. Se, per ipotesi, questa fronda esiste, allora essa è solo una indotta suggestione giornalista e, per questo, lumeggia di transitorietà e non ha nulla a che fare con San Francesco. Se vi è stato un punto sul quale il Poverello ha insistito senza sosta, questo è stato in merito all’obbedienza dovuta al vescovo della Chiesa di Roma. Chi obbedisce è in pace: sa di ver ascoltato Dio, nella voce del Papa di oggi.

Qual è il “nuovo modello di vita cristiana, all’interno della Chiesa di Dio” che Francesco d’Assisi indica all’uomo del terzo millennio?

Questa domanda è piuttosto legata alla precedente. Qui vorrei rivelare il gheriglio teoretico che dovrebbe sostenere ogni francescano/a. Esso fu intuito dal Cardinale Giovanni di San Paolo che, assieme al vescovo Guido di Assisi, con-vinse entrambi nel permettere a Francesco di incontrare Papa Innocenzo III. Perché? Perché si accorsero che San Francesco chiedeva di vivere il Vangelo proprio come lo aveva impersonato Gesù. Pensiamoci: se il Cardinale e il vescovo avessero interdetto la visita del Poverello al Papa o, peggio, questi avesse negato a San Francesco il suo «proposito di vita», ciò avrebbe significato dichiarare che è impossibile vivere da cristiani nel mondo, entrando in una plateale autocontraddizione. Appunto, questo è il «nuovo modello di vita cristiana»: la possibilità realizzabile di vivere il Vangelo oggi per essere felici in terra e beati in Cielo.

:: Piemontesi ai confini del mondo – 22 storie di esploratori atipici e navigatori irrequieti di Davide Mana (Edizioni Savej 2022) a cura di Giulietta Iannone

20 febbraio 2023 by

Per chi ama l’avventura, quella vera, quando il mondo era ancora una terra inesplorata che poteva riservare sorprese, e il concetto di ignoto aveva intatto il suo fascino arcano, c’è un libro uscito l’anno scorso che potrebbe riservare molte sorprese. Si intitola Piemontesi ai confini del mondo – 22 storie di esploratori atipici e navigatori irrequieti di Davide Mana ed oltre a essere ricco di aneddoti, dettagli di viaggio, tradizioni, paesi e culture è arricchito da mappe, timeline, fotografie e illustrazioni che lo rendono un piccolo tesoro da collezione. Protagonisti di questo libro sono piemontesi avventurosi di Ottocento e Novecento che dall’Antartide all’Oceania, dall’Africa all’Asia, passando per l’Africa, hanno vissuto storie straordinarie ai confini con l’incredibile. Esploratori, mercanti, archeologi, missionari, militari di carriera, nobili, avventurieri tanti sono i piemontesi che hanno lasciato il loro paese e sono andati all’estero in cerca di fortuna, fama, avventura. Il lavoro d’archivio dell’autore e curatore dell’opera è poderoso: archivi, fondazioni, collezioni private, biblioteche sono stati setacciati in cerca di notizie, storie, reperti, fotografie. Un libro davvero ben fatto, che si legge in un soffio, interessante e ricco di rare foto d’epoca, i piemontesi descritti, quasi a contraddire la vulgata popolare di piemontesi bugia nen, sono invece perlopiù intraprendenti, coraggiosi, e soprattutto ingegnosi. Sì arrangiano, anche in situazioni estreme e pericolose, come in Artide e Antartide o durante guerre e insurrezioni. Una curiosità: un paragrafo è dedicato al mio bisnonno Luigi Paolo Piovano, militare di carriera nella Cina dei Boxer.

Davide Mana, classe 1967, è un paleontologo, blogger, traduttore e autore freelance.  Ha pubblicato racconti, articoli e scenari per giochi di ruolo in Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone. Dal 2013, affianca alle sue pubblicazioni tradizionali, racconti e saggi autoprodotti in formato elettronico. Fra i suoi lavori, la serie di racconti autoconclusivi Gli Orrori della Valle Belbo, e il ciclo di avventure sword & sourcery Aculeo & Amunet. Il suo primo romanzo The Mynistry of Thunder è stato pubblicato nel 2014 da Acheron Books.

Source: libro inviato dall’editore che ringraziamo.

:: Introduzione alla teologia e al mistero di Cristo di Gianluigi Pasquale (Armando editore, 2023) a cura di Giulietta Iannone

20 febbraio 2023 by

L’Introduzione alla teologia quale studio sul Mistero di Cristo nasce, come disciplina teologica, con il Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965) nel XX secolo, veniamo a sapere leggendo Introduzione alla teologia e al mistero di Cristo di padre Gianluigi Pasquale edito nel 2023 da Armando editore. Una disciplina dunque relativamente recente come branca del discorso su Dio che è la teologia. Oltre a interessare ai giovani studenti universitari di teologia, è un testo che può essere utile anche a chi vuole approfondire la sua conoscenza su Dio, perlomeno il Dio rivelato da Gesù Cristo, e il modo con cui questa conoscenza è compresa dalla ragione umana, ove considerando che fede e ragione non si contraddicono ma si integrano e si completano. Dato come assunto e premessa l’esistenza di Dio, e la religiosità naturale insita nell’uomo, che dagli albori dell’esitenza ha sentito l’esigenza di proiettarsi oltre la pura materialità, accostandosi al mistero, il mistero di Cristo nella storia della salvezza ha un ruolo che esula da facili semplificazioni e apre alla grazia che rende possibile a questa disciplina mentre la si studia di conferire la salvezza. Il Dio rivelato da Gesù Cristo è infatti un Dio che salva, che non è indifferente al dolore alla caducità umana. Passiamo dunque da una “storia sacra” a una storia tesa alla salvezza, perchè scopo principale di Dio è il bene ultimo dell’uomo. Inoltre la teologia deve essere razionalmente comunicabile sia a chi crede che a chi non crede, sempre considerando che la teologia è a tutti gli effetti classificabile come una disciplina scientifica. Discorso a parte possiamo considerare la differenza tra mito e rito, nella classificazione delle diverse forme di religiosità anche antica. Nel terzo capitolo il testo parla del Dio dei filosofi, da Pascal, Kierkegaard a Anselmo d’Aosta, per poi risalire alle origini della teologia per arrivare alla Scolastica, a San Tommaso d’Acquino. Nel capitolo quarto approfondiamo il Dio della fede e in ultimo nel capitolo finale il Dio di Gesù Cristo cuore della Introduzione, l’essenza della carità, e del dono gratuito con cui Dio ama e salva l’uomo.

Gianluigi Pasquale (1967), è Dottore di Ricerca in Sacra Teologia (SThD, PUG) e Dottore di Ricerca in Filosofia (PhD, Università di Venezia). È stato Assistente Scientifico presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana (1999-2001), Preside (2001-2010) dello Studio Teologico affiliato «Laurentianum» di Venezia, dove è Docente stabile nella sede centrale di Venezia e in quella parallela di Milano. Dal 2001 è, inoltre, Professore Incaricato presso l’ISSR «San Lorenzo Giustiniani» dello «Studium Generale Marcianum» di Venezia e, dal 2007, Professore Incaricato di Cattedra nella Facoltà di Sacra Teologia della Pontificia Università Lateranense.

Source: libro inviato dall’autore, che ringraziamo.

:: Favola per rinnegati di Alessandro Bongiorni (Mondadori 2023) a cura di Patrizia Debicke

17 febbraio 2023 by

Per il Giallo Mondadori, Alessandro Bongiorni ci offre un altro intenso ed espressivo romanzo poliziesco dai toni noir, agganciato alla più oscura cronaca criminale quotidiana.
Dopo sette anni di assenza (nel 2018 ha scritto invece un romanzo con il sequestro Moro per scenario) riporta in libreria con Favola per rinnegati il suo protagonista Rudy Carrera, vicecommissario alla questura milanese e un poliziotto fatto a modo suo.
Un Rudy Carrera che avrebbe potuto fare carriera, se solo ogni tanto fosse stato capace di tacere, di accettare qualche compromesso, di seguire le indagini “giuste”. Ma non sarebbe stato cosa da lui…
Per anni infatti pur nell’amarezza della routine e della frustrazione, ha fatto di testa sua seguendo caparbiamente la sua strada e accettandone il prezzo da pagare , con l’aiuto dell’ whisky, sempre e solo inesorabilmente JB è riuscito a galleggiare nella giungla d’asfalto milanese, barcamenandosi tra i fantasmi del passato, l’ostilità dei propri superiori e ormai la mancanza di una vera vita sentimentale.
Inizio novembre e una serata molto fredda per la stagione. Piazza San Marco il cuore di Brera sarà là che un ragazzo, vent’anni circa, con in mano un Kalashnikov, sceso da una Ford Ka viola con a bordo un altro ragazzo, aprirà ferocemente il fuoco davanti a un locale alla moda di Milano, il Bicèr de Vin, uccidendo otto persone a due passi dalla chiesa e lasciando a terra un numero imprecisato di feriti. Da quel momento tutta la zona e il centro vengono imprigionati da una terrificante atmosfera da incubo.
Dopo la strage l’assassino risalirà velocemente in macchina lanciandola su strada, a tutto gas. Richiamati da Achilli ( detto Pelide) che passava la serata in una locale poco lontano , arrivando , di corsa a piedi a Piazza San Marco, arriveranno in prima linea anche la Esposito e il vice questore Rudi Carrera, insomma praticamente tutta la squadra… La scena è da paura. Ovunque sangue, morte e desolazione . Nel frattempo l’assassino imboccati i viali, dopo una brutta sbandata, andato a sbattere contro un palo della luce e sbalzato per l’urto con violenza fuori dall’abitacolo, morirà sfracellato, incastrato in una cancellata del Parco Sempione. Il sopraggiungere di volanti e civette dei carabinieri, tutte a caccia della Ka viola, permetterà di estrarre dall’auto in fiamme, il ragazzo che era seduto accanto a lui , il passeggero ancora vivo.
Il massacro per le crudeli modalità attuative rimanderebbe all’attentato parigino, organizzato nel Bataclan.
Alla macabra conta finale, il numero delle vittime sarà di otto morti: sette donne e un uomo e dieci feriti: otto donne e due uomini e quella carneficina verrà subito strillata dai media e definita come: la strage delle donne . Secondo tutti i testimoni superstiti dell’accaduto, l’unico a sparare è stato il conducente della Ka e anche l’esame dello stub, fatto sul ferito in ospedale, scagionerà il passeggero e complice sopravvissuto e ricoverato in rianimazione.
Si dovrebbe pensare all’Isis? Seguire la Pista islamica? E magari lasciare subito libero spazio ai servizi segreti?
I due ragazzi che viaggiavano sulla Ka però sono italiani e incensurati.
L’indagine pertanto viene provvisoriamente affidata al vicecommissario Rudi Carrera e alla sua squadra.
Carrera, sarà costretto fin dall’inizio a confrontarsi con ingannevoli false piste a vuoto e pressanti richieste di rapide soluzioni di comodo, che gli vengono richieste dall’alto con per parola d’ordine: darsi una mossa e sbrigarsi a risolvere il caso. Ma Carrera che sente puzza di bruciato, non ci sta. Ha già capito che se vuole davvero sbrogliare quella bruttissima storia deve partire dall’arma utilizzata per la strage, non dalle presunte motivazioni del folle gesto, tipo implicazioni politiche e religiose, ma proprio solo dall’arma. Bisogna capire da dove arriva quel Kalashnikov in mano all’assassino. Cosa c’è dietro e come e perché due ragazzi timidi neanche ventenni, siano riusciti ad avere a disposizione un micidiale fucile d’assalto, in perfetto ordine ma con la matricola abrasa?
E mentre anche i servizi segreti scendono pesantemente in campo, Carrera con l’innato fiuto che anche i più accesi detrattori gli riconoscono e l’accanimento di chi si sente ai limiti dell’autodistruzione, si impegna e ci mette addirittura la faccia. E sapendo di non avere niente da perdere, riuscirà con la sua testardaggine a scavare nei punti più oscuri ma nevralgici di una società sfrenata e senza scrupoli, arrivando a mettere insieme tutte le fila di chi opera proficuamente nell’ombra senza scrupoli né remore e a scoprire diramazioni e anomalie addirittura inconcepibili. L’indagine lo porterà a confrontarsi con incredibili distorsioni sociali che spaventano, ma lo costringerà anche a muoversi sulla scena al convulso ritmo di una avventurosa pellicola mistery/spystory. Una filmografia ben rappresentata da Clint Estwood al cinema sempre insuperabile cow-boy e poliziotto.
Sue poche occasioni di relax, forse. qualche passeggiata di sera nella vecchissima Milano, impregnata di romanità , o meglio con ancora il marchio di capitale di un impero, l’amicizia e il confronto con la saggezza di Raimondo, barbone per scelta, la sua squadra sempre al suo fianco in ogni e qualunque condizione dunque una spinta a insistere e continuare. Ma sempre con quel vuoto, quel mugugno dentro che continua a mordere implacabile e il lancinante senso mancanza di qualcosa ormai chiusa e perduta.
Ormai un dannato, senza via d’uscita? O invece da una qualche parte potrebbe ancora esistere una buona favola, ritagliata apposta per lui?

Alessandro Bongiorni, nato a Milano nel 1985, è laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione presso l’università IULM. Ha conseguito anche la laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media, con una tesi su Elmore Leonard. Dal 2008 è giornalista pubblicista e negli ultimi anni ha svolto diversi lavori nel campo dei media. Una voce del panorama giallo noir italiano.

Source: libro del recensore.

:: Una poesia al giorno: Anche io, Mario Benedetti

17 febbraio 2023 by
Károly Escher. Luna Park. Swing Boats. 1932

Anche io solo come questo attaccapanni
come sono i tavoli, com’è l’asse da stiro.
Muri e ringhiere, la poltrona, il camino.
Arde il fuoco bruciando l’intero giardino,
tutto il prato, i boschi, tutte le primavere.

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© Mario Benedetti, Tersa Morte, Mondadori 2013