:: Recensione di Il vento del Texas di James Reasoner, a cura di Giulietta Iannone

20 settembre 2010 by

vento texasA volte la vita sa riservarti delle sorprese, tanto più gradite quanto più sono inaspettate. È il caso di Il vento del Texas di James Reasoner che la Meridiano Zero ci propone questo mese e che non passerà di certo inosservato ai cultori dell’ hard boiled anni 70-80. Quelli per intenderci che hanno amato e continuano ad amare autori del calibro di James Crumley, James Lee Burke e Robert B. Parker solo per citarne alcuni.
Certo ai più il nome Reasoner non dirà proprio nulla, giusto a qualche amante del western farà scattare qualche reminiscenza, ma nel 1980 esordì con un piccola casa editrice newyorkese, la Manor Books,  e pubblicò Il vento del Texas  una detective story, o per meglio dire un noir nel più profondo senso del termine che, non ostante la tormentata storia editoriale, è diventato un vero romanzo di culto, osannato dai critici e venerato letteralmente da stuoli di cultori e appassionati seppure per molto tempo fosse del tutto irreperibile.
Non sto a descrivervi nei dettagli tutte le sue vicissitudini, molti critici l’ hanno fatto prima e meglio di quanto mai potrei fare io, ma per farvi capire l’importanza dell’evento basta notare che il patron della Meridiano Zero, Marco Vicentini, ne ha curato personalmente la traduzione tranciando letteralmente le mani a chiunque avesse voluto avvicinarvisi.
Dopo queste doverose premesse passiamo ad analizzare la trama che come molti hard boiled di stampo classico si apre con un investigatore privato che si reca a far visita a un danaroso e ambiguo potenziale cliente, pronto ad ingaggiarlo per ritrovare una ragazza scomparsa. Un senso di deja-vu ci porterà inevitabilmente a fare paragoni con l’ombra onnipresente di Marlowe nel Grande sonno o quella dell’aspro e disincantato Lew Archer in Bersaglio mobile, per non parlare dell’incattivito Sughrue nell’Ultimo vero bacio, ma a mio avviso le somiglianze esistono fino ad un certo punto, per il resto Reasoner cammina con le sue gambe e dà al genere una ventata di modernità, e di personale anarchia, tali da portarci fuori dai canoni consueti del già visto.
Innanzitutto, Cody, questo è il nome del detective privato al centro di questa intricata vicenda di famiglia, si differenzia da molti suoi simili per il fatto che ha poco dell’eroe integerrimo e senza macchia che affronta il marcio della società con la corazza scintillante del giustiziere. Cody è un uomo qualunque, pieno di difetti e debolezze, ancorato malinconicamente a un passato che se vogliamo non c’è più, o nel migliore dei casi sta svanendo, capace sì di amore e di gesti di coraggio, ma nello stesso tempo anche capace di commettere errori e dare false valutazioni.
Profondamente altruista, e anacronisticamente imperfetto, il detective di Reasoner si solleva dai suoi predecessori di carta acquistando connotazioni dolorosamente umane, venate da una sottile e quieta disperazione, che a tratti diventa resa.
Cody in fondo è un realista, non è un sognatore, è conscio dell’inutilità del suo agire tendenzialmente retto e morale. La realtà è fatta di violenza, follia e sopruso ed è molto più forte di lui. Nonostante ciò però si aggrappa a ciò che di buono e pulito ancora esiste e per cui vale la pena combattere, e soprattutto in questo sta la struggente bellezza che porta a considerare questo libro un vero, mi si perdoni il termine ma lo uso poche volte, capolavoro.

James Reasoner è nato e vive in Texas. È uno dei più prolifici e richiesti autori americani – con oltre 200 romanzi pubblicati a proprio nome o sotto pseudonimo – al punto da meritarsi una nomination agli Spur Award. Reasoner è altresì celebre come autore di mistery grazie al romanzo Texas Wind (Il vento del Texas), che con il tempo si è guadagnato lo status di romanzo di culto, vero e proprio must per collezionisti.

I primi due capitoli di Devil Red di Joe R. Lansdale

17 settembre 2010 by

Devil_RedIl 30 settembre uscirà per Fanucci editore Devil Red di Joe R. Lansdale, nuovo episodio della serie di Hap e Leonard, la coppia di investigatori più divertente e insolita del noir. Nell'attesa, prima di leggerlo e recensirlo, la prossima settimana, pensando di farvi cosa gradita, pubblicheremo integralmente su Liberidiscrivere i primi due capitoli del libro.

"Un realismo e un’intensità che solo la penna di questo scrittore sa regalare ai suoi lettori”
Horror mania
 

“Lansdale è un creatore di personaggi, i suoi romanzi e racconti – venduti a milioni in tutto il mondo – sono fatti per chi ama le tinte forti e surreali: incursioni dal fiabesco alla fantascienza all’horror, caratteri spesso sopra le righe, sgangherati e nevrotici, omicidi e spacconi, a modo loro innocenti, più spesso orribilmente furbi, oscillanti fra umorismo e violenza, edonismo e sopraffazione.”
La Stampa

Il libro: Non ancora paghi delle ultime avventure e dell’incontro con la leggendaria killer Vanilla Ride, Hap e Leonard decidono di continuare la loro attività di investigatori privati, anche se vorrebbero poterla svolgere nella legalità, una volta tanto. Il primo caso che affrontano, però, è uno dei più
incredibili che sia mai capitato loro, e tra una specie di setta vampirica, una strampalata organizzazione di killer mercenari, Hap è sull’orlo di una crisi di nervi. Ma non c’è tempo
per riposare: lui e Leonard sono troppo impegnati nel disperato tentativo di non farsi ammazzare da una serie di personaggi che li hanno presi di mira, tra cui il killer Devil Red, la Dixie mafia e una loro vecchia conoscenza, che potrebbe rivelarsi un prezioso alleato o il peggiore nemico mai affrontato.
 
L'autore: Joe R.Lansdale (1951) è autore di oltre venti romanzi e più di duecento racconti. Ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti, tra cui l’Edgar Award per In fondo alla palude, e il Bram Stoker Horror Award (sei volte). Per Fanucci Editore, che oggi pubblica in esclusiva le sue opere, sono usciti anche i romanzi Atto d’amore, Freddo a luglio, L’anno dell’uragano, Il lato oscuro dell’anima, L’ultima caccia, Echi perduti, Freddo nell’anima, Il valzer dell’orrore, La ragazza dal cuore d’acciaio, Fuoco nella polvere, La morte ci sfida, Il carro magico, Sotto un cielo cremisi (quest’ultimo parte della fortunatissima serie di Hap e Leonard) e le antologie di racconti Maneggiare con cura e Altamente esplosivo.

:: DI NUOVO I PORTICI DI CARTA A TORINO a cura di Elena Romanello

17 settembre 2010 by

Sabato 18 e domenica 19 settembre il centro di Torino ospita l’edizioni del 2010 di Portici di carta, dove la passeggiata tra piazza Carlo Felice, di fronte a Porta Nuova, e piazza Castello passando per via Roma e piazza San Carlo diventa una gigantesca libreria all’aperto, protetta dalle intemperie (purtroppo le previsioni per il week-end danno pioggia) e dall’accesso di calore, proponendo poi in piazza San Carlo gli spazi per gli incontri e i dibattiti.

 

Quest’anno Portici di carta spegne le quattro candeline: è riuscita a sopravvivere più che dignitosamente ai tagli alla cultura e alla crisi, anche se non si possono più mettere in palio Fiat 500 piene di libri, ma in compenso si focalizza il tutto sul mondo dei libri, tenendo conto che quest’anno non ci sono sovrapposizioni con Torino Spiritualità, che si terrà il week-end successivo. In ogni caso l’entusiasmo di presentare e confrontarsi sui libri resta uguale, in una città come Torino che conta su uno dei migliori sistema bibliotecari italiani, su oltre cento librerie indipendenti e su un Salone del libro annuale al Lingotto, a cui Portici di carta è collegato dalla stessa fondazione, La Fondazione per il libro e la cultura.

 

Come sempre i libri verranno organizzati per aree tematiche, con nome di vie, in base all’argomento: ci sarà una via apposita degli editori piemontesi, la Via dei ragazzi, uno spazio dedicato alla degustazione del cioccolato, e lo spazio interessantissimo del Libro ritrovato, dove acquistare i best-seller di qualche anno fa.

 

La parte più interessante degli incontri di piazza San Carlo riguarderà Italo Calvino, con una conferenza sabato alle 21 e una passeggiata tra i luoghi dell’autore domenica dalle 10, e Gianni Rodari, grande protagonista dello Spazio ragazzi, gestito dalle Biblioteche torinesi, che propongono anche letture di fiabe popolari in varie lingue, a cominciare da Pinocchio letto in cinese. Tra gli altri appuntamenti, si potranno ascoltare i docenti universitari Carlo Ossola e Gian Luigi Beccaria, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che parlerà del suo libro La sfida, l’autrice albanese Ornella Vorpsi che parlerà di emigrazione, così come Nejma Bani e Daniela Boarino.

 

Ma Portici di carta è innanzitutto un’occasione per poter passeggiare in mezzo ai libri, essere informati sulle novità, confrontarsi con librai ed editori. L’accesso alla manifestazione e a tutti i suoi appuntamenti è gratuito, per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.porticidicarta.it/

 

 

 

Elena Romanello

:: Intervista con Lucia Tilde Ingrosso

17 settembre 2010 by

Benvenuta Lucia su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione la prima domanda è dedicata alle presentazioni. Iniziamo da quello che so io di te: sei nata a Milano nel 68, oltre che scrittrice sei anche giornalista professionista, ti sei laureata in Economia Aziendale presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi con una tesi sul marketing librario, lavori nella redazione del mensile Millionaire. Vuoi aggiungere qualcosa, magari qualche lato del tuo vissuto più privato?

«Ottima sintesi. Aggiungo che fra quando ci sono nata e quando sono tornata a Milano per frequentare l¹università, c¹è stata una lunga parentesi, vissuta a Cortona, graziosa cittadina toscana. Qui ho ambientato parte del mio giallo A nozze col delitto. Per me i luoghi sono importanti per l’ispirazione, quasi come le persone. Qualche altra curiosità? Sono del segno dell¹acquario, tifo Fiorentina, pratico il pilates e colleziono stivali rossi».

Parlami del tuo lavoro di giornalista. Quale pensi sia la parte più difficile?

«Fare la giornalista è bellissimo. Ti permette di confrontarti con argomenti sempre diversi, parlare con persone ogni volta nuove. E¹ stimolante, dinamico, mai ripetitivo. E poi, per chi ama scrivere come me, è il massimo. Il giornalismo è una delle fonti principali della mia ispirazione».

Un ricordo di Lucia bambina. Quale è il primo libro che ti hanno letto?

«Mi ricordo il primo giornalino: Il Corriere dei Piccoli, ma di annate molto antecedenti alla mia nascita. Mio padre, infatti, aveva cominciato a comprarlo ben prima che io nascessi. Tanto che una volta in edicola gli chiesero “Ma quanti anni ha sua figlia, sarà grande ormai?” lui li stupì rispondendo: “Sei mesi!»

Come è nato in te l¹amore per la scrittura?

«Tutto parte dall¹amore per la lettura, ereditata dai miei genitori. La casa di Cortona è piena di libri. Migliaia. Dalla lettura alla scrittura il passo è stato breve. Ho sempre avuto una fervida immaginazione. Scrivevo con una vecchia Olivetti, inventando racconti ispirati ai romanzi che leggevo, ai telefilm che vedevo in tv».

Hai pubblicato numerosi romanzi tra cui La morte fa notizia con Pendragon, e A nozze col delitto,  Io so tutto di lei, Nessuno, nemmeno tu, con Kowalski. Come è nato il tuo amore per il giallo?

«Quando ero ragazzina, mio padre lavorava in Mondadori. Tutte le volte, tornava da Milano con un nuovo romanzo di Agatha Christie per me. Cominciai ad adorarla. Apprezzavo le sue trame geniali, i personaggi sfaccettati, le ambientazioni evocative. Non faceva mancare mai nulla ai suoi lettori: intrigo, passione, amore, delitti, ironia. Romanzi belli e divertenti. Da allora cominciai a pensare che mi sarebbe piaciuto intrattenere e divertire i lettori come faceva lei. Be¹, quasi»

Quanto l¹ambientazione influisce sulla creazione dei tuoi personaggi?

«E¹ fondamentale. Milano, nei miei gialli, non è un semplice fondale, ma un personaggio a tutti gli effetti. Ho scelto questa città per i miei gialli perché ci vivo e la conosco, ma anche perché ­ con la sua vastità e la sua imprevedibilità ­ si presta al genere. Qui puoi incontrare chiunque. E può succedere di tutto».

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall¹idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Sei una perfezionista, rivedi molte volte il testo prima di considerarlo la stesura definitiva?

«L¹idea per un libro nasce da una scintilla: uno sguardo, una notizia sul giornale, un¹immagine in tv. Da lì, do libero sfogo alla fantasia. Costruisco un plot. Di solito, ci penso mentre cammino (ho la fortuna di andare in ufficio a piedi). Poi comincio a scrivere. La scaletta la compilo via via. Non voglio sapere fin dall¹inizio dove andrò a parare, sennò mi annoio. Preferisco lasciarmi trasportare dalla storia e dai personaggi. Se questa magia accade a me, penso che sia più facile che tocchi anche i miei lettori. Ovviamente, nel caso di un giallo, il nome dell¹assassino devo averlo chiaro fin dall¹inizio. Le revisioni più importanti si fanno con gli editor della casa editrice, per smussare gli angoli, tagliare se necessario, sanare le incongurenze».

Per Piemme è uscito da poco Uomo giusto cercasi. Racconta le avventure di un simpaticissimo personaggio sempre in viaggio, che si trova ad affrontare la difficile scelta tra carriera e maternità. Molte donne ci si riconosceranno. Ma al giorno d¹oggi è ancora necessaria una scelta? La maternità è ancora vista come un ostacolo alla carriera?

«Sì, è necessaria una scelta. Sì, la maternità è vista come un ostacolo alla carriera, almeno in Italia. Personalmente, sono fortunata. Il mio lavoro e il mio capo mi hanno consentito di optare per un compromesso. Lavoro part time e non ho ambizioni di carriera. Mia figlia Stella è sempre al primo posto. Come Lara Rebecca fatico a conciliare tutto. Ci riesco grazie all¹amore, alla flessibilità, all¹ironia. E ad aiuti validi. In primis, quello di mio marito».

Moglie di Giuliano Pavone autore per Marsilio de L¹eroe dei due mari. Un¹opera di cui si parla prima ancora della pubblicazione. L¹hai letto? Cosa ne pensi?

«Quando l¹ho conosciuto, Giuliano faceva un altro lavoro. Al suo attivo aveva solo un libro pubblicato, sulla commedia italiana degli anni Settanta. Dico sempre che ho intuito il suo talento e l¹ho incoraggiato subito a scrivere. I fatti mi dicono che avevo ragione. Dopo alcuni libri pubblicati sul calcio, ecco il primo romanzo. L¹ho letto sin dalle prime versioni. E, con sollievo, l¹ho trovato bellissimo. E¹ un romanzo corale, godibile,  che fa ridere e commuovere i lettori. Ma è anche una storia attuale, che fa riflettere sull¹Italia di oggi e le sue contraddizioni. In più, il romanzo ha una genesi particolare. Era ancora un manoscritto in cerca di editore, quando venne recensito dal critico e scrittore Tommaso Labranca su una rivista. La notizia rimbalzò sul Web. A quel punto gli editori se lo contesero. La spuntò Marsilio, che poi lo ha seguito con amore e attenzione. In uscita il 29 settembre, si promuoverà anche con un booktrailer d¹autore ».

Con tuo marito pubblicherai nel 2011 per Newton Compton il saggio 101 cose da fare in gravidanza e prima di diventare genitori. Quali pensi siano gli errori che un genitore non dovrebbe mai compiere?

«Credo che fare il genitore sia il mestiere più difficile al mondo. Anzi, non lo credo: lo so. Si può solo cercare di limitare gli errori e i danni. In questo, l¹esperienza di chi ha già vissuto certe esperienze è di aiuto. E poi ho letto da qualche parte che il buon senso di una madre è comunque meglio di qualsiasi consiglio di un esperto. Consoliamoci così»

Proust assaggiando una madeleine si sentiva travol
to dai ricordi. Quale senso evoca di più in te la memoria e la creatività: il gusto, il tatto, l¹odorato, la vista?

«La vista. Le mie idee migliori sono nate da un¹immagine, anche fuggevole. Una ragazza che attraversa veloce al semaforo. Un tramonto rosso fuoco. Un cespuglio di more. Una latina di birra per strada. Sembra che non abbiano un grande significato, ma è proprio da lì che scaturisce un¹intuizione decisiva. Per risolvere un nodo nella trama o trovare l¹ispirazione per un racconto».

Sei nella giuria dell¹ ottava edizione del premio Lama e trama 2010 dedicato al giallo e al noir. Nato nel 2003 ha come presidente lo scrittore ed editore Luigi Bernardi. Qualche anticipazione?

«Sto aspettando i racconti. Come ogni anno, se ne prevede qualche centinaio. Non so dove troverò il tempo per leggerli, ma lo farò e con grande attenzione. Ho partecipato a mia volta a dei concorsi letterari e so quanto ci si investa, ogni volta. In termini di scrittura, ma anche di emotività. Per me è un onore essere in giuria. Cercherò di riconoscere la scintilla del talento. In ogni caso, chi non verrà selezionato non si deve scoraggiare. La buona scrittura trova sempre la sua strada».

Cosa ami leggere di più nel tuo tempo libero? Quali sono i tuoi autori preferiti? Se dovessi scappare da una biblioteca in fiamme quale è l¹unico libro che salveresti?

«Di tutto. Solo così si alimenta la creatività, secondo me. Gialli, noir, rosa, premi Nobel, classici. Adoro, in ordine sparso, Massimo Carlotto, Renato Olivieri, Cornell Woolrich, David Lodge, Stefania Bertola»

Cosa stai leggendo in questo momento?

«Ho appena finito Bambino 44 e Archangel: grandi thriller  rinfrescanti (sono ambientati in Russia)».

C¹è un esordiente che ti ha particolarmente colpita?

«Enzo Gianmaria Napolillo con Remo contro e Andrea Ballerini (anche se non è un esordiente) con Il trionfo dell¹asino».

Progetti per il futuro?

«Inizierò a breve a lavorare sulla sceneggiatura della fiction che verrà tratta dalla serie dei miei gialli. Si girerà in primavera a Milano, per andare in onda su Mediaset, nell¹autunno 2011. Il mio ispettore Rizzo credo che abbia la possibilità di giocarsela con i migliori detective del piccolo schermo. E¹ fascinoso, colto, intelligente e un po¹ ombroso. E ha attorno a sé un variegato gruppo di comprimari. Chi vuole avere un assaggio di Rizzo low cost, troverà a ottobre in edicola A nozze col delitto, il primo della serie, allegato il Giorno, la Nazione e Il resto del Carlino. A dicembre, come strenna natalizia, uscirà poi (con Newton Compton) un¹antologia di racconti noir ispirati a fatti di cronaca realmente accaduti a Milano, dall¹omicidio Jucker all¹arciere di san Siro. Anche questo è il frutto di una collaborazione con mio marito Giuliano Pavone. Nel 2011 uscirà poi il nuovo capitolo della saga Rizzo. Vi chiederete dove troviamo il tempo Be¹ stiamo raccogliendo i frutti di anni e anni di lavoro. E poi.. dormiamo poco!»

:: Recensione di Siculospirina di Pippo Russo

16 settembre 2010 by

966952424La “sicilianitudine” come si sa è più di una filosofia di vita e il dialetto siciliano, una vera lingua a tutti gli effetti, assume un ruolo determinante nel caratterizzarla. Per chi volesse curiosare nei segreti del dialetto siciliano, conoscere parole quasi incomprensibili per noi continentali e fantasiosi modi di dire che non trovano riscontro in nessuna altra lingua propongo un divertente e originale volumetto uscito quest’estate per la Dario Flaccovio Editore, e scritto dall’arguta penna del giornalista, professore universitario e saggista agrigentino Pippo Russo che di “sicilianitudine” se ne intende. Russo ha curato per anni, per l’edizione siciliana del quotidiano La Repubblica, la rubrica “Sicilianismi” e da poco ha deciso di raccogliere gli articoli più divertenti e interessanti in Siculospirina45 compresse di purissimo siciliano. Già la copertina raffigurante la grafica di una confezione di aspirina ci trasporta nello spirito vagamente goliardico del libro che a tratti spassoso e a tratti riflessivo promette comunque di farci passare qualche ora in allegria. Curiosando tra le pagine scopriamo che se il pericolo incombe il siculo dice Accura!  o che quando c’è da chiudere il siciliano dice Accurzamu! Per non parlare poi del fatto che la cosa più degradante per il siculo è essere chiamato sceccù. Russo con esilarante simpatia ci descrive le vicissitudini di un siciliano che cerca di farsi dare da un barista continentale uno scioppetto e ci intrattiene con la dettagliata spiegazione di espressioni come comprare un figlio, buttarsi malati, buttare voci, far cadere la faccia a terra. Divertentissimo l’ episodio in cui ipotizza cosa sarebbe successo se Diana Ross fosse nata nissena.
Siculospirina. 45 compresse di purissimo siciliano. Pippo Russo. Dario Flaccovio Editore Anno: 2010. Pagine: 192. Prezzo: € 12,00.

Intervista a Carolina De Robertis a cura di Cristina Marra

16 settembre 2010 by

tn_200_300_la-bambina-nata-due-volteAutrice di racconti e traduttrice pluripremiata, Carolina De Robertis esordisce come scrittrice con “La bambina nata due volte” (Garzanti, pag.447 euro 18,60) un romanzo che attraverso tre generazioni di donne racconta le vicende storico-sociali sudamericane. Cresciuta in Uruguay e di origini italiane, De Robertis vive in California ma mantiene forte il suo legame con la terra della sua infanzia a cui dedica il romanzo “è la mia lettera d’amore all’Uruguay, e il viaggio per scriverlo mi ha riportato al cuore del mio retaggio familiare”. Nel romanzo c’è tanto della sua famiglia e sono numerosi i personaggi e le situazioni tratte dalla sua vita e dai suoi incontri  in Uruguay. Pajarita, Eva e Salomè sono le tre protagoniste, donne forti, donne speciali che lottano per i loro ideali e per  le loro passioni. Da Montevideo a Buenos Aires a Cuba, le storie delle tre donne si intrecciano con i cambiamenti di un continente in continuo fermento.

 

Carolina, hai scritto il romanzo in otto anni. Mi racconti com’è stato il tuo lavoro di ricerca?

“Ho fatto tantissime ricerche dal primo anno all’ultimo, sempre esplorando, imparando e immergendomi totalmente nel lavoro. Ho letto molti libri, ho studiato vecchie fotografie ed ho ascoltato i racconti della tradizione orale e poi ho camminato per le strade assorbendo sguardi, odori, suoni ed emozioni”.

Quanto sono importanti i colori, gli odori e i sapori nel romanzo?

“ Mentre scrivevo il libro mi sforzavo di includere tutti i cinque sensi per quanto potessi. Spesso gli scrittori si fermano a dettagli visivi o fonetici, ma è importante e utile riuscire a riportare anche tutto il resto, i profumi, tessuti, aromi, gusti di quel mondo che narriamo. Realizzare questo  era importante soprattutto per me perché stavo scrivendo un romanzo storico e volevo trasportare me stessa e il lettore in un altro tempo e in un altro spazio”.

Dedichi il romanzo all’Uruguay. Quanto conta l’ambientazione nel tuo libro?

“Moltissimo. È profondamente importante. Per me, Montevideo e la nazione dell’Uruguay  sono dei veri e propri personaggi. A livello personale il romanzo per me rappresenta una lettera d’amore all’Uruguay.”

Le tre protagoniste sono donne determinate e coraggiose. I personaggi femminili sono più forti di quelli maschili?

“ Non vedrei questa distinzione. Tutti i personaggi hanno i loro difetti, pregi ed esperienze che caratterizzano i loro ruoli in modo differente.

Carolina-lettrice. Che ami leggere?

“Amo leggere qualsiasi cosa ma in particolare romanzi. Quest’anno mi è particolarmente piaciuto “Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk e “l’Odissea” di Omero”.

:: Recensione di La formazione culturale di Antonio Gramsci 1910-1918 di Michele Marseglia

16 settembre 2010 by

marsegliaNel solco della rinascita dell’interesse per gli studi gramsciani va inserito il saggio di Michele Marseglia La formazione culturale di Antonio Gramsci 1910- 1918, opera notevole che pur nella sua essenzialità e brevità getta uno sguardo su quel periodo delicato e fondamentale in cui  si formarono le basi del pensiero non solo culturale, ma più nello specifico filosofico e politico del celebre pensatore di Ales. Ricostruire la genesi e gli sviluppi del pensiero gramsciano si preannuncia un’ impresa complessa se non titanica ma Marseglia con una lucidità di pensiero e una precisione concettuale di prim’ordine si addentra nella materia e la padroneggia con l’onestà intellettuale dello studioso e nello stesso tempo la vivacità dell’appassionato, non a caso il saggio è risultato vincitore alla XI edizione del prestigioso premio Gramsci  conferitogli dall’ Associazione Casa Natale Gramsci. Filologicamente ineccepibile, il testo di Marseglia, attraverso l’ analisi critica e comparativa delle fonti e la correttezza delle metodologie di indagine giunge ad un livello di analisi così accurato e chiaro da essere comprensibile a tutti pure a coloro che si avvicinano per la prima volta allo studio di queste tematiche. Il saggio si divide in tre capitoli: Gramsci e il sardismo, il garzonato universitario e Gramsci tra positivismo, idealismo e marxismo. Con chiarezza espressiva e una trattazione completa e approfondita inizia ad analizzare la formazione scolastica di Gramsci al liceo Dettori di Cagliari e i suoi primi scritti tra cui il bel saggio scolastico intitolato Oppressi e oppressori in cui è già evidente la precisa dirittura politica del giovane Gramsci e le sue componenti civili e morali. Già in quest’opera inesperta e per molti tratti ingenua sono visibili le caratteristiche di originalità e di interpretazione critica e soggettiva che pongono lo studio ben al di sopra di un semplice scritto scolastico. Certamente bisogna aspettare il periodo universitario torinese per trovare le prime espressioni complete del pensiero gramsciano della sua formazione, ma già nel periodo sardo  sono presenti quei germi e quelle radici che caratterizzeranno tutto il suo pensiero successivo. Marseglia analizza e compara tutti gli scritti giovanili e con intuizioni decisamente originali apre nuove ipotesi di studio e getta una nuova luce su quelle problematiche a lungo trascurate o del tutto ignorate. Interessante è il risalto che l’autore da all’influenza di Salvemini nella formazione culturale e politica del giovane Gramsci e al suo avvicinarsi al socialismo “contadino” e alla sua interpretazione della questione meridionale. Questa ultima tematica è strettamente legata al sardismo di Gramsci ovvero a quel preciso stato d’animo “intriso di patriottismo locale e di risentimento polemico contro i continentali”che lo porterà a intraprendere una vera e propria lotta contro il governo centrale per difendere gli interessi e l’indipendenza della sua isola. Durante il periodo universitario, il fermento intellettuale, la vicinanza con illustri professori capaci di grande erudizione ma anche di trasmettere un più vivido insegnamento umano, tutto contribuisce a spingere Gramsci ad intraprendere un serio studio delle condizioni economiche, sociali e politiche del suo periodo. Si appassionerà per esempio alla glottologia, farà il suo esordio nel giornalismo scrivendo sul Corriere Universitario, verrà influenzato dall’idealismo e infine si avvicinerà a Marx. L’ intransigenza morale, la curiosità intellettuale e lo spirito critico che accompagnano Gramsci sin dagli anni giovanili sono le fondamenta stesse del suo pensiero a capendo questo si potrà fare poi meglio comprendere gli scritti dell’età matura.

La formazione culturale di Antonio Gramsci (1910-1918)  Michele Marseglia Editore Aracne, pagine 200, brossura, anno di pubblicazione 2010, prezzo di copertina Euro14,00 

Michele Marseglia, Avvocato,  Funzionario di  Trenitalia , è nato a Frattamaggiore il 5 agosto 1952, Consigliere comunale 1978-1981  e segretario della locale sezione dell’ex Pci nel 1978. E’ laureato , oltre che in Giurisprudenza,   in Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università  degli Studi di Napoli Federico 2° ed ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento  in Filosofia e scienze dell’educazione.

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:: Recensione di La psichiatra di Wulf Dorn (Corbaccio 2010) a cura di Giulietta Iannone

15 settembre 2010 by
La psichiatra

La mente umana è davvero una terra inesplorata. Lo sa bene Ellen Roth da anni psichiatra alla Waldklinik nei dintorni di Stoccarda. Il suo compagno Chris, anch’egli psichiatra e anch’egli impiegato presso la stessa clinica, prima di partire per una vacanza in Australia le segnala un caso da analizzare. Nella stanza 7 si trova ricoverata una donna, vittima di abusi e maltrattamenti, che per un meccanismo di autodifesa ha prodotto un’ incontrollabile fobia verso un misterioso uomo nero. Ellen tenta di entrare in contatto con la donna, di superare le barriere che ha posto tra sé e il mondo esterno, ma non fa a tempo di produrre alcun progresso che la donna scompare. La cosa inquietante è che nessuno oltre lei sembra averla vista. Nessuno conosce il suo nome. Non ci sono documenti che certifichino il suo ricovero. Ellen inizia subito a cercarla e non passa molto che l’uomo nero si materializza davvero e inizia a perseguitare anche lei. Sulle tracce della donna scomparsa Ellen è sempre accompagnata da inquietanti interrogativi. Si può davvero fidare di Mark, il collega tanto premuroso? Chris, il suo compagno è davvero andato in Australia? Chi è quella bambina che vaga nel bosco? Perché tutti sembra che mentano o che nascondano qualche oscuro segreto? In un crescendo di angoscia e inquietudine la verità viene a galla a poco a poco ed è davvero inaspettata. Romanzo d’ esordio molto atteso, edito da Corbaccio, La psichiatra racchiude tutti gli ingredienti che fanno dello psychothriller un genere adatto ad essere il candidato perfetto per diventare un best seller. C’è suspance, colpi di scena ben congegnati, inquietanti rivelazioni, angoscia. Poi Dorn conosce a fondo il meccanismo che genera la paura e che non sorge da litri e litri di sangue sparsi ma è più sottile si insinua prima in silenzio in modo quasi subdolo e poi ti avvolge come le spire di un’idra. La paura non nasce infatti da qualcosa di reale e tangibile, ma si sprigiona quando la coscienza non vigila, quando il buio della mente crea i mostri della nostra infanzia mai veramente esorcizzati poi nell’età adulta. Tutti si ricorderanno la filastrocca dell’uomo nero che rapiva i bambini cattivi e che forse avrà  creato incubi e non pochi, ebbene Dorn riprende questo filo nero per portarci  a conoscere lati della mente che forse proprio per paura preferiamo ignorare. Bello, interessante, intelligente, scritto da uno che si è documentato parecchio sulle dinamiche psichiatriche e sui lati oscuri della mente, non a caso Dorn da 15 anni lavora in una clinica psichiatrica simile a quella descritta nel libro e si occupa della riabilitazione professionale dei pazienti psichici. Lo stile di scrittura è molto fluido e il libro scorre senza problemi e senza appesantimenti. Ho trovato molto coinvolgente il modo con cui Dorn fa affezionare il lettore alla protagonista. Per di più il finale è davvero spiazzante, durante la lettura avevo fatto diverse ipotesi nessuna delle quali si avvicinava poi neanche minimamente alla realtà. Un romanzo consigliatissimo agli amanti degli psychothriller, che a violenza gratuita e azione preferiscono gli abissi non meno oscuri della mente.

«Ci sono posti nella mente umana che nessuno dovrebbe visitare. Dopo il viaggio allucinante dell’Ipnotista, La psichiatra ci riporta nel lato oscuro.» Con queste parole Donato Carrisi ha salutato la nascita di un nuovo maestro dello psicothriller, Wulf Dorn, tedesco, nato nel 1969, che per tanti anni ha lavorato come logopedista in una clinica psichiatrica traendone ispirazione per la sua attività di scrittore. Dopo La psichiatra, che grazie al passaparola è diventato un bestseller internazionale, Dorn ha scritto altri romanzi di grande successo, tradotti in più lingue e sempre pubblicati in Italia da Corbaccio: Il superstite, Follia profonda, Il mio cuore cattivo, Phobia, Incubo, Gli eredi e Presenza oscura. E a dieci anni dall’uscita della Psichiatra, per la gioia dei suoi lettori Wulf Dorn ha finalmente deciso di riprendere i due protagonisti del libro, Mark Behrendt e Ellen Roth nel suo nuovo straordinario romanzo: L’ossessione.

:: Intervista con Davide Rondoni a cura di Nicoletta Scano

15 settembre 2010 by
Nei quattro giorni dedicati dalla città di Pavia al Festival dei Saperi si è  parlato del concetto di "Libertà". Un bellissimo incontro con l'autore, il poeta Davide Rondoni, si è tenuto domenica pomeriggio, giornata di chiusura. In una conversazione multicentrica si è discusso non solo di cosa sia la libertà  e di quanto questa significhi per un artista, ma dell'idea del tempo, del canto trentatreesimo del Paradiso di Dante e dell'opportunità dei metodi d’insegnamento della letteratura nelle scuole italiane. Della didattica tratta infatti l'ultima opera pubblicata dall'autore, un pamphlet pubblicato da Il Saggiatore da pochissimi giorni (Contro la letteratura. Poeti e scrittori. Una strage quotidiana nella nostra scuola), ove Rondoni si interroga sul perché i ragazzi italiani manifestino un sempre più allarmante distacco e disinteresse per la lettura. Questione annosa questa, ma trattata in modo poco retorico e molto concreto dal poeta, il quale al termine di una appassionata indagine del problema, senza risparmiare critiche agli insegnanti che impongono infinite letture obbligate senza saper trasmettere l'amore per un'arte ingabbiata in troppa teoria, lancia una proposta di riforma dell'insegnamento che può apparire come una provocazione: dato che la letteratura è indispensabile ma nessuno lo sa, per renderla davvero necessaria si deve scommettere sulla libertà rendendo facoltativo l'insegnamento della letteratura nella scuola italiana. Restituire la libertà ai ragazzi potrebbe permettere loro di tornare ad essere amanti della parola scritta, offrendo loro l’opportunità di apprezzare quella libertà che per Rondoni non significa incoscienza ma la capacità di non subire condizionamenti, anziché finire per disincentivare il loro interesse nel tentativo di renderli esperti o tecnici della materia. Immancabile la domanda sullo spirito religioso che molto spesso etichetta l'autore come "poeta cattolico": ancora una volta Rondoni offre il proprio punto di vista sull'argomento, osservando che essere cattolico, lungi dall'essere un ostacolo alla creatività, porta ad un'attenzione esagerata verso l'umanità. Disancorandosi da un'etichetta usata troppo spesso con intenti vagamente diminutivi e riagganciandosi al tema della giornata, la libertà, aggiunge che il Cristianesimo è l'unica religione che ponga al centro della propria essenza il libero arbitrio, dando valore al Credente in quanto uomo che decide, che perpetua nella sua scelta quotidiana il proprio atto di fede, senza che possa prevalere l’idea di sottomissione al divino. Gli ultimi minuti vengono dedicati alla lettura di alcune liriche tratte dalla raccolta edita da Mondadori nel 2008 Apocalisse Amore. Davide Rondoni ha fondato e dirige il Centro di Poesia Contemporanea presso l'Università di Bologna, ha pubblicato numerose raccolte di poesia, tradotte e apprezzate in tutto il mondo. Cura le collane di poesia de Il saggiatore e di Marietti, ha tradotto fra gli altri Rimbaud, Péguy, Dickinson e Baudelaire. Dirige la rivista di poesia e arte ClanDestino, conduce programmi televisivi dedicati alla poesia (Stupormundi, Parolà, Antivirus), è stato consulente Rai per la Fiction. Collabora abitualmente in occasioni di readings di suoi testi o di scelte da lui curate con i migliori attori del teatro italiano (tra gli altri, Iaia Forte, Franco Branciaroli, Sandro Lombardi) e con musicisti come Lucio Dalla, Eugenio Finardi, Morgan e altri. E’ direttore artistico del festival DANTE09 a Ravenna ed editorialista di Avvenire, de Il Tempo e de Il Sole24 ore.  

Benvenuto Davide Rondoni su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Lei ha cominciato a scrivere all'età di otto anni. Ha pubblicato una raccolta di poesie, La frontiera delle ginestre, giovanissimo. Come descriverebbe il suo rapporto con la lirica? Ha iniziato a scrivere per vocazione o ‘per avventura’? Diventare poeta era il suo sogno d'infanzia?

Non immaginavo lontanamente cosa sarebbe stata la mia vita. Non esiste una vita da poeta. Quando feci il primo libro non mi aspettavo se non di impegnarmi seriamente in questa strana passione ossessione obbedienza entusiasmo che è la poesia. Il mio rapporto con la poesia? Sono un cane che abbaia contro l'infelicità. La poesia è il morso della vita nel cuore, e la delicatezza del mistero dell'esistente. 

Parlando di approccio alla scrittura e alla lettura, e considerato il suo punto di vista circa la difficoltà dei ragazzi ad innamorarsi della letteratura, ci sono degli autori o delle opere che hanno rappresentato per lei, soprattutto nella giovinezza, una fonte di ispirazione?

Mi innamorai di Baudelaire, Rimbaud e altri poeti assoluti. Poi ne sono venuti tanti…maestri vicini e lontani. Ma uno si interessa alla poesia se è interessato alla propria avventura umana, non alla letteratura. I libri interessano di per sé solo pochi bibliofili o amanti dell'intrattenimento letterario. A meno che la indagine, la passione e la ferita per la vita non ti spingano a cercare nelle parole di uomini che hanno messo a fuoco la propria vita cose che parlano alla tua esperienza. Così vennero Luzi, Testori, Bigongiari e altri maestri, frequentati e studiati. Ma se scrivi un'altra volta "approccio", non risponderò mai più a una tua intervista! 

La accontento e mi impegno solennemente a non usare più questo verbo quando mi rivolgo a lei! 

Ha un sito Internet molto aggiornato e ricco di contenuti (www.daviderondoni.com): quale opinione ha dei nuovi canali di informazione, di Internet e delle nuove possibilità di fruizione dei testi e delle opere? Ci sono riviste, blog o siti di informazione letteraria che segue?

Cambiano i supporti, non l'esperienza della poesia. Una volta si scriveva su pergamena ora su aria elettronica. Di per sé il supporto non rende la poesia né più bella né più moderna, solo i babbei lo credono. Sì certo, ci sono condizionamenti nella nuova situazione: il primo è l'illusoria facilità di pubblicazione/esibizione che rende più arditi coloro che invece dovrebbero attendere un po' di più e lavorare meglio. Mi arrivano tante cose via mail, sono aperto a ogni canale. 

Immagino che più  volte le sia stato chiesto di esprimere un’opinione sulla funzione della poesia. Più in particolare, vorrei sapere se ritiene che questa forma d'arte possa essere apprezzata ancora oggi da un vasto pubblico, fino ad essere riconsiderata un patrimonio di tutti, oppure se in qualche modo la poesia sia destinata a rappresentare una passione d’élite.

Sono contrario all'uso del termine e della categoria di "pubblico" per quel che riguarda la poesia. Si tratta sempre di una esperienza personale. E’ difficile da misurare in termini mercantili e sociologici. I poeti devono offrirsi. Il resto c'è, l'ascolto di tanti c'è. La poesia è già un bene comune. E finché ci sarà un uomo ci sarà la poesia e lo stupore della sua esistenza 

Concludendo questa breve intervista, approfitto del suo eclettismo e della sua personale cultura per chiederle qualche consiglio di lettura: vuole suggerire, a suo gusto, tre opere, una che racconti la passione, una che faccia riflettere sull'etica ed una che semplicemente ispiri l'anima?

Ah, bizzarra sei! Te ne consiglio tre che valgono per tutte e tre le cose: La strada di Mc Carthy. Vita di un uomo di Ungaretti. Hermann (mio, e scuso l'accostamento…).  

:: 5 domande a Ian Rankin

14 settembre 2010 by

Rankin_COLPOPERFETTOTraduzione a cura di Raffaella Marchese della redazione Longanesi

Grazie Ian e benvenuto su Liberi di scrivere. E’ per me un onore intervistare il padre dell’ispettore Rebus una delle voci più significative del poliziesco non solo europeo. Mi piacerebbe conoscere qualcosa su di te che non hai mai detto nell’interviste, qualche lato privato del tuo carattere. 

Dunque, cosa posso dire che non ho mai detto a nessuno… sono ossessionato dall’idea di avere tutto sotto controllo. Sono una specie di “control freak”. Voglio fare tutto da me: e-mail, telefonate, andare in posta. Non ho mai voluto una segretaria che sbrigasse le cose pratiche al mio posto. Quando vado a fare la spesa mia moglie è terrorizzata perché sistemo tutti i barattoli e le lattine con l’etichetta rivolta all’esterno. Pensa che io sia totalmente matto! 

Sei stato definito da James Ellroy "Il re incontrastato del giallo scozzese". Se dovessi descrivere il panorama del “Tartan noir” quali autori apprezzi di più e cosa vi caratterizza e vi differenzia dal restante poliziesco nordico?

Quando ho iniziato a scrivere crime fiction non c’erano molti scrittori scozzesi. Ora siamo in molti. C’è Chris Brookmyre, Denise Mila, Val McDermid, Allan Guthrie, tutti scrittori che amo molto. C’è sempre stata una tradizione in Scozia legata al Gothic Psychological Novel e anche oggi, nei gialli, c’è una certa predilezione per l’oscurità, la cupezza. Il che ci avvicina agli scrittori scandinavi forse. In Inghilterra è più tipico il detective gentiluomo, la vecchia signora arguta, l’assassinio senza sangue. Il tutto magari si svolge in un tipico villaggio inglese dove si gioca a cricket la domenica. L’equivalente scozzese è ambientato in un paesaggio fortemente urbanizzato ed è caratterizzato da un forte realismo sociale. 

Edimburgo è per te più  di una città, ma un vero e proprio personaggio con pregi e difetti, umori e umanissime debolezze. La luce di Edimburgo deve avere qualcosa di magico. Cosa ami di più della tua città e cosa te la rende così speciale tanto da ambientarci frequentemente le tue storie?

Non sono cresciuto a Edimburgo. Ho iniziato a viverci a 18 anni, da studente. Vivendoci volevo però capire questa città, le sue contraddizioni e allora ho cominciato a scrivere e continuo a farlo, è un processo ancora in corso. Edimburgo è una città molto strana, misteriosa, ancora oggi non l’ho capita. Sembra conservare dei segreti. Ci sono castelli, musei, opere d’arte, ogni volta che la visiti si sente il senso del passato, ma non si riesce mai a conoscere bene la superficie, il presente. 

In un colpo perfetto tuo nuovo romanzo in uscita in questi giorni in Italia per Longanesi interrompi la serie di Rebus e ci presenti una banda un po’ bizzarra di aspiranti delinquenti alle prese con il colpo che dovrebbe cambiare la vita. Com’è raccontare il crimine dal punto di vista di chi lo compie? Ti sei divertito in questa nuova veste narrativa?  

È stato molto molto divertente perché i personaggi, la storia sono molto diversi da quelli cui ero abituato, dalla serie su Rebus intendo. Sono uomini d’affari, sono ricchi, colti e annoiati e pensano che la rapina sia una cosa entusiasmante da organizzare, una sfida che valga la pena. Il problema sorge quando il furto viene portato a termine. Da quel momento la loro vita cambierà completamente. 

Rebus tornerà? Attualmente stai scrivendo un nuovo capitolo della sua serie ? Parlaci dei tuoi progetti futuri.

Rebus tornerà, tranquilli. Ma non subito, non tra pochissimo. Ora mi sto occupando di una squadra speciale di poliziotti che esiste in Scozia, sono gli Internal Police Affairs. Sono poliziotti che si occupano di casi irrisolti e ho creato dei personaggi molto diversi, psicologicamente, da Rebus: loro seguono le regole, non le rompono. Scriverò 2 libri su questa serie. Poi forse Rebus tornerà: o da solo o a fianco di qualcuno dei personaggi di questa nuova serie. 

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Stefano Di Marino racconta “Quarto reich”

14 settembre 2010 by

Questo romanzo fa parte di una mia mai sopita passione per le storie avventurose svincolate (almeno parzialmente) da intrighi spionistici o noir. L’ho ripetuto diverse volte, nasco come lettore salgariano, consumatore di film e fumetti di  ‘avventura pura’ e anche nelle mie spy storie più esotiche questo genere di elemento non è mai venuto meno. Intorno agli anni 2000 continuavo a sentirmi ripetere che ‘ non scrivevo storie italiane’, che il mio problema sotto il profilo della promozione editoriale era che la mia vena era troppo ‘ internazionale’. Volete sapere cosa ne penso? Tutte balle… in questi anni ho scritto in egual misura storie italiane e straniere raccogliendo consensi da parte del pubblico e (diciamolo) anche dalla critica, ma evidentemente avevo già l’etichetta di ‘scrittore di  nicchia’ ,quindi il cambiamento di prospettiva non ha convinto nessuno a promuovermi meglio. Poco importa, finché posso continuerò a raccontare le mie… avventure. Dicevamo, in quel periodo, seguendo queste indicazioni, ho scritto una storia avventurosa con forti legami italiani e quel pizzico di ricerca storica che mi sembrava un  buon veicolo per rilanciare il mio lavoro. Il cavaliere del vento ( benché l’editore imponesse quel ‘Steve Di Marino’ con una finta biografia senza praticamente interpellarmi) andò piuttosto bene, tanto da essere ‘libro del giorno’ sul Corriere della Sera e avere una seconda edizione economica e una traduzione in tedesco. Diciamo che si trattava di un’avventura con un vago sapore prattiano (di cui vado fiero). Per lo stesso editore programmai quindi un altro romanzo che, nelle mie intenzioni, si doveva chiamare ‘Inferno verde’. Anche questa era la storia di ‘un italiano in fuga’ e copriva tra flashback e linea narrativa  principale uno spazio di tempo che andava dal 1936 al 1947. Bruno Spada, il protagonista, era un espatriato fuggito dall’Italia fascista a cercar fortunata in Etiopia. Con lo stesso personaggio scrissi anni dopo un racconto Il sogno dello Squalo che fu pubblicato in una prima versione su M, rivista del  Mistero e poi in una versione più lunga e completa in coda a un Segretissimo. La vicenda principale di Inferno verde si svolgeva nel  Congo belga all’indomani della seconda guerra mondiale. Era una vicenda di vecchi briganti arabi, schiavisti, legionari, piantatori e streghe yoruba. L’ispirazione mi era venuta un paio d’anni prima leggendo su National Geografic un bellissimo articolo sulle città-chiatte che risalivano il fiume Congo. Poi avevo letto due episodi della saga a fumetti Equator di Dany e letto diversi libri sull’argomento trai quali ricordo la magnifica navigazione  del fiume scritta da Xavier Reverte, Vagabondo in Africa. Poi, inutile negarlo c’era sempre un po’ di spirito salgariano e, se vogliamo, anche Cuore di tenebra. Però c’erano moltissimi altri stimoli tra i quali un vecchio romanzo di Silverberg (Prince of Darkness sugli schiavisti del XVII secolo in Africa occidentale) , le memorie di mio zio prigioniero in Indukush durante la seconda guerra mondiale dopo la cattura avvenuta a Bardia e la Bologna dove vive una parte della mia famiglia. Proprio ripescando tra i ricordi di quelle vecchie abitazioni su per via san Frediano avevo ricavato momenti interessanti che si alternavano alle avventure dei miei protagonisti. Un tesoro nascosto, un vulcano in eruzione e sì… anche un gruppo di cattivi nazistiche nutrivano la speranza di far rinascere il Reich con i diamanti trafugati da un vecchio pirata berbero. C’erano poi due personaggi femminili contrapposti nella più pura tradizione avventurosa. Ricordo in particolare la strega mulatta Katalè che forse è uno dei personaggi femminili che   rammento con più piacere. Quindi una storia di guerra e azione ma anche di sentimento e atmosfera legata a un continente magico, selvaggio, primordiale. Non so veramente per quale ragione in casa editrice decisero di cambiare il titolo mettendo una copertina che pareva ‘Mein Kampf’ a meno di un mese dall’uscita con la presentazione già fatta ai venditori. Quando scoprii tutto ciò mi fu fatto subito capire che… o uscivo così o chissà quando. Riuscii a impuntarmi ripristinando alcune parti del testo che un editing a dir poco  demente aveva massacrato ma sull’esteriorità del prodotto niente da fare. Dopotutto avevo un blurb di Lucarelli che diceva ‘Di Marino è sicuramente il più grande scrittore di avventure che abbiamo in Italia”. Quando andai a parlare con l’editor a luglio (il libro usciva a settembre) mi parve che, alla fine, fosse lo strillo la cosa cui tenevano di più. Poi a settembre scopro che l’editor non c’è più, l’ufficio stampa non fa una cippa per pubblicizzare l’uscita, insomma, come al solito, quel poco che ho potuto fare l’ho fatto da solo. Fine dei rapporti con quell’editore. Salvo poi ogni tanto sentire qualche lettore che mi segnala di aver visto pacchi del mio romanzo in qualche autogrill di una sperduta autostrada… avventure anche queste. Se si fa questo lavoro bisogna esserci preparati. Di fatto credo rimanga uno dei miei romanzi più avventurosi e ricchi di passioni, di storie che rimandano ad altre storie, di atmosfere, di personaggi di suggestioni. Non per nulla Andrea Carlo Cappi lo apprezzò moltisismo (e del suo giudizio mi fido più di chiunque altro) e lo avrebbe voluto rifare in Alacràn con il titolo ‘Il tatuaggio di sabbia’ molto più adatto e magari con una copertina consona. Poi come sono andate le cose in Alacràn lo sapete. Di fatto i diritti sono ancora miei e non è detto che ‘Inferno verde’ o comunque lo si decida di chiamare non possa  avere una seconda vita. È una storia dei tempi passati, di avventurieri e affascinanti fattucchiere, di tesori, vendettem amicizia e sortilegi… sono storie che non invecchiano mai.

 

:. Intervista con Glenn Cooper, a cura di Giulietta Iannone

13 settembre 2010 by

Salve Glenn. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontami  qualcosa di te. Chi è Glenn Cooper? Punti di forza e di debolezza.

Ho molti, molti punti deboli ma una grande forza, suppongo. Sono molto ostinato e costante. Ho tenuto duro fino a quando non ho avuto successo. Quando stavo cercando di ottenere un agente letterario per rappresentare il mio primo libro, La Biblioteca dei Morti, ho ricevuto così tanti rifiuti che la maggior parte della gente sana di mente avrebbe lasciato perdere. Infatti il 65 disse di nuovo no. Il 66 invece ha detto sì.

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Ho avuto un’educazione molto tradizionale da classe media – padre dentista, madre insegnante. Mia madre voleva che diventassi un medico, io volevo fare l’ archeologo. Ho prevalso per un po’ e ho ottenuto la mia prima laurea in archeologia. Lei ha vinto, alla fine, quando sono andato alla scuola di medicina.

Quando hai capito per la prima volta che saresti voluto diventare uno scrittore

Quando ero sulla trentina  mi è entrata in testa l’idea di scrivere sceneggiature cinematografiche. Non mi ricordo nemmeno il motivo. Per 20 anni ho prodotto uno script dopo l’altro senza che tutto ciò mi desse molto successo, ma ciascuno script  era un po’ meglio di quello precedente.

Quando sei approdato alla narrativa? Che scrittori contemporanei leggi?

Ho letto un sacco di fiction ma non mentre sto lavorando su un libro. Ho sempre paura di vedere  qualcosa che mi piace e di plagiare una frase o un pezzo di dialogo accidentalmente o di proposito! I miei scrittori viventi preferiti sono Ian McEwan, Umberto Eco, John Banville, John LeCarre e Cormac McCarthy. Tra quelli che sono morti: John Fowles, John Updike, Graham Greene. Ma il mio preferito in assoluto di tutti i tempi è John Steinbeck.

CooperRaccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Come ho detto, trovare un agente è stato diabolicamente difficile. Detto questo, una volta avuto un agente, La Biblioteca dei morti  è stato venduto agli editori abbastanza rapidamente e nel giro di pochi mesi ho avuto richieste da 30 paesi.

Perché hai deciso di scrivere La Biblioteca dei Morti?

L’ ho iniziato come il mio ventesimo script ma non potevo sopportare di avere ancora un altro progetto cinematografico che non stava andando da nessuna parte. Mi piaceva molto l’idea che c’era alla base (©Loius Fabian Bachrach) così dopo  poche pagine ho deciso di provare qualcosa di radicale – come scrivere un romanzo. Davvero non sapevo se potevo scrivere un romanzo così è stato un po’ scoraggiante. Sono in grado di terminare uno script in pochi mesi, ma la prospettiva di un progetto di scrittura che mi avrebbe coinvolto per un anno o due mi ha causato una certa ansia.

Il libro delle anime è il sequel. Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo libro senza naturalmente svelarci il finale?

Un anno dopo la conclusione dell’azione della Biblioteca dei morti, il protagonista, Will Piper è tirato dentro una nuova avventura, quando un unico libro dalla grande biblioteca di Vectis appare in una casa d’aste di Londra. Come cerca di risolvere il mistero del libro scopre che la biblioteca ha avuto un’influenza su artisti del calibro di Giovanni Calvino, Nostradamus e William Shakespeare.

Raccontaci qualcosa del tuo protagonista, Will Piper?

Will è un uomo molto imperfetto, con molte fragilità, ma sa distinguere il bene dal male e come me è molto testardo.

Destino e la predestinazione sono temi centrali dei suoi libri. Parte della tradizione protestante certamente. Tu sei un uomo di scienza, razionale, pratico. In che modo hanno influenzato la tua esperienza?

Non è necessario che creda in tutte le idee che scrivo ma basta che mi interessino.  Questioni come il destino, le credenze sacre, i concetti della morte, la vita dopo la morte – tutti questi sono soggetti succosi che hanno catturato l’umanità.

La Tenth Chamber è una storia nuova. Quando sarà pubblicato in Italia?

Nel gennaio 2011. Sono nervoso perché è una  storia nuova ma sono anche emozionato, perché penso che sia il mio miglior libro che abbia scritto finora. Ha al centro una misteriosa grotta preistorica dipinta in Francia, che nasconde un segreto molto pericoloso. Come ho detto, mi piace l’archeologia!

Tutti i tuoi lettori si fanno  questa domanda. Sono parte di una trilogia La Biblioteca dei Morti e Il libro delle anime? Stai scrivendo la terza parte?

Se una trilogia ha funzionato per Steig Larson funzionerà anche per me! L’anno prossimo ho in programma di scrivere il terzo (e ultimo) capitolo della serie. Sarà ambientato in un futuro prossimo, nel 2025. Will Piper sarà un po’ più vecchio, ma ancora un ragazzaccio.

Mi piacerebbe parlare del tuo processo di scrittura. Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro?

Scrivo sette giorni alla settimana, sempre al mattino quando sono più fresco. Inizio sempre con una grande quantità di letture e di ricerche da fare che è la parte migliore. La scrittura è quasi sempre duro lavoro, ma alcuni giorni sono più facili di altri. Poiché la maggior parte dei miei libri si svolgono in vari periodi di tempo non mi annoio di certo.

Qualche progetto cinematografico tratto dai tuoi libri?

Sono andato vicino ad ottenere un accordo per un film un paio di volte, ma i colloqui sono sempre stati interrotti. Così ho smesso di preoccuparmi di cose fuori dal mio controllo. E anche se accadesse, non c’è alcuna garanzia poi che un film non si rivelasse una delusione enorme. Ho troppa esperienza con Hollywood per essere eccessivamente ottimista.

Hai una base di fan molto numerosa. Qual è il tuo rapporto come con i tuoi lettori? Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

Trascorro almeno mezz’ora al giorno rispondendo alle e-mail  o ai  messaggi su Facebook dei lettori. E ‘un grande piacere. La maggior parte delle persone mi contatta tramite il mio sito web: http://www.GlennCooperBooks.com.

Infine, una domanda inevitabile: a cosa stai lavorando ora?

Attualmente sto scrivendo un libro ambientato  a Roma e intitolato The Devil Will Come. Ha per tema il  fondamentale scontro del bene contro il male nel mondo. Una semplice suora italiana è l’unica persona che può fermare un orribile complotto per distruggere la Chiesa. Devo dire che mi sto divertendo parecchio con l’idea che una giovane suora possa avere così tanta influenza in un mondo totalmente dominato dagli uomini come è il Vaticano!