:: Intervista a Cinzia Mastropaolo

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1046Grazie Cinzia di aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Come devo chiamarti, Cinzia, Osvalda, Pow –how?

Cinzia, grazie. Mi farei chiamare volentieri  madame De pauau immaginandomi in un’altra epoca…Seguendo un ordine cronologico: Cinzia è il nome di battesimo, Pow-how è il soprannome da quando sono ragazzina (l’indianino dei fumetti con la piuma in testa e il culetto da fuori), Osvalda  de Pauau lo pseudonimo usato per pubblicare il mio libro “disobbedire al clan” (un’indiana con le frecce e la coda). Mi diverto molto a giocare con questi 3 personaggi.

Parlami della tua infanzia, dei tuoi studi, dei tuoi pregi e dei tuoi difetti. 

La mia infanzia è stata una tragedia consumata però in un paesaggio idilliaco. Sono nata a Campobasso, da padre molisano e madre romana. Mio nonno materno era abruzzese, più precisamente dei monti marsicani, di Rovere (Robur Marsorum). Così anche l’Abruzzo ha messo uno zampillo di sangue nel mio piccolo triangolo sudista. Mi viene “facile” dire di me che sono una persona che non ha avuto una vita “facile” e continua retta per questa strada. I miei genitori sono morti quando ero una ragazzina e non posso non confermare che un orfano è sempre una persona che non ha avuto una vita facile. Però il contorno era un paesaggio idilliaco fatto di montagne selvagge, città di provincia, nonni amatissimi, amici cari. Un po’ come ora insomma. Dopo la maturità classica mi sono trasferita a Roma. Mi sono iscritta a lettere moderne ma a metà corso mi sono sposata e mi sono trasferita in montagna dove ho aperto un cocktail bar. Poi sono nati i figli e sono rientrata a Roma. In seguito la moda, svariati altri lavori…e poi la pittura, la scrittura. E’ stato un percorso che è maturato all’interno di me un po’ alla volta, anche se disegno e scrivo da sempre, cioè da quando sono bambina. A Campobasso frequentavo “il clan dei ragazzi” di cui mio padre era un cofondatore: era un appartamento  e un’associazione autogestita dove ci riunivamo noi ragazzi e bambini a seguire corsi di disegno, recitazione e canto. Seguivano a questa attività, allestimenti di spettacoli al teatro Ariston di Campobasso, interviste, mostre. Quindi era un’attività che da ludica si trasformava in altamente formativa. Per quegli anni e in una città di provincia era un esperimento assolutamente rivoluzionario, che ha creato alcune premesse e ha stuzzicato la mia creatività. Anche “il clan dei ragazzi” fa parte del paesaggio idilliaco in cui si è svolta la mia drammatica esistenza di allora. Ho sempre avuto un carattere piuttosto volitivo, ma posso asserire con estrema sincerità che Osvalda ha solo moltissimi pregi: è una persona assolutamente affidabile che ritiene l’amicizia il fondamento di tutti i rapporti umani, compresi quelli familiari e filiari. E’ autentica e libertaria. Sincera e schietta. Ma molto esigente, carica di energia che non tutti ben sopportano, donna d’azione, decide con estrema apparente velocità su cose importanti della vita e molti restano sbigottiti solamente perché pur essendo una chiacchierona e una persona molto comunicativa, spessissimo non racconta quello che la tormenta nel fondo del suo cuore o che la preoccupa perché non ama lamentarsi.

Moda, cinema, letteratura, pittura, in che campo ti esprimi meglio artisticamente e umanamente?

Moda, letteratura, pittura. Un’altra passione è la ristrutturazione di immobili e l’arredamento. In realtà credo che tutto, compresa anche la fotografia che amo molto, faccia da substrato al mio senso estetico dell’esistenza, nell’accezione filosofica del termine. Di certo la pittura però è la condizione a me più naturale, quella che mi consente la libertà maggiore di cui non riesco a fare a meno. Al cinema non mi sono mai avvicinata sinceramente e il cinema è collocato in un eremo a parte, su un trono da cui si sprigiona una grande magia  che mi lascia a bocca aperta e a  cui faccio molte riverenze.

Come è nato il tuo amore per la scrittura?

Scrivo da sempre, ma non ho mi avuto un ordine mentale idoneo a fare della scrittura il mio unico interesse. Ho incominciato comunque dalla disobbedienza anche da ragazzina, con un diario che intitolava così:“questo non è un diario per un padre”. Poi nei vari traslochi che hanno accompagnato la mia vita era andato perso, e quando è riemerso, adulta ormai, l’ho riletto e strappato . In realtà non aveva alcun valore letterario, era invece un esercizio interiore.

Parlami di una giornata dedicata alla scrittura

Tutto il giorno e anche parte della notte al computer, spesso con musica di fondo, qualcosa da bere. Quando fumavo, sigarette. In realtà scrivo anche a penna. Ho svariati quaderni e quadernoni sparsi per casa. Alcuni hanno delle fodere coloratissime e di stoffa. Uno fucsia è sempre sul mio comodino. Al mare fuori stagione, quando vado da sola, leggo molto, e ho sempre un piccolo blocco con me che uso sia per scrivere che per fare schizzi. In realtà guardare il mare in giornate non troppo affollate né troppo calde mi libera molto la mente soprattutto per la scrittura. Come dire che il vento leggero attraversa la mente oltre che i capelli.
 
Parlami di Roma, descrivimela nell’ora del giorno in cui la luce è più calda, e più suggestiva.

Ama Roma AmaroAmaro-ama-ro-amarò-ah-maro…! Mar
Aro-ma-ama-ro. Ama roma ora. Per sempre. La città eterna.”
Sensazioni doppie, contrastanti, sovrapposte. Ammirazione. Percezione netta di un peso che arriva da un lontanissimo passato pregno di memoria. Frequento Roma da quando sono nata. Mia madre era romana e mia nonna materna era una romana d.o.c. da 7 generazioni, ma mia madre non esitò un attimo ad andarsene da Roma quando conobbe mio padre in Austria. Non so…Roma me la ricordo da bambina quando mi stupiva con le sue tante donne folli coi capelli tinti e stinti assieme, con la sua tolleranza e anche la sua non curanza quindi, con l’immensa solitudine che mi ha sempre suggerito tutto ciò. Ma piazza Navona al mattino col cielo terso e azzurro mozzafiato, deserta all’alba, o Roma  in taxi al risveglio, coi finestrini spalancati, mirando e rimirando il Colosseo, le  Terme di Caracalla, i colori oro che riesce a sprigionare…beh, che dire…forse è davvero la più bella città del mondo.
 
Disobbedire al clan non è una storia di mafia. Parla di una donna, moderna, volitiva, in cerca di indipendenza. Delineaci un ritratto della protagonista. Un po’ ti somiglia?

Disobbedire al clan è la storia di Osvalda che si libra nell’aria, libera da vincoli claneschi che non le si addicono né per storia personale né per educazione e mentalità. Osvalda si è ritrovata in un groviglio da cui si è voluta districare e liberare. Mi somiglia moltissimo. Ho disegnato la copertina del libro, la Osvalda appunto: è riccia, sorride distante, con la sua coda che non si fa acchiappare. Come ho scritto nel catalogo che ho realizzato delle Osvalde “è una donna contemporanea, informale, che sorride alla vita e che leggera, ironica e libera vola verso orizzonti più ampi ogni qual volta la vita e gli avvenimenti, gli accidenti e le vicissitudini la vorrebbero invece immobile e prigioniera dei dolori, dei capricci, degli intoppi, di tutto quanto insomma la vita riserva a tutti noi essere umani”

Quale è la scena più emblematica del racconto, quella che è stata più impegnativa da scrivere? 

La parte più impegnativa da scrivere è stata il prologo, ma quella più emblematica forse è “terzo giorno di vacanza” perché  trovo che lì ci sia un sunto tra la descrizione della situazione, la reazione che sortisce da lì e l’ironia che sfiora quasi il sarcasmo…quasi un pezzo da teatro.

Disobbedire al clan avrà un seguito?

Così dovrebbe essere. Ho scritto “Osvalda si guarda allo specchio” e ho iniziato “Osvalda detective”,  ma non ho avuto molto tempo e scrivere obbliga ad una solitudine ed una concentrazione categorica, almeno per me.

Sei femminista?

Sì, sono per la parità dei diritti, ma non per l’acquisizione dei diritti degli uomini, che spesso non sono né belli, né democratici.

Credi nella solidarietà femminile?

Assolutamente sì e non sopporto chi non mostra solidarietà. Ho perso amici per questo motivo.

Parlando di libri, tema caro al nostro blog, quali sono quelli che ti hanno accompagnato nell’adolescenza e ora nell’età adulta. Ce ne è uno che avresti voluto scrivere tu?

Sono cresciuta con Pavese, Cassola, Sartre, Thomas Mann, Musil. Ora faccio letture più disordinate. Tra gli autori che ho letto di più: Mc Ewan, Jonathan Franzen, Javier  Marias, Arthur Schntizler, James Hillman, e tra i libri che ho amato di più in questi anni c’è “Acqua Di Mare”  di Charles Simmons e “l’enigma dei tre omini” di John Franklin Bardin. Certo, mi sarebbe piaciuto moltissimo scrivere uno di questi due libri. Li trovo entrambi sbalorditivi, se pur in modo del tutto differente. 

Dove tieni i tuoi libri? Hai una stanza che svolge il ruolo di biblioteca o hai pile di libri sparsi per casa? 

Ho più librerie sparse per casa e pile di libri ovunque, ahimè!

Cosa ne pensi degli ebook, sostituiranno mai i libri cartacei?

Mai letto un ebook! Osvalda non ama molto il computer, la snerva. Ti dico solo che per scrivere questa intervista ho fumato una sigaretta, accidenti!!! Il computer mi fa fumare. E stampo spesso le cose. Amo la carta, non c’è niente da fare e credo che molti siano come me, quindi non temo un’epoca senza carta. Inoltre amo anche strapazzare i libri, fargli le orecchie, sottolinearli, sporcarli un po’ e impolverarli.

Il libro più romantico che hai letto. E quello che ti ha fatto più paura.

Uhhhh…di libri romantici, per quanto mi sforzi, non ne ricordo nemmeno uno. Arthur Schnitzler è un autore che trovo romantico, oppure Winfred Watson. Un’autrice che mi ha impressionato molto per la sua crudezza e che quasi mi ha spaventata era Agota Kristof

Quali sono i siti letterari che segui più spesso?

A dire il vero non ne seguo e se proprio devo essere totalmente sincera non seguo neanche quelli di arte. Faccio un mea culpa, ma se mi mettessi anche a seguire i siti e i blog non so quando avrei il tempo poi, davvero, di scrivere e dipingere e di fare tutte le altre numerose e innumerabili cose che faccio. Seguo qualcosa su facebook, compresa la tua pagina, una pagina di poesia, qualche amico scrittore e qualche amico artista o critico d’arte.

Scrivi un diario? E’ un’abitudine magari coltivata fin da ragazzina o non l’hai mai fatto?

 Sì, come ho già detto prima, avevo un diario da ragazzina e ora da adulta ho vari diari sparsi per  tutti gli svariati luoghi che frequento e un po’ abito, comprese le mie borse.

Vai a teatro, magari da sola o in compagnia con le amiche? Quale è l’opera teatrale che ami di più?

Amo il teatro moltissimo, ma non ci vado mai. Roma è quasi impossibile sotto questo profilo, nel senso che è complicatissimo organizzare qualsiasi cosa e andare a teatro o al cinema da sola ho scoperto che è proprio una cosa che non mi piace fare.

Nel panorama letterario, c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito?

No, nel senso che nel mio profondo caos non seguo molto, non sono aggiornata insomma. A Roma ho una piccola libreria di fiducia a Campo de’ Fiori dove Angelo, che lavora lì,  si incontra molto sottilmente con i miei gusti letterari e mi faccio spesso suggerire da lui delle letture, ma sono sempre autori che escono un po’ dalla mischia, né io mi informo troppo su di loro. Lì però una volta ho comprato un libro di un esordiente (che credo poi sia anche diventato famoso), perché c’era il papà che consigliava il libro ad una sua amica…e poi ho scoperto che il libro, che era un giallo, era ambientato a Rovere, il mio paese di adozione. E’ stata una buffa coincidenza.

Parlaci della tua relazione con i lettori. Come possono entrare in contatto con te?
 
Ho un piccolo pubblico di lettori che mi hanno apprezzata e questo mi dà una piccola grande soddisfazione ed è un piccolo pubblico molto tenace e davvero affettuoso, schietto e sincero, insomma verace come in fondo piace a me siano la vita e i rapporti tra gli esseri umani. I miei lettori se vogliono possono contattarmi tramite il mio sito www.cinziamastropaolo.com e scrivermi. Sarà un piacere per me rispondere!

Infine ringraziandoti per la tua disponibilità mi piacerebbe sapere qualcosa dei tuoi progetti per il futuro. Attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo?

Ho provato a scrivere nei ritagli di tempo, ma questo è assolutamente controproducente e improduttivo. Per scrivere devo tagliare col mondo, isolarmi da tutto e solo scrivere, scrivere e leggere. Ecco, è da molto tempo che non riesco più a fare questo. Quindi ci sono stralci di scritti sparsi, come i miei appunti su comodini e in borse da passeggio. In particolare c’è “Osvalda detective” che mi attende impaziente: era iniziato in un modo così surreale che merita di essere continuato! Grazie Giulia per questa intervista, mi è piaciuta molto e trovo di grande stimolo interviste di questo genere. E’ un’epoca dove bisogna saper posare gli sguardi nei punti e sulle persone giuste e tu mi hai dato da sempre una bella impressione!

Una Risposta to “:: Intervista a Cinzia Mastropaolo”

  1. utente anonimo Says:

    magnifica cinzia, sincera e poetica come la migliore tradizione dell'arte

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