:: Recensione di Il tribunale delle anime di Donato Carrisi (Longanesi 2011) a cura di Giulietta Iannone

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Il tribunale delle anime“C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre”, ripetè a memoria. “ E’ lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a  difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare. Il mio compito è ricacciarlo indietro”.

In una Roma sferzata dalla pioggia, inquietante e misteriosa, fatta di luci e di ombre come un dipinto di Caravaggio, un enigmatico personaggio si aggira per mausolei e chiese con un compito terribile: seguire le tracce, le anomalie presenti nelle pieghe più nascoste del male.
Marcus è un cacciatore del buio, un iniziato, un uomo che non esiste, e quel che peggio non ricorda niente del suo passato, se non un incubo ricorrente che lo accompagna ogni notte in cui muore e con lui muore la persona più importante della sua vita, il suo mentore, il suo maestro. Solo una cicatrice sulla tempia testimonia quel drammatico interrompersi della vita conosciuta. Un grido, degli spari, uno specchio che si infrange in mille schegge. L’orrore.
Ora è passato un anno da quei tragici fatti, ha una nuova guida, Clemente, un uomo dagli occhi buoni, un uomo che incarna il bene in ogni sua forma e gli presenta un caso da risolvere, gli mostra un dossier in un antico caffè vicino a piazza Navona.
Una ragazza è scomparsa. Allontanamento volontario dicono le autorità lavandosene le mani. Ma una serie di anomalie rendono il caso speciale: la ragazza è scomparsa nel cuore della notte dal suo appartamento. Svanita nel nulla e qualcosa non torna. La porta è chiusa dall’interno, alcuni effetti personali mancano.
A Clemente e Marcus basta un sopralluogo per capire che la ragazza è stata rapita.
Inizia la caccia, è una questione di tempo, solo Marcus può trovarla, solo lui ha il dono di vedere nel buio, di vedere cose che la gente comune, la polizia, non può vedere, che nessuno può vedere.
Poi si inseriscono altri personaggi, un serial killer con tatuato sul petto la parola “uccidimi”, una foto rilevatrice della Scientifica di Milano, Sandra, che indaga sulla morte del marito, caso che presenta mille discrepanze, un agente dell’Interpol sulle tracce di una misteriosa organizzazione che non dovrebbe in realtà più esistere, un poliziotto in pensione cieco, con sulla coscienza una colpa che porterà altra morte, altro buio. In un intricatissimo susseguirsi di eventi tra passato e presente  si dipana una storia al limite dell’incredibile ma che se si fa fede all’autore presenta dati reali, la Penitenzieria esiste, la ragazza nello specchio è veramente esistita, un serial killer trasformista tra Ottocento e Novecento è veramente esistito.
Troppe coincidenze, troppe anomalie direbbe Marcus.
Premetto di non aver letto Il suggeritore, colpa grave lo so ma è un libro che per una ragione per l’altra mi è sempre sfuggito, per me Carrisi è una novità assoluta, mi sono avvicinata al libro senza aspettative, senza chiedermi sarà in grado di mantenere le premesse, di sopravvivere ad un successo che a volte ha il potere di rimanere un termine di paragone ingombrante per le opere successive.
Per me Carrisi nasce con Il tribunale delle anime e se mai leggerà questa recensione avrà l’insolita sensazione di considerare le opinioni di qualcuno che vede in quest’opera il suo debutto.
La prima parola che mi viene in mente è inquietante, Il tribunale delle anime è un libro che mette inquietudine, ci si interroga sì sulla vendetta e sul perdono, sulla colpa e sul meccanismo che ha fatto sì che ogni peccato, ogni crimine, meriti un giudizio, una sentenza già in questo mondo, non delegando tutto solo all’aldilà.
L’inferno è qui, è ora dice un personaggio, e in questa frase credo vada vista la chiave di lettura di questo libro.
E’ un thriller, sì, non ci sono componenti esoteriche, o soprannaturali, ma non ostante, il rigoroso realismo, molti interrogativi prendono vita. La mente umana ha davvero delle capacità e una profondità che sarà difficile sondare. Il caso della ragazza messicana che si “nutre” delle persone che ha intorno e le metabolizza come un fungo parassitario non mancherà di far correre qualche brivido sulla schiena anche dei più razionali.
Poi c’è Roma, la città eterna, con le sue vie, i suoi caffè, le sue chiese millenarie, quasi un personaggio altrettanto importante quanto i protagonisti in carne e sangue, oscura, e insolita, con una maledizione che l’avvolge e rende credibile lo scontro tra bene e male, in cui sfugge molto spesso chi sia dei due a prevalere.
Niente è come appare in questo romanzo e il finale avrà la capacità di ribaltare tutte le vostre certezze.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È regista oltre che sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombreL’uomo del labirinto, La ragazza nella nebbia, dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente, Il gioco del suggeritore. In uscita nell’autunno 2019 il film diretto da Donato Carrisi e tratto da L’uomo del labirinto.

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2 Risposte to “:: Recensione di Il tribunale delle anime di Donato Carrisi (Longanesi 2011) a cura di Giulietta Iannone”

  1. utente anonimo Says:

    Voto: 9,5
    Un ottimo romanzo, secondo me più bello e coinvolgente de "Il suggeritore".
    Un'opera seconda che è a mio giudizio migliore dell'esordio (risultato eccezionale!): la scelta di Roma come location (le chiese di Roma aggiungono al romanzo un quid in più), l'intreccio fra le due vicende (quella dei penitenzieri e quella del serial killer trasformista) abilmente gestita, la capacità di tenere incollato il lettore fino alle ultimissime pagine (quest'abilità l'aveva già dimostrata con Il suggeritore), l'utilizzo di un linguaggio più colto rispetto al thriller classico di azione che spinge alla riflessione sulla condizione umana e sul sottile confine fra bene e male e denota una conoscenza approfondita della criminologia e della psicologia.

  2. utente anonimo Says:

    Ottima la scelta di Donato Carrisi di non fare un sequel del suo primo romanzo, anche se secondo me migliore de Il Tribunale delle anime. Quest'ultimo sicuramente un thriller ben costruito, con storie davvero interessanti, che parte però un pò lentamente…

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