Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi di Giorgio Cella (Carocci 2022) a cura di Giulietta Iannone

9 ottobre 2022

Il volume, in un costante rimando tra dinamiche storiche e attualità geopolitica, si rivela uno strumento utile per l’analisi dei complessi fenomeni che hanno condotto, nei secoli, all’odierno conflitto in Ucraina, ad oggi la più importante crisi politico-militare su suolo europeo del XXI secolo. Una lunga traiettoria che dai tempi di Erodoto giunge sino ad Euromajdan, dove l’attenta ricostruzione storica si interseca con efficaci chiavi interpretative. L’autore fa inoltre emergere un mosaico culturale di grande interesse, spaziando in modo erudito lungo i secoli, gli eventi e i popoli di questo crocevia di religioni, imperi e identità: dalla Rus’ di Kiev ai cosacchi ucraini, dalle contese tra russi, polacchi e turchi sino all’era postsovietica e al processo di allargamento ad est della NATO. Un testo che costituisce un unicum negli studi di storia delle relazioni internazionali, cruciale per addentrarsi non solo nelle vicende dell’Ucraina e della sua crisi con Mosca, ma anche per una più generale comprensione degli avvenimenti di quella periferia centro-orientale d’Europa che, come Giorgio Cella sottolinea, è stata nel corso della storia del Vecchio Continente troppe volte gravemente trascurata.

Partendo dall’assunto che per conoscere il presente bisogna conoscere la Storia è indispensabile informarsi e avvalersi di strumenti validi, scientifici, obiettivi e scevri da mere influenze propagandistiche. L’attualità è di difficilissima analisi, ma il progresso ci ha dotati di strumenti che ci rendono sempre più possibile farlo, anzi ci consentono proiezioni (forse ancora parziali, ma tuttavia attendibili) per analizzare anche il futuro. Serve però conoscere la Storia, conoscere le premesse per cui si è giunti in determinate circostanze, per cui mi sento in piena coscienza di consigliarvi la lettura e lo “studio” (lo studio reale, con carta, matita e righello) di Storia e geopolitica della crisi ucraina. Dalla Rus’ di Kiev a oggi di Giorgio Cella, forse uno dei testi più completi e documentati (ottima la ricca bibliografia) attualmente disponibili. Nasce come una tesi di laurea, e sicuramente la parte storica è il fulcro e cuore dell’opera, non comprende i recentissimi sviluppi della crisi russo-ucraina ma è tuttavia un testo indispensabile per chiunque voglia cercare di farsi un’idea il più possibile informata dei fatti. Ricco di rimandi, osservazioni, valutazioni e comparazioni è un testo non noioso che si legge con curiosità e interesse. Chi ha una formazione storica lo troverà di più agevole lettura, ma anche il lettore meno specialistico avrà modo di approfondire temi e dinamiche che sono essenziali per capire il presente, da un punto di vista culturale, sociale, non solo politico (o geopolitico) ed economico. C’è tanta confusione, questo testo aiuta a fare chiarezza e mette a disposizione fatti storici reali e documentati, frutto di una ricerca scientifica storica piuttosto estesa. Dalle origini, all’Ucraina sovietica, al post Guerra fredda, molti nodi si dirimono, molti lati oscuri sono giustamente illuminati, molte questioni anche complesse e articolate trovano una più semplice analisi. Importante il capitolo “Il Mar Nero conteso nell’era postbipolare” che se vogliamo racchiude il fulcro di tutta la contesa russo-ucraina in atto. Capire questo può aiutare anche a capire il presente. Come da leggere attentamente il capitolo finale e le conclusioni. Come punto di partenza, per approfondire lo studio anche su altri testi, mantenendolo come linea guida, è sicuramente importante, come il paragrafo 5. del Capitolo 9. che tratta la cessione della Crimea da parte di Chruscev (rex in regno suo est imperatur).

Prof. Giorgio Cella È dottore di ricerca in Istituzioni e Politiche all’Università Cattolica di Milano, dove svolge attività di docenza nell’ambito del corso Storia e politiche: Russia ed Europa orientale. Come analista geopolitico ha all’attivo decine di articoli, saggi e pubblicazioni scientifiche di politica internazionale, ed è stato osservatore elettorale per l’OSCE nelle elezioni in Ucraina del 2019.

Source: volume inviato dall’editore. Ringraziamo Giancarlo dell’Ufficio stampa Carocci.

:: In alto mare. Paperelle, ecologia, Antropocene di Danilo Zagaria (ADD Editore, Torino, 2022) a cura di Valerio Calzolaio

8 ottobre 2022

Pianeta acquatico. Da un po’ e per molto. L’inquinamento da plastica, lo sfruttamento eccessivo delle risorse pescabili e l’innalzamento del livello di oceani e mari stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza e la riproduzione negli ecosistemi marini. La crisi ambientale che stiamo attraversando, globale e complessa, non può essere affrontata senza tenere conto che ogni problema riguarda il pianeta nel suo insieme, abitanti sapiens compresi. Nessuno degli esseri umani può ritenersi fuori dal discorso, anche se, essendo abituati a non occuparci di cosa ci succederà fra trenta o cento anni, siamo immobilizzati nel presente. E allora, almeno, salviamo ognuno subito ciò che ci sta a cuore: un piccolo parco cittadino dove correre o portare il cane, una qualsiasi specie vegetale o animale che ci piace, un’associazione che si occupa di pulire la spiaggia dai rifiuti, il fondale dove amiamo guardare sotto la superficie o fare immersioni, l’angolo di mondo (terrestre o marino) che frequentiamo. I grandi problemi ambientali, climate change in primis, sembrano forse quasi invisibili; per risolverli occorre prima di tutto immaginarli, studiarli e visitarli; lo fanno scienziati e scrittori, possiamo farlo tutti. Vediamone specificamente alcuni, causati dall’umanità, che hanno effetti nefasti sugli ecosistemi marini e gli organismi che li abitano: le plastiche che arrivano malamente al mare; la pesca eccessiva che altera equilibri delicati dell’infinito vivente; il riscaldamento e le altre minacce climatiche sulle terre e sulle acque che si estendono a nord del Circolo Polare, presente e futuro dell’Artico; l’accelerata trasformazione in corso dei mari, più alti caldi acidi (da cui il titolo).

Il giovane biologo torinese e bravo divulgatore scientifico Danilo Zagaria (Torino, 1987) parte dalla tempesta che nel gennaio 1992 sull’Oceano Pacifico colpì una portacontainer diretta (dall’Asia) verso gli Stati Uniti, provocando la fuoriuscita di 28.000 animaletti colorati di plastica, per raccontare lo stato attuale del pianeta acquatico, in modo scientifico e chiaro. Quelle paperelle furono trovate in Alaska e in Australia, in Europa e un po’ ovunque; l’ecologia studia appunto le interazioni fra gli organismi viventi, fra fattori biotici e abiotici, fra le nostre potente azioni e gli effetti nel contesto ambientale mondiale; effetti ormai così grandi che l’epoca attuale della Terra viene definita Antropocene (da cui il sottotitolo). L’interessante volume è distinto in quattro parti, una per ciascuno dei problemi ambientali citati. La narrazione procede in modo originale e costante: l’autore ci guida per il tramite di sintetiche recensioni di decine e decine di libri che trattano le varie materie, rendono possibile la concatenazione di analisi e spunti (lasciando poi alla finale “bibliografia ragionata” i riferimenti sintetici alle opere) e scandiscono la titolazione di paragrafi e capitoli (opportunamente non numerati). Perlopiù sono volumi usciti in Italia o tradotti in italiano, pubblicati negli ultimi due anni, pur se non mancano testi più antichi, fiction e no fiction (da Verne a Conan Doyle) o puntuali citazioni di documentari e film.

Danilo Zagaria è biologo, divulgatore scientifico e redattore editoriale. Scrive di libri, scienza e animali su diverse testate, fra cui «La Lettura» del «Corriere della Sera».

Il suo sito personale è La Linea Laterale. Nel 2020 ha fondato la rivista letteral-scientifica Axolotl.

Source: libro del recensore.

:: La mala erba di Antonio Manzini (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

6 ottobre 2022

Colle San Martino, trecento abitanti in provincia di Rieti. Marzo e aprile 2009. La graziosa 17enne Samantha De Santis, occhi neri e chioma riccia altrettanto corvina, bel sano corpo, padre Enzo brav’uomo disoccupato e madre Marinella che non sopporta, bravina in matematica e discreta lettrice ma distratta negli studi (sogna di fare veterinaria a Perugia uscendo così per la prima volta dalla regione), è molto irrequieta. Sale anche quel sabato sulla corriera per andare da una frazione al liceo nel capoluogo, ma scende subito prima della provinciale per poi proseguire in motorino (come quasi sempre) con l’amica del cuore Nadia Benetti, l’unica a sapere che ha la mente invasa dai (cattivi) pensieri. Le mestruazioni sono in ritardo di almeno dieci giorni, ha scopato con un fidanzatino compagno di classe che nemmeno le piace e che in genere sta attento Sarebbe una iattura, il paesino è ai margini di tutto, ogni novità passa di bocca in bocca, nessuno si può nascondere, ci si chiude in casa alle sette di sera, lei vorrebbe scappare prima possibile, farsi lontano una vita autonoma e metropolitana, ma la famiglia è povera e indebitata con il vero padrone del borgo, che domina dal grande antico Palazzo in piazza. Si tratta del cinico e baro 63enne Cicci Bellè, estranea moglie Carmela sottomessa e malata (cerca di nasconderlo), immaginario erotico dominato dalla ex (piccola) star televisiva Glenda Solinas (mai incontrata), caro figlio Mariuccio 32enne ritardato (inoltre si masturba compulsivamente, soprattutto quando vede Samantha dalla finestra), proprietario di una Mercedes SL 350 e praticamente di tutti gli immobili del paese (del resto, lì a stipendio fisso sono solo in tre). Ha lo schedario di affitti e prestiti: con la sola terza media tiene tutti in pugno da strozzino, anche l’allampanato furbo padre Graziano, che pure ha i suoi segreti. Le nubi si addensano, ci si inerpica in Appennino sul Monte Cambio, è freddo, si cacciano i cinghiali e potrebbero arrivare lupi, i drammi terreni incombono.

Un altro splendido romanzo. Dal 2013 l’attore e regista Antonio Manzini (Roma, 1964) è divenuto uno degli scrittori italiani più seguiti e apprezzati, famoso per gli undici godibilissimi volumi (oltre a vari racconti) dell’eccelsa sospesa serie Schiavone e per le relative serie televisive. Ha realizzato belle storie anche prima e dopo, iniziando come regista e sceneggiatore, poi con una pièce per il teatro, “Sangue Marcio” (2005), cui era seguito “La giostra dei criceti” (2007) e altri romanzi duri e di vario genere come i recenti “Gli ultimi giorni di quiete” (2020) e questo “La mala erba” (fine settembre 2022), impostati e parzialmente scritti prima di Schiavone, completati e pubblicati ora. Il titolo fa riferimento allo strozzino, “a forza di ammazzare tutto quello che ha intorno, poi muore”, e si estende a ciò che ognuno vorrebbe tagliare delle altrui cattiverie o malignità che lo riguardano, all’insieme delle relazioni perfide di cui non di rado ci dotiamo, quasi tutti ipocriti e menzogneri, relegati a dover essere o diventare lupi e lupe, con solitarie disperazioni senza fondo, soprattutto nelle dinamiche arcaiche, povere sia familiari che civili, di quel paesino inventato (nelle campagne e colline laziali dove l’autore vive). Il noir dolente di Manzini è qui portato all’ennesima potenza; in parte caratterizza anche la serie del vicequestore, una spirale mortale che non prevede redenzione o solidarietà. Prevale sempre e solo l’istinto di sopravvivenza: un provvisorio lieto fine per qualcuno comporta comunque la consapevole devastazione fisica e morale di altri, qui non necessariamente per il tramite di reati penali e di indagini criminali. Il romanzo è ricco di episodi avvincenti e colpi di scena, comunque compiacere i lettori non è la priorità. Manzini spiega che aveva iniziato a scriverlo nell’aprile del 2009, poi la ristesura recente è stata quasi totale. Tutto avviene in terza persona al passato, varia su tanti protagonisti (sono citati decine dei residenti, talora con ruoli importanti, avviluppati negli accadimenti, dagli equilibrati Primo, Ida e Fulvio alla misteriosa bionda Ljuba col figlio, ai vari professori e studenti della scuola, fra cui i coinvolti ragazzi Roberto e Stefano): una narrazione corale, nella quale tocca alla volitiva Samantha rimescolare le carte, per forza di cose; connettere famiglie e generazioni; piegarsi alla legge del più forte e provare a ribaltare i ruoli reciproci di vittime e carnefici, nel bene (poco) e nel male. Quando ci si sposa il barista Pinuccio offre a tutti un bicchiere di prosecco. I ragazzi hanno aggiornati gusti musicali, se la radio manda casualmente in onda Amore disperato, Mariuccio annuisce (o dondola) accanto al padre.

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcioLa giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021) e Le ossa parlano (2022). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019). 

Source: libro del recensore.

:: Delitti all’imbrunire- Le indagini del commissario Chiusano di Letizia Triches, (Newton Compton Editori 2022) a cura di Valeria Gatti

26 settembre 2022

È l’ultimo sabato di novembre e sembra maggio, anche se la luce e i colori della città si sono accesi di un languore nostalgico che conferisce alle cose un sapore struggente. Nell’aria si avverte un desiderio che è mancanza di qualcosa. “

Forse non è un caso che la solitudine sia un sostantivo femminile. Donne che affrontano la solitudine con caparbietà e spirito d’inventiva, con accettazione e saggezza, con attenzione e desiderio di ripartenza, sono state protagoniste dell’arte in ogni sua forma e continueranno a esserlo. La solitudine ha in sé un mistero affascinante: la strategia, cioè i mezzi e le modalità per affrontare la sfida, quell’insieme di risorse da mettere in campo per trarre forza da una condizione disagevole e quello struggente mix di emozioni che ne deriva.

Quando ho osservato la copertina di “Delitti all’imbrunire- Le indagini del commissario Chiusano” di Letizia Triches, Newton Compton Editori, ho pensato proprio a questo. L’immagine rappresenta in primo piano una donna, di spalle, sullo sfondo le luci dell’imbrunire e il Mausoleo di Adriano. La donna ha una postura rigida, il suo sguardo non si vede, ed è scalza. Un’immagine suggestiva, di solitudine, ma anche di sfida e coraggio.

Ho ritrovato questa suggestione in Chantal Chiusano, commissario di origini ischiane, personaggio creato da Letizia Triches. Chantal si trova a dover indagare su una serie di delitti che avvengono nella Roma del 1993. Una scia di potere avvolge la città: sta per essere varata una nuova legge che potrebbe cambiare per sempre la gestione museale pubblica con l’ingresso del comparto privato. L’intrigo è ben delineato: i fatti, le voci, i tradimenti, il ruolo della famiglia, la psicologia dei personaggi sono tutti elementi che convergono nella trama e che, a tratti, confondono il lettore, in senso positivo ovviamente. La narrazione è affidata a un narratore ma una voce diretta irrompe nella scena, di tanto in tanto, e crea un gradevole scompiglio. Nella narrazione, inoltre, l’autrice ha scelto di inserire rimandi all’opera precedente “Omicidio a regola d’arte”; questo elemento pur non essendo vincolante per il lettore aggiunge curiosità.

Uno degli elementi che mi ha colpito maggiormente, in questa lettura, è stata la capacità dell’autrice di descrivere i personaggi attraverso gli occhi di un altro personaggio:

Non ho mai nutrito alcun dubbio sulla buona riuscita delle indagini, perché in vita mia non ho mai incontrato un’altra donna come te. La tua abilità di immergerti nei numerosi rivoli della verità e delle false verità, senza correre il rischio di perderti, è impressionante.”

A tratti, questi passaggi aggiungono una particolare soggettività che permette al lettore di avvicinarsi ai personaggi, di entrare in sintonia con loro.

Un ulteriore elemento che gratifica il lettore è l’ambientazione. Siamo a Roma, ma non è la Roma che ti aspetti. I quartieri e la periferia, i monumenti, le vie che si impregnano delle luci dell’imbrunire… sono queste alcune delle immagini che l’autrice è riuscita a raccontare. È come un omaggio alla Città Eterna e in alcuni passaggi diventa impossibile trattenere l’emozione:

Dall’alto del Gianicolo si vedeva la città innalzarsi a balze, un rosa che si accendeva di rosso, un avorio che diventava dorato, le cupole infinite che risplendevano come gioielli antichi.”

E, per finire, va citato uno degli elementi che ha certamente reso quest’opera un’ottima lettura: l’arte. Sembrerebbe che sia raccontata solo la scultura, in queste pagine, ma in realtà di arte è impregnato l’intero romanzo, a mio avviso. Pensate a Roma – un’opera d’arte a cielo aperto- la legislazione del momento, le impressioni – e la preparazione – del commissario Chiusano, l’economia che ruota attorno alla cultura. Il tutto condito da una intensa dose di mistero, inganno, vizi, supposizioni e certezze.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storica dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semifinalista al Premio Scerbanenco. La Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, I delitti della laguna e Giallo all’ombra del vulcano, che hanno tutti come protagonista il restauratore fiorentino Giuliano Neri; Delitto a Villa Fedora, Omicidio a regola d’arte e Delitti all’imbrunire, incentrati sulle indagini del commissario Chantal Chiusano. Per saperne di più: letiziatriches.com

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Antonella Ufficio Stampa Newton Compton

:: Il mistero della torre del parco e altre storie di Luca Crovi (SEM Milano 2022) a cura di Valerio Calzolaio

18 settembre 2022

Milano e non solo. 1926-1933. A Parco Sempione nella tarda mattinata del 9 agosto 1933, alla presenza del ministro dei Lavori Pubblici onorevole Crollalanza, sta per essere pomposamente inaugurata l’agile snella ardita Torre Littoria (pure con un pranzo nella magnifica terrazza), centootto metri e sessanta centimetri, il secondo luogo più alto della città (circa un metro meno della Madonnina del Duomo), il quinto d’Europa (Eiffel a Parigi, a Berlino, a Grenoble), architettata da Gio Ponti, costruita in 68 giorni. Già qualche settimana prima, dopo una serie di furti, su cortese richiesta personale dell’architetto, era dovuto intervenire il buon mite commissario Carlo De Vincenzi, convincendo El Pinza, il capo dei malnatt della ligéra a restituire tutti i materiali rubati in cambio dell’assunzione di un paio di operai del Bottonuto, il quartiere più nero della città. Quella stessa mattina presto, il custode del cantiere trova nella cabina dell’ascensore della torre il cadavere di un uomo con in testa una maschera antigas, si tratta del sottufficiale Sigismondo Remigi della Compagnia Speciale X, decorato sul campo per le azioni svolte durante la Grande Guerra. Ci fu un sospetto su una di quelle azioni, forse mandarono a morire un manipolo di Arditi con maschere difettose. Ora che l’edificio è stato tranquillamente completato, si tratta di un delitto eclatante, De Vincenzi indaga e, come immaginava, seguono poi altri omicidi, probabilmente ancora connessi a quell’antico episodio. Il commissario dovrà andare a Luino nella magnifica Villa Salvi per ricostruire ingiustizie e giustizie. Il bel racconto è costruito con le tecniche dei feuilleton più classici, fu pubblicato a marzo 2020 durante la pandemia dal quotidiano “Il Giornale”, dieci puntate di circa 1.800 battute (qui con alcune aggiunte), ed è il più lungo e complesso di una deliziosa raccolta di oltre una decina di storie con protagonista il personaggio di Augusto De Angelis, cui il racconto (inserito verso la fine) dà il titolo complessivo.

Ennesima ottima prova letteraria per il critico creativo, conduttore radiofonico, storico del genere giallo ed esuberante fumettologo (alla Sergio Bonelli Editore) Luca Crovi(Milano, 1968). Il racconto “Un pescecane all’Arena”, ambientato nel luglio 1926, costituisce la prima avventura di De Vincenzi scritta dall’autore contemporaneo e risale al 2018, precedente dunque il romanzo d’esordio della serie (“L’ombra del campione”, Rizzoli 2018), continuata con due romanzi nel 2020 e 2022 e ora con questa intera raccolta ben congegnata come un unicum, un romanzo a episodi sul commissario. A impersonare il filo narrativo e a farci da Virgilio sul protagonista è, infatti, la sciura Matilde Maria Ballerini, la vedova portinaia tuttofare della piccola casa di via Massena dove lui abita, ispirata alla bisnonna di Crovi. Maria adora De Vincenzi (il “poeta del crimine”) e legge molto. Quando, in modo apparentemente casuale, trova una sua cartellina azzurra, scopre che contiene una lettera del commissario al dottor Augusto De Angelis (1888-1944, lo scrittore dell’epoca che ha dato lo spunto a Crovi), dove si parla della loro collaborazione per il giallo in via di pubblicazione, “Il banchiere assassinato”, e De Vincenzi annuncia di voler allegare foto, materiali e, soprattutto, dattiloscritti “abbozzi di storie”, da cui forse ricavare altri romanzi, già con molti dialoghi in milanese o malavitoso (il rapporto del commissario con i criminali è una delle chicche già nel grande De Angelis). Siamo nelle mani (sempre in terza persona) dell’acuta sensibile portinaia che si gode ogni foglio, commenta le trame, aggiunge citazioni e poesie (debitrice verso molti libri del padrone di casa, da Platone a Sant’Agostino e a vari poeti italiani e stranieri), descrive le immagini (una ventina in tutto, splendidamente in bianco e nero, provenienti dal Fondo Riccardo Bauer, come spiega nell’appendice Crovi, che conclude il volume costruendo un racconto in cui Bauer incontra De Vincenzi). Nei successivi racconti il commissario incrocia con garbo Alfred Hitchcock, Antonio Gramsci, Nguyễn Sinh Cung (Hồ Chí Minh), Nicolò Carosio e molte altre personalità poi divenute famosissime, davvero storicamente capitate in quegli anni a Milano (in questura, in carcere, nella Trattoria della Pesa, in stazione e in altri luoghi topici descritti con maestria, pure fuori la città). Lo spunto è in un fatto di cronaca (se criminale, più furti che omicidi) o in una contingenza sociale e istituzionale. Lo stesso De Angelis si doterà della cartelletta. Nella gita in Piemonte un oste truffaldino rifila agli avventori Bracchetto annacquato. Stramilano cantata da Cravel.

Luca Crovi è redattore alla Sergio Bonelli Editore, dove cura le serie del commissario Ricciardi e di Deadwood Dick. Collabora con diversi quotidiani e periodici, ed è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) trasformata nell’omonima trasmissione radiofonica di Radiodue. Per Rizzoli ha pubblicato L’ombra del campione (2018) e L’ultima canzone del Naviglio (2020).

Source: libro del recensore.

:: Titanio di Stefano Bonazzi (Alessandro Polidoro Editore 2022) a cura di Federica Belleri

17 settembre 2022

Questo libro porta il lettore nel mondo della famiglia e degli affetti. Ma non nel senso classico del termine, bensì facendogli attraversare e toccare con mano il disagio, la paura, il male, l’orrore. Perché non tutte le famiglie sono da cartolina. Non tutte vivono nell’agio. Tante “ignorano” cosa sia il mondo fuori dal loro guscio, perché ne sono spaventate. Altrettante preferiscono rimanere chiuse e isolate o dedicarsi all’illecito perché “così si fa prima e si guadagna”. E chi ne fa le spese? Un figlio, tanti figli, troppi figli. Costretti a non conoscere, a non vivere, a non condividere. E ad accettare passivamente tutto quello che gli viene detto o proposto di fare. Ed ecco che da questa condizione emergono i mostri, i reietti, gli esclusi a prescindere. In che modo? La lettura di questo romanzo vi porterà a scoprirlo.

I toni sono abbastanza forti, l’autore non fa regali a nessuno in questo senso. Ma è anche in grado di utilizzare parole tenere, che mitigano la tensione della trama.

Titanio è una storia, una grande metafora, un importante momento di riflessione.

Bellissimo. Buona lettura.

Stefano Bonazzi è ferrarese. È grafico pubblicitario e fotografo. Si ispira all’arte surrealista. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo “A bocca chiusa”. Nel 2017 esce il suo secondo romanzo “L’abbandonatrice”. Alcuni suoi racconti sono stati selezionati come finalisti al premio “NebbiaGialla” negli anni 2015-2016-2017. Ha scritto in numerose antologie. Collabora con “Il Loggione Letterario” e “Satisfiction”.

Fonte: copia omaggio inviata dall’autore

:: Lo spettro del Dio mortale, Hobbes, Schmitt e la sovranità di Etienne Balibar, raccolta a cura di Giada Scotto (Rogas Edizioni 2022) a cura di Giulietta Iannone

16 settembre 2022

L’idea di sovranità è al giorno d’oggi in crisi? Oppure la messa in discussione della sua tradizionale configurazione statale e nazionale offre l’occasione di un suo differente rilancio? Questi gli interrogativi al centro dei saggi di Balibar, proposti per la prima volta in Italia. Lavorando sulla teoria della sovranità di Hobbes e sul pensiero di uno dei suoi massimi interpreti novecenteschi, Carl Schmitt, il filosofo francese porta alla luce le contraddizioni e le aporie interne alla dottrina dello Stato e al contempo l’irrinunciabilità dell’idea eccedente di sovranità per sostenere e alimentare le istanze democratiche.

Lo spettro del Dio mortale, Hobbes, Schmitt e la sovranità è una raccolta di quattro saggi del filosofo francese Etienne Balibar, curata dalla ricercatrice Giada Scotto, tre dei quali qui tradotti per la prima volta in lingua italiana. Il testo contiene: Prolegomeni alla sovranità: la frontiera, lo Stato, il popolo apparso nel 2000 sulla rivista “Le Temps Modernes”; Lo Hobbes di Schmitt, lo Schmitt di Hobbes, nato prima come prefazione poi pubblicato autonomamente nel 2010 all’interno della raccolta di saggi Violence et civiltè; Schmitt una lettura conservatrice di Hobbes? apparso nel 2003 sulla rivista “Droit” e infine Il Dio mortale e i suoi fedeli soggetti: Hobbes, Schmitt e le antonomie della laicità pubblicato nel 2012 sulla rivista “Ethique, politique, religions”. Testi scritti in tempi differenti che concorrono a formare un’unica complessa e articolata discussione sul concetto di sovranità che Balibar ha sviluppato dal confronto con Carl Schmitt, teorico novecentesco della sovranità, e soprattutto dalla interpretazione schmittiana della dottrina della sovranità di Thomas Hobbes.

Partendo dal concetto di crisi della sovranità, estesa e mutuata da una più estesa incertezza delle istituzioni sovranazionali che formano la costruzione europea, Balibar si interroga su quali sono i limiti e le contraddizioni di queste categorie di pensiero in un contesto problematico e in sempre costante evoluzione come quello in cui ci troviamo a vivere per pervenire a interessanti soluzioni non solo filosofiche astratte ma anche applicabili al contesto politico e sociale contemporaneo.

Forse è meglio prima di addentrarci nello studio delle analisi qui contenute fare un passo indietro e gettare un po’ di luce sul pensiero e la formazione di Balibar. Allievo di Louis Althusser, formatosi in un confronto dialettico con Marx e Lenin, Balibar è tra gli intellettuali di sinistra più attivi del secondo Novecento francese. Una militanza politica problematica quella con il Partito comunista francese, in cui militò dal 1961, per poi uscirne drammaticamente nel 1981 in seguito a severe critiche sull’operato del partito di cui denunciò severamente il suo nazionalismo in materia di immigrazione a fronte di episodi violenti verificatesi nelle banlieu parigine. Il crescente emergere in Francia di sentimenti nazionalisti e xenofobi, non solo tra aderenti della destra del Front National di Jean Marie Le Pen, portò Balibar a sentire la necessità e l’urgenza di un ripensamento della questione della sovranità e di una decostruzione della configurazione statale. La democratizzazione della democrazia sembra una delle sue più recenti proposte al vaglio. Tra cittadinanza, cosmopolitismo e lotta contro la clandestinità come fonte di esclusione e ingiustizia, il tema dell’immigrazione ha un ruolo fondamentale nella rielaborazione di concetti come sovranità, nazione, e stato.

Étienne Balibar (1942) è professore emerito di Filosofia politica e morale all’università Paris X-Nanterre e distinguished professor of Humanities alla University of California di Irvine. Allievo e collaboratore di Louis Althusser, è tra i più autorevoli filosofi politici contemporanei. Tra le sue pubblicazioni tradotte più recentemente Cittadinanza (2012), Crisi e fine dell’Europa? (2016), Gli universali. Equivoci, derive e strategie dell’universalismo (2018), Al cuore della crisi (2020).

Giada Scotto (1991) è dottoressa di ricerca in Storia dell’Europa presso l’Università Sapienza di Roma con uno studio sulla teologia politica di Carl Schmitt. La sua ricerca è parte di un più ampio interesse per la filosofia politica e per il dibattito contemporaneo sulla genesi e il funzionamento degli Stati democratici.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Simone Ufficio Stampa Rogas Edizioni.

:: Torino Nouvelle Vague di Franco Ricciardiello (Todaro, Lugano 2022) a cura di Valerio Calzolaio

13 settembre 2022

Torino. Ottobre 2008. All’Hotel a cinque stelle Duc d’Aoste et de Chambéry soggiornano molte delle personalità ospiti del festival cinematografico della Nouvelle Vague, soprattutto registi, attori e relativi accompagnatori. Il sabato sera al Museo del Cinema si svolge proprio la splendente sfarzosa Nuit Blanche, premi e discorsi importanti. Quando tutti insieme tornano in albergo viene assassinata Alma Sofi Jensen Falk, famosa attrice francese 68enne, nata in Svezia e con cittadinanza italiana, da tutti conosciuta come Sophie Alma, il suo primo marito era stato l’immenso anziano Jean-Simon Leclercq, occhiali dalla montatura di celluloide nera e pochi capelli grigi pettinati in tutte le direzioni, anche lui presente con la nuova compagna. Arrivano i poliziotti, il cadavere si trova nell’ampia stanza all’ultimo piano, medico legale e scientifica compiono le iniziali verifiche, prima dell’alba prende in mano la situazione il commissario Mauro Ferrando, i giornalisti non sono ancora arrivati ma non tarderanno. Cercando nel giardino sotto le finestre del ristorante, Mauro trova la probabile arma del delitto, la statuetta consegnata poche ore prima dal festival all’attrice, e domenica mattina presto va a Palazzo di Giustizia per parlare con il Procuratore, che assegna il caso al più caro amico e coetaneo di Mauro, il 36enne pm Erasmo ‘Rasmo Mancini, da luglio tornato a vivere e lavorare a Torino (dopo otto anni a Roma con la moglie), ormai consensualmente separato e capace il mese prima (in ferie) di risolvere comunque due rapimenti di minori e un omicidio (oltre che di scrivere un libro), appassionato di cinema e indefesso lavoratore. Anche Mancini era andato alla Notte Bianca, per accompagnare la giovane traduttrice (dal e verso cinese e giapponese) Marina Cattani, aveva pure fuggevolmente incontrato l’uccisa sul belvedere che sorregge la guglia della Mole Antonelliana. È tutto un programma… tanto più che molti sono convinti che il colpevole sia Leclerq.

L’ottimo poliedrico scrittore Franco Ricciardiello (Vercelli, 1961) voleva realizzare un omaggio a Jean-Luc Godard (1930) e non poteva certo sapere che sarebbe morto oggi, il 13 settembre, a pochi mesi dalla pubblicazione del suo bel romanzo, narrato in terza persona su Erasmo (alcune scene su Mauro, in parallelo, la soluzione spetterà a entrambi). Leggere quest’avventura è un buon modo no fiction per ricordare il grande réalisateur de cinéma. I titoli dei quindici capitoli riprendono i titoli dei film da lui diretti, da À bout de souffle a Un film comme les autres; poi l’indagine impone di vedere o fa tornare alla memoria innumerevoli sue scene, raccontate con cura e precisione. I dialoghi spesso surreali fra i protagonisti e il regista sono in linea con i personaggi creati nella relativa cinematografia (Mancini era vissuto a Parigi e parla bene francese, meno l’inglese). Ovviamente Leclerq è Godard, praticamente ogni straordinaria risposta agli interrogatori più o meno formali è tratta da sue interviste e dichiarazioni. Del resto, quasi a metà romanzo, il regista sceglie di confessare l’omicidio, pur se il pm capisce subito che non è vero, lui invece è l’affascinante protagonista della fiction. Se può va elegante e comodo in bicicletta, evita i giornalisti e le telecamere, non beve alcolici, scrive di musica, non ha un televisore, l’aspetto spicca oltremodo. Ogni donna gli sorride e lo brama, molte e belle lo insidiano. Il suo metodo investigativo è accumulare quante più informazioni possibili, tentare collegamenti incrociati e aumentare le probabilità di incappare nell’indizio casuale che può aiutare. Così studia eventuali casi analoghi di femminicidi o violenze da parte di gente famosa (e li rileggiamo con lui) e non gli sfugge che c’è stato anche l’annegamento nel Po di un uomo con fisionomia scandinava o svedese. Erasmo è attratto da Marina e vivono da settimane una storia segreta (vegetariana), hanno fatto il patto di non nascondersi mai nulla, ma anche lei piace e deve pure testimoniare in un processo nel quale lui sostiene l’accusa da pubblico ministero, non si potrebbe. Inoltre, Mancini è davvero assorbito dal lavoro, come Ferrando soffrono di terrore del vuoto e di alta febbre del fare. Una giornalista intraprendente si ubriaca col Beaujolais, Erasmo ricomincia a gustare il bicerin col cioccolato fondente. Musiche tante e ben scelte, anche se la soluzione sta negli Abba.

Franco Ricciardiello, nato a Vercelli nel 1961, scrive e pubblica fantascienza dal 1981. Ha pubblicato due romanzi su Urania, Ai margini del caos, vincitore del premio Urania nel 1998 uscito anche in Francia da Flammarion, e Radio aliena Hasselblad, nel 2002. Suoi racconti sono stati inclusi nelle antologie bestseller Millelire di Stampa Alternativa. Negli anni ottanta ha collaborato e diretto la fanzine The Dark Side. Più recentemente ha scritto anche gialli, vincendo nel 2002 il premio di narrativa poliziesca Orme Gialle e nel 2005 il premio Gran Giallo Città di Cattolica. Nel 2007 col romanzo Autunno Antimonio ha vinto il premio Delitto d’Autore.

Source: libro del recensore.

:: W. G. Sebald – Tessiture di sogno- Adelphi – a cura di Nicola Vacca

13 settembre 2022

W. G. Sebald morì in un incidente stradale il 14 dicembre 2001, da poche settimane aveva dato alle stampe Austerlitz, quel grande romanzo che tutti abbiamo amato.

Adelphi pubblica adesso Tessiture di sogno, un volume che raccoglie una serie di prose e di saggi.

Una lettura obbligata per tornare a apprezzare il Sebald saggista.

Pagine dense di pensiero, osservazioni pungenti sull’esistenza che si disgrega, parole alte che omaggiamo alcuni grandi maestri della letteratura mondiale.

Sebald il viaggiatore, il saggista e il critico. In questo splendido libro troviamo l’anima e la coscienza dello scrittore che divagano per lasciare una traccia nel pensiero del mondo.

La prima parte contiene quattro splendide prose che raccontano il suo essere viandante.

Pagine nelle quali lo scrittore racconta le suggestioni dell’isola, girovagando e annotando sul taccuino le impressioni di un viaggio con uno spirito vagabondo da viandante.

Sono davvero toccati le impressioni che Sebald scrive, affascinato dalla Corsica ecco un esempio: «E muovendo da un presente immemore verso un futuro che l’intelligenza di nessun individuo riuscirà a comprendere, alla fine anche noi lasceremo la vita, senza provare alcun bisogno di restarvi ancora per qualche istante almeno, o di potervi se mai fare ritorno».

La seconda parte del volume mostra il Sebald saggista e critico.

Sebald uomo e intellettuale della crisi che scrive sulle macerie del tempo, scava a fondo nell’abisso per coglierne tutte le apocalissi nel momento più significativo della distruzione.

Lo scrittore non fa altro in questi scritti che affrontare i temi fondamentali della sua opera letteraria.

In Tra storia e storia naturale. La descrizione letteraria della distruzione totale e in Costruzioni del lutto, lo scrittore affronta il cuore pulsante della sua riflessione, dando un volto letterario al ricordo, alla distruzione al senso della perdita, temi che troveremmo nella sua narrativa.

Sebald analizza il modo in cui la letteratura recepì l’esperienza collettiva della distruzione toccando gli interi ambiti dell’esistenza.

Gli scritti che Sebald dedica a Kafka, Nabokov e Chatwin sono tra le pagine più belle di questo libro.

Di Nabokov scrive che ha più volte cercato di gettare un po’ di luce nel buio, in cui sono immerse entrambe le estraneità della nostra vita, o per meglio dire di illuminare proprio da quei due punti estremi la nostra incomprensibile esistenza.

Di Kafka ci mostra la sua immagine complessa, leggendo i Diari, entrando nella sua testa senza quasi accorgersi di varcare la soglia dell’assurdo, cogliendo l’aspirazione dello scrittore e della propria persona nella sua fisicità.

Quando Sebald si mette sulle tracce di Bruce Chatwin resta completamente stregato dal fascino di un viandante inarrestabile che resterà per sempre un enigma, inclassificabile come lo sono tutti suoi libri.

A fine volume Sebald parla di sé davanti all’Accademia Tedesca per la Lingua e la Poesia e di tutte le tessiture di sogno che ha inventato nei suoi modi complessi e problematici del fare letteratura.

Che meraviglia vagare insieme a lui in «un regno luminoso, appena soffuso di un alito surreale come lo sono tutti i prodigi, e ci si ritrova, per così dire, sulla soglia di una verità assoluta».

W. G. Sebald scrittore tedesco, nato a Wertach im Allgäu (Baviera) il 18 maggio 1944 e morto a Norwich (contea di Norfolk) il 14 dicembre 2001. Sebald visse dal 1970 in Inghilterra, dove insegnò letteratura tedesca contemporanea presso la University of East Anglia a Norwich. La sua parabola narrativa iniziò nel 1988 con un libro di poesie, proseguì nel 1990 con i quattro racconti di Schwindel. Gefühle (trad. it. 2003), un libro in cui domina il tema del viaggio: protagonista e narratore si muovono fra Vienna, Venezia, Verona, il Lago di Garda e le Alpi Bavaresi in compagnia di Stendhal, G. Casanova e F. Kafka. Difficile trovare definizioni efficaci per Austerlitz (2001; trad. it. 2002): la storia è infatti in questo libro travolgente processo distruttivo. Le tragedie del Novecento, soprattutto quelle tedesche, vengono rivisitate con gli occhi di chi le ha vissute o di chi ne è scampato, come nel caso di Jacques Austerlitz, protagonista del romanzo: egli cerca di ripercorrere la propria storia, a partire dall’infanzia trascorsa nel Galles nella casa del predicatore Elias.

Source: libro del recensore.

:: Twenty – Il nuovo secolo americano: venti anni di guerra e pace nelle cronache di un giornalista italiano di Francesco Semprini (Signs Books 2021) a cura di Giulietta Iannone

12 settembre 2022

Federico Rampini scrive, nella prefazione di “Twenty”, che «mettere insieme i fatti, gli eventi, allineandoli uno dopo l’altro, ricostruire il dettaglio di ciò che accadde, è un tipo di lavoro che, alla lunga, invecchia meno delle dotte e presuntuose analisi, degli editoriali in prima pagina, molti dei quali, se riletti oggi, provocano imbarazzo. Francesco Semprini ha messo insieme, in quest’opera, il suo lavoro di cronista in prima linea, materiale tuttora utile e interessante». “Twenty” è la narrazione dell’America del XXI secolo attraverso scatti e dispacci che lasciano lo spazio di giudicare, conferendo opportuni strumenti di critica… con la consapevolezza di una narrazione prevalentemente in presa diretta, senza filtri e senza alcun privilegio, se non quello dell’autore di essere rimasto sempre il più vicino possibile ai fatti.

Per capire l’America, o meglio gli Stati Uniti d’America, errore di termini in cui incorriamo spesso quando nominiamo i territori d’oltre Oceano, l’America naturalmente è un continente che comprende Nord e Sud America per cui anche Messico, Argentina, Perù, etc.., ho trovato di estremo interesse la lettura di Twenty – Il nuovo secolo americano: venti anni di guerra e pace nelle cronache di un giornalista italiano di Francesco Semprini, edito nel 2021 da Signs Books. Gli Stati Uniti d’America con tutte le loro criticità, le loro recessioni, la disoccupazione, le crisi istituzionali sono un macrocosmo variegato e complesso la cui analisi, anche svolta da importanti analisti è sempre difficile e sfugge a molte sottigliezze, per cui è interessante raccoggliere i fatti, filtrati dall’esperienza di un giornalista che vive negli Stati Uniti dal 2001, e seppure di sensibilità prettamente europea conosce dinamiche e problematiche di un paese a volte molto diverso da come l’immaginiamo. Fenomeni di massa e mediatici come Trump non sono spiegabili senza conoscere il vero cuore degli Stati Uniti, la sua gente, quello scontento, quella delusione non solo in termini di crisi economica, che hanno fatto recedere il paese da faro della libertà, con un preciso ruolo anche a livello mondiale e una sorta di orgoglio nazionale, in un secondo piano rispetto a nuove realtà emergenti. Ho trovato di estremo interesse i capitoli riservati a Trump, dal decimo con il titolo più che emblematico Uragano Trump, che consiglio di leggere soprattutto in prospettiva delle nuove elezioni del 2024 che probabilmente riproporranno un confronto (ancora più agguerrito e senza regole) tra Hillary Clinton e Trump, con un paese molto cambiato dopo una pandemia devastante, e una crisi militare nel cuore slavo dell’Europa. Le incognite sono tante ma per comprendere questo paese è bene capire l’importanza e il ruolo che caratterizzano le relazioni specialmente con la Cina, vero punto in cui convergono tutte le tensioni esterne e interne. A quel punto la Casa Bianca dovrà decidere se ritenere Pechino responsabile della devastazione umana ed economica causata dal Covid-19. E questo sarà davvero il punto di svolta delle nuove amministrazioni. Io in tutta sincerità mi auguro che non si arrivi mai a uno scontro diretto, in favore di una sempre maggiore cooperazione e conoscenza reciproca. Politicizzare il virus forse sarà proprio l’errore più grave che i candidati sia repubblicani che democratici potranno fare, perchè sì addensa il consenso nel breve termine contro un nemico comune, ma è foriero di incognite ancora maggiori nel lungo periodo. Tutte riflessioni che ho maturato durante la lettura di questo libro che consiglio sia a chi è a digiuno di faccende statunitensi, sia a chi pur conoscendo il paese si pone degli interrogativi. Semprini è molto abile nel rendere la materia interessante. Edizione arricchita da illustrazioni e contenuti multimediali fruibili con smartphone o tablet (QR Code). Il volume è anche audiolibro con i brani letti da Francesco Semprini. Prefazione di Federico Rampini. Postfazione di Alberto Simoni.

Francesco Semprini, giornalista professionista, vive negli Stati Uniti dal 2001. Ha seguito per La Stampa le più importanti vicende politiche ed economiche americane del nuovo secolo, ed è stato inviato di guerra nei principali teatri di crisi del pianeta. Per il quotidiano torinese ha aperto un ufficio di corrispondenza alle Nazioni Unite. Ha curato ed è co-autore del volume Emergenza Libia (Rubbettino Editore) e ha prodotto Siete Mil, documentario breve sulla crisi del Venezuela.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Anna dell’Ufficio stampa dedicato.

:: In breve: Le trecce d’oro dei defunti di Alan Bradley (Sellerio 2022) a cura di Valerio Calzolaio

10 settembre 2022

Toronto. 1952. Flavia, 13enne dagli occhi azzurri, udito sopraffino e talento chimico, è alla festa di matrimonio della sorella 19enne Feely, insieme all’altra sorella (di mezzo) Daffy. Dalla crema della torta vien fuori un dito mozzato, scopre che apparteneva al cadavere sepolto della chitarrista spagnola Adriana Castelnuovo. Sa di essere “una ragazza di intelligenza superiore alla media” e che la polizia di Sua Maestà ha spesso richiesto con successo la sua consulenza. Decide di fondare un’agenzia investigativa insieme al fido Dogger, già valletto e giardiniere del suo defunto padre. Il loro primo caso riguarda una loro vicina, devono ritrovare la corrispondenza del padre di lei, omeopata appartatosi in casa di cura, ma la signora viene uccisa e forse c’entra qualcosa anche quel dito. Sempre godibile la serie iniziata nel 2009 dal canadese esperto d’ingegneria elettronica Alan Bradley (Toronto, 1940). Questo è l’undicesimo, “Le trecce d’oro dei defunti”, come sempre in prima persona.

Alan Bradley (Toronto, 1938) è stato professore, giornalista, autore radiofonico fino a quando si è dedicato interamente all’attività di scrittore. Nel 2007 il suo primo romanzo con protagonista Flavia de Luce vince il Dagger Award, il premio della Crime Writers’ Association inglese, come miglior esordio. La serie Flavia de Luce mysteries, arrivata al sesto volume, è ora un sorprendente successo mondiale, premiata con vari riconoscimenti e tradotta in 31 lingue. Questa casa editrice ha pubblicato Aringhe rosse senza mostarda (2013), Il Natale di Flavia de Luce (2013), A spasso tra le tombe (2014), Un segreto per Flavia de Luce (2015), Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli (2016) La morte non è cosa per ragazzine (2017), Flavia de Luce e il cadavere nel camino (2017), Il gatto striato miagola tre volte. Un romanzo di Flavia de Luce (2019), Un posto intimo e bello (2020).

Source: libro del recensore.

:: Campo di pietra, Tove Jansson, Iperborea 2022 A cura di Viviana Filippini

9 settembre 2022

La scrittura nasconde in sé tante sfumature e lo dimostra la storia di “Campo di Pietra” di Tove Jansson, pubblicata da Iperborea. Il protagonista è un giornalista in pensione, Jonas, che ha appeso, ma solo in apparenza, la penna al chiodo. In realtà, per l’uomo c’è ancora un’importante sfida, ossia la scrittura della biografia di Y, il cui nome vero non viene mai citato, però intuiamo che è un grande magnate dei media. Jonas sa chi è Y, conosce alcuni aspetti del suo vissuto, ma deve approfondirli e da subito il protagonista si rende conto che non sarà un cammino facile, perché scrivere un articolo di giornale è un conto, ma raccontare la vita di un individuo, soprattutto di una persona come Y, è qualcosa di molto più complicato. L’autrice ci dimostra come questo giornalista cerchi di portare a termine quella che per lui è l ‘ultima opera, unita a tutte le difficoltà, gli imprevisti e intoppi che Jonas trova nel momento in cui si cimenta nella scrittura. Jonas vive questa sua impresa, o commissione- visto che sono altri ad avergli chiesto di scrivere-, in modo tormentato, perché ci sono i committenti che lo punzecchiano in più occasioni sulle bozze preparate che – secondo loro- hanno qualcosa di poco coinvolgente e interessante per il pubblico. La Jansson ci mostra un uomo anziano, senza amici, con colleghi che ormai sono diventati ex e che stanno a distanza. Jonas è solo, attorno a lui ci sono solo le due figlie, Karin e Maria, che provano, ancora un volta, ad avvicinare il padre e lo fanno invitandolo ad una vacanza da trascorrere assieme. L’azione delle due donne non è solo un tentativo di riavvicinarsi al padre, ma la volontà di proteggerlo e questo porterà Jonas, da una parte, a scrivere molto meno e, dall’altra, a prendere maggiore consapevolezza dell’esistenza di una vita vera, quotidiana, fatta di persone e di sentimenti nuovi e non solo di esistenze costruite con le parole. Questa nuova piccola saggezza, conduce Jonas a conoscere meglio e davvero le figlie, soprattutto la sensibile Maria. Il romanzo è ambientato a sud della città di Loviisa e sarà durante una vacanza a contatto con la natura brulla, con i boschi e con le pietre grezze del paesaggio, che il vecchio giornalista, dando ogni tanto un’occhiata al suo scritto, non solo leggerà la vita di Y in modo nuovo, ma farà una vera a propria autoanalisi del proprio io che gli permetterà di comprendere come è lui, cosa ha fatto di giusto e di sbagliato nella sua vita lavorativa e privata. In questo romanzo, attraverso la figura di Jonas, la finlandese Jansson attua una riflessione sul valore delle parole, su quello che esse possono fare (bene o male) a chi le legge e a chi le scrive. “Campo di pietra”, però, è anche un’acuta riflessione che la Jansson fa sulla solitudine e isolamento che caratterizzata la vita di coloro, scrittori e giornalisti, che lavorano con le parole e che narrano la vita degli altri a volte dimenticandosi della propria. Traduzione Carmen Cima Giorgetti.

Tove Jansson nata a Helsinki nel 1914 da padre scultore e madre illustratrice, appartiene alla minoranza di lingua svedese ed è considerata “monumento nazionale” in Finlandia, dove nel 1994 le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno sono durate un intero anno. È nota in tutto il mondo per i suoi libri per l’infanzia, la serie dei Mumin, che le valse tra gli altri il Premio Andersen e una fama senza tempo. È a partire dagli anni Settanta che ha iniziato a rivolgersi con lo stesso spirito, ironico e sottile, umano e poetico, anche agli adulti con una decina di libri, tra cui “Il libro dell’estate”, di cui cinque pubblicati in Italia, pur continuando a coltivare il filone dei libri per l’infanzia. È scomparsa nel giugno 2001.