Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Aurora di Marina Visentin (Laurana Editore 2024) a cura di Giulietta Iannone

12 ottobre 2024

Ma le ombre poi tornano. Tornano sempre. E diventa sempre più difficile far finta di non vederle.
Roberto continuava a dirle che l’amava, Gemma continuava a pensare che erano una coppia, nonostante tutto. Cercavano di passare del tempo insieme, ogni tanto a Milano, qualche volta in Val Cannobina, a turno, perché entrambi non volevano essere giudicati ingiusti.
Da un po’ avevano cominciato a essere infelici. Ma non avevano voglia di dirselo. Non ancora.

Sogni, incubi, ossessioni, fobie, di questo magma caotico e composito è fatto il noir Aurora di Marina Visentin edito da Laurana Editore nella collana Calibro 9, dedicata al giallo e al noir. Gemma ha un legame con Ofelia, il tragico personaggio shakespeariano morto annegato, a cui è dedicata una mostra nell’elegante galleria d’arte dove la protagonista lavora. Gemma ha un segreto, su cui ha costruito una vita perfetta, casa elegante nel cuore di Milano, lavoro prestigioso, fidanzato artista, ma di notte quando le difese si abbassano e il mondo onirico fa emergere il passato, ritornano ricordi, traumi insoluti.

Che cosa succede? Che diavolo sta succedendo? Qualcuno mi segue? Chi? Perché?
Qualcuno sa? Ha visto? Mi ha scoperto?
Davvero qualcuno può aver scoperto tutto?
No.
Non ha senso. Non ha alcun senso.

Tutto è in bilico, tutto scorre apparentemente in modo placido finchè un uomo entra nella vita di Gemma, prima chiede informazioni su di lei ai vicini e conoscenti, la pedina, la spia, la terrorizza, un uomo che si rivela essere un ex poliziotto, vittima anch’egli delle sue ossessioni. Gemma e Vittorio così si incontrano, per uno scambio di persona, si conoscono forse non così casualmente, e iniziano una relazione in un crescendo di angoscia e segreti taciuti che vogliono emergere.

La notte è una culla abitata dal vento, un incubo fatto di acqua scura. È la vita che si spegne, coscienza che sprofonda nell’incoscienza. Oblio e paura. Una bambina che affonda nell’oscurità. Piangendo.
Apro gli occhi. Vedo buio. Chiudo gli occhi. Non cambia nulla, vedo solo nero. Riapro gli occhi. C’è luce ora, un chiarore indistinto che avvolge ogni cosa come un bianco sudario.
È il bianco il colore della morte.

Riuscirà a salvarsi Gemma dalla spirale che sembra avvolgerla e trascinarla dove non vuole andare? Cosa nasconde il passato e soprattutto il minaccioso presente? Chi è Aurora, la piccola dolce Aurora che si chiamava come la principessa della Bella Addormentata? Queste sono le domande che scorrono nella mente del lettore mentre legge questo libro oscuro e inquietante, sorretto da una scrittura evocativa e onirica. Sarebbe piaciuto a Hitchcock per l’importanza dell’inconscio nella vita di una donna apparentemente forte e realizzata che nasconde le sue mille fragilità sotto una spessa scorza di razionalità e durezza e gravata da una minaccia esterna e interna. Una donna in pericolo che ci ricorda le tante donne in pericolo nella vita reale, dominate da meccanismi psicologici sempre uguali, la paura, il senso di colpa, l’incapacità di conquistarsi una reale autonomia, l’incapacità di costruirsi relazioni sentimentali sane, meccanismi che l’autrice indaga con sensibilità e acutezza.

Marina Visentin è nata a Novara, da oltre trent’anni vive e lavora a Milano. Giornalista e traduttrice, una laurea in filosofia e un passato da copy-writer, ha collaborato con varie testate scrivendo di cinema. Ha pubblicato saggi sulla storia del cinema, libri di filosofia (Filosofia – Finalmente ho capito!, Vallardi, 2007), romanzi gialli e noir (Biancaneve, Todaro Editore, 2010; La donna nella pioggia, Piemme, 2017; Cuore di rabbia, Sem, 2021, Gli occhi della notte, Sem, 2023), il divertissement filosofico Raffasofia (Libreria Pienogiorno, 2021).

:: Note di lettura di Patrizia Baglione: “L’altra verità: Diario di una diversa” di Alda Merini

10 ottobre 2024

L’altra verità: Diario di una diversa” è una delle opere più significative di Alda Merini, pubblicata per la prima volta nel 1986. In questa raccolta, la poetessa affronta il tema della diversità e della marginalità, condividendo la sua personale esperienza all’interno di un manicomio. 

La raccolta è composta da poesie che riflettono la sua vita interiore e le sue lotte, ma anche momenti di bellezza e speranza. Merini utilizza un linguaggio evocativo e immagini potenti per descrivere la sua esperienza di isolamento, ma anche la sua ricerca di amore e connessione.

Avevo fame di cose vere, 

naturali, primordiali; 

avevo fame di amore. 

L’avrebbero mai capito 

gli altri? 

Uno dei temi centrali è il confronto tra la normalità e la follia, con Merini che esplora le sfumature di queste esperienze. La poetessa si fa portavoce di chi vive ai margini della società, invitando il lettore a riflettere sulla condizione umana e sulla necessità di accettare tutto ciò che è diverso. Quest’opera, non è solo un resoconto della sua vita, ma anche un manifesto di libertà e autenticità. 

:: Niente è come sembra, Stefania Gatti (Gallucci Bros, 2024)A cura di Viviana Filippini

8 ottobre 2024

“Niente è come sembra” è il romanzo di Stefania Gatti  edito da Gallucci Bros.  Protagonisti sono due adolescenti -Asa e Aline- che si conoscono, perché frequentano la stessa scuola (liceo classico), ma tra di loro sembra del tutto impossibile possa esserci armonia. Anzi, ogni parola, ogni azione o gesto tra loro porta a fraintendimenti che li allontanano. A renderli così distanti ci si mette anche la diversità dei caratteri che hanno. Asa vive con il padre, sua madre si  è trasferita all’estero e il ragazzo trova appoggio nell’amicizia di un’ esperta cuoca cinese non solo abile nel preparare manicaretti, ma anche nell’ascoltare e dare consigli a questo adolescente alle prese con il percorso di crescita. Asa ha un modo di  fare spontaneo, a volte un po’ troppo diretto, però questo non gli impedisce di avere una marea di amici, anche se non sempre in  amore le cose vanno come vorrebbe. Poi ha un segreto, ma nessuno (forse) lo sa: va dalla psicologa. Aline è l’opposto, lei è  silenziosa, ombrosa,  quasi senza amici e sempre pronta a difendere i diritti dei più deboli, tanto che questo suo atteggiamento la farà finire in più occasioni dalla dirigenza scolastica.  In realtà,  come Asa, anche lei ha qualcosa che pochi conoscono e che nessuno sa. Aline ama nascondersi nell’armadio a studiare, questo le permette di essere in una dimensione di pace, solo che l’armadio diventa anche per lei il luogo dal quale sentire i racconti dei pazienti della madre analista. A scuotere la giovane anche la scoperta di un comportamento inaspettato del padre.  Asa e Aline sono due universi che si punzecchiano,  stuzzicano e provocano, anche a seconda delle situazioni nelle quali si trovano coinvolti a scuola. Sarà proprio durante una seduta dalla madre di Aline, che la ragazza percepisce una voce familiare… (troppo) e da lì comincerà a cambiare qualcosa. Asa e  Aline, i due adolescenti protagonisti del  romanzo per ragazzi della Gatti, in certi momenti sono impacciati, in altri scontrosi, come per difendersi dalla paura di mostrare le loro fragilità. “Niente è come sembra” di Stefania Gatti è romanzo di formazione, ma anche una storia dove gli opposti si scontrano e attraggono in un percorso di  ricerca del proprio posto nel mondo vissuto sì in modo tortuoso, con inaspettate svolte scatenate dall’amicizia e anche dall’ amore che si pensava di non riuscire a trovare.

Stefania Gatti è nata nel Regno Unito e fin da bambina voleva fare la scrittrice. Oggi vive a Roma dove lavora come insegnante e dove ha finalmente realizzato il suo desiderio di scrivere romanzi e racconti. Nel 2016 ha pubblicato “Il mistero di Vera C.”, vincitore del premio letterario Il Battello a Vapore.

Source: inviato dall’editore.

:: La maestra del vetro di Tracy Chevalier (Neri Pozza 2024) a cura di Patrizia Debicke

7 ottobre 2024

Venezia e le isole che la circondano sembrano vivere fuori dal tempo. Attraversata dai suoi canali, la città sull’acqua, saldamente ancorata su pali di legno piantati nella laguna, presenta la sua splendida immagine in virtù di una statica ed eccezionale statica che pare immutabile dai secoli. Pur se solcato oggi anche da barche a motore, il tempo che scorre Venezia si direbbe diverso, come aduso a un ritmo più lento di quello che scorre nel resto del mondo, quasi fosse imprigionato dalla sua bellezza e unicità.
Caratteristica e celebrata ricchezza di Venezia è l’intrinseco splendore del vetro di Murano, lavorato nell’ isola che le sta davanti, dove da secoli consumati artefici riescono a far scaturire le loro straordinarie creazioni da sabbia, aria e fuoco. Un’isola, Murano, che pare quasi sotto il dominio della magia in grado di imprigionare e assoggettare a vita intere famiglie di abili vetrai come i Rosso.
E Tracy Chevalier, travalicando le barriere del tempo, ci accompagna nel mondo che narra la loro fiabesca epopea attraverso la figura di Orsola Rosso alla quale per questo libro si è voluto regalare le quattrocentesche sembianze e volto botticelliani di Una giovane donna oggi conservato a Francoforte presso lo Städelsches Kunstinstitut.
E nel primo capitolo del romanzo infatti siamo a Murano nel 1486. Pieno Rinascimento, con Venezia la Città d’Acqua, che domina i mari e, approfittando della sua posizione, è diventata il fulcro commerciale dell’Europa e del mondo fino ad allora conosciuto.
Come non pensare che resterà sempre ricca e potente? E proprio nel 1486, di ritorno da una visita alla nonna inferma, Orsola Rosso di appena nove anni che è finita nel canale, spinta dal fratello maggiore su invito o meglio preciso ordine della madre entrerà timorosamente nel grande e famoso laboratorio di vetreria dei Barovier sia per asciugarsi approfittando del calore della grande fornace , ma anche per guardarsi intorno …
E non appena avrà superato il cancello e il cortile, il mondo davanti agli occhi della bambina che avanza camminando sulla brina di schegge di vetro sparsa per il pavimento si trasformerà in un inimmaginabile caleidoscopio di colori e forme meravigliose. I suoi occhi potranno ammirare splendidi calici, vasi e lampadari ma ciò che la colpirà di più, prima di essere scoperta e allontanata perentoriamente come spia, sarà la figura di Marietta Barovier, la figlia femmina della famiglia. Là nella fornace Maria, che non si è mai sposata ed è o almeno pare l’unica donna in grado di imporsi in un lavoro solo maschile ed è diventata una delle rarissime maestre in quell’arte, sta lavorando a una canna particolare e multicolore per fabbricare le perle di vetro Alle donne infatti non è concesso fare altro…
I Rosso pur non all’altezza dei Barovier sono una famiglia di bravi vetrai, in grado di mantenere la loro fornace sempre accesa e condurre il loro laboratorio secondo una rigida gerarchia di artigiani che rispondono al maestro e ben affermata tra i clienti stranieri. Per volere del padrone tuttavia nonostante le velleità del figlio maggiore Marco, sono concentrati solo su una produzione ridotta ma di altissimo livello.
Ma quando Orsola avrà diciassette anni, la morte incidentale e improvvisa di suo padre, anche per l’inesperienza e presunzione dell’erede e figlio maggiore, non in grado di far funzionare al meglio la bottega, ridurrà la famiglia quasi in povertà, proprio Maria Baruvier la donna che otto anni prima l’aveva cacciata dalla vetreria, deciderà di aiutarla e le proporrà di fare le perle di vetro spiegando: «Ci sono due modi per fare le perle: tagliare le canne di vetro e modellare i pezzi o lavorarle una per volta sulla fiamma. Metti il vetro in cima a un’asticella di metallo e lo fai fondere, per poi dargli la forma che vuoi. Io non sono molto brava in questo, ma ho una cugina che ti può insegnare. Si chiama Elena Barovier e abita dietro San Pietro Martire. Domani sera vai da lei e chiedile di mostrarti come si fa. Mi pare di ricordare che abbia un lume in più. Le dirò di prestartelo».
Sarebbe un lavoro che Orsola potrebbe fare in casa…
Lei, conquistata dalle squisita bellezza di quelle perle, vorrà farlo. E anche se teme che una manciata di perle non possa bastare a pagare i debiti della vetreria Rosso, accetterà il consiglio e s’impegnerà strenuamente per imparare. Innamorandosi presto di quel lavoro. Il suo colore preferito sarà quello della laguna, verde ma con i riflessi azzurri del cielo, ciò nondimeno piano piano le sue perle acquisteranno tutte le possibili forme e colori perché è brava, la porteranno a cercare di prendere in mano il destino della sua famiglia. E tuttavia, nonostante la sua capacità di trattare il vetro, non potrà fare altro che le perle, all’inizio di nascosto, al lume della cucina, e in seguito apertamente, ma sempre in lotta con le abitudini e i pregiudizi della sua epoca .
Costringendola persino a battersi per essere riconosciuta come una vera artigiana, che cerca disperatamente di sfidare le dominanti convenzioni sociali.
Attraverso i secoli, Orsola sarà testimone di Venezia costretta ad adattarsi ai cambiamenti, mentre i suoi amatori continueranno ad arrivare, pur diversi nel tempo. Nel frattempo la sua arte si perfezionerà, le sue realizzazioni diventeranno speciali, in grado di proporre gocce rosso sangue per il décolleté di Giuseppina Bonaparte e perle nere e oro per la marchesa Casati.
Le sue creazioni viaggiano in tutto il mondo mentre dal laboratorio dei Rosso escono sempre nuovi ricercati capolavori. La famiglia cresce mentre Orsola conserva il ricordo di un impossibile amore : rammentato solo dall’arrivo, anno dopo anno, dalla Boemia a Murano, addirittura per secoli di perfetti delfini di vetro.
Eh sì, perché percorre ben sette secoli, la storia de La maestra del vetro scritta da Tracy Chevalier e tradotta da Massimo Ortelio, secoli in cui il mondo attorno a loro cambia completamente.
La laguna invece è sempre là immobile dall’inizio della storia con il Canal Grande a non più di mezz’ora di gondola da Murano quando a Orsola pareva quasi un paese lontano ed esotico.
Lei, nonostante le tante difficoltà e i contrasti del mercato, è riuscita a mantenere alto il nome dei Rosso dimostrando come talento e determinazione possono far superare ogni ostacolo. Nel corso del tempo fino ai nostri giorni i Rosso vedranno trionfi creativi e drammatiche sconfitte , grandi successi e imprevedibili disastri , ma Orsola saprà sempre risollevarsi e andare avanti forte e indistruttibile come la Città d’Acqua. L’ equilibrio economico dell’arte vetraia stenta a varcare i secoli, costretto a subire le esigenze degli acquirentia esibire la vocazione di generazioni, semplificandola in piccoli gadget per i turisti. Un necessario adattarsi per andare avanti ma sempre senza rinunciare all’iniziativa e all’incanto della creatività.
Ma mentre gli anni volano, trasformandosi in secoli sulla terraferma, su Murano e nella laguna le persone invecchiano appena : vivono un’altra dimensione pare , diversa, fatata?
Può essere difficile rendersi conto del passare del tempo, magari talvolta può apparire anche a noi passare più in fretta piuttosto che ad altri ? E se in luoghi magici, speciali come Murano e Venezia gli orologi si muovessero molto più lentamente ? E se gli artigiani della Città d’Acqua e dell’Isola di Vetro invecchiassero in un altro modo rispetto al resto del mondo?

Tracy Chevalier è autrice di 11 romanzi, incluso il bestseller internazionale LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, che ha venduto oltre 5 milioni di copie ed è stato trasformato in un film candidato all’Oscar con Scarlett Johansson e Colin Firth. Americana di nascita, britannica per geografia, vive tra Londra e il Dorset. Il suo ultimo romanzo è ambientato a Venezia e segue una famiglia di maestri vetrai nel corso di 5 secoli.

:: “Maria di Magdala. Peccatrice-discepola- apostola- mistica” di Rosanna Raffaelli Ghedina (Edizioni Segno 2024) a cura di Daniela Distefano

7 ottobre 2024

Maria di Magdala, con il suo carattere forte, passionale e impavido, all’ennesimo crollo sa guardarsi dentro e questa umiltà che si fa spazio nell’abbattere il più forte dei démoni che la possiedono, l’orgoglio, le permette l’ascolto della Parola. Non rinnega né distrugge tutte le componenti che avevano costruito le sue Tenebre, ma le volge al bene con la Fiducia in Dio, tenacemente spingendo la barca della sua vita verso l’Amore che salva. Ella ha saputo risorgere per sua volontà dal sepolcro del suo vizio, ha saputo strozzare Satana che la teneva schiava, e ha sfidato il mondo per il suo Salvatore. Per questo Gesù la sceglie perché Lo veda per prima, dopo Sua Madre, e le affida l’incarico di annunziare la Sua Risurrezione e la sua Ascensione, meritandosi così d’essere riconosciuta l’apostola degli apostoli. La grande redenta del Vangelo si impone con tutto il trasporto del suo appassionato temperamento, con l’impetuosità del suo carattere, con la virilità indomita del suo eroismo, svelando le tappe del suo Cammino a chi vuole cogliere il senso del percorso del ciclo teologico della Misericordia (penitenza e riconciliazione), utile anche per poter realizzare in noi l’eterno, sacro femminino. Il libro si rivolge quindi a tutti, non solo alle donne ma anche agli uomini. Con la legge dell’Amore, Maddalena trasforma l’eros, l’amore ripiegato su se stesso e sui propri piaceri e vizi, che l’aveva travolta nel buio della colpa, in àgape fraterna e poi in carità perfetta con l’aiuto e in comunione con Lui.

La grandezza di Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, soprannominata Maria di Magdala o Maria Maddalena si fa Esempio e Riconoscenza imperituri. Ogni innamorato del Dio-Amore vive e metabolizza il processo di trascendenza: da peccatore a discepolo, quando fa scendere fino nel profondo del proprio cuore la Parola, che agisce sull’anima privandola dell’orgoglio e promettendogli di acquisire umiltà, conoscenza di sé. Maria Madalena ha fronteggiato con coraggio e sottomissione anche le critiche degli stessi apostoli, le accuse dei farisei e dei romani. Ha veramente incarnato lo spirito eletto della comprensione e della speranza di tutti i peccatori del popolo cristiano.

Gesù Cristo, il Maestro e Verbo divino, l’Uomo-Dio che è puro Amore e Misericordia infinita, nella sua Bontà immensa ha sollevato così in alto il pentimento per la salvezza dell’umanità fino a elevarlo al grado più eccelso possibile. A questo fine Egli ha messo sotto i nostri occhi due grandi esempi, uno nell’antico Testamento e uno nel Nuovo Testamento, quali modelli perfetti della riabilitazione dal peccato causata dalla penitenza: re David e Maria di Magdala (modello dell’amore penitente, modello della “parte migliore”, la contemplazione che dona all’animo lo splendido manto della Grazia).

:: Personaggi precari edizione finale di Vanni Santoni (Voland 2024) a cura di Valentina Demelas

5 ottobre 2024

Teti, che ha una famiglia disfunzionale; Roberto, quello che non si accontenta; Annabella, molto golosa, dal temperamento allegro; Tosca, bellissima, che è sicura che le basti agghindarsi in modo bizzarro per essere considerata anche eccezionale; Peppe, che aspetta – non si sa se con apprensione o eccitazione – il prossimo coprifuoco; Orlando, il Maschio Alfa; Federico che ha il cuore spezzato e si deve ripigliare; Pietro, il finto pendolare che nasconde a tutti, da diciassette anni, di avere perso il suo prestigioso impiego da dirigente; Eric, che sente di avere incontrato la donna ideale, ma pensa anche che, probabilmente, sia un amore impossibile: ecco alcuni degli oltre quattrocento Personaggi precari che Vanni Santoni ci presenta in questo volume edito per i tipi di Voland. La quarta, aggiornata e definitiva raccolta di tanti antieroi di provincia, individui medi – così estremamente familiari – tante identità e personalità variegate, atipiche, in cui il lettore può addirittura riconoscere tratti comuni a parenti, colleghi, amici, vicini di casa, insegnanti e compagni di scuola incontrati nel tempo, ma anche e soprattutto parti di sé. I primi Personaggi precari, nati quasi vent’anni fa nel blog che Vanni Santoni curava sulla piattaforma “Splinder”, diedero il via a uno dei progetti letterari più longevi e celebrati della scena editoriale italiana.

L’autore ci racconta una precarietà esistenziale e psicologica, non meramente lavorativa o economica, non limitata al mondo dei giovani. Dall’adolescente al pensionato, osserviamo – a distanza – personaggi di ogni età, contesto ed estrazione sociale. Entriamo in contatto con loro tramite riflessioni, flusso di pensieri, descrizione fisica, scheda anagrafica, chat, brevissimi scambi di battute, debolezze, bugie bianche, piccole e grandi illuminazioni, frustrazioni, convinzioni, speranze, delusioni, tic che suscitano tenerezza, biasimo, a volte anche simpatia. Non lasciano mai indifferenti. Li vediamo indossare maschere che si sgretolano e armature bucate, tutti figli di una mentalità e di una società che stanno lentamente mutando. Un panorama umano in affanno, ma disperatamente autoconsapevole con cui l’autore ha portato la narrazione del precariato dalla mera cronaca alla struttura stessa del testo, dando vita a un vero e proprio universo di monadi stranite, ironiche, malinconiche e spietate.

Lo stile di Santoni è incisivo, attento, preciso e, poiché il “tempo” dei Personaggi precari è la contemporaneità, la scelta della prosa frammentaria, della micro-narrazione e dell’epigramma risulta perfetta, ideale. L’autore immortala ogni personaggio in un imprecisato “momento presente” che, inglobando l’attesa, forse infinita, di un cambiamento imminente, non lo definisce completamente, tuttavia lo qualifica – senza giudizio, ma senza scampo – come il frutto delle proprie scelte e del proprio vissuto.

Pagina dopo pagina, inevitabilmente, ci si sorprende a domandarsi cosa accadrebbe ai Personaggi precari se potessero – riuscissero – a liberarsi dalle gabbie mentali proprie e altrui. Se avessero modo di trovare una sorta di pacificazione, riconciliarsi con se stessi e con i fantasmi del proprio passato. Con alcuni si empatizza, di altri si sorride, altri ancora non li si vorrebbe come amici.

Numerosi personaggi sono inconsapevoli di essere “precari”. La scrittura brillante suggerisce evoluzione, non staticità. Il lettore è spettatore di una condizione emotiva ed esistenziale labile, forse obbligata; in molti casi – si immagina o si spera – certamente non definitiva.

Un libro appassionante, divertente, che si legge in poche ore e si presta a più riletture. Leggero, ma al contempo foriero di emozioni e interessanti, intelligenti e ironici spunti di riflessione.

Vanni Santoni (1978) ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008, Laterza 2019), Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza 2011), la saga di Terra ignota (Mondadori 2013-17), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, candidato al Premio Strega), I fratelli Michelangelo (Mondadori 2019), La verità su tutto (Mondadori 2022, Premio Viareggio selezione della giuria) e Dilaga ovunque (Laterza 2023, Premio selezione Campiello), oltre al saggio La scrittura non si insegna (minimum fax 2020) e alla raccolta poetica Altre stanze (Le Lettere 2023). Scrive sul “Corriere della Sera”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Voland.

:: Shanghai Surprise di Tony Kenrick (Rusconi 1986) a cura di Giulietta Iannone

3 ottobre 2024

Allora, mettetevi comodi e preparate i pop corn, sarà una lunga, e spero divertente recensione di un romanzo altrettanto divertente scritto da un signore di nome Tony Kenrick, nato a Sydney nel 1935 e tutt’ora vivente sebbene abbia smesso di scrivere ormai dal 1991, per lo più thriller fiction e romanzi polizieschi umoristici sulle orme di Donald E. Westlake e Lawrence Block. Il romanzo si intitola Shanghai Surprise (Faraday’s Flowers, Doubleday, 1985) e se non era per Madonna e Sean Penn che ne fecero una versione cinematografica piuttosto castigata (va bè anche alquanto discutibile, ne ho parlato qui) forse in Italia non sarebbe stato mai tradotto e invece finì in allegato con Gente (per giunta in edizione integrale) supplemento al n° 28 del 1989 ed edito nel 1986 da Rusconi nella bella traduzione di Hilia Brinis. Sorge il dubbio che quelli di Gente non l’abbiano davvero letto, perchè è piuttosto esplosivo sia per alcune scene che per lo spirito goliardico di fondo che non ne fa un romanzo di avventura per ragazzi classico. Anzi i bambini dovrevvero starci lontano, come ebbe a dire un noto critico che recensì il film in cui recitò Madonna nella parte di una missionaria laica di nome Gloria Tatlock alla ricerca di una cassa di oppio perduto, i famosi fiori di Faraday. Protagonista della vicenda è Glendon Wasey, un cattivo ragazzo un po’ cialtrone se vogliamo che si guadagna da vivere commerciando gli oggetti più improbabili su e giù per i quattro mari, quando inizia la storia deve portare, e cercare di smerciare, a Los Angeles alcune casse di cravatte fosforescenti di dubbio gusto. Ma il suo viaggio si ferma a Shanghai quando viene scaricato nel porto con le sue casse, mezzo ubriaco, con la barba di tre giorni e un gergo piuttosto colorito in perfetto dialetto di Shanghai che attira l’attenzione di un missionario, il signor Burns, e della sua assistente, la bella, ingenua (va bè neanche tanto) e dolce signorina Tatlock di cui parlavamo prima. La sua abilità con il dialetto locale ne fa il candidato ideale per girare i bassifondi della città in cerca di una cassa di fiori di papavero grezzo ancora da raffinare, che i pii missionari vorrebbero trasformare in morfina per alleviare le sofferenze dei soldati, (dal 1937 Shanghai è occupata dai giapponesi), anche per non vederlo trasformato in oppio per le numerose fumerie d’oppio locali, gironi infernali in cui gli schiavi di quella droga si lasciano morire di inedia. Inizia così una girandola di avventure tra il goliardico e il comico con gag anche notevolmente grezze e la descrizione di un amplesso tra Mr Wasey e China Doll, una prostituta che si vede come un’antica concubina, che dura diverse pagine. Kenrick è un ottimo scrittore, molto visionario, la sua scrittura è un fiume in piena di invenzioni, doppi sensi e giochi di parole ma cosa era lecito negli anni ’80, non è più lecito oggi dove alcune gag verrebbero sicuramente censurate e non si ride più per certe battute. Droga, prostituzione, omosessualità, affermazioni vagamente razzistiche e maschilistiche non dovrebbero essere usati per battute comiche, come dicevo la sensibilità è cambiata, ma lo spirito anarchico e dissacratorio di questo libro permane strappando qualche sorriso anche se amaro. Mi accorgo di aver deviato dai presupposti iniziali, facendo infine anche delle valutazioni serie, ma si sa l’umorismo deve avere sempre un fondo di cattiveria per fare davvero ridere sebbene tutto rientri in una farsa buffa che sbeffeggia i mali che stigmatizza. La cosa più inverosimile di tutto il libro è quando la signorina Tatlock seduce Wasey per renderlo in obbligo e spingerlo a continuare la ricerca dell’oppio sebbene stia diventando pericoloso dato che ci sono coinvolti anche i delinquenti locali per nulla intenzionati dal farsi soffiare il ricco bottino nel loro territorio, che comunque si limitano a dargli avvertimenti, perchè non si uccide un americano, facendo di conseguenza arrabbiare i banchieri che ritirerebbero i loro capitali. Quando Wasey finisce letteralmente in una cisterna di liquami, o viene torturato in una cantina odorosa di muffa da un cinese molto, molto cattivo, si ride amaro, come quando l’autore descrive i corpi delle vittime dell’oppio raccolti agli angoli delle strade da carretti di “monatti” e buttati senza sepoltura nel fiume, o quando descrive i profughi che Shanghai raccoglie che muoiono di fame e di freddo nell’indifferenza generale. Insomma, fatte le debite premesse è un libro da leggere, può piacere o non piacere, questo dipende naturalmente poi dalla sensibilità personale.

:: L’estate dei Morti di Giuliano Pasini, (Piemme 2024) a cura di Patrizia Debicke

3 ottobre 2024

Estate dei Morti, fine ottobre primi di novembre e secondo romanzo di Giuliano Pasini con per scenario Case Rosse, piccolo borgo rurale dell’Appennino modenese e sede di un ridotto commissariato di polizia. Anche stavolta con come protagonisti il commissario Roberto Serra ormai vecchia conoscenza dei lettori Piemme e l’agente speciale Rubina Tonelli, intelligenti, capaci, fuori dagli schemi ed entrambi con un passato denso di sofferenza e benché costellato di risultati anche di sfregi professionali. Serra trasferito a Case Rosse, il borgo di mille anime arroccato sull’Appennino emiliano dove nel 1995 aveva trovato per la prima volta rifugio per fuggire da quelle indagini e da quegli omicidi che a Roma lo stavano distruggendo, ritornato là da quattro anni per sua scelta, convinto che gli potesse servire. L’ha fatto forse perché sperava di riuscire a chiudere lassù con i fantasmi che l’ossessionavano e magari farcela a controllare la sua sindrome e la sua vita? Cosa tutt’altro che semplice. Anche se a Case Rosse era finalmente riuscito a chiudere con l’alcol, pericolosa terapia per la Danza quel suo incontrollabile dono, ma condanna e maledizione E proprio ai suoi ordini, a Case Rosse, era finita anche Rubina Tonelli romagnola dai capelli rossi, giovane, stizzosa, viziata economicamente da un padre ricchissimo e spedita a scontare un periodo di punizione per aver avuto il grilletto tropo facile in un’operazione di polizia.
Una ragazzina con voce angosciata verso sera chiama da una cabina telefonica al commissariato di polizia di Case Rosse. Le risponderà l’agente scelto Rubina Tonelli. La sua interlocutrice, che dice di chiamarsi Sibilla Mari e di avere quattordici anni, la supplica di accorrere, a Montecuccoli. In un vecchio casale ci sono due morti. Li ha uccisi la Borda, il mostro che ammazza grandi e piccini. e ora lei deve scappare via, ha paura che torni …
Rubina Tonelli che è sola in commissariato prova a rintracciare Serr , anche se sa che essendo il suo giorno libero, il commissario è a Bologna a trovare la figlia. Si limita allora a lasciargli un messaggio poi, dopo aver miracolosamente appurato da Alver, all’Osteria del paese, che strada fare per raggiungere Montecuccoli , salta sulla sua Mustang e, seguendo le indicazioni, troverà la cabina telefonica dalla quale è partita la richiesta di aiuto della ragazzina con il telefono a penzoloni e poco oltre un parcheggio con due auto: una Ypsilon beige e una Lancia Delta Martini bianca . È buio ormai, e lei non ama l’ oscurità . Ciò nondimeno raggiunge il vecchio casale segnalato nella telefonata e all’interno scopre un uomo ucciso a coltellate e un altro legato e strangolato, con evidenti segni di pratiche erotiche Bondage. Un orrendo spettacolo, con il sangue delle due vittime che è schizzato dappertutto. E lei e Serra che, trovato sul telefono il suo messaggio ha chiesto rinforzi e l’ha raggiunta, entrando in quella casa inquineranno per forza in parte la scena del crimine.
Peccato che già all’arrivo di Serra la Ypsilon beige che Rubina è sicura di aver visto nel parcheggio sia sparita. E la ragazzina della telefonata, che ha dichiarato di chiamarsi Sibilla Mari, figuri per la polizia morta vent’anni prima. Insomma nell’autunno del 1994 annegata nel pozzone, lo stagno limaccioso poco lontano dal casale che sua madre, Caterina detta la Stria, la Strega aveva poi fatto interrare e spianare con una colata di cemento. E quando allora era stata ritrovata con lei c’era Luce, la sua migliore amica, che aveva sempre giurato e spergiurato di non essere entrata in acqua. Anche se quando l’avevano ritrovata fuori di sé sulla riva, era bagnata fradicia…
E oggi il casale in cui è avvenuta la strage è proprio quello dove abitava Luce, ormai trasferita da anni con la sua famiglia e poi sparita.
Spetterà al commissario Roberto Serra e all’agente scelto Rubina Tonelli affrontare questa brutta storia che dovrà anche riportare alla luce e chiarire gli allucinanti risvolti di quell’inquietante disgrazia mai dimenticata.
Per individuare l’assassino, dovranno accettare di penetrare nel più fitto del mistero, ripartendo dal più profondo, dove si può reperire di tutto, dalla leggenda della Borda alla Stria, simboliche figure che impersonano il male e la cattiva magia, ad altre creature, vere? di fantasia? E che sicuramente sanno come muoversi, fanno paura, conoscono e custodiscono tutti i peggiori segreti. Ma non basta perché per farcela davvero dovranno arrivare a decifrare i tanti insondabili perché e le inimmaginabili conseguenze dell’oscuro epilogo di una lontana tragedia.
E da soli, ma e soprattutto con l’ indispensabile aiuto del commissario Corazza della questura di Modena, e il benevolo appoggio e supporto tecnico scientifico del comandante del Ris, il celebre generale Minimo, dovranno riuscire a sbrogliare le fila di un caso che pare allungare esotericamente i suoi artigli fino a coinvolgere sia i vivi che i morti.
Un’altra storia di Pasini interpretata dai suoi due singolari protagonisti afflitti dalle tante problematiche della loro vita, familiari e non, che dovranno affrontare e a loro modo sconfiggere insieme o da soli molti dei propri demoni.
A cominciare da Serra che, perseguitato dalla “Danza”, è stato abbandonato dalla compagna, ha problemi con la figlia bambina e teme che anche lei possa in futuro soffrire come lui . Rubina Tonelli invece, angosciata dai suoi eccessi, infierisce su se stessa, si droga o fa eccessivo uso di tranquillanti, pur continuando a lottare per non lasciarsi andare. Due emarginati che nel reciproco aiuto, pian piano riusciranno forse a ritrovare se stessi?
Affondando a piene mani in alcune millenarie occulte tradizioni emiliane appenniniche e coinvolgendo nelle sue pagine forze apparentemente sovrannaturali, Giuliano Pasini si diverte di nuovo a costruire un diabolico e indovinato thriller psicologico. Un romanzo che tuttavia anche stavolta evidenzia come il vero e unico mostro che abita la Terra sia l’uomo.

Giuliano Pasini è nato a Zocca (Modena) nel 1974 e vive a Treviso. Ha esordito nel 2012 con il romanzo Venti corpi nella neve (TimeCRIME) che ha ottenuto un notevole successo di pubblico. “Nuova stella del thriller italiano” secondo Antonio D’Orrico del “Corriere della Sera”, ha pubblicato con Mondadori la seconda avventura di Serra Io sono lo straniero e partecipato all’antologia Alzando da terra il sole. I suoi romanzi, tradotti in Germania, Austria e Svizzera, si sono aggiudicati i premi Mariano Romiti, Massarosa, Provincia in giallo, Sapori del giallo, Lomellina in giallo.

:: Le lacrime di Dio di Fabio Mundadori (Sette chiavi 2024) di Patrizia Debicke

30 settembre 2024

Un titolo decisamente intrigante e un incipit che non lo smentisce.
È la mattina di Natale. Ma quando Andrea Veronesi, un imprenditore, presidente della filiale italiana di Could News, canale satellitare con il miglior trend di crescita negli ultimi cinque anni, si sveglia nel suo letto Anna sua moglie non è sdraiata accanto a lui. Anche sua figlia Martina deve essersi già alzata perché in camera sua il piumino è abbandonato a terra.
E anche al piano di sotto, a pianterreno, non c’è nessuno. Ma dove sono andate le sue donne?
Si direbbe che in casa siano rimasti soltanto lui e il gatto Nemo con i suoi languidi miagolii imploranti cibo. Nel bel salone della sua villa di Marsala, di fronte allo Stagnone e alle sue isole, caldo e accogliente con le sue allegre decorazioni natalizie, dove ha cenato la sera prima, quella della Vigilia con moglie, figlia e il fidanzato della ragazza, tutto sembra come è stato lasciato per andare a dormire… Solo sotto il grande abete scintillante, i pacchi rimasti intonsi e appoggiati là intorno, sono misteriosamente svaniti. Ne resta solo uno nuovo, diverso ? Una scatola color oro con un fiocco verde e un biglietto e sul biglietto il suo nome. Dietro il biglietto una parola che ordina: “aprimi” Ma da quando Veronesi lo farà, la sua vita verrà completamente stravolta e non sarà più la stessa.
E da un momento all’altro l’imprenditore si troverà implicato in una quasi crudele e fantascientifica rincorsa alla James Bond per tentare di salvare la pelle di moglie e figlia. Ma davanti e contro di lui non ci sono dei rapitori qualunque. Non deve confrontarsi con dei dilettanti ma con dei lucidi professionisti che sanno bene dove e come arrivare. E lui deve solo ubbidire passo, passo a ogni loro istruzione, perché la posta in gioco è la vita o la morte delle sue donne. E senza dubbi o indugi perché il tempo a sua disposizione è risicato e non gli lascia alcuna scelta. Ma qualcosa di imprevisto invece rischia di inceppare le sue mosse. Simone, il fidanzato di sua figlia suona alla porta… Le sue incerte e affannose giustificazioni sull’assenza di madre e figlia lo costringeranno ad andarsene ma poi anche a chiedere l’intervento della polizia. Infatti quelle risicate spiegazioni lo spingeranno a recarsi in questura a parlare con la vicequestore Valeria Primavera, ormai vicinissima alla pensione e al suo ispettore Cangemi, di turno e in pista nonostante le festività per la morte per droga di Rosa Schirà, una donna di 39 anni ritrovata priva di vita a casa sua.
Dalla messa in circolazione sul mercato internazionale di una nuova e sconosciuta sostanza sintetica chiamata Le lacrime di Dio anche a Marsala si contano ormai diversi morti solo in nome di quel maledetto business che avvelena le vite e distrugge le esistenze. Una droga spacciata nelle discoteche e che miete soprattutto vittime tra i ragazzi. Ma stavolta hanno per le mani una vittima di diversa età, insomma stranamente fuori target…
Proprio a loro il giovane denuncerà l’accaduto di casa Veronesi per lui molto strano, della scomparsa della sua fidanzata e della madre. Con in più il particolare che Martina, la sua ragazza ha persino lasciato il cellulare a casa….
Un Natale ben presto impressionante per tutti loro perché una tragica scoperta lo trasformerà in un caso da incubo … E il diretto coinvolgimento della polizia, ponendo Veronesi con le spalle al muro, lo costringerà a fuggire.
Ormai è solo un uomo braccato sia dal fidanzato della figlia che dalle forze dell’ordine… Mentre contemporaneamente la sua affannosa corsa contro le lancette dell’orologio verrà da quel momento scandita senza pietà da una sensazionale serie di colpi di scena con la suspence in progressivo crescendo a ogni pagina.
Una storia opaca, no peggio, nera più di una notte senza stelle, con pensieri, atti e reazioni dei diversi personaggi, maschili e femminili imponderabili e in continuo mutamento. Una trama oscura legata a una famiglia che avrebbe dovuto essere felice o addirittura perfetta e invece… Con il male che pare sempre volersi insinuare dappertutto mietendo ohimè anche vittime innocenti. E magari pronto a impedire alla vicequestore Valeria Primavera di concludere davvero a Marsala la sua carriera di poliziotta?
Ma il male non guarda in faccia a nessuno e si dice a ragione: nero come il male.
Mentre invece solare e luminosissima, risulta la splendida ambientazione siciliana arricchita dalla presenza di quel posto magico, rappresentato dalla laguna che si estende davanti alla costa, quella che tutti a Marsala conoscono come “lo Stagnone.
Un thriller intrigante, redatto con una scrittura chiara e lineare dotata di uno stile privo di sbavature ma sempre completo e preciso nei particolari.

Fabio Mundadori è nato nel 1966 e vive a Latina, dove si occupa di sicurezza informatica. Scrittore di gialli, thriller, noir e testi fantascientifici, nel 2008 ha vinto “Giallolatino” e nel 2011 “Garfagnana in giallo”. Condirettore del premio letterario, è anche direttore artistico di “NeRoma Noir Festival” e collabora alla Staffetta di Scrittura di BiMed. Per Puntozip conduce la video rivista “ENTERPRISE”, dedicata al mondo della fantascienza. Da gennaio 2024 cura la rubrica La parola al male all’interno del programma Tra il dire e il male in onda sul canale nazionale Cusano Italia TV. Dal 2010 a oggi ha all’attivo la sua antologia personale d’esordio, quattro romanzi e numerosi racconti pubblicati in varie antologie. Le lacrime di Dio è la prima avventura della vicequestore Valeria Primavera.

:: Naufragio di Enrico Pandiani (Rizzoli 2024) a cura di Valerio Calzolaio

30 settembre 2024

Torino. Febbraio – marzo 2024. Abdel sta osservando e controllando con goduria una Alvis TD21 del 1963, seconda serie con freni a disco; dopo un’accorta trattativa la compra per ventiduemila euro, cinquemila in meno del tetto che si era prefissato. Sale a bordo per portarla a sistemare nella propria officina e, uscendo, riconosce la figura del Numero Uno, cappotto grigio di taglio classico e consueta lobbia sul capo. Lo scaltro vecchietto vuole parlargli, ha un incarico per i quattro della banda Ventura: il vissuto attempato marsigliese Max Ventura, che ora gestisce insieme alla compagna Federica un buon ristorante popolare (aperto a tutti coloro che hanno i soldi per pagare e pure a chi non ce li ha); la magnifica malgascia Sanda, socia di una palestra di arti marziali; la malinconica alsaziana Victoria, che si sta ricostruendo una vita da infermiera, con la figlia e con la splendida compagna poliziotta Elettra; e appunto il vissuto kabilo algerino Abdel, che possiede un’officina di auto d’epoca. Tutti e quattro nacquero in realtà con altri nomi e cognomi, sono ex detenuti francesi, scappati, latitanti e fuggiti in Italia da quasi venti anni. Numero Uno, per non denunciarli, li ha convinti a lavorare per lui, coinvolti in pericolose avventure con mille sfaccettature internazionali; questa è la terza, tre mesi dopo la precedente; protestano ma sono costretti ad accettare. Devono indagare su un naufragio di un mese prima sul Lago Maggiore: a bordo c’erano dieci ricchi amici, pure inglesi e tedeschi, e ci furono quattro vittime fra cui una contessa italiana ancora dispersa. Un po’ tutti risultavano proprietari, collezionisti o commercianti di preziose auto d’epoca e vi sono varie questioni che non convincono nella vicenda, anche se la bufera meteo è certificata.

L’ottimo grafico editoriale, illustratore, sceneggiatore e scrittore Enrico Pandiani (Torino, 1956, primo noir nel 2009) ha vinto il Premio Scerbanenco 2022 con il primo romanzo della nuova serie (introdotta accanto a quelle Les Italiens e Zara Bosdaves), intitolato “Fuoco”. I quattro protagonisti piacciono e anche questa storia è godibile, un giallo hard-boiled narrato in terza persona varia (talora su altri personaggi, non solo i “buoni”), attraverso quasi una cinquantina di capitoli il cui titolo è anche l’ultima frase di ogni testo. Continua ovviamente pure la storia parallela commissionata dall’avvocato Teodoro (amico di Max e Abdel) per “rendere migliore la vita di un gruppo di persone”; qui seguiamo Lamberti (attraverso quattro capitoli) in Albania, Belgio e Francia per affrontare un’inchiesta su alcuni omicidi avvenuti dieci anni prima nelle Ardenne, era stata sgominata una pessima crudele banda che rapiva ragazzini per il traffico di organi. Per il naufragio attuale (da cui il titolo) si va da giovedì 22 febbraio a martedì 19 marzo 2024, con frequenti inevitabili incursioni nell’intera regione Piemonte, soprattutto dalle parti di Stresa e dell’affascinante Lago Maggiore, il secondo italiano per superficie dopo quello di Garda. Innumerevoli le vetture storiche citate, lo scomparso conte Murazzano di Salignon aveva nell’immensa rimessa della villa, fra le altre, l’Aston Martin stile Bond e la Jaguar stile Diabolik, un Maggiolino Volkswagen del 1950 e un’antica rossa Ferrari. Inoltre, si scopre che da qualche parte potrebbe anche esserci una Mercedes d’incommensurabile valore. A Reims si chiacchiera degustando Pommery cuvée Louise 2004. Casualmente, la radio trasmette spesso canzoni appropriate con le contingenze, come Fortunate Son dei Credence Clearwater Revival o Anywhere on This Road di Lhasa De Sela.

Enrico Pandiani ha esordito nel 2009 con Les Italiens, primo romanzo dell’omonima serie poliziesca, di cui tutti i titoli sono disponibili in BUR, insieme a quelli che compongono la serie di Zara Bosdaves. Con questo romanzo – vincitore del premio Scerbanenco 2022 – si apre la saga della banda Ventura.

:: “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura”, Joe e Grace Commoner Grace Commoner (Dialoghi) A cura di Viviana Filippini

30 settembre 2024

Metello è il ragazzino protagonista di “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” di Joe e Grace Commoner, edito da Dialoghi.  Metello è buono, buffo e anche un po’ impacciato e pure tanto timido. Per tutte queste ragioni il bulletto della scuola Marcus non esita prenderlo di mira come bersaglio dei suoi scherzi. Stanco dei soliti attacchi,  e dopo l’ennesimo sberleffo subito, Metello va al parco dove sta bene e in pace,  perché per lui è un luogoche lo ripara e protegge. Metello è lì intento a fare delle fotografie quando tutto cambia all’improvviso e lui si trova nel fantastico Mondo dell’Apparenza. Una dimensione nuova, sconosciuta dove il ragazzino non sa come muoversi, ma ad aiutarlo ci saranno un satiro e un paperiglio, che lo condurranno alla scoperta del mondo misterioso e purtroppo colpito da una maledizione. Solo chi riuscirà a richiamare  in vita la Magia Pura potrà riportare la pace e Metello si ritroverà ad affrontare una serie di peripezie e prove che non solo avranno conseguenze per il  Mondo dell’Apparenza , ma anche per quello del protagonista. Metello nato dalla penna del due Commoner si muove quindi in un mondo pieno di avventure e in un’atmosfera fantasy, che forse solo fantasy non è. Infatti, ad un’ attenta lettura questo personaggio narrativo contemporaneo vive un percorso che ricalca i classici passi del  “viaggio dell’eroe”, dove oltre al viaggio fisico, c’è un pellegrinaggio più profondo che porta Metello, quando è nell’altra dimensione, quella del Mondo dell’Apparenza, a vivere un percorso di  ricerca del proprio io e della comprensione delle emozioni che vivono nel proprio animo.  A tal fine “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” di Joe e Grace Commoner, oltre ad essere un fantasy può essere interpretato come un vero e proprio romanzo di formazione, perché tutte le avventure vissute da Metello, tutte le prove da lui superate lo porteranno ad essere un ragazzino  con maggiore fiducia in se stesso e diverso qua quello che si incontra nelle prime pagine. “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura”  ha un doppio fine quindi, uno è quello di aiutare i giovani lettori a trovare e a far crescere la fiducia in loro stessi e, allo stesso tempo, il libro vuole aiutare i ragazzi meno fortunati di Migoli (Tanzania), luogo dove l’autore ha avuto esperienze che hanno lasciato un segno profondo in lui.

Joe Commoner ha esordito nel 2005 con la fiaba “Blue Sky e l’ingannevole Mondo dell’Apparenza”.

Grace Commoner è alla prima esperienza come scrittrice: ha conosciuto Joe nel 2017 e dal comune interesse per il genere fantasy è nata l’idea di scrivere insieme il nuovo libro della saga di Blue Sky.

Source: inviato dall’autore.

:: Intrigo a Shanghai di Xiao Bai (Sellerio, 2013) a cura di Giulietta Iannone

28 settembre 2024

Cina inizio anni ’30. Shanghai è un porto franco diviso in tre settori: la città cinese, la Concessione internazionale, la Concessione francese. I giapponesi sono all’orizzonte, dopo aver invaso la Manciuria, terra natale dell’antica dinastia Qing, si apprestano a occupare la Cina del sud, tra cui nel 1937 il porto di Shanghai crocevia di traffici, più o meno leciti, di genti di ogni nazionalità, e soprattutto di spie. Questo lo scenario in cui è ambientato Intrigo a Shanghai di Xiao Bai, un elegante noir con derive spionistiche, edito da Sellerio e tradotto dal cinese da Paolo Magagnin (titolo originale: Zu Jie). Una storia di spie, dicevamo, intente a fare il doppio, se non il triplo doppio gioco, in cui si muove il protagonista Xiao Xue, un uomo tra due mondi, di padre francese e madre cinese, che vive scattando fotografie e vendendole ai giornali. Un giorno arriva a Shanghai a bordo del piroscafo Paul Lécat in compagnia della sua amante, Therese Irxmayer, un’ebrea russa dalle frequentazioni ambigue e pericolose. Con loro Cao Zhengwu, alto funzionario del partito nazionalista cinese con sua moglie Leng Xiaoman, ex rivoluzionaria. Cao Zhengwu cade vittima di un attentato e da qui in poi si dipana una storia violenta e pericolosa, drammatiche le scene dell’arresto di Xiao Xue, e delle torture con la testa in un secchio di metallo. Tutti vogliono informazioni, e non tutti dicono la verità. Tra comunisti e nazionalisti la partita è aperta, e i traffici d’armi rendono ben chiara la guerra all’orizzonte. Xiao Xue è in fondo un sentimentale, ama due donne e fa il doppio gioco per sopravvivere in un mondo corrotto e spietato dove ognuno pensa solo ai suoi interessi e a trovare il modo di arricchirsi e sopravvivere. Certo c’è anche un velo di idealismo, ma è la lotta per il potere che dirige le fila di questo noir complesso per le varie angolazioni in cui è narrato e per il sorprendente numero di nomi diversi dei personaggi che creano un affresco dettagliato e ben documantato del periodo. Un noir di atmosfera, in cui Xiao Bai si perde in tante trame e sottotrame, descrizioni dettagliate e zoom quasi cinematografici. Non di semplice lettura, ma interessante.

Xiao Bai è lo pseudonimo, assunto per motivi non politici, di un quarantenne di Shanghai che dopo aver scritto su blog e riviste ha pubblicato saggi e il romanzo Game point.