:: Recensione di L’amore ai tempi della neve (Corbaccio, 2013)

amore neve

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Scrittore, giornalista, storico Simon Montefiore è un personaggio interessante quanto i personaggi dei suoi libri. Nato a Londra nel 1965 in una famiglia di origine ebraica, sua madre proveniva da una famiglia ebrea lituana, i cui genitori fuggirono dall’Impero Russo all’inizio del XX secolo, mentre suo padre discendeva da una famiglia ebrea di banchieri e diplomatici, Simon Montefiore ha sempre frequentato l’alta società inglese e non è difficile vederlo fotografato con gli stessi reali inglesi.
Sposato con una scrittrice, ha da sempre maturato un grande interesse per la storia russa arrivando a scrivere diversi saggi storici, di cui due incentratati sulla figura di Stalin, che lo spinsero a documentarsi su carte private dello stesso dittatore georgiano, e sembra che lo stesso Putin sia un suo assiduo lettore. Non che ciò deponga o meno a suo favore, ma lo dico tanto per darvi un’ idea del personaggio. Oltre ai saggi ha comunque scritto anche alcuni romanzi, King’s Parade, My Affair with Stalin, e Sasenka, suo primo romanzo pubblicato in Italia da Corbaccio nel 2009.
Ora da pochi giorni è uscito sempre con lo stesso editore il suo nuovo romanzo, L’amore ai tempi della neve  (One Night in Winter, 2013), tradotto da Silvia Bogliolo, romanzo che a quanto pare si giova del grande lavoro di ricerca storica effettuato per i suoi saggi, anche se l’autore ci tiene a precisare che non è un romanzo che parla di politica ma di vita privata: amori giovanili e tra persone più avanti con gli anni, famiglia, figli e sentimenti.
Premetto che mi è giunto inaspettato e probabilmente mi sarebbe sfuggito, come a suo tempo mi è sfuggito Sasenka, chi l’avesse letto avrà il piacere di ritrovare anche in questo vecchi personaggi del primo, pur essendo il romanzo uno stand-alone.
Ambientato in Russia, dal 1945 a fin dopo la morte di Stalin,  L’amore ai tempi della neve è dunque una storia di sentimenti, di quanto anche i sentimenti erano un affare di stato al tempo di Stalin, sempre preoccupato di vedere i suoi più stretti collaboratori rivoltarsi contro di lui, tanto da vedere in un innocuo progetto romantico giovanile di un nuovo governo, una cospirazione antisovietica e filonazista.
Siamo dunque nel 1945, una notte di giugno, alla fine della Seconda guerra Mondiale. L’intellighenzia russa festeggia il potente Stalin, che presiede la parata della Vittoria, complimentandosi per come sia risuscito a sconfiggere i nazisti. Tra i brindisi e i festeggiamenti, due spari e poi a terra i corpi senza vita di due allievi della Scuola 801. Presto Stalin verrà informato, presto le vite di tutti quelli coinvolti saranno attraversate dalla sua feroce caccia per capire se c’è sotto una cospirazione.
La Scuola 801, di via Ostozenka, è una scuola speciale, frequentata solo dai rampolli dei più importanti potenti sovietici. Una scuola in cui un romantico professore ha organizzato un corso di letteratura sulle opere di Puskin, autore che piace molto ai suoi ragazzi. Sono giovani appassionati specialmente dell’Eugene Onegin dove si narra di un duello per motivi d’amore. I ragazzi hanno creato finanche un club degli Inguaribili Romantici.
Un club che è difficile per il potere non vedere come una setta di cospiratori. Si riuniscono in segreto in cimiteri e luoghi pubblici dove recitano poemi di Puskin. Niente di più innocuo, inoffensivo. Ma un giorno una riunione su un ponte finisce appunto con la morte dei due ragazzi. Sembra un suicidio-omicidio passionale, i due si frequentavano, ma viene rinvenuto un quaderno con le date degli incontri del Club. C’è anche un elenco di Segretari e Ministri, nominati dai ragazzi, sempre come scherzo, per un ipotetico nuovo governo. Ma Stalin, ormai anziano, prende tutto sul serio quando c’è in gioco il suo potere. Alcuni ragazzi vengono arrestati e portati nella famigerata Lubianka. Sono tutti figli di persone importanti, e i loro genitori temono per la loro sorte ma anche per la propria.
Un bel romanzo, ottimo affresco di un’ epoca per molti versi ancora sconosciuta, certo sono le storie d’amore dei personaggi che alimentano le pagine, e la figura di Stalin ormai anziano, preoccupato che i suoi più stretti collaboratori vogliano prendere il suo posto è sullo sfondo, tuttavia si legge con interesse. Lo stile è pulito, la traduzione scorrevole. La ricostruzione di Montefiore è parziale, come tutte le ricostruzioni storiche, ma molti personaggi sono realmente esistiti e ancora viventi, come Hugh Lunghi, interprete nei colloqui sta Stalin e Churchill, che è servito come fonte di ispirazione per un personaggio fondamentale del romanzo. Per chi ama i romanzi storici.

Simon Montefiore è autore di saggi storici fra cui Gli uomini di Stalin, Il giovane Stalin e Jerusalem: The Biography, che hanno ottenuto importanti premi e riconoscimenti, e del romanzo Sašenka, pubblicato in Italia da Corbaccio. I suoi libri sono bestseller in tutto il mondo e vengono pubblicati in 40 lingue. Durante le ricerche compiute su Stalin, Montefiore ha avuto modo di intervistare alcuni dei «ragazzi» arrestati nel caso straordinario che gli ha offerto l’ispirazione per L’amore ai tempi della neve. www.simonsebagmontefiore.com

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Una Risposta to “:: Recensione di L’amore ai tempi della neve (Corbaccio, 2013)”

  1. Manuela Lievore Says:

    5 stelle a questo romanzo molto bello, intrigante e umano…

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