:: Un’ intervista con Carsten Stroud

Iconfinidelnulla-280x428Ciao Carsten. Grazie di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Carsten Stroud? Punti di forza e di debolezza.

Allora in cosa sono bravo? Amo sentire i personaggi parlare nei libri. I buoni dialoghi penso siano, assieme ai personaggi ben caratterizzati, il modo migliore di narrare una storia. Quindi penso di essere umile abbastanza da permettere alle persone che vivono nei miei libri di raccontare le proprie storie e modellare la propria vita. Odio considerare uno scrittore come un burattinaio, un burattinaio che fa saltare, piroettare i suoi personaggi, in questo modo può raccontare la propria vita non la loro… Io credo veramente che se uno scrittore è fortunato abbastanza da vedere i suoi personaggi prendere vita, allora dovrebbe lasciarli vivere! Penso di essere bravo in questo. La mia debolezza. Penso di essere troppo fiorito, vado avanti per tramonti, per la qualità della luce. Ho detto già abbastanza. E’ sufficiente. Ora sto zitto.

Hai avuto una vita avventurosa. Parlaci del tuo background, dei tuoi studi, della tua giovinezza.

Mio padre era un ufficiale britannico che ebbe una relazione con la vedova di un ufficiale tedesco a Bad Salzuflen. Io sono stato il risultato. Sono cresciuto nel Gelido Nord e ho sempre sognato di diventare un campione di surf in California. Ho fatto l’autostop per la California nel 1964 e ho scoperto che fare surf in un vero e proprio oceano era molto molto difficile, così mi sono arruolato nell’esercito. Molto poca istruzione e vita da soldato. Ho poi scoperto che ero molto bravo a fare solo tre cose: la guerra, bere e raccontare storie. Ho scelto di raccontare storie. Il resto è storia.

Quando hai deciso che saresti diventato uno scrittore?

Quando ho scoperto che non mi avrebbero fatto combattere, bevendo.

Sei l’autore di Niceville primo episodio di una trilogia thriller-horror – comprendente anche The Homecoming, appena pubblicato in Italia da Longanesi con il titolo I confini del nulla, e The Departure. Iniziamo con una domanda facile facile, tu credi al paranormale? Ti sei mai imbattuto in eventi “soprannaturali”?

Qualche volta… Ho visto cose che si muovono al di là della linea nemica, al buio, nella giungla, cose che non erano davvero lì, ma le ho potuto sentire e la mattina c’erano i segni. E a Venezia, dove mia moglie ed io siamo stati per un po’, ero solito camminare attraverso il Ghetto e le parti più antiche della città a tarda notte, da solo. Mi sono seduto a un tavolo vuoto al di fuori del Florian alle quattro del mattino una volta e ho visto le anime salire fuori dalle pietre e camminare… Nel Montana ho camminato sul campo di battaglia chiamato The Little Bighorn, dove uomini che avevo conosciuto giacevano morti. Queste cose sono successe, e non solo a me. Ma non abbiamo nulla da perdere, perché nessuno ci crede,  ma io ho visto quello che ho visto…

Hai vissuto esperienza di guerra. Sei entrato in contatto con il pericolo e con la paura vera e di conseguenza con il coraggio. Pensi che i tuoi romanzi possano rendere più coraggiosi anche i tuoi lettori?

I lettori si avvicinano ai libri per essere aiutati a sopportare il terrore e le paure che li circondano nella vita reale… non c’e niente che potrei scrivere che possa rendere un lettore più coraggioso di quello che è già, semplicemente alzandosi ogni mattina e andando al lavoro. Il terrore che i libri possano ispirare provengono dall’interno del lettore, lo scrittore può solo aprire le porte… il lettore deve entrare liberamente.

Parlaci della trama di I confini del nulla. Raccontaci un po’ come continua la storia di Niceville.

In Niceville c’erano suggerimenti e indizi sulla storia della città e sulle forze oscure che si muovono sotto di essa. Ne I confini del nulla a queste storie viene data più profondità e bisogna andare indietro nel tempo fino alla Rivoluzione francese e alla Guerra Civile Americana per vedere quanto profondo e da quanto tempo gli antenati di Teague siano stati in combutta con il Nulla; e i gangster Coker e Danziger affrontano ancora più problemi, più sparatorie e violenze che non sono soprannaturali. Nick e Kate vedono più chiaramente nell’anima di Rainey Teague e ciò che vedono è terribile. Tutto è spiegato e nulla è sottinteso, la follia produce violenza. Tutto finisce nel sangue… ma non finisce affatto.

Qual è la scena o le scene preferite in I confini del nulla? Quella più spaventosa.

La mia scena preferita in I confini del nulla è in realtà un intero capitolo, la storia di Hy Brasail, la piantagione in Lousiana, e quello che è successo lì un giorno d’estate del 1840. Un racconto all’interno del libro che ci fa capire le vendette che si sono generate sin da prima della Guerra Civile e  che hanno influenzato la vita di  tutte le persone che vivono a Niceville.
La scena più spaventosa? Alla fine del libro, Nick e Kate convincono un medico a utilizzare l’ elettroshock  per cercare di “curare” Rainey da ciò che vive nella sua testa, e per la prima volta possiamo effettivamente vedere il Nulla. Questa scena mi ha davvero spaventato, e l’ ho scritta.

Il detective Nick Kavanaugh, tuo protagonista principale, è un ex militare con la testa sulle spalle, un uomo concreto, razionale, positivo, che si trova a vivere in una piccola cittadina circondato da eventi che non comprende ma che deve accettare. Perché non scappa, perché resta a combattere il Male?

Come il capitano della Costa Concordia ha scoperto sopravvivere da codardi è come vivere in un inferno, un inferno che rende la vita inutile. Meglio morire, è sempre meglio morire che vivere come un codardo.

Tutto avviene all’ombra di Tallulah’s Wall, e del Crater Sink. Quali romanzi, film, fumetti ti hanno influenzato nella creazione di questo scenario?

Il Divoratore di Anime che vive sul Tullalah’s Wall mi è venuto in mente proprio all’inizio del primo libro, e poi, a metà strada attraverso la scrittura, mia moglie Linda ha scoperto che i primi indiani Cherokee, che vivevano intorno a quello che più tardi divenne Savannah, in Georgia, ritenevano che un demone di nome Tal’ulu vivesse in una profonda gola del fiume e si nutrisse delle anime dei vivi. Quindi stavo scrivendo di qualcosa che non sapevo di essere vero, e poi ho scoperto che era proprio vero.
Il Crater Sink? Ora che me lo chiedi, penso che il film giapponese Ringu – The Ring – potrebbe avermi dato l’idea, ma, mi cito: l’uomo che può scendere in un pozzo e non sentire stringere le budella e accapponare la pelle…  è allevato a temere un pozzo.

Parlaci di Rainey Teague. Come è nato e si è sviluppato questo personaggio? 

Lui è reale. L’ho incontrato mentre stavo lavorando alla Omicidi nella città di New York. Era un ragazzo di dodici anni che aveva ucciso per divertimento, guardando la gente mentre moriva. Lo catturammo vivo. Parlai con lui per ore. Era nato malvagio ed era rimasto tale. Avremmo dovuto ucciderlo. Andò in una clinica psichiatrica e successivamente fu liberato. Avremmo dovuto ucciderlo. Ma non l’abbiamo fatto. Dio solo sa quello che sta facendo ora.

Ti hanno accostato a Stephen King. Condividi questa similitudine. Questo autore ti ha influenzato in qualche misura. Nei tuoi romanzi ci sono omaggi, citazioni, rimandi ai suoi romanzi?

Beh, per quanto ammiri molto il lavoro di Stephen King, trovo che lui sia a tratti volgare e grossolano in modo disturbante. (In italiano) Egli è estremamente offensivo nelle sue descrizioni delle funzioni corporee e le usa come modi per aumentare la tensione e per mostrare carattere, è così volgare da essere fonte di distrazione.
Gli scrittori che ammiro? Dante Alighieri, che ha inventato l’horror e nessuno l’ha mai superato. Pensate all’Inferno. Nel mondo moderno Ambrose Bierce e Edgar Allan Poe, Peter Straub, HP Lovecraft… non ricordo chi abbia scritto L’esorcista, ma, dal momento che sono un cattolico ed ero stato un chierichetto mi ha davvero traumatizzato, aspetta si chiama William Peter Blatty.

Quali sono per te le qualità principali di un buon scrittore?

Ciò che rende uno scrittore un bravo scrittore? Mai e poi mai credere ai propri pregiudizi, sia buoni che cattivi, entrambi, sfidare sempre se stessi per provare di più, mai accontentarsi di una frase ad effetto o di far passare un concetto a buon mercato che è stato detto molte volte in passato. Una combinazione di umiltà e coraggio, e soprattutto, rispettate il vostro lettore e parlateci in modo diretto, come se foste a cena insieme e apprezzasse il vostro fascino e fosse felice di trascorrere una buona serata con voi, come se fosse una signora molto bella, d’accordo!

Se Hollywood si interessasse della tua trilogia. A che regista affideresti la direzione di lavori. Quali attori vedresti bene nelle parti dei protagonisti?

Come regista? Roman Polanski. Ridley Scott. Quale attore per recitare la parte di Coker? Ryan Gosling.

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Sì, la primavera prossima, ma prima devo imparare la lingua in modo da non parlare come un pazzo o un idiota!

Ami fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani l’avvenimento più insolito, divertente o bizzarro accaduto durante questi incontri.

Sì, mi piacciono molto. L’aneddoto più bizzarro? Sono stato intervistato in televisione. Il mio intervistatore spense la telecamera. Era ubriaco fradicio. Inizia l’intervista e si addormenta. Mantengono la telecamera su di me e fanno movimenti di rollio con le mani. Io continuo a parlare per un quarto d’ora mentre cercano di svegliare l’intervistatore. Finalmente si sveglia, e puntano la telecamera su di lui, e lui mi ringrazia per la bellissima intervista.

E parlando di soprannaturale. Ho fatto ormai centinaia di interviste, eppure un senso di deja vu mi perseguita nei tuoi riguardi, la sensazione di averti già intervistato, seppure non trovi da nessuna parte questa benedetta intervista. Sei mai stato a Venezia, ne hai mai parlato in un’ intervista?

Pensi di avermi già intervistato? Credi che potrebbe essere collegato a Venezia. Ma non si può riportarlo. So il segreto di questo. Ma non posso dirtelo in pubblico. Te lo dirò quando ci incontreremo. Ma hai ragione, Venezia è la chiave.

I corvi aleggiano come il braccio armato della presenza. Molto hitchcockiano non trovi?

Sì, Hitchock, ma anche gli indiani Cherokee, che hanno creduto in un demone chiamato Corvino Beffardo, era sempre circondato da cornacchie e corvi

Cosa stai leggendo al momento?

I confini del nulla, in italiano, in modo che possa un giorno essere in grado di scrivere in italiano, come le persone che traducono i miei libri.

Che rapporti hai con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Sono su facebook e invito chiunque a contattarmi lì – in qualsiasi lingua – cercherò di essere divertente. Inoltre ho un sito web – http://www.nicevilleusa – dove potete farmi domande direttamente.

Ho letto in una tua intervista che hai appena finito The Departure. Come ultima cosa, nel ringraziarti della tua disponibilità, mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti per il futuro.

Sì, è vero ho appena completato l’ultimo libro della trilogia. In America si chiamerà The Reckoning – La resa dei conti – e cosa farò dopo? Giulia, cara mia, non ne ho idea… Sono a caccia in questo momento, l’ispirazione verrà da me, probabilmente di notte…

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