Caspita sembrerebbe un romanzo d’avventura visto attraverso gli occhi femminili, ma a dire il vero quella raccontata da Lilli Gruber in Eredità. Una storia della mia famiglia tra l’Impero e Fascismo, edito da Rizzoli, è pura verità. Alla nota giornalista conduttrice di Otto e mezzo lo stimolo per questo nuovo libro è arrivato dal diario della bisnonna Rosa e da quel novembre del 1918 che cambiò per sempre la vita della sua bisavola e del suo pacifico focolare socio-domestico. Cosa accadde? Venne redatto il Trattato di pace che stabiliva la fine dell’Impero Austroungarico e sanciva il passaggio del Sudtirolo all’Italia. Un evento che magari per molte persone non avrà importanza, ma che sicuramente cambiò per sempre la vita delle popolazioni altoatesine. Il libro della Gruber è una ricostruzione accurata delle vicende riguardanti la propria famiglia di origine a cavallo tra l’Ottocento e i primi 40 anni del Novecento. Eredità è un voce del presente – quella della Gruber- che guida il lettore indietro nel tempo alla scoperta delle voci di un tempo – in questo caso rappresentate dagli scritti di Rosa – e del suo passato famigliare e storico, attraverso le parole messe su carta e i gesti compiute dai membri della famiglia Tiefenthaler-Rizzolli. Il tutto è un piacevole pellegrinaggio tra il presente e il passato nel quale si alternano le varie personalità che caratterizzano l’albero genealogico della Gruber. Tante piccole foglie diverse e simili tra loro, tutte accomunate dalla grande intraprendenza e voglia di libertà che influenzerà sempre ognuna delle scelte da loro compiute. Ci sono due voci che aleggiano in modo costante durante la narrazione – quella di Rosa e della bisnipote Lilli- e che ci portano alla conoscenza di una casata e della società dove essa visse. Poi, durante il periodo del regime fascista emerge la giovane e irrequieta Hella, la coraggiosa figlia minore di Rosa e Jakob, che travolta dalla passione per l’ideologia di Hitler ne subirà le conseguenze, affrontando con coraggio la condanna al confino in uno sperduto paesino del Sud Italia. Eredità di Lilli – all’anagrafe Dietlinde – Gruber è un libro ben scritto, molto accurato nella ricerca storico- dinastica, che intrattiene con il lettore una piacevole relazione letteraria. Chi leggerà l’ultimo lavoro della donna e giornalista Gruber imparerà attraverso il dono del ricordo, l’importanza dei legami affettivi e delle vicende esistenziali che hanno contraddistinto la vita focolare domestico Tiefenthaler-Rizzolli tra l’Impero e l’avvento del Nazionalsocialismo. Non solo, perché Eredità ci guida alla scoperta delle vicende di un intera collettività di frontiera – quella altoatesina molto più legata alla cultura tedesca- dalla fine della prima guerra mondiale, passando per l’ imposta italianizzazione di questi territori, arrivando a quella speranza di un cambiamento, individuata da qualcuno nel regime nazista. Arrivati alla fine di Eredità. Una storia della mia famiglia tra l’Impero e Fascismo ci si accorge di aver scoperto una tessera in più dell’esistenza di Lilli Gruber e del suo mondo personale e poi, grazie alla figura di Rosa, c’è la presa di coscienza dei tormenti di una donna e di una comunità radicata nella terra di confine e la conoscenza di una parte della storia d’Italia, purtroppo, non a tutti nota.
Lilli Gruber,nata a Bolzano, è giornalista e scrittrice. È stata prima donna a presentare un telegiornale in prima serata e dal 1988 ha seguito come inviata per la RAI tutti i principali avvenimenti internazionali. Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea. Dal settembre del 2008 conduce la trasmissione di approfondimento Otto e mezzo su La7. Gli ultimi bestseller pubblicati con Rizzoli sono Chador (2005), America anno zero (2006), Figlie dell’Islam (2007), Streghe (2008), tutti disponibili anche in Bur, e Ritorno a Berlino (2009).

“The scent and smoke and seat of a casino are nauseating at three in the morning. Then the soul-erosion produced by gambling- a compost of greed and fear and nervous tension – becomes unbearable and the sense awake and revolt, from it. James Bond suddenly knew that he was tired.” Casino Royale, Ian Fleming – pubblicato in Inghilterra per la prima volta in 4750 copie da Jonathan Cape.
Mandorle amare (Les amandes amères, 2011) di Laurence Cossé, edito in Italia da Edizioni e/o e tradotto dal francese da Alberto Bracci Testasecca, è un breve romanzo sull’amicizia che nasce tra due donne diverse in tutto eppure legate da un legame fortissimo e commovente. E’ una storia delicata, lieve, a tratti drammatica ma nello stesso tempo capace di parlare di solidarietà, altruismo, e apertura all’altro in un mondo dove l’indifferenza e l’egoismo sembrano prevalere.
Ha chiuso gli occhi, per un attimo ho sentito il suo dolore.”Verità o penitenza”ho intimato.
Il giorno del sacrificio (The Sixth Soul, 2013), traduzione di Paolo Scopacasa, portato in Italia da Editrice Nord in anteprima mondiale, libro di esordio di Mark Roberts, professore di scuola superiore per quasi trent’anni di Liverpool prima di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa, è decisamente un buon thriller tutto ritmo, suspense e inquietudine.
James Hadley Chase, scrittore britannico di hard boiled molto americani, è senz’altro un nome che non lascerà indifferenti i lettori appassionati del genere. Di libri il buon James ne ha scritti davvero tanti, quasi tutti pubblicati in Italia grazie al Giallo Mondadori, come The Flesh of the Orchid pubblicato per la prima volta in Italia con il titolo La carne dell’orchidea nel 1966 per I Neri Mondadori e ora riproposto dalla Polillo –The crime collection I Mastini- con il titolo Il sangue dell’orchidea, tradotto da Giovanni Viganò. E’ difficile che gli appassionati non l’abbiano già letto o visto nella trasposizione cinematografica di Patrice Chereau, con protagonista una luminosa Charlotte Rampling, ma a chi fosse sfuggito è un’occasione davvero da non perdere per recuperarlo in una traduzione riveduta e corretta.
Marc era convinto che ce l’avessi proprio con lui per l’imprecisato numero di tonnellate di veleni riversatosi nel fiume. Certo, lì per lì avevo avuto uno scatto. Come chiunque altro. Ma l’indomani mattina ero tornato al lavoro alla Camex- Largaud. Come qualunque abitante di Hénochville. Una piccola arrabbiatura che non esplodeva, anzi andava spegnendosi prima ancora di uscire di bocca. Quanto a me, se gli avevo dato”dell’assassino”era per ragioni vaghe, perse nei meandri dell’amicizia. Riguardo ai pesci morti, certo, lo ritenevo un assassino. Ma non meno di me o Thomas, non meno di un qualsiasi impiegato della Camex-Largaud, non meno del più piccolo negoziante della città. Tutto qui. Eravamo invischiati in questa situazione da talmente tanto tempo che preferivamo non pensarci.




























