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:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il quarto appuntamento col commissario Ricciardi: Il giorno dei morti di Maurizio de Giovanni

13 febbraio 2021

Avevo quella storia da tempo, da prima de “Il posto di ognuno”. Non me l’ero sentita di scriverla, avevo un sacco di remore personali. Per anni ero stato un papà single, stretto dal terrore che a uno dei miei piccoli succedesse qualcosa e che non me ne accorgessi in tempo, notti insonni e giornate col batticuore, così teneri e indifesi in un mondo terribile. La paura di ogni papà amplificata dall’enorme responsabilità della solitudine. Poi però mi chiamò Einaudi, e quindi quello sarebbe stato l’ultimo romanzo per Fandango, che aveva creduto così tanto in me. Glielo dovevo, l’avevo pensata in quel periodo, non era gusto conservarla per altri. Avrei scritto questa storia come regalo di addio. Cominciai. Avevo paura, dovevo maneggiare il peggior sentimento che esista: avrei dovuto difendermi. Così feci in modo che questo bambino, Tettè, avesse una vita così infame e indegna che la sua morte fosse in realtà una liberazione. La balbuzie, il bullismo dei compagni, i maltrattamenti degli adulti. E poi la pioggia, incessante e fredda, i geloni ai piedi nudi, la fame, i topi e i parassiti. Tutto. Andò bene, fino al capitolo 31 (il numero dell’anno che raccontavo, come un messaggio, come un presagio). Me lo ritrovai che correva, sotto la pioggia, col suo cagnolino, l’unico amico che aveva. Lo sentivo alzare schizzi d’acqua sollevando l’ira dei passanti, aveva fatto tardi, doveva andare dal losco commerciante presso il quale lavorava, un’altra giornata infame di una vita infame. Eppure, in quel preciso momento, mi resi conto che il piccolo Diotallevi Matteo, il mio minuscolo Tettè, era felice. Aggrappato a quella vita triste e dolorosa, difficile e rognosa, ma l’unica che aveva, era felice. Assurdamente, incongruamente felice. Ed era morto. E a ucciderlo ero stato io, che lo avevo fatto nascere. Io. Finire il romanzo fu la fatica più enorme e straziante di tutta la mia esistenza. Quando terminai mi alzai dal computer come se la tastiera fosse rovente, e in qualche modo lo era. Non riuscii a guardare lo schermo per una settimana. Piango ancora per il mio piccolo Tettè. Non riesco nemmeno a chiedergli perdono, per avergli dato e tolto una vita minuscola e fatta di cose brutte, e tuttavia bellissima. Non ho più letto il romanzo, non posso. È imperfetto, ha il fiato spezzato ed è costruito male, e tuttavia ancora c’è chi dice sia il mio migliore. Non lo so. So che non riesco a prenderlo tra le mani, quando me lo portano per una dedica, senza sentire una fitta al cuore.”Il quarto appuntamento col commissario Ricciardi”, per voi. Per me “Il giorno dei morti”, la cosa più terribile che abbia mai scritto. E, come dice Bambinella, un fiore sulla bara di Tettè da parte di chi lo ha generato e ucciso.

:: Un’intervista con Diana Johnstone

12 febbraio 2021

Bentornata Mrs. Johnstone su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista. L’era Trump si è conclusa con i disordini di Capitol Hill. Anche se non c’è stata una vera guerra civile, è anche dovuto al fatto che hanno isolato Trump e chiuso il suo accesso ai social network? Il loro potere è così grande adesso?

DJ. Vorrei iniziare dicendo questo. Dalla caduta di Richard Nixon, il ruolo di un presidente degli Stati Uniti è diventato fondamentalmente quello di un venditore che ottiene il sostegno pubblico per le politiche originate dal complesso militare-industriale, Wall Street e varie potenti lobby, tutte che mirano a promuovere l’egemonia globale degli Stati Uniti. L’elezione del tutto inaspettata di Donald Trump nel 2016 è stata un incidente sorprendente che i veri governanti degli Stati Uniti hanno stabilito che non dovesse mai più accadere. Durante la sua presidenza, i media mainstream hanno ritratto Trump come un mostro orribile. Per mobilitare la sinistra, i Democratici lo hanno accusato di tutti i crimini di Identity Politics – sessismo, razzismo, anti-LGBTQ – culminati nella presunta minaccia dei violenti Suprematisti bianchi di prendere il potere.
Il massiccio passaggio alle votazioni per corrispondenza per le elezioni del 2020, i ritardi e le stranezze in vari seggi elettorali erano destinati a destare sospetti, soprattutto quando l’establishment aveva chiaramente deciso in anticipo che Biden doveva vincere. I sospetti di frode di Trump sono stati apertamente interpretati dall’establishment come prova che fosse un aspirante “dittatore”. Non avrebbe dovuto essere affatto sorprendente che i sostenitori di Trump abbiano preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio per esprimere la loro indignazione per quella che credevano fosse un’elezione rubata. Le folle di invasori non avevano alcun piano, nessuna organizzazione e il principale atto di violenza è stata la fatale uccisione di una manifestante disarmata, una giovane madre e veterana dell’aeronautica. Denunciare questo evento confuso come una “insurrezione” ha permesso alla leadership democratica di bollare Trump e i suoi sostenitori come nemici della repubblica e “terroristi domestici”, un modo molto gradito per squalificarli politicamente.
I social media sono direttamente collegati allo stato di sicurezza. Dopo diversi anni passati a sviluppare un quasi monopolio della comunicazione interpersonale, FaceBook e Twitter sono in una posizione di forza per mettere a tacere chiunque scelgano. L’opinione dissidente viene sempre più messa a tacere, a cominciare dallo stesso ex presidente Trump.

Welcome back Mrs. Johnstone on Liberi di Scrivere and thank you for accepting this new interview. The Trump era ended with the Capitol Hill Riots. Even if there was no a real civil war, is it also due to the fact that they isolated Trump, and closed his access to social networks? Is their power so great now?

DJ. Let me start by saying this. Ever since the fall of Richard Nixon, the role of a U.S. President has basically become that of a sales person gaining public support for policies originating with the military-industrial complex, Wall Street and various powerful lobbies, all promoting US Global Hegemony. The totally unexpected election of Donald Trump in 2016 was an astonishing accident that the real rulers of the United States determined must never again be allowed to happen. Throughout his presidency, mainstream media portrayed Trump as a horrific monster. To mobilize the left, the Democrats accused him of all the Identity Politics crimes – sexism, racism, anti-LGBTQ – culminating in the alleged threat by violent White Supremacists to seize power.
The massive shift to mail-in ballots for the 2020 election, the delays and oddities in various polling stations, were bound to arouse suspicion, especially when the establishment had clearly decided in advance that Biden must win. Trump’s suspicions of fraud were loudly interpreted by the establishment as evidence that he was an aspiring “dictator”. It should not have been one bit surprising that Trump supporters stormed the Capitol on January 6 to express their indignation at what they believed was a stolen election. The invading crowds had no plan, no organization, and the principal act of violence was the fatal shooting of an unarmed woman protester, a young mother and Air Force veteran. Denouncing this confused event as an “insurrection” enabled the Democratic leadership to brand Trump and his supporters as enemies of the republic and “domestic terrorists”, a very welcome way to disqualify them politically.
The social media are directly linked to the security state. After several years of developing a near monopoly of interpersonal communication, FaceBook and Twitter are in a position of force to silence whomever they choose. Dissident opinion is being increasingly silenced, starting with former President Trump himself.

Trump è uscito momentaneamente dal ring, metaforicamente, ma non il Trumpismo, che riflette il vero sentimento di molti americani (insomma, Trump non ha inventato nulla). Che ruolo giocherà il Trumpismo, secondo lei, negli anni futuri?

DJ. Non sono sicura di cosa sia il trumpismo. Trump ha raccolto un seguito personale principalmente NON essendo come l’establishment politico. Il suo sostegno è più viscerale che programmatico. Non rispettava il codice vocale “politicamente corretto”. La sua opposizione all’immigrazione di massa gli è valsa la reputazione di razzista, ma sicuramente ha anche ottenuto sostegno. Il suo principale tema politico era combattere la delocalizzazione e favorire l’economia interna rispetto alla globalizzazione, ma non lo ha articolato chiaramente né è riuscito a realizzare un tale cambiamento in modo efficace. Inizialmente sembrava voler migliorare le relazioni con la Russia e persino la Corea del Nord, ma questi desideri sono stati sistematicamente sabotati. È stato sviato verso il sostegno a tutto campo per Israele e l’estrema ostilità verso Cina, Iran e Venezuela.
Trump non ha mai avuto una chiara bussola politica. Non ha mai avuto nemmeno una squadra leale di aiutanti competenti ed è finito per essere circondato da nemici. Certamente, un’efficace opposizione all’establishment esistente ha bisogno di un leader molto più coerente di Trump. Un tale leader potrebbe essere migliore – o molto peggio, a seconda di quale direzione politica viene presa contro l’establishment.

Trump momentarily stepped out of the ring, metaphorically, but not Trumpism, which reflects the true feeling of many Americans (in short, Trump did not invent anything). What role will Trumpism play, in your opinion, in future years?

DJ. I’m not sure what Trumpism is. Trump gathered a personal following mainly by NOT being like the political establishment. His support is more visceral than programmatic. He didn’t respect the “politically correct” speech code. His opposition to mass immigration earned him the reputation of racism, but surely also gained support. His main policy theme was to combat delocalization and favor the domestic economy over globalization, but he neither articulated this clearly nor managed to accomplish such a shift effectively. He initially appeared to want to improve relations with Russia and even North Korea, but these wishes were systematically sabotaged. He got sidetracked into all-out support for Israel and extreme hostility toward China, Iran and Venezuela.
Trump never had a clear policy compass. He never even had a loyal team of competent aides and ended up being surrounded by enemies. Certainly, an effective opposition to the existing establishment needs a much more coherent leader than Trump. Such a leader might be better – or much worse, depending on which policy direction is taken against the establishment.

Quindi Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Cattolico, bianco, democratico, forse anziano ma con una vicepresidente donna molto determinata. Kamala Harris è la vera sorpresa di queste elezioni? Pensi che sarà in grado di esercitare un potere reale?

DJ. Non sorprende che la candidata alla vicepresidenza di Biden fosse una “donna di colore”. Ciò era necessario per accordarsi con la politica dell’identità del Partito Democratico. Kamala Harris ha ottenuto pochi voti alle primarie ed è stata ovviamente scelta dai leader del Partito per il suo aspetto e il suo conformismo. La sua personalità di procuratore dello Stato della California era autoritaria e il suo background indiano di casta superiore poteva essere considerato utile per sviluppare un’alleanza anti-cinese con l’India. Il team Biden-Harris è un puro anti-Trump: due ambiziosi politici di carriera su cui si può fare affidamento per perseguire l’agenda imperiale neoliberista.

So Biden is the new President of United States of America. Catholic, white, democratic, perhaps elderly but with a very determined female vice president. Is Kamala Harris the real surprise of this election? Do you think she will be able to exercise real power?

DJ. No surprise that Biden’s Vice Presidential candidate was a “woman of color”. This was required to accord with Democratic Party identity politics. Kamala Harris won few votes in the primaries and was obviously chosen by Party leaders for her looks and her conformism. Her personality as California State prosecutor was authoritarian and her upper caste Indian background might be considered useful for developing an anti-Chinese alliance with India. The Biden-Harris team is pure anti-Trump: two ambitious career politicians who can be relied on to pursue the neoliberal Imperial agenda.

Come ti sei sentita ascoltando il discorso di inaugurazione di Biden? Gli hai dato fiducia?

DJ. Confido che Biden sarà cattivo come sembra: afferma aggressivamente l’eccezionalismo americano, riportando l’America come “la forza trainante del bene nel mondo”. Ciò significa bullizzare e punire altre nazioni per non essere abbastanza buone, perseguendo l’egemonia globale con tutti i mezzi possibili.
Biden ha parlato di promuovere l’unità nazionale, ma ha anche promesso di affrontare e sconfiggere “razzismo, nativismo, estremismo politico, supremazia bianca, terrorismo interno”, che sono tutti termini che usa per denigrare l’opposizione come malvagia e persino criminale.
Ha promesso di ottenere la “giustizia razziale”. Nel vocabolario del Partito Democratico, il termine ha sostituito la giustizia sociale. Ma l’uno senza l’altro non ha senso.

How did you feel listening to Biden’s inauguration speech? Did you trust him?

DJ. I trust Biden to be just as bad as he sounds: aggressively asserting American exceptionalism, restoring America as “the leading force for good in the world”. This means bullying and punishing other nations for not being good enough, pursuing global hegemony by all means possible.
Biden spoke of promoting national unity, but he also promised to confront and defeat “racism, nativism, political extremism, white supremacy, domestic terrorism”, which are all terms he uses to disparage the opposition as wicked and even criminal.
He promised to achieve “racial justice”. In the Democratic Party vocabulary, the term has replaced social justice. But one without the other does not make sense.

Sta per iniziare una nuova stagione di politica estera per l’America? Biden sarà più intrusivo di Trump?

DJ. Questo è un ritorno alla politica estera di Obama, ma mentre Obama occasionalmente ha mostrato una certa moderazione nell’uso del potere militare (in Siria nel 2013), Biden non mostra tali tendenze. Biden ha costantemente sostenuto ogni guerra aggressiva degli Stati Uniti, dall’Iraq alla Siria. Era in prima linea tra coloro che chiedevano il bombardamento NATO della Serbia e l’imperdonabile distruzione della Libia. La sua ostilità ottusa nei confronti della Russia è rafforzata dal rapporto scandalosamente proficuo di suo figlio con l’Ucraina, uno scandalo che i media statunitensi hanno sistematicamente represso.

Is a new season of foreign policy beginning for America? Will Biden be more intrusive than Trump?

DJ. This is a return to the Obama foreign policy, but whereas Obama occasionally showed some restraint in use of military power (in Syria in 2013), Biden displays no such tendencies. Biden has consistently supported every aggressive US war, from Iraq to Syria. He was in the forefront of those calling for the NATO bombing of Serbia and the unpardonable destruction of Libya. His narrow-minded hostility to Russia is enforced by his son’s scandalously profitable relationship with Ukraine – a scandal that US media systematically repressed.

Pensi che ci sarà un legame stretto o almeno privilegiato tra l’amministrazione Biden e il Vaticano?

DJ. Questa domanda mi sorprende. Se prendi in parola Papa Francesco, parla negativamente del capitalismo e della guerra, non esattamente dei valori morali dell’amministrazione Biden. Certamente l’ostentata pietà cattolica di Biden non si estende a questioni sociali come l’aborto e non vedo il Vaticano condividere il suo entusiasmo per la transessualità. Potrebbero esserci convergenze geopolitiche che non riesco a vedere. Ho avuto la tendenza a vedere il cattolicesimo di Biden come un segnale di virtù e un segno di origine etnica irlandese.

Do you think there will be a close or at least a privileged link between the Biden Administration and the Vatican?

DJ. This question surprises me. If you take Pope Francis at his word, he speaks negatively of capitalism and of war, not exactly the moral values of the Biden administration. Certainly Biden’s ostentatious Catholic piety does not extend to societal issues such as abortion and I don’t see the Vatican sharing his enthusiasm for trans-sexuality. There may be geopolitical convergences which I fail to see. I have tended to view Biden’s Catholicism as a virtue signal and mark of ethnic Irish origin.

Ciò che preoccupa ora è la Russia, con i suoi fenomeni di strada e l’arresto e la condanna di un oppositore di Putin, che sembra avere molto appoggio in Occidente. Perché pensi che sia tornato in Russia, se ha apertamente accusato Putin di essere l’istigatore del suo avvelenamento?

DJ. Siamo in un periodo di malcontento popolare in tutto il mondo e non c’è motivo per cui la Russia non dovrebbe avere la sua parte. La differenza è che gli Stati Uniti ei loro alleati della NATO sono attivamente coinvolti nel sostenere l’opposizione al presidente eletto della Russia, aggiungendo al contempo confusione accusando i russi di fare ciò che stanno facendo loro stessi. Non credo alla storia occidentale dell’avvelenamento di Alexei Navalny per il semplice motivo che la storia non ha senso, in molti modi. A mio avviso, questa è un’operazione di propaganda contro la leadership russa, e i noti legami di Navalny con Stati Uniti, Germania e Regno Unito indicano che sa cosa sta facendo come parte di questa operazione. Gli Stati Uniti vogliono apertamente sostituire Vladimir Putin con un altro Boris Eltsin, un leader debole che consentirebbe alle corporazioni occidentali di prendere il controllo delle risorse naturali della Russia e smantellare il suo potere militare. Navalny è stato condannato per alcune piccole truffe e non è stato punito eccessivamente, ma è un affare russo. Considerando il trattamento riservato a Julian Assange, l’ipocrisia delle potenze occidentali squalifica totalmente la loro tanto pubblicizzata preoccupazione per Navalny.

What is worrying now is Russia, with its street phenomena and the arrest and condemnation of an opponent of Putin, who seems to have a lot of support in the West. Why do you think he returned to Russia, if he openly accused Putin of being the instigator of his poisoning?

DJ. We are in a period of popular discontent all over the world, and no reason Russia should not have its share. The difference is that the United States and its NATO allies are actively involved in supporting opposition to Russia’s elected President, while adding to the confusion by accusing the Russians of doing what they are doing themselves. I do not believe the Western story of Alexei Navalny’s poisoning for the simple reason that the story makes no sense, in many ways. To my mind, this is a propaganda operation against the Russian leadership, and Navalny’s known links to the U.S., Germany and the UK indicate that he knows what he is doing as a part of this operation. The United States blatantly wants to replace Vladimir Putin with another Boris Yeltsin, a weak leader who would enable Western corporations to take control of Russia’s natural resources and dismantle its military power. Navalny has been convicted of some minor swindles and has not been excessively punished – but that is a Russian affair. Considering their treatment of Julian Assange, the hypocrisy of Western powers totally disqualifies their much-publicized concern for Navalny.

Russia e Unione Europea non troveranno mai un accordo? Ho letto che l’UE era interessata ai vaccini di Putin. Mi ero già posto questa domanda, ma alla luce dei nuovi sviluppi, come vede un post Putin?

DJ. Non vedo abbastanza avanti per un post-Putin. Non solo la Russia, ma il mondo è fortunato che al Cremlino ci sia un leader ragionevole, data tutta la pericolosa follia dell’Occidente. Con Putin e Lavrov a capo della politica estera russa, i leader statunitensi potrebbero costruire un mondo pacifico. Ma sono economicamente legati al loro complesso militare-industriale e psicologicamente legati al loro “eccezionalismo” come “faro sulla collina”. E per questo, hanno bisogno di nemici. Così trascinano con sé i loro servili alleati europei nella fantasia di un’eterna egemonia globale euro-atlantica basata su “valori” sempre più ridotti a vuoti slogan.
I russofobi strumentalizzano Navalny per cercare di sabotare il Nord Stream 2, cercando scuse moralistiche per antagonismi moralmente riprovevoli. Sarebbe un passo nella giusta direzione per l’UE rompere questa ostilità artificiale e cooperare con la Russia nella lotta al virus che sta sconvolgendo tutte le nostre vite.

Russia and the European Union will never find an agreement? I read that the EU was interested in Putin’s vaccines. I had already asked this question, but in light of the new developments, how do you see a post-Putin?

DJ. I do not see far enough ahead for a post-Putin. Not only Russia but the world is fortunate that there is a sensible leader in the Kremlin, given all the dangerous insanity in the West. With Putin and Lavrov in charge of Russian foreign policy, U.S. leaders could construct a peaceful world. But they are economically bound to their military-industrial complex and psychologically bound to their “exceptionalism” as “the beacon on the hill”. And for that, they need enemies. So they drag their subservient European allies along with them in the fantasy of eternal Euro-Atlantic global hegemony based on “values” that are increasingly reduced to empty slogans.
The Russophobes instrumentalize Navalny to try to sabotage the Nord Stream 2, seeking moralizing excuses for morally reprehensible antagonisms. It would be a step in the right direction for the EU to break from this artificial hostility and cooperate with Russia in combatting the virus that is disrupting all our lives.

Grazie per la disponibilità, speriamo di aver sensibilizzato i nostri lettori a questi problemi e di aver dato loro una visione più chiara. Come ultima domanda vorrei chiederti quali auspici desideri per il futuro?

DJ. Ho desiderato la stessa cosa per decenni: che gli europei guardassero il mondo da soli e si liberassero dall’occupazione militare statunitense e dall’infatuazione ideologica. Senza il supporto dei satelliti europei per le fantasie globali statunitensi, gli americani avrebbero la possibilità di sviluppare un atteggiamento realistico nei confronti del mondo.

Thanks for your availability, we hope to have made our readers aware of these issues and have given them a clearer vision. As a last question I would ask you what auspices do you wish for the future?

DJ. I’ve been wishing the same thing for decades: that Europeans would look at the world for themselves and liberate themselves from U.S. military occupation and ideological infatuation. Without the support of European satellites for U.S. global fantasies, Americans would have a chance of developing a realistic attitude toward the world.

Diana Johnstone, 8 February 2021

:: Jean-Claude Carrière (Colombières-sur-Orb, 17 settembre 1931 – Parigi, 8 febbraio 2021)

9 febbraio 2021
Credit:Jean-Philippe BALTEL/SIPA/1902041441

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il terzo appuntamento col commissario Ricciardi: Il posto di ognuno di Maurizio de Giovanni

8 febbraio 2021

Avevo scritto inverno e primavera, e questo aveva fatto immaginare al nuovo editore (Domenico Procacci di Fandango) un progetto sulle quattro stagioni, che io avevo finto di avere in mente dall’inizio (avrei detto qualsiasi cosa, comprendetemi). Quindi, adesso toccava all’estate. All’epoca scrivevo durante le ferie, quindi per una volta estate era fuori ed estate era nel mondo di Ricciardi. Pensai per la prima volta, e successivamente mi sono sempre attenuto a questo principio, che un romanzo dovesse avere come un quadro una tinta di fondo: un sentimento base, una nota iniziale sulla quale declinare tutte le storie. Che fosse in sostanziale sintonia col clima, con l’aria esterna, per favorire e velocizzare il processo di immedesimazione del lettore. Scelsi la gelosia. La gelosia è torrida, disperata. Riempie la mente, il cuore, è come una sofferenza sorda e costante. Toglie la voglia di vivere, non ti fa pensare ad altro. Dilata il tempo e lo spazio, ogni minuto dura un’ora, ogni giorno un mese e ogni centimentro di distanza è un chilometro. La gelosia ottunde e avvolge, rende difficile ogni gesto, impossibile ogni passo. La gelosia è la più estiva delle ossessioni. Così Ricciardi vede Enrica con un altro, Enrica vede Ricciardi con un’altra e i loro cuori non respirano più. Maione vede Lucia sorridere a un altro, Lucia vede Maione soprappensiero e i loro cuori non respirano più. E così la storia della bella duchessa Musso di Camparino, vedova col marito ancora vivo; e Achille ed Ettore, come nell’Iliade ma non da nemici; e tutti i personaggi attorno a loro, sospesi in questa aberrazione dell’amore che rende furiosi come il caldo terribile dell’estate del 1931, in cui nessuno, proprio nessuno, sa qual è il suo posto. “Il terzo appuntamento col commissario Ricciardi”, per voi. Per me è e sarà sempre “Il posto di ognuno”. Il romanzo dell’estate e della gelosia.

:: Un’intervista con Amalia Frontali & Rebecca Quasi, autrici di “Centro”

7 febbraio 2021

Benvenute su Liberi di scrivere, siete le vincitrici dell’undicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e fatto conoscere libri interessanti magari anche non molto noti. Il mio premio è nato per questo, per dare visibilità ad autori e autrici meritevoli, per cui sono felice che siate qui. Parlateci di voi, dei vostri studi, del vostro lavoro, della vostra infanzia.

R: Sono una signora di mezza età, di vero lavoro faccio la maestra di scuola primaria e, durante la mia infanzia, ho avuto il privilegio di crescere con un nonno che ha fatto della narrazione il nostro principale sistema di comunicazione.

A: Ho la stessa età di Rebecca (ma mi rifiuto di dichiarare che sia mezza età), e ho avuto un’infanzia fantastica, immersa nei libri, visto che entrambi i miei genitori erano lettori fortissimi. Lavoro in ufficio, in ambito informatico, un lavoro con poca poesia, che però ha il gran pregio di non essere affatto noioso.

C’è da dire che comunque il vostro libro “Centro” è anche stato finalista al Premio Letterario Amazon Storyteller. Raccontateci come è andata.

R: Quando abbiamo terminato “Centro” casualmente erano aperte le candidature a Storyteller. “Che facciamo, partecipiamo?” ci siamo dette. Perché no? Lo abbiamo iscritto e non sappiamo bene com’è che è arrivato in finale.
E’ un romanzo che non appartiene, a mio parere, a una categoria precisa. l’accanimento nel definire ‘i sintomi’ dei vari generi e categorie mi lascia sempre molto perplessa. Mi piace pensare che “Centro” sia piaciuto perché appunto è difficile collocarlo con precisione.

A: L’emozione prevalente nello scoprire che era arrivato in finale è stata lo stupore. E’ un romanzo particolare, non ci aspettavamo davvero che attirasse l’attenzione. L’esperienza Storyteller nel complesso è stata molto divertente.

“Centro” è il primo libro che scrivete insieme? Come è nata questa collaborazione artistica?

R: A costo di sembrare ripetitiva, anche questo è accaduto per caso.
Ho amato moltissimo la saga epistolare che Amalia ha scritto a quattro mani con Amaryllis. La Saga della Sposa in 4 volumi, ha abitato la mia fantasia durante l’estate del 2019.
Quando Amalia mi ha proposto di scrivere qualcosa insieme, cosa che non avevo mai fatto, mi sono sentita lusingata ma anche impaurita, tuttavia, poichè il nostro motto è “vediamo come viene”, ho ritenuto di poter rischiare.

A: Be’ non proprio “per caso”. Dopo la lettura di “Dita come farfalle”, uno dei romance regency di Rebecca, mi ero ripromessa di conoscere l’autrice, tanto lo avevo apprezzato (il che non è frequente, sono un po’ sofistica sulle ambientazioni nella reggenza). Amo scrivere a quattro mani, la considero un’esperienza stupenda di condivisione, così quando alla fine ci siamo conosciute (si scrive conoscere e si legge abbordare online) le ho proposto un tentativo. Per lei era un salto nel vuoto, ma ho scoperto che Rebecca è una che ha il coraggio di saltare.

È un testo autoprodotto, vero? Avete ricevuto anche proposte editoriali tradizionali da editori? C’è qualcuno che volete ringraziare, che vi ha fatte incontrare?

R: Il libro è autoprodotto. Al momento non abbiamo ricevuto nessuna proposta da editori tradizionali. Il nostro incontro è avvenuto tramite i nostri libri, ci siamo lette a vicenda e ci siamo piaciute, prima come autrici e poi come persone.

A: Va detto che il self-publishing è uno strumento che entrambe amiamo molto. E’ perfetto per la scrittura amatoriale, perché consente di arrivare alla pubblicazione senza dover rendere conto a nessuno di tempi, modi, scelte. Questa è esattamente la filosofia con cui collaboriamo: divertirci senza nessun vincolo.

Avete ricevuto proposte di tradurlo in qualche lingua straniera? Avete progetti in merito?

R: Al momento non ci è stata fatta nessuna proposta per la traduzione del romanzo, devo dire che l’idea, però mi piacerebbe moltissimo, così come mi piacerebbe che diventasse un audiolibro.

A: Mi associo. A dire il vero mi piacerebbe anche moltissimo vederlo trasposto sullo schermo.

Di cosa parla il vostro libro? Quali sono i personaggi principali?

A: “Centro” parla di due atleti, uno schermidore e un’arciera, che gareggiano alle Olimpiadi di Londra del 1908, dove si conoscono e si innamorano, con la consapevolezza che la loro avventura debba in breve tempo terminare con una separazione. Il destino li farà rincontrare sei anni dopo, in una Vienna alle soglie della guerra, dove tutti i nodi verranno al pettine.

R: “Accordi”, il nostro nuovo romanzo, che uscirà il mese prossimo, racconta la storia di un matrimonio aristocratico nell’alta nobiltà, contratto secondo le consuetudini dell’epoca ma che le circostanze e i ‘contraenti’ muteranno in una storia d’amore. I protagonisti di “Accordi” sono personaggi secondari in “Centro”.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtà? Essendo un romanzo storico so che avete fatto molte ricerche, ma in alcuni punti avete come dire preso delle licenze poetiche, non è vero?

A: In molti punti, direi che è pieno di licenze. Abbiamo cercato di ricostruire più che altro le atmosfere della belle epoque, sospese su un mondo in equilibrio instabile fra la tradizione e la modernità. Anche i personaggi incarnano questo contrasto, con il rispettivo vissuto. La parte storica legata alle Olimpiadi (che sono molto ben documentate anche online) è piuttosto fedele per quanto riguarda luoghi, tempi e modi, ma i personaggi storici li abbiamo “presi in prestito” offrendo loro destini più clementi di quelli che la storia gli ha riservato. Anche per questo abbiamo inserito un paragrafo di note storiche e di scuse ai personaggi, per le libertà che ci siamo concesse.
Per la cornice storica abbiamo più che altro giocato sui piccoli dettagli, per cercare di trasmettere in modo realistico l’ambientazione.
In che genere può essere collocato? Ne segue le regole principali, o è innovativo e un po’ si discosta?

R: Non credo che “Centro” sia ligio alle regole di collocamento. E’ rosa, ma non rosa rosa. E’ storico ed è anche uno sport-romance. E’ sicuramente una storia d’amore e ha l’intento di mostrare come eventi che non possiamo controllare, influenzino la vita delle persone.

Che accoglienza avete avuto dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

R: In generale l’accoglienza è stata positiva. Come è naturale qualcuno non ha apprezzato il romanzo, alcune critiche le ho trovate molto pertinenti e costruttive. Personalmente sono molto grata a “Centro”, scrivere con un’altra persona, avere un confronto continuo su trama, personaggi, dettagli e sfumature, l’ho trovato molto formativo. E’ assai diverso discutere di una storia ‘strada facendo’ rispetto ad avere un confronto finale con beta readers, editor e blogger.

A: Se parliamo di numeri, non è un romanzo che abbia scalato le classifiche, forse anche a causa della sua atipicità, come si diceva. Ha però ricevuto diversi riscontri positivi, ottime critiche costruttive e soprattutto ci ha permesso di conoscerci, divertirci e far sbocciare un’amicizia, risultato che personalmente considero impagabile.

Quali sono i vostri autori preferiti? Che genere di libri amate di più leggere?

R: Leggo di tutto a parte l’horror. Tra i miei autori preferiti ci sono J. Austen, A. Trollope, E. Wharton, E. Von Arnim. Tra i contemporanei A. Tyler.

A: Sono piuttosto eclettica, l’unico tipo di romanzi che non leggo sono quelli sulle malattie e la disabilità, tipo cancer books e ho qualche riserva sullo spionaggio. Tra i miei autori preferiti posso citare Austen, Wharton, Zweig, Durrenmatt. Più recenti McMaster, McEwan, Ng.

Infine, ringraziandovi della disponibilità, l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

R: Non abbiamo materialmente iniziato nulla di nuovo, ma abbiamo diverse idee in cantiere. Senz’altro completeremo la serie “Belle Epoque” con un terzo romanzo che narrerà le vicende di Ernest, comparso in “Centro”.

A: L’unica certezza è che non abbiamo nessuna intenzione di interrompere la collaborazione, ci siamo divertite troppo.

:: I passi di mia madre – La ricerca di un amore mancato di Elena Mearini (Morellini Editore 2021) a cura di Natalina Saporito

6 febbraio 2021

“Ci sono giorni in cui mi alzo dal letto e incomincio a fare le cose senza una ragione, mi muovo solo per ricordarmi che esisto oppure per dimenticarmene, non l’ho ancora capito”.

Queste sono le parole d’esordio della protagonista dell’ultimo romanzo della scrittrice milanese Elena Mearini, I passi di mia madre, edito da Morellini, alla quale Mearini, con arte magistrale, presta la sua penna per raccontare di sé e della ricerca di un Amore mancato, quell’amore che ha stipato i suoi quarant’anni nel corpo di una dodicenne.

Agata, questo il suo nome, è un editor milanese, vive e legge tante vite ma attorno alla sua orbitano quella di suo padre e, in un rapporto di luci e ombre, quelle di Marco e Samuele.

Indossa le scarpe della mancanza – Agata – ci cammina dentro da una vita e l’angoscia di questo vuoto che la spinge alla ricerca non si evince tanto dal ritmo narrativo quanto dalla sua struttura itinerante nel tempo e nello spazio. Agata racconta la sua storia in un’altalena fatta di passato e presente, andate e ritorni, fermate e partenze e alla sua intreccia quella di Lucia, la madre, di cui immagina l’esistenza in quasi trent’anni di assenza, partendo da Dio. Così i dodici capitoli di questo romanzo diventano tappe delle stazioni di Cristo per giungere alla resurrezione eterna.

Voglio che tu senta la mia voce. Ti voglio bene, mamma” con queste parole Agata giunge alla fine del suo calvario, porge il segno della pace al mondo e la resa dei conti a sé; smette di sentirsi donna nel corpo di un’adolescente e impara ad amare coloro che si svelano nella presenza e chissà forse a viversi in una nuova dimensione.  

Con questo romanzo Elena Mearini, ancora una volta, come in molti lavori precedenti, affonda la sua penna in storie famigliari fatte più di mancanze che di carne. Ancora una volta ci avvicina al mondo femminile così com’è stato con Vera, in 360° di rabbia, Serena, in Undicesimo comandamento, e Bianca, in Bianca da Morire. E ancora una volta, attraverso uno stile narrativo – fatto di metafore, similitudini, analessi, simbolismi e di un tono accorato ma con ritmo meno serrato – Mearini ci consegna vite imperfette, “siamo il risultato di più errori, viviamo per correggerci”, incastrate perfettamente nella trama dei suoi romanzi.

Elena Mearini: si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo, 360° di rabbia (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Mancini-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio speciale Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia Mancini-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editori) e firma due raccolte di poesia: Dilemma di una bottiglia (Forme Libere editore) e Per silenzio e voce (Marco Saya editore). Nel 2016 esce Bianca da morire (Cairo editore), selezionato al premio Campiello e, sempre per Cairo editore, pubblica anche È stato breve il nostro lungo viaggio, selezionato per lo Strega nel 2018 e finalista nella cinquina per lo Scerbanenco. Nel 2019 ha pubblicato per Perrone editore Felice all’infinito e curato l’antologia: Tra uomini e Dei, storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport per Morellini editori ed è presente in diverse antologie di narrativa, tra cui Lettere alla madre e Lettere al padre, Morellini editore.

Source: libro del recensore.

:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il secondo appuntamento col commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni

6 febbraio 2021

Avevo scritto un solo romanzo, “Il senso del dolore”, e lo avevo scritto per caso, sulla base di una richiesta di un’agente letteraria che aveva letto il famoso racconto vincitore del concorso su L’Europeo. Lo avevo scritto in vacanza, in quindici giorni, con la mia meravigliosa mamma che mi raccontava di quel tempo, unica fonte storica a mia disposizione. Il romanzo era stato pubblicato da una piccola casa editrice, Graus di Napoli, ed era andato benissimo (proporzionalmente, ovvio). Una copia era stata letta da Francesco Pinto, direttore del centro di produzione Rai di Napoli, al quale, manco a dirlo, devo tutto questo casino.
Be’, Francesco mi chiama e mi dice: bello, ‘sto romanzo. Voglio farlo leggere a un mio amico, editore importante: ma è edito, quindi non penso che lo pubblicherà. Tu avrai certamente il seguito, no?
Io naturalmente non avevo alcun seguito, né mai avrei pensato di scrivere ancora, alla mia età. Lo sfizio di pubblicare me l’ero tolto, avevo comprato tot copie per gli amici e i parenti, bastava così. Ma Pinto era stato così perentorio che non ebbi il coraggio di dirgli di no.
“Il secondo appuntamento col commissario Ricciardi”.
Siccome “Il senso del dolore”, che all’epoca si chiamava “Le lacrime del pagliaccio” (titolo che è ancora secondo me migliore, ma lo penso solo io), aveva ricevuto molti complimenti per l’ambientazione invernale, decisi di ambientare questo successivo in primavera. Non avevo una storia, non avevo fonti, non avevo niente. Mi misi al portatile, a casa di mia madre, e immaginai una bella gentile primavera che danzando per le strade perfidamente illudeva che tutto fosse bello, che tutto andasse bene.
E invece.
Fu la prima volta che sperimentai la magia. Quell’incredibile chimica che fa muovere i personaggi nel loro ambiente per conto loro, secondo quello che gli dai da fare e secondo le caratteristiche che gli imponi ma in maniera assolutamente indipendente da te.
La primavera immaginaria mi raccontò una storia incredibile, con dei personaggi meravigliosi che io riuscii a rendere, secondo me, per non oltre il trenta per cento dell’intensità e dello spessore che avevo in testa, e nel cuore.
“Il secondo appuntamento col commissario Ricciardi”, per voi.
Per me resterà per sempre “La condanna del sangue”. Una delle storie più belle che Ricciardi mi abbia mai raccontato.

:: Un’intervista con John Woods autore di Lady Chevy, a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2021

Ho trovato impressionante leggere Lady Chevy due settimane dopo gli incidenti di Capitol Hill. Cosa ne pensi di quello che è successo?

Grazie. Penso che LADY CHEVY sia un romanzo importante per il nostro momento attuale negli Stati Uniti. In molti modi, aiuta a illustrare come siamo arrivati ​​a questo punto.
Sono profondamente addolorato per l’assalto al nostro Campidoglio, ma non sono affatto sorpreso. Durante l’era Bush/Cheney, sono diventato un pessimista apolitico. Ho lasciato andare molti miti americani. Per anni ho sentito che siamo una nazione in crisi sociale, economica, ambientale e politica. Le nostre istituzioni si sono guadagnate la nostra sfiducia. La pandemia ha acuito tutte queste tensioni, ha rivelato la terribile fragilità del nostro sistema. Nonostante le differenze, credo che molti americani di ogni provenienza stiano soffrendo e condividiamo la stessa paura di un futuro incerto. Ma la rabbia che divide sembra essere l’emozione dominante e infestante. I legami civili si stanno erodendo. L’empatia sta morendo. Venendo dall’Appalachian Ohio, è mia percezione che Trump abbia attinto a un sottoinsieme di questo dolore e paura, abbia manipolato questa rabbia e poi l’abbia usata come arma contro i valori democratici. L’attacco al nostro Campidoglio incarna questo.
Cerco di essere fiducioso, ma rimango sopraffatto dalla paura per il futuro dell’America.

I found it impressive to read Lady Chevy two weeks after the Capitol Hill incidents. What do you think about what happened?

Thank you. I feel LADY CHEVY is a relevant novel for our current moment in The United States. In many ways, it helps illustrate how we reached this point.
I am deeply saddened by the assault on our Capitol, but I am not at all surprised. During the Bush / Cheney era, I became an apolitical pessimist. I let go of many American myths. For years, I have felt we are a nation in social, economic, environmental, and political crisis. Our institutions have earned our distrust. The pandemic has heightened all of these tensions, revealed the dire fragility of our system. Despite any differences, I believe many Americans of all backgrounds are hurting, and we share the same fear of an uncertain future. But divisive anger seems to be the dominant, festering emotion. Civil bonds are becoming untethered. Empathy is dying. Coming from Appalachian Ohio, it is my perception that Trump tapped into a subset of this pain and fear, manipulated this anger, and then weaponized it against democratic values. The attack on our Capitol epitomizes this.
I try to be hopeful, but I remain overcome with dread for America’s future.

Vedi Tom, lo zio di Amy, irrompere in Campidoglio, insieme agli altri rivoltosi? Avrebbe interpretato l’azione come il segnale di qualcosa che sta per iniziare o avrebbe prevalso il suo estremo individualismo?

Penso che Tom sosterrebbe i sentimenti dei rivoltosi, ma mi è difficile immaginarlo lì, mentre prende parte a un caotico tentativo di prendere il potere per conto di Trump. Mi piace sperare che la bontà in lui possa prevalere e che non si farebbe mai coinvolgere nella violenza politica. Ma temo anche che se persone come Tom si coordinassero seriamente con forze di polizia e militari che la pensano allo stesso modo, i risultati avrebbero un successo disastroso. Penso che Tom interpreterebbe quanto accaduto al Campidoglio come un atto di nazionalismo bianco, e lo vedrebbe come un’ulteriore prova che l’esperimento democratico americano sta fallendo. Indipendentemente dalla sua partecipazione, avrebbe visto l’attacco al Campidoglio come un segno di ulteriori violenze a venire. Come dice ad Amy, “Questo impero sta crollando”.

Do you see Tom, Amy’s uncle, breaking into the Capitol, along with the other rioters? Would he have interpreted the action as the signal of something that is about to begin or would his extreme individualism prevail?

I think Tom would support the sentiments of the rioters, but I have a hard time picturing him there, taking part in a chaotic attempt to seize power on Trump’s behalf. I like to hope the goodness in him would prevail, and he would never engage in political violence. But I also fear that if people like Tom were to seriously coordinate with like-minded police and military forces, the results would be disastrously successful. I think Tom would interpret what happened at the Capitol as an act of white nationalism, and he would see it as further proof that America’s democratic experiment is failing. Regardless of his participation, he would see the attack on the Capitol as a sign of more violence to come. As he tells Amy, “This empire is collapsing.”

Consideri il tuo romanzo un noir? Mi sembra che si discosti molto velocemente dal genere, utilizzando alcuni codici linguistici ma in funzione di una definizione più precisa dei personaggi.

Penso che la mia scrittura sia difficile da classificare, al di fuori del termine poco chiaro “narrativa letteraria”. Ma mi piace lavorare all’interno delle forme del genere, sovvertendo aspettative e tropi confortevoli. Per me, LADY CHEVY esiste all’incrocio tra i generi Noir e Horror.

Do you consider your novel a noir? It seems to me that it diverges very quickly from the genre, using some linguistic codes but in function of a more precise definition of the characters.

I think my writing is difficult to categorize, outside the unclear term “Literary Fiction.” But I enjoy working within the forms of genre, while subverting comfortable expectations and tropes. For me, LADY CHEVY exists at the intersection of the Noir and Horror genres.

Ho trovato straordinario il capitolo verso la fine in cui Amy fa jogging ed elenca lo spargimento di sangue della contea. Una piccola, martellante poesia in prosa all’interno del romanzo. Sei anche un lettore di poesie?

Grazie. Questo è anche uno dei miei capitoli preferiti. Amo la poesia. Come lettore, spesso non faccio distinzione tra prosa e poesia. Le forme sono, ovviamente, diverse, ma il mio apprezzamento per la lingua è lo stesso. Apprezzo il potere del linguaggio di creare immagini belle e orribili, sentimenti astratti, ritmi misteriosi e simboli subliminali. Per me, la buona prosa è poesia.

I found extraordinary the chapter near the end in which Amy jogs and lists the bloodshed of the county. A small, pounding prose poem within the novel. Are you also a poetry reader?

Thank you. That is one of my favorite chapters as well. I love poetry. As a reader, I often make no distinction between prose and poetry. The forms are, of course, different, but my appreciation for the language is the same. I value the power of language to create beautiful and horrific images, abstract feelings, mysterious rhythms, and subliminal symbols. For me, good prose is poetry.

È stato difficile gestire la voce in prima persona di una ragazza di 18 anni? Il risultato mi è sembrato molto naturale e coeso.

C’erano aspetti che erano impegnativi e ho cercato di farli bene, ma non ho trovato difficoltà. La voce di Amy mi è sembrata molto naturale. La mia narrativa coinvolge molti personaggi e narratori diversi, uomini, donne e bambini. La prima persona è una cosa speciale. Prima di scrivere in prima persona, una voce deve venire da me, e poi devo abitare lo spazio mentale e il linguaggio di quella voce distinta. Può sembrare strano, ma è vero. Ascolto le voci. Queste voci, ovviamente, sono influenzate da persone che conosco. E le donne nella mia vita sono sempre state forti. E sono sempre state forti alle loro condizioni, senza aderire a nessuna convenzione sociale di questo o quello. Sono i loro sé autentici e non si scusano. Sono sopravvissute.

Was it difficult to manage the first person voice of an 18-year-old girl? The result seemed to me highly natural and cohesive.

There were aspects that were challenging, and I strived to get them right, but I did not find it difficult. Amy’s voice felt very natural to me. My fiction involves many different characters and narrators, men and women and children. First person is a special thing. Before writing in first person, a voice must come to me, and then I must inhabit the mental space and language of that distinct voice. That may sound odd, but it’s true. I listen to the voices. These voices, of course, are influenced by people I know. And the women in my life have always been strong. And they have always been strong on their own terms, without adhering to any societal conventions of this or that. They are their own authentic selves and make no apologies. They are survivors.

Il tuo modo di costruire i personaggi è molto convincente: permetti loro di essere contraddittori e quindi più autentici. Amy è l’esempio perfetto. Vorrei sapere quanto – se non del tutto – pensi abbia sentito l’influenza di Tom e Hastings, i suoi padri surrogati, nelle sue scelte più estreme.

Mi piacciono i personaggi complessi e interessanti, tormentati da incongruenze. Penso che le ideologie e i sistemi di credenze posseggano le persone e corrompano le loro vere identità. In un ambiente tossico, le orribili visioni del mondo possono diventare attraenti e responsabilizzanti. Per molti versi LADY CHEVY parla del potere insidioso di queste influenze. Questa è la dinamica tra Tom e Amy. La loro relazione è una forma insolita di influenza, perché non sono sicuro nemmeno che la trasmissione stia avvenendo. Amy non è razzista, ma è negativamente influenzato dall’idea di Tom che “la forza è diritto”. Tom alla fine arriva a capirlo. Ma è troppo tardi.
Hastings è perso di fronte a queste forze e credo che alla fine influenzi molto Amy.

Your way of building the characters is very convincing: you allow them to be contradictory and therefore more authentic. Amy is the perfect example. I would like to know on how much – if at all – you think she felt the influence of Tom and Hastings, her surrogate fathers, in her more extreme choices.

I enjoy complex and interesting characters, tormented with incongruities. I think ideologies and belief systems possess people and corrupt their true identities. In a toxic environment, horrific worldviews can become attractive and empowering. In many ways LADY CHEVY is about the insidious power of these influences. This is the dynamic between Tom and Amy. Their relationship is an unusual form of influence, because I am not certain either knows transmission is happening. Amy is not a racist, but she is negatively affected by Tom’s greater “might makes right” ethos. Tom eventually comes to understand this. But it is too late.
Hastings has lost himself to these forces, and I feel he influences Amy greatly in the end.

Quanto è importante il paesaggio (e più in generale i luoghi) nella tua narrazione? Anche se non ti soffermi sulle descrizioni, infatti, riesci a trasmettere molto bene la fisionomia delle ambientazioni.

Catturare il tono di un paesaggio o di un’ambientazione è molto importante per me. Credo fermamente nel potere che l’ambiente esercita sull’individuo. La creazione di un’atmosfera determina una narrazione. Per quanto riguarda le descrizioni, voglio sempre fornire dettagli sensuali senza essere troppo specifici e concreti, in modo che il lettore possa immaginare le proprie scene. Anche questo è molto importante per me, quell’intimo legame tra il linguaggio e l’immaginazione e il modo in cui i lettori diventano partecipanti attivi nella creazione di mondi. È una cosa bellissima, ed è il potere distinto della lettura che le arti visive non possono replicare.

How important is the landscape (and more generally the locations) in your narrative? Even if you do not dwell on descriptions, in fact, you manage to convey the physiognomy of the settings very well.

Capturing the tone of a landscape or setting is very important to me. I strongly believe in the power environment has over the individual. The creation of an atmosphere determines a narrative. As for descriptions, I always want to provide sensuous details without being too specific and concrete, so the reader can envision their own images. This is also very important to me, that intimate link between language and the imagination, and how readers become active participants in the creation of worlds. It’s a beautiful thing, and it is the distinct power of reading that the visual arts cannot replicate.

Che rapporto hai con le serie televisive? Te lo chiedo perché molti giovani autori sembrano esserne un po ‘ossessionati, spesso esagerando, dal mio punto di vista, con colpi di scena e cliffhanger. In Lady Chevy, l’uso del twist è frugale e quindi potente, non volto a sorprendere ma piuttosto a rappresentare un’ideologia, un’irrazionalità sottostante della vita, una natura imponderabile del mondo.

Mi piacciono alcune serie televisive, ma è difficile trovare quelle che mi lasciano veramente soddisfatto. Mi piacciono i colpi di scena e gli stravaganti, ma devono essere fatti bene, guadagnati, radicati nel carattere autentico piuttosto che nella trama fabbricata.
Volevo che i colpi di scena in LADY CHEVY fossero rari, ma colpissero forte, essere più inquietante che sorprendente. È così che un’opera d’arte risuona con me; crea un’impressione inquietante e misteriosa. Questo è difficile da trovare in televisione, perché il mezzo spesso sembra richiedere una risoluzione univoca. E questo potrebbe essere ciò che la maggior parte del pubblico desidera. Ma questo va contro le mie intuizioni e interessi.
Mi piace la frase “la natura imponderabile del mondo” e sono felice che tu l’abbia intuito nel racconto.

What relationship do you have with television series? I ask you because many young authors seem to be a little obsessed with it, often exaggerating, from my point of view, with twists and cliffhangers. In Lady Chevy, the use of the twist is frugal and therefore powerful, not aimed at surprising but rather at representing an ideology, an underlying irrationality of life, an imponderable nature of the world.

I enjoy some television series, but it is hard to find ones that leave me truly satisfied. I do enjoy twists and cliffhangers, but they must be done well, earned, rooted in authentic character rather than manufactured plot.
I wanted the twists in LADY CHEVY to be sparse, but to hit hard, be more disturbing than surprising. This is how a work of art resonates with me; it creates an unsettling and mysterious impression. This is difficult to find in television, because the medium often seems to demand unambiguous resolution. And this may be what most audiences want. But this goes against my intuitions and interests.
I enjoy the phrase “imponderable nature of the world,” and I’m happy you sensed this in the narrative.

Vorrei che dicessi qualcosa su Nonno Shoemaker. Ho avuto l’impressione che, raccontandolo in modo impressionistico e studiatamente incompleto, finisse per incarnare il cuore dell’oscurità del romanzo, la sua scatola nera.

Apprezzo molto questa osservazione. La presenza violenta di Barton Shoemaker mette in ombra la famiglia di Amy, in particolare sua madre. È l’influenza più oscura nella vita di Amy. E la visione del mondo che incarna, infesta e corrompe la città stessa.

I would like you to say something about Grandpa Shoemaker. I had the impression that, by telling about him in an impressionistic and studiously incomplete way, he ended up embodying the novel’s heart of darkness, its black box.

I really appreciate this observation. Barton Shoemaker’s violent presence overshadows Amy’s family, particularly her mom. He is the darkest influence in Amy’s life. And the worldview he embodies haunts and corrupts the town itself.

Infine, vorrei che ci dicessi qualcosa sui tuoi gusti letterari, scrittori e libri che ami.

Sono un figlio letterario dell’orrore. Senza un’attrazione iniziale per le storie dell’orrore, dubito che sarei un avido lettore o scrittore. Stephen King, Anne Rice e Edgar Allan Poe furono le mie prime influenze. Il signore delle mosche di William Golding è stato un punto di svolta per me; ha fuso l’orrore con la realtà e rimane il romanzo più formativo della mia vita. E così, mentre i miei gusti si allargavano alla narrativa letteraria, sono sempre stato attratto dalle opere più oscure. Apprezzo l’arte che è disposta ad andare in luoghi molto oscuri per raccontare le storie tragiche che devono essere raccontate e gestisce quel contenuto in modo responsabile e significativo. Alcuni dei miei autori preferiti provengono dalla tradizione “The Southern Gothic”: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash e Tom Franklin, seguiti dagli autori dell’Ohio Toni Morrison e Donald Ray Pollock. Amo anche le opere di Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck e Raymond Carver.
Come scrittore, sento la maggiore affinità con Cormac McCarthy e Sylvia Plath. Penso che stiamo scrivendo da posti simili. Hanno sbloccato il potere del linguaggio in me, mi hanno aiutato a scoprire la mia voce.

Finally, I’d like you to tell us something about your literary tastes, writers and books you love.

I am a literary child of Horror. Without an early attraction to Horror stories, I doubt I would be an avid reader, or writer. Stephen King, Anne Rice, and Edgar Allan Poe were my earliest influences. William Golding’s Lord of the Flies was a turning point for me; it fused horror with reality, and it remains the most formative novel in my life. And so, as my tastes broadened into Literary Fiction, I was always drawn to the darker works. I appreciate art that is willing to go to very dark places to tell the tragic stories that need to be told, and handles that content in a responsible, meaningful way. Some of my favorite authors come from “The Southern Gothic” tradition: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash, and Tom Franklin, followed by Ohio authors Toni Morrison and Donald Ray Pollock. I also love the works of Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck, and Raymond Carver.
As a writer, I feel the strongest kinship with Cormac McCarthy and Sylvia Plath. I think we are writing from similar places. They unlocked the power of language in me, helped me discover my own voice.

Traduzione a cura di Davide Mana.

:: Mi manca il Novecento: Leonardo Sinisgalli, l’eclettico del Novecento a cura di Nicola Vacca

3 febbraio 2021

«Il nome di Leonardo Sinisgalli rappresenta meglio di tutti la prosecuzione in termini personali dell’opera di Ungaretti, vista però da un lato puramente tecnico e su un versante, quello scientifico, che Ungaretti non tocco mai».

Così Giacinto Spagnoletti nella sua Storia della letteratura italiana del Novecento introduce l’opera di Leonardo Sinisgalli, uno dei poeti più importanti e originali del Novecento scomparso nel 1981.
Sinisgalli, nato a Montemurro nel 1908, è uno dei nomi più autorevoli della linea meridionale insieme al suo conterraneo Rocco Scotellaro.
Pier Vincenzo Mengaldo mette in evidenza la poetica dell’essenzialità del poeta – ingegnere lucano e la sua stretta aderenza a una lingua diretta sempre aperta alla sperimentazione e alla ricerca.
Sinisgalli fu eclettico, uomo di numeri e di parole che nella vita seppe coniugare il furore matematico con le passioni introspettive delle parole, portando sempre il suo Sud nel cuore.
Leonardo Sinisgalli è noto come poeta della corrente letteraria dell’ermetismo, ma la matematica fu la sua grande passione. Si iscrisse al corso di laurea di Matematica e Fisica a Roma. Anche nella sua attività letteraria la matematica non lo abbandonò mai, fino a diventare un fuoco e un furore che ispirò le sue intuizioni.
Poeta nitido e visionario, nessuno come lui raggiunse l’antieloquenza e riuscì a ottenere una essenzialità gnomica e un’assolutezza verbale che trovarono nel frammento e nell’epigramma la strada da percorrere.

«Probabilmente – scrive Gian Italo Bischi – proprio la sintesi, l’essenzialità, l’immediatezza dell’intuizione sono i tratti che accomunano il senso di bellezza che Sinisgalli coglie nei vari campi in cui ha espresso la sua creatività: la poesia, la matematica, l’arte, la pubblicità e il design. La poesia, che con un minimo di parole riesce a esprimere grandi emozioni; la matematica che in pochi simboli, nella brevità di una formula o di un teorema, esprime concetti di grande portata e feconde conseguenze; la pubblicità e il design industriale che con brevi segni incisivi, slogan, lampi di idee da prendere al volo, riescono a trasmettere messaggi e imporre tendenze».

Sinisgalli, poeta ingegnere con la passione per la matematica, è stato un propositivo animatore culturale del Novecento italiano. Come non ricordare la meravigliosa esperienza di Civiltà delle macchine, la rivista da lui fondata nel 1953 con il sostegno dell’IRI e di Finmeccanica.
Sinisgalli riuscì a coniugare la cultura con la tecnica, contaminando le diverse discipline.
Collaborarono alla rivista molti scrittori e artisti della cultura italiana. Su Civiltà delle macchine scrissero Alberto Moravia, Giuseppe Ungaretti, Gadda, giusto per fare alcuni nomi. Quella meravigliosa esperienza si chiuse nel 1979.
La vocazione poetica di Leonardo Sinisgalli oggi è attualissima se si pensa ai suoi scritti importanti in cui il poeta incontrava l’ingegnere e il matematico e insieme lavoravano per costruire un approccio multidisciplinare e interdisciplinare tra le arti e le scienze.
L’opera poetica e gli scritti di Leonardo Sinisgalli ieri erano profetici e oggi sono attuali e necessari.
La conoscenza e la cultura nascono dall’incontro e dalla contaminazione tra le tendenze letterarie, scientifiche e tecnologiche.
Leonardo Sinisgalli, il poeta con il gusto di contemplare la propria vita da una distanza luminosa ma che non ignora le pieghe riposte dell’esistenza, l’uomo che non rinuncia a raccontare nei suoi versi diretti la purezza del cuore, la semplicità dei rapporti umani, la religione degli affetti intimi, è sopravvissuto al suo tempo, come solo i grandi sanno fare. A quarant’anni dalla scomparsa la sua attualità profetica ha molto da insegnarci.

:: Review Party: Venezia Enigma di Alex Connor (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2021

Venezia, XVI secolo. Dopo un disperato tentativo fallito di assassinare il suo aguzzino, Marco Gianetti fugge con la sua amante, Tita Boldini. Angosciato dai crimini che pesano sulla sua coscienza, in cerca di redenzione si è rivolto all’enigmatico olandese Nathaniel der Witt. Ma der Witt brama vendetta: è giunto a Venezia per indagare su una serie di brutali omicidi che hanno sconvolto la città; omicidi legati ai famigerati Lupi di Venezia, ai quali non perdona l’assassinio di sua figlia. Con il suo nuovo alleato, sotto la minaccia dello spietato Pietro Aretino, der Witt inizia la sua ricerca. Mentre a uno a uno i Lupi cominciano a essere scoperti, Marco Gianetti crede di aver trovato finalmente la pace. Ma la vita di qualcuno che gli è molto vicino potrebbe essere in grave pericolo e una spia un tempo fedele ad Aretino, Adamo Baptista, minaccia di svelare i segreti di Marco: la Serenissima è sempre più un luogo sinistro e la sete di sangue dei Lupi di Venezia non è ancora placata… 

Se amate i thriller a tinte forti ambientati nel mondo dell’arte certamente conoscerete Alex Connor, la scrittrice e artista inglese molto amata anche qui da noi, da alcuni ritenuta la Dan Brown donna, sebbene sia caratterizzata da uno stile molto particolare e personale che forse si discosta dal Re del romanzo avventuroso-esoterico. Il suo stile è infatti sensuale, immaginifico, sanguigno, a tratti selvaggio come il passato che fa rivivere nei suoi romanzi.  Poi indaga sulle luci e sulle ombre del passato della nostra penisola, che ama molto.

Ama l’Italia, la sua storia e il suo patrimonio artistico e li valorizza nei suoi romanzi più di molti italiani, in un certo senso. Grande è la sua sensibilità nel descrivere la bellezza e il fascino di un mondo perduto, ai più sconosciuto. Sebbene non ne nasconda affatto le miserie e le abiezioni soprattutto dei ricchi e dei potenti, e degli uomini e le donne al loro servizio.

In Venezia Enigma ci porta in una Venezia macchiata da una scia di sangue, molti delitti vengono commessi da dei misteriosi assassini denominati I lupi di Venezia, di cui nessuno conosce l’identità.

Bakita faticava a comprendere. «Ma qual è l’obiettivo di questi Lupi? Vogliono soltanto uccidere?»
«E chi lo sa», rispose Caterina. «Potere, sangue, concupiscenza, il totale controllo sulla vita e la morte? Venezia è famosa per offrire ogni genere di piacere e depravazione. Forse questi massacri sono soltanto l’ennesima aberrazione in una città già abbastanza dissoluta»

E poi c’è lui Pietro Aretino un villain all’ennesima potenza, come in ogni thriller che si rispetti, emblema del male che può nascondersi anche dietro un uomo di ingegno, e forse per questo ancora più letale. A lui si contrappongono Marco Gianetti, capo di una delle famiglie più ricche della città, uomo tormentato e in cerca di redenzione, alleato dell’ enigmatico olandese Nathaniel der Witt, nella città lagunare per maturare la sua vendetta. Strana coppia di eroi che troveranno la chiave di questo mistero? A voi toccherà scoprirlo leggendo il libro che vi garantisco non vi darà il tempo di annoiarvi.

Una storia di vendetta, potere, sangue in uno scenario sfarzoso in cui la corruzione convive con il lusso e lo splendore di un mondo in bilico tra Occidente e Oriente, crocevia di commerci, idee, e passioni.

Traduzione di Tessa Bernardi.

Per l’occasione ho voluto anche farle un paio di domande, e lei come sempre molto diponibile ha risposto.

Vorrei sapere come è nata la genesi di Venezia Enigma, il terzo libro della collana “I lupi di Venezia”.

È stata una serie molto complicata con molti personaggi – e mi mancano moltissimo! Volevo scrivere del passato e dell’arte, ma volevo anche esplorare l’omicidio nella storia dell’arte; la bruttezza della brutalità, sullo sfondo della città più bella della terra. L’idea di The Wolves of Venice era quella di incorporare alcuni personaggi della vita reale – Pietro Aretino, Tintoretto e Tiziano – in una immaginaria serie di eventi straordinari. Volevo anche intrecciare le loro vite con sconosciuti, tutti con le loro diverse ragioni per essere a Venezia. Quindi, dopo aver costruito la mia storia attorno all’antieroe Marco Gianetti, ho riunito tutti i personaggi in Venezia Enigma rendendo ognuno di loro un possibile sospetto. I lupi quando saranno rivelati dovrebbero essere una rivelazione!

Venezia è una città d’arte, insieme a Firenze forse la più bella d’Italia e del mondo. Com’era nel XVI secolo?

La Venezia del XVI secolo era straordinaria, ammirata dal mondo. Non c’era nessun altro posto come la città lagunare e intorno a lei nacque una leggenda. I visitatori hanno trovato la disposizione delle piazze e delle strade, dei canali ad incastro e della Laguna, una meraviglia del mondo. Un trionfo di ingegnosità e invenzione. La maestosità di San Marco e la gloria dell’architettura sullo sfondo dell’Adriatico in continua evoluzione erano un contrasto diretto con le strade intensamente trafficate di Roma e Firenze. E poiché Venezia era così spettacolare ha attirato le persone più spettacolari, cortigiane, attori, musicisti, banchieri, gioiellieri – e un centinaio di altri mestieri da ogni angolo del mondo. I mercanti venivano perché sapevano che la popolazione diversificata significava un mercato pronto e che la nobiltà esigente ed esigente desiderava essere viziata con le spezie, i tessuti, i mobili e i gioielli d’argento più insoliti e costosi. Venezia è stata anche fortunata ad avere molti geni, Tiziano, Tintoretto e Veronese, oltre a molti villaines. Nel XVI la città era bellissima, ma poteva anche essere pericolosa. I vicoli e i canali che erano così affascinanti alla luce del giorno ospitavano prostitute e borseggiatori di notte, e c’erano molti casi di ladri che si spacciavano per preti per derubare viaggiatori incauti e persino rapire bambini. Dove c’era grande ricchezza, c’era grande malvagità e la contraffazione era un fiorente commercio, molti dipinti e incisioni venivano esportate in altri paesi d’Europa via mare. Eppure gli stessi grandi velieri che portavano il lusso portavano anche parassiti, e con la seta e le spezie venne la peste … La Venezia del XVI secolo era un luogo eccitante, pieno di opportunità, talento e morte.

Descrivi un mondo di spie, segreti, inganni e vendette. Un mix ideale per un thriller, non credi?

Il migliore! Le spie affascinano il lettore e lo respingono allo stesso tempo. Ammiriamo la loro abilità e astuzia, ma detestiamo l’ipocrisia con cui sopravvivono. Ci rendiamo conto che se spiano gli altri, ci spiano. Come con i segreti, oh, il potere dei segreti e di coloro che li custodiscono è intrigante. Non è un caso che Pietro Aretino abbia accumulato una fortuna ricattando, tenendo nel palmo della mano due Re, oltre a tanti nobili che manipolava come un burattinaio. È sopravvissuto a due tentativi di omicidio eppure ha continuato con le sue estorsioni. Ovviamente il brivido del ricatto era un piacere troppo ricco per resistere. Ci vuole un certo carattere per essere una spia o un ricattatore, un distacco dalla morale degli altri, ma questo è ciò che li rende così avvincenti. La vendetta, ovviamente, è qualcosa con cui ci identifichiamo tutti. A quale persona sulla terra non è stato mentito, non è stata ingannata, derubata, minacciata o ingannata? Fa parte della vita e tutti noi desideriamo – di solito solo fugacemente – di poter esigere vendetta e la nostra forma di giustizia. I personaggi de I LUPI DI VENEZIA si vendicano e così facendo permettono al lettore di provare un brivido surrogato. Un cattivo serve come terapia! Ci permette di esplorare l’immoralità tra le copertine sicure di un libro.

Come ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti futuri

Sto scrivendo il primo libro di una nuova trilogia sul tema dei Borgia. Tuttavia non sto seguendo le orme che hanno fatto la TV o altri libri, sto invece setacciando la verità dalla finzione e sto scoprendo un’enfasi diversa. Ci è stato detto dell’immortalità dei Borgia, dell’incesto, degli omicidi, ma quanto di questo sono semplici calunnie dei loro rivali? Molti dei quali eguagliavano i Borgia nella loro spietatezza. No, questo non è un tentativo di edulcorare la famiglia, ma è un modo per suggerire che la minaccia era grande sia dall’interno che dall’esterno. E ovviamente sto scrivendo dei pittori entrati in contatto con i Borgia. Pinturicchio, e più tardi Leonardo da Vinci – un inaspettato guerrafondaio. Ci sono molti dettagli e molti fatti veri. Guerra e amore. Odio e avidità. Sarà brutale, sensuale, inquietante e, farà riflettere.

ALEX CONNOR  È autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte. Lei stessa è un’artista e vive in Inghilterra. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, è diventato un bestseller ai primi posti delle classifiche italiane. Con Il dipinto maledetto ha vinto il Premio Roma per la Narrativa Straniera. La Newton Compton ha pubblicato la sua trilogia su Caravaggio, composta da Caravaggio enigma, Maledizione Caravaggio ed Eredità Caravaggio; Goya enigma; Tempesta maledetta; I Lupi di Venezia; I cospiratori di Venezia e Venezia enigma. Per saperne di più: www.alexandra-connor.co.uk

:: Nasceva oggi: James Joyce

2 febbraio 2021

Nasceva oggi a Dublino, il 2 febbraio 1882, James Joyce.

:: Il covo di Lambrate di Gino Marchitelli (Fratelli Frilli Editori 2018) a cura di Paola Rambaldi

30 gennaio 2021

La ragazza gli stava di fronte impettita con il mento sollevato. Lo osservava con uno sguardo nel quale parevano ardere davvero le fiamme di un braciere. Alle richieste del caporale l’interprete le chiese il nome.
“Picchi u vuliti sapiri?” rispose lei fiera.
“Il qui presente soldato Roger Miller della 1° Divisione di fanteria canadese vorrebbe conoscere il suo nome.”
“Nun ciù vogliu diri a stù straneru” insiste lei.
“Non ve lo dice” rimarcò l’interprete.
“Dille che la prego di dirmelo.”
“Senti Miller abbiamo troppe cose da fare” rispose spazientito Laurent “non possiamo prendere tempo dietro a queste idiozie.”
Roger non gli diede retta, afferrò delicatamente una mano della donna e si portò l’altra al petto.
“My name is Roger Miller.”
“Ma chi sta dicennu? No capisciu.”
“Ha detto che si chiama Roger Miller e che vorrebbe conoscere il tuo nome” spiegò il conterraneo della ragazza. A quel punto lei si voltò sorridendo verso il canadese. “Ah, capii, dicci chi mi chiamu Cuncetta Lauria, Cuncittina…”
E i loro occhi si scambiarono una impossibile promessa.”

Dicembre 2010 – fuori Lambrate. Scenario spettrale. Strutture dimesse. Non passa nessuno. Anche le prostitute si tengono alla larga. Il capo banda è cauto, il suo amico ha commesso troppi sbagli e non è più affidabile e per lui non sarà un problema eliminarlo. C’è una brutta storia che non deve venire a galla.

Concetta è anziana e la figlia Stella incarica il professor Palermo di cercare notizie del canadese Roger Miller, il padre che Stella non ha mai conosciuto.
Concetta l’ha incontrato nel luglio del 1943 quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia per liberare l’Italia. Fu amore a prima vista. Un amore che dura pochi giorni, perché Roger viene subito mandato al fronte. Concetta fa appena in tempo a dargli una catenina col crocefisso in bronzo. Promettono di scriversi e di rivedersi, ma lei riceve una sola lettera e una foto. E quella che spedisce lei non arriverà mai. Roger, catturato dai tedeschi, risulterà disperso e non saprà mai di essere diventato padre.
Dopo nove mesi nasce Stella. Così chiamata perché concepita in una notte stellata. In paese nessuno si scandalizza di una figlia senza padre, sono molti i bambini nati dopo la Liberazione.
Intanto Sara, figlia di Stella, si offre di aiutare il professor Palermo nelle ricerche di Roger. Gliel’ha presentato sua madre. La nonna ha parlato di Roger Miller solo dopo molti anni. Sara e il professore si innamorano. Lei è sposata con figli ma ogni momento è buono per stare insieme. A casa racconta di certi corsi di aggiornamento e il marito non ha sospetti. Poi il professore ha trovato informazioni importanti per sua nonna su un sito che raccoglie documenti sui campi d’internamento fascisti nelle campagne milanesi, dove i prigionieri venivano segregati e impiegati come schiavi.
Purtroppo, quando Palermo si reca sul posto per fare domande viene aggredito, e la stessa sorte tocca al suo assistente. E questo sarà solo l’inizio per una nuova complicata indagine del commissario Lorenzi.

Gino, militante nella CGIL e in Democrazia Proletaria ha partecipato alle lotte dei lavoratori delle piattaforme petrolifere e alla stesura di un dossier parlamentare di denuncia che ha contribuito allo scoppio dello scandalo ENI negli anni ‘80. Vice presidente dell’ANPI di S. Giuliano Milanese. Iscritto all’Associazione Libera è componente del direttivo che unisce artisti, musicisti, cantanti e narratori per la difesa della memoria della Resistenza e contro le Mafie nel sud di Milano.
Marchitelli è un guerriero che non molla mai e ne Il covo di Lambrate imparerete ad amarlo.

Luigi Pietro Romano Marchitelli detto Gino, ha lavorato per molti anni sulle piattaforme petrolifere della Saipem come tecnico elettronico. È cantautore, autore di libri di testimonianze e di noir come: Morte nel trullo, Qvimera, Il barbiere zoppo, Il pittore, Milano non ha memoria, Sangue nel Redefossi, Il segreto di Piazza Napoli, L’assenza, Panico a Milano, Una storia di tutti – le stragi in Italia e Campi fascisti.

Source: libro del recensore.