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Torino perde “Il Libro ritrovato” a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2020

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Da oltre vent’anni era ormai un appuntamento fisso e amatissimo da molti, non solo torinesi: la prima domenica di ogni mese, estate compresa, i portici di piazza Carlo Felice davanti alla stazione di Porta Nuova si animavano con oltre cento espositori, anche di fuori città, con libri d’occasione, remainders, volumi d’antiquariato, edizioni d’arte, locandine di film, romanzi di genere e per ragazzi, dvd, cd, fumetti.
“Il Libro ritrovato” era un punto d’incontro e di ritrovo, un modo per trovare piccoli e grandi tesori e vedere amici vecchi e nuovi, gestito dall’associazione Sulla Parola, che dopo l’insediamento a Torino della nuova giunta ha visto alzati gli oneri e le multe, oltre che i balzelli burocratici: a fine 2019 gli organizzatori hanno gettato la spugna, di fronte al disinteresse delle istituzioni, lasciando torinesi e non orfani di un’importante e bella iniziativa.
C’è chi dice che entro la primavera ci sarà un nuovo bando e dovrebbe farsi avanti una nuova associazione per rilevare l’evento, ma c’è da dire che difficilmente gli operatori commerciali che venivano a Torino possono permettersi mesi di stop e dato che altre città più lungimiranti organizzano mercatini e fiere in tema c’è il rischio che si orientino altrove.
C’è per contro chi sostiene che è stato l’ennesimo modo di portare avanti una politica di decrescita e di odio verso le iniziative che portano cultura, soldi, crescita e movimento, tra l’altro in un posto che anni fa, prima che arrivasse il Libro ritrovato, era in preda ad un profondo degrado. Del resto, la fine del Libro ritrovato arriva dopo che l’anno scorso Torino ha già perso lo storico mercatino Mercanti per un giorno e il gruppo di bancarelle di corso Siccardi, sfrattate e costrette a chiudere per far posto ad una futura pista ciclabile, al momento ci sono solo fango e sporcizia.
Comunque, domenica 5 gennaio è stato davvero triste arrivare in piazza Carlo Felice e non trovare più le belle bancarelle di libri, sostituite dai discussi e pericolosi monopattini, uno dei tanti totem di un’amministrazione discutibile.
Non è così che si gestisce e si porta avanti una Torino che vuole fregiarsi del titolo di Città del Libro.

Sfacelo di René Barjavel (L’Orma editore 2019 ) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

df8d472e7219e9ecdeff10581e02b16a_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyL’Orma editore continua la sua proposta dei romanzi di fantascienza di Rene Barjavel, con Sfacelo, scritto dall’autore sotto i bombardamenti su Parigi nel 1942 e inquietante apologo distopico molto attuale ancora oggi.
Siamo nel 2052, in Francia, il progresso ha trionfato e tutte le attività degli esseri umani dipendono dall’elettricità, mentre il cibo viene ormai coltivato e prodotto in maniera completamente diversa, senza più per esempio l’utilizzo degli animali. Ma di colpo piomba una catastrofe, metafora della guerra che si stava abbattendo in quel momento sull’Europa intera, l’elettricità viene a mancare e scoppiano incendi che distruggono tutto quello che è stato costruito, mentre scoppiano epidemie che decimano la popolazione. Emergono quindi gli istinti peggiori e violenti degli esseri umani, tenuti a freno da decenni di progresso, mentre la lotta per la sopravvivenza diventa essenziale.
François sa che esiste un altro modo di vivere, fuori dalle città,  e per questo motivo guida un gruppo di sopravvissuti e sopravvissute verso una vita che sarà contro il progresso e quanto di più inquietante ci possa essere, a ricordare come gli eccessi, in un senso o nell’altro, siano sempre sbagliati.
Se l’eccesso di tecnologia porta alla rovina nel momento in cui manca, la sua mancanza porta alla costruzione di una società reazionaria e oscurantista, e l’autore non sa dare una risposta definitiva, come se non sia possibile coniugare non dipendenza dalla tecnologia e progresso morale.
Gli appassionati troveranno nelle pagine di questo libro echi di storie più o meno recenti come Parigi nel XX secolo di Jules Verne, Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari, Cronache marziane di Ray Bradbury, Io sono leggenda di Richard Matheson, ma anche di serie TV come The Walking Dead e Black Mirror, film come Mad Max e Fuga da New York, e persino manga e anime come Ken il guerriero e The Legend of Mother Sarah. Del resto l’archetipo che tutto possa finire è presente nella narrativa speculativa di genere fantastico dai suoi albori, una sorta di paura oscura che forse non è nemmeno così lontana dalla realtà.
Sfacelo è quindi un classico da riscoprire, meno noto di altri romanzi di fantascienza dello stesso periodo ma non meno interessante, sia per i fan storici del genere sia per le giovani generazioni, che magari hanno scoperto la distopia grazie a titoli come Hunger Games The Handmaid’s Tale.

René Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna. È stato scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, tra cui Don Camillo. Con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Nelle classifiche dei migliori libri di fantascienza compaiono regolarmente i suoi Sfacelo e La notte dei tempi.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Rileggere Piccole donne negli Oscar Draghi a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

978880471989HIG-333x480Il 9 gennaio esce finalmente anche in Italia la nuova edizione di Piccole donne, diretta da Greta Gerwig, con nel cast Emma Watson, Saoirse Ronan, Laura Dern e Meryl Streep. Ogni generazione ha la sua versione di questo classico, negli anni Novanta ci fu il riuscito film con Winona Ryder, Susan Sarandon, Christian Bale e Kirsten Dunst, in tempi recentissimi ci sono stati due film per la TV, uno della BBC girato in una Irlanda da sogno con Maya Hawke e Angela Lansbury e uno che ha modernizzato la storia, facendo del papà March un cappellano in Iraq e facendo morire Beth di cancro, con risultati altalenanti.
In occasione dell’uscita del film, è una cosa buona riprendere in mano il libro, e Oscar Draghi propone un’edizione dei quattro libri del ciclo di Piccole donne in un unico volume, curato nell’impaginazione (su due colonne, come si usava nell’Ottocento) e nella grafica, con preziose illustrazioni in tema.
Un classico senza tempo, da leggere e rileggere, tutt’altro che melenso o scontato, tenendo conto che nelle pagine di questo libro l’autrice, Louisa May Alcott, raccontò molto della sua vita anticonformista, con due genitori fuori dalle righe e un’esistenza femminista ante litteram, spinta nella realizzazione personale e nell’indipendenza. Purtroppo Louisa dovette cedere e far sposare il suo alterego Jo con il noioso professor Bhaer, ma si rifece con il personaggio di Nan, ragazzina indipendente che compare in Piccoli uomini e che resterà single diventando medico.
Il nuovo film di Piccole donne ha raccolto parecchi consensi, anche se è stato ignorato dagli Emmy, e in parallelo Emma Watson, già Hermione nella saga di Harry Potter ha distribuito in giro in varie città del mondo duemila copie del libro nascoste da trovare in una sorta di caccia al tesoro, per far scoprire il libro alle nuove generazioni.
In attesa o in parallelo del film non resta comunque che reimmergersi nelle avventure delle sorelle March, alle prese con le difficoltà di crescere, le gioie e i dolori e la ricerca di una propria realizzazione personale.

L’istituto di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2019) a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2019

51pM14kQZmLTim Jamieson arriva in un paesino sperduto del South Carolina, desideroso di rifarsi una vita, al punto di tacere i suoi trascorsi di gloria in polizia e di accontentarsi di un lavoro come guardiano notturno. In parallelo, a Minneapolis, Luke Ellis, ragazzo dotato di un’intelligenza particolare, viene rapito di notte dal suo letto da un commando che uccide i suoi genitori.
Luke si risveglia in una stanza identica alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto, luogo in cui sono rinchiusi altri bambini e ragazzi come lui, con poteri speciali, sotto la direzione della spietata signora Sigsby, destinati a diventare macchine di morte per complotti oscuri, tra esperimenti e punizioni se osano ribellarsi.
Con Luke ci sono altri ragazzi e ragazze, nella Prima casa, Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, ma poi c’è anche una Seconda Casa, da cui non si esce più, quando non si serve più, e forse non esiste solo quell’Istituto al mondo. Ma ad un certo punto, Luke, grazie ad un’alleata, riesce a fuggire, mentre i suoi amici e amiche tentano una ribellione contro un sistema spietato che secondo la signora Sigsby e i suoi fidi in realtà servirebbe a salvare il mondo.
Stephen King torna a parlare di giovanissimi, quasi bambini, già protagonisti di suoi capolavori, da Stand by me It, in un romanzo tra fantascienza e horror, con echi delle storie di super eroi (persino de Il ragazzo invisibile di Salvatores) ma anche di The X-Files, che viene citato, che strizza l’occhio a fenomeni contemporanei come Stranger things ma mantiene una sua originalità.
Il risultato è un romanzo appassionante, forse un po’ già sentito ma ci sta, una storia per tutti, che può avvicinare le nuove generazioni alle opere del maestro e confortare chi è cresciuto con lui, e magari era giovanissimo quando uscì appunto It.
Una storia che riesce a prendere, antica e contemporanea allo stesso tempo, che è già stata opzionata per una serie televisiva, cosa abbastanza scontata in tempi in cui le storie migliori vengono ormai raccontate sul piccolo schermo, e vengono anche citate dall’autore, che fa leggere e guardare a Tim le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin.
Ne L’istituto c’è quindi molto dell’immaginario degli ultimi decenni, questo immaginario che continua a ispirare nuove storie e creativi, una fiaba nera contemporanea sulla forza dell’amicizia e sulla lotta alle ingiustizie. Un libro da leggere a qualsiasi età, in cui ritrovare il gusto dell’avventura e del mistero, come purtroppo non capitava più molte nelle pur interessanti prove più recenti dello zio Stephen.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Stand by me – Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde, It – per citarne solo alcuni – sono seguitissime anche le sue serie TV. Per i suoi meriti artistici, il presidente Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts. Nel 2018 ha ricevuto il PEN America Literary Service Award.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

La ragazza che doveva morire di David Lagercrantz (Marsilio, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019

2970177La saga thriller di Millenium arriva alla sua conclusione, grazie a David Lagercrantz, subentrato dopo la morte improvvisa di Stieg Larsson: se il quarto capitolo, Quello che non uccide, era risultato un po’ difficoltoso, il quinto, L’uomo che inseguiva la sua ombra, è stato invece all’altezza delle aspettative, e questo chiude alla grande, davvero.
Durante una soffocante estate a Stoccolma, Mikael Blomkvist è molto preoccupato perché Lisbeth Salander è scomparsa dal suo appartamento in Fiskargatan e nessuno sa che fine abbia fatto. In parallelo, sta seguendo un’inchiesta che non lo appassiona, quella sul crollo delle borse, e la sua amica potrebbe essergli appunto d’aiuto. Come se non bastasse, un senzatetto di origine asiatica che viveva da qualche tempo in un parco viene trovato morto, forse di overdose, con in tasca il suo numero di telefono, senza che si riesca a capire chi sia: l’unica cosa che si sa è che farneticava contro Johannes Forsell, il discusso ministro della Difesa, al momento alle prese con una feroce campagna mediatica contro di lui.
Lisbeth ha un obiettivo in testa ed è sulle tracce della sorella gemella, Camilla, con cui vuole regolare i conti una volta per tutte, pur avendo capito che anche lei era una vittima del padre. Camilla si fa chiamare Kira, vive in Russia dove si è legata a vari oligarchi, alcuni con legami con la criminalità organizzata, e anche lei vuole annientare quella sorella scomoda e pericolosa, e magari anche i suoi amici, Mikael in testa.
Si chiudono quindi una storia e un ciclo, con un romanzo che di nuovo racconta le contraddizioni e i lati oscuri del mondo di oggi, ma anche la voglia di fare giustizia e trovare la verità di Mikael e Lisbeth, due eroi che hanno saputo conquistare il pubblico: Lisbeth in particolare si conferma come una delle figure femminili più interessanti e intriganti della letteratura contemporanea, fuori da ogni schema e quindi imprevedibile.
La ragazza che doveva morire porta dentro gli orrori della contemporaneità, dall’Everest dove si consumato un crimine alla Russia corrotta di oggi, senza dimenticare la Svezia di oggi, una democrazia piena di acciacchi, che non ha mai fatto i conti con un passato filo nazista e un presente in cui i movimenti di estrema destra hanno continuato ad esistere e prosperare,  che ha sempre avuto legami ambigui con l’Unione sovietica, con la dittatura prima e con la Russia corrotta di oggi poi, senza contare misoginia, omofobia e razzismo presenti in maniera endemica e crescente.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, una conclusione epica e due personaggi che si fa fatica a salutare, questa volta per sempre.

David Lagercrantz (1962), affermato giornalista e scrittore tradotto in quarantasei paesi, vive a Stoccolma. È autore di romanzi e biografie, tra cui la celebre Io, Ibra sulla vita di Zlatan Ibrahimović. Di Lagercrantz, oltre agli ultimi tre volumi della saga Millennium creata da Stieg Larsson – un fenomeno editoriale da cento milioni di copie vendute nel mondo –, Marsilio ha pubblicato i romanzi La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing (2016) e Il cielo sopra l’Everest (2018).

Provenienza: libro preso in prestito dalle Biblioteche del Circuito SBAM.

Superman & Co. Codici del cinema e del fumetto, di Giorgio E. S. Ghisolfi (Mimesis, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019

9788857551593_0_0_832_75Continua la proficua collaborazione tra lo studioso Giorgio E. S. Ghisolfi e la Mimesis sull’esplorazione degli universi dell’immaginario pop, con un approfondimento inedito sul mondo sempre ricco di spunti dei fumetti, pubblicato nella collana Il caffè dei filosofi, dove si spazia appunto su studi sulla modernità.
Quest’anno Topolino ha compiuto novant’anni e Superman ottanta e l’autore parte da questo per riflettere su quanto questi eroi abbiano pesato e pesino sulla mitologia contemporanea, anche attraverso media diversi dal fumetti, cinema e serie TV in testa. Nelle pagine del libro sono studiati anche vari altri casi, a cominciare dall’universo Marvel, creato dal compianto Stan Lee, oggi più popolare che mai grazie ai film che sono usciti negli ultimi dieci anni.
Oggi il fumetto è grande ispiratore quindi del cinema e sembra naturale che esista tra i due un legame e reciproche influenze, che sono cresciute nel corso degli anni, ma nonostante questo ci si chiede spesso quale dei due generi, o meglio forme d’arte, sia più nobile e di qualità, quale l’uno sia figlio dell’altro e quanto l’uno dipenda dall’altro.
In molti si sono già concentrati su questo, ma la novità di Giorgio E. S. Ghisolfi è quella di comparare i codici narrativi e visivi, mostrando somiglianze e differenze, e provando a tracciare una prima teoria di una semiologia del cinema d’animazione.
Il testo del libro è aiutato da varie illustrazioni e vuole fare riflettere e discutere su un rapporto essenziale e su cui c’è sempre da scoprire.
Un libro per studiosi dei media, certo, ma anche per curiosi sulle relazioni tra immaginari imprescindibili dalla modernità e da appassionati che vogliono approfondire mondi che sono cresciuti con loro, dando sempre nuovi spunti e su cui è bello scoprire legami e influenze.

Giorgio E. S. Ghisolfi è regista e docente. Insegna discipline attinenti all’audiovisivo, al cinema e al cinema d’animazione presso l’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano, l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA) e la Scuola Specializzata Superiore di Arti Applicate (CSIA-SSS_AA), entrambe di Lugano. È inoltre docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Istituto Universitario in Scienze della Mediazione Linguistica (SSML) di Varese. Professionista con una lunga esperienza nel cinema d’animazione, ha lavorato, tra gli altri, con Bruno Bozzetto e Enzo d’Alò. È stato socio fondatore dell’Associazione Italiana Film d’Animazione (Asifa Italia) e dell’Associazione Illustratori (AI), nonché ideatore e direttore di A-tube, The Global Animation Film Festival. È autore del saggio Indiana Jones e il cinema di animazione, pubblicato nel volume La Filosofia di Indiana Jones, a cura di C. Bonvecchio, Mimesis 2011.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

I diari della principessa di Carrie Fisher (Fabbri, 2017) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019

I-diari-della-principessa-FabbriIl 18 dicembre è uscito l’atteso ultimo capitolo della saga di Star WarsL’ascesa di Skywalker, che chiude nel bene e nel male una storia iniziata nel lontano 1977, resuscitando grazie alla computer graphic la compianta Carrie Fisher, la principessa Leia Organa, scomparsa improvvisamente a fine 2016 e che in questo film aveva un ruolo di primo piano, scritto prima della sua triste dipartita.
Per l’occasione è senz’altro importante rispolverare questa piacevole autobiografia, uscita postuma due anni fa, in cui Carrie Fisher, ormai sessantenne, si confronta con il suo essere figlia d’arte di un matrimonio piuttosto discusso (suo padre Eddie lasciò la moglie Debbie Reynolds per la maliarda Liz Taylor, suscitando scalpore negli Stati Uniti bigotti anni Cinquanta), per il suo essere fuori dagli schemi fisicamente ma essere riuscita a diventare comunque un sex symbol per più generazioni di adolescenti, con la sua storia d’amore con Harrison Ford e con il fatto di essere invecchiata insieme al suo personaggio, a cui è rimasta legata pur avendo fatto altro, tra recitazione e scrittura.
Spesso le autobiografie di attori e attrici scadono nell’auto celebrazione davvero fastidiosa o nella lagna su quanta sfortuna si ha avuto, tra amore e carriera: non è questo il caso de I diari della principessa, che ha come sottotitolo Io, Leia e la nostra vita insieme, un libro auto ironico e gustoso, dissacrante e divertente, che comprende sia parti scritte dall’autrice e attrice poco prima della pubblicazione sia i diari di quando giovanissima viveva la sua storia d’amore con Harrison Ford.
Il libro è arricchito anche da alcune foto di Carrie Fisher, sul set e fuori dal set: la principessa Leia è stata un personaggio rivoluzionario, che ha unito appassionati e appassionate, presentando un modello di ragazza non stucchevole, tosta, combattiva, simpatica, capace di attirare molte donne e ragazze verso l’immaginario fantastico, in un processo che è arrivato fino ad oggi.
I diari della principessa è un libro per i fan di Star Wars di tutte le età, per chi c’era in coda quaranta e passa anni fa e per chi ha scoperto la saga vent’anni dopo o oltre, nell’era dei social e dell’home video, rimanendone conquistato e che in questi giorni si sta precipitando al cinema a vedere il nuovo e probabilmente ultimo capitolo di un’era, cercando di schivare gli spoiler in rete.

Carrie Fisher (1956-2016), figlia del cantante Eddie Fisher e dell’attrice Debbie Reynolds, è stata un’attrice, sceneggiatrice e scrittrice statunitense, passata alla Storia del cinema per aver interpretato il personaggio della principessa Leia nella saga di Star Wars. Apparsa in innumerevoli pellicole, tra cui i cult movie Blues Brothers Harry ti presento Sally, è autrice di altri quattro libri, tutti best-seller.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

Un’estate con la strega dell’Ovest e altri racconti di Kaho Nashiki (Feltrinelli, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019

9381525_3977144A oltre vent’anni dalla sua uscita arriva in Italia questa novella lunga scritta da un’autrice giapponese, con l’aggiunta di altri racconti con gli stessi personaggi, arriva finalmente in Italia, portando ai suoi lettori e lettrici una storia solo all’apparenza minimalista, e in realtà ricca di significati.
Mai ha tredici anni e non vuole più andare a scuola. La mamma decide di mandarla in campagna dalla nonna, una signora inglese arrivata tanti anni prima in Giappone dove ha sposato un giapponese ed è stata soprannominata da figlia e nipote la Strega dell’Ovest. Mai scoprirà un mondo fatto di marmellate e erbe, lontano dalla vita convulsa della modernità e troverà la possibilità di cercare nuove strade nella sua vita, anche con il rapporto difficile con il vicino di casa della nonna, lo strano Genji. Ma i nonni non sono eterni anche se possono lasciare molto dietro di sé, come scoprirà la protagonista qualche tempo dopo.
Una fiaba moderna, che parla di rapporti tra le generazioni, di crescita personale, di rimpianto, di voglia di cambiare, breve come pagine ma che lascia dietro molto mentre la si legge. Un ritratto abbastanza insolito della società giapponese contemporanea, anche se il tema del ragazzo o ragazza in difficoltà a scuola che si chiude in sé non è nuovo ed è di stringente attualità, dove si parla del contrasto tra città e campagna, molto presente in Giappone dove esistono, sembra strano, luoghi ancora avvolti della natura, e dei tanti stranieri che negli anni, anche decenni fa, si sono comunque trasferiti lì costruendosi una vita.
Esiste un film, ovviamente inedito in italiano, tratto da questa storia, che comunque sarebbe perfetta per un film d’animazione del grande Hayao Miyazaki, ma anche di Makoto Shintai o Ayumu Watanabe, una storia per tutte le età, perché in ogni momento della vita si può trovare qualcosa in questo incontro tra una nonna e una nipote, sospeso nel tempo ma che resterà per sempre nel cuore di Mai.
E si spera di riuscire a leggere presto le altre opere dell’autrice, pluripremiata in Giappone ma poco nota fuori.

Kaho Nashiki è nata nel 1959 nella zona più meridionale del Giappone si è laureata a Kyoto. Scrive sia per ragazzi che per adulti e il suo stile ha delle forti influenze fantastiche con elementi spirituali. Il suo romanzo d’esordio del 1994 Un’estate con la Strega dell’Ovest ha vinto numerosi premi ed è tutt’ora un bestseller in Giappone da cui è stato tratto un film. Ha continuato a scrivere opere premiate che purtroppo ancora non sono state tradotte in italiano.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

Kentuki di Samanta Schweblin (SUR, 2019) a cura di Elena Romanello

18 dicembre 2019

SURns33_Schweblin_Kentuki_coverLa fantascienza intercetta fin dai suoi albori le contraddizioni e le nevrosi della nostra società, ed esistono tanti tipi di fantascienza: oggi va molto la distopia, un futuro prossimo o remoto in cui le cose sono andate peggio di come si poteva pensare, con richiami alla vita di oggi.
Ma il mondo di cui parla Samanta Schweblin, argentina trapiantata a Berlino, ospite anche della rassegna a Torino Aspettando il Salone, è molto vicino al nostro, quasi identico. Un mondo dove c’è un piccolo gadget tecnologico in più rispetto ai nostri, il kentuki, un animaletto di peluche, corvo, coniglietto, panda o draghetto, con dentro una videocamera collegata con qualcuno dall’altra parte del mondo che spia la vita altrui, per un periodo però limitato, perché dopo un po’ la connessione si scarica e non è più possibile attivarla.
In questo microcosmo molto simile, se non quasi uguale al nostro (la tecnologia per realizzare un qualcosa di simile ai kentuki, a metà strada tra i Tamatgochi e i Furby, esiste) si può quindi scegliere di avere un kentuki o di essere un kentuki, guardando la vita anche imbarazzante e le nevrosi individuali. Ma anche chi ha fisicamente il pupazzo non sta bene, perché non può sapere alla fine chi c’è dietro alla telecamera, ed ecco che emergono istinti di distruzione verso i kentuki. Inoltre c’è chi si arricchisce vendendo le connessioni, per poter scegliere, cosa in teoria impossibile, chi spiare.
I kentuki uniscono vari angoli del mondo: dall’Argentina alla Cina, dall’ex Jugoslavia a Israele, e capita che una pensionata di Lima segua le giornate di una ragazza tedesca, vivendo le sue gioie e i suoi problemi, un ragazzino di Antigua scopra la neve per la prima volta, un uomo appena divorziato si affidi a un kentuki per superare la solitudine, un gruppo di ragazze bulle si trovano minacciate e perseguitate dal loro animaletto dopo aver cercato di fare uno scherzo ad una compagna di classe.
Un libro che si costruisce su varie storie parallele, di solitudine, ossessione, voyeurismo, voglia di rivincita e che racconta un mondo con tutte le nevrosi e le dipendenze della contemporaneità. Una storia di fantascienza, in parte, ma anche una metafora di come si potrebbe finire in un futuro molto prossimo la vita di molti di noi, anzi in parte succede già che si spii attraverso i social le vite degli altri.
Una storia con echi di David Lynch ma anche di serial cult come Black Mirror, che appassiona e inquieta, e con un finale aperto a nuove possibilità.

Samanta Schweblin (Buenos Aires, 1978) è una scrittrice argentina di fama internazionale. Nel 2010 è stata selezionata dalla rivista Granta come una dei 22 migliori scrittori in lingua spagnola sotto i 35 anni, riconoscimento in seguito confermato da numerosi premi letterari. Tra le sue opere: La pesante valigia di Benavides (Fazi, 2010) e Distanza di sicurezza (Rizzoli, 2017).Oltre a Kentuki, SUR pubblicherà due sue raccolte di racconti, Siete casas vacías, che le ha valso il prestigioso Premio Ribera del Duero nel 2015, e Pájaros en la boca, la cui traduzione in inglese è stata candidata al Man Booker International Prize.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

Tokusatsu di Massimo Nicora (Editrice La Torre, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

TokusatsusmallL’Editrice La Torre continua a raccontare l’immaginario pop giapponese degli ultimi decenni, affidandosi di nuovo all’inossidabile Massimo Nicora, con Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta.
Come suggerisce il titolo si parla di quello che è un vero e proprio fenomeno di fandom e interesse che ha affiancato manga ed anime in Giappone nel corso degli anni, dagli albori della televisione, e che è ancora presente oggi: serie live action, che riprendono le tematiche dei robottoni giganti, ma che le declinano con attori reali, spesso veri e propri divi in patria.
In Italia arrivarono alcune di queste serie all’epoca dell’anime boom, tra fine anni Settanta e Ottanta, incuriosendo alcuni e suscitando l’ilarità di altri, ma erano solo una piccola parte di un fenomeno ben presente, raramente studiato fuori dal Giappone eppure fondamentale per molto immaginario fantastico di oggi.
Massimo Nicora, che ha già raccontato tutto, proprio tutto, sul fenomeno Goldrake, esamina nelle pagine del libro la storia, i generi, l’evoluzione e le curiosità, raccontando storie note e meno note.
Ci sono infatti vari filoni all’interno di queste storie dal vero fantastiche, un’alternativa alla fantascienza televisiva occidentale che ha lasciato il segno.
I kyodai heroes parlano infatti di eroi che diventano giganti per combattere, mentre lo henshin è incentrato sulle gesta di protagonisti che si trasformano. I mecha introducono invece i robottoni, grandi protagonisti di manga e anime e non solo.
Per avere una maggiore libertà tematica, si è deciso poi di indirizzare alcune storie solo per bambini, i cosiddetti kids show, che puntavano più sul divertimento, mentre le serie più popolari man mano nel tempo risultarono essere i sentai, dove i buoni sono di solito una squadra, con un colore diverso dell’uniforme per ciascuno, solitamente di cinque membri. I sentai sono evoluti poi nei super sentai, con l’introduzione dei robot, un passo che avvenne con il telefilm di Spiderman, quando Toei e Marvel stipularono un accordo per usare i loro personaggi a vicenda in serie prodotte nei loro Paesi.
Non è da dimenticare il filone realizzato con le marionette, diffuse anche in Giappone e che in TV furono influenzate dalla serie inglese Thunderbirds, prodotta da Gerry Anderson e citata nelle pagine del libro.
Leggendo il libro si scoprono che sono stati diversi gli autori di manga e anime a cimentarsi anche con il genere tokusatsu, come Shotaro Ishimori e i mostri sacri Osamu Tezuka e Go Nagai, e si rivivono comunque le gesta di personaggi famosi, come Ultraman, Kamen Rider, Spectremen, Megaloman, I-Zenborg e Koseidon.
Tra l’altro, al di là dell’interesse che suscitarono anche in Occidente, i tokusatsu sono alla base del successo di franchise come i Power Rangers, che periodicamente tornano in TV e al cinema, e i Transformers.
Un libro per appassionati e nostalgici, nello stile rigoroso e interessante della Torre edizioni, e in attesa del secondo capitolo, con gli eroi più recenti.

Massimo Nicora (Varese, 1972), giornalista, è laureato in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e si occupa di comunicazione e relazioni con la stampa per conto di importanti aziende nazionali e internazionali, con particolare riguardo ai settori dei videogiochi e del cinema di animazione. È autore dei libri C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta (Youcanprint, 2016) e C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana (La Torre, 2017), la più ricca e documentata ricostruzione dell’affaire Goldrake in Italia.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La paura trema contro di Corrado Artale (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

la-paura-trema-controSpesso si sente dire che in Italia non si sanno scrivere o realizzare buoni prodotti di genere fantastico: uno stereotipo duro a morire anche perché falso, visto che sono state tante le storie di genere fantastico italiane che sono uscite negli anni e continuano ad uscire, con vari media.
Una di queste è un film indipendente del 2019, La paura trema contro di Pupi Oggiano, girato a Torino come alcuni classici di Dario Argento e da cui Corrado Artale, un autore che ha l’horror e il fantastico nel DNA, ha scritto un romanzo che non è solo una novelisation e che viene proposto da Buendia Book nella collana Fiaschetta.
Dalla copertina si potrebbe pensare che ci troviamo nel territorio dell’horror, come il mitico Profondo Rosso, girato a Torino e ancora oggi al centro di pellegrinaggi alle sue location, ma in realtà siamo più nel terreno della fantascienza, con la storia di una famiglia, in particolare di una madre e di una figlia, sulle quali aleggiano misteri e strani eventi. Comunque chi ama le atmosfere orrorifiche troverà pane per i suoi denti, in una vicenda che si richiama anche al carattere misterioso di Torino.
La paura trema contro è una storia che piacerà molto ai fan di serie cult come Stargate (non vuole essere uno spoiler) e soprattutto The X-Files, visto che si parla di alieni e presenze insolite, un libro che vive anche di vita sua senza il film, ma che fa capire quanto fantastico ci possa essere e ci sia anche alle latitudini italiane, in una città come Torino tra l’altro più che altrove.

Corrado Artale classe 1970, docente, vive a Torino. Cura la sezione letteraria del TOHorro Film Fest,evento dedicato al cinema e alla cultura horrorofantastica in generale. Autore di articoli sul cinema, ha scritto a quattro mani con il romanziere Stefano Di Marino un saggio sul cinema sexploitation anni ’70, Tutte dentro (Bloodbuster, collana I Ratti). Ha anche collaborato alla realizzazione del testo Pupi Avati– Il cinema dalle finestre che ridono – curato da Luca Servini e dedicato al cinema fantastico del noto regista bolognese (Edizioni Il Foglio).

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Nel cerchio di Coccinella di Gabriella Mancini (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

coccinellacoverLa collana Fiaschetta di Buendia Books presenta un prezioso libricino, molto più lungo in realtà del suo numero di pagine, vincitore del Concorso Barbera da Leggere 2018, a cui l’autrice ha partecipato cercando di vincere la sua timidezza, e dato il risultato per fortuna.
Nel cerchio di Coccinella è una fiaba per tutte le età, incentrata intorno alla vita di una gatta nella Torino storica, tra Vanchiglia, via Rossini e Porta Palazzo, dove la sua vita si intreccia con quella di varie persone, creando legami e nuovi inizi, intorno anche ad una casa magica, che forse esiste e forse no e che diventa uno di quei luoghi della letteratura che rimangono nel cuore.
Un libro che parla di gatti e dell’amore che si ha per loro, ma anche della Torino degli ultimi vent’anni, del suo essere diventata una città multietnica, dei suoi cuori pulsanti, della vita di varie generazioni, in una storia che appunto può piacere ad ogni età. Buendia Books consiglia il libro dai sette anni in su, appunto, perché a qualsiasi età si può trovare qualcosa, soprattutto se si vive a Torino ma non solo.
Nel cerchio di Coccinella è quindi una storia che affascina, appassiona e commuove e che poi ti fa riflettere anche dopo, su quello che conta nella vita e su come cercare nuove strade, come fa la micia protagonista.
Il libro è impreziosito da alcune belle tavole di Roberta Barberis, che catturano bene il mondo di gatti di Coccinella e non solo.

Gabriella Mancini, torinese, è insegnante e mamma, e ha deciso di scrivere la storia di Coccinella partendo dai racconti per i suoi figli e i suoi allievi.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.