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Torino perde “Il Libro ritrovato” a cura di Elena Romanello

11 gennaio 2020

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Da oltre vent’anni era ormai un appuntamento fisso e amatissimo da molti, non solo torinesi: la prima domenica di ogni mese, estate compresa, i portici di piazza Carlo Felice davanti alla stazione di Porta Nuova si animavano con oltre cento espositori, anche di fuori città, con libri d’occasione, remainders, volumi d’antiquariato, edizioni d’arte, locandine di film, romanzi di genere e per ragazzi, dvd, cd, fumetti.
“Il Libro ritrovato” era un punto d’incontro e di ritrovo, un modo per trovare piccoli e grandi tesori e vedere amici vecchi e nuovi, gestito dall’associazione Sulla Parola, che dopo l’insediamento a Torino della nuova giunta ha visto alzati gli oneri e le multe, oltre che i balzelli burocratici: a fine 2019 gli organizzatori hanno gettato la spugna, di fronte al disinteresse delle istituzioni, lasciando torinesi e non orfani di un’importante e bella iniziativa.
C’è chi dice che entro la primavera ci sarà un nuovo bando e dovrebbe farsi avanti una nuova associazione per rilevare l’evento, ma c’è da dire che difficilmente gli operatori commerciali che venivano a Torino possono permettersi mesi di stop e dato che altre città più lungimiranti organizzano mercatini e fiere in tema c’è il rischio che si orientino altrove.
C’è per contro chi sostiene che è stato l’ennesimo modo di portare avanti una politica di decrescita e di odio verso le iniziative che portano cultura, soldi, crescita e movimento, tra l’altro in un posto che anni fa, prima che arrivasse il Libro ritrovato, era in preda ad un profondo degrado. Del resto, la fine del Libro ritrovato arriva dopo che l’anno scorso Torino ha già perso lo storico mercatino Mercanti per un giorno e il gruppo di bancarelle di corso Siccardi, sfrattate e costrette a chiudere per far posto ad una futura pista ciclabile, al momento ci sono solo fango e sporcizia.
Comunque, domenica 5 gennaio è stato davvero triste arrivare in piazza Carlo Felice e non trovare più le belle bancarelle di libri, sostituite dai discussi e pericolosi monopattini, uno dei tanti totem di un’amministrazione discutibile.
Non è così che si gestisce e si porta avanti una Torino che vuole fregiarsi del titolo di Città del Libro.