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L’Omino di Giovinazzo. Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia, Aguinaldo Perrone, (Graphe.it, 2022) A cura di Viviana Filippini

11 marzo 2022

Sembra un giallo ā€œL’omino di Giovinazzoā€ di Aguinaldo Perrone, artista, studioso di cartellonismo, edito da Graphe.it. In realtĆ  il libretto ĆØ un curioso saggio breve nel quale l’autore cerca di fare luce su un disegno ritrovato a Giovinazzo, in Puglia, dove l’artista Fortunato Depero passò nel 1926 (non a caso il sottotitolo ĆØ Fortunato Depero: 1926, passaggio in Puglia). Tra le pagine del testo si cerca ci capire se effettivamente Depero, noto anche come l’artista più futurista dei futuristi, tra i padri del Secondo Futurismo e dell’aeropittura, passò effettivamente a Giovinazzo. Prove certe sembrano non esserci, ma qualche indizio sƬ. Tra i papabili elementi un disegno su cartoncino leggero dove ĆØ disegnato un omino in marcia. Partendo da questo disegno ritrovato durante i lavoro di ristrutturazione di un bar a Bari, Perrone veste i panni di detective dell’arte e svolge un’indagine sul campo per comprendere l’origine del disegno, snocciolando poi tutte le ipotesi relative al possibile passaggio di Depero a Giovinazzo e alla realizzazione di questo schizzo a china. Tra le componenti che inducono l’autore a pensare che si tratti di un disegno di Fortunato Depero ci sono alcuni elementi grafici: un figura umana stilizzata che sta tra il manichino e il robot, una ā€œfā€ segnata in modo rapido (potrebbe essere l’iniziale del nome dell’artista) o le forme geometriche come le spirali che richiamano alcuni elementi grafici utilizzati dall’artista nei propri lavori. Le pagine de ā€œL’Omino di Giovinazzoā€ scorrono via veloci grazie ad una scrittura pulita, chiara, che fa viaggiare il lettore nella vita di un artista che nella sua carriera artistica fece anche lo scenografo, il costumista e il designer. Perciò se ā€œdel doman non v’è certezzaā€, come scriveva Lorenzo de’ Medici nella ā€œCanzona di Baccoā€, composta nel 1490 in occasione del carnevale,Ā  anche il dubbio sulla paternitĆ  attribuita dell’Omino di Giovinazzo a Depero resta, ma Aguinaldo Perrone, attento esperto di cartellonistica, ha tutti gli elementi giusti per formulare la sua indagine sul quell’omino che, vi dovesse capitare mai di passarci, trovereteĀ  stampato sui tovagliolini del Gran Bar Pugliese, magari messi al fianco di una bottiglietta di Campari Soda- anche lei futuristica- e in un secondo, non sarĆ  cosƬ difficile riscontrare qualche evidente somiglianza tra l’omino e la bottiglietta di Depero. Il libro presenta una prefazione di Domenico Cammorata.

Aguinaldo Perrone (AguƬn), artista, studioso di cartellonismo. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero: Milano (Biennale Internazionale del libro d’artista), Berlino, Amsterdam, New York, passando dalla 54ma Biennale di Venezia – Padiglione Puglia. Come autore di libri d’arte e di saggi ha pubblicato:Ā AguƬn, disegni;Ā Chiedete la luna;Ā Il prodotto definitivamente superiore;Ā Depero 1926 passaggio dalle Puglie;Ā Catalogo Ragionato di Marchi Inutili e Manuale del Cartellonista Moderno;Ā Ditelo con cartellonismo;Ā Nell’ipotesi del cartellonismoĀ e, infine, ha curato la riedizione del libro di Arturo LancelottiĀ Storia aneddotica della rĆ©clameĀ (1912). Ha ricevuto premi e importanti riconoscimenti della sua ricerca storico-artistica, tra cui quelli di Steven Heller (suĀ Print Magazine) e di Fusako Yusaki (prefazione al libroĀ Ditelo con cartellonismo). Dal 2014 insegna Storia dell’illustrazione e della pubblicitĆ  presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Il suo sito ĆØĀ www.aguin.it.

Source: inviato dall’editore.

La prova dei cinque petali, Paolina Baruchello, (Sinnos 2022) A cura di Viviana Filippini

1 marzo 2022

Dopo “Pioggia di primavera”, ā€œLa prova dei cinque petaliā€ ĆØ il nuovo libro di parole e immagini realizzato da Paolina Baruchello e Andrea Rivola, edito da Sinnos. Baruchello e Rivola tornano con una storia dove il mondo del kung fu e la Cina del passato fanno da sfondo alle avventure dei due protagonisti Jin e Tian. I due giovani, una femmina e un maschio, sono alla ricerca di loro stessi, lei (Jin) si guadagna da vivere facendo il circo, mentre lui (Tian) non vuole deludere il padre e si sta preparando a superare la difficilissima prova dei Cinque petali del fiore di Prugno per entrare tra le guardie dell’imperatore, anche se il giovanotto non sembra del tutto convinto. SarĆ  proprio l’arte circense ad avvicinare questi ragazzi, perchĆ© Jin e Tian si assomigliano molto nel fisico, tutte e due amano il kung fu e l’arte circense. In realtĆ  Tian e Jin hanno anche la stessa forza di volontĆ  che mettono in quello che fanno e che gli permetterĆ  di andare oltre le barriere e gli ostacoli, superando le loro paure e le prove che la vita presenterĆ  loro. La storia della Baruchello non ĆØ solo una narrazione dove l’amicizia dimostra di essere un perno fondamentare per andare oltre quello che cerca di porre un limite alla libertĆ  dei protagonisti. La storia della Baruchello ĆØ una vicenda di prove da superare per diventare più consapevoli di sĆ©, per confrontarsi con il proprio passato e dare un senso a tanti dubbi e perplessitĆ  che attanagliano i protagonisti durante le vicissitudini che attraversano. Allo stesso tempo ā€œLa prova dei cinque petaliā€ ĆØ un libro dove c’è un confronto/scontro tra generazioni -quella dei figli con quella dei padri- con, da una parte, coloro che sono profondamente legati alla tradizione e al passato e dall’altra, i giovani che puntano a fare progressi cambiando le cose per trovare il loro posto nel mondo. Altro aspetto interessante ĆØ il fatto che Jin e Tian compiranno gesti e azioni che porteranno le tradizioni consolidate da tempo a rivedere i loro schemi strutturali e a rivalutare relazioni umane del passato che si credevano perse da tempo. ā€œLa prova dei cinque petaliā€ di Paolina Baruchello con i disegni di Andrea Rivola, ĆØ una graphic novell di formazione dove l’amicizia, la collaborazione, la fiducia reciproca e la necessita di comprendere il propri io spinge Tian e Jin a confrontarsi con il proprio passato e ad andare avanti oltre ogni ostacolo e pregiudizio. EtĆ  di lettura: da 10 anni.

Paolina Baruchello storica di formazione e operatrice culturale, non ha mai smesso di amare i libri per ragazzi da quando ĆØ stata in grado di guardarne le illustrazioni e di leggerli. Il suo primo lavoro ĆØ stato fare la lettrice e poi la traduttrice dal francese per la Mondadori Ragazzi, per cui ha tradotto più di trenta titoli e curato introduzioni e adattamenti. Dopo viaggi per il mondo, reali e immaginari, e anni di lavoro per istituzioni culturali, ĆØ diventata autrice, pubblicando con Sinnos “Pioggia di Primavera”, graphic novel illustrata da Andrea Rivola (2015). Con Sinnos ha pubblicato anche l’albo “Lo Sport non fa per te”, illustrato da Federico Appel (2018) e sempre insieme ad Andrea Rivola ā€œLa prova dei Cinque Petaliā€ (2022).

Andrea Rivola ĆØ un illustratore dal tratto riconoscibilissimo, in grado di unire l’amore per la composizione geometrica con una lettura sempre intelligente e ironica dei testi che deve accompagnare (e a cui spesso aggiunge del suo). Oltre ad essere un illustratore raffinato, ĆØ anche produttore di due ottimi vini: un sangiovese corposo e convincente e un albana bianco pieno di profumi e spezie.

Source: inviato al recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

Il mestiere dello scrittore, John Gardner (Marietti 1820) A cura di Viviana Filippini

15 febbraio 2022

Come si scrive una storia? Come si crea un personaggio per renderlo credibile? Come funziona il rapporto tra autore, editore e correttore di bozza? Queste sono solo poche delle domande che coloro che si approcciano alla scrittura per creare un libro si fanno, nel senso che in realtĆ  esse sono molto più numerose. C’è però un testo, uscito per la prima volta nel 1983 in USA, che ancora oggi ĆØ attuale per molti dei temi che in esso vengono trattati e mi riferisco a ā€œIl mestiere dello scrivereā€ di John Gardner, edito in Italia da Marietti 1820. Il volume ĆØ un saggio molto interessante che vuole aiutare lo scrittore emergente a capire come scrivere e cosa fare e leggere per migliorarsi. Attenzione, il testo di Gardner non vuole imporre nulla, semplicemente racconta a chi legge come muoversi nel mondo della scrittura che ĆØ facile a dirsi, ma parecchio più complicato a farsi. Gardner si addentra in più piani, dai corsi di scrittura creativa, mettendo in evidenza l’utilitĆ  che essi possono avere, passando al ruolo che in essi hanno gli insegnanti, ma anche i difetti che il partecipante può incontrare. Per l’autore americano la scrittura, però, non ĆØ fatta solo da storie, perchĆ© per costruirle sono fondamentali l’intreccio, la trama, i personaggi con i loro ruolo ma, cosa davvero importante, sono anche la punteggiature, il punto di vista, il dialogo e la revisione dei testi fatta una, duo, tre e più e più volte per comprendere davvero quello che ĆØ utile o no alla costruzione della storia che si sta scrivendo. Molta attenzione anche al rapporto che il giovane autore dovrebbe avere con l’editore e con il correttore di bozze e al lavoro della revisione che deve essere fatta. Fondamentali in questo caso, il dialogo e il confronto per giungere ad una fine che soddisfi tutte le parti coinvolte, compreso il lettore che comprerĆ  e leggerĆ  il libro. Le pagine del libro di Gardner vanno via veloci grazie ad una scrittura fluida e piacevole, caratterizzata da una ironia che stuzzica alla riflessione il lettore e l’aspirante scrittore. Quello che emerge da ā€œIl mestiere dello scrittoreā€ ĆØ l’incoraggiamento di Gardner a chi vuole scrivere e il prendere coscienza che la scrittura ĆØ un fare impegnativo che si deve provare e per il quale servono costanza, impegno, attenzione e tenacia (critiche e delusioni sono sempre dietro l’angolo) per non abbattersi mai e capire se fare lo scrittore ĆØ davvero quello che anima la mente e cuore. Il libro contiene anche la premessa di Davide Rondoni e l’introduzione di Raymond Carver. Tradotto da Cinzia Tafani.

John Champlin Gardner Jr (Batavia, 1933 – Susquehanna, 1982), medievista e scrittore, ha dedicato lunghi anni all’insegnamento e alla riflessione sulla pratica del narrare. ƈ stata una figura popolare e controversa fino alla morte prematura in un incidente motociclistico all’etĆ  di 49 anni.

Source: del recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A.

La storia di Anna Frank raccontata da Lia Levi, Lia LeviĀ  (Gallucci, 2022) A cura di Viviana Filippini

26 gennaio 2022
La storia di Anna Frank

In occasione del Giorno della Memoria la casa editrice Gallucci  ĆØ in libreria con ā€œLa storia di Anna Frank raccontata da Lia Leviā€, scritta da Lia Levi e illustrata da Barbara Vagnozzi. La giornalista racconta la storia di Anna quando viveva spensierata ad Amsterdam. Poi la vita della ragazzina cambiò per sempre, verso i 13 anni, quando Anna e la sua famiglia furono costretti a trasferirsi in un nascondiglio segreto per sfuggire ai soldati e al volere di un crudele individuo che intendeva deportare gli ebrei. Affrontare la vita nel nascondiglio non fu facile per Anna, ma la scrittura del diario quotidiano, dal 1942 al 1944, all’amica immaginaria Kitty, le permise di sentire meno dolorosi quei giorni di reclusione. Lia Levi, con delicatezza e grande garbo, racconta la storia della piccola Anna Frank, dei due anni di vita nascosta in soffitta, per arrivare al momento in cui la lei e la sua famiglia furono scoperti. Quello che ĆØ emerge dal libro ĆØ come la vita di questa adolescente cambiò in modo radicale con l’arrivo del Nazismo e come la scrittura fu per lei una vera e propria Ć ncora di salvezza, un legame con la vita che, in quel periodo, era piena di incognite, paure, ma anche di speranze. La storia di Anna ĆØ poi arrivata a noi, grazie al diario che il padre –unico sopravvissuto ai campi di concentramento- fece pubblicare. Nel libro edito da Gallucci, Lia Levi racconta la storia di Anna Frank e racconta pure la sua di storia (un breve cenno), perchĆ© anche lei bambina di origini ebraiche riuscƬ a salvarsi con le sorelle dalla deportazione, vivendo nascosta per mesi in un convento di suore a Roma. Quello che emoziona de ā€œLa storia di Anna Frank raccontata da Lia Leviā€ ĆØ quel brillare costante della figura di Anna, grazie a quel diario che generazioni e generazioni di lettori hanno letto, leggono e leggeranno, facendo brillare nel tempo la memoria di Anna Frank e di tutte le innocenti vittime dell’Olocausto. Dai 7 anni in su.

Lia Levi. Giornalista e pluripremiata autrice di romanzi per bambini e adulti, di origine ebraica, Lia Levi ha vissuto da ragazza un’esperienza analoga e opposta a quella di Anna Frank: insieme alle sue sorelle, si ĆØ salvata dalla deportazione nascondendosi per lunghi mesi a Roma in un collegio di suore.

Barbara Vagnozzi ĆØ nata a Genova nel 1961. Da piccola sognava di vivere in campagna e dipingere; e ora si dedica esclusivamente all’illustrazione. Ha pubblicato molti libri nei paesi anglosassoni e, in Italia, con Gallucci, Videocompilation dello Zecchino d’Oro, Video e Canto con lo Zecchino d’Oro, ā€œStravideoā€ per lo Zecchino d’Oro, ā€œAttenti al lupo, 1,2,3…cinque!ā€, ā€œHeidi e Strega comanda coloreā€, ā€œIl porto dei piccoliā€, ā€œLevā€, ā€œAria, acqua, terra e fuocoā€ e ā€œCantaFilaStroccheā€. Vive sulle colline emiliane insieme ai suoi due bambini, al marito inglese, a un cane, a tre gatti, quattro papere e due conigli. Forse per questo le piace tanto disegnare buffi animali d’ogni genere!

Source: del recensore. Grazie a Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci.

Lu’Mezzò: a spasso nel paese narrato da Francesca Belussi A cura di Viviana Filippini

17 gennaio 2022

Lu’Mezzò, ĆØ il cuore del libro edito da Centro Culturale 999 Ā Ā ā€œLu’Mezzó. Storie di un paeseĀ Ā  perbenino” della scrittrice bresciana Francesca Belussi, docente e scrittrice, ed ĆØ un piccolo paesino che potrebbe trovarsi in qualsiasi parte dell’Italia. A caratterizzare il posto ci sono la scuola, i bar, la squadra di calcio, i bottegai, i docenti, ma anche personalitĆ  di spicco come l’uomo che si veste come lo Jedi o il proiezionista del cinema dell’oratorio. Francesca porta il lettore dentro ad un mondo (il suo) nel quale ogni lettore potrebbe ritrovare il proprio microcosmo di relazioni affettive, familiari e sociali. Ne abbiamo parlato con Francesca.

Come ti ĆØ venuta l’idea di scrivere “Lu’Mezzó. Storie di un paeseĀ Ā  perbenino”?

L’idea ĆØ nata durante il lockdown del 2020… in un periodo cosƬ complesso, e pesante per tutti e per tutte, volevo scrivere qualcosa di “leggero”, qualcosa che avesse lo scopo di far divertire chi leggeva. Avevo inoltre questa storia dentro di me da raccontare, una storia con protagonista non un personaggio in carne ed ossa, ma un paese, poichĆ© avevo, negli anni, raccolto storie che mi avevano colpita ed interessata e volevo metterle su carta. Poi, dopo aver scritto i primi capitoli nel 2020, ho accantonato il progetto per qualche mese, per poi terminarlo nella primavera 2021. Diciamo che Lu’Mezzò nasce dalla mia volontĆ  di raccogliere alcune storie, con quella di far sorridere e divertire. Inoltre, io sono una grande amante del genere umoristico, ma faccio sempre fatica a trovare testi umoristici (non comici, proprio umoristici, stile Benni), e quindi cerco di scrivere quello che mi piacerebbe leggere.

Nel tuo libro ci sono tanti luoghi e tanti ritratti umani. Quanto c’ĆØ di realtĆ  e quanto di finzione?

Alcuni racconti sono inventati, altri, la maggior parte direi, sono ispirati a fatti realmente accaduti. Paradossalmente gli episodi più inverosimili sono quelli che invece ho vissuto in prima persona, come ad esempio la parte legata al panificio, o al film che prende fuoco… Per quanto riguarda i capitoli su miti e leggende, ho fatto un breve lavoro di ricerca, e ho notato che molti elementi legati a usi, costumi, tradizioni orali e popolari, sono comuni a molte zone d’Italia, e cosƬ Lu’Mezzò potrebbe trovarsi in qualsiasi regione della penisola…

Dal teatro, al liceo, passando per la trattoria da Milly, alla chiesa, alla forneria e macelleria di paese. Che valore hanno questi luoghi per la gente di Lu’Mezzó?

Questi luoghi, almeno nella mia personale visione, rappresentano il “dove la vita accade”.

Tra i personaggi, quale è quello a cui sei più affezionata e perché?

Forse il personaggio dell’uomo dall’appetito straordinario, perchĆ© ĆØ legato al mio amore per il cibo e a ciò che mi piace mangiare! Ma anche i membri della famiglia di fornai, in quanto io provengo proprio da una famiglia di panificatori, e, non da ultimo, gli artisti, per la mia passione per l’arte.

Lu’ Mezzó ĆØ più un romanzo corale o una raccolta di racconti che hanno in comune il luogo di appartenenza di personaggi e luoghi?

Lo definirei più una raccolta di racconti con un comune filo conduttore dato dal paese stesso, che io considero come un personaggio a tutti gli effetti!

Questo ĆØ il tuo secondo libro.  Cosa rappresenta per te la scrittura?

La scrittura ĆØ per me un’esigenza, una vera e propria necessitĆ . Ho sempre letto moltissimo e amato i libri in generale, sin da bambina. Ma ho cominciato a scrivere “seriamente” solo nel 2012, quando una sera, all’improvviso, ho proprio avvertito il bisogno fisico di mettere i miei pensieri su carta. E cosƬ ĆØ nato il primo libro, scritto all’epoca, ma pubblicato solo due anni fa!

Sei giĆ  al lavoro per un prossimo romanzo?

In realtĆ  sƬ! ƈ giĆ  pronto un testo che mi piacerebbe sottoporre a qualche casa editrice e che rappresenta in qualche modo quello che avviene quando si chiude il mio primo romanzo ā€œLa Ragazza con l’Orchideaā€, ma che non vi ĆØ necessariamente legato come storia. E ci sarebbe anche un’altra storia che ho scritto qualche anno fa che mi piacerebbe pubblicare, ispirata ad un mio viaggio attraverso Nord e Sud America. Il difficile ora ĆØ trovare una casa editrice!

Fantasmi dello tsunami.Ā Nell’antica regione del Tohoku, Richard Lloyd Parry, Exòrma, 2021 A cura di Viviana Filippini

13 gennaio 2022

Ā«Nello tsunami, tutto ciò che era bianco divenne neroĀ». Sono passati 11 anni da quell’ 11 marzo 2011, quando un gigantesco Tsunami si abbattĆ© sulla costa nord-est del Giappone devastando la regione del Tohoku e causando più di 18.500 vittime. Oggi ā€œFantasmi dello tsunami.Ā Nell’antica regione del Tohokuā€di Richard Lloyd Parry, edito da Exòrma, ci racconta quello che accadde prima, durante e dopo l’arrivo di quella imponente massa di acqua le cui onde arrivarono ad avere un’altezza pari a 36 metri. Quello che restò in seguito al passaggio del tremendo tsunami furono morte e distruzione. Poi c’erano i feriti e i vivi che cominciarono una ricerca dei dispersi, nella speranza, in molti casi vana, di trovare vivi i propri cari. Tante sono le storie di mogli alla ricerca dei mariti, di mariti in cerca delle mogli, di figli in cerca degli anziani genitori e di quei genitori coinvolti nella disperata ricerca dei propri figli usciti per andare a scuolaĀ e non più tornati. Una ricerca di giorni, settimane, mesi e anni che, in alcuni casi portò al ritrovamento dei resti, spesso irriconoscibili, dei propri cari mentre, in altri casi, la ricerca non portò a nessuno ritrovamento e a nessun corpo su cui piangere. Quello di Richard Lloyd Parry, dal 1995 corrispondente a Tokyo per Ā«The TimesĀ», non ĆØ un romanzo, ma ĆØ un vero e proprio toccante reportage nel Giappone distrutto e colpito dallo Tsunami. Per fare questo, Loyd ha viaggiato per sei anni andando nel centro delle comunitĆ  ferite e dissolte, nel Tohoku, la periferia a nord orientale del Giappone. Un luogo lontano, un mondo dove i legami con il proprio passato sono molto forti e dove oggi si respira ancora un’atmosfera di una profonda spiritualitĆ  arcaica. Pagina dopo pagina, l’autore cerca di mettere assieme i tasselli un grande dramma umano che non solo colpƬ un intero Paese, ma che cambiò la vita e distrusse l’esistenza di molte famiglie. Loyd dal contesto generale si concentra infatti su quanto accaduto nella scuola elementare di Okawa, una piccola comunitĆ  vicina alla foce di un fiume e lo fa conoscendo e confrontandosi con gli abitanti della zona e ascoltando le loro storie. A Okawa furono molti coloro che non tornarono più a casa, anziani, giovani e bambini spazzati via dalla furia dell’acqua diventata indomabile. ā€œFantasmi dello tsunami.Ā Nell’antica regione del Tohokuā€ Richard Lloyd Parry ricostruisce e porta il lettore dentro i drammatici fatti del 2011. Lo fa in modo attento, minuzioso, ma quello che emoziona e fa riflettere sono le parole delle singole persone (madri come Nagano) che raccontano il proprio vissuto e di come una grande onda lo spazzò via per sempre. Un mettersi a nudo che evidenzia quanto sia importante coltivare i propri affetti e quanto il destino e la vita siano imprevedibili e precari. Traduzione di Pietro Del Vecchio.

Richard Lloyd Parry ĆØ corrispondente dall’Asia per Ā«The TimesĀ» e scrittore. Nato nel 1969, ha studiato a Oxford. Ha raccontato storie da ventuno paesi, tra cui Iraq, Afghanistan, Indonesia, Timor Est, Corea del Nord, Papua Nuova Guinea, Vietnam, Kosovo e Macedonia. Suoi scritti sono apparsi anche sulla ā€œLondon Review of Booksā€ e sul ā€œNew York Times Magazineā€.

Source: ricevuto dal recensore.

Dalla Cina all’Italia, la storia di “Giada Rossa- Una vita per la libertĆ ” di Fiori Picco (Fiori d’Asia Editrice 2020) A cura di Viviana Filippini

30 dicembre 2021

ā€œGiada Rossa- Una vita per la libertĆ ā€ edito da Fiori d’Asia Editrice ĆØ il romanzo-veritĆ  di Fiori Picco, nel quale l’autrice bresciana racconta le vicissitudini esistenziali di Giada Rossa, una donna che vedrĆ  stravolta la sua esistenza da un viaggio che la porterĆ  dalla Cina all’Italia. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come ĆØ nata l’idea di scrivere la storia di Giada Rossa?

ƈ nata da un incontro speciale con la protagonista e voce narrante del mio libro: una signora cinese che ho assistito durante un intervento e nel post-operatorio durante la mia esperienza di mediazione culturale presso gli Spedali Civili di Brescia. La signora non parlava italiano e necessitava del mio aiuto. Nel tempo mi ha raccontato la storia della sua vita che, fin da subito, ho trovato straordinaria e di valore, anche se molto drammatica e, in certi momenti, addirittura scioccante. Per questo ho deciso di trasformarla in un romanzo veritƠ e di denuncia. Il mio intento era dare voce a tutte quelle persone che, come Giada Rossa, hanno sofferto e sono state vittime di violenze, soprusi e discriminazioni.

La protagonista e voce narrante vive una vita segnata fin dall’infanzia da soprusi, cosa la spinge a sopportare tutte le vessazioni?

Gli orientali per natura hanno una capacitĆ  di sopportazione del dolore fisico e mentale maggiore rispetto agli occidentali. Per millenni, Taoismo, Confucianesimo e Buddismo hanno insegnato a sopportare e a non reagire dinnanzi alla violenza. Durante gli otto anni di vita in Cina, ho assistito a situazioni di estrema intollerabilitĆ , come un cesareo o una salpingografia eseguiti senza anestesia, e le pazienti accettavano senza protestare. Giada Rossa si ĆØ sempre chiesta se ci fosse un percorso prestabilito che doveva obbligatoriamente intraprendere, se il destino avesse giĆ  determinato ogni suo passo. Da quando si ĆØ avvicinata al Buddismo, crede fermamente nella legge del Karma, che spiega molte cose. C’è sempre una chiave logica a tutto ciò che succede; la sofferenza contribuisce alla nostra evoluzione. Le esperienze sono legate a eventi accaduti nelle vite pregresse; ci sono nodi karmici da sciogliere per potersi liberare dal dolore nelle vite future.

Come vive la protagonista il viaggio dalla Cina verso l’Italia?

Giada Rossa non voleva lasciare la Cina; sarebbe rimasta volentieri nel suo Paese svolgendo un lavoro umile, ma ĆØ stata imbrogliata da alcuni suoi connazionali: dei ciarlatani che l’hanno obbligata a emigrare illegalmente promettendole un futuro migliore all’insegna del benessere economico. Il viaggio verso l’Italia ĆØ stato durissimo, sia per la condizione di schiavitù e di forte disagio in cui si ĆØ trovata, sia per le brutalitĆ  a cui ha dovuto assistere. ƈ stata testimone di uno stupro e di un omicidio; lei stessa ha rischiato di morire per una grave crisi ipertensiva. Quando ha implorato le compagne di viaggio di salvarle la vita, una di loro ha trovato il coraggio di bucarle la vena con uno spillone per capelli. Durante la traversata in mare, ĆØ rimasta per tutto il tempo seduta in un acquitrino lurido e stagnante, con le gambe paralizzate a causa del freddo invernale. Il ricordo dei genitori e della figlia adottiva le ĆØ stato di grande conforto e, per brevi momenti, ha alleviato la sua angoscia.

Giada Rossa si troverĆ  in un mondo del tutto nuovo, come riuscirĆ  a far convivere i suoi principi, valori e tradizioni cinesi in una realtĆ  del tutto nuova come quella italiana?

Nonostante le avversitĆ  e le problematiche incontrate in Italia, Giada Rossa ĆØ un ottimo esempio di integrazione. Pur avendo avuto difficoltĆ  linguistiche e sociali, si ĆØ avvicinata con rispetto alla nostra cultura e si ĆØ sforzata di interagire con gli italiani. ƈ rimasta fedele ai suoi valori e alla sua fede, ma ha saputo adattarsi alla nostra mentalitĆ . Ancora oggi, puntualmente mi invia gli auguri di Natale e partecipa con entusiasmo alle nostre festivitĆ . Non rifiuta i nostri piatti tipici, anzi ĆØ curiosa di assaggiare particolaritĆ  gastronomiche come il gorgonzola.  Ha abbracciato le tradizioni locali senza dimenticare le sue origini. ƈ quello che ho fatto io in tanti anni di vita in Cina.  L’integrazione può avvenire solo con l’impegno e con una buona dose di rispetto e di umiltĆ  nei confronti del Paese ospitante.

Tanti sono i personaggi con i quali Giada si relaziona, ma due di loro – il padre e il secondo marito – hanno un maggiore peso sul suo destino. Che rapporto ha la protagonista con loro?

Giada Rossa ĆØ stata privata della figura paterna all’etĆ  di tre anni, e ne ha avuto un vago ricordo fino a quando, molti anni dopo, per miracolo o casualitĆ  della sorte, ĆØ riuscita a ricongiungersi alla sua famiglia d’origine. Per lei i genitori sono sempre stati un esempio di forza interiore e di coraggio; dal padre ha ereditato il carattere scherzoso e a tratti fanciullesco, che le ha permesso di affrontare con spirito positivo ogni disgrazia. Il padre ĆØ sempre stato perseguitato da un destino ostile, ma ha dimostrato molta dignitĆ . La sua immagine di uomo buono e onesto l’ha accompagnata durante il terribile viaggio verso l’Italia, rassicurandola e dandole conforto. Giada Rossa ĆØ stata spinta a emigrare in modo illegale dal secondo marito: un uomo freddo e calcolatore a cui ĆØ rimasta legata, anche se la coppia vive insieme saltuariamente. Lei stessa ha dichiarato che alla sua etĆ  non vuole più ricorrere al divorzio. Si concede lunghe pause di riflessione lontana dal marito; i periodi di solitudine la rafforzano rendendola più determinata e combattiva.  Giada Rossa rappresenta tante donne cinesi di mezza etĆ , ancora legate a un concetto vecchio e tradizionalista di matrimonio. Preferiscono salvare le apparenze e rinunciare alla propria felicitĆ  piuttosto di complicarsi ulteriormente la vita.

Quanto ĆØ importante la madre per Giada Rossa?

La madre di Giada Rossa ĆØ stata una figura determinante nella vita della figlia, rappresenta la donna maoista definita ā€œl’altra metĆ  del Cieloā€: una lavoratrice instancabile, la colonna portante della famiglia. Non si ĆØ mai voluta adagiare, nemmeno quando il marito ha aperto un’attivitĆ  commerciale. Si ĆØ sempre rimboccata le maniche ritenendosi ā€œparte attiva e produttiva della societĆ ā€. Ha lavorato molti anni come manovale di cantiere rischiando la salute e la vita per mantenere i figli. A un certo punto si ĆØ trovata sola e in difficoltĆ  ma non si ĆØ mai arresa. A Giada Rossa ha trasmesso un messaggio importante: ā€œOgni donna ha risorse proprie e una ricchezza interiore che possono aiutarla durante le avversitĆ . Bisogna innanzitutto fare affidamento su noi stesse, sulle nostre capacitĆ ā€. Ancora oggi Giada Rossa la ricorda come un grande esempio di coraggio.

Come ĆØ stato trattare in un romanzo temi che vanno dall’immigrazione clandestina, al traffico di essere umani, per passare alla fede e al riscatto?

Sono tutte tematiche importanti che ho voluto evidenziare per informare i miei lettori. Lo scopo della scrittura ĆØ portare a conoscenza, mettere in luce determinate realtĆ  e situazioni. Ritengo che si sappia pochissimo dell’immigrazione cinese e delle problematiche che tante donne devono affrontare quando giungono in Italia da clandestine. Giada Rossa ĆØ la storia della protagonista ma, quando descrivo il viaggio sui Balcani, il romanzo diventa corale in quanto coinvolge tante altre persone come lei: tutte vittime unite dallo stesso amaro destino. Ho sentito il dovere morale di raccontare le loro vicissitudini. Le tragedie umane devono essere trascritte per non essere dimenticate, cosƬ come i soprusi, le violenze, il mobbing e le ingiustizie devono essere sempre denunciati. La fede ĆØ una tematica a cui tengo particolarmente perchĆ©, a mio avviso, ĆØ sinonimo di scelta e di libertĆ . Nessuno dovrebbe costringerci a seguire il suo credo nĆ© discriminarci solo perchĆ© abbiamo tradizioni diverse. Giada Rossa ha saputo ribellarsi ai pregiudizi e alle prevaricazioni perseguendo i suoi ideali. Era completamente sola, non aveva aiuti di alcun genere, ma ce l’ha fatta senza scendere a compromessi. Con la volontĆ  ogni donna può riscattarsi.

Biografia

Fiori Picco ĆØ nata a Brescia il 07 marzo 1977, ĆØ sinologa, scrittrice, traduttrice letteraria ed editrice. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura Cinese conseguita presso l’UniversitĆ  Ca’ Foscari di Venezia, si ĆØ stabilita nella cittĆ  cinese di Kunming, nella provincia dello Yunnan, dove ha vissuto otto anni insegnando presso il Dipartimento del Turismo della Yunnan Normal University e svolgendo ricerche di antropologia.  Durante gli anni di vita a Kunming ha iniziato a scrivere novelle e romanzi e dal 2007 ĆØ autrice SIAE.  Dal 2011 traduce romanzi di autori asiatici e di recente ha aperto Fiori d’Asia Editrice, una realtĆ  editoriale multilingue specializzata in letteratura orientale. Ha ricevuto diversi premi letterari, nazionali e internazionali, tra cui il Jacques PrĆ©vert 2010 per la narrativa, il Magnificat Libri, Arte e Cultura 2014 per racconti brevi, il Premio Standout Woman Award 2016 della Regione Lombardia, il Caterina Martinelli 2017, l’Argentario 2020.  Il suo ultimo romanzo ā€œGiada Rossa – Una vita per la libertĆ ā€ ĆØ superfinalista al Premio CittĆ  di Latina 2020 (la cerimonia di premiazione ĆØ stata fissata per il 31 luglio 2021).  Nel 2018, con scrittori di tutto il mondo, ha partecipato all’International Writing Program presso l’Accademia di Letteratura Lu Xun di Pechino, e al Congresso Internazionale degli Scrittori e dei Sinologi di Guiyang le ĆØ stato conferito il certificato di Friend of Chinese Literature. Collabora con la China Writers’ Association e con la Japanese Writers’ Association.

MamĆ”, Jorge FernĆ”ndez DĆ­az (Nutimenti, 2021) A cura di Viviana Filippini

1 novembre 2021

Carmen ha 15 anni. Carmen con la sua valigia di cartone parte per l’Argentina, quella di Perón, lasciandosi alle spalle le Asturie. Nella casa d’infanzia, la ragazza lascia la mamma e i fratelli e questa partenza sarĆ  per lei un distacco che pianterĆ  nel suo animo segni indelebili. Carmen ĆØ la protagonista di ā€œMamĆ”ā€, romanzo di Jorge FernĆ”ndez DĆ­az, tradotto per Nutrimenti editore da Letizia Sacchini e Andrea Monti. Arrivata in Argentina, la giovane si troverĆ  a vivere con una zia paterna e suo marito e, nonostante la vita comincerĆ  lentamente ad andare un poco meglio, per lei sarĆ  del tutto impossibile risanare quello strappo che l’ha costretta a lasciare il suo pesino incastonato tra i monti della Spagna. A raccontare la storia di Carmen ĆØ Jorge, autore del romanzo e figlio della protagonista. Quello che colpisce ĆØ come Carmen sia la rappresentazione classica della figura del migrante che sale su una nave (in questo più per volontĆ  altrui che per sua) alla ricerca di una possibilitĆ  di vita migliore. Carmen infatti vive nella realtĆ  della Spagna dei primi anni Quaranta, quando al guerra civile che ha dilaniato al terra ĆØ finita da poco. La madre, che ha altri figli oltre alla protagonista, la obbliga a partire per garantirle una vita migliore, dove povertĆ  e fame non ci saranno più (ma sarĆ  vero poi?) e le promette che appena potranno, andranno da lei. Peccato che per Carmen questa promessa resterĆ  un sogno, un miraggio lontano, e lei, da sola, affronterĆ  l’inserimento nella vita nel nuovo mondo dove diventerĆ  grande, andrĆ  a scuola e troverĆ  marito. Un stabilitĆ  e una identitĆ  ricostruite a fatica, che verranno messe in crisi quando i suoi figli e nipoti, a causa anche del collasso economico argentino decideranno di andarsene (scappare sarebbe più adatto) da Buenos Aires. Per Carmen sarĆ  un salto indietro nel tempo, in quella partenza da incubo di tanti anni prima che le cambiò per sempre l’esistenza. Quello che colpisce del libro ĆØ la capacitĆ  narrativa di Jorge FernĆ”ndez DĆ­az di narrare la madre in modo realistico, ordinato dal punto di vista cronologico, ma anche emotivo, proprio per andare ad indagare i luoghi interiori della sua anima e la destabilizzazione che il cambio di vita, terra e emisfero scatenarono nella donna. Altro aspetto interessante ĆØ quella sensazione di perenne esilio che attanaglia in modo costante la donna, quel suo non sentirsi mai parte di un mondo fino in fondo. Un stato emotivo comune a molti migranti e quando Carmen arriva vicina all’equilibrio, esso viene messo in crisi da una nuova partenza. Jorge FernĆ”ndez DĆ­az in ā€œMamĆ”ā€ narra due storie in parallelo e intrecciate tra loro. Da una parte, c’è la vicenda della madre e della sua famiglia divisa in continenti e più le emozioni raccontate grazie a un’accurata ricostruzione genealogica, storica e emotiva. Dall’altra parte, sulla scia del vissuto della propria famiglia, l’autore narra le trasformazioni e i cambiamenti storici della Spagna e dell’Argentina. Un raccontare storie di vita che in ā€œMamĆ”ā€ di Jorge FernĆ”ndez DĆ­az Ā dimostrano quanto la Storia e le storie di gente comune si intreccino in modo indissolubile, magari non nei libri di scuola, ma nelle vite di coloro che la storia la vivono ogni giorno. Ā 

Jorge FernĆ”ndez DĆ­az, nato a Buenos Aires nel 1960, alterna da sempre il mestiere di cronista con l’attivitĆ  di narratore. In quarant’anni di carriera giornalistica ha scritto per alcune delle principali testate argentine, come La RazónEl Cronista e La Nación, e ha diretto il settimanale Noticias. ƈ autore di una ventina di libri tra gialli, memoir, raccolte di racconti, reportage e saggi. In Italia ĆØ stato pubblicato Il trafficante (Longanesi, 2019). Nel febbraio 2021 la cittĆ  di Buenos Aires lo ha insignito del titolo di ā€˜PersonalitĆ  eminente della cultura’; il filosofo Juan JosĆ© Sebreli, nel corso della cerimonia, ha detto di lui: ā€œFernĆ”ndez DĆ­az ĆØ un faro, un intellettuale dotato di un’elegante semplicitĆ  discorsiva, che gli conferisce un coraggio raro nella lotta contro l’autoritarismoā€.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa di Nutrimenti.

Ruby Bridges ĆØ entrata a scuola, Elisa Puricelli Guerra (Einaudi Ragazzi, 2021) A cura di Viviana Filippini

18 ottobre 2021

La storia di ā€œRuby Bridges ĆØ entrata a scuolaā€ ĆØ stata scritta da Elisa Puricelli Guerra. La storia, edita da Einaudi Ragazzi, ĆØ ambientata nella New Orleans di oggi, dove c’è l’arresto di una giovane afroamericana accusata ingiustamente di aver causato un incendio nella scuola che frequenta. Il fatto evidenzia come, nonostante siano passati anni e decenni e siano state fatte tante battaglie e sacrifici per i diritti civili, purtroppo il razzismo ĆØ ancora presente e la tanto ricercata integrazione ha subito una battuta di arresto e un vero e proprio passo indietro. Ne sanno qualcosa Billie e Eric, due compagni di scuola dell’amica arrestata. Lei afroamericana, lui bianco, dopo una zuffa si troveranno a lavorare assieme per una ricerca. Tema: la storia di Ruby Bridges. In una prima fase della ricerca i due ragazzi lavoreranno separatamente, o meglio, Eric cercherĆ  tutto il materiale utile su Ruby Bridges, poi lo porterĆ  a Billie che avrĆ  il compito di scrivere la storia della ragazzina, visto che lei ci sa davvero fare con la penna. Giorno dopo giorno però, la storia della piccola Ruby, la sua battaglia nell’America degli anni ’60 del secolo scorso per poter andare a scuola come tutti gli altri e con tutti gli altri bambini e il non essere più esclusa per il colore della pelle, porteranno i due adolescente ad avvicinarsi sempre di più. Billie e Eric scopriranno non solo di essere convinti che non ĆØ stata la compagna di scuola ad appiccare l’incendio, ma lavoreranno assieme per trovare le prove per scagionarla. I due protagonisti adolescenti sono diversi tra loro, ma allo stesso tempo scoprono di essere simili, perchĆ© tormentati nel loro giovane animo da una serie di ingiustizie a cui assistono, che subiscono e alle quali non riescono a trovare strumenti adatti per rispondere. SarĆ  proprio il lavorare gomito a gomito e il conoscersi, a permettere a Billie e a Eric di comprendere che lottare per il bene e per qualcosa in cui si crede ĆØ faticoso, provoca dolori e ammaccature, ma la tenacia e il fare insieme permettono di raggiungere buoni risultati e importanti traguardi. ā€œRuby Bridges ĆØ entrata a scuolaā€ di Elisa Puricelli Guerra ĆØ un romanzo dal ritmo incalzante dove, tra passato e presente, si trattano temi ancora attuali come la discriminazione, la paura del diverso e l’odio razziale purtroppo ancora troppo radicati nelle nostre societĆ . Accanto ed essi c’è il coraggio del quale serve dotarsi per portare avanti una vera e propria lotta per l’emancipazione umana che restituisca la dignitĆ  e la libertĆ  alle persone.

Elisa Puricelli GuerraĀ ĆØ nata a Milano nel 1970. Lettrice insaziabile, dal 1998 si dedica alla letteratura per ragazzi come autrice, editor e traduttrice. Ha pubblicato diversi romanzi che spesso hanno per protagonisti brillanti ragazze e ragazzi dai capelli rossi. Tra i riconoscimenti ottenuti, nel 2013 ha vinto il Ā«Premio BancarellinoĀ» e il Ā«Premio Castello di SanguinettoĀ» con il libroĀ “Cuori di carta”. Per Einaudi ragazzi ha scritto ancheĀ “Ruby Bridges ĆØ entrata a scuola”.Ā Ha inoltre scritto molti libri per le collane Ā«ClassiciniĀ», Ā«GrandissimiĀ» eĀ Ā«Che storia!Ā».

Source: del recensore. Grazie a Anna De Giovanni e all’ufficio stampa di Einaudi Ragazzi.

Un viaggio in versi nell’animo e nella societĆ  degli emarginati ai tempi del Covid-19 in ā€œLa direzione ĆØ stortaā€di Filippo KalomenƬdis . A cura di Viviana Filippini

14 aprile 2021

Filippo KalomenƬdis racconta con la poesia un anno con il Coronavirus e gli sconvolgimenti che ha portato il suo arrivo. KalomenƬdis raccoglie il tutto in versi racchiusi in ā€œLa direzione ĆØ stortaā€, edito da Homo Scrivens narrando come il tempo e la vita sua e di chi gli sta attorno siano cambiati con l’irrompere del Covid-19. Un diario lirico, a tratti inquieto, dove ogni poesia scritta da Filippo ĆØ un viaggio profondo, in certi momenti anche tormentato, nelle dimensioni umana, emotiva socioculturale e anche politica dei mondi (Italia, Sardegna, campi profughi in Grecia) attraversati dall’autore. Ne abbiamo parlato con Filippo KalomenƬdis.

PerchƩ hai scelto proprio la poesia per narrare la tua esperienza di convivenza col Covid-19?

I miei mesi di mobilitazione civile tra marzo e maggio del 2020 – in cui assieme a tante compagne e tanti compagni abbiamo offerto ai malati il nostro piccolo aiuto – potevano vivere solo in poche, autentiche parole che fossero appropriate, essenziali, lancinanti e, allo stesso tempo, che contenessero quella che gli antichi greci chiamavano ā€œPleromaā€, ossia la pienezza, la completezza, ā€œla luce al di sopraā€. Solo esprimendomi con dei versi potevo disegnare parole che attraversassero lo spazio sino a chi le riceve, portandosi dietro in un istante immagini, suoni e un’irriducibile veritĆ  emotiva.La poesia ĆØ un cammino senza scorciatoie, senza soste, per me l’unico possibile per raccontare la Nuova Storia, quella cominciata con la Catastrofe della pandemia. I versi chiamano le cose con il loro nome, toccano subito carne e anima, ovvero niente di più eversivo in questa era di a-nomia e di contraffazione della realtĆ .

Come e da cosa sono nate le tue poesie?

Sono nate dall’esigenza di scrivere un diario intimo e politico, dal bisogno di raccontare il viaggio interiore e fisico che ho compiuto per riappropriarmi della mia identitĆ  di uomo in rivolta. E soprattutto dalla mia vocazione a dare voce ai cancellati, agli ultimi, ai senza luogo, ai reclusi nella malattia e nella detenzione. CosƬ ho abbracciato le loro vite e le loro storie. Ho elaborato il silenzio artificiale dei mesi del lockdown, per poi cercare le parole giuste per romperlo, ascoltando e riportando spesso le parole del grande popolo degli abbandonati in una catastrofe causata – non scordiamolo mai – dai poteri predatori e assassini che ci governano.

Nel libro ritorna spesso il tema dell’amore perduto cosa ĆØ rimasto di esso?

Ho perso tanto, tantissimo nell’anno appena trascorso, ma la gratitudine per la bellezza che mi ĆØ stata donata resta. Ed ĆØ infinita.

Quanto il virus ha influito sul tuo modo di pensare, agire e scrivere?

Quando si vive una catastrofe individuale e collettiva, l’estremismo umano e l’estremismo politico sono risorse fondamentali. La generositĆ , il moto verso gli altri e con gli altri sono le uniche risposte necessarie contro l’isolamento in cui siamo stati sprofondati. Questa pandemia deve essere attraversata come un’opportunitĆ  ultima di cambiamento. Se non lotteremo con gioia e vitalitĆ  radicale per uscire dalla fine del capitalismo, di cui il virus ĆØ solo uno dei tanti disumanizzanti effetti, non avremo scampo.La scrittura autentica ĆØ una delle forme di lotta più alte e più consapevoli. Dopo anni vissuti come la maggior parte di noi nella menzogna, ho scelto la nuditĆ , la sinceritĆ  cruenta e luminosa. Ho cercato quindi di superare le cinque difficoltĆ  indicate da Brecht per chi vuole scrivere la veritĆ : il coraggio di scrivere la veritĆ , l’accortezza di riconoscerla, l’arte di renderla maneggevole come un’arma, il giudizio di scegliere coloro nelle cui mani diventa efficace, e l’abilitĆ  di propagarla tra molti. I versi de “La direzione ĆØ storta”vogliono comporre una sorta di lungo monologo, quasi teatrale, quasi musicale, perchĆ© hanno sempre all’interno un’interlocutrice, un interlocutore, individuo o massa che sia.

Quanto ĆØ stato importante avere con te tuo figlio durante la pandemia?

Mio figlio ĆØ, come scrivo in una delle pagine, il mio Ā«Muro MaestroĀ». La biunivocitĆ  nella trasmissione del sapere emotivo ed esperienziale tra genitori e figli ĆØ una delle possibilitĆ  di salvezza in questo tempo catastrofico. Al contrario di ciò che recenti teorie psicanalitiche mainstream affermano, la mancanza della legge del padre ĆØ una fortuna. I genitori devono saper essere guide dei figli e saper farsi guidare dai figli, come ci insegna l’episodio nella pancia della balena di Pinocchio. Il legaritarismo opprime i nostri bambini appena si affacciano nella societĆ . Dobbiamo quindi educarli alla libertĆ  e farci insegnare da loro l’immediatezza nell’esercitarla. Dobbiamo ritrovare assieme ai giovani gli spazi di amore, di espressione, e di sovversione del reale.Ā 

Il tuo libro si sviluppa in alcuni luoghi cardine: Bologna, Sassari e quelli che definisci campi di concentramento (dove ci sono i rifugiati). Cosa hanno in rappresentano per te questi tre posti?

Nel 2020, Bologna ĆØ stato il territorio della gratitudine per l’amore ricevuto e vissuto, ĆØ lƬ che ĆØ cambiata per sempre la mia vita; la Sardegna ĆØ la terra dove sono nato e dove ho deciso di ritornare ā€œfiglioā€ per potermi ritrovare come uomo e come padre; le isole della Grecia ai confini dell’Asia rappresentano invece il recupero definitivo delle mie origini di senza luogo, di nipote e figlio di profughi. In quelle isole che un tempo erano ponti dove i popoli s’incontravano e si mescolavano, ora sono stati edificati dall’Unione Europea i nuovi Lager in cui vengono rinchiusi e annientati le donne, gli uomini, i bambini del Sud del mondo in fuga dalle guerre e dalle carestie causate dall’Occidente.Ā  Per questo sono stato lĆ , insieme ai prigionieri e a chi lotta per la loro libertĆ . PerchĆ© le loro storie, i loro gesti, il loro amore, la loro rabbia potessero risuonare oltre l’orrore che vuole cancellarli in quanto parte di scarto del bottino di guerra.

Cosa hai ricevuto emotivamente dagli incontri con le persone in difficoltĆ  a Bologna e in quelle che hai incontrato in Grecia?

Per me sono vincoli indissolubili e prima inimmaginabili. Ogni parola in più rischierebbe di essere retorica. E chi soffre ed è oppresso non ha bisogno della pena aggiuntiva della retorica.

Quanto sei cambiato dal momento in cui hai cominciato a scrivere le tue poesie a quando hai concluso la tua raccolta?

Per risponderti cito un passaggio da ā€œPerchĆ© io, perchĆ© non tuā€ di Barbara Balzerani – punto di riferimento raro e infinitamente prezioso nel contemporaneo contesto letterario europeo – ā€œcapitano occasioni in cui si riconosce qualcosa di essenziale dell’impasto di cui si ĆØ fattiā€. Ecco, ciascuna delle esperienze che sono diventate le pagine de “La direzione ĆØ storta” hanno per me questo preciso significato.

Le rose di Stalin. La ballerina del Bolscioi e altre cronache dalla Russia, Armando Torno, (Marietti 1820) A cura di Viviana Filippini

30 novembre 2020

Il giornalista Armando Torno ĆØ in libreria con ā€œLe rose di Stalin. La ballerina del Bolscioi e altre cronache dalla Russiaā€, edito da Marietti 1820. Nel volume sono raccolti una serie di articoli che hanno come tema principale la Russia vista a 360°. O meglio, il giornalista accompagna noi lettori nel mondo della cultura russa alla scoperta di dettagli e particolari inimmaginabili. Tanto per cominciare, Torno ĆØ stato una delle poche persone sul pianeta ad essere riuscite ad entrare nella biblioteca personale di Stalin. Un’escursione che ha permesso al giornalista di osservare da vicino i libri letti dal dittatore (25mila volumi), scorgendo anche gli appunti che il politico prendeva durante la lettura.Ā Non solo, perchĆ© ad un certo punto della narrazione ci si imbatte anche nel lato romantico di Stalin stesso, che ogni sera quando andava al teatro del Bolscioi, percorreva in grande segreto un corridoio sotterraneo per portare in dono delle rose alla ballerina Ol’ga Lepesinkaija (prima ballerina del teatro per 30 anni, dal 1933 al 1963) con la quale cenava e, a quanto sembra, ballava pure. Armando Torno ci porta quindi le testimonianze delle diverse personalitĆ  che ha incontrato nei suoi viaggi in Russia.Ā  Tra gli episodi da ricordare, la chiacchierata con Evgenij Borisovic Pasternak, il primo figlio di Boris, grazie al quale si scoprono dettagli maggiori sul travagliato percorso di pubblicazione che ebbe il romanzo del padre (“Il dottor Zivago”), finito vittima di tentativi di censura e di boicottaggio da parte dei piani alti. Altra tappa fondamentale per Armando Torno ĆØ stata la tenuta di Jasnaja Poljana dove visse e lavorò Tolstoij e Ā dove il giornalista ĆØ riuscito a incontrare uno dei discendenti dello scrittore autore di ā€œAnna Kareninaā€ e di ā€œGuerra e paceā€. Ā E non ĆØ tutto, perchĆ© ad un certo punto nelle pagine di scopre il baule che tanto amava Dostoevskij (scoprirete leggendo il perchĆØ), dettagli curiosi su Gorky e qualche delucidazione che cambia un po’ la visione della storia, sulla famosa scarpa di Kruscev”. SƬ, proprio quella che il segretario del partito comunista russo si tolse e battĆ© con forza sul tavolo nel corso di un’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1960. ā€œLe rose di Stalin. La ballerina del Bolscioi e altre cronache dalla Russiaā€ di Armando Torno ĆØ un libro dal ritmo incalzante, piacevole nella lettura e nel quale si raccolgono tanti incontri umani, tante storie ed eventi che permettono a chi legge di avere un ritratto un po’ insolito della Russia e di quelle personalitĆ  che, nel corso del tempo, hanno contribuito a rendere la Russia grande e potente dal punto di vista politico e culturale.Ā 

Armando Torno, scrittore e giornalista culturale tra i migliori della sua generazione, per anni responsabile della pagine culturali del Corriere della Sera,  ha frequentato  la Russia per oltre un decennio. Nei suoi viaggi ha scritto una serie di articoli interessanti che adesso ha raccolto in un libro. Le rose di Stalin. La ballerina del Bolscioi e altre cronache dalla Russia ĆØ un libro davvero interessante, una lettura ricca di aneddoti e curiositĆ  inedite.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie allo studio 1A Comunicazione.

Breve storia dei capelli rossi, Giorgio PodestĆ , (Graphe.it, 2020) A cura di Viviana Filippini

15 novembre 2020

Cosa hanno in comune Paolo Cognetti, Renzo Arbore, Mina, Giuseppe Garibaldi e Maria Pia di Savoia? Tutti hanno il rutilismo, ossia i capelli rossi. A raccontarci qualcosa in più sulle chiome fulve ci pensa Giorgio PodestĆ  con il libro ā€œBreve storia dei capelli rossi”, edito da Graphe.it.  Il testo, con copertina rossa, ĆØ un interessante viaggio nel tempo e nella cultura nei secoli, alla scoperta delle origini, delle superstizioni, dicerie e rivincite che si sono create spesso e volentieri nel corso del tempo per coloro che avevano i capelli rossi. PodestĆ  ci porta dentro alla storia dei capelli scarlatti facendo un’indagine storica dalla quale emerge come il gene dei capelli rossi, presente nell’Homo sapiens, non derivi direttamente dall’uomo di Neanderthal (50-80mila anni fa), ma da tre varianti genetiche che evidenziano la presenza dei capelli rossi giĆ  prima delle invasioni indoeuropee. Poi, tra le pagine del libro, si scopre in modo dettagliato il fatto che la capigliatura rossa ha origine dalla variazione di un gene che determina, per chi lo possiede, i capelli vermigli e la pelle chiara. Il testo evidenzia la presenza delle persone dalla testa rossa nel mondo pari al 2% della popolazione e sottolinea il fatto che in alcune localitĆ  il colore rosso sia diventato un pregio, anzi un motivo di orgoglio. Alcuni esempi sono il raduno di Crosshaven in Irlanda dove accorrono di media, ogni anno, circa 25mila persone; quello di Redhead Days in Olanda e il Festival di Favignana in Italia. Il rosso nei capelli ha popolato a 360 gradi anche il mondo delle arti dove i essi sono stati spesso i diretti protagonisti di dipinti, romanzi, poesie, componimenti musicali, romanzi, racconti. Basti pensare ai capelli rossi presenti nella ā€œCrocifissioneā€ di Antonello da Messina, o la ā€œVenere di Urbinoā€ di Tiziano che con quella chioma biondoramata ha fatto palpitare più di un cuore nel corso dei secoli e ancora la ā€œRagazza Rossaā€ di Modigliani. Passando alla letteratura, come non andare a Verga e il suo Rosso Malpelo, dove il colore rosso ĆØ simbolo di discriminazione, di derisione che si abbattono sul personaggio (e sappiamo tutti la tragica fine che fa il protagonista della novella verghiana), oppure ad ā€œAnna dai capelli rossiā€ della Montgomery o ā€œPippi Calzelungheā€ di Astrid Lindgren. I capelli rossi come una caratteristica spesso legata ad un carattere sferzante e irrequieto, ma anche segno di profonda sensualitĆ . Tanto per capirci basta far volare la mente alle donne ritratte dai pittori Preraffaelliti e farsi ammaliare della loro delicata e, allo stesso tempo, sensuale bellezza.  Ok, ma chi aveva i capelli rossi? Qualche nome? Il re Davide che sconfisse Golia, Ulisse, Alessandro Magno, Erik il Rosso che scoprƬ la Groenlandia, Federico Barbarossa, Elisabetta Tudor, Galileo Galilei, Vincent Van Gogh, Rita Hayworth, Harry d’Inghilterra e la nostra Milva. Questi sono solo alcuni dei nomi che troverete nel testo, perchĆ© alla fine il libro presenta un indice dei nomi dove si trovano gli artisti, pittori, attori, cantanti, uomini e donne di cultura o che ebbero e hanno un ruolo nella societĆ , tutti accomunati dal fatto di avere dei capelli rossi.  ā€œBreve storia dei capelli rossiā€ ĆØ un interessante saggio nel quale Giorgio PodestĆ  oltre a raccontare la storia dei capelli fulvi attraverso la storia e l’arte, evidenzia quanti di coloro che in passato avevano i capelli rossi erano considerati una minoranza da temere, erano il “diverso” che incuteva sospetto timore e mistero. Diversi pregiudizi che con il passare del tempo hanno lasciato spazio (meno male cosƬ abbiamo artisti come Ornella Vanoni, Tori Amos, Ed Sheeran, Eva Schubert e Jess Glynne) ad una rivincita dove la diversitĆ  del capello rosso ĆØ diventato fonte di arricchimento e originalitĆ .

Giorgio PodestĆ  ĆØ nato in Emilia e si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Appassionato di letteratura italiana, inglese e americana del secolo scorso, ha sempre scritto poesie, annotandole su quadernini che conserva gelosamente. Con lo stesso editore ha pubblicato la raccolta poetica ā€œE fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardoā€ (Graphe.it edizioni).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.