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:: Calafiore di Arturo Belluardo (Nutrimenti 2019) a cura di Viviana Filippini

7 maggio 2019

CalafioreCalafiore è un uomo dalla fame atavica e costante. Lui mangerebbe qualsiasi cosa e in qualsiasi momento della giornata. Per lui il cibo è una vera e propria ossessione. “Calafiore” è il protagonista, nonché il titolo, del nuovo romanzo di Arturo Belluardo edito da Nutrimenti. Il protagonista, che ha fatto del suo cognome il nome effettivo con il quale tutti lo chiamano, fa l’archivista bancario, ha quarantanove anni, una compagna e una figlia (quella di lei) a cui vuole bene. Calafiore vive però una vita che lo annienta, nel senso che subisce in modo passivo tutto quello che gli accade. Dalle angherie dei colleghi di lavoro, alle capricciose amanti, fino ai tentativi –vani- di dimagrire. Sì, perché Calafiore è affetto da obesità fin dai tempi dell’università, anche se quel suo continuo bisogno di ingollare cibo è un qualcosa che lui ha vissuto fin da piccolo, quando il padre lo obbligò a mangiare quella “cosa” con la quale aveva insozzato la macchina paterna. Da quel momento per Calafiore comincia una ricerca spasmodica di cibo che lo porterà a ingurgitare alimenti su alimenti per stare in pace e a diventare oggetto di scherno di molti. Poi, quella vita che Calafiore vive, complicata da ostacoli, da screzi, da amore e da incomprensioni, scompare, perché per un tragico disegno del destino Calafiore perde tutto. Sarà proprio la mancanza delle persone che ama a spingere l’archivista bancario a iniziare una lunga corsa contro il tempo per cercare di rimediare le cose. Il protagonista è lanciatissimo, anche se sempre tormentato dalla sua fame, ed è pronto a tutto, ma sulla sua strada arrivano Marta e Federico. E con questi due ventenni il piano perfetto di Calafiore vacilla. L’uomo e la sua enorme massa corporea sono presi di mira dai due ragazzi che lo sequestrano non per chiedere un riscatto – alla coppia i soldi non interessano-, loro vogliono quell’enorme ammasso di carne e adipe noto come Calafiore. “Calafiore” di Belluardo colpisce perché è un romanzo nel quale si mescolano atmosfere diverse. Non a caso si passa dal registro comico (vedi i diversi tentativi che il protagonista mette in atto per perdere peso, stuzzicato dalla compagna Serena e le battaglie perse contro i tubetti di maionese), a quello drammatico (quando il protagonista è messo alle strette dai superiori o scopre che la sua amata lo ha abbandonato) e anche un po’ splatter (quando Calafiore si trova con i due fidanzatini e assiste alle macabre azioni che la coppia attua per soddisfare i loro viscerali piaceri). Interessanti sono i temi messi in scena da Belluardo, perché la fame che tormenta Calafiore, proprio quella che lo spinge a mangiare in modo ossessivo, è una fame cronica necessaria a colmare i vuoti affettivi che hanno caratterizzato la sua vita fin da quando era bambino. In opposizione a Calafiore che ingurgita cibo (bulimia), Belluardo mette Mauro, il cugino del protagonista, e pure lui vive una situazione di disagio grave che lo porta a ripudiare il cibo fino all’anoressia. Marta e Federico invece, con la loro scelta di vita, rappresentano la coppia che ha optato per la via dell’estremo eccesso per sentirsi viva. Altro argomento affrontato è la “fame” di fama che caratterizza il mondo contemporaneo, rappresentata nel libro dalla sfida a chi mangia più tramezzini in un’ora per entrare nel Guinness dei primati. “Calafiore” di Arturo Belluardo si sviluppa in una dimensione narrativa caratterizzata da una quotidianità vorace, ammantata da un crescendo di atmosfere surreali, nelle quali ogni cosa e ogni persona ad un certo punto fagocitano loro stesse. Questo raccontare permette all’autore siracusano, da un lato, di narrare la drammatica vicenda esistenziale di un singolo (Calafiore) ma, allo stesso tempo, dall’altro, pone all’attenzione del lettore problematiche attuali che non sempre riusciamo, o forse vogliamo, accettare e analizzare perché troppo scomode e dolorose.

Arturo Belluardo è nato a Siracusa. Vive e lavora a Roma. Suoi racconti sono apparsi in antologie edite da Nottetempo e dal Goethe‑Institut e sulle riviste Lo Straniero, Mag O, Succedeoggi e Nazione Indiana. Con la sua opera prima, Minchia di mare (Elliot, 2017) è stato finalista al POP 2017, al Premio John Fante e al Premio San Salvo.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie all’ufficio stampa Nutrimenti.