Rizzoli propone un nuovo titolo della collana per ragazzi (e non solo!) Illustrati d’autore, e cioè Il mago di Oz, raccontato di nuovo da Sébastien Perez sulla storia originale di L. Frank Baum con i meravigliosi disegni di Benjamin Lacombe, nuovo sodalizio tra due creativi che ha già dato vita ad altri libri di immagini, sulle fiabe e non.
Testo e immagini, anche di grande formato, si alternano per raccontare una nuova versione della storia originale, recentemente tra l’altro uscita in edizione integrale per Einaudi: una storia fedele ma modernizzata dai toni forse troppo ottocenteschi e moralistici del testo originale, per un approccio fresco e interessante ad un universo fiabesco che ha poi ispirato tutti i viaggi fantastici dell’ultimo secolo, in un modo o nell’altro.
Il protagonista della vicenda, anche se non mancano gli altri personaggi, giustamente, è lo Spaventapasseri, ma nelle pagine del libro si rivivono le avventure di un gruppo di personaggi a cui manca qualcosa: Dorothy non riesce a tornare a casa, l’uomo di latta non ha un cuore, al leone serve il coraggio e lo spaventapasseri, il protagonista, è senza cervello.
Il mago di Oz dimostrerà di non essere quello che ci si aspettava, le streghe sono paurose e temibili e alla fine i quattro amici per casa capiranno che devono trovare in loro stessi quello che cercano altrove.
Nel libro originale c’era tra le righe un elogio della diversità, in queste pagine rilette emerge insieme ad un inno all’audacia, al voler cambiare, al voler migliorare.
Il testo è sottolineato dalle tavole di Benjamin Lacombe, protagonista l’anno scorso di una mostra a Lucca Comics & Games in cui non si parlava ancora di questo libro, in cui emergono profondità di campo, nuovi sguardi su personaggi dell’immaginario, richiami all’art decò, onnipresenza del verde smeraldo, creato da un pantone nuovo su richiesta dell’artista.
Un libro per giovanissimi, anche, come primo approccio ad un classico, ma anche un volume prezioso e illustrato per chiunque, a qualsiasi età, ami i mille volti e colori della fantasia.
Benjamin Lacombe è un autore e illustratore francese. Compie i suoi studi presso l’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi (ENSAD) lavorando contemporaneamente per la pubblicità e l’animazione. All’età di 19 anni firma i suoi primi libri di fumetti e illustrazioni e nel 2007 ottiene il primo riconoscimento con Cerise Griotte. Lacombe è tradotto e premiato in numerosi paesi e ha esposto i suoi lavori nelle più importanti gallerie del mondo come L’Art de rien (Parigi), Dorothy Circus (Roma), Ad hoc art (New York), Maruzen (Tokyo).
Sébastien Perrez nasce illustratore, ma presto si dedica alla scrittura, che scopre essere la sua vera passione, nonché efficace terapia per le proprie paure infantili. Nei suoi testi mescola abilmente storia e finzione, umorismo e cinismo, realismo e fantastico.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Einaudi presenta l’edizione tascabile di un classico della narrativa fantastica, apripista di tutta una serie di universi amatissimi ancora oggi, anzi sarebbe meglio dire di una serie di classici: I libri di Oz di L. Frank Baum, un caposaldo del fantastico.
Torna Davide Morosinotto, uno dei più acclamati autori italiani di libri per ragazzi, con una nuova storia che mescola archetipi vecchi e nuovi, omaggi e ricordi, con il filtro sempre efficace del fantastico e in un contesto nostrano: Voi.
Torna in libreria Cressida Cowell, già autrice della saga di Dragon Trainer, trasposta in animazione al cinema con grande successo, con il secondo capitolo di una nuova serie, iniziata l’anno scorso e subito baciata dal successo con Il tempo dei maghi: Il tempo delle streghe.
Negli Stati Uniti dell’Ottocento, divisi tra zone dove è in vigore la vergogna della schiavitù e zone ufficialmente libere, May è una bambina che deve fare i conti con l’imposizione da parte della sua famiglia di un cambio di vita repentino, in nome di un ideale da perseguire a tutti i costi.
Tra romanzi e graphic novel spesso ci si dimentica che esistono anche i libri illustrati, considerati spesso solo per bambini e capaci di svelare mondi sorprendenti.
Il fenomeno della gamelit è forse il primo “genere letterario” del ventunesimo secolo.
Marinka vorrebbe tanto essere una ragazza come le altre, e stringere amicizia con i coetanei, ma non è possibile, perché vive in una casa con le zampe di gallina che si sposta di continuo e senza preavviso, finendo nei luoghi più disparati e pazzi della Terra. Ma non è questo il suo solo problema, perché sua nonna è Baba Jaga, la strega che guida le anime dei morti da questo mondo all’aldilà, con un rituale di rigenerazione e pace, ma che non riempie certo la vita di Marinka di gioia.
“La figlia dell’assassina” di Giuliana Facchini, edito da Sinnos, è un storia per ragazzi che tratta di vita vissuta nella quale il bullismo e il pregiudizio mettono in crisi i personaggi, in particolar modo la protagonista. Rachele Clarke è una ragazzina esile e molto turbata, anche se non lo dà a vedere. Lei vive in una roulotte nel giardino di Magda e Leone, amici di famiglia. Rachele ci abita con il padre Gerald e il fratellino Joshua, perché hanno dovuto lasciare la loro casa in centro a Roma. Motivo? Eva, la mamma della protagonista e proprietaria di una famosa azienda fashion di guanti per l’alta moda, in un raptus improvviso ha assassinato la sua contabile, una donna della quale Eva si fidava e che invece ha usato il capitale dell’azienda, per giocare d’azzardo. Il risultato è drammatico: un cadavere, Eva in prigione, l’azienda fallita e due famiglie distrutte. Rachele è sola, tormentata dai fatti accaduti e dalle chiacchiere continue della gente, perché tutti sanno quello che è accaduto, ma conoscono la vicenda alla loro maniera o attraverso i media e questo tipo di conoscenza è quello che li porta a giudicare senza sapere. Rachele vuole molto bene al fratellino e anche al padre, ma soffre e nessuno sembra davvero comprendere quelli che sono i suoi bisogni e i diversi pettegolezzi che girano sulla sua famiglia non la aiuteranno per niente, anzi, peggioreranno sempre più il senso di sconfitta che tormenta la ragazzina. Rachele è un po’ depressa, non dorme, così per rilassarsi legge i classici della letteratura dell’infanzia e lo fa salendo su un albero, quando la dispettosa Daria (sua coetanea) le scatta una foto all’improvviso, la posta sul web, definendo Rachele la “Ragazza Licantropo”. Un gesto, pensa Daria, banale, una mera stupidaggine, ma la bulletta della situazione non si rende conto che quella foto messa sui social trasformerà la già fragile Rachele in un vero e proprio bersaglio per la derisione e lo scherno. Tutto poi si complica perché Rachele scompare e sarà proprio Daria, ricca, viziata, insoddisfatta di tutto, a ritrovare la protagonista. Tra le due ci sarà un acceso confronto. Da una parte Daria che ha ogni cosa e non è contenta di nulla e per tale ragione la sua insoddisfazione e incoscienza la spingono a cercare l’eccesso, comprese quelle situazioni che mettono a repentaglio la sua incolumità. Rachele è l’opposto ha un animo sensibile, tormentato, cerca pace nei libri e nella solitudine, vuole bene a Eva ed è consapevole che il fatto di cronaca con protagonista sua madre influenzerà per sempre loro esistenze familiari. Ad un certo punto dal dialogo delle due ragazze emerge questo:
























