Paura nella notte (Nightwork, 1984), settimo romanzo hardboiled della serie Dave Brandstetter Mysteries di Joseph Hansen, di cui Elliot ha finora pubblicato Scomparso, Atto di morte e La ragazza del Sunset Strip, – tutti e tre recensiti sul nostro blog-, ci porta nei primi anni Ottanta, nella povera e violenta periferia di Los Angeles, dilaniata da sanguinose guerre tra bande giovanili, formate da neri e chicanos, per la divisione del territorio.
Piaga sociale che l’autore descrive con asprezza e precisione in tutto il suo potenziale destabilizzante di incertezza sociale e desolazione, non ignorando tuttavia coloro che si adoperarono per migliorare le condizioni di vita della popolazione, (è infatti descritto per esempio il picnic organizzato dal reverendo Luther Prentice e il suo tentativo di mettere pace e di offrire un pasto a gente che difficilmente mette d’accordo il pranzo con la cena).
Questa volta l’investigatore assicurativo della Pinnacle Assicurazioni Dave Brandstetter e il suo compagno Cecil Harris si trovano a indagare sulla morte di un camionista, Paul Myers, morto in uno strano incidente, apparentemente andando fuori strada una notte a una curva del Torcido Canyon, (in realtà qualcuno ha messo un congegno esplosivo sotto il camion provocandone l’esplosione). Compito di Brandstetter è scoprire se la moglie Angela Myers è in qualche modo implicata in questa morte, essendo la beneficiaria di una cospicua assicurazione di centomila dollari sulla vita del marito, o se l’assicurato ha mentito, trasportando per esempio carichi pericolosi, condizioni che permetterebbero all’Assicurazione di non versare l’importo stabilito.
Per la polizia non c’è nemmeno bisogno di indagare, il tenente Salazar, della squadra omicidi, è convinto che l’unico ad avere una ragione per volere il camionista morto è un certo Silencio Ruiz, un teppista di strada, che Paul contribuì a far condannare testimoniando per una rapina e che in Tribunale gridò al mondo la sua intenzione di vendicarsi una volta uscito di prigione. Ma Brandstetter non è affatto convinto. Di persone con un movente ce n’è più d’una, come per esempio Bruce Kilgore amante della Myers, o una misteriosa “Duchessa” implicata sicuramente in un traffico illegale di rifiuti tossici. E perché De Witt Gifford, bizzarro ed eccentrico vecchietto, proprietario di una specie di castello con tanto di torrette, ha pagato la cauzione e l’avvocato di Silencio Ruiz? Brandstetter nella sua ricerca della verità dovrà fare i conti con tutte queste piste e alla fine si troverà a considerare che la natura umana è piuttosto prevedibile e mossa non sempre solo dalla sete di denaro.
Ecco in breve la trama di Paura nella notte, romanzo che conferma le abilità narrative di Hansen, capace di tratteggiare efficaci affreschi sociali, colorire la narrazione con dialoghi pieni di spirito e di intelligenza, parlare d’amore con tenerezza e sensibilità, anche solo descrivendo una carezza, come quella che Brandstetter da a Cecil. Nessuna sbavatura, nessuna parola superflua, nessuna esibizione sopra le righe che possa cadere nel grottesco anche quando da vita al personaggio di De Witt Gifford, e sarebbe bastato veramente poco a trasformarlo in una caricatura o in una macchietta.
Hansen ha una pacatezza e un senso della misura che gli consentono, con naturalezza ed eleganza, di approfondire l’analisi psicologica dei personaggi con pochi tratti, quasi in uno schizzo narrativo, che se si osserva con attenzione ha nell’essenzialità la sua dote maggiore. La trama investigativa è come al solito robusta e unisce sprazzi di slancio ambientalista ad una calibrata esposizione dei fatti.
I problemi sociali della periferia di Los Angeles – disoccupazione, povertà, violenza, crimine più o meno organizzato- emergono sullo sfondo come riflesso di una società malata e ingiusta e proprio il senso di giustizia tormenta il protagonista. E’ più giusto scoprire la verità o essere mossi dalla compassione e dalla generosità?
Traduzione di Franco Salvatorelli. Illustrazione di copertina di Onze.
Joseph Hansen Nato nel 1923, è stato un poeta e scrittore, conosciuto soprattutto grazie alla serie dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Condusse nel 1960 il programma radiofonico Homosexuality Today e, nel 1970, partecipò alla realizzazione del primo Gay Pride a Hollywood. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men (1991). Hansen morì per un attacco di cuore nel 2004 nella sua casa a Laguna Beach, California.

Il 20 aprile 2013 alle ore 21:00 è andato in onda su Sky Cinema Max il film 1408 tratto dall’omonimo racconto di Stephen King contenuto nella raccolta Tutto è fatidico, collana Narrativa, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2002. La visione del film mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano questo bellissimo libro che oltre a una trama avvincente ha anche una storia molto particolare alle sue spalle.

Storia criminale, realistica e violenta, retta da un flusso interminabile di dialoghi e quasi totalmente priva di descrizioni di ambienti o personaggi, fatta eccezione forse per le scene della rapina alla bisca, del pestaggio di Trattman, o dell’arresto di Russell da parte della narcotici, Cogan (Cogan’s Trade, 1974) del procuratore distrettuale del Massachussetts prestato alla letteratura George V. Higgins, già autore del ben più celebre Gli amici di Eddy Coyle, tradotto per Einaudi da Cristiana Mennella a cui è toccato il difficilissimo e oserei dire improbo compito di rendere in italiano il linguaggio gergale della malavita bostoniana degli anni 70, è un romanzo narrato in terza persona, in cui si alternano le voci dei personaggi che di volta in volta accrescono il tessuto narrativo facendo cambiare prospettiva e profondità all’azione e dando vita ad un quadro di insieme sempre più focalizzato.
Il ragazzo senza storia (The Galton Case, 1959) di Ross Macdonald, traduzione di Giovanni Viganò, è l’ ottavo libro della serie dedicata all’investigatore privato Lew Archer, personaggio che compare in altri diciassette romanzi e nella raccolta di racconti Il mio nome è Archer (The Name is Archer, 1955) pubblicata nel 1978 nella collana Oscar del Giallo Mondadori con il numero 29 e tradotta da Lia Volpatti.
“Vuoi dire che sono stati loro a ucciderlo?” chiese Amanda sbigottita.
Una notte di Natale a New York (A Corpse for Christmas, 1951) di Henry Kane, traduzione di Giovanni Viganò, è il quarto romanzo della serie dedicata all’investigatore privato Peter Chambers, comprendente ben 28 romanzi e diversi racconti. Originariamente pubblicato in America nel 1951 da J. B. Lippincott, fu ristampato con il titolo The Deadly Doll nel 1959, poi come Homicide at Yuletide, da Signet nel 1966, e infine con il titolo originale da Lancer nel 1971. In Italia uscì nel dicembre 1953 con il titolo Un Mistero per Natale con il Giallo Mondadori. 



























