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:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

12 Maggio 2020

 

Ecco il resoconto fedele dell’incontro tenutosi ieri, 11 maggio, sul nostro Gruppo Facebook. In tanti ci hanno seguito con affetto, molti lettori sono intervenuti, ed Elena è stata davvero in gamba a rispondere in tempo reale, con grande spirito di improvvisazione, a tutte le domande anche a quelle più impegnative. L’incontro è durato circa un’ora, ma il tempo è davvero volato. Io ero molto nervosa prima dell’inizio, ma tutto e andato bene. Ringrazio anche qui tutti i partecipanti, sono stati loro ad avere reso l’incontro davvero speciale. E ora buona lettura! 

Io e il Minotauro, edito da Giazira Scritture è il tuo nuovo romanzo, ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo? Quale è stata la motivazione profonda che ti ha fatto decidere di scrivere una storia così emotivamente impegnativa?

Io e il Minotauro è la naturale prosecuzione di Conversazioni sentimentali in Metropolitana uscito per Castelvecchi nel 2017, ma è un passo avanti. Mi spiego meglio: se Conversazioni parlava di violenza domestica da parte di un fratello nei confronti della giovane protagonista, questo secondo lavoro affronta il tema della “manipolazione relazionale” all’interno di una coppia, ossia del meccanismo che conduce a un rapporto non più paritetico ma vittima/carnefice.

L’ho scritto perché mi occupo fondamentalmente di rapporti “estremi”. Dal sadomasochismo di cui parlo in Justine 2.0, alle parafilie di Pioggia Dorata.

La motivazione profonda che mi ha spinta a affrontare un tema così delicato e un tipo di relazione “squilibrata” dove giocoforza qualcuno uscirà perdente, è che io l’ho vissuta. È l’ultima zavorra di cui dovevo liberarmi prima di affrontare temi completamente distanti da me.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro e quanto impegno emotivo?

Pochissimo tempo, ho impiegato meno di sei mesi per la prima stesura, per me un tempo record, ma moltissimo impegno emotivo. Poco tempo perché non è un romanzo dalla struttura complessa. Avviene tutto davanti agli occhi del lettore, è scritto in forma presente e in prima persona. Piuttosto ci ho messo molto a decidermi a pubblicare. Essere arrivata in finale al Premio Walter Mauro 2017 è stato un fattore decisivo per la pubblicazione.

Un romanzo forte, che colpisce nel profondo i lettori e soprattutto le lettrici. Il tema della manipolatore relazionale da cosa si differenza dalla violenza domestica più diffusa?

Devo contraddirti: finora i più colpiti sono stati i lettori. Molti si sono confessati, hanno visto dentro di sé il germe del Minotauro, leggendo il romanzo si sono spaventati di se stessi.

Le lettrici si stanno manifestando più lentamente e con timidezza, forse perché come qualcuna mi ha scritto “il romanzo scava nel cuore delle donne”, in quelle che leggendolo si scoprono vittime e magari non lo sapevano o non volevano riconoscerlo, in quelle che sono state manipolate e hanno voluto dimenticare. Però, è vero, è un romanzo in grado di graffiare. E in qualche modo era quello che volevo.

Quello della manipolazione è un percorso lungo, fatto di trabocchetti, di giochi di potere, di strategie. La manipolazione trasforma. Adele, per esempio, pensava di essere sovrappeso, di essere poco attraente. Gimmi l’aveva trasformata. Il manipolatore tende ad allontanare la vittima da chiunque possa aiutarla a uscire dal labirinto emozionale. Talvolta ci mette anni a rendere la vittima completamente asservita. La violenza domestica è forza bruta e irrazionale, non cerca la dipendenza psicologica, crea soltanto paura.

Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, poi cosa è successo?

È successo che se non hai poteri contrattuali e non sei un “prodotto” nessuno ti dà l’attenzione che una trilogia viceversa vorrebbe. Per cui i romanzi sono due romanzi distinti con temi affini, cui forse seguirà un terzo, che affronterà il tema del potere all’interno della coppia da una nuova angolazione.

Adele e Gimmi, i tuoi personaggi, come li hai costruiti? Come hai sviluppato la loro dinamica relazionale? Hai utilizzato qualche modello comportamentale, o hai seguito l’intuito?

Non uso schemi né preparo prima la trama. Generalmente il finale lo scrivo quando sono in procinto di pubblicare. Il lavoro di scrittura creativa fa sì che siano i personaggi a condurmi. Soltanto per alcune scene ho voluto verificarne personalmente la plausibilità di azioni e reazioni dei protagonisti, per esempio per quella degli slip al ristorante.

Modelli comportamentali, purtroppo, ne ho avuto uno ben preciso da ricalcare, oltre ad aver letto molte storie di donne manipolate e aver scoperto che il modus operandi è più o meno sempre lo stesso da parte del carnefice.

Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano. È un tema centrale del tuo libro la solitudine e l’isolamento in cui spesso le vittime si trovano imprigionate?

Be’, sì, Gimmi non ha una famiglia solida alle spalle, è in definitiva completamente dipendente da Adele, non ci fosse lei lui non saprebbe dove andare. Adele ha un passato terrificante, oltre il peso di portare il nome di due genitori famosi nell’ambiente cinematografico. Non so se ricordi quando la protagonista racconta dell’amicizia con Silvia… Adele si sente in colpa per essere una privilegiata, quindi anche lei è sola. Ma tutti i miei personaggi sono soli. è complicato far scaturire un dramma da una famiglia felice, da un’esistenza priva di drammi.

Se non sono sole in partenza, le vittime di manipolazione a un certo punto lo diventano, il loro inferno diventa l’unico argomento di conversazione, il dramma di un amore così prende tutto lo spazio di un incontro. Adele non prova dolore nemmeno per morti in Siria. Il suo malessere finisce per essere omnicomprensivo, universale, le amiche si segnano al rovescio quando la vedono arrivare al Circolo.

Nel tuo libro c’è uno spaccato piuttosto critico del mondo televisivo e cinematografico, un dietro le quinte piuttosto graffiante, hai calcato la mano per esigenze narrative o ti sei ispirata alla realtà?

Mi sono ispirata alla realtà, almeno a quella che io ho conosciuto nella mia esistenza di attrice. È la faccia quella che conta, e anche qualche appoggio politico. Per me è stato molto faticoso farmi largo senza cedere a ricatti. E poi era importante che Adele svelasse anche il proprio aspetto cinico. Viceversa sarebbe stata una povera vittima priva di complessità e contraddizioni. Io amo i personaggi contraddittori.

Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Pensi che il tuo libro possa contribuire a migliorare le condizioni di vita di tante donne vittime di manipolazione relazionale?

Credo che la letteratura possa aiutare l’umanità a decifrare il mondo, non so se possa cambiarlo. L’intento del mio romanzo è quello di dire a chi sta vivendo il dramma: ecco dove sei, ecco come ti vedono gli altri. Vorrei che facesse da specchio sia per la vittima sia per il carnefice. Esattamente come Freeda, il personaggio che Adele crea on line, diventa uno specchio per lei. Ecco perché non ho creato complessità di trama. Perché la complessità avrebbe distolto il lettore dal procedere dei personaggi.

La tua scrittura ha una funzione sociale? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non parto mai con finalità umanitarie, sebbene abbia fatto tanto teatro politico. È chiaro che interessandomi alle cose del mondo, di politica e società, di cambiamenti comportamentali, parto di quello che ho intorno, anche perché un romanzo deve coinvolgere il lettore, e può farlo solo se il tema in qualche modo lo tocca più o meno da vicino. Justine 2.0 era tutto sul sexting, nel 2013 era ancora una novità, con Pioggia Dorata ho tentato di far comprendere che il sesso estremo non si pratica soltanto nei romanzi rosa. Sicuramente so che amo l’altro da me, cerco la catarsi in un libro, e mi piacerebbe incidere almeno un poco nella vita degli altri.

So che hai ricevuto molti messaggi da lettrici che si sono sentite particolarmente toccate dal tuo romanzo. Quale messaggio, senza violare il diritto alla privacy, ti ha più emozionato?

Quello di un’amica che non sentivo da anni e che dopo avermi scritto: ho deciso di aspettare a suicidarmi, mi ha telefonato e ha pianto. È stato straziante.

Domande dei lettori

Michele Di Marco

Da quel che ho letto, ho intuito che il tuo ultimo romanzo, “Io e il Minotauro”, parla di una storia d’amore molto complessa, e mi sono incuriosito: posso chiederti di darmi qualche indicazione, senza ovviamente rivelare troppo per non rovinare la sorpresa di un tuo possibile futuro lettore?

Ciao Michele, qui di cosa parla il libro. https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito/io-e-il-minotauro

Guido Guidi

Ho letto il tuo precedente libro… e sto leggendo con piacere “Io e il Minotauro”. Come tuo lettore ritengo che sia giusto che passi meglio il messaggio che i tuoi non siano solo romanzi con uno “sfondo erotico” ma pure una analisi della condizione psicologica femminile quanto sottomessa ad una dipendenza affettiva dall’uomo. (Gs)

Purtroppo l’editoria italiana taglia tutto con l’accetta. E soprattutto non considera le donne in grado di parlare di eros e politica, eros e tematiche sociali. Ti attaccano un’etichetta e quella ti resterà addosso per sempre.

Alessandro Della Solidea

Elena non è possibile attuare una crowdfunding editoriale ?

Non m’interessa. Voglio chi investa su di me di tasca propria. Vorrei che la mia funzione fosse soltanto quella di “essere scrivente”.

Linda Balice

I personaggi del tuo romanzo appartengono a un ceto medio alto e ambedue lavorano nel mondo dello spettacolo, è stata una scelta casuale o voluta?

Una scelta voluta. In primo luogo perché a ispirarmi è stato un mio ex collega arrestato anni fa per aver marchiato a fuoco la sua compagna e averla ridotta in schiavitù, poi perché mi piaceva ambientarlo in luoghi che ho frequentato e di cui si parla poco, una casa di Produzione cinetelevisiva non si legge spesso nei romanzi, così come i meccanismi interni alla pre e post produzione, che fanno da contrappunto al dramma della protagonista, relegato infatti nel suo appartamento a Monverde Vecchio, quartiere romano storicamente abitato da attori. Inoltre mi serviva che quello di Adele fosse un personaggio fortemente ancorato alla realtà, che fosse integro e razionale. Proprio per sottolineare che a chiunque può capitare di finire nel labirinto del Minotauro.

Michele Di Marco

Elena, mi permetto una seconda domanda, sperando di non abusare della tua pazienza e di quella degli altri utenti del blog.
Leggo come incipit del tuo sito una citazione di Sylvia Plath: “A darmi il via fu l’amore”. Per quel che ne ricordo, Sylvia Plath visse una vita molto travagliata (fino a suicidarsi, forse per errore, molto giovane), e proprio l’amore contrastato verso il marito fu una delle cause della sua crisi.
Non so se queste vicende biografiche della Plath siano correlate alla tua opera, ma come mai hai scelto proprio quella frase?

Lessi La campana di vetro a 13 anni, da allora non ho mai smesso di leggere. E poi sì, anche perché era una donna fortemente debilitata dall’amore, come me. Bella domanda, grazie.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

9 Maggio 2020

La prima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è la bella e brava Elena Bibolotti, che sarà con noi lunedì 11 maggio alle ore 18,30 nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autrice potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche io domande all’autrice. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

È un nuovo modo di fare interviste che mi è stato suggerito dall’osservazione che a volte le domande dei lettori sono altrettanto o forse più interessanti di quelle degli intervistatori di professione, ma spesso vanno perdute.

Elena Bibolotti

Ma ora scopriamo insieme chi è Elena Bibolotti:

Elena è nata a Bari, e ha trascorso l’infanzia in una casa piena di libri. Fondamentale per lei il contatto con la natura e l’amore per gli animali, lo spirito d’osservazione verso il mondo che la circonda; la cura verso il proprio corpo e la propria mente, accresciuta anche attraverso la meditazione.
Durante il liceo entra a far parte della Compagnia del Teatro Abeliano partecipando a diverse produzioni di Teatro per ragazzi. Da studentessa lavoratrice ottiene la Maturità Classica. Raggiunta la maggiore età si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’amico.
Il Jazz influenza la sua scrittura e nei contenuti e nel ritmo.
Nel 2009 collabora al Master in Scrittura creativa e Editoria come assistente di Roberto Cotroneo presso la prestigiosa Università Luiss Guido Carli. Lì rincontra Alberto Castelvecchi, con il quale aveva fatto un colloquio di lavoro poche settimane prima, che le suggerisce di scrivere un romanzo e come intitolarlo. Nasce così Justine 2.0
L’esperienza in Luiss sarà determinante nel suo nuovo lavoro.
Apre un blog. Pubblica diversi racconti per la l’editore Paolo Baron, 80144 Edizioni. Con il racconto “Campo di carne” ottiene il secondo posto al Premio Damiani 2017, con il romanzo “Io e il Minotauro” entra nella cinquina dei finalisti al Premio Walter Mauro 2017. Quattro sono le opere a suo nome: Justine 2.0 (Il cuore è soltanto un muscolo) INK Edizioni, Milano 2013; Pioggia Dorata (Sei storie amare) Giazira Scritture, Bari, 2015; Conversazioni sentimentali in Metropolitana, Castelevecchi Editore, Roma 2017; Io e il Minotauro, Giazira Scritture, Bari, 2020.
Elena Bibolotti lavora come editor free lance e consulente.

Per conoscerla meglio il suo blog:

https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito

Il libro di cui parleremo: Io e il Minotauro

Per chi volesse approfondire ecco anche una mia precedente intervista all’autrice:

Liberi intervista Elena Bibolotti

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi, è la prima iniziativa così strutturata, se funziona seguiranno altri incontri con gli scrittori che accetteranno il mio invito. Un ultima cosa, non saranno incontri a cadenza fissa, un po’ perchè ci vuole tempo per organizzarli, un po’ perchè preferisco conoscere le opere degli scrittori di cui modero gli incontri. Ecco detto questo, buone letture a tutti!

:: La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso di Fabrizio Borgio (Fratelli Frilli Editori 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 Maggio 2020

La ballata del Re di PietraNuova indagine per l’investigatore privato Giorgio Martinengo, nato dalla penna del piemontese Fabrizio Borgio, con La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso giunto al quarto romanzo della serie.
L’ambientazione montana ben riflette la ruvidezza dei personaggi che si muovono alle pendici del Monviso, il Re di Pietra, la montagna forse più ricca di fascino dell’arco alpino, ponte con la Francia (a soli 2 km dal confine) e da sempre terra di scalatori e contrabbandieri.
La gente di montagna è gente rude, concreta, di poche parole, ma con un cuore grande come l’anziano Giuseppe Paseo, a tutti semplicemente noto come Beppe, e la figlia Anna, guide alpine di lungo corso, e lo stesso Martinengo, che sebbene sia un uomo di pianura, non disdegna l’aria tersa delle vette, il silenzio dei ghiacciai, e la bellezza di una bella arrampicata tra laghi e picchi alpini.
La natura fa da sfondo a questa nuova indagine che porta il nostro Martinengo ad essere assunto da una compagnia assicurativa, la Helios, per far luce su una possibile frode assicurativa: un velivolo, un prototipo realizzato in alluminio areonautico, il 7075 o Ergal, giace disfatto sul costone sinistro del Monviso, portando con sè la morte del pilota collaudatore.
Suicidio, disgrazia accidentale, omicidio, Martinengo ha davati a sè un  ampio ventaglio di scenari tutti plausibili, ma per portare a compimento la sua indagine, deve andare sul luogo della tragedia.
Così in compagnia delle guide Beppe e Anna, di Gianluca Osella, l’azionista di maggioranza e Amministratore delegato della Granda Avio S.P.A., società produttrice del prototipo, di Raffaella Ferrero, segretaria particolare dell’Osella, e dell’avvocato Angela Beccaris, rappresentate legale della Helios, si reca a far visita al Re di Pietra.
Nello stesso tempo la montagna è teatro di una grande caccia all’uomo: una guardia giurata ha ucciso i suoi due colleghi ed è scomparso con il bottino raccolto dalle casse dei supermercati della zona.
Sul momento le due indagini sembrano slegate ma, come spesso accade nei libri di Borgio, legami invisibili intrecciano le storie e le sottotrame, in un groviglio complesso e inestricabile in cui solo Martinengo sembra potere scovare il classico bandolo della matassa.
Giallo classico in cui l’ambientazione piemontese, caratterizzata anche da tocchi di dialetto, la fa da padrone. Simpatico il protagonista, chi ha letto i libri precedenti della serie sicuramente coglierà meglio alcuni accenni sulla sua vita passata (per esempio quando accenna ai dissidi con il padre), ben caratterizzati i comprimari tra cui una nota per il Metallaro, personaggio molto particolare di cui non anticipo nel dettaglio il ruolo chiave nella vicenda. Insomma una piacevole lettura per chi ama la natura e risolvere misteri seguendo le tracce disseminate dall’autore.

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo Il Settimino, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago. Sempre per Fratelli Frilli Editori escono Asti ceneri sepolte e Morte ad Asti (menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) con protagonista Giorgio Martinengo.  La Ballata del Re di Pietra è il quarto libro con protagonista l’investigatore Giorgio Martinengo. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo delle colline tra le Langhe e il Monferrato. Milita nella locale sezione della Croce Rossa Italiana come soccorritore.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Carlo Frilli.

:: Io e il Minotauro di Elena Bibolotti (Giazira Scritture, 2020) a cura di Giulietta Iannone

1 Maggio 2020

Io e il MinotauroIo e il Minotauro, edito da Giazira Scritture, è il nuovo romanzo di Elena Bibolotti, già autrice di Justine 2.0., Pioggia dorata e Conversazioni sentimentali in metropolitana.
Autrice interessante la Bibolotti, coniuga il rigore e la disciplina appresa nel suo precedente percorso teatrale a una spontaneità e sincerità, quasi dolorosa, quando si tratta di sondare le pulsioni e i sentimenti dell’animo femminile.
Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, ma sembra che non ci sarà mai il terzo per una questione di continuità editoriale. Premesso questo esiste pur tuttavia un senso di continuità in tutti i lavori della Bibolotti, capace come pochi autori in questi anni di analizzare contraddizioni e discordanze presenti nell’animo femminile, a torto ignorate se non eluse.
Protagonista di Io e il Minotauro è una coppia borghese, economicamente benestante, di professionisti in carriera. Lei, Adele, sicuramente più ricca e realizzata di lui, Gimmi, frustrato attore di scarso talento pur se bellissimo e affascinante come spesso i narcisisti sanno essere.

«Sveglia, cretina, quel narcisista malato di Gianmaria non cambierà mai e te la farà pagare per tutto il mese di agosto per qualcosa che non hai detto né fatto».

La loro relazione si basa su un complesso meccanismo di violenza e sottomissione, non solo fisica ma mentale e spirituale, le cui valenze e sfumature sono molto difficili da determinare e analizzare.

Appena Giulia esce, apro un file di word. Devo scrivere la sinossi perfetta per il mio alias, devo costruire l’esistenza di una donna sensibile, empatica. La preda giusta per un manipolatore relazionale.

Essenzialmente Gimmi è un manipolatore relazionale, ossessionato dal controllo che vuole avere su sua moglie, donna affatto debole o sprovveduta, ma incapace di uscire da questo labirinto emozionale, per fragilità familiari sue pregresse e per un insano spirito da crocerossina che le fa dire “io lo salverò”.
Comunque la loro relazione, pur tossica come tutte le relazioni prive di reali e autentici sentimenti corrisposti, è più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Gimmi ha a sua volta fragilità e debolezze, che ne determinano la sua aria tormentata e infelice, che affiorano in sprazzi di dolcezza soffocata dalla paura, di perdere lei, di essere abbandonato dall’unica donna da cui dipende la sua sopravvivenza anche materiale.
La sofferenza che infligge alla moglie sembra il riflesso di una sofferenza più profonda che ne delimita il carattere e le aspirazioni, e senza giustificarlo, chi usa violenza contro un suo simile che sia verbale o fisica infrange la sacralità e il rispetto che dovrebbe caratterizzate anche i più elementari rapporti umani, ne fa anch’egli una vittima di un meccanismo perverso e autodistruttivo.
Ma Adele non ha gli strumenti né la forza per salvarlo, può solo alla fine cercare di salvare se stessa, e così avviene.
La Bibolotti narra tutto questo tormentato percorso esistenziale con stile fluido e pacato, in cui l’analisi puramente razionale non prende mai del tutto il sopravvento in favore di una profonda compassione per entrambi i personaggi.
Non giudica in un certo senso né l’incapacità di Adele di lasciare il suo carnefice, né la debolezza caratteriale e morale di lui, che vede nella violenza fisica e mentale, alternata a un’intensa dipendenza sessuale, l’unico strumento di controllo a sua disposizione per affermare principalmente se stesso.
Come in tutti i rapporti umani non ci sono solo ombre, nei momenti felici, anche se pochi e rarefatti, anche lui appare come l’uomo che avrebbe potuto essere: affascinante, sensuale, anche sensibile. Ma la sua volontà di prevaricare l’altro ne determina la caduta inarrestabile verso un finale inevitabile che non anticipo, ma che giunge come una liberazione.
Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano: né gli amici, né i familiari, né persone esterne intervengano per spezzare le catene di questa prigionia psicologica e mentale, e la stessa Adele tarda a chiedere aiuto arrivando a mentire per giustificarlo, imprigionata in un ulteriore labirinto di ipocrisia sociale che sembra immobilizzarla.
Una lettura senz’altro impegnativa, per alcuni tratti anche sgradevole, che ci porta ad affrontare tematiche complesse e spesso solo superficialmente considerate arrivando quasi a colpevolizzare entrambe le vittime (non solo quelle che infliggono violenza, ma anche quelle che la ricevono). La Bibolotti attinge dal suo bagaglio emozionale personale e quasi in modo catartico dona a molte donne, che possono riconoscersi nella sua protagonista, gli strumenti per una positiva autocoscienza. Primo passo per una reale liberazione. Potere della vera letteratura.

Elena Bibolotti autrice pugliese trapiantata a Roma. Dopo aver frequentato la Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico si è dedicata alla scrittura. Tra le sue opere Justine 2.0., Pioggia dorata, Conversazioni sentimentali in metropolitana e Io e il Minotauro.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa di Giazira Scritture.

:: L’arte di vivere dei benedettini di Anselm Grün (Edizioni San Paolo 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 aprile 2020
L'arte di vivere dei benedettini

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Facciamo alcune riflessioni sul significato della parola philoxenia, hospitalitas, ospitalità. Lo xenox (lat. Peregrinus, hospes, hostis) è il forestiero, l’estraneo, che può diventare un nemico.
Ma anche tramite l’amore, ospite (hospes). Il forestiero vive lontano dal suo paese e dipende dall’amore e dalla protezione degli altri. A differenza del comune amore per il prossimo, dall’amore per gli amici, i figli e i genitori, la philoxenia (hospitalitas) è l’amore rivolto agli estranei.
Philoxenia è il movimento con cui ci avviciniamo alla persona che non conosciamo per cercare un’intesa, la accogliamo, così che grazie al nostro amore e alla nostra amicizia diventi un amico. Questo amore supera il divario che i sentimenti naturali suscitano in noi verso ciò che è estraneo. Gli estranei diventano amici questa è hospitalitas. Non è un rapporto economico, che implica comprare e pagare qualcosa, ma consiste nel donare e accogliere i doni degli altri.

Questo brano è tratto da Affinché un estraneo diventi un amico di Aquinata Bockmann, all’interno del capitolo L’ospitalità benedettina. Tutti gli ospiti che giungono in un monastero siano ricevuti come Cristo del volume L’arte di vivere dei benedettini, aneddoti e citazioni raccolte da Anselm Grün, edito in Italia da Edizioni San Paolo. Un libro ricco di riflessioni e meditazioni, sia spirituali che di buon senso pratico, che ci accompagnano nella ricca mistica benedettina.
La Regola di san Benedetto da Norcia, monaco cristiano nato circa nel 480, acquista nuova vita e può essere di aiuto anche a noi laici, specie in questo periodo di incertezza e difficoltà.
Ogni capitolo è preceduto da brani della Regola e poi dalle riflessioni di santi e commentatori cristiani, che Anselm Grun ha raccolto seguendo un filo logico e spirituale che arricchisce il lettore. Pregare, Ascoltare con il cuore, L’amore di Dio, La fiducia in Dio, Il lavoro, Umiltà, Obbedienza, Purezza di cuore, I fratelli si servano a vicenda, Lectio divina, Ospitalità benedettina, La Pax benedectina, Il silenzio, Vivere in comunità, La giusta misura e il dono del discernimento. Tutto concorre ad accrescere spiritualmente il lettore, a rafforzare lo spirito, donando pillole di saggezza che fanno bene all’anima, infondono fiducia, e rasserenano il cuore. Così siamo più forti e temprati anche ad affrontare disagi e difficoltà. Chiude la raccolta un puntuale apparato bibliografico.
È un libro da leggere e conservare sul proprio comodino, rileggendo i passi che più ci hanno colpito, o aprendo il libro a caso e leggendo cosa troviamo. Metodo infallibile per affrontare i testi religiosi, e spirituali. Insomma lasciamo fare allo Spirito Santo e troveremo il cibo di cui la nostra anima necessita.

Poi ci tengo inoltre a segnalarvi che Anselm Grun ha un legame speciale con l’Italia, e ha voluto fare un dono ai suoi lettori italiani: uue testi inediti per la Settimana Santa, donati gratuitamente.

Celebriamo il Triduo Pasquale in famiglia e Celebriamo la Via Crucis in famiglia sono disponibili gratuitamente, sul sito dell’iniziativa La Chiesa è viva: famigliacristiana.it/chiesaviva.

Al seguente link We-Transfer https://we.tl/t-DOxAvxwVCH è invece possibile scaricare il video-messaggio con gli auguri di Pasqua di Grün, assieme al testo con la traduzione del messaggio dal tedesco all’italiano.

Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le Edizioni San Paolo ricordiamo: Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Il libro delle risposte (2011); Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (2018); I dieci comandamenti. Segnaletica verso la libertà (2019); La vera felicità. Come realizzare il potenziale presente nella nostra anima (2019).

Source: inviato dall’editore. Grazie ad Alessandro dell’ufficio stampa Edizioni San Paolo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

:: VersOriente – Il ciliegio del mio nemico Ting-Kuo Wang (Neri Pozza 2018) a cura di Giulietta Iannone

6 aprile 2020
Il ciliegio del mio nemico

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La scorsa estate (sembra un secolo fa ormai) ho letto un libro delizioso, dal titolo Il ciliegio del mio nemico (My Enemy’s Cherry Tree, 2015) dello scrittore taiwanese Ting-Kuo Wang, nato a Taipei nel 1955. Un gioiellino della letteratura cinese contemporanea, celebrato da Asia Weelky come una delle opere dell’anno, che ha il dono raro  di trasportare il lettore in un mondo antico e rarefatto, (sebbene sia una storia contemporanea) in cui ogni gesto, ogni rito, ogni lento accadere delle cose si fa prezioso, e unico. Se vogliamo il libro è la storia di un amore perduto, quello del protagonista (narratore in prima persona della storia di cui non conosceremo mai il nome) e della moglie Qiuzi. Cosa ha determinato la fine di questo amore? Perchè il destino ha portato Qiuzi a lasciare il marito? E chi è Luo Yiming, alto dirigente bancario in pensione? Il lettore avrà il tempo di scoprirlo, pagina dopo pagina, ascoltando gli echi del tempo, e la magia tutta orientale che fa della lentezza un’arte che accompagna il divenire del mondo. Ting-Kuo Wang è uno scrittore dotato di grande talento e umanità, e riesce con tratti delicati e lievi a narrare una storia in cui l’infelicità e la solitudine non sono esattamente una colpa. Al destino non ci si può opporre sembra dire piano, sottovoce, chiedendosi se un marito tradito ha o no il diritto di vendicarsi. Vendicarsi di cosa dopotutto? I sentimenti, sebbene così preziosi, sono fluttuanti, rari e fragili, se sono veri e sinceri, e molto spesso non dipendono da noi, hanno vita propria. Ripercorrendo a ritroso la vita del protagonista si può cercare l’attimo in cui tutto è precipitato, i motivi che hanno spinto la moglie a lasciarlo. Ma forse non è quello l’importante. Romanzo sull’amore, sulla sua fragilità, e la sua forza. Di una bellezza delicata e resiliente. Saprà stupirvi, e tenervi compagnia. Ve lo consiglio.

Wang Ting-KuoTing-Kuo Wang è nato nel 1955 a Taipei, Taiwan. Ha iniziato a scrivere racconti all’età di diciassette anni.

Il ciliegio del mio nemico è il suo primo romanzo, celebrato da Asia Weekly come una delle opere dell’anno.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Daniela dell’Ufficio stampa Neri Pozza.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.

:: Liberi junior – Si può toccare l’arcobaleno? e Si può fare solletico a una tigre? di Sue Nicholson, disegni di Lalalimola, traduzione di Martina Rinaldi (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2020
Si può toccare l'arcobaleno

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Oggi vi parlo di due simpatici albi, in copertina lucida cartonata, della collana Chi lo sa? di Gallucci Editore: Si può toccare l’arcobaleno? E tante altre fantastiche curiosità sul nostro pianeta! e Si può fare solletico a una tigre? E tante altre fantastiche curiosità sugli animali.

Colorati, divertenti, utili questi albi insegnano ai bambini e ai ragazzi come la curiosità verso il mondo che li circonda possa portarli ad ampliare le loro conoscenze della natura, del pianeta e degli animali. Perchè viviamo in un mondo meraviglioso, che va tutelato, ed è bene che già da piccoli i nostri figli scoprano quanti misteri e quante stravaganze esistano in natura.

Si può toccare l’arcobaleno è dedicato ai misteri e alle mille curiosità legate al nostro pianeta, casa comune di tutta l’umanità. Si può stare in piedi su una nuvola? Ma la terra ha un tetto? Di cosa è fatto il sole? Dove vanno le stelle al mattino? E tante altre domande simili troveranno finalmente una risposta, chiara ed esauriente, scientificamente valida ma veicolata in modo divertente e spiritoso con disegni buffi e allegri, e frasi brevi ma dettagliate.

Si può fare solletico a una tigre

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Si può fare solletico a una tigre? invece è dedicato al magico mondo degli animali dai più minuscoli ai più grandi. Perchè le coccinelle hanno i pois sul dorso? Ve lo siete mai chiesto? Bene io non lo sapevo ma per ogni pois c’è una funzione che la natura ha ideato. E sapete quale è l’animale più puzzolente? Forse sì, ma non è il solo e anche quasta volta la selezione naturale ha ideato un metodo ignegnoso per aiutare gli animali a difendersi e a sopravvivere. E poi Gli squali si lavano i denti? questa curiosità farà sorridere la mia amica Lucia.

Bene è tutto, per oggi almeno, ma tornerò nei prossimi giorni con altri libri per bambini e ragazzi.

Sue Nicholson, dopo aver lavorato nell’editoria, si è dedicata alla scrittura di libri per tutte le età e degli argomenti più vari, soprattutto per i più piccoli.

Lalalimola è un’artista spagnola, che vive a Barcellona. Ha lavorato come designer, ha insegnato disegno all’università di Valencia e ha poi deciso di dedicarsi alle illustrazioni, per bambini e non solo.

Source: libri inviati dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: età dai 4 anni, puoi scegliere il punto di consegna e ritirare quando vuoi.

:: La cucina del Casale di Luisanna Messeri (Rai Libri 2018) a cura di Giulietta Iannone

30 marzo 2020

CasaleChi di voi non ha mai sognato di vivere in un casale toscano, immersi nella natura, con il proprio orto, un prato fiorito, un cane, dei cavalli, e una meravigliosa cucina piena di pentole, piatti di ceramica, mobili di legno rustico, taglieri, e dotata di tutti gli ingredienti necessari per cucinare piatti sani e sostanziosi? Ecco il libro di cui vi parlo oggi vi aiuta a rendere un pochino più concreto questo sogno. La cucina del Casale di Luisanna Messeri è un manuale di cucina che illustra tutti i segreti e la bellezza della cucina toscana, una cucina ricca, saporita e molto semplice. Una cucina casereccia ma non per questo meno saporita e ricca di tutti quegli ingredienti necessari al benessere e alla salute. Oltre alle ricette, Luisanna Messeri ci dispensa mille consigli dal come fare la spesa, a come ordinare la dispensa elencandoci perfino quegli ingredienti che mai dovrebbero mancare. Diviso per stagioni e ingredienti, accompagnato da un linguaggio semplice e diretto ci insegna tra le altre cose quanto è importante mettere molta cura nei piatti che cuciniamo e che serviamo in tavola per noi e le nostre famiglie. È un modo di volersi bene, di tramandare le nostre tradizioni culturali e sociali, di accrescere quel patrimonio di conoscenze e abilità che si tramanda di generazioni in generazioni. E poi è divertente, cretivo, e rilassante, in questi giorni di ansia e tensione potere mettere alla prova la nostra abilità ai fornelli è un’attima attività che soprattutto apprezzeranno i vostri commensali. Buon appetito!

Luisanna Messeri cuoca e popolare volto televisivo, dal 2011 è stata presenza fissa alla “Prova del cuoco” come maestra di cucina.
È autrice e interprete di vari programmi, tra cui “Il club delle cuoche”, una food comedy di grande successo trasmessa da Sky.
È stata autrice e conduttrice per Rai Radio 2 di “Chef ma non troppo-Decanter”, il primo corso di cucina radiofonico.
È comparsa in diversi film di amici registi, tra cui La pazza gioia di Paolo Virzì.
Dirige la collana “Audiocook” della casa editrice Emons. Tra i suoi libri precedenti, 111 ricette italiane che devi saper cucinare (Emons, 2015).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Rai Libri.

:: Un’ intervista con il Dott. Tiziano Ciocchetti redattore di Difesa Online a cura di Giulietta Iannone

24 marzo 2020

PandemiaBenvenuto Tiziano e grazie di aver accettato questa nuova intervista. Data la gravità del momento, e la difficoltà di tracciare scenari possibili una volta finita la pandemia, inizierei col chiederti una valutazione prettamente personale della situazione. In che misura secondo te cambieranno gli equilibri geopolitici e strategici una volta che l’allarme sanitario sarò rientrato? C’è un rischio reale per la tenuta democratica degli stati?

Sicuramente andremo incontro ad un peggioramento delle nostre, già precarie, condizioni economiche. Con il risultato di far aumentare il malcontento nei confronti di una classe politica che si è dimostrata inadeguata (una situazione che ricorda l’8 settembre). L’Unione ha mostrato il suo vero volto, ovvero quello di un gruppo di inutili burocrati incapaci di fronteggiare la crisi. Gli altri Stati hanno fatto affidamento ai propri leader costituzionalmente riconosciuti, mentre da noi assistiamo alle apparizioni facebook della coppia social Casalino-Conte, con un Parlamento, de facto, sospeso.

Il ridimensionamento dell’esercitazione Defender Europe che ripercussioni avrà secondo te? Un’unificazione delle forze armate europee sotto un’unica autorità è ancora sul piatto delle consultazioni e trattative o la pandemia in corso ha incidentalmente provocato un ritorno più spiccato ai vari nazionalismi? 

La Defender Europe è una esercitazione finalizzata a mostrare ai russi chi comanda in Europa (ne ho descritto il senso geopolitico in un articolo per Difesa online), cioè gli americani. Il dispiegamento di 25.000 uomini, o meno, è solo un atto dimostrativo.
Unificazione di forze europee? Fantasia! La NATO non verrà mai soppiantata, almeno per i prossimi vent’anni.
I nazionalismi sono sempre esistiti, solo noi italiani facciamo finta di non vederli. Prendiamo il surplus di Bilancio con l’Estero della Germania, da anni Bruxelles sostiene che è troppo alto e che Berlino deve diminuirlo. Ma la Germania lo reinveste nel suo welfare (il migliore in Europa) perché altrimenti non esisterebbe una Germania unita.

Stiamo assistendo a un utilizzo delle forze armate non più per meri scopi bellici, ma forse per la sua accezione più nobile di difesa della popolazione e mantenimento dell’ordine. È un’evoluzione prevista o si è fatta come si suol dire di necessità virtù? 

Le Forze Armate di una nazione esistono per difendere la stessa da nemici esterni, quindi già difendono la popolazione. Quando i militari vengono utilizzati per l’ordine pubblico vuol dire che la situazione interna è critica.

Per quanto riguarda la tenuta dell’Unione europea, esiste un piano comune, una qualche forma di coordinamento in caso di minacce pandemiche? Prevede che comunque venga messo in atto nei prossimi mesi?

Piani comuni per simili eventi non ne esistono, perché ogni paese dell’Unione agisce secondo i propri scopi e, come ci hanno dimostrato, ignorando le difficoltà degli altri.

In che misura la disinformazione e le fake news stanno influenzando l’opinione pubblica?

Io avrei più paura delle fake dei governi. Per quanto riguarda la disinformazione il nostro esecutivo non è stato secondo a nessuno.

Nel caso di un’ipotetica guerra batteriologica diciamo tradizionale, esiste una strategia e un piano comune europeo per fronteggiare la questione?

Esiste solo in ambito NATO. Ovvero secondo quanto stabiliscono gli USA.

E in che modo si potrebbe fronteggiare un eventuale attacco terroristico che utilizzasse armi batteriologiche?

Non si potrebbe.

La NATO non ha attivato alcun protocollo in caso di pandemia? Come si collocano in questo quadro di instabilità l’invio di medici militari e non, derrate e aiuti all’Italia da parte di paesi esterni alla NATO come la Russia, la Cina e Cuba? Non dovrebbe essere per prima Bruxelles, e poi Washington a coordinare gli aiuti nei paesi europei più colpiti? 

Dovrebbe essere così. Ma questa pandemia sta evidenziando la finzione di certe alleanze.

Finita l’emergenza come si ovvierà all’inevitabile disturbo post traumatico sofferto dalla popolazione? Servono dunque non solo virologi, e immunologi ma anche medici militari esperti di queste problematiche?

Serviranno sostanziosi investimenti pubblici, unico rimedio efficace.

Grazie della disponibilità, speriamo di aver fatto chiarezza con informazioni chiare e attendibili e sensibilizzato i nostri lettori su queste tematiche.

:: Un’intervista con Sam Stoner a cura di Giulietta Iannone

16 marzo 2020

Sam StonerBenvenuto Sam su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Raccontaci qualcosa di te, dove sei nato? Che studi hai fatto? Dove vivi attualmente?

Grazie a te, è un piacere essere presente su Liberi di Scrivere.
In accordo con la mia biografia non ufficiale scritta da Angelica C. Gherardi le mie origini sono eterogenee a partire da un bisnonno “ […] un diamantario ebreo fuggito da Anversa nel ‘39. […] arrivato a New York aveva cambiato il suo nome in Stoner, “pietraio”, riprendendo a esercitare il suo mestiere, tagliando e vendendo pietre preziose; era sempre rimasto un oscuro lavorante nascosto nel retrobottega di un’altrettanto oscura gioielleria del quartiere yiddish”. Bisnonno che io non ho mai conosciuto. Mia madre, una ragazza cattolica di origini italiane, per la precisione partenopee. E questo spiega il particolare legame con la cucina napoletana (come quella romana) che non solo gusto ma che preparo, anche se sono molti i segreti che devo ancora apprendere. La mia nascita si colloca a metà tra due continenti come anche la mia infanzia (comunque di base a Roma) e questo spiega il legame con gli Stati Uniti. Ho studiato economia all’università, un passatempo del tutto inutile visto che non c’è stato seguito nel mondo lavorativo. Oggi sono a Roma, nel quartiere dell’Eur, protagonista di molti racconti, alcuni presenti in Linea d’ombra e in alcuni romanzi. L’Eur non è solo una zona di Roma, è una realtà architettonica unica al mondo, metafisica, estraniante, di grande fascino se vissuta nelle varie ore del giorno e soprattutto della notte.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere fiction?

Ho iniziato a scrivere per soddisfare un richiamo interiore, nato spontaneamente. Le storie apparivano, e appaiono, per immagini e io le trascrivo. Ogni storia, che sia un racconto o un romanzo, nasce sempre da una suggestione, un particolare colto per caso in strada, una foto, un articolo di cronaca, un dialogo tra estranei. Devo essere sincero, appena vedo una persona la prima domanda che mi pongo è quali segreti si celino dietro la sua apparente normalità, quale dolore abbia ricevuto o inflitto. Mi chiedo se si tratti di un carnefice o una vittima, ricordando bene che i ruoli sono interscambiabili.

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

I contemporanei che leggo sono dei mostri sacri dai quali, insieme ai grandi del passato, traggo continuamente ispirazione: James Ellroy, David Peace, Irvine Welsh, Paul Beatty, Stephen King e… Tom Robbins, lo scrittore più pericoloso del mondo.
I miei preferiti, in ordine cronologico: Sofocle, Shakespeare, Dante (sapevo a memoria quasi tutto l’Inferno, merito di un mio insegnante di lettere al liceo – uno dei tanti avendo cambiato otto scuole e dieci classi tra medie e superiori). Seguono, restringendo la lista: Edgar Allan Poe (‘49), Fëdor Dostoevskij (‘81), Oscar Wilde (’900), Raymond Chandler (’59), Dashiell Hammett (’61), Jim Thompson (’67), Cornell Woolrich (‘68), Donald Westlake, Elmore Leonard, Philip Roth.

Hai da poco pubblicato un volume di racconti noir dal titolo Linea d’ombra. Ce ne vuoi parlare?

La raccolta è nata con l’idea di selezionare i racconti più rappresentativi della mia scrittura, alla fine mi sono ritrovato con una raccolta noir con una forte connotazione sociale. In ogni racconto è trattata una tematica ben precisa: prostituzione, alcolismo, senzatetto, violenza domestica, stupro, personalità doppia, pulizia etnica, criminalità. La mia scrittura nasce sempre con un’emozione legata alle vittime, di altri o di se stessi. Del resto si tratta di Noir. Un particolare che caratterizza l’opera è il linguaggio piuttosto crudo e forte, ma si tratta di storie che si svolgono in quelle zone d’ombra spesso nascoste, realtà lontane dalla quotidianità della massa. Ritornando alla domanda di prima legata ai miei scrittori preferiti, ho voluto omaggiarli in Linea d’ombra, con un collage di estratti delle più grandi opere hard boiled che compongono un breve e intenso racconto.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi libri? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

Ho riscontrato buone vendite negli Stati Uniti, credo si debba alla generosità della estesa comunità italiana visto che al momento non ci sono mie opere tradotte.

Pratichi Qi Gong e meditazione, vero? Ci sono libri, manuali che illustrano i segreti di queste discipline, molto utili e benefiche anche oggi?

Nessun segreto, sono esercizi semplici e potenti. Servono a rilassare ma sono nati con un altro intento: fortificare le difese immunitarie, apportare energia e vigore. Ci sono manuali interessanti come “Zhineng QiGong” di Vito Marino e Ramon Testa, ma si possono trovare esercizi spiegati perfettamente anche in internet. Per questo periodo consiglio gli “Otto Pezzi di Broccato”, esercizi di semplice esecuzione anche per un anziano, e duemila anni di pratica ne garantiscono l’efficacia. E poi consiglio di cercare l’esercizio LAQI davvero semplice da eseguire, anche da seduti, ma straordinariamente efficace per apportare energia e benessere. Bastano dieci minuti al giorno.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

Al momento ce ne sono quattro: “Cronaca nera” di James Ellroy, “Il tempo di uccidere” di Laurence Block, “Crime” di Irvine Welsh e “Il giallo di Villa Nebbia” di Roberto Carboni.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti se stai scrivendo un nuovo libro?

Sono in fase di rilettura di un romanzo crime e di una raccolta mistery, sto anche pensando a una nuova storia, non so ancora se sarà un racconto o un romanzo, lo scoprirò scrivendo.
Sono io che ringrazio te per l’ospitalità e le piacevoli domande.

:: Un’ intervista con Stefano Di Marino a cura di Giulietta Iannone

15 marzo 2020

StefanoBentornato Stefano, è un piacere riaverti su queste pagine per questa nuova intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Immagino tu abbia sospeso le presentazioni in questi giorni, come ti tieni occupato?

SDM Sì, purtroppo ho dovuto rinunciare a diversi impegni, ma verrà il momento più opportuno in cui ci ritroveremo tutti con animo più leggero. Io lo smart–working già lo facevo da casa, da sempre praticamente. Divido la mia giornata tra i compiti essenziali per la vita quotidiana, il lavoro e il divertimento. Ho allestito anche uno “spazio spot” dove posso tenere in esercizio il fisico soprattutto con il taiji ma anche con esercizi a corpo libero e boxe a vuoto. Ho sempre lavorato anche in altri momenti di crisi con la convinzione di proseguire come se tutto fosse normale. Io so raccontare storie e questo continuerò a fare. Una forma di sopravvivenza per me e, mi auguro, anche per gli altri. Le ore libere sono dedicate alla visone di film, alla lettura e allo studio. Dispongo di una vasta biblioteca e videoteca per cui non ho che l’imbarazzo della scelta. Quando scrivo ascolto sempre musica. Nella mia routine ho aggiungo l’approfondimento dello spagnolo che parlo e capisco abbastanza ma in questo periodo ho l’occasione di approfondire leggendo alcun i testi che mi sono procurato questa estate.

È uscito in questi giorni per Il Giallo Mondadori L’ amante di pietra, disponibile anche in ebook. Una nuova avventura per Bas Salieri, personaggio molto amato dai tuoi lettori, esistono già due episodi: Il palazzo dalle cinque porte e La torre degli scarlatti. Ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea per scrivere questo nuovo episodio?

SDM. Il romanzo l’ho scritto nel 2017 ma l’idea risale al 2015. Devo ammettere che dallo spunto iniziale alla realizzazione avevo lasciato trascorrere troppo poco tempo. Avevo un titolo, uno spunto (che vagamente si rifaceva al Mulino delle donne di pietra) ma la trama era abbozzata. Così mi ero fermato due volte, poco convinto del risultato. Infine ho gettato via tutto mantenendo solo il titolo. Infine nel 2017, durante una vacanza, stavo leggendo cose diverse e, ad Amsterdam, ho avuto una folgorazione. In meno di due ore avevo tutto in mente. Al mio ritorno ho messo giù lo “scalettone” e, quando terminai di scrivere il Professionista che stavo lavorando, ho ripreso in mano tutto. In cinque settimane il romanzo era lì.

Sei stato il primo in Italia, per Urania mi pare, a scrivere una serie wuxia, ibrida, contaminata anche dal puro fantasy occidentale alla “Il trono di spade“. Diversi episodi, anche in ebook, raccolti in un unico volume dal titolo “L’ultima imperatrice”. Nel dibattito in corso della cosiddetta “appropriazione culturale”, come ti poni? So che sei uno scrittore molto aperto alle contaminazioni culturali, all’accrescimento comune tramite il confronto.

SDM. Devo dire che questo dibattito non ha molto senso. Se escludiamo il vero e proprio plagio, ricordiamo che nessuna storia è veramente originale. Per quel che riguarda L’ultima imperatrice, che scrissi nel 2000, volevo scrivere un wuxiapian e mi piaceva l’idea che non avesse magia. Avevo letto da poco Il trono di spade quando ancora pochi lo conoscevano ed era proprio questa cosa della storia fantasy senza magia che mi piaceva. Il trono di spade era ispirato non solo alla guerra delle Rose ma anche a moltissimi altri classici della narrativa storica e fantastica. Io ero interessato all’Oriente e, per la verità, volevo raccontare la storia (che invece è reale e contemporanea) dell’ultima imperatrice Cixi. Poi entrano suggestioni di Howard e, qualcosa, anche di un bellissimo film indiano di Mira Nair, Kamasutra.

L’ossigenazione è importante, soprattutto in questo periodo, tu sei un esperto di arti marziali e pratichi anche il tai chi. Hai scritto manuali che possano avvicinare a queste pratiche anche principianti di tutte le età?

SDM. Moltissimi anni fa pubblicai negli Oscar una guida alla preparazione fisica e al Self Training. Non so se sia ancora reperibile. Di manuali veri e propri ne ho scritti sulla Kickboxing e il karate. La verità è che pratiche come il taiji si dovrebbero imparare con un maestro. Io cominciai quando avevo ventisei anni e mi sembrava quasi un po’ ridicolo con la forza della gioventù apprendere una “ginnastica dolce”. Invece feci un investimento per il futuro. Dopo tanti anni il taiji mi ha aiutato anche a riprendere l’uso delle ginocchia dopo che aveva avuto qualche problema dovuto al sovra allenamento delle arti “dure”. L’importante è non restare mai troppo fermi. Anche in casa. A intervalli regolari, alzarsi, sgranchirsi, respirare sempre molto bene, prendere una boccata d’aria al balcone (questo si può!). il corpo come la mente deve essere sempre in movimento.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi romanzi? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

SDM. Il genere di narrativa che pratico io all’estero, con nome italiano, è difficile da proporre. Dovrebbero farlo gli editori, ma purtroppo chi pubblica in edicola … non è molto considerato. A torto, ma è una questione differente. In realtà pubblicai in Germania Il cavaliere del Vento (2002) edito da Goldmann che lo prese da Piemme. I manuali sportivi invece sono andati bene.

Stiamo tutti più a casa, l’ideale è passare il tempo occupandoci di attività piacevoli come guardare un film, ascoltare buona musica, leggere un libro. Iniziamo con il cinema. Che serie televisivi o film consigli?

SDM. Ho recuperato tutte e tre le stagioni di Muskeeters, una bellissima serie della BBC che ripropone con spirito moderno ma con grande aderenza di ambienti e costumi, l’epopea di Dumas. Magnifica. Per chi vuole cose moderne, invece, consiglierei Blacklist Legacy che, sebben inferiore alla serie originale che adoro, è interessante.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

SDM. Sto rileggendo un vecchissimo western di Gordon D. Shirreffs L’unico che si salvò. Poi come dicevo studio spagnolo con un libro che si intitola Comanche di Juan Meso de la Torre e sto leggendo molti fumetti e un libro di storia sulla Legione Straniera per un lavoro che sto facendo.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: hai in programma una nuova serie molto diversa dalle precedenti? Vuoi anticiparci qualcosa?

SDM. Sì, la nuova serie su Segretissimo debutterà a settembre e si intitola Killer Élite. È un contesto totalmente diverso dal Professionista e non è collegato alla serie. La storia di un killer e della poliziotta che gli dà la caccia. Vivono in un mondo dominato da una organizzazione criminale che si chiama L’Aquila e ha avuto origine nell’antichità. La maggior parte dei personaggi ha soprannomi invece di nomi e le ambientazioni son esotiche ma anche italiane. Spero che vi piaccia. Ne potrete avere degli assaggi in tre racconti che usciranno in appendice ai miei romanzi su Segretissimo a maggio, luglio e agosto. Con questo ti ringrazio e vi saluto tutti con un abbraccio virtuale. Ce la faremo!

:: La vera felicità. Come realizzare il potenziale presente nella nostra anima di Anselm Grün (Edizioni San Paolo, 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 marzo 2020

La vera felicitàLa tradizione cristiana propone, come punto di riferimento per la costruzione di una vita pienamente realizzata, l’esercizio di tre virtù che non sono riducibili all’umano, ma aprono la nostra esistenza al divino: si tratta della fede, della speranza e della carità.

Anselm Grün riprende questa tradizione e la traduce con finezza teologica e psicologica nella vita attuale, a partire dall’assunto che vede ogni donna e ogni uomo alle soglie della realizzazione della propria felicità, del proprio benessere. Infatti, egli sottolinea,

«la fede è già dentro di te come potenzialità che ti è stata data con la tua natura umana. La speranza è infusa in te. Ti fa vedere di cosa sei capace. E l’amore è la tua realtà più intima».

Perciò, riflettere oggi sulle virtù significa ritrovare un angolo profondo di noi stessi, riprendere in mano il filo della gioia che ci attende, e metterci all’opera per realizzare quello che già siamo nel cuore di Dio.

Forse avete già sentito parlare di Anselm Grün, tra i filosofi e pensatori cristiani di questi anni travagliati è uno dei più conosciuti, anche grazie alla grande prolificità dei suoi scritti. Teologicamente ineccepibili, umanamente fecondi. Ho avuto modo di leggere questo suo libro quest’estate, e fino a oggi non mi sono sentita di scrivere nulla al riguardo, un po’ perchè la dimensione spirituale è una delle cose più intime e personali che ci siano, e poi vige la regola che ogni percorso spirituale ha un moto suo proprio. Insomma ognuno deve scoprire le cose da sè, a volte è controproducente imporle, sia a credenti che non credenti. Credo un libro come questo sia più utile ai secondi, a patto che rispettino alternative visioni del mondo. Non ho fatto studi teologici, quindi la mia analisi sarà puramente emozionale, come si suol dire. Anselm Grün parte da un assunto molto semplice: che l’uomo sia nato per essere felice. Questo è il progetto, questo è l’essenza più profonda del “cuore” di Dio. Per raggiungere questa felicità dobbiamo percorrere un percorso terreno che inevitabilmente termina con la morte. Ma questo stadio dell’esistenza è solo l’inizio. Per conquistare questa felicità, già terrena come espressione massima delle nostre potenzialità, un cristiano ha tre doni molto speciali: la fede, la speranza e l’amore.  Fede in Dio, in sè stesso, negli altri. Speranza nel futuro, nel presente, nell’uomo come essere razionale e aperto all’eterno. E poi l’amore, già San Paolo nel suo “Inno all’amore” Prima Lettera ai Corinti, ci aveva detto che questo dono/virtù è il fondamento di tutto. Ecco se privilegiate la dimensione spirituale dell’essere questa lettura potrebbe farvi bene. A me l’ha fatto.

Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le edizioni San Paolo ricordiamo: Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (20033); Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Felicità  beata (2008), Il libro delle risposte (2011).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’ufficio stampa di Edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo.