Posts Tagged ‘Giulietta Iannone’

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

16 giugno 2020

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Ecco il resoconto del sesto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 15 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuta Giovanna, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

Buonasera. Grazie a tutti di essere qui e un grazie speciale a Giulietta Iannone di Liberi di scrivere per questa iniziativa. Vivo in Lussemburgo da molti anni e sono di Roma. Ho un background linguistico e mi dedico alla scrittura da diverso tempo. Ho lavorato nella traduzione e sono parte del comitato Dante Alighieri locale per la diffusione della lingua e della cultura italiana.

Sei specializzata in psicolinguistica del bilinguismo. Che tipo di capacità si sviluppano nelle persone che parlano contemporaneamente due lingue, magari apprese nella prima infanzia? In Lussemburgo la popolazione è bilingue?

In Lussemburgo la popolazione è poliglotta e i vantaggi del bilinguismo sono sia linguistici, che metalinguistici che cognitivi. Ho un blog sull’argomento su “donnechemigranoall’estero”.

Sei parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, parlaci di questa esperienza. Diffondete le peculiarità della lingua italiana nel mondo?

Esatto, alcune delle persone che sono qui oggi ne fanno parte insieme a me o sono assidue frequentatrici dei nostri eventi. E’ un’avventura in continua evoluzione, un’esperienza molto arricchente che permette di restare in contatto con la cultura italiana pur essendo all’estero.

Ho letto che ti occupi di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne. Come è nato  e come si è sviluppato questo tuo interesse?

Sono tutte tematiche che chi vive all’estero sente sulla propria pelle. Sebbene si tratti di migrazione diversa è pur sempre il confrontarsi con l’alterità e con altre culture.

Traduttrice, insegnante di italiano e ora scrittrice. È stato un passaggio graduale, un po’ inevitabile. Come è nato per te l’amore per la scrittura? Sempre legato ai tuoi interessi, vero?

Ho sempre amato scrivere, e leggere. Chi scrive secondo me deve leggere leggere leggere comunque si’, sono tutti aspetti che si completano.

Approfitto di questi secondi di pausa per parlare della casa editrice la Kalos di Palermo che mi ha accompagnata in questa avventura di pubblicazione ho cercato un editore siciliano perché fosse in grado di sintonizzarsi con me sul tema e loro sono stati fantastici.

Sei autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” e “Terra, mare e altrove”, oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue. Come è nato il tuo interesse per i racconti e per la narrativa per l’infanzia?

I racconti sono stati il mio primo amore e ancora amo molto leggere racconti, è una forma narrativa molto flessibile che si adatta bene a sviscerare un tema da vari punti di vista. L‘esperienza della narrativa per l’infanzia è stato un esperimento, ho scritto quella fiaba con mia figlia che aveva all’epoca 9 anni, la mia esperienza di scrittura e il suo sguardo di bimba sul mondo.

Il respiro dell’Isola”, pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è il tuo primo romanzo. Ce ne vuoi parlare? Di cosa parla?

E’ la storia di tre donne e delle loro vite che si intrecciano, due isolane e un’africana sbarcata sull’isola. Sullo sfondo la migrazione e in primo piano la vita sull’isola ai nostri giorni e poi con un salto temporale nell’infanzia delle due donne ho voluto fare uno scatto di una situazione, della vita isolana prima e dopo gli sbarchi, delle reazioni della gente e delle scelte delle tre donne, scelte difficili.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Molto, credo di essere molto maturata e il passaggio da una forma narrativa all’altra ne è la prova. Non perché l’una sia migliore dell’altra ma semplicemente perché sto sperimentando, entro in terreni nuovi, per me del resto un romanzo e un racconto sono forme molto diverse e richiedono abilità diverse il racconto deve dire l’essenziale in poche parole, è un piccolo gioiello da cesellare il romanzo ha una struttura più ampia, complessa sebbene ammetta anche divagazioni meno essenziali.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Credo fermamente nel potere della parola e della scrittura e quando scrivo ho sempre un messaggio in mente. Tuttavia non è necessariamente un messaggio sociale è piuttosto uno scuotere le menti, un far riflettere, un mostrare punti di vista e poi un toccare corde sensibili per creare una sintonia tra chi legge e chi scrive.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Ho appena terminato la “maratona” Premio Strega poiché il nostro comitato Dante fa parte della giuria, poi mi sono lasciata trascinare da una scrittrice del passato, Alba de Cespedes, ed ho letto proprio ieri le ultime righe di Nessuno torna indietro.

Approfitto di nuovo di un attimo di calma per parlarvi delle illustrazioni del romanzo

Sono di Flavia Filpi l’illustratrice della Kalos e il romanzo ne è costellato lungo tutta la narrazione della favola che lo attraversa. Mi piace ricordare che la Kalos nasce come editore di libri di arte e quindi le loro edizioni sono molto curate graficamente, anche la copertina è di Flavia ed è stata per me amore a prima vista.

Bene, penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Un progetto è già concreto, un romanzo su un’altra forma di alterità, la malattia mentale. Quando troverà casa (editrice; ) ve lo proporro’ con piacere.

Le domande dei lettori

Cristina Corsini

Intanto complimenti per il bel romanzo che ho visto parteciperà anche ad un premio letterario, puoi dirci di piu’?

Sono in lizza per un premio per romanzi ambientati in borghi italiani e Lampedusa è l’ambientazione del mio romanzo. Incriaciate le dita per me 🙂

Candida Cortez Leblanc

Esiste una sola “madrelingua” o possono essercene due se un bimbo parla lingue diverse con i genitori ?

Si puo’ essere bilingui bilanciati ovvero con una conoscenza comparabile delle due o più lingue pero’ ci sarà sempre una lingua dominante e una minoritaria.

Anto Cico

Ciao Giovanna, complimenti, il libro mi è piaciuto molto. Io avevo una curiosità sull’ambientazione. Perché Lampedusa?

Antonella, Lampedusa per vari motivi. Da un lato come sai anche dalle mie precedenti pubblicazioni, mi interesso di migrazione e mi piace parlarne nei miei libri, dunque Lampedusa ne è un po’ il simbolo, dall’altra volevo esplorare il contesto isolano anche metaforico, infatti nel romanzo Lampedusa non è mai direttamente nominata seppure i riferimenti sono chiari perché volevo che assumesse una dimensione universale.

Consuelo Mantica

Quanto di autobiografico c’è nel tuo romanzo?

Di autobiografico c’è sempre molto in cio’ che si scrive, dipende da quanto si è riusciti a nasconderlo 😉 scherzo, ma in realtà il vissuto c’entra sempre, a volte si insinua tra le parole senza che tu te ne renda conto a volte è invece intenzionale qui posso dirti che ci sono alcuni tratti dei personaggi che attingono al mio vissuto.

Anna Cortesia

Hai dunque iniziato come traduttrice. Consideri la traduzione una scuola di scrittura? Quando hai sentito il bisogno di scrivere una storia tua? E quali autori ti hanno ispirato?

Anna, la traduzione è stata una grande scuola di vita e di scrittura, tuttavia scrivere qualcosa di mio è stato un percorso diverso. Diciamo che la spinta l’ho sempre avuta, scrivere poi per la pubblicazione è un’altra cosa. La traduzione mi è servita per restare in contatto con la mia lingua madre. Dimenticavo gli autori che mi hanno ispirato, non posso non citare Elsa Morante che con l’Isola di Arturo è stata la mia guida, il mio faro lettarario da sempre, poi molto i classici.

Alessia Cantagallo

Quando hai iniziato a scrivere e a “sentirti” davvero una scrittrice?

Vedo solo ora la domanda, mi era sfuggita ma ci tengo a rispondere lo stesso. Mi sono sempre sentita una scrittrice, non posso dire se di talento o meno, pero’ è qualcosa che si sente dentro, quasi indipendentemente se si scriva o no. La scrittura, la parola, la lingua hanno sempre fatto parte della mia vita e delle mie passioni. Certo, il momento chiave è poi vedere il primo libro nero su bianco, stampato. Da quel momento il sogno diventa realtà.

Cristina Corsini

Una curiosità sulla favola che Angela racconta alla figlia. A parte la citazione di Gita al faro Virgina Wolf, la favola è di tua “invenzione”?

La favola è di mia invenzione, anzi vi svelero’ un retroscena. la favola era stata scritta prima, separata dal romanzo. non aveva uno scopo era nata cosi’ per caso poi l’ho inserita e riadattata al romanzo man mano che scrivevo.

Michela non riesce a collegarsi ma mi chiede se ho un legame con Lampedusa.

No, non in particolare. Anzi vi svelo anche questo retroscena, non ci sono mai stata a Lampedusa! Pero’ ho un legame particolare con il mare, questo si’.

Daniela Maniscalco

È stata una sfida sintonizzarti con la sicilianità di Lampedusa?

La tua domanda è un tranello, per la cronaca la dott.ssa Maniscalco è siciliana 😉 Pero’ si’ è stata una sfida come lo è sempre scrivere. A me piace moltissimo tutta la fase preparatoria di un libro, ovvero la ricerca, l’entrare in sintonia con il mondo narrativo e quello siciliano ha presentato le sue peculiarità, in particolare il dialetto per il quale mi sono fatta consigliare e l’editore è stato fondamentale anche per questo.

Anna Cortesia

Il respiro dell’isola è un romanzo sensoriale. Mi è piaciuto l’accostamento con le spezie, sembra di sentire il profumo dell’origano. Queste esperienze olfattive ti sono state suggerite da sensazioni provate magari durante un viaggio o si tratta di una scelta più meditata?

Onestamente né l’uno né l’altra, diciamo che immergendomi nella vita isolana sono approdata anche ai loro colori e profumi.

Daniela Maniscalco

La figlia del rais è un bellissimo personaggio pieno di ombre e di luce e molto sfaccettato. Ce ne puoi parlare?

La figlia del rais doveva essere la coprotagonista ma è finita a tratti per diventare la figura principale proprio per queste sue sfaccettature, è un personaggio più semplice intellettualmente rispetto alla protagonista ma ha un’inquietudine che la rende viva. Mi è paciuto scriverne e per tornare alla domanda sull’autobiografia potrei dire che entrambe le donne hanno qualcosa di me.

Cristina Corsini

Ho molto apprezzato le citazioni dall’Orlando Furioso che calzano veramente a pennello. Come mai questa scelta?

Come dicevo i classici per me sono il punto di partenza e non potevo lasciarmi scappare questa occasione!

Daniela Maniscalco

Non conosco questa scrittrice [Alba de Cespedes]. Ce ne parli?

Una scrittrice del Novecento, romana di madre e padre cubano. Sto facendo una ricerca su autrici donne “dimenticate” una bella penna direi, molto cinematografica, nel senso che la sua scrittura sembra una lenta macchina da presa che zoomma (si dice??) ora su un personaggio ora su un altro, personaggi tutti femminili.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

13 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Giovanna Pandolfelli.

Sarà con noi lunedì 15 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Giovanna Pandolfelli ha studiato lingue straniere a Roma e in Germania, specializzata in psicolinguistica del bilinguismo, da anni è parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, dove risiede. Già traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, oggi collabora con varie riviste e blog culturali. Si interessa di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne ed è coach certificata. È autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” (DrawUp 2015) e “Terra, mare e altrove” (Cosmo Iannone, collana Scritture migranti, 2017), oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue (Didattica attiva 2017). Il suo primo romanzo “Il respiro dell’Isola” pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è una storia di sorellanza, di scelte e di rinunce, incontri tra donne di diverse generazioni, sullo sfondo della migrazione vista da chi accoglie nell’atmosfera pregnante ed evocatrice dell’isola di Lampedusa, dell’Isola tout court. Ama i classici e a volte li rivisita. Dipinge per passione.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

8 giugno 2020

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Ecco il resoconto del quinto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi l’ 8 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Ivo, e grazie di essere qui. Ti intervisteremo nella tua veste principale di editore, tua infatti e di tua moglie è la casa editrice “I buoni cugini”, anche se sei anche uno scrittore di pregevoli opere. Dunque iniziamo con le presentazioni: chi è Ivo Tiberio Ginevra? parlaci un po’ di te.

Salve a tutti, grazie per questa stupenda opportunità di poter parlare della casa editrice che è una cosa che ho molto a cuore, insieme a mia moglie. Chi sono io? Io come dice Cagliostro “ego sum qui sum”… va bene, scherzo… sono ormai quasi sessantino, nisseno-palermitano, ornitologo, ho fatto per anni l’avvocato, e da una decina d’anni scrivo storie e ho appunto, come ho detto prima, la casa editrice I Buoni Cugini editori. C’era da parlare per un mese ma mi fermo qua. Già che ci siamo vi dico che è la mia prima interazione con dei lettori e in diretta.

Parlaci della tua casa editrice, quando l’hai fondata, con che progetto è sorta? Vero che volevi pubblicare opere introvabili legate al tuo territorio, la Sicilia?

La casa editrice I Buoni Cugini editori è nata sette anni fa. Non era nostra intenzione crearla (non è un plurale majestatis ma in tutta questa avventura accanto a me c’è sempre mia moglie). In poche parole ci siamo accorti che le opere di Luigi Natoli, grande narratore palermitano vissuto a cavallo fra il 1800 e il 1900, avevano subito delle modifiche sostanziali che ne compromettevano la autenticità delle opere. Abbiamo pensato di dare a delle case editrici di carattere nazionale le nostre ricerche sull’autore per fare la dovuta chiarezza, ma alla fine abbiamo deciso di fare di testa nostra. Da qui è nata la casa editrice, la pubblicazione ad oggi di trenta volumi della Collana dedicata a Luigi Natoli, oltre la Collana de Gli Introvabili che raccoglie tutti quegli autori “dimenticati” o impossibili da trovare ma che il pubblico cerca e apprezza.

Raccontaci un aneddoto buffo legato al tuo lavoro di editore.

Ne avrei di tragici, di dispendiosi, di allucinanti, di incredibili, al momento non mi viene nulla di buffo… diciamo che è un argomento che abbiamo trattato con serietà e chiunque interagisce con noi con la stessa serietà e passione, partendo dagli stessi lettori con i quali riusciamo ad avere quasi un filo diretto. Natoli è in Sicilia un autore molto amato, e tutto quello che ruota attorno a lui è sempre velato da grande rispetto.

Per un piccolo editore siciliano non deve essere facile, diciamocelo, ma avete ottenuto buone recensioni, un grande affetto del pubblico dei lettori e continuate la vostra attività con grande piglio. Quali sono i segreti che vi hanno permesso di raggiungere tali obbiettivi. La cura dei dettagli, l’amore per il rischio, la fortuna? Suggeriscimi tu altre motivazioni.

E’ un immenso amore per la vera letteratura, per i libri e la gioia di poterli creare. E’ qualcosa di stupendo far rivivere grandi opere dimenticate, grandi autori famosi all’epoca ma poco conosciuti ai nostri tempi. E’ un lavoro bellissimo, anzi credo il più bello del mondo. Nella sua bellezza ci sono anche le pubblicazioni di autori viventi e contemporanei. La nostra casa editrice si occupa anche di altri generi e prediligiamo molto lavorare con scrittori esordienti che si affidano a noi, con romanzi di carattere noir, thriller, o anche pulp ultimamente.

Sei sicuramente un sensibile talent scout. Cosa deve scattare secondo te perché un autore esordiente diventi tra virgolette di successo?

Il mestiere di leggere è bellissimo. Quello di capire cosa si legge credo sia invece un dono. Anche se sono una persona molto modesta, su quest’ultima frase credo di poter dire la mia. Quando leggo un manoscritto di un autore esordiente, cerco sempre di vedere cosa vuole comunicare e soprattutto come scrive quello che vuole comunicare. Per me non è importante il genere letterario in se stesso, è solo fondamentale cosa si vuole dire. Quando riesco a trovare quello che cerco e coincide con quello che mi si vuole dire, allora scatta la voglia di comunicarlo a tutti e da qui una nuova pubblicazione.

Se un giovane che volesse diventare editore ti chiedesse consigli, tu cosa gli diresti?

In questo momento mi sentirei di dirgli di non occuparsi di editoria, perchè per quanto piacevole e bellissimo sia questo mondo, ha una serie di problemi pazzeschi e che si sommano tutti insieme. Esempio: editing, collaboratori, commercialisti, tasse, grafico, tipografia, e quindi… problemi di impaginazione, di grafica, di soldi, di tasse, di tutti i tipi non per ultimo fare un prodotto che ti ha quasi portato all’infarto e che poi, perdonate la volgarità, non se lo caca nessuno perchè il lettore ha altri gusti, altre aspettative, altre schiavitù mentali (Trovandolo il lettore, perchè in Italia si legge veramente poco). Comunque a chi vuole per forza fare l’editore, posso consigliare fin da adesso di armarsi di una pazienza sconfinata, di essere circondato da gente valida e competente, di avere idee innovative e soprattutto di avere i “piccioli”, perchè senza “piccioli” qua non si muove niente.

Cosa bolle in pentola alla I Buoni Cugini? Quali sono le novità maggiori per i prossimi mesi?

Continuiamo come sempre le nostre pubblicazioni sugli originali di Natoli, e quindi a breve avremo il restyling di uno dei suoi romanzi più famosi: “Il Vespro siciliano”. Vi faccio notare subito che l’opera di restauro parte dallo stesso titolo, infatti, nelle successive edizioni lo stesso è stato cambiato in “I Vespri siciliani”, e questo la dice ben lunga sulla tipologia del nostro lavoro.

Pubblicheremo anche qualche altro Introvabile che non posso dire per ovvi motivi, e pubblicheremo dei documenti rarissimi che vanno nella nostra collana RisorgimentaliA. Non per ultimo in questi giorni è uscito La cronologia dei Giustiziati di Palermo 1541-1819 di Antonino Cutrera, libro tra l’altro introvabile.

Abbiamo anche in lavorazione tre romanzi di scrittori esordienti: uno è un intellettual-pulp di Giambattista Leone molto innovativo. Un altro è un giallo radicato in una Palermo viva e popolana di Vincenzo Ieracitano che ci propone un personaggio unico nel suo genere e indimenticabile. Infine anche un grande e avincente romanzo storico di Gianluca Tantillo su un secolo buio palermitano.

Le domande dei lettori

Michele Di Marco

Perché secondo te un autore come Luigi Natoli non ha avuto il successo e la diffusione che meritava?

Caro Michele, è semplice il discorso: Natoli è stato travolto dal successo incontrollato dell’opera I Beati Paoli e del suo seguito Coriolano della Floresta. L’editore che pubblicò all’epoca Natoli basò tutta la sua vendita su queste due e altre poche opere, tralasciando il grosso della produzione, per motivi commerciali chiaramente. Lo studio della casa editrice è consistito nel proporre tutte queste opere nella versione originale, ovvero quella pubblicata dai giornali dell’epoca a puntate, dai manoscritti. Lo studio dell’autore però ci ha rivelato la sorpresa, che stiamo condividendo con tutti, di un fine narratore, storico, storiografo, drammaturgo, poeta, conferenziere, critico letterario e filosofico di alto spessore. Opere che pubblicheremo tutte.

Paola Corace

Io vorrei sapere quanto ancora devo aspettare per ritrovare il mio amico Bertolazzi…

Chiedilo a Carlo Frilli al quale ho mandato un dattiloscritto, e mi permetto di dire particolarmente riuscito dato che nell’indagine del duo poliziesco Falzone-Bertolazzi mi sono in corso d’opera dimenticato chi era l’assassino e quindi l’ho dovuto ricomporre. Per cui se mi sono riuscito a incartare io stesso, credo che il lettore nel dipanare questo giallo impazzirà di sicuro… E poi c’è da ridere, lo sapete che a me piace dare allegria e questo romanzo nuovo per quanto allegro e ridanciano sia nella prima parte, ha un finale piuttosto amaro perchè è la tematica è amara.

Michele Di Marco

Passando a Ivo letterato e scrittore (“scrittore” lo ripeto, perché sia chiaro che tale è), perché hai cominciato scrivendo storie di sbirri? E come mai hai scelto – parlo soprattutto delle avventure di Falzone e Bertolazzi (che potresti presentare a tutti, dato che io e i tuoi lettori ne siamo orfani) – un registro “leggero”, talvolta comico, pur raccontando anche storie di killer efferati?

Forse da grande volevo fare il commissario di polizia, volevo avere degli amici sinceri, allegri e leali come Bertolazzi e Di Pasquale. Forse volevo applicare nella vita concreta un senso di giustizia umana, osservatrice delle regole ma, appunto, umana nella sua applicazione.

Parlando invece dei protagonisti dei romanzi, diciamo subito che l’asse principale ruota sulle diversità caratteriali dei personaggi. Per quanto irruento, insofferente alle regole, confusionario e irritante possa essere il vice questore Pietro Bertolazzi, ha il suo contraltare nel commissario Mario Falzone, di contro riflessivo, caratterialmente triste, con un passato familiare complicato in tutte le sue sfaccettature. Si inserisce fra i due anche il medico legale Mario Di Pasquale, brillante professionista ma con ben altri problemi rispetto ai due, perchè ha una vita serena, complicata solo dalla sua passione per le donne. I tre così diversi però sono fortissimamente uniti da un senso comune di giustizia e da un’amicizia profonda che è uno degli assi portanti dei romanzi stessi.

Turi D’Anca

Vorrei chiedere ad Ivo, a parte Natoli che è un lavoro di recupero immenso ed affascinante, essere Editore quanto ti/vi da la possibilità/responsabilità di promuovere talenti sconosciuti? Chiaramente mi unisco al coro di quelli che attendono la nuova uscita di Falzone & Co…

Nelle centinaia di manoscritti che riceviamo, operiamo una forte selezione. Quando troviamo qualcuno che realmente è fuori dal “piattume” in cui stagna l’attuale letteratura, ci avventuriamo subito proprio perchè è qualcosa di nuovo quello che andremmo a proporre ai lettori. E’ una responsabilità, è anche un investimento economico, ma alla fine è sempre pura gioia, almeno per noi, anche se il libro magari non risulta gradito al pubblico.

Michele Di Marco

Riprendendo la risposta di poco fa in cui ricordavi il tuo Di Pasquale, avrei una curiosità, e magari è una stupidaggine, ma Giulietta voleva una domanda che non ti avevo mai fatto…
Perché tu e alcuni tuoi colleghi giallisti (i primi che mi vengono in mente sono Camilleri e Manzini, ma non sono certo i soli, ed è una caratteristica anche di tante serie tv) siete affascinati dai medici legali, che spesso diventano quasi dei co-protagonisti?

Senza scomodare i mostri sacri di Camilleri e Manzini, il primo per me considerato alla stregua di un padre della Letteratura, direi pure che neanche sono degno di nominarlo, ti rispondo con semplicità. L’evoluzione del crimine e delle indagini legate allo stesso, oramai camminano insieme, a braccetto. I sistemi di indagine di 30 o 40 anni fa non sono più quelli di adesso e non sarebbe credibile scrivere una storia criminale al giorno d’oggi senza la figura professionale del medico. Telefilm come C.S.I. hanno anche svezzato e smaliziato il lettore, e a questo bisogna dare una storia che sia anche tecnica. E poi convenitene: ora come ora, se uno scrive un giallo, non può più ammazzare liberamente qualcuno perchè altrimenti quei disonesti della scientifica ti vengono subito a prendere!

Michele Di Marco

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio “per iscritto”, quando finalmente potremmo ammirarti in un’intervista in video, o addirittura in una presentazione live?
Considerando la pluriennale attesa dei tuoi fan che sarebbero disposti a viaggiare per un simile evento, potrebbe quasi essere una soluzione per rilanciare il turismo…

Caro Michele, devo riprendermi dallo shock di questa intervista, e siccome è un trauma mi occorre sicuramente del tempo… devo anche andare dal chirurgo plastico per rendermi presentabile, e avere i soldi per pagare un pubblico che faccia le domande a me gradite e che applauda a scena aperta… a te non do un centesimo, comunque…

Un ringraziamento doveroso alla signora Anna Squatrito, moglie di Ivo, che ha riportato le domande su FB in forma scritta.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

7 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Ivo Tiberio Ginevra, questa volta un piccolo e raffinato editore siciliano, nel suo catalogo tutte le opere di Luigi Natoli. Potete visitare il loro sito: I Buoni Cugini.

Sarà con noi lunedì 8 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Ma ora scopriamo insieme chi è Ivo Tiberio Ginevra:

Nasce a Caltanissetta il 14 maggio del 1961 e vive a Palermo da più di 45 anni. Ha esercitato la professione di avvocato, prima di trovare lavoro in una compagnia assicurativa e fonda insieme alla moglie la casa editrice I Buoni Cugini editori occupandosi della minuziosa ricostruzione di tutte le pubblicazioni di Luigi Natoli, nonché di libri “introvabili” caduti nel dimenticatoio della collettività. Si dedica alla ricerca di nuovi talenti letterari leggendo una miriade di dattiloscritti.
Appassionato ornitologo si diletta nella riproduzione di uccelli anche rari con i quali ha vinto numerose mostre nazionali e internazionali. Giudice “esperto” in gare ornitologiche, è anche giornalista con numerose pubblicazioni di articoli nelle riviste specializzate del settore. È praticamente drogato di calcio, legge parecchio e ogni tanto scrive qualche romanzo.
Il suo romanzo di esordio è giallo Gli assassini di Cristo del duo investigativo Falzone/Bertolazzi seguito subito dopo da Sicily Crime. Nel 2017 il thriller Guarda come si uccide e nel 2018 l’Aubbiano Ragionevoli atti di Follia illustrato da Niccolò Pizzorno. Qualche mese fa è stato rieditato Gli assassini di Cristo sempre con disegni dell’amico Pizzorno e a breve I Buoni Cugini editori ripubblicheranno anche il Sicily Crime che sarà seguito da due nuovi romanzi inediti con gli stessi poliziotti protagonisti.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

6 giugno 2020

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Ecco il resoconto del quarto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 1 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

In che luogo della casa scrivi? Hai una routine di scrittura?

Scrivo tra lo studio e la sala. Non ho una regola predefinita.

Ascolti musica mentre scrivi?

Generalmente no. Ti confesso però che spesso mentre scrivo mi interrompo e… Vabbè te lo dico: faccio del karaoke in solitaria.

Dalla parte dell’assassino Altrimedia Edizioni è il tuo nuovo libro, puoi parlarcene?

Certamente. E’ una storia che si svolge nel quartiere Tuscolano a Roma, uno dei miei luoghi del cuore. Partendo da un interesse apparentemente decentrato con una sorta di effetto domino lo scenario si allarga su più livelli. Sullo sfondo la nostra società con tutti i suoi limiti e le sue brutture.
Questo è il secondo romanzo che scrivo ed è un thriller ‘sociale’ come mi piace definirlo. Tre anni fa avevo scritto un altro giallo: L’Ammerikano. A breve uscirà anche il mio ultimo lavoro: un romanzo storico.

Un thriller, molto diverso da l’Ammerikano, giusto?

Certo, completamente diverso. Sia per l’ambientazione che per la costruzione. L’Ammerikano era cotruito come un mosaico, questo invece ha una concatenazione tra eventi apparentemente distanti tra loro.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro?

E’ stato un parto molto sofferto. L’ho riscritto praticamente 4 volte. Non riuscivo mai a trovare la quadra giusta. Specialmente per la caratterizzazione del commissario. Un uomo che con i suoi modi non sempre ortodossifa fatica, come tutti, a districarsi tra i problemi problemi professionali e personali come i figli lontani, la vita coniugale e il vizio del fumo.

Affronti tematiche attuali (la corruzione su più livelli, il sesso in cambio di favori, il potere ottenuto illecitamente, i reati ambientali) pensi che il thriller sia il genere migliore per descrivere il nostro presente, la nostra Italia?

Ogni scritto riflette l’epoca e i sentimenti che viviamo. Il thriller a mio modo di vedere è uno dei generi che si presta di più perché deve scavare non solo nella mentalità dei personaggi ma anche nel contesto in cui le loro azioni si generano.

Sei stato ispirato anche da fatti di cronaca durante la scrittura?

Questa è la cosa che mi ha divertito di più. Nei miei romanzi mi piace mettere riferimenti e ‘citazioni’ sia storiche sia di attualità. Una delle principali preoccupazioni che ho avuto è rendere credibile… la realtà che supera sempre la fantasia. I lettori più attenti alla attualità potranno divertirsi a riconoscere luoghi e situazioni.

Tornando a Dalla parte dell’assassino puoi parlaci del commissario Achille Schietroma del Tuscolano X, come hai creato questo personaggio?

Volevo un personaggio forte, ho scelto per questo un cognome ‘sdrucciolo’, poi è un uomo che mal si adatta all’epoca in cui vive, con una forte nostalgia della sua gioventù e della sua classe del liceo. Un cittadino scontento che fa fatica a indagare anche quando le vittime non risultano ‘simpatiche’.
Poi un uomo che cerca sicurezza in piccoli gesti scaramantici …
Insomma volevo costruire un cittadino che fa il commissario.
Una persona immersa nei problemi della quotidianità e non un ‘commissario’ a tempo pieno.

Se facessero un film chi vedresti nei panni dei protagonisti?

Nei panni di Virginia, la moglie del commissario, Elena Sofia Ricci. Per il commissario non saprei … se fosse ancora vivo vedrei bene un Mastroianni.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Ricordi la scena di Moretti in caro diario quando dice che in ogni minoranza lui sarebbe nella minoranza? Ecco io credo che mai come oggi ci sia una intellighenzia che adore il conformismo e il pensiero unico. Io mi ritrovo sempre solo, specialmente sui temi di natura economica, ma spesso anticipo i tempi. E poi il mio punto di vista trova spazio nel dibattio pubblico. Tutto ciò è altamente frustrante, e la scrittura è uno sfogo

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Molto, vado a periodi. Ho letto molto di storia dell’unità d’Italia, per ovvi motivi, ora leggo molto di economia. in questo momento il libro della Mazzuccato. poi quello sui Florio. A seguire l’ultimo di Stglitz e poi c’è ad attendermi Duflo. Non leggo solo di economia. Mi piace molto Bartolomei, lo trovo divertente.

Bene penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un’ultima domanda di rito: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa dopo la pubblicazione del tuo romanzo storico?

Ho diversi progetti. Il romanzo storico credo avrà un seguito. Così come il thriller. Non riesco a concentrarmi su un solo interesse. Molto dipende anche dall’accoglienza che avranno i lettori. E se posso aggiungere una cosa spero che quello che scrivo diverta anche

Le domande dei lettori

Paola Rambaldi

Leggo che è ingegnere e che ha lavorato in banca come ha cominciato a scrivere?

Ho cambiato molte aziende in realtà, la banca è stata solo l’ultima. Ora scrivo romanzi, in passato saggi di economia e relazioni per il lavoro.

Accennavi che presto uscirà un tuo romanzo storico, Paola Rambaldi vorrebbe chiederti in che epoca è ambientato?

All’epoca dell’Unità D’Italia ed è ambientato in un altro dei miei luoghi del cuore: la Lucania.

Interessante, puoi anticiparci qualcosa?

Iniziamo dal probabile titolo: Tutto salvo fuorché l’onore. e’ la storia di una comunità dell’appennino lucano che viene travolta dagli eventi storici Anche qui, come in Dalla parte dell’assassino esploro il ‘partuculare’ che si intreccia con il ‘generale’.

:: Emma Orczy, una baronessa prestata alle lettere a cura di Giulietta Iannone

31 Maggio 2020

Baronessa Emma OrczyEmma Orczy, forse più conosciuta come baronessa Orczy, (così si firmava come autrice di numerosissimi romanzi gialli, per la maggior parte ai nostri giorni caduti nell’oblio, tranne forse la serie storica della Primula Rossa The Scarlet Pimpernel che a partire dal 1905 ne segnò il successo ed è ancora popolarissima nel mondo anglosassone) è un personaggio assai singolare, (potete leggere le sue memorie in lingua originale (Links in the Chain of Life, 1947) aspettando che qualche editore nostrano ne fornisca una traduzione), che merita una più attenta considerazione.

Emma nacque in Ungheria, a Tarnaörs, il 23 settembre 1865 in un’agiata famiglia aristocratica di proprietari terrieri. Il padre Barone Felix Orczy, innovatore e amante della tecnica e delle nuove scoperte, ebbe la malaugurata idea di volerle applicare nella sua azienda agricola causando una vera rivolta tra i suoi fittavoli che arrivarono ad appiccare un disastroso incendio nel luglio del 1868. Fu così che la famiglia si trasferì all’estero, prima in Francia, poi a Londra dove si stabilirono definitivamente e la piccola Emma potè crescere ed essere educata.

Nel 1894 sposò il pittore Montague Barstow e fu appunto lui a spingerla a scrivere e a pubblicare le sue opere dando inizio alla sua felice carriera letteraria. Iniziò pubblicando un romanzo, e una serie di racconti polizieschi, sul “Royal Magazine” e finalmente nel 1903 The Scarlet Pimpernel prima in forma teatrale, poi seguita nel 1905 dal romanzo.

Sebbene il suo nome sia indissolubilmente legato a questa serie, (in cui un nobile inglese sir Percy Blakeney, all’apparenza uno smidollato dandy vanesio e un po’ tonto, è in realtà l’anima di un’organizzazione antirivoluzionaria che cerca di salvare i nobili francesi dalla ghigliottina), è il suo talento nella creazione di trame poliziesche che mi piacerebbe far riscoprire ai lettori.

L’Edwardian Age, quel periodo che va dalla morte della Regina Vittoria allo scoppiare della Grande Guerra (la Prima Guerra Mondiale), fu il periodo d’oro inglese del racconto breve con protagonisti detective e la nostra baronessa magiara, ma inglese d’adozione, fu una dei più popolari creatori di queste storie. E fu un’innovatrice nel genere, in un certo senso come suo padre anche lui innovatore a suo modo, tra il 1905 e il 1909 creò The Old Man in the Corner, il primo armchair detective (detective in poltrona) antesignano di Nero Wolfe, che chiuso nel suo studio risolveva i casi più complicati; in seguito nel 1910 ideò il personaggio dell’investigatrice Lady Molly of Scotland Yard, addirittura la prima donna detective alle prese con i casi di una sede distaccata di Scotland Yard.

Vale perciò la pena di riscorpire il suo lavoro, magari cercando i suoi racconti non ancora tradotti in italiano. Sicuramente fonte di inatteso divertimento per gli amanti del giallo.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

29 Maggio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Pietro De Sarlo, ricorderete L’Ammerikano da noi recensito dalla brava Irma Loredana Galgano.

Sarà con noi lunedì 1 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Ma ora scopriamo insieme chi è Pietro De Sarlo:

Pietro laureato in ingegneria alla Sapienza di Roma, ha un lungo passato manageriale ai massimi livelli in società italiane ed estere. In tale ambito, come presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, ha promosso diversi interventi a favore della cultura, tra cui le borse di studio per dottorati in discipline umanistiche. Oltre ad alcuni saggi di natura economica, ha pubblicato il primo romanzo nel novembre 2016 intitolato L’Ammerikano, che ha ricevuto nel 2017 il premio della giuria al Concorso Argentario ed è risultato vincitore del premio San Salvo Artese riservato alle opere prime.

Il libro di cui parleremo: Dalla parte dell’assassino, Altrimedia Edizioni in libreria dal 22 maggio.

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Un solo mondo di Michael Foreman (Camelozampa 2020) a cura di Giulietta Iannone

28 Maggio 2020
Un solo mondo

Clicca sulla cover per l’acquisto

Esattamente trent’anni fa, nel 1990, uscì per la londinese Andersen Press One World, un delizioso libro per bambini arricchito da bellissimi aquarelli dalle delicate tinte pastello di Michael Foreman pluripremiato autore e illustratore di libri per l’infanzia. E oggi finalmente grazie a Camelozampa esce l’edizione italiana del libro, tradotta da Sara Saorin. Cosa ha di speciale questo libro? Innanzitutto il messaggio contenuto, quasi profetico se vogliamo, che saranno i bambini a salvare questo nostro unico, meraviglioso e minacciato mondo. I bambini con i loro occhi limpidi e il loro sconfinato amore per la natura. Poetico, allegro, delicato Un solo mondo è una fiaba ambientalista dedicata ai più piccoli, dai 3 anni in su, che riporta anche gli adulti al tempo in cui giocavano con secchiello e paletta sulla spiaggia in riva al mare. Oggi il nostro mare è meno limpido di trent’anni fa, affoga nella plastica, ma già allora chiazze di petrolio uccidevano i piccoli ospiti, e rendevano necessaria un’azione tempestiva e mirata. Investire di tanta responsabilità i bambini è sicuramente educativo e ci rammenta che i bambini di oggi sono gli adulti di domani che con le loro scelte e il loro buon senso cambieranno le sorti del mondo. Perchè in tutti c’è ancora la speranza che qualcosa si possa fare, vincendo egoismo e indifferenza. Protagonisti del libro sono una bambina e suo fratello, che prendono coscienza del mondo che li circonda, trasformando anche un rifiuto, una lattina abbandonata nell’acqua in una nave affondata. La consapevolezza di quanto sia fragile il nostro ecosistema, di quanto possa essere rovinato con facilità si fa strada in loro e li rende partecipe dei rischi e dei pericoli in agguato. Ma i bambini sono tanti, possono unirsi e rimediare ai danni già fatti e vigilare perchè tutto sia conservato.

Michael Foreman è uno degli illustratori per bambini più acclamati del nostro tempo, nominato più volte per l’Astrid Lindgren Memorial Award. Ha vinto due volte il prestigioso Kate Greenaway Medal e lo Smarties Prize. I suoi libri per bambini sono tradotti in tutto il mondo e hanno venduto oltre due milioni di copie. Camelozampa ha pubblicato i suoi albi La piccola renna e Il gatto nella mangiatoia.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca Tamberlani ufficio stampa dedicato.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

26 Maggio 2020

mia foto a Lisbona

Ecco il resoconto del terzo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 25 maggio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Scrittore, critico letterario e editore, la scrittura in un certo senso è tutta la tua vita; cosa in realtà ami di più fare?

Primo leggere, poi ragionare… poi scrivere (all’inizio era una fatica, ora non più). Poi camminare: sono un camminatore, il mare, le alte quote, ma non sono un alpinista

Raccontati come se fossi un personaggio di un tuo romanzo di avventura.

Qualcuno mi ha paragonato a Orson Welles, per stazza (da giovane, eh?) e fame di vita, per il mio essere fuori dagli schemi. Gianluca Barbera era un uomo di media altezza, con una chioma ribelle di capelli ormai ingrigiti, si muoveva con furia, come se ogni ambiente fosse per lui troppo stretto, preso come era nel vortice della vita

Hai cominciato a lavorare in ambito editoriale nel 1995,in seguito hai fondato e diretto fino al 2015 la casa editrice Barbera Editore. Nell’ottobre 2015 hai costituito Melville edizioni. Raccontaci il tuo percorso da editore, quali sono le difficoltà maggiori in questa professione, a parte la situazione attuale legata al Covid.

La professione dell’editore la sconsiglio, ci sono poche soddisfazioni, se fatta in piccolo, altro conto è lavorare per un grande editore.

Quali sono i titoli di punta attuali di Melville edizioni?

Libri di musica, soprattutto jazz, amo il Jazz, ascolto quasi solo jazz, poi ho pubblicato Misteri del chiostro napoletano, di Enrichetta Caracciolo. Da leggere.

Tra i tuoi romanzi Finis mundi, La truffa come una delle belle arti, Magellano, Marco Polo e numerosi saggi come Storia di Anna Frank e Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi. Come è nato il tuo interesse per i libri e cosa ti ha spinto a cimentarti anche tu nell’arte della scrittura?

Va be’, si va molto indietro nel tempo; ero un ragazzino: lessi il primo romanzo alle elementari, su consiglio della maestra: Barra tutta a dritta, di Gianni Caratelli. Il racconto di uno studente che si imbarca come mozzo su una nave e fa il giro del mondo. Un segno premonitore, se poi pensate che ho scritto Magellano. Una vita spesa coi libri disseminati sul letto. Non ho mai letto un libro per puro piacere (quasi mai), ma sempre per imparare: anche ora. Un tempo mi capitava di tornare e ritornare sulla stessa frase, per scoprirne i segreti, il senso profondo, ci mettevo una eternità a leggere un libro; ora vado svelto, ma non troppo.

Ami molto i romanzi di viaggi e di avventura. Quali sono i tuoi maestri?

Stevenson, Cèline, Chatwin, Borges, Kundera, dunque non solo viaggi. Però Viaggio di un naturalista intorno al mondo di Charles Darwin è uno dei libri di viaggio più belli, D. scrive magnificamente. Dimenticavo Jack London. Anche Twain ha scritto di viaggio ottimamente. E naturalmente Conrad. E Poe, il suo Gordon Pym è sempre un modello insuperato

Marco Polo (Castelvecchi, 2019, Miglior romanzo di avventura al Premio Internazionale di letteratura Città di Como). Cosa ti affascinava di più della figura di Marco Polo, mercante viaggiatore, curioso esploratore di mondi.

Marco Polo è l’uomo che avrei voluto essere. Forse un pizzico di cattiveria in più. Marco Polo, se è vero quello che racconta, è come Leonardo da Vinci, un uomo aperto al mondo, a tutto. Non ha cattiveria per semplice distrazione, perché è sempre catturato da altro, dal mondo esterno, mai da se stesso: ecco chi è Marco Polo. Un uomo universale come Leonardo.

Il viaggio dei viaggi è il tuo nuovo romanzo. Ce ne vuoi parlare?

Una scolaresca in visita al museo dei viaggi e delle esplorazioni, grazie alla magia degli oggetti in esso contenuti e a un libro dagli strani poteri, precipita in una grande avventura attraverso i secoli e lo spazio, come a cavallo di una macchina del tempo. Protagonista del romanzo è l’arte di viaggiare, in tutte le sue forme; dentro c’è ogni tipo di viaggio: per mare, per cielo, per terra, sottoterra, nell’aldilà, nel cyberspazio, nel cosmo, l’Egitto dei Faraoni, grand tour settecenteschi, esodi di massa, il turismo contemporaneo, una galleria personaggi spero indimenticabili ecc. è il mio romanzo migliore, non perché l’ultimo, ma perché sembra contenere il mondo intero, non solo quello di oggi ma anche quello di ieri e di domani.

Parlaci del professore Terranova, come hai costruito questo personaggio?

Semplice: sono io, nelle mia veste più meditativa, quindi un “io” parziale.

Come è nato il tuo interesse per i viaggi nel tempo? Credo di aver letto che in qualche laboratorio coreano li studiano davvero, singolare non trovi?

Il mio prossimo romanzo avrà per protagonista il mistero del tempo: chi non è è affascinato? io credo che prima o poi saranno possibili, anche se in una forma che al momento che siamo in grado di concepire (non certo portandosi dietro il proprio corpo).

L’ora è davvero volata, la mia ultima domanda è questa: Dal 2014 collabori alle pagine culturali del “Giornale” e dal 2018 scrivi di letteratura sulle riviste on-line “Pangea” e Letteratitudine”. Tuoi articoli sono apparsi inoltre su La Lettura (“Corriere della Sera”) e su “Il Resto del Carlino”. Quali devono essere le maggiori qualità di un critico letterario? Quali sono i tuoi maestri in questa arte?

Non sono un critico canonico, sono uno scrittore che capisce qualcosa di libri e dunque ne scrive a modo suo; ho uno stile per così dire alla McEnroe, per fare un esempio tennistico.

Le domande dei Lettori

Michele Di Marco

Buon pomeriggio Gianluca, ciao Giulietta: mi scuso ma probabilmente non riuscirò a restare collegato per tutta l’intervista, ma leggerò poi tutto più tardi.

Però, fatta la premessa che mi sto rivolgendo con curiosità a un autore di cui non so quasi nulla (anzi, grazie, perché quest’occasione è ottima per scoprirlo), provo ugualmente a fare una domanda a Gianluca, scusandomi in anticipo se vado fuori tema.
Da quello che ho trovato in rete, credo di aver capito che in diverse opere tu abbia preso spunto da racconti di viaggio per cogliere lo spunto di narrazioni storiche: l’interesse prevalente, se ce n’è uno, è per l’esplorazione e la scoperta, o per il contesto storico di cui l’esplorazione stessa fa parte?

Mi interessano i personaggi archetipici, splendenti o oscuri che siano, che attraversano il mondo, lo sfidano, e fanno “magie”, magari falliscono, non importa; niente eroi, non esistono, solo uomini che osano.

:: Come avvicinare i bambini e i ragazzi ai classici della letteratura a cura di Giulietta Iannone

23 Maggio 2020

Per avvicinare i bambini e i ragazzi ai grandi classici della letteratura mondiale Gallucci Editore ha dato il via a una collana “Stelle polari” – Le grandi storie per le prime letture, libri impaginati con particolari accorgimenti che facilitano la lettura “dyslexia friendly”.
La collana racchiude due serie di titoli: Comincio a leggere indicata per bambini dai 5 ai 6 anni, con lo stampatello maiuscolo per i primi passi e Leggo da solo per bambini dai 6 ai 7 anni il testo è sia in maiuscolo che in minuscolo per i primi progressi.
Per ora sono disponibili quattro volumi illustrati: Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling, La piccola Fadette di George Sand, Tarzan delle scimmie di Edgar R. Burroughs e Ben Hur di Lew Wallace.
Uno più bello dell’altro, da collezionare tutti, utili in verità non solo ai bambini ma anche a chi si avvicina per la prima volta alla nostra lingua e vuole fare esercizi di lettura. Le storie sono classici immortali, entrati ormai nell’immaginario comune, che ora i più piccoli potranno conoscere anche grazie coloratissime e buffe illustrazioni che ne riassumono i passaggi salienti e passo passo aiutano nella comprensione del testo.
Il primo volume Capitani coraggiosi,  per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Valeria Marchionne e illustrato da Chiara Nocentini è un classico dell’avventura che ci narra la storia di un ragazzo, Harvey, dapprima viziato e prepotente ma poi in seguito a mille vicessitudini stenterete a riconoscerlo. Una storia di mare, di crescita personale e di coraggio.
Il secondo volume La piccola Fadette, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Irma Staderini e illustrato da Valentina Belloni, è la storia di una bambina allevata dalla nonna da tutti in paese considerata una strega perchè cura le persone con le piante. Crescendo si innamora di Landry il figlio di un povero contadino ma non sarà così facile coronare il suo sogno d’amore.  Una storia di intraprendenza femminile, di fiducia nei buoni sentimenti, di riscatto e che insegna a non farsi ingannare dalle prime impressioni.
Il terzo volume Tarzan delle scimmie, per bambini dai 5 ai 6 anni, raccontato da Teresa Porcella e illustrato da Barbara Bongini, è la storia di un bambino che vive nella giungla allevato da una scimmia di nome Kala. Ma un giorno, grazie ai libri, scopre il mondo degli uomini.
Infine il quarto volume Ben Hur, per bambini dai 6 ai 7 anni, raccontato da Zena Roncada e illustrato da Mattia Cerato, narra la storia di un ragazzo, nato a Gerusalemme ai tempi della nscita di Gesù,  accusato ingiustamente, imprigionato e ridotto in schiavitù. Sarà lunga e piena di pericoli e avventure la strada per riconquistare la libertà.

Lee Wallace: (Brookville, Indiana, 1827 – Crawfordsville, Indiana, 1905) scrittore statunitense. Generale durante la guerra civile, fece parte della corte marziale che processò i responsabili dell’assassinio di Lincoln. La sua fama di narratore è legata a Ben Hur (1880), una complessa vicenda romanzesca ambientata all’epoca di Cristo, che s’impose come uno dei primi bestseller a soggetto storico.

Edgar R. Burroughs Dopo aver frequentato diverse scuole private si arruola nella U.S. Cavalry, per poi cimentarsi con scarsi risultati nelle professioni di minatore, poliziotto ferroviario e venditore. Burroughs arriva anche a meditare il suicidio ma fortunatamente la pubblicazione del suo primo libro nel 1912, il romanzo fantascientifico Sotto le lune di Marte, lo fa desistere. Apprezzato dal pubblico, il romanzo diventa il primo titolo del “ciclo marziano”. La fama arriva però nel 1914 quando esce Tarzan delle scimmie, primo romanzo di una lunga serie fortunata. Il personaggio dell’uomo-scimmia si impone immediatamente all’immaginazione del pubblico, così da portare lo scrittore a dedicarsi completamente al genere della letteratura popolare.
Burroughs ha saputo offrire storie d’avventura ed evasione a un pubblico provato dalla guerra mondiale, mescolando sapientemente nostalgia per il passato coloniale e attrazione verso il mistero. La fantascienza di Burroughs è illogica, irrealistica ed esagerata, ma con la capacità di coinvolgere e far affezionare facilmente i lettori.
Negli ultimi anni della sua vita, Edgar Rice Burroughs si dedica soprattutto alla politica. Muore nel suo ranch il 19 marzo 1950.

George Sand, pseudonimo di Amantine Aurore Lucile Dupin, più tardi baronessa Dudevant (1804 – 1876).
È una scrittrice e drammaturga francese.
Ricordata spesso per il suo anticonformismo e per le relazioni che intrattenne con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Frederyk Chopin, George Sand è oggi considerata tra le autrici più importanti e prolifiche della storia della letteratura.
Tra i suoi scritti più noti, ricordiamo almeno Indiana, Lélia, La palude del diavolo, François le Champi e I maestri suonatori, il cosiddetto “ciclo campestre”. Scrisse inoltre un’autobiografia, Histoire de ma vie.

Rudyard Kipling trascorse la prima infanzia in India dove il padre, J. Lockwood Kipling, esperto d’arte e pittore egli stesso, era conservatore del museo di Lahore. Nel 1871 fu mandato in Inghilterra, a Southsea, presso una parente anziana: vi passò anni di solitudine e di infelicità, dai quali prenderà più tardi spunto per un celebre racconto, Bee bee, pecora nera (Baa, baa, black sheep, in Wee Willie Winkie…, 1888). Nel 1878 K. entrò nello United Service College di Westward Ho, Devonshire, che K. descriverà nei realistici racconti di Stalky e Soci (Stalky & Co., 1899). In India tornò nel 1882 come giornalista; è a questo periodo che risale l’assunzione dei temi e degli interessi che diventeranno caratteristici dello scrittore, come il rapporto tra i dominatori bianchi e la popolazione indigena, la funzione civilizzatrice dei britannici (il famoso «fardello dell’uomo bianco»), Le prime prove narrative: Tre soldati (Soldiers three) e Racconti dalle colline (Plain tales from the hills), entrambe apparse nel 1888, che diedero notorietà al nuovo scrittore prima ancora del suo rientro in patria nel 1889. Ma una vera popolarità K. l’ottenne con le Ballate di caserma (Barrack-room ballads, 1892), testi poetici miranti a definire il significato politico ed etico dell’azione inglese in India, ma spesso più liberamente aperti (come poi i capolavori kiplinghiani) all’esaltazione della libertà e della creatività individuale. I massimi risultati di K. si ebbero con i due Libri della giungla e specialmente con un altro romanzo, Kim (1901).  I libri della giungla celano sotto le strutture della fiaba un originale impianto ideologico, che mette a fuoco il problema del rapporto dell’individuo con la società e del primato della legge morale sugli impulsi esistenzial. A tanta ampiezza tematica corrispondono soluzioni stilistiche che conciliano felicemente la scioltezza narrativa e la compattezza formale. Nel racconto, un genere coltivato lungo tutto l’arco della sua carriera, queste qualità toccano vertici assoluti, sia nelle già citate raccolte giovanili, sia in quelle della maturità.  Quanto alla sua opera poetica, popolarissima fino circa agli anni Venti e poi trascurata dalla critica, rivela oggi, grazie anche alla lettura che ne diede Th.S. Eliot, notevoli pregi: il ritmo vigoroso, che riecheggia spesso le severe cadenze degli inni metodisti, l’abilità nell’uso del metro della ballata, e una sincerità nell’esprimere la propria visione degli eventi e degli uomini che non a caso provocò qualche risentimento nella regina Vittoria (La vedova a Windsor, The widow at Windsor). Da: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007

Source: libri inviati dall’editore, ringraziamo Marina dell’ufficio stampa Gallucci.

:: FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta Chiarugi (Longanesi 2020) a cura di Giulietta Iannone

21 Maggio 2020

FELICITÀ VERDE - Piccola guida per coltivare in casa di Simonetta ChiarugiSono convinta che alcuni di voi pensano di avere il pollice nero, di essere totalmente negati per il giardinaggio, come se per praticarlo ci volesse chi sa quale scienza infusa. Bene, Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, è felice di spiegarci che non è vero, che chiunque può far fiorire un giardino, un balcone, un terrazzo, basta mettere in pratica alcuni accorgimenti e sapere cosa fare. Sfatato questo preconcetto sarà perciò piacevole leggere FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa, quinto volume della collana ebook Clouds Longanesi, un manuale fotografico ricco di consigli, accorgimenti, piccoli segreti svelati capaci di rendere tutti entusiasti amanti delle piante e della natura.

Coltivare piante e fiori è rilassante, dà gioia e serenità, è quasi un toccasana spirituale che fa crescere in noi la consapevolezza che la natura è un essere vivente in comunione con noi. Disponibile dal 21 maggio FELICITÀ VERDE – Piccola guida per coltivare in casa è un ebook di piacevole lettura, con belle immagini e schede tecniche dettagliate ma brevi ed essenziali. Avere un orto-giardino domestico è insomma qualcosa alla portata di tutti, e la cosa bella è scoprire che non è neanche difficile, il principiante più assoluto, con molti strumenti che ha già in casa, può fare miracoli e arricchire la sua vita di “felicità verde”.

Simonetta vi insegnerà come fare germogliare una testa d’aglio, o fare una talea, o coltivare una pianta d’aloe, pianta medicamentosa che è un vero toccasana per tutti i piccoli e grandi disturbi della pelle, cicatrizzante, disinfettante, insomma non deve assolutamente mancare sul vostro balcone o terrazzo. Ma non solo potrete imparare a fare un compost, e soprattutto il segreto per non fare marcire le radici delle piante in vaso. Ma non ve l’anticipo, lo troverete ben descritto nell’ebook.

A me la lettura di questo libro ha messo allegria e buon umore, e scrollato un po’ via la pigrizia che sempre mi assale quando è ora di fare lavori nell’orto o in giardino. Simonetta Chiarugi ha un linguaggio chiaro, semplice e competente da vera appassionata di giardinaggio, e specie in questo momento in cui tutti abbiamo pensato quanto anche solo un piccolo orto potrebbe aiutarci, una buona occasione che potrà poi essere approfondita con manuali più specifici e tecnici. Ma come in tutte le cose, la cosa più difficile è il primo passo.

Simonetta ha anche un canale Youtube che ho scoperto e potete seguire.

Simonetta Chiarugi, scrittrice e garden blogger, si occupa di garden design e cura la seguita pagina Instagram @Aboutgarden, dove offre pillole di giardinaggio e creatività ai suoi lettori. Autrice di Buon Gardening (2015) e Più orto che giardino (2016), collabora con numerose riviste, tra cui Casa in Fiore, Gardenia e Famiglia Cristiana. Vive a Celle Ligure, dove sperimenta le sue creazioni nel verde.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Ernesto dell’Ufficio stampa Longanesi.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

20 Maggio 2020

Dopo la buona accoglienza dei precedenti incontri prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Gianluca Barbera, ricorderete il bel libro Marco Polo, Castelvecchi Editore, uscito lo scorso anno.

Sarà con noi lunedì 25 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

mia foto a Lisbona

Ma ora scopriamo insieme chi è Gianluca Barbera:

Gianluca lavora in ambito editoriale. Tra le sue pubblicazioni, il saggio Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi (2017) e i romanzi La truffa come una delle belle arti (2016), Magellano  (2018), Marco Polo (2019), vincitori di numerosi premi e tradotti all’estero. Da Magellano è stato tratto uno spettacolo teatrale con Cochi Ponzoni. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale” e con le riviste on-line “Pangea” e “Letteratitudine”. Il suo ultimo romanzo, Il viaggio dei viaggi, edito da Solferino Libri, è da poco in libreria.

I libri di cui parleremo: Il viaggio dei viaggi Solferino Libri e Marco Polo Castelvecchi Editore.

Un consiglio, cercate di leggere i suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!